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	<title>Huginn e Muninn &#187; Facile ironia</title>
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	<description>Blog del Centro Studi La Runa</description>
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		<title>Il bello delle tasse</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 22:22:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il bello del pagare tasse, imposte, addizionali e balzelli è venire improvvisamente raggiunti da certe notizie. Oggi il &#8220;Sole 24 Ore&#8221; riporta la seguente, unica notizia di &#8220;cultura&#8221;: &#8220;La Commissione Cultura della Camera ha approvato, in sede legislativa, il progetto di legge per la concessione di un contributo in favore della Fondazione Centro di documentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bello del pagare tasse, imposte, addizionali e balzelli è venire improvvisamente raggiunti da certe notizie.<br />
Oggi il &#8220;Sole 24 Ore&#8221; riporta la seguente, unica notizia di &#8220;cultura&#8221;:</p>
<p>&#8220;La Commissione Cultura della Camera ha approvato, in sede legislativa, il progetto di legge per la concessione di un contributo in favore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec)&#8221;.</p>
<p>Questo ennesimo spreco di denaro ci mancava proprio.</p>
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		<title>Questione di gusti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:42:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Corte di Cassazione definisce incredibilmente come legittimo atto di guerra l'attentato di Via Rasella]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_320" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-320" title="rasella1" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/07/rasella1.jpg" alt="rasella1" width="180" height="250" /><p class="wp-caption-text">L&#39;attentato dinamitardo in Via Rasella</p></div>
<p>La repubblica democratica e antifascista continua a precipitare lungo la china della sua abiezione.</p>
<p>Una sezione penale della Corte di Cassazione ha recentemente depositato una sentenza che, stravolgendo la verità storica e  le precedenti sentenze di primo grado e d&#8217;appello su un caso di presunta diffamazione, ha affermato che  definire i gappisti protagonisti dell&#8217;eccidio di Via Rasella &#8220;massacratori di civili&#8221; non sta bene. Quella gente, a dire della Cassazione, avrebbe compiuto una &#8220;legittima azione di guerra&#8221; contro il nemico occupante. Peccato che, dal punto di vista strettamente giuridico, il nemico occupante si trovava al Sud, e portava l&#8217;uniforme americana.</p>
<p>Ad ogni modo, per la Cassazione gli autori dell&#8217;attentato dinamitardo non possono nemmeno essere definiti &#8220;massacratori&#8221;. Si deve chiamarli &#8220;partigiani&#8221;. La Cassazione infatti ritiene che questo secondo termine sia meno offensivo del primo, forse persino elogiativo. Evidentemente, è una questione di gusti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scandalizzati a ogni costo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 08:00:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Animalisti, femministe, radicali, giornalisti, politici e altri squallori insorgono contro un manifesto di Federcaccia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-316" title="93859" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/07/93859-226x300.jpg" alt="93859" width="226" height="300" />Viviamo nell&#8217;epoca della dittatura del politicamente corretto e dello psicoreato. Quindi è persino coerente e logico che i soliti censori del dogma attuale &#8211; animalisti, femministe, radicali, giornalisti, politici e altri squallori &#8211; siano insorti sdegnati vedendo questo manifesto di Federcaccia.</p>
<p>Che a me pare invece bellissimo, per come rievoca l&#8217;atmosfera di un  mondo che purtroppo va scomparendo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La crisi della democrazia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un commento della frase di Giorgio Napolitano sulla crisi della democrazia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_302" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-302" title="gorilla" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/06/gorilla.jpg" alt="Un democratico riflette sulla crisi della democrazia" width="280" height="303" /><p class="wp-caption-text">Un democratico riflette sulla crisi della democrazia</p></div>
<p>Stando a quanto riferiva ieri il Corriere della Sera, il Presidente della Repubblica ha dichiarato: <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_25/napolitano_crisi_politica_b3623b5e-616e-11de-80bb-00144f02aabc.shtml">«Non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia»</a>.</p>
<p>Sono d&#8217;accordo.</p>
<p>La democrazia è la <strong>causa </strong>della crisi della politica.</p>
<p>Aggiungete democrazia, e aggiungerete corruzione, predominio degli interessi privati su quelli pubblici, criminalità organizzata, repressione del dissenso e della ricerca storica, ruffianerie, asservimento nazionale agli interessi stranieri,  rincoglionimento generale con droghe, televisione, elezioni, etc. Il tutto con una buona dose di ipocrisia; il vizio più fastidioso della democrazia è quello di &#8220;predicare bene&#8221;. Si chiama correttezza politica, e ha per risvolto logico la repressione di tutto quello che è scorretto.</p>
<p>Comunque,<em> togliete democrazia e otterrete politica.</em></p>
<p>Quindi a modo suo il signor Napolitano ha ragione.</p>
<p>Il guaio è che di democrazia se ne vede ogni giorno di più.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sempre meglio che le elezioni</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 10:21:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'estrazione a sorte del vincitore delle elezioni: il curioso ballottaggio secondo le leggi dell'Arizona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_299" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-299" title="17cavecreek_600[1]--180x140" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/06/17cavecreek_6001-180x140.jpg" alt="17cavecreek_600[1]--180x140" width="180" height="140" /><p class="wp-caption-text">I due candidati e il magistrato-biscazziere</p></div>Ieri il sito del Corriere della Sera riportava la seguente notizia curiosa:</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_17/arizona_scelta_carta_d655795e-5b34-11de-8305-00144f02aabc.shtml">Arizona: niente ballottaggio, diviene consigliere chi sceglie la carta più alta &#8211; Corriere della Sera</a></p>
<p>A quanto pare le leggi dell&#8217;Arizona non prevedono il sistema del ballottaggio, e applicano &#8211; in caso di parità di voti tra più candidati &#8211; il sistema dell&#8217;estrazione a sorte.</p>
<p>E&#8217; un correttivo della democrazia a cui ho pensato più di una volta. Ed è certo assai migliore rispetto al sistema elettorale.</p>
<p>Mentre con le elezioni si può star certi che vincerà comunque la persona peggiore (il miglior abbindolatore), con l&#8217;estrazione a sorte tra due candidati quella probabilità si riduce al 50%. Si introduce un elemento di speranza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elogi smisurati</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 15:17:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una recensione enfatica e fuorviante per un libro modesto di Francisco Coloane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-282" style="margin: 10px;" title="mutis" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/06/mutis.jpg" alt="mutis" width="328" height="306" />L&#8217;uomo che ride di gusto rappresentato dalla fotografia qui a sinistra mi ha truffato. Si chiama Álvaro Mutis; leggo su wikipedia la seguente, enfatica descrizione: &#8220;Álvaro Mutis (Bogotà, 25 agosto 1923) è uno scrittore e poeta colombiano. Ritenuto tra i maestri della letteratura ispanoamericana, ha ottenuto riconoscimenti e vinto premi in tutto il mondo&#8221;.</p>
<p>Costui ha avuto la faccia tosta di scrivere: &#8220;Francisco Coloane è il <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> dei nostri tempi&#8221;. Questa frase è riportata nella quarta di copertina di un libro dello stesso Coloane, <em>Naufragi </em>(ed. Guanda).</p>
<p>Una simile citazione è stata sufficiente a incuriosirmi e a farmi leggere il libro.</p>
<p>Ora, delle due l&#8217;una: o Mutis non ha mai letto uno tra Coloane e Jack London, o è in malafede. Una persona sana di mente, dopo aver letto entrambi, non potrebbe mai esprimere un giudizio simile.</p>
<p><em>Naufragi </em>di Coloane è il classico libro di cui si può dire: &#8220;Questo lo scrivevo anch&#8217;io&#8221;. L&#8217;autore ha semplicemente preso un vecchio elenco di naufragi avvenuti lungo le coste cilene pubblicato anni prima; ne ha trascritto il contenuto e ha aggiunto alcune considerazioni personali, oltretutto prive di alcun significato e interesse. E non vi è la minima traccia di valore letterario.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intellettuali di sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo di Giampaolo Pansa che descrive in modo quasi perfetto la sedentarietà intellettuale e l'atteggiamento acido-spocchioso degli intellettuali di sinistra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_277" class="wp-caption alignright" style="width: 262px"><img class="size-full wp-image-277" title="ezio-mauro" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/05/ezio-mauro.jpg" alt="Ezio Mauro, il direttore del quotidiano degli intellettuali di sinistra La Repubblica" width="252" height="167" /><p class="wp-caption-text">Ezio Mauro, il direttore del quotidiano degli intellettuali di sinistra La Repubblica</p></div>
<p>E&#8217; uscito sul Giornale un articolo di Giampaolo Pansa che descrive in modo quasi perfetto la sedentarietà intellettuale e l&#8217;atteggiamento acido-spocchioso che caratterizzano gli intellettuali di sinistra. La cui più tipica rappresentazione è con <em>la Repubblica</em> sotto il braccio. Quel tipo di persone che detengono la funzione di vergini custodi dei dogmi politicamente corretti. Personaggi i cui anatemi sono (per me inspiegabilmente) temuti, anziché derisi e sbeffeggiati.</p>
<p>Lo riproduco qui di seguito, nella speranza di trovare presto un articolo altrettanto graffiante sui lettori del <em>Giornale</em>.</p>
<p>* * *</p>
<p>La Repubblica di Ezio Mauro ha rifiutato qualsiasi revisionismo, anche il più moderato, per timore di perdere una quota dei suoi lettori. Quella più vecchia intellettualmente. La più allineata ai miti della sinistra. La più ostinata nel difendere la favola storica che per anni le è stata presentata come l’unica verità. Non soltanto dai partiti di sinistra, ma da molti testi scolastici di storia. Ho lavorato per quasi cinquanta anni in tanti giornali. E so bene che tutti sono in qualche modo prigionieri dei propri lettori. Per entrare in crisi, non è necessario perderli per intero: è sufficiente vedersi abbandonare da una frazione non secondaria di chi ti compra ogni giorno.<br />
È quel che sta accadendo a La Repubblica. Non ha perso lettori che militano a sinistra, tranne i più radicali e frustrati. Bensì quelli che da un giornale pretendono equilibrio nelle cronache, pluralismo di opinioni, analisi politiche non viziate dal partito preso. Non riesco a capire perché Mauro non abbia scelto questa seconda strada. E sia rimasto inchiodato sul perbenismo pedagogico, tutto inclinato a sinistra, in difesa del partito Democratico. Lo ha deciso lui, essendo un moderato intelligente? Lo ha deciso il suo editore? Lo hanno deciso, e glielo hanno imposto, i piccoli centurioni de La Repubblica, il blocco di redattori e degli opinionisti importanti? Penso sia stata una scelta di Mauro, un direttore troppo forte e autorevole per lasciarsi imporre qualunque cosa.<br />
Sta di fatto che da un errore di strategia culturale sono nati altri errori. Il più evidente è l’aver fatto de La Repubblica la bandiera della battaglia continua, ossessiva e irrazionale contro il centrodestra e, soprattutto, contro Berlusconi. Il Cavaliere, o il Caimano, viene preso di mira ogni giorno in ogni pagina del giornale. Nelle cronache, negli editoriali, nelle rubriche, nelle vignette, persino nella scelta delle fotografie.<br />
Il Cavaliere non è un padreterno. Ha molti difetti. E sbaglia spesso, come accade a tutti i leader di partito. È giusto che la stampa lo controlli, lo critichi, lo attacchi quando è necessario. Ma considerarlo il genio del male, un nuovo Mussolini o un Hitler redivivo, pronto a mettere l’Italia in catene, serve soltanto al suo vittimismo. E induce a commettere troppi passi falsi.<br />
Nell’ultimo anno, l’acume politico de La Repubblica ha fatto cilecca non poche volte. L’abbaglio più vistoso è stato quello di convincersi che il centrosinistra di Veltroni avrebbe vinto le elezioni politiche del 2008. Molti indizi inducevano a pensare il contrario. Ma in largo Fochetti hanno preferito non vederli. Di questa cecità i lettori de La Repubblica hanno avuto un esempio difficile da dimenticare. È il pronostico di Scalfari, scolpito alla fine di un suo ennesimo editoriale contro le malefatte del Caimano. La domenica 30 marzo 2008, due settimane prima del voto, Eugenio concluse così la sua predica festiva: «Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene, ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci».<br />
È anche per questa cecità che, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, La Repubblica è entrata in crisi. Il giornale di Ezio Mauro non è l’unico a soffrire. Tutti i grandi quotidiani, a parte La Stampa di Anselmi e Il Sole 24 ore di Ferruccio De Bortoli hanno il fiato grosso. Perdono copie per una crescente disaffezione dei lettori. E perdono pubblicità, a causa della depressione economica che fa sparire gli inserzionisti. I ricavi degli editori si riducono. Diventa obbligatorio tagliare tutti i costi, anche quello del personale di redazione. Pure i collaboratori di rango si vedono ridurre i compensi. Ma è la mia vecchia La Repubblica a soffrire di più. Nel dicembre 2008, secondo i dati della Federazione italiana degli editori dei giornali, aveva perso il 15.2% delle copie diffuse rispetto al dicembre 2007. E il suo distacco dal Corriere era cresciuto perché la flessione di via Solferino non aveva superato l’8%. È evidente che il pensiero unico non rende. Parlo del pensiero di largo Fochetti. Qui si forma un giornale obeso per numero di pagine, monolitico, sempre uguale a se stesso, prevedibile e noioso. L’esatto contrario del foglio libertino teorizzato da Scalfari. Tutti gli editorialisti la vedono allo stesso modo e scrivono il medesimo articolo. Di solito sparacchiando contro Berlusconi, il mostro da abbattere. L’effetto è quello del disco rotto che ripete di continuo una sola canzone. Le opinioni in contrasto con il coro non sono ammesse, come dimostra la mia piccola vicenda. Pure il lettore più distratto sa in partenza cosa leggerà l’indomani su La Repubblica. Del resto, molti lettori, soprattutto a sinistra, non vogliono avere sorprese, visto che hanno già tante disgrazie. Desiderano essere rassicurati nelle loro opinioni. Rifiutano di veder mettere in dubbio quello che pensano. E alle domande imbarazzanti preferiscono i luoghi comuni, le prediche abituali, il rosario immutabile delle invettive e degli elogi. In questo senso, cito Andrea Romano, «La Repubblica è l’unico vero giornale di partito che sopravviva in Italia». Però tanti altri lettori non ragionano così. E cambiano giornale o smettono di acquistarne uno.</p>
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		<title>Animalisti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 10:28:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella regione in cui abito, la Liguria, decisamente gli imbecilli non mancano. Dimostrazione ne è un recente fatto di cronaca, riportato anche dai quotidiani nazionali. Mentre nell&#8217;Abruzzo devastato dal terremoto sono morti anche dei bambini, qui c&#8217;è gente che fa le manifestazioni per la salvezza del cinghiale Pierone. Pare che gli animalisti tengano alla vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella regione in cui abito, la Liguria, decisamente gli imbecilli non mancano.</p>
<p>Dimostrazione ne è un recente fatto di cronaca, riportato anche dai <a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_09/erika_dellacasa_genova_difende_i_cinghiali_sassi_sugli_agenti_3376b782-24e5-11de-a682-00144f02aabc.shtml">quotidiani nazionali</a>.</p>
<p>Mentre nell&#8217;Abruzzo devastato dal terremoto sono morti anche dei bambini, qui c&#8217;è gente che fa le manifestazioni per la salvezza del cinghiale Pierone. Pare che gli animalisti tengano alla vita dell&#8217;ungulato oltre ogni limite di buon senso e di decenza; gli portano da mangiare paste e focacce, lo accarezzano, e a furia di sit-in, slogan, sfilate e dopo aver preso a sassate la polizia sono riusciti a ottenere dal politico di turno che il cinghiale Pierone venga &#8220;esentato dalla caccia&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altra parte che accadano cose così assurde non deve stupire. Questa è la regione che ha avuto la bizzarria di eleggere a proprio presidente non un qualunque farabutto, come nelle altre regioni. Giammai: noi qui ci siamo andati a scegliere Claudio Burlando, ex dirigente del Partito Comunista noto per il suo &#8220;vezzo&#8221; di <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/burlando-contromano/burlando-contromano/burlando-contromano.html">guidare contromano in autostrada</a>.</p>
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		<title>Deliri antirazzisti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 10:14:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La partecipazione alla conferenza Durban II]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_184" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-184" title="frattini" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/03/frattini.jpg" alt="Franco Frattini esibisce il suo certificato di antirazzismo" width="200" height="218" /><p class="wp-caption-text">Franco Frattini esibisce il suo certificato di antirazzismo</p></div>
<p>L&#8217;antirazzismo è divenuto un dogma talmente sacro che ormai gli uomini politici, i principali adoratori di questo feticcio politicamente corretto, arrivano al punto di accusarsi l&#8217;un l&#8217;altro di non essere sufficientemente antirazzisti. Dopo aver creato figure giuridiche senza precedenti nella civiltà occidentale, come il reato di &#8220;odio razziale&#8221;, dopo aver vietato e punito la ricerca storica (perché non si sa mai, potrebbe portare anch&#8217;essa all&#8217;&#8221;odio razziale&#8221;), dopo aver inserito lo psicoreato tra i pilastri di questa edenica società da Grande Fratello, li si può ora osservare mentre inveleniti dall&#8217;odio antirazzista si lanciano turpi accuse tra loro.</p>
<p>A quanto si può leggere, per esempio sul <a rel="nofollow" href="http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_06/durban_francia_1218809c-0a65-11de-91a6-00144f02aabc.shtml">Corriere</a>, Stati Uniti, Canada e l&#8217;immancabile, servizievole Italia si sono ritirate dalla Conferenza (manco a dirlo, antirazzista) di Durban (Durban II) perché quest&#8217;ultima a quanto pare non è sufficientemente esplicita contro il pericolo dell&#8217;antisemitismo.In altre parole l&#8217;antirazzismo sarebbe un concetto troppo generico, che può andar bene per tutelare anche i boscimani o gli eschimesi, mentre c&#8217;è da difendere dal pericolo razzista gente ben più importante di questi popoli marginali.</p>
<p>La logica bizzarra di questo fanatismo antirazzista è ineccepibile&#8230;</p>
<p>Altri stati che normalmente sono in prima linea nel prostrarsi ai <em>diktat</em> israeliani, come la Francia e il Vaticano, a quanto pare invece parteciperanno alla conferenza. Probabilmente per farla diventare &#8220;antirazzista&#8221; sul serio.</p>
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		<title>Elementare, Watson</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 20:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Affermazioni lapalissiane del premio Nobel James Watson sull'ineguaglianza delle razze umane destano lo sdegno di benpensanti e moralisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="374" align="right" alt="James Watson" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/image/300px-JamesDWatson.jpg" />Il premio Nobel per la medicina <a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/james-watson">James Watson</a> è l&#8217;ultimo bersaglio dei periodici anatemi e <em>crucifige</em> che la variopinta (ma ben organizzata) banda di politici, giornalisti, femministe, terzomondisti, fricchettoni e radical-chic periodicamente lancia contro tutti coloro che non si uniscono al coro politicamente corretto, egalitario e pacifista che pare essere divenuto obbligatorio cantare al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p>La notizia, ripresa con grande profluvio di commenti scandalizzati dai media mondiali, è la seguente (cito dal <a href="http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml" rel="nofollow"><em>Corriere della Sera</em></a>):</p>
<p>&#8220;Una serie di affermazioni decisamente controverse. E che da molte parti gli valgono l&#8217;esplicita accusa di razzismo. Per lo scopritore della struttura del Dna, lo scienziato e premio Nobel nel 1962 per la medicina, James Watson, 79 anni, i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali. Affermazione che ha suscitato polemiche e condanne nel Regno Unito alla vigilia del suo arrivo a Londra per la presentazione del suo libro «Avoid boring people. Lessons from a life in science». Lo riporta il quotidiano britannico The Independent. Watson si dice pessimista «Per le prospettive del continente africano, dal momento che tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza sia pari alla nostra, mentre tutti i test lo smentiscono»&#8221;.</p>
<p>A quanto pare, l&#8217;essersi riferito ai noti test del QI non è accettabile. Per la banda di cui si diceva prima, infatti, non soltanto la convivenza è un dovere cui è vietato opporsi. L&#8217;eguaglianza tra gli uomini non può più limitarsi ai diritti, alla sfera cioè in cui l&#8217;uomo può intervenire. Laddove la natura, per ragioni ai loro occhi profondamente ingiuste, semina differenze, queste vanno negate. Non si deve parlarne. Sulle differenze intellettive non bisogna proferire parola.</p>
<p>E&#8217; piuttosto singolare, comunque, che nessuno si scandalizzi quando si parla di altre differenze, più prettamente fisiche. Se durante una gara d&#8217;atletica un cronista afferma un&#8217;evidenza lapalissiana quanto quella del Nobel Watson, e cioè che gli atleti di colore normalmente eccellono nelle competizioni di corsa, nessuno pare farci caso. Che i migliori scattisti siano d&#8217;origine centrafricana, o i fondisti etiopica, non desta stupore. Scoccia però di più, ai politcamente corretti, constatare che i popoli di colore non trionfano praticamente mai nel nuoto.</p>
<p>E&#8217; piuttosto evidente che queste differenze hanno ragioni fisiche. Però la mentalità comune verso i popoli di altre origini spinge ad assumere nei loro confronti un atteggiamento paternalistico-protettivo, per il quale, per esempio, i dati dei test cui accenna Watson non vanno divulgati (ma ai tempi di internet è piuttosto agevole documentarsi comunque). Il solo farvi cenno costituisce <em>tout court</em> razzismo e discriminazione.</p>
<p>Sul sito del quotidiano buonista per eccellenza, la <em>Repubblica</em>, si trova qualche ulteriore informazione.  Si legge per esempio che un tale  Keith Vaz, parlamentare laburista, ha affermato che &#8220;è triste vedere un uomo di scienza di questo livello abbandonarsi a commenti senza alcun fondamento scientifico e così offensivi che, sono sicuro, la comunità scientifica respingerà in quanto pregiudizi personali del dr. Watson&#8221;.</p>
<p>E&#8217; come se Vladimir Luxuria ci desse lezioni di astrofisica o Pannella pretendesse di confutare Einstein. Verrebbe da dire: ma pensate a fare il vostro mestiere. Peccato che non ne abbiano uno.</p>
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