I miti letali di una cultura suicida

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16 Risposte

  1. Meri ha detto:

    Van der Graaf, Yes, King Crimson, aggiungo io, credo che abbiamo qualcosa in comune!

    Dopo questi artisti, dopo gli anni 70 insomma, non ci furono solo gli heavy metal, ma punk, dark, ecc…l'arte e in particolare la musica cominciarono a subire gli effetti della moda, un disco dopo un anno massimo due diventava vecchio, e nuovi artisti incalzavano le scene, iniziando un gioco al massacro.

    La musica ridotta come bene di consumo, i più sono cascati ella trappola, e, ironia della sorte, sono stati sfruttati pure da morti.

    Qui non vedo come applicare alcuna regola duale, vedo piuttosto lo squallore del bottegaio.

    Di quelli che quando vanno ad una mostra di quadri chiedono quale quadro è il migliore investimento, senza osservare e apprezzare la maestria, il messaggio dell'arte.

    ciao e grazie

  2. Quanto mai puntuali gli ultimi commenti. L'arte moderna (ivi inclusa quella 'contemporanea': la differenza è quella esistente tra un Le Corbusier e un Frank O. Gehry), come la musica, la letteratura, ecc., non è solo 'moda' ma anche 'modus'. E come tale, non solo il rock, ma anche il jazz, il blues, Stockhausen, Brian Eno, gli stessi Style Council, sophisti pop e New Wave anni '80 (per dirne una, ma vale anche per ogni epoca o decennio) hanno il loro 'perché', come, dove, quando, per chi…

    È quindi vero che è possibile, anzi necessario, fare una valutazione critica degli 'stili' in generale e degli 'stilisti' in particolare, magari attingendo alle sette 'categorie' gerarchiche di uomini, religioni, arti di Gurdjieff, ma, come ben argomentano Cristiano e Max (con Meri in veste di voce 'critica'), la categorizzazione eccessivamente manichea rischia di non cogliere la necessaria varietà di un 'giardino' semantico-culturale-epocale, in cui ci sono le rose (e non solo) ma pure le spine. Anche se, indubbiamente, nel Kali Yuga i bagliori di luce ('solari' nel Sathya Yuga) sono sempre più timidi… Because the night belongs to lovers, because the night belongs to lust, because the night belongs to us…

    Nicola Perchiazzi

  3. enzo ha detto:

    condivido l'articolo, ma mi sembra giustificazionista: sarà mica che questa gente non sapeva recitare se stessa e, dunque, difettando della vera sostanza e del nobile substrato di uomo, ha semplicemente deciso, per la noia di confrontarsi quotidianamente con la propria debolezza spirituale, di farsi fuori? io reputo il suicidio un atto di coraggio (il gesto dell'ammazzarsi richiede audacia) ma al culmine di un retroterrà di grossa viltà

  4. Meri ha detto:

    Da parte mia mi dichiaro profondamente giustificazionista, sempre, comunque, perchè per me è un modo per scrostare la superficie dei problemi, cercando di trovare le istanze prime che muovono l' umanità.

    La curiosità intellettuale e umanistica ti porta ai perchè, non ai giudizi.

    Ho sempre trovato poco elegante giudicare per stereotipi, anche se l'intento è quello di risolvere problematiche.

    Comunque, Enzo, sempre parlando di artisti, trovi che nel momento attuale, ci sia spazio per artisti nobili e coraggiosi, di quelli che non si accodano al vari boss?

    Ogni artista sente l'esigenza di diffondere la propria arte, c'è lo spazio che intendi tu?

    Ciao

  5. enzo ha detto:

    ciao meri, grazie per la tua attenzione, ma non vorrei essere stato equivocato, causa scarsa chiarezza del mio pensiero.

    io ritengo di essermi mosso proprio al contrario del giudicare per stereotipi, avendo posto l'interrogativo (non l'asseriva) se, per caso e molto semplicemente, questi "eroi" siano giunti al suicidio non per ragioni catoniane e drieurochelliane, sibbene per vuotezza interiore e paura del loro abisso umano.

    non ho certo detto che sia questa la ragione del loro suicidio, limitandomi ad avanzare il mio dubbio.

    se ti è parso altrimenti è colpa mia certamente, ma, te lo assicuro, il giustificazionismo che io condanno è proprio l'opposto della ricerca della soluzione del problema: si attiva una spedizione archeologica spasmodica del possibile (quando non del fantasioso) che, alla fine, torna alla superficie del problema per eccesso di cause ed impossibilità di dare soluzioni.

    fatti i dovuti paragoni, è il modo di pensare veltroniano, scaturigine del benaltrismo.

    quanto alla tua domanda, lo spazio c'è sempre: l'arte (almeno quella vera) non ha padroni, come i compiti in classe di italiano non dovrebbero avere voti, essendo espressione di un mio modo d'essere e di un mio stile esistenziale.

    se poi mi chiedi cosa sia l'arte, beh, più che dirti l'espressione di un sentimento da parte di animi pre-dotatinon saprei come definirla.

    ciao ciao e a presto

  6. M ha detto:

    Le cose che avete scritto su Luigi Tenco sono errate! Informatevi prima di infamare prima una persona! Le circostanze non sono mai state chiarite ed è stato sicuramente un omicidio, e non si è certo sparato davanti a Dalida!

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