Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Mese: dicembre, 2008

Il padrone di casa

9 dicembre, 2008 (19:23) | Libri | Di: admin

Ricevo la segnalazione dell’uscita di un nuovo libro di Alberto Samonà. Volentieri ne riporto la scheda qui di seguito.

In libreria il romanzo “Il padrone di casa” di Alberto Samonà

Alberto Samonà, Il padrone di casa

Alberto Samonà, Il padrone di casa

Lo studio di sé è il filo conduttore de Il padrone di casa, romanzo epistolare del giornalista Alberto Samonà in libreria per le edizioni Robin di Roma.
La narrazione del libro si svolge secondo una scansione temporale di dodici mesi, contrassegnati, ciascuno, da una lettera che il protagonista del libro, un uomo sui quarant’anni, scrive ad un’amica lontana.
L’uomo cerca risposte e pone le proprie domande alla donna, ma la destinataria delle lettere resta in silenzio, mentre un ritmo circolare, evidenziato dalla mancanza di una risposta, contrassegna lo scorrere del tempo.
Il protagonista è “dipinto” dall’autore come un ricercatore addentro agli studi esoterici con un passato di militante di destra, che, però, ad un certo punto, complice una causa esteriore, si rende conto di come abbia beatamente trascorso tutta la propria vita nel sonno, nell’appagamento dei propri
ego, ingigantiti anche dagli stessi studi da lui stesso svolti, nonostante lo scopo di questi fosse, in origine ben diverso e cioè, un fine di “liberazione”. Da qui, una “presa in carico” della propria situazione e il tentativo di uscirne, documentato dalle dodici lettere che il protagonista scrive all’amica, apparentemente semplici resoconti di vita ordinaria, in realtà tappe di un simbolico intimo viaggio in se stesso, o comunque, attività preparatorie al compimento del viaggio.
La donna resta muta per tutto il libro, fino a quando, forse, si può incominciare a sentire la voce del “padrone di casa”, il solo in grado di mettere ordine fra le mille altre voci che convivono nell’autore delle lettere.
Non mancano riferimenti a Evola e Guenòn e pagine interamente ispirate al pensiero tradizionale. Evidente anche l’influenza dell’insegnamento di Gurdjieff, nonostante l’autore, per rispetto e discrezione, non citi mai la fonte: un modo elegante che scongiura il rischio di appesantire la lettura.
Alla lettura lineare che lo fa somigliare ad un ordinario libro di narrativa, però, se ne aggiunge una meno evidente, “esoterica”, perché nelle pagine del romanzo è come se vi fossero molteplici segnali di un universo nascosto, che non appare immediatamente, ma che si disvela solo a chi sa guardare oltre, secondo il metodo tradizionale della conoscenza sintetica e analogica.

Alberto Samonà, Il padrone di casa, Edizioni Robin (Roma), pagg. 156, prezzo 12 euro.

Alberto Samonà, autore e giornalista siciliano, ha scritto diversi libri a contenuto simbolico, fra cui Le colonne dell’eterno presente (ila-palma 2001), La Tradizione del Sé (Atanòr, 2003), Riti pasquali (AA.VV. Ac-Mirror 2005), Tarocchi (AA. VV. Ac-Mirror, 2005). Dal suo racconto intitolato La bambina all’Alloro, il cantastorie iracheno Yousif Latif Jaralla ha tratto lo spettacolo teatrale Le orme delle nuvole. Ha scritto e diretto a teatro la piéce Una fiamma a Campo de’Fiori, sulla figura di Giordano Bruno. È componente della giuria nazionale del concorso letterario “Subway letteratura”.

A ciascuno il suo

6 dicembre, 2008 (19:23) | Oggigiorno, Storia | Di: admin

Riporto un articolo che ho appena letto sul blog Orizzonte Italiano.
A ciascuna epoca, il tipo di “eroi” che si merita.

“Ieri a Ravenna, all’interno della sede del Comune, è andato in scena un episodio vergognoso e inqualificabile: è stato inaugurato un busto raffigurante Arrigo Boldrini, detto “comandante Bulow”, criminale partigiano poi diventato esponente del PCI, morto lo scorso 22 gennaio a 92 anni. Per la cronaca, vi è stata un aspro scontro tra i militanti del PDL, ai quali si è aggregata Fiamma Tricolore, e gli esponenti del centrosinistra spalleggiati da estremisti di sinistra. Ma lasciamo la parola a Giampaolo Pansa, che nel suo Il sangue dei vinti descrive magistralmente la crudeltà sanguinaria di Boldrini e dei suoi uomini, autori di tremendi crimini di guerra:

«I prelevatori [Boldrini e i suoi] ripartirono da Pescantina con 23 o 25 prigionieri, comprese 4 ausiliarie, anche loro di Ravenna. Arrivati a Codevigo poco prima della mezzanotte, scaricarono il bottino a Villa Ghellero. Qui la procedura fu rapida: poche domande in dialetto, senza livore, pestaggio soltanto per gli ufficiali [fascisti] e graduati. Poi il trasferimento sulle sponde del Bacchiglione [fiume della zona], che scorre un po’ più lontano dal Brenta. I prigionieri, sempre fatti spogliare, furono giustiziati e gettati in acqua. In un certo senso, fu un’esecuzione maldestra perché due fascisti la scamparono, fuggendo nella notte».

E ancora un altro passo del libro:

«Il 10 maggio, i partigiani [di Bulow] raggiunsero Bussolengo […], raccolsero una trentina fra ufficiali e militi del vecchio presidio della GNR [Guardia Nazionale Repubblicana, corpo fascista]. Anche a Bussolengo nessuno pensò di fuggire o di opporsi alla cattura. Erano tutti convinti di andare a Ravenna per un semplice interrogatorio. Il camion, stracarico di prigionieri, si fermò a Codevigo. La procedura fu quella solita: qualche domanda, botte per gli ufficiali e un maresciallo, trasporto sull’argine del Brenta, fucilazione. I giustiziati precipitarono nel fiume, spogliati di tutto e crivellati di pallottole».

Un altro passo:

«Una squadra [di partigiani di Bulow] si spinse fino a Verona, dove si era arreso un reparto della GNR. […] Andarono in un certo paese e ne prelevarono una decina [di militi fascisti], forse di più […]. Arrivata a Codevigo, la squadra si fermò sull’argine del Brenta. Stella [autore dei un libro cui Pansa ha attinto le fonti] racconta che i fascisti catturati vennero fati scendere a tre alla volta, spogliati e uccisi a raffiche di mitra. Ne morirono tra i 12 e i 15. Di questo carico se ne salvò uno solo […], venne soccorso da un militare del “Cremona”, che amoreggiava sull’argine con una ragazza. Sopravvisse e divenne uno dei testimoni dell’eccidio».

Ma quanti furono i giustiziati a Codevigo? Pansa dà la risposta:

«[…] in totale 168 giustiziati. Ma l’autore [sempre Stella] sostiene che di molti altri lì soppressi non è ancora oggi possibile avere conoscenza»

E cosa risposero i criminali partigiani capeggiati da Bulow, quando chiesero loro delle stragi commesse?

«Hanno sempre risposto nello stesso modo: non siamo stati noi»

C’è una sola cosa da dire a coloro che ieri hanno inaugurato il busto di Bulow: vergogna!”.

Chi voglia avere una panoramica sulla storia edificante del personaggio, può consultare la pagina (piuttosto apologetica) che gli è dedicata da wikipedia.