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Blog del Centro Studi La Runa



Mese: maggio, 2009

Intellettuali di sinistra

27 maggio, 2009 (10:45) | Facile ironia | Di: admin

Ezio Mauro, il direttore del quotidiano degli intellettuali di sinistra La Repubblica

Ezio Mauro, il direttore del quotidiano degli intellettuali di sinistra La Repubblica

E’ uscito sul Giornale un articolo di Giampaolo Pansa che descrive in modo quasi perfetto la sedentarietà intellettuale e l’atteggiamento acido-spocchioso che caratterizzano gli intellettuali di sinistra. La cui più tipica rappresentazione è con la Repubblica sotto il braccio. Quel tipo di persone che detengono la funzione di vergini custodi dei dogmi politicamente corretti. Personaggi i cui anatemi sono (per me inspiegabilmente) temuti, anziché derisi e sbeffeggiati.

Lo riproduco qui di seguito, nella speranza di trovare presto un articolo altrettanto graffiante sui lettori del Giornale.

* * *

La Repubblica di Ezio Mauro ha rifiutato qualsiasi revisionismo, anche il più moderato, per timore di perdere una quota dei suoi lettori. Quella più vecchia intellettualmente. La più allineata ai miti della sinistra. La più ostinata nel difendere la favola storica che per anni le è stata presentata come l’unica verità. Non soltanto dai partiti di sinistra, ma da molti testi scolastici di storia. Ho lavorato per quasi cinquanta anni in tanti giornali. E so bene che tutti sono in qualche modo prigionieri dei propri lettori. Per entrare in crisi, non è necessario perderli per intero: è sufficiente vedersi abbandonare da una frazione non secondaria di chi ti compra ogni giorno.
È quel che sta accadendo a La Repubblica. Non ha perso lettori che militano a sinistra, tranne i più radicali e frustrati. Bensì quelli che da un giornale pretendono equilibrio nelle cronache, pluralismo di opinioni, analisi politiche non viziate dal partito preso. Non riesco a capire perché Mauro non abbia scelto questa seconda strada. E sia rimasto inchiodato sul perbenismo pedagogico, tutto inclinato a sinistra, in difesa del partito Democratico. Lo ha deciso lui, essendo un moderato intelligente? Lo ha deciso il suo editore? Lo hanno deciso, e glielo hanno imposto, i piccoli centurioni de La Repubblica, il blocco di redattori e degli opinionisti importanti? Penso sia stata una scelta di Mauro, un direttore troppo forte e autorevole per lasciarsi imporre qualunque cosa.
Sta di fatto che da un errore di strategia culturale sono nati altri errori. Il più evidente è l’aver fatto de La Repubblica la bandiera della battaglia continua, ossessiva e irrazionale contro il centrodestra e, soprattutto, contro Berlusconi. Il Cavaliere, o il Caimano, viene preso di mira ogni giorno in ogni pagina del giornale. Nelle cronache, negli editoriali, nelle rubriche, nelle vignette, persino nella scelta delle fotografie.
Il Cavaliere non è un padreterno. Ha molti difetti. E sbaglia spesso, come accade a tutti i leader di partito. È giusto che la stampa lo controlli, lo critichi, lo attacchi quando è necessario. Ma considerarlo il genio del male, un nuovo Mussolini o un Hitler redivivo, pronto a mettere l’Italia in catene, serve soltanto al suo vittimismo. E induce a commettere troppi passi falsi.
Nell’ultimo anno, l’acume politico de La Repubblica ha fatto cilecca non poche volte. L’abbaglio più vistoso è stato quello di convincersi che il centrosinistra di Veltroni avrebbe vinto le elezioni politiche del 2008. Molti indizi inducevano a pensare il contrario. Ma in largo Fochetti hanno preferito non vederli. Di questa cecità i lettori de La Repubblica hanno avuto un esempio difficile da dimenticare. È il pronostico di Scalfari, scolpito alla fine di un suo ennesimo editoriale contro le malefatte del Caimano. La domenica 30 marzo 2008, due settimane prima del voto, Eugenio concluse così la sua predica festiva: «Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene, ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci».
È anche per questa cecità che, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, La Repubblica è entrata in crisi. Il giornale di Ezio Mauro non è l’unico a soffrire. Tutti i grandi quotidiani, a parte La Stampa di Anselmi e Il Sole 24 ore di Ferruccio De Bortoli hanno il fiato grosso. Perdono copie per una crescente disaffezione dei lettori. E perdono pubblicità, a causa della depressione economica che fa sparire gli inserzionisti. I ricavi degli editori si riducono. Diventa obbligatorio tagliare tutti i costi, anche quello del personale di redazione. Pure i collaboratori di rango si vedono ridurre i compensi. Ma è la mia vecchia La Repubblica a soffrire di più. Nel dicembre 2008, secondo i dati della Federazione italiana degli editori dei giornali, aveva perso il 15.2% delle copie diffuse rispetto al dicembre 2007. E il suo distacco dal Corriere era cresciuto perché la flessione di via Solferino non aveva superato l’8%. È evidente che il pensiero unico non rende. Parlo del pensiero di largo Fochetti. Qui si forma un giornale obeso per numero di pagine, monolitico, sempre uguale a se stesso, prevedibile e noioso. L’esatto contrario del foglio libertino teorizzato da Scalfari. Tutti gli editorialisti la vedono allo stesso modo e scrivono il medesimo articolo. Di solito sparacchiando contro Berlusconi, il mostro da abbattere. L’effetto è quello del disco rotto che ripete di continuo una sola canzone. Le opinioni in contrasto con il coro non sono ammesse, come dimostra la mia piccola vicenda. Pure il lettore più distratto sa in partenza cosa leggerà l’indomani su La Repubblica. Del resto, molti lettori, soprattutto a sinistra, non vogliono avere sorprese, visto che hanno già tante disgrazie. Desiderano essere rassicurati nelle loro opinioni. Rifiutano di veder mettere in dubbio quello che pensano. E alle domande imbarazzanti preferiscono i luoghi comuni, le prediche abituali, il rosario immutabile delle invettive e degli elogi. In questo senso, cito Andrea Romano, «La Repubblica è l’unico vero giornale di partito che sopravviva in Italia». Però tanti altri lettori non ragionano così. E cambiano giornale o smettono di acquistarne uno.

Viaggi polari

8 maggio, 2009 (15:41) | Libri, Nord | Di: admin

polo-nordDomenica scorsa è andata in onda sull’Argonauta (trasmissione settimanale di radiorai diretta da Gianfranco de Turris) una mia breve recensione de La Stella polare nel mare artico, resoconto del viaggio avventuroso compiuto dal Duca degli Abruzzi nel 1899-1900, con meta il Polo Nord. Ho parlato per circa un minuto. La spedizione su slitte, guidata dal comandante Cagni, raggiunse gli 86° 34′ di latitudine Nord il 25 aprile 1900: mai nessun uomo prima di allora si era spinto tanto a settentrione. La spedizione ispirò molti autori (Pascoli e Salgari per citarne un paio).

Il tema ha iniziato ad appassionarmi circa sei mesi fa. Lessi quasi per caso Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre di Christoph Ransmayr, che è relativo a una spedizione precedente di circa venticinque anni, quella austroungarica di Payer e Weyprecht (che scoprirono l’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe). Poi per me è stata la volta della Stella polare nel mare artico, trovata nella seconda edizione del 1902 su una bancarella. Il tema delle esplorazioni ha cominciato ad appassionarmi; ho letto una biografia del Duca degli Abruzzi (di Gigi Speroni), il resonconto del viaggio himalayano del Duca degli Abruzzi scritto da Filippo de Filippi, un’asettica Storia dell’Antartide scritta da un certo Frank negli anni ’50, poi il libro di Alfred Lansing sul naufragio dell’Endurance e la vicenda di Shackleton di cui sapevo solo per l’omonima canzone di Battiato, e poi ancora la storia tragica di Scott narrata benissimo da Zweig in Momenti fatali. In questi giorni ho terminato la lettura di un’altra terribile spedizione artica, quella della Karluk nel 1913-14 (Prigionieri dei ghiacci di Jennifer Niven).

Ma soprattutto, ho messo da parte diversi libri per le settimane a venire: Nella terra della morte bianca di Albanov, Il mio volo polare di Roald Amundsen, la biografia dello stesso Amundsen scritta da Quilici, un libro sull’Alaska e varie altre cose su naufragi, svernamenti, viaggi polari ed esplorazioni. Se leggessi un po’ meglio (anzi parecchio meglio) il tedesco mi piacerebbe affrontare anche il romanzo Nebelheim di cui ho visto un bel video di presentazione.

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Aggiornamento: due link interessanti -> Viaggi polari e Circolo polare.