Il passo delle oche
E’ uscito da un paio di settimane Il passo delle oche, terzo libro di Alessandro Giuli, dopo Nigredo e Dadafleur. Questa volta si assiste a un cambiamento non soltanto di editore (da piccole case di destra alla colossale marx-azionista-berlusconiana Einaudi) ma anche di genere (dalla poesia e il romanzo alchemico al saggio politologico). Ciò che non è mutato è la caratteristica capacità di Giuli di scrivere e argomentare con un’efficacia derivante dalla frequentazione della filosofia e da un certo gusto per l’ironia.
Le migliori credenziali di questo pamphlet si trovano nella reazione del suo inalberato recensore Angelo Mellone. Costui è uno di quei tanti personaggi giunti in modo misterioso a diffondere su quotidiani e riviste liberal le loro opinioni, che sono una via di mezzo tra l’elogio di Lepanto, “Striscia la notizia” e il programma politico del Likud. Insomma qualcosa di quasi identico alla lievemente instabile e proteiforme identità di Alleanza Nazionale, il partito ricettacolo di una buona (si fa per dire) parte del vecchio Movimento Sociale e di vari frammenti dei partiti antifascisti, organizzati da qualche decennio in più nel lucroso mestiere della politica.
Scrive dunque Mellone sul Giornale del 7 settembre: “quando fai di tutta l’erba un fascio sbocconcellato e non sei Malaparte, devi dare soluzioni, indicare percorsi alternativi restando raso sul terreno della politica e della cultura politica”. Il senso della critica è il seguente: “Come si permette qualcuno di criticare la destra italiana con strumenti culturali? La destra deve occuparsi di politica. E se fare politica per AN significa piazzare qualche valletta in RAI in cambio di “favori” personali, pace. Non parlateci di cultura, lasciate stare Heidegger. Lasciateci quietare. E levatevi da davanti alla televisione. Sta per cominciare Il bagaglino“.
Per dare più peso alla sua critica, Mellone non si risparmia di scrivere che Alessandro Giuli, colui che si permette di criticare la banda Fini & Co., è un giovane appena trentenne, e che qualche anno fa gli aveva anche inviato qualche copia di Kultur sperando in una recensione. Manca poco che aggiunga: “Che sciocco: pensava che mi sarei occupato di una rivista che trattava di Mitteleuropa, esoterismo, letteratura e filosofia”.
Ecco dunque cosa risponde il più diffuso quotidiano dell’area di centro-destra a una delle critiche più precise, impietose e fotografiche che siano state rivolte a quella stessa area da diversi anni a questa parte. La risposta viene spostata, ancora una volta, sul piano semicomico. L’importante è non prendersi mai sul serio. Forse potevano affidare la risposta ad Abatantuono o al Mago Zurlì.
Eppure Giuli mette a nudo senza infingimenti una classe politica di incapaci e arrivisti, di voltagabbana e di mentecatti, tutti riuniti sotto il simbolo biancazzurro che fa tanto Israele. A sinistra non ci sarebbe stata tanta incapacità di fare autocritica. Ma si sa, a destra la cultura non è mai stata benvenuta. Meglio pensare a come accaparrarsi qualche posto redditizio.
Commenti
Commento di maria grazia
Ora: 26 settembre 2007, 18:32
…aspetta , lo devo ancora leggere!!!!!!
Commento di Sibilla
Ora: 28 settembre 2007, 14:57
Ho letto il pamphlet. Mi correggo, ho letto e riletto, quasi studiato direi, l’eccezionale libro del brillante Giuli. Stile agile, cultura invidiabile, senso della realtà (sensibile e non) profondo e preciso. Che dire, vi consiglio quanto meno di sfogliarlo e… riflettete cari aennini… riflettete cari giovani pararivoluzionari della destra (di quella futura popolare europea?)…riflettete voi del Secolo d’Italia… e per piacere, togliete la macerie. Forse qualcosa di nuovo e realmente vivo può nascere dal vuoto che lascerete e che mai avete colmato.
Commento di berserk
Ora: 31 ottobre 2007, 09:48
Giuli, sebbene abbia poco più che trentacinque anni è un autore brillantissimo, cristallino, in altre parole un fuoriclasse.
Leggendo il suo saggio ho trovato mirabilmente descritta la squallida deriva intrapresa da AN nel tempo.
“Il passo” coglie scientificamente tutti quei fenomeni degenerativi – che isolatamente avevo io stesso notato – e gli dà una collocazione sistematica, facendone un quadro razionale.
Ne emerge un quadro davvero sconcertante del partito biancazzurro: il potere per il potere.
Commento di Carlo
Ora: 27 dicembre 2007, 19:36
Il libro è acuto e sincero e nello stesso tempo desolante…
Commento di max
Ora: 1 gennaio 2010, 13:16
ottimo libretto, schietto e letale
da vecchio militante con immensa desolazione non posso che confermare quanto l’autore ha scritto

Commento di Elmi Alessandro
Ora: 25 settembre 2007, 16:43
E’ da tempo che mi sento orfano politico, dalla scomparsa del parlito liberale italiano, anche lui affogato nella fogna della politica italiana,il parlamento.