I cinquant’anni della “Grande Guerra” di Monicelli

Marco Iacona

Marco Iacona, dottore di ricerca in “Pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee”, scrive tra l’altro per il bimestrale “Nuova storia contemporanea”, il quotidiano “Secolo d’Italia”, il trimestrale “La Destra delle libertà” e il semestrale “Letteratura-tradizione”. Per il “Secolo d’Italia” nel 2006 ha pubblicato una storia del Msi in dodici puntate. Ha curato saggi per le Edizioni di Ar e per Controcorrente edizioni. Per Solfanelli ha pubblicato: 1968. Le origini della contestazione globale (2008).

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Una risposta

  1. Glauco De Horatiis ha detto:

    Avevo tredici anni quando andai al cinema ad assistere alla Grande Guerra. Sono Romano di nascita e l`attrazione, (a dispetto delle voci che proclamavano il film come un capolavoro),fu il semplice fatto che Alberto Sordi era uno dei protagonisti. La trama del film, con le interpretazioni dei due caratteri principali mi lasciarono turbato e dispiaciuto; non credevo possibile che Oreste e Giovanni, con la loro lavativita`,ruffianeria e scansafatichismo,avrebbero potuto attirare tanta simpatia e ammirazione. Il fatto che nel finale si sacrifichino, non cambio` niente ai miei occhi. Ero appena un ragazzo e non sapevo come trovare quel messaggio o quel significato intellettuale, storico e sociale che possibilmente era nella pellicola di Monicelli….quello che veramente provai fu una grande amarezza e incredulita` quando la vigliaccheria dei due Italiani divento` il Leit Motif della serata e la cosa piu buffa ed apprezzata dal pubblico. Ero ancora un adolescente, ma le sensazioni provate erano genuine e spontanee. Non rividi piu La Grande Guerra di Mario Monicelli……

    Cordialmente, Glauco De Horatiis

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