Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Categoria: Oggigiorno

Notizie e fatti di attualità

Ida Magli è in pericolo

23 dicembre, 2008 (10:32) | Oggigiorno | Di: admin

Mi è stato inoltrato un recente articolo di Ida Magli, nota antropologa, animatrice dell’associazione “Italiani Liberi“, donna di indubbio coraggio. Per i contenuti, la durezza e soprattutto la franchezza di questo scritto, sono portato a credere che nei prossimi tempi l’establishment politico, giornalistico e giudiziario darà non poco filo da torcere a Ida Magli.

Consiglio caldamente la lettura del pezzo: Il progetto ebraico.

A ciascuno il suo

6 dicembre, 2008 (19:23) | Oggigiorno, Storia | Di: admin

Riporto un articolo che ho appena letto sul blog Orizzonte Italiano.
A ciascuna epoca, il tipo di “eroi” che si merita.

“Ieri a Ravenna, all’interno della sede del Comune, è andato in scena un episodio vergognoso e inqualificabile: è stato inaugurato un busto raffigurante Arrigo Boldrini, detto “comandante Bulow”, criminale partigiano poi diventato esponente del PCI, morto lo scorso 22 gennaio a 92 anni. Per la cronaca, vi è stata un aspro scontro tra i militanti del PDL, ai quali si è aggregata Fiamma Tricolore, e gli esponenti del centrosinistra spalleggiati da estremisti di sinistra. Ma lasciamo la parola a Giampaolo Pansa, che nel suo Il sangue dei vinti descrive magistralmente la crudeltà sanguinaria di Boldrini e dei suoi uomini, autori di tremendi crimini di guerra:

«I prelevatori [Boldrini e i suoi] ripartirono da Pescantina con 23 o 25 prigionieri, comprese 4 ausiliarie, anche loro di Ravenna. Arrivati a Codevigo poco prima della mezzanotte, scaricarono il bottino a Villa Ghellero. Qui la procedura fu rapida: poche domande in dialetto, senza livore, pestaggio soltanto per gli ufficiali [fascisti] e graduati. Poi il trasferimento sulle sponde del Bacchiglione [fiume della zona], che scorre un po’ più lontano dal Brenta. I prigionieri, sempre fatti spogliare, furono giustiziati e gettati in acqua. In un certo senso, fu un’esecuzione maldestra perché due fascisti la scamparono, fuggendo nella notte».

E ancora un altro passo del libro:

«Il 10 maggio, i partigiani [di Bulow] raggiunsero Bussolengo […], raccolsero una trentina fra ufficiali e militi del vecchio presidio della GNR [Guardia Nazionale Repubblicana, corpo fascista]. Anche a Bussolengo nessuno pensò di fuggire o di opporsi alla cattura. Erano tutti convinti di andare a Ravenna per un semplice interrogatorio. Il camion, stracarico di prigionieri, si fermò a Codevigo. La procedura fu quella solita: qualche domanda, botte per gli ufficiali e un maresciallo, trasporto sull’argine del Brenta, fucilazione. I giustiziati precipitarono nel fiume, spogliati di tutto e crivellati di pallottole».

Un altro passo:

«Una squadra [di partigiani di Bulow] si spinse fino a Verona, dove si era arreso un reparto della GNR. […] Andarono in un certo paese e ne prelevarono una decina [di militi fascisti], forse di più […]. Arrivata a Codevigo, la squadra si fermò sull’argine del Brenta. Stella [autore dei un libro cui Pansa ha attinto le fonti] racconta che i fascisti catturati vennero fati scendere a tre alla volta, spogliati e uccisi a raffiche di mitra. Ne morirono tra i 12 e i 15. Di questo carico se ne salvò uno solo […], venne soccorso da un militare del “Cremona”, che amoreggiava sull’argine con una ragazza. Sopravvisse e divenne uno dei testimoni dell’eccidio».

Ma quanti furono i giustiziati a Codevigo? Pansa dà la risposta:

«[…] in totale 168 giustiziati. Ma l’autore [sempre Stella] sostiene che di molti altri lì soppressi non è ancora oggi possibile avere conoscenza»

E cosa risposero i criminali partigiani capeggiati da Bulow, quando chiesero loro delle stragi commesse?

«Hanno sempre risposto nello stesso modo: non siamo stati noi»

C’è una sola cosa da dire a coloro che ieri hanno inaugurato il busto di Bulow: vergogna!”.

Chi voglia avere una panoramica sulla storia edificante del personaggio, può consultare la pagina (piuttosto apologetica) che gli è dedicata da wikipedia.

Squallori quotidiani

31 gennaio, 2008 (18:17) | Oggigiorno | Di: admin

Non passa giorno senza notizie dal mondo che giungano a confermare l’assurdità dei tempi attuali.

Non bastava la triste novità di questi giorni, l’incarico all’inquietante Franco Marini di formare una nuova coalizione governativa che – a quanto pare – dovrebbe comprendere personaggi quali Pierluigi Bersani, Vladimir Luxuria, Alfonso Pecoraro Scanio e Lamberto Dini.

Tra le altre cose, si apprende che il ministro inglese per la scuola e per l’infanzia, tale Ed Balls, ha deciso di vietare ai bambini delle elementari l’utilizzo dei termini «mamma» e «papà», i quali sarebbero gravemente offensivi nei confronti degli omosessuali.

Dall’altra parte dell’oceano, il ventunenne figlio del regista cinematografico Woody Allen ha pubblicato un editoriale sul «Wall Street Journal» in cui si dice indignato con l’ONU, reo di aver approvato 12 risoluzioni contro Israele: l’ONU è quindi – ovviamente – «un cancro antisemita».

Infine risulta che due politici svizzeri hanno proposto la candidatura a premio Nobel per la Pace 2008, che sarà assegnato in ottobre, non di una persona, ma dell’esperanto, quell’orrenda lingua artificiale creata nell’800 e ovviamente mai attecchita da nessuna parte.

Elementare, Watson

17 ottobre, 2007 (21:11) | Facile ironia, Oggigiorno | Di: admin

James WatsonIl premio Nobel per la medicina James Watson è l’ultimo bersaglio dei periodici anatemi e crucifige che la variopinta (ma ben organizzata) banda di politici, giornalisti, femministe, terzomondisti, fricchettoni e radical-chic periodicamente lancia contro tutti coloro che non si uniscono al coro politicamente corretto, egalitario e pacifista che pare essere divenuto obbligatorio cantare al giorno d’oggi.

La notizia, ripresa con grande profluvio di commenti scandalizzati dai media mondiali, è la seguente (cito dal Corriere della Sera):

“Una serie di affermazioni decisamente controverse. E che da molte parti gli valgono l’esplicita accusa di razzismo. Per lo scopritore della struttura del Dna, lo scienziato e premio Nobel nel 1962 per la medicina, James Watson, 79 anni, i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali. Affermazione che ha suscitato polemiche e condanne nel Regno Unito alla vigilia del suo arrivo a Londra per la presentazione del suo libro «Avoid boring people. Lessons from a life in science». Lo riporta il quotidiano britannico The Independent. Watson si dice pessimista «Per le prospettive del continente africano, dal momento che tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza sia pari alla nostra, mentre tutti i test lo smentiscono»”.

A quanto pare, l’essersi riferito ai noti test del QI non è accettabile. Per la banda di cui si diceva prima, infatti, non soltanto la convivenza è un dovere cui è vietato opporsi. L’eguaglianza tra gli uomini non può più limitarsi ai diritti, alla sfera cioè in cui l’uomo può intervenire. Laddove la natura, per ragioni ai loro occhi profondamente ingiuste, semina differenze, queste vanno negate. Non si deve parlarne. Sulle differenze intellettive non bisogna proferire parola.

E’ piuttosto singolare, comunque, che nessuno si scandalizzi quando si parla di altre differenze, più prettamente fisiche. Se durante una gara d’atletica un cronista afferma un’evidenza lapalissiana quanto quella del Nobel Watson, e cioè che gli atleti di colore normalmente eccellono nelle competizioni di corsa, nessuno pare farci caso. Che i migliori scattisti siano d’origine centrafricana, o i fondisti etiopica, non desta stupore. Scoccia però di più, ai politcamente corretti, constatare che i popoli di colore non trionfano praticamente mai nel nuoto.

E’ piuttosto evidente che queste differenze hanno ragioni fisiche. Però la mentalità comune verso i popoli di altre origini spinge ad assumere nei loro confronti un atteggiamento paternalistico-protettivo, per il quale, per esempio, i dati dei test cui accenna Watson non vanno divulgati (ma ai tempi di internet è piuttosto agevole documentarsi comunque). Il solo farvi cenno costituisce tout court razzismo e discriminazione.

Sul sito del quotidiano buonista per eccellenza, la Repubblica, si trova qualche ulteriore informazione. Si legge per esempio che un tale Keith Vaz, parlamentare laburista, ha affermato che “è triste vedere un uomo di scienza di questo livello abbandonarsi a commenti senza alcun fondamento scientifico e così offensivi che, sono sicuro, la comunità scientifica respingerà in quanto pregiudizi personali del dr. Watson”.

E’ come se Vladimir Luxuria ci desse lezioni di astrofisica o Pannella pretendesse di confutare Einstein. Verrebbe da dire: ma pensate a fare il vostro mestiere. Peccato che non ne abbiano uno.

Il passo delle oche

19 settembre, 2007 (10:09) | Libri, Oggigiorno | Di: admin

Alessandro Giuli, Il passo delle oche E’ uscito da un paio di settimane Il passo delle oche, terzo libro di Alessandro Giuli, dopo Nigredo e Dadafleur. Questa volta si assiste a un cambiamento non soltanto di editore (da piccole case di destra alla colossale marx-azionista-berlusconiana Einaudi) ma anche di genere (dalla poesia e il romanzo alchemico al saggio politologico). Ciò che non è mutato è la caratteristica capacità di Giuli di scrivere e argomentare con un’efficacia derivante dalla frequentazione della filosofia e da un certo gusto per l’ironia.

Le migliori credenziali di questo pamphlet si trovano nella reazione del suo inalberato recensore Angelo Mellone. Costui è uno di quei tanti personaggi giunti in modo misterioso a diffondere su quotidiani e riviste liberal le loro opinioni, che sono una via di mezzo tra l’elogio di Lepanto, “Striscia la notizia” e il programma politico del Likud. Insomma qualcosa di quasi identico alla lievemente instabile e proteiforme identità di Alleanza Nazionale, il partito ricettacolo di una buona (si fa per dire) parte del vecchio Movimento Sociale e di vari frammenti dei partiti antifascisti, organizzati da qualche decennio in più nel lucroso mestiere della politica.

Scrive dunque Mellone sul Giornale del 7 settembre: “quando fai di tutta l’erba un fascio sbocconcellato e non sei Malaparte, devi dare soluzioni, indicare percorsi alternativi restando raso sul terreno della politica e della cultura politica”. Il senso della critica è il seguente: “Come si permette qualcuno di criticare la destra italiana con strumenti culturali? La destra deve occuparsi di politica. E se fare politica per AN significa piazzare qualche valletta in RAI in cambio di “favori” personali, pace. Non parlateci di cultura, lasciate stare Heidegger. Lasciateci quietare. E levatevi da davanti alla televisione. Sta per cominciare Il bagaglino“.

Per dare più peso alla sua critica, Mellone non si risparmia di scrivere che Alessandro Giuli, colui che si permette di criticare la banda Fini & Co., è un giovane appena trentenne, e che qualche anno fa gli aveva anche inviato qualche copia di Kultur sperando in una recensione. Manca poco che aggiunga: “Che sciocco: pensava che mi sarei occupato di una rivista che trattava di Mitteleuropa, esoterismo, letteratura e filosofia”.

Ecco dunque cosa risponde il più diffuso quotidiano dell’area di centro-destra a una delle critiche più precise, impietose e fotografiche che siano state rivolte a quella stessa area da diversi anni a questa parte. La risposta viene spostata, ancora una volta, sul piano semicomico. L’importante è non prendersi mai sul serio. Forse potevano affidare la risposta ad Abatantuono o al Mago Zurlì.

Eppure Giuli mette a nudo senza infingimenti una classe politica di incapaci e arrivisti, di voltagabbana e di mentecatti, tutti riuniti sotto il simbolo biancazzurro che fa tanto Israele. A sinistra non ci sarebbe stata tanta incapacità di fare autocritica. Ma si sa, a destra la cultura non è mai stata benvenuta. Meglio pensare a come accaparrarsi qualche posto redditizio.