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Blog del Centro Studi La Runa



La Destra e il ’68

3 settembre, 2008 (22:21) | Libri | Di: admin

Già da alcuni mesi – forse dallo scorso maggio – è uscito un libro agile e interessante sulla contestazione giovanile del ’68. Si tratta di 1968. Le origini della contestazione globale di Marco Iacona (Edizioni Solfanelli). Per una fortunata combinazione, avevo ricevuto dall’autore il libro fresco di stampa, e il giorno dopo ne avevo già terminato la lettura. Però non ho colto l’opportunità di scriverne in occasione delle varie commemorazioni retoriche del ’68 che si sono moltiplicate in primavera su giornali, riviste e programmi televisivi. Finalmente mi decido a farlo ora, segnalandone i contenuti e facendo una breve considerazione.Marco Iacona, 1968. Le origini della contestazione globale

Il saggio, che reca la presentazione di Gianfranco de Turris, è frutto di un’approfondita ricerca documentale. Iacona ha infatti consultato pazientemente libri, riviste e quotidiani, portando così alla luce non soltanto i fatti di cronaca – alcuni dei quali meno noti, perché sopravanzati nella memoria collettiva da altri, che hanno avuto maggiore rilievo simbolico -, ma anche le impressioni, le sensazioni e gli umori della stampa di fronte al progressivo montare della protesta studentesca.

Il libro si apre con due capitoli retrospettivi sul ’68, i suoi frutti culturali e sociali e su quella squallida e giovanilistica generazione che continua con poco senso di pudore a rivendicare meriti reducistici. Si entra poi nella ricostruzione storica vera e propria: Iacona riconduce le “cause scatenanti” della contestazione al discusso disegno di legge Gui che prevedeva una profonda riforma dell’insegnamento universitario.

L’autore esamina poi minuziosamente lo sviluppo delle reazioni ai fattti di cronaca da parte del periodico conservatore “Il Borghese”, evidenziando anche le posizioni talvolta diverse dei collaboratori (Bon Valsassina, Preda, Accame, Evola); analizza poi lo sviluppo dei fatti e alle reazioni della grande stampa e dei partiti politici, per tornare nei due capitoli conclusivi ad appuntare l’attenzione sulla Destra e la sua ondivaga posizione nei confronti del movimento protestatario.

Da tempo a Destra si è diffusa e ripetuta una voce, che a lungo andare è entrata nelle orecchie e nei cervelli di molti, persino dei più refrattari alle idee e a tutto ciò che puzza lontanamente di riflessione. Se, quindi, persino il presidente di quel partito che ha scelto per proprio simbolo i colori di Israele ha recentemente affermato che la Destra, con il ’68, avrebbe perduto una grande occasione, è evidente che il concetto si è fatto strada. Come sempre, però, più le idee si diffondono più vanno variegandosi.

Il presidente di cui si diceva poc’anzi, probabilmente, aveva in mente soltanto gli sballi della marjuana di cui ha rivendicato gli abusi di gioventù; altri, dagli orizzonti culturali meno angusti, volevano forse prefigurare l’opportunità di rinnovare simboli e slogan e di indicare ai giovani un’alternativa al modello di sviluppo di marca statunitense.

A questo proposito mi pare utile citare un passo di Adriano Romualdi, tratto da Ordine Nuovo (Contestazione controluce):

“Mentre le sinistre, con tutta una rete di circoli politici e culturali, agitavano, con sempre maggiore fantasia, tutta una serie di temi rivoluzionari, la gioventù di destra era castigata a montar la guardia al “ dio-patria-famiglia” . Si parlava un po’ di Gentile, il cui patriottismo generico era abbastanza scolorito e tranquillizzante, ma si evitavano con gran cura le tesi antiborghesi d’uno Julius Evola. La parola d’ordine era di amare la patria e la conciliazione, di odiare il divorzio, il cinema pornografico e la Süd Tiroler Volkspartei. Fascisti si, ma con moderazione; dei nazisti, neppure parlarne. Ci si deve meravigliare se molti dei migliori giovani di destra siano diventati “cinesi”? Per un giovane di temperamento veramente fascista, le parole estreme, la violenza, le bandiere dei “cinesi” venivano a surrogare quel che la destra ufficiale, tiepida e invecchiata, non poteva più dare. Ci si può meravigliare se per reazione, sorse il fenomeno dei nazimaoisti?”

Commenti

Commento di Camomil
Ora: 30 novembre 2008, 23:26

“Odiare il divorzio, il cinema pornografico….” Nel fascismo e nel neofascismo esiste solo il filone vetero-cattolico o filo-lefevrianoo esiste anche un fascismo ateo o pagano che pur combattendo il comunismo accetta l’anticlericalismo, il laicismo, l’aborto, la pornografia e forme di libertà sessuale? Per esempio quali potrebbero essere state le opinioni su aborto, pornografia, prostituzione ed erotismo di un D’Annunzio, di un Evola o di un Marinetti(Non so perchè ma li considero apparentemente atei)? Avrebbero anche loro condannato queste cose oppure sarebbero stati favorevoli ed in linea, loro anticomunisti, con alcuni movimenti di sinistra dei giorni nostri?

Commento di Camomil
Ora: 30 novembre 2008, 23:30

“Nel fascismo e nel neofascismo esiste solo il filone vetero-cattolico o filo-leferiano o esiste” scusate, prima mi ero dimenticato di separare la parola filo-lefevriano dalla o.

Pingback di Il Maestro della Tradizione | Huginn e Muninn
Ora: 9 marzo 2009, 23:05

[…] vario titolo si sono avvicinati al pensiero del filosofo della Tradizione. Come già in passato per La Destra e il ‘68, altro libro che Iacona aveva avuto la gentilezza di farmi avere caldo di stampa, ho sprecato […]

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