Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Categoria: Nord

Nord e tutto ciò che è Settentrione

Libri in ordine sparso

19 marzo, 2010 (12:07) | Libri, Nord | Di: admin

Continuo il mio viaggio di Pollicino nelle letture: lascio cadere una nuova pietruzza, per potere ripercorrere in futuro il mio tortuoso itinerario.

Dall’ultimo articolo ho terminato i tre volumi di Fra ghiacci e tenebre. Sia per la durata della lettura, che ha richiesto più di un mese, sia per le faccende private che l’hanno accompagnata – piccoli guai di salute – credo che ricorderò a lungo i dettagli del viaggio avventuroso del Fram tra i ghiacci e quello sulla banchisa artica di Nansen e Johansen.

Ho proseguito con altri tre libri piuttosto omogenei: Il meraviglioso universo del Grande Nord di Marco Nazarri, Svalbard dell’Associazione Grande Nord di Torino e Sepolti nei ghiacci di Owen Beattie e John Geiger. Il primo è un volumone fotografico sull’Artico ricco di interessanti informazioni su ambiente, antropologia, fauna e flora; il secondo è a metà strada tra il saggio e il Baedeker; l’ultimo riporta i dati di uno studio sulle possibili cause del fallimento della spedizione dell’Erebus e la Terror di Franklin.

Anche questa volta ho letto un libro di Borges, la raccolta di racconti fantastici L’Aleph. Credo costituisca il libro più noto e apprezzato di questo autore, ed è effettivamente fuori dell’ordinario; ma ritengo che Finzioni sia ancora superiore.

Simon Leys è riuscito a incuriosirmi a sufficienza, e ho così letto l’enigmatico romanzo di Victor Segalen René Leys e il mistero del palazzo imperiale. Decisamente insolito nella costruzione e nella trama, rende assai bene l’atmosfera di luogo ed epoca (Pechino di inizio Novecento).

 

Ho poi letto la tragedia in tre atti Il mio amico Hitler di Yukio Mishima, recentemente pubblicata da Guanda (purtroppo con la solita copertina repellente che è il marchio caratteristico di questa casa editrice). È la rappresentazione del preludio all’inevitabile violenza chirurgica che Hitler dovette esercitare, dopo la nomina a Cancelliere, contro i vertici dell’SA e l’ala sinistra del partito.

Ho cambiato decisamente argomento con La lunga notte di Shackleton di Mirella Tenderini, una biografia molto ben scritta di un esploratore antartico dalla vita estremamente interessante (avevo letto precedentemente Endurance di Alfred Lansing, che riguarda però esclusivamente la spedizione antartica di Shackleton più nota, quella che portò al naufragio della nave omonima).

Una quindicina di anni fa andai ad assistere a Camogli alla presentazione de Il popolo, la decadenza e gli déi di Jean Cau; ne parlava Maurizio Cabona. Ascoltandolo mi era sorta una gran curiosità, ma purtroppo non avevo in tasca soldi sufficienti per comperare il libro, e così vi dovetti rinunciare. Per anni mi è tornato in mente, ma solo un paio di mesi fa finalmente l’ho trovato casualmente e sono diventato proprietario di una sua copia. Lo si legge quasi d’un fiato, è molto ben scritto ed altrettanto politicamente scorretto. Ottima anche l’introduzione di Alain de Benoist.

Libri sui libri

27 gennaio, 2010 (16:22) | Libri, Nord | Di: admin

Complice una forzata immobilità, in questi ultimi giorni ho letto alcuni libri; per lo più sono state metaletture, libri cioè talmente ricchi di riferimenti ad altri libri che anziché spegnere la voglia di leggere l’hanno ulteriormente alimentata. È un circolo – virtuoso o vizioso che sia – che alle volte porta sorprendentemente, per vie del tutto diverse, a ripercorrere tratti già familiari: mi è capitato più di una volta di ritrovare, in autori distanti per nazionalità, epoca e visione del mondo riflessioni analoghe su altri autori o libri. In particolar numero, chissà poi perché, su Poe e Simenon.

Dal mio ultimo post ho terminato Deserto di ghiaccio di Fergus Fleming. E’ il più bel libro, tra quelli che abbia letto sinora, sulla storia dell’esplorazione artica. Tutte le altre raccolte erano parziali e poco organiche: per lo più il metodo seguito dagli altri autori che hanno affrontato l’argomento è stato quello di soffermarsi su alcuni dei viaggi principali, in alcuni casi inframmezzando al resoconto citazioni dei diari dei protagonisti. Noto, tra l’altro, che tale è il metodo seguito anche da Franco Brevini nel suo recente La sfinge dei ghiacci, pubblicato sul finire dell’anno scorso da Hoepli; quel saggio comunque riguarda solo l’esplorazione italiana dell’Artico. Nel libro di Fleming la storia invece non è a comparti stagni; si seguono lo sviluppo delle teorie scientifiche e quello delle tecniche di sopravvivenza e di trasporto, sono messe in luce le personalità, spesso bizzarre e quasi sempre eroiche dei protagonisti; e nonostante l’autore sia un anglosassone ha una discreta conoscenza anche delle esplorazioni europee, compresa quella del Duca degli Abruzzi.

Ho continuato ad alimentare l’interesse per il Nord con Alla ricerca dei naufraghi dell’«Italia» di G. Albertini:  l’«Italia» è il dirigibile di Nobile che si schiantò sulla banchisa polare nel ’28. Albertini era un ufficiale degli Alpini incaricato delle ricerche nelle Spitzbergen orientali. Percorse un lungo itinerario su sci e slitte trainate da cani con un piccolo gruppo di uomini, e scattò diverse belle fotografie che vennero poi inserite nel volume. La vicenda in se stessa non ha molto di straordinario, ma è narrata in modo piacevole.

Dopo la mia consueta pausa con un Maigret (Il ladro di Maigret) le vere e proprie metaletture sono iniziate con L’angelo e il capodoglio di Simon Leys. Un libro curioso, che come recita il sottotitolo verte “sulla calligrafia, la letteratura e l’arte della traduzione”. La maggior parte degli scritti eterogenei che costituiscono il volume verte su cose cinesi (l’autore è un celebre sinologo, traduttore di Confucio), ma anche su Balzac, Simenon, Dana, Stevenson, Chesterton e Lawrence. Leys è un uomo intelligente, e nelle sue frasi non manca mai un’osservazione meritevole di interesse.

Lo stesso si può dire per Borges. Ho letto in questi ultimi giorni i suoi Prologhi (Adelphi), scritti nell’arco di un cinquantennio, pubblicati in apertura di libri assai diversi; il numero maggiore riguarda la letteratura argentina classica, che ignoro completamente. Poiché anche in Borges non mancano mai osservazioni intelligenti e una nutrita documentazione, mi hanno stupito non poco la superficialità e persino l’ottusità con cui Borges liquida il fascismo e il nazismo, che a suo dire sarebbero null’altro che il  truce e deprecabile risultato delle idee di Carlyle. Neanche i migliori autori si possono accogliere senza riserve.

Un lettura importante è stata La capanna nella vigna di Ernst Jünger, pubblicato recentemente da Guanda. Anche se questa casa editrice pubblica i libri con le copertine più orribili dell’intero panorama editoriale europeo alcuni testi sono di grande interesse. Il diario jüngeriano degli anni dell’occupazione conferma entrambe le cose. La prima e più banale considerazione che si può trarre è che quell’occupazione non è ancora cessata; il sigillo con cui Jünger aveva chiuso il precedente diario Irradiazioni, “Terra vinta ci dona le stelle”, non si è lontanamente realizzato. Ma nelle pagine di questo libro si precisano le posizioni di Jünger nei confronti del Reich e di tanti suoi protagonisti, e persino il giudizio su alcuni protagonisti – Hitler e Goebbels in particolare – si fa più articolato e assai meno banale di quanto non apparisse dai diari del tempo di guerra.

Ho letto anche Il Duca dell’avventura di Reinhold Messner (in realtà la maggior parte dei testi è di Roberto Mantovani). Avevo già accennato a quel libro poco prima che uscisse, in Alla fine è arrivato Messner. E’ davvero una bella biografia per immagini del Duca degli Abruzzi, che restituisce un ritratto completo di quell’uomo coraggioso e dalle grandi capacità. Sono particolarmente suggestive,  oltre alle immagini relative alla spedizione polare, quelle scattate nel 1909 da Vittorio Sella nel Karakorum.

Da una decina di giorni ho iniziato la lettura di un libro straordinario di cui mi ero messo alla caccia da circa un anno, e che finalmente sono riuscito a procurarmi a un prezzo ragionevole.  E’ un libro in tre volumi pubblicato nel 1897, Fra ghiacci e tenebre di Fridtjof Nansen, Otto Sverdrup, Hjalmar Johansen e B. Nordhal, e costituisce il resoconto della celebre spedizione polare norvegese del 1893-1896. Mi rendo conto di come possa suonare strano che un testo su un argomento così insolito desti un interesse tanto vivo; io stesso sino a qualche anno fa probabilmente avrei ignorato questo libro se lo avessi scovato su una bancarella o in una libreria antiquaria. Però le passioni sono difficilmente giustificabili; in definitiva, credo che quella per i viaggi polari risponda a una nostalgia delle origini e al desiderio di leggere avventure reali.

Felice Bellotti

23 novembre, 2009 (12:44) | Autori, Libri, Nord | Di: admin

Ho letto negli ultimi giorni, con interesse crescente, un libro di Felice Bellotti intitolato Oltre l’estrema Tule. E’ un cartonato, pubblicato nel 1966 dalle Edizioni La Scuola. Sin dalla prima pagina mi ha colpito favorevolmente la qualità dello scrivere: ottima costruzione della frase, proprietà di linguaggio, precisione e brevità.

Via via però la lettura si faceva più coinvolgente: nel corso dell’ultimo anno avevo già letto decine di libri sull’Artide (viaggi, esplorazioni, caratteristiche geografiche etc.) ma nessuno così ben costruito. Il volume che adesso avevo in mano alternava ricordi e impressioni dell’autore, descrizioni storico-geografiche, racconti più o meno immaginari di vite di uomini e  animali, episodi di navigazione dei pescatori di merluzzo e soggiorni presso i lapponi.

Intorno alla pagina 130 ho trovato la citazione di un articolo semisconosciuto di Evola (Il mistero del Cromagnon); mi è parso il chiaro segno di una speciale simpatia con l’autore. Parlando del blocco sovietico, l’autore usava parole di fuoco. Riferendosi ai popoli nordici, era pieno di ammirazione e stupore. Dal libro si arguiva che l’autore aveva fatto il corrispondente durante la guerra russo-finlandese; ricordavo che su quello stesso fronte aveva operato un altro giornalista di nome Indro Montanelli.

Poi verso la fine Bellotti, riferendosi alla Norvegia, scriveva pressappoco: “ho iniziato a conoscere questi luoghi da ragazzo, leggendo i libri di Hamsun e Andersen, che mi hanno messo nel cuore un amore per il Nord che non mi ha più lasciato per tutta la vita”.

Insomma un libro che, pur non raccontando una singola vicenda, sa rendersi coinvolgente come un romanzo, riuscendo particolarmente a far leva su chi abbia una certa visione del mondo.

Così, spinto dalla curiosità ho effettuato qualche ricerca sull’autore, per rendermi conto che Felice Bellotti, omonimo di un famoso traduttore ottocentesco dei classici greci al quale sono dedicate piazze e vie in tutta Italia, è stato autore di una decina di libri “di viaggio”:

Prodigioso Congo, 1952 (tradotto in inglese nel 1954 e in francese nel 1956)grande-nord

Grande Nord, Eli, 1954 (tradotto in inglese nel 1957 e in francese nel 1960)

Formosa. Isola dai due volti, Cino Del Duca, 1958 (tradotto in francese nel 1959)

Cittadella di Allah. Viaggio nell’Arabia Saudita, Cino Del Duca, 1960 (tradotto l’anno successivo in francese)

Terra Maya, Leonardo da Vinci, 1963 (tradotto in spagnolo nel 1966)

Alaou Haiti, ed. Leonardo Da Vinci, 1964

Il paese della Bibbia, 1965

I Beduini, Cino del Duca, 1965

Avventura in Yemen, ed. Cino del Duca, 1966

Australia nuova America, Cino del Duca, 1967

Agli antipodi, La Scuola, 1969

repubblica-di-mussoliniFelice Bellotti aveva inoltre pubblicato XXVIII Ottobre, divisione d’assalto (Società nazionale editrice propaganda, 1937); Arabi contro Ebrei in Terrasanta (O. Marangoni, 1939, Volume 13 di Vita dei popoli, collana di viaggi, esplorazioni ed inchieste); Germania chiama Europa (Rusconi e Paolazzi, 1956 e poi 1961); e, nel 1947, La repubblica di Mussolini (ed. Zagara), un libro sulla RSI. Dopo poco ho scoperto che così come il libro sul Nord era il frutto di viaggi ripetuti e di conoscenza diretta, allo stesso modo Bellotti l’epopea del fascismo repubblicano l’aveva vissuta da protagonista. Non solo: aveva portato sul bavero le doppie rune e per la precisione era stato Sturmbannführer nella Waffen SS, con l’incarico di ispettore generale delle forze armate italiane (sigla: Gen Inspek der Ital Waf Verb). Stando a quanto riportano Harm Wulf e altre fonti, aveva fondato e diretto Avanguardia, il mensile della SS Italiana; prima della guerra, aveva fatto il giornalista per Il Regime Fascista e per La Stampa: due quotidiani su cui, nella stessa epoca, aveva scritto anche Evola.

Già negli anni ’30 aveva preso parte alla campagna d’Etiopia (Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, Volume 2, pp. 397 e 492): presumo che il libro sulla XXVIII Ottobre ne sia il resoconto.

Dalla seconda metà del settembre 1943, comunque, Felice Bellotti e Cesare Rivelli fecero i programmi italiani per Radio Monaco, ancor prima della proclamazione della Repubblica Sociale. Radio Monaco fu una sorta di “governo via etere”, come scrive  Annino Vitale in Cronistoria della Radio dal 1938 al 1945. Poiché Bellotti operò a Radio Monaco nei giorni immediatamente successivi alla liberazione del Duce da parte di Otto Skorzeny, mi sembra persino plausibile ipotizzare che fosse presente all’arrivo di Mussolini in Germania, insieme a Vittorio Mussolini e a Evola. Stando alle ricerche di Massimo Zannoni (pubblicate in Acta, bimestrale pubblicato dalla Associazione Culturale Istituto Storico della RSI, n. 47/gennaio-marzo 2002), anche durante la Repubblica Sociale Bellotti inoltre lavorò al giornale della Radio repubblicana diretta da Pavolini, coadiuvato da Giovanni Preziosi e Vittorio Mussolini.

A quanto pare Bellotti ebbe un ruolo nella liberazione di Indro Montanelli dal carcere di San Vittore (vedi); forse memore del periodo vissuto insieme a raccontare l’esperienza di ghiaccio e fuoco nelle trincee della Finlandia. Queste vicende pare siano ricostruite nel libro di Renata Broggini Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Montanelli. Ancor più precisa la ricostruzione del ruolo di Bellotti in una lettera del lettore Riccardo Lazzeri al settimanale il Domenicale del 6 settembre 2003: “Il maresciallo Graziani, su preghiera di Donna Ines, telefonò a Guido Buffarini-Guidi a Maderno, il quale diede il nullaosta per la liberazione di Montanelli al giornalista Felice Bellotti. Questi lo portò al questore Ulderico de Luca e fece liberare Montanelli dal carcere di San Vittore, portandolo a Garbagnate con un ordine fittizio di trasferimento in data 1° agosto 1944, da dove, accompagnato dal commissario Osteria della polizia politica, giungerà a Stabio, in Svizzera, il 14 dello stesso mese. Tutto questo sopra verrà confermato dallo stesso Felice Bellotti in un articoo comparso sul Roma di Napoli nel dicembre 1959..”.

Nel dopoguerra Bellotti aveva subito i comuni processi e le comuni persecuzioni; ne restano tracce sparse nel sito dell’Archivio di Stato di Milano. Poi era passato a scrivere reportage di viaggi esotici sul settimanale Tempo. Non sono riuscito a trovare la data di morte.

Sarei molto lieto se qualcuno tra i lettori fosse in grado di darmi ulteriori informazioni su questo interessantissimo personaggio.

Sulla rotta di Nordenskjöld

28 agosto, 2009 (09:58) | Nord | Di: admin

Otto Nordenskjöld, (Hesselby, 6 dicembre 1869 – Göteborg, 2 giugno 1928)

Otto Nordenskjöld, (Hesselby, 6 dicembre 1869 – Göteborg, 2 giugno 1928)

Non so quanto sia affidabile questo breve scampolo di notizia pubblicata oggi dal “Corriere della Sera”:

“È la prima volta da quando esiste la moderna marina commerciale che sia il passaggio a Nord-ovest (nell’artico canadese) che quello a Nord-est (Siberia) sono percorribili contemporaneamente”

Poiché per natura sono molto scettico riguardo quel che scrivono i quotidiani e i libri di storia contemporanea, dubito un po’ anche di questa rivelazione sui due passaggi aperti contemporaneamente; chi ci prova, per esempio, che quando nel 1905  Amundsen fece il passaggio a Nord Ovest quello di Nord Est fosse chiuso? D’altra parte, non è molto chiaro cosa intenda l’articolista con “Da quando esiste la moderna marina commerciale”.

Ad ogni modo, ammesso per inconcesso che il giornale sia affidabile, è interessante la seconda parte dell’articolo:

“La Russia ha concesso venerdì scorso il permesso di transito a due navi della compagnia di navigazione tedesca Beluga, la Fraternity a la Foresight. I due cargo sono salpati dal porto russo di Vladivostok, diretti verso lo stretto di Bering”.

Percorreranno quindi a ritroso la rotta di Nordenskjöld, che dovette svernare nel mare artico prima di riuscire a doppiare lo stretto e raggiungere l’Alaska.

Viaggi polari

8 maggio, 2009 (15:41) | Libri, Nord | Di: admin

polo-nordDomenica scorsa è andata in onda sull’Argonauta (trasmissione settimanale di radiorai diretta da Gianfranco de Turris) una mia breve recensione de La Stella polare nel mare artico, resoconto del viaggio avventuroso compiuto dal Duca degli Abruzzi nel 1899-1900, con meta il Polo Nord. Ho parlato per circa un minuto. La spedizione su slitte, guidata dal comandante Cagni, raggiunse gli 86° 34′ di latitudine Nord il 25 aprile 1900: mai nessun uomo prima di allora si era spinto tanto a settentrione. La spedizione ispirò molti autori (Pascoli e Salgari per citarne un paio).

Il tema ha iniziato ad appassionarmi circa sei mesi fa. Lessi quasi per caso Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre di Christoph Ransmayr, che è relativo a una spedizione precedente di circa venticinque anni, quella austroungarica di Payer e Weyprecht (che scoprirono l’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe). Poi per me è stata la volta della Stella polare nel mare artico, trovata nella seconda edizione del 1902 su una bancarella. Il tema delle esplorazioni ha cominciato ad appassionarmi; ho letto una biografia del Duca degli Abruzzi (di Gigi Speroni), il resonconto del viaggio himalayano del Duca degli Abruzzi scritto da Filippo de Filippi, un’asettica Storia dell’Antartide scritta da un certo Frank negli anni ’50, poi il libro di Alfred Lansing sul naufragio dell’Endurance e la vicenda di Shackleton di cui sapevo solo per l’omonima canzone di Battiato, e poi ancora la storia tragica di Scott narrata benissimo da Zweig in Momenti fatali. In questi giorni ho terminato la lettura di un’altra terribile spedizione artica, quella della Karluk nel 1913-14 (Prigionieri dei ghiacci di Jennifer Niven).

Ma soprattutto, ho messo da parte diversi libri per le settimane a venire: Nella terra della morte bianca di Albanov, Il mio volo polare di Roald Amundsen, la biografia dello stesso Amundsen scritta da Quilici, un libro sull’Alaska e varie altre cose su naufragi, svernamenti, viaggi polari ed esplorazioni. Se leggessi un po’ meglio (anzi parecchio meglio) il tedesco mi piacerebbe affrontare anche il romanzo Nebelheim di cui ho visto un bel video di presentazione.

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Aggiornamento: due link interessanti -> Viaggi polari e Circolo polare.