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Libri alla rinfusa

31 ottobre, 2011 (18:38) | Libri | Di: admin

Traccio l’ormai solito aggiornamento delle ultime letture aggiungendo, questa volta, anche due titoli che avevo dimenticato di menzionare in precedenza: libri che avevo letto in estate e che, tra uno spostamento e l’altro, avevo finito per non appuntare. Si tratta dell’Hávamál, curato da Antonio Costanzo per Diana Edizioni, e di La terra dell’anima di Paolo Gismondi (Montedit).

Il primo è un breviario di teologia indoeuropea, e ancor più un insieme di norme comportamentali, massime etiche, interpretazioni magiche. Al tempo stesso, rispecchia in modo esemplare  quella visione del mondo islandese di cui è uno dei più mirabili prodotti letterari. Particolarmente meritevole il lavoro svolto dal curatore, che ha applicato un metodo di lettura al tempo stesso attento ai dettagli filologici e alla comprensione del significato profondo, con numerosi e pertinenti paralleli con altri importanti testi indoeuropei, da Roma all’India.

La raccolta di Paolo Gismondi La terra dell’anima è un interessante viaggio personale in forma di poesia, con la peculiarità che l’autore si pone di fronte al mondo in modo radicalmente critico, giacché la sua prospettiva è quella di un tradizionalismo rigoroso. Alcune letture lasciano il segno sulla personalità. Chi si accosta al tradizionalismo negli anni della giovinezza, se è persona coerente, non può che accettare o respingere in toto il capovolgimento mentale, e in certa misura anche spirituale, che questo comporta; una simile rivoluzione interiore non è indolore, e l’equilibrio dato da tanti puntelli crollati deve essere ricostruito su nuove basi più solide. La terra dell’anima, a mio avviso, affronta con coraggio anche questi sommovimenti e il sorgere di una consapevolezza più dura e severa.

Ammetto di aver sempre subito il fascino delle copertine. Per mesi ho visto nella vetrina di una libreria il libro di Bruna Pompei Eugenio Wolk “Lupo” comandante dei Gamma della Decima Mas (Ritter), e l’immagine che vi campeggia ha continuato come un tarlo a incuriosirmi. Il volto di Wolk in tenuta da palombaro mi ha destato una tale simpatia che alla fine ho comprato il libro per leggere della vita avventurosa di Wolk. Particolarmente interessanti i dettagli dell’impresa della marina italiana a Gibilterra, corredati di foto e cartine che non avevo mai visto prima.

Sempre in tema di storia militare H.U. Rudel, Il pilota di ferro, in una vecchia edizione Longanesi; mi pare che il libro sia stato ripubblicato recentemente con un titolo modificato. E’ l’autobiografia dell’unico militare mai insignito della Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia in Oro, Spade e Diamanti. Ferito gravemente più e più volte, sempre impegnato sul fronte dell’est, Rudel distrusse una quantità impressionante di carri armati, mezzi corazzati, navi, aerei e installazioni militari. Rimase integro anche dopo la catastrofe.

Mi è piaciuto il curioso Manuale di zoologia fantastica di J.L. Borges e M. Guerrero, di cui aveva scritto anche Alfonso Piscitelli sul sito, in un articolo intitolato Animali e uomini. Io ho letto però l’edizione Einaudi, il cui originale deve essere precedente, e lievemente più breve, rispetto a quella Adelphi. Questo libro che parla di curiosi animali fantastici, in larga misura nati dall’unione di animali reali, induce a singolari associazioni di idee.

Ho letto il brevissimo e meritevole libretto di Nino Codagnone, Lo strano naufragio del piroscafo postale Santa Lucia (Mursia), nel cui titolo forse si sarebbe potuto omettere l’aggettivo “strano”, giacché la storia di questo affondamento è certamente triste, ma non rappresenta un fatto eccezionale o raro in tempo di guerra.

Come per altri autori, anche con Adolfo Bioy Casares sono incappato in un libro (Un leone nel parco di Palermo, Einaudi) che raccoglie vari racconti, la maggior parte dei quali avevo già letto in altre antologie. Poi l’immancabile giallo di Simenon (Maigret e l’uomo solitario).

Infine, smentendo parzialmente quanto ho scritto poche righe sopra, devo aggiungere che talvolta leggo anche libri a dispetto delle loro copertine repellenti; al punto che ho letto Il grande viaggio in slitta di Knud Rasmussen (ed. Quodlibet), che nessuno sano di mente si sognerebbe di acquistare se si limitasse a giudicare dalle apparenze. In effetti questa casa editrice parrebbe voglia competere con Guanda nel triste primato delle copertine più oscene del panorama editoriale italiano.

Ad ogni modo si tratta di uno dei più bei racconti di viaggio e di esplorazione che mi siano capitati tra le mani. Rasmussen, danese nato in Groenlandia, fu uno degli ultimi grandi esploratori artici: condusse sette campagne di studi tra gli eschimesi, tutte sotto il nome di Thule, facendo scoperte di grande rilievo sotto il profilo etnografico. I suoi resoconti vengono accostati ai romanzi del Grande Nord di Jack London, e il paragone non è eccessivo.

Tra le curiosità annotate, Rasmussen notava con un certo stupore che i nomi dati dagli eschimesi ai loro villaggi nella Terra di Baffin e in America ripetevano in modo esatto quelli groenlandesi: si tratta dell’evidente conferma di un modello antropologico che si è ripetuto molte volte nel tempo, come ha dimostrato anche Felice Vinci con il suo Omero nel Baltico.

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