I moderati: male del secolo. In libreria un celebre pamphlet di Bonnard

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

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Una risposta

  1. Fabio ha detto:

    Interessante l’articolo di Sessa e, a maggior ragione, lo deve essere anche il libro di Bonnard. Se posso permettermi una riflessione vorrei dire che ad oggi il moderatismo, vero o presunto, di destra e sinistra non riesce ad oltrepassare il concetto di “riformismo”. Quest’ultimo, a mio parere, si configura come carta di riconoscimento dell’ideologia modernista: il cambiamento per il cambiamento, la riforma, qualunque essa sia, come prova del nove che si è moderni e progressisti. Il cambiamento, attraverso le riforme che, in quanto tale, deve significare necessariamente un avvenuto progresso. A mio parere, questa modalità concettuale altro non è che la trasmigrazione delle teorie evoluzionista di matrice darwiniana nell’ambito della politica e della storia dell’uomo. Il moderato, così inteso, diventa il sacerdote del politicamente corretto, il custode di un pensiero debole che non costituisce l’antitesi del pensiero forte ma solo una triste mancanza di pensiero. Dunque, sono d’accordo con la constatazione che il vero assente dallo scenario politico europeo e, forse, mondiale è proprio il conservatore, intendendo colui che non si oppone al cambiamento di determinati assetti sociali ma si oppone al travisamento o alla “rottamazione” dei principi classici che li hanno sorretti. Per concludere: l’idolatria del mercato, della finanza e della globalizzazione tradiscono un conclamato fastidio verso una visione “moderata” della realtà sociale in quanto ci si affida totalmente a quelli che sono meri meccanismi matematici e di domanda e offerta. I moderati come lupi inconsapevolmente travestiti da agnelli e l’inconsapevolezza è, appunto, quella sostanziale mancanza di pensiero di cui dicevo.
    Saluti

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