Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



In vino veritas

19 novembre, 2007 (16:52) | Libri | Di: admin

E’ stato pubblicato da poco tempo un interessante libro sul vino e la sua influenza nella cultura e nelle tradizioni religiose. Si tratta di Louis Charpentier, Il mistero del vino. Mito e storia della bevanda sacra agli dei (Edizioni l’Età dell’Acquario, pp. 224, € 19,00).

L’autore, che ha pubblicato diversi altri saggi su tradizioni, simbolismo ed esoterismo, insiste particolarmente sul forte legame simbolico che unisce il vino al sangue, non soltanto in ambito cristiano. Meno rilievo è invece dato al nesso tra il vino, da una parte, e la guerra e la poesia (in senso “magico”), dall’altra; anche se, a rigore, questi elementi sono da ricondursi più all’ebbrezza e alla bevanda magica in generale che al vino in senso stretto. Tale è il caso, per esempio, del soma vedico o dell’idromele di Odino (su questi temi si possono vedere, per esempio, Furor di Mario Polia e Avvicinamenti di Ernst Jünger).

Il mistero del vino

Comunque il libro di Charpentier, nonostante qualche ricostruzione arbitraria, presenta dati interessanti e che meritano di essere compresi a fondo. Per esempio, l’autore si sofferma sull’uso del vino in Grecia, a Roma e presso i Celti, sulle citazioni bibliche, sul binomio di pane e vino, sulla vite e sui vari elementi, naturali e meccanici, che fanno sì che l’uva divenga vino.

Un capitolo piuttosto interessante è dedicato a Il vino e l’alchimia, dove Charpentier scrive tra l’altro: “senza il vino sarebbe impossibile realizzare la pietra filosofale, poiché una delle prime fasi del lavoro alchemico, che consiste nell’unire strettamente il Mercurio filosofale allo zolfo, necessita dell’impiego di un sale. E questo sale è appunto il carbonato, che gli autori antichi chiamavano crema di tartaro e che, una volta estratto dal tartaro delle botti, viene convenientemente preparato”.

Merita una citazione anche un passo conclusivo del libro. L’autore vi distingue due tipi di ebbrezza, una gretta e meschina, l’altra nobile e quasi divina: “L’uomo deve conoscere l’ebbrezza, ma non un’ebbrezza qualsiasi. Essa gli sarà di beneficio solo se sarà spirituale, e nessuna bevanda senza spirito è in grado di provocare un’ebbrezza di tale natura”.

Commenti

Commento di homo sum
Ora: 21 novembre 2007, 15:21

homo homini lupus

Commento di homo sum
Ora: 21 novembre 2007, 15:22

Ho letto nelle agenzie il seguente comunicato:Euronews :La principessa archeologa Yasmin smentisce la scoperta del lupercale!

Il Lupercale? Un grosso equivoco!

Lupercale significa Buono(lup da lubh amore, amore universale o vrill forza vitale)eCale, ovvero Bello-Kalos).Era un tempio per iniziati della Gens Potitia Romana.Il tempio del Lupercale cela la mistica dell’Impero Universale e sorgeva sull’onfalos, ovvero umbellicus mundi, o betilo(nella cultura celtica pagana -graal) luogo gravido di magnetismo terrestre .

Clamorose rivelazioni della principessa archeologa Yasmin von Hohenstaufen!

Historia Potorum di Yasmin von Hohenstaufen ed. Alke’(2000) spiega i segreti del Lupercale!Il sito ascende alla Gens Potitia ed era un tempio di segreti di Eracles(sol) Invictus , su cui L’imperatore Augusto volle edificare la sua dimora come ratifica di continuita’agalmonica.Non e’ il luogo materiale ove La Lupa allatto’ i Gemelli,in quanto trattasi di un totem che si ispira a metafora.La pièce teatrale “Divina Commedia di Adelchi “di Princess Yasmin, regista Sir Vincent di Bonaventura svela i segreti della gens patrizia romana piu’ antica, la Gens Potitia da cui traeva origine Costantino,Re Desiderio(Pothos in greco) , Re Adelchi ed il figlio Poto.

La scoperta del Lupercale? Un grosso equivoco! La principessa Yasmin sconvolge e smentisce le tesi in merito alla scoperta.I miti vanno decriptati. La Lupa e’ semplicemente una metafora , un totem derivante dal palinsesto ed etimo lupa da lubha(amore,il cui anagramma e’ Roma,ovvero desiderio, in greco pothos , ovvero Forte ,potente ).Il nome vero di Roma era sussurrato solo dal Pontifex Romanorum e sacerdoti nei riti, ma mai svelato ai profani.

Basti pensare che , come scrive Macrobio, il nome Roma era ignoto persino ai piu’ dotti:”Ipsius vera urbis nomen etiam doctissimis ignotum est “.Il totem dei due gemelli ci riporta all’origine del nome amore che deriva da un gruppo linguistico pre-etrusco “Aminth “che significa doppio, gemello, specchio.La scelta dell’imperatore Augusto di far sorgere la propria dimora sui lupercali, era una sorta di legittimazione di un palinsesto agalmonico.Intanto bisogna sfatare la leggenda, ovvero comprendere cosa si cela dietro la semiologia ieratica del mito che ascende alla Gens Potitia, cultrice dei segreti di Ercole.L’etimo Pothos , cela la parola Desiderio, ovvero Amore (anagramma di Roma).La parola amore derivava dalla matrice etrusca Aminth che significa Doppio, ovvero gemello, nel senso di amore forza vitale spirituale e desiderio sensuale.La parola Remo , il cui anagramma e’ imero’ , in greco significa possente(poto, ovvero vrill forza vitale) mentre il nome nome Romolo , che indica di Roma, significa di amore (nel senso di Cipride , Venere).Dal palinsesto del totem significa amore spirituale ed amore sensuale. e’ chiaro che l’uccisione di Remo, fa soccombere l’Imero’ , ovvero il possente, ovvero il pothos, simbolo dell’amore quale vrill, forza vitale, spirituale , rispetto alla forza di Romolo, figlio di Venere , amore sensuale, terreno. La gens Potitia , che aveva diritto al rango di Iulia, Iovia , attraverso il mito di Eracles Invictus, celava e coltivava i misteri della Forza spirituale, amore universale che mettteva le ali all’amore profano.

Historia Potorum dell’archeologa Princess Yasmin von Hohenstaufen, ed. Alke’ svela, dal 2000 , i segreti del sito su cui sorgeva la dimora dell’imperatore Augusto, detto lupercale. La principessa Yasmin che dell’argomento ne ha fatto una pièce teatrale “La Divina Commedia di Adelchi”, regista Sir Vincent di Bonaventura , spiega:” Secondo la Mistica Ghibellina il nome Roma (anagramma Amor) celava il Carisma della Sancta Progenie e rivelarlo ai non addetti, ossia agli infedeli d’Amore, equivaleva ad infrangere e dissacrare i Misteri cui solo alla Genia Sacra(Saint Genis) di origine Troiana merocarolingia della Sacra Coppa -Regiae Stirpis Weiblingensium ,era dato accedere. (da “Sotto il Segno di Aprile ” ,il nome Ieratico di Stupor Mundi” edito ECP. di Yasmin von Hohenstaufen)Ma perche’ gli Avril de Saint Genis Saintonge , figli della Santa Coppa o Graal , o figli degli Auril(nome di Avril)hanno per stemma l’aquila sveva? Perche’ il vero nome dell’Aquila e’ Auril-AVRIl-AARI-ARI, Varja ,Sparvarius , Sparverius o Sparverius , nella Legge Salica e nei Capitolari di Carlo Magno.Tali etimi riconducono aVarja o Boron, Borea,Bor , da cui i Figli della Luce, Ari , Stirpe del Lampo e del Tuono,(Wurt-STUPOR”mundi” ovvero FRAGORE Furore, l’EFFRAYER),fu ma anche al Verro o Ver , il Bor, Totem di Venere(Freya) come il cinghiale .Spar , significa agitarsi ,scuotere(Kradaino) da cui il genere Sparviero , il Falco, simbolo del Sole , come l’Aquila(ARI), interscambabile con la Lancia -Spada del Graal . E’ indubbio che anche il “De Arte Venandi cum Avibus “celi una conoscenza occulta per iniziati.

Dunque l’ultimo poeta del periodo jonico,Ibico di una colonia calcidica ,R.C.,nei suoi versi stigmatizza le connessioni tra i vari termini:

“Ma per me in nessuna stagione mai l’amore si assopisce , come il tracio “vento BOREA, ardente tra le folgori”,lanciandosi da parte di AFRODITE, con infuocato Furore , tenebroso, spietato, fin dal profondo scuote fortemente la mia anima”

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Secondo la Mistica Ghibellina il nome celava il Carisma della Sancta Progenie e rivelarlo ai non addetti, ossia agli infedeli d’Amore, equivaleva ad infrangere e dissacrare i Misteri cui solo alla Genia Sacra(Saint Genis) di origine Troiana merocarolingia della Sacra Coppa -Regiae Stirpis Weiblingensium ,era dato accedere. (da “Sotto il Segno di Aprile ” ,il nome Ieratico di Stupor Mundi” edito ECP.)Ma perche’ gli Avril de Saint Genis Saintonge , figli della Santa Coppa o Graal , o figli degli Auril(nome di Avril)hanno per stemma l’aquila sveva? Perche’ il vero nome dell’Aquila e’ Auril-AVRIl-AARI-ARI, Varja ,Sparvarius , Sparverius o Sparverius , nella Legge Salica e nei Capitolari di Carlo Magno.Tali etimi riconduconoaVarja o Boron, Borea,Bor , da cui i Figli della Luce, Ari , Stirpe del Lampo e del Tuono,(Wurt-STUPOR”mundi” ovvero FRAGORE Furore, l’EFFRAYER),fu ma anche al Verro o Ver , il Bor, Totem di Venere(Freya) come il cinghiale .Spar , significa agitarsi ,scuotere(Kradaino) da cui il genere Sparviero , il Falco, simbolo del Sole , come l’Aquila(ARI), interscambabile con la Lancia -Spada del Graal . E’ indubbio che anche il “De Arte Venandi cum Avibus “celi una conoscenza occulta per iniziati.

Dunque l’ultimo poeta del periodo jonico,Ibico di una colonia calcidica ,R.C.,nei suoi versi stigmatizza le connessioni tra i vari termini:

“Ma per me in nessuna stagione mai l’amore si assopisce , come il tracio “vento BOREA, ardente tra le folgori”,lanciandosi da parte di AFRODITE, con infuocato Furore , tenebroso, spietato, fin dal profondo scuote fortemente la mia anima”

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Uff Stampa

Arch. Alaric veruli Saxe Coburgo Gotha

http://www.hohenstaufen.org.uk

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