Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



A ciascuno il suo

6 Dicembre, 2008 (19:23) | Oggigiorno, Storia | Di: admin

Riporto un articolo che ho appena letto sul blog Orizzonte Italiano.
A ciascuna epoca, il tipo di “eroi” che si merita.

“Ieri a Ravenna, all’interno della sede del Comune, è andato in scena un episodio vergognoso e inqualificabile: è stato inaugurato un busto raffigurante Arrigo Boldrini, detto “comandante Bulow”, criminale partigiano poi diventato esponente del PCI, morto lo scorso 22 gennaio a 92 anni. Per la cronaca, vi è stata un aspro scontro tra i militanti del PDL, ai quali si è aggregata Fiamma Tricolore, e gli esponenti del centrosinistra spalleggiati da estremisti di sinistra. Ma lasciamo la parola a Giampaolo Pansa, che nel suo Il sangue dei vinti descrive magistralmente la crudeltà sanguinaria di Boldrini e dei suoi uomini, autori di tremendi crimini di guerra:

«I prelevatori [Boldrini e i suoi] ripartirono da Pescantina con 23 o 25 prigionieri, comprese 4 ausiliarie, anche loro di Ravenna. Arrivati a Codevigo poco prima della mezzanotte, scaricarono il bottino a Villa Ghellero. Qui la procedura fu rapida: poche domande in dialetto, senza livore, pestaggio soltanto per gli ufficiali [fascisti] e graduati. Poi il trasferimento sulle sponde del Bacchiglione [fiume della zona], che scorre un po’ più lontano dal Brenta. I prigionieri, sempre fatti spogliare, furono giustiziati e gettati in acqua. In un certo senso, fu un’esecuzione maldestra perché due fascisti la scamparono, fuggendo nella notte».

E ancora un altro passo del libro:

«Il 10 maggio, i partigiani [di Bulow] raggiunsero Bussolengo […], raccolsero una trentina fra ufficiali e militi del vecchio presidio della GNR [Guardia Nazionale Repubblicana, corpo fascista]. Anche a Bussolengo nessuno pensò di fuggire o di opporsi alla cattura. Erano tutti convinti di andare a Ravenna per un semplice interrogatorio. Il camion, stracarico di prigionieri, si fermò a Codevigo. La procedura fu quella solita: qualche domanda, botte per gli ufficiali e un maresciallo, trasporto sull’argine del Brenta, fucilazione. I giustiziati precipitarono nel fiume, spogliati di tutto e crivellati di pallottole».

Un altro passo:

«Una squadra [di partigiani di Bulow] si spinse fino a Verona, dove si era arreso un reparto della GNR. […] Andarono in un certo paese e ne prelevarono una decina [di militi fascisti], forse di più […]. Arrivata a Codevigo, la squadra si fermò sull’argine del Brenta. Stella [autore dei un libro cui Pansa ha attinto le fonti] racconta che i fascisti catturati vennero fati scendere a tre alla volta, spogliati e uccisi a raffiche di mitra. Ne morirono tra i 12 e i 15. Di questo carico se ne salvò uno solo […], venne soccorso da un militare del “Cremona”, che amoreggiava sull’argine con una ragazza. Sopravvisse e divenne uno dei testimoni dell’eccidio».

Ma quanti furono i giustiziati a Codevigo? Pansa dà la risposta:

«[…] in totale 168 giustiziati. Ma l’autore [sempre Stella] sostiene che di molti altri lì soppressi non è ancora oggi possibile avere conoscenza»

E cosa risposero i criminali partigiani capeggiati da Bulow, quando chiesero loro delle stragi commesse?

«Hanno sempre risposto nello stesso modo: non siamo stati noi»

C’è una sola cosa da dire a coloro che ieri hanno inaugurato il busto di Bulow: vergogna!”.

Chi voglia avere una panoramica sulla storia edificante del personaggio, può consultare la pagina (piuttosto apologetica) che gli è dedicata da wikipedia.

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