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Blog del Centro Studi La Runa



La persecuzione di Erich Priebke

27 giugno, 2007 (18:20) | Oggigiorno | Di: admin

"Al di là del significato dei singoli eventi della vita, un uomo che si avvia alla fine del suo percorso deve tirare le somme. Forse la cosa più difficile è proprio accettare con serenità il proprio destino. Io credo, dopo tanti travagli, di aver capito il significato del mio: lottare fino alla fine per tenere alto il mio onore di uomo, l’orgoglio di appartenere al mio popolo, il popolo tedesco che con i suoi pregi e i suoi difetti non posso e non voglio cessare di amare" [...]. Con queste parole si apre l’intervista rilasciata da Erich Priebke alla giornalista Antonella Ricciardi (che molto cortesemente mi ha consentito di citare dal suo sito). Alcuni giorni orsono, al novantatreenne ufficiale delle SS il Giudice militare competente concedeva il permesso di uscire dall’abitazione per recarsi a svolgere attività lavorativa. Un piccolo gruppo di manifestanti ha scatenato una così dura protesta, accompagnata dalla grancassa dei media indignati, e dagli immancabili politici, tale da far revocare il permesso concesso. Il tutto ovviamente in nome dei sacri principi costituzionali… tra i quali figura l’indipendenza della magistratura. "Su tutte le sentenze che mi riguardano posso dirle che non si è mai processato l’uomo Priebke, innocente o colpevole che fosse, ma l’ideologia che si voleva a tutti i costi che egli incarnasse. Si è giudicato non secondo i canoni del diritto ma all’unico scopo di inscenare un processo mediatico che avrebbe imposto all’attenzione dell’opinione pubblica il solito pacchetto emozionale, confezionato per suggestionare le masse con la figura di un mostro a uso e consumo dei giochi di potere dei potenti. Il caso Priebke doveva essere l’ennesima occasione per riaffermare e giustificare i principi su cui si fondano le suggestioni politiche e sociali del mondo attuale. Un mondo programmato nella conferenza di Yalta, autolegittimato con i processi farsa di Tokio, Norimberga e gli altri, inscenati via via contro chi non voleva allinearsi alle logiche del nuovo corso. Doveva essere l’ultima occasione per usare il soldato tedesco come simbolo del male, contrapposto a tutto ciò che in termini sempre più categorici viene imposto ai popoli della terra come il bene: il nuovo ordine mondiale, quello globalizzato da un ristretto gruppo di plutocrati cosmopoliti e dai politicanti al loro servizio" [...].

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