Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Video di Georges Dumézil

19 marzo, 2010 (16:34) | Autori, Video | Di: admin

Mi sono imbattuto in un’intervista di Bernard Pivot a Georges Dumézil. Il filmato venne girato nella biblioteca del padre degli studi indoeuropei, allora ottantottenne.

Questi sono i primi sei minuti dell’intervista; per vedere il filmato integrale, della durata di oltre un’ora, occorre registrarsi al sito ina.fr e versare 3 euro.

retrouver ce média sur www.ina.fr
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Libri in ordine sparso

19 marzo, 2010 (12:07) | Libri, Nord | Di: admin

Continuo il mio viaggio di Pollicino nelle letture: lascio cadere una nuova pietruzza, per potere ripercorrere in futuro il mio tortuoso itinerario.

Dall’ultimo articolo ho terminato i tre volumi di Fra ghiacci e tenebre. Sia per la durata della lettura, che ha richiesto più di un mese, sia per le faccende private che l’hanno accompagnata – piccoli guai di salute – credo che ricorderò a lungo i dettagli del viaggio avventuroso del Fram tra i ghiacci e quello sulla banchisa artica di Nansen e Johansen.

Ho proseguito con altri tre libri piuttosto omogenei: Il meraviglioso universo del Grande Nord di Marco Nazarri, Svalbard dell’Associazione Grande Nord di Torino e Sepolti nei ghiacci di Owen Beattie e John Geiger. Il primo è un volumone fotografico sull’Artico ricco di interessanti informazioni su ambiente, antropologia, fauna e flora; il secondo è a metà strada tra il saggio e il Baedeker; l’ultimo riporta i dati di uno studio sulle possibili cause del fallimento della spedizione dell’Erebus e la Terror di Franklin.

Anche questa volta ho letto un libro di Borges, la raccolta di racconti fantastici L’Aleph. Credo costituisca il libro più noto e apprezzato di questo autore, ed è effettivamente fuori dell’ordinario; ma ritengo che Finzioni sia ancora superiore.

Simon Leys è riuscito a incuriosirmi a sufficienza, e ho così letto l’enigmatico romanzo di Victor Segalen René Leys e il mistero del palazzo imperiale. Decisamente insolito nella costruzione e nella trama, rende assai bene l’atmosfera di luogo ed epoca (Pechino di inizio Novecento).

Ho poi letto la tragedia in tre atti Il mio amico Hitler di Yukio Mishima, recentemente pubblicata da Guanda (purtroppo con la solita copertina repellente che è il marchio caratteristico di questa casa editrice). È la rappresentazione del preludio all’inevitabile violenza chirurgica che Hitler dovette esercitare, dopo la nomina a Cancelliere, contro i vertici dell’SA e l’ala sinistra del partito.

A Mishima che scrive un testo teatrale si possono ben perdonare certe deformazioni dei fatti e dei personaggi, di cui d’altra parte era consapevole; altrettanto non si può dire per chi scrive un saggio o una biografia. Così sto leggendo con una buona dose di prevenzione, adesso, La lunga notte di Shackleton di Mirella Tenderini, in cui ho già trovato un gran numero di imprecisioni piccole e grandi, oltre che refusi di stampa, che inficiano il valore complessivo del libro: sebbene sia scritto con un buono stile e narri una vita molto interessante (il saggio più significativo è certamente Endurance di Alfred Lansing, che riguarda però esclusivamente la spedizione antartica di Shackleton più nota) i troppi errori lasciano un dubbio latente su quel che si legge, anche quando è corretto.

Una quindicina di anni fa andai ad assistere a Camogli alla presentazione de Il popolo, la decadenza e gli déi di Jean Cau; ne parlava Maurizio Cabona. Ascoltandolo mi era sorta una gran curiosità, ma purtroppo non avevo in tasca soldi sufficienti per comperare il libro, e così vi dovetti rinunciare. Per anni mi è tornato in mente, ma solo un paio di mesi fa finalmente l’ho trovato casualmente e sono diventato proprietario di una sua copia. Lo si legge quasi d’un fiato, è molto ben scritto ed altrettanto politicamente scorretto. Ottima anche l’introduzione di Alain de Benoist.

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In morte di Pio Filippani Ronconi

13 febbraio, 2010 (19:12) | Autori | Di: admin

Con la morte di Pio Filippani Ronconi, avvenuta due giorni fa, l’11 febbraio 2010, è venuto a mancare alla comunità dei vivi uno dei più straordinari interpreti della cultura.

Non ho mai avuto occasione di conoscere il professor Filippani, ma ne ho sempre avuto questa precisa immagine, confermata negli anni da tante persone che lo hanno frequentato più o meno assiduamente, dalla lettura dei suoi scritti, e – da ultimo – da alcune fotografie e filmati che hanno iniziato a circolare in rete.

Mi vengono in mente pochissimi altri casi di personaggi simili. Uso il termine personaggio, anziché persona, non tanto perché Filippani è assurto a personaggio – per esempio nelle Uova del Drago di Pietrangelo Buttafuoco – quanto perché la sua vita ha tutto del romanzo d’avventura, anzi persino lo trascende.

Ma a rendere straordinarie la sua vita e la sua figura è stato il connubio di pensiero e di azione. Il mondo, specie in passato, è stato attraversato da avventurieri di ogni risma; individui dalle biografie disparate, talvolta incredibili; e da grandissimi studiosi, uomini consacrati al sapere in ogni campo, non limitati nelle loro ricerche dai comparti stagni della scienza accademica, protagonisti di geniali scoperte e intuizioni. Ben più rari sono stati gli uomini che hanno saputo abbinare alla solidità dello studio la coerenza delle azioni. Filippani è stato un uomo di cultura e un guerriero; ed entrambe le cose in modo esemplare.

Sia chiaro, si può essere individui straordinari senza aver mai letto una riga di Evola, o anche senza saper leggere del tutto. Anzi è frequente che si trovino più lealtà e correttezza in un analfabeta che in un laureato. Ma troppo spesso, specie a Destra, questa è stata una comoda giustificazione della propria mollezza e dell’incapacità di affrontare le sfide con preparazione e serietà.

Filippani Ronconi si dedicò con ardore fin dalla giovinezza alle lingue e alle culture d’Oriente; le sue conoscenze dovevano avere raggiunto un livello incomparabile, a giudicare dall’alone quasi leggendario che le circonda. L’unico grande studioso che mi venga in mente, paragonabile per competenze linguistiche, è Georges Dumézil.

Mi auguro che dal Walhalla la figura di Pio Filippani Ronconi continui a lungo a irradiare il suo esempio luminoso.

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Libri sui libri

27 gennaio, 2010 (16:22) | Libri, Nord | Di: admin

Complice una forzata immobilità, in questi ultimi giorni ho letto alcuni libri; per lo più sono state metaletture, libri cioè talmente ricchi di riferimenti ad altri libri che anziché spegnere la voglia di leggere l’hanno ulteriormente alimentata. È un circolo – virtuoso o vizioso che sia – che alle volte porta sorprendentemente, per vie del tutto diverse, a ripercorrere tratti già familiari: mi è capitato più di una volta di ritrovare, in autori distanti per nazionalità, epoca e visione del mondo riflessioni analoghe su altri autori o libri. In particolar numero, chissà poi perché, su Poe e Simenon.

Dal mio ultimo post ho terminato Deserto di ghiaccio di Fergus Fleming. E’ il più bel libro, tra quelli che abbia letto sinora, sulla storia dell’esplorazione artica. Tutte le altre raccolte erano parziali e poco organiche: per lo più il metodo seguito dagli altri autori che hanno affrontato l’argomento è stato quello di soffermarsi su alcuni dei viaggi principali, in alcuni casi inframmezzando al resoconto citazioni dei diari dei protagonisti. Noto, tra l’altro, che tale è il metodo seguito anche da Franco Brevini nel suo recente La sfinge dei ghiacci, pubblicato sul finire dell’anno scorso da Hoepli; quel saggio comunque riguarda solo l’esplorazione italiana dell’Artico. Nel libro di Fleming la storia invece non è a comparti stagni; si seguono lo sviluppo delle teorie scientifiche e quello delle tecniche di sopravvivenza e di trasporto, sono messe in luce le personalità, spesso bizzarre e quasi sempre eroiche dei protagonisti; e nonostante l’autore sia un anglosassone ha una discreta conoscenza anche delle esplorazioni europee, compresa quella del Duca degli Abruzzi.

Ho continuato ad alimentare l’interesse per il Nord con Alla ricerca dei naufraghi dell’«Italia» di G. Albertini:  l’«Italia» è il dirigibile di Nobile che si schiantò sulla banchisa polare nel ‘28. Albertini era un ufficiale degli Alpini incaricato delle ricerche nelle Spitzbergen orientali. Percorse un lungo itinerario su sci e slitte trainate da cani con un piccolo gruppo di uomini, e scattò diverse belle fotografie che vennero poi inserite nel volume. La vicenda in se stessa non ha molto di straordinario, ma è narrata in modo piacevole.

Dopo la mia consueta pausa con un Maigret (Il ladro di Maigret) le vere e proprie metaletture sono iniziate con L’angelo e il capodoglio di Simon Leys. Un libro curioso, che come recita il sottotitolo verte “sulla calligrafia, la letteratura e l’arte della traduzione”. La maggior parte degli scritti eterogenei che costituiscono il volume verte su cose cinesi (l’autore è un celebre sinologo, traduttore di Confucio), ma anche su Balzac, Simenon, Dana, Stevenson, Chesterton e Lawrence. Leys è un uomo intelligente, e nelle sue frasi non manca mai un’osservazione meritevole di interesse.

Lo stesso si può dire per Borges. Ho letto in questi ultimi giorni i suoi Prologhi (Adelphi), scritti nell’arco di un cinquantennio, pubblicati in apertura di libri assai diversi; il numero maggiore riguarda la letteratura argentina classica, che ignoro completamente. Poiché anche in Borges non mancano mai osservazioni intelligenti e una nutrita documentazione, mi hanno stupito non poco la superficialità e persino l’ottusità con cui Borges liquida il fascismo e il nazismo, che a suo dire sarebbero null’altro che il  truce e deprecabile risultato delle idee di Carlyle. Neanche i migliori autori si possono accogliere senza riserve.

Un lettura importante è stata La capanna nella vigna di Ernst Jünger, pubblicato recentemente da Guanda. Anche se questa casa editrice pubblica i libri con le copertine più orribili dell’intero panorama editoriale europeo alcuni testi sono di grande interesse. Il diario jüngeriano degli anni dell’occupazione conferma entrambe le cose. La prima e più banale considerazione che si può trarre è che quell’occupazione non è ancora cessata; il sigillo con cui Jünger aveva chiuso il precedente diario Irradiazioni, “Terra vinta ci dona le stelle”, non si è lontanamente realizzato. Ma nelle pagine di questo libro si precisano le posizioni di Jünger nei confronti del Reich e di tanti suoi protagonisti, e persino il giudizio su alcuni protagonisti – Hitler e Goebbels in particolare – si fa più articolato e assai meno banale di quanto non apparisse dai diari del tempo di guerra.

Ho letto anche Il Duca dell’avventura di Reinhold Messner (in realtà la maggior parte dei testi è di Roberto Mantovani). Avevo già accennato a quel libro poco prima che uscisse, in Alla fine è arrivato Messner. E’ davvero una bella biografia per immagini del Duca degli Abruzzi, che restituisce un ritratto completo di quell’uomo coraggioso e dalle grandi capacità. Sono particolarmente suggestive,  oltre alle immagini relative alla spedizione polare, quelle scattate nel 1909 da Vittorio Sella nel Karakorum.

Da una decina di giorni ho iniziato la lettura di un libro straordinario di cui mi ero messo alla caccia da circa un anno, e che finalmente sono riuscito a procurarmi a un prezzo ragionevole.  E’ un libro in tre volumi pubblicato nel 1897, Fra ghiacci e tenebre di Fridtjof Nansen, Otto Sverdrup, Hjalmar Johansen e B. Nordhal, e costituisce il resoconto della celebre spedizione polare norvegese del 1893-1896. Mi rendo conto di come possa suonare strano che un testo su un argomento così insolito desti un interesse tanto vivo; io stesso sino a qualche anno fa probabilmente avrei ignorato questo libro se lo avessi scovato su una bancarella o in una libreria antiquaria. Però le passioni sono difficilmente giustificabili; in definitiva, credo che quella per i viaggi polari risponda a una nostalgia delle origini e al desiderio di leggere avventure reali.

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Libri alla rinfusa

20 dicembre, 2009 (12:49) | Libri | Di: admin

Negli ultimi tempi ho preso l’abitudine di scrivere su questo blog un breve promemoria degli ultimi libri letti. Il senso di questi articoli periodici è di lasciarmi alle spalle riferimenti utili alla memoria e forse indicazioni utili a qualcun altro. A parte certi argomenti ricorrenti, il percorso ricorda la camminata di un ubriaco, con oscillazioni paurose tra temi diversi. Rinnovo oggi l’usanza dopo due mesi e mezzo da Avventure per mare – fatta salva l’eccezione del post su Felice Bellotti.

novelle-asiaticheIn ottobre ho terminato il Gobineau letterario con le Novelle asiatiche, pubblicate da Guida. Come è noto, l’autore del monumentale Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane è stato anche uno scrittore di prim’ordine, considerato tra i massimi rappresentanti della letteratura francese dell’Ottocento. La raccolta pubblicata da Guida contiene alcune novelle altrimenti irreperibili in italiano. Purtroppo mi pare di capire che il romanzo di Gobineau più noto agli studiosi (Les Pléiades) non sia mai stato tradotto.

Successivamente ho letto due libri di John Fante, appartenenti alla “tetralogia di Arturo Bandini” (La strada per Los Angeles e Sogni di Bunker Hill), avendo già letto in estate Chiedi alla polvere. Sono effettivamente tutti molto e palesemente hamsuniani, come aveva notato Roberto Alfatti Appetiti in un articolo che avevo ripreso sul sito; è stato questo stile a farmi incuriosire di Fante.

Poi sono tornato ai viaggi avventurosi con un libro di D. Robertson, Più forti del mare, che ha la copertina dipinta da Ferenc Pinter (l’autore delle celebri immagini di Maigret modellato su Gino Cervi nella collana Mondadori degli anni ‘60-’70). E’ la storia veritiera, narrata da uno dei protagonisti, di un incredibile naufragio: uno yacht affondato dalle orche al largo dalle Galapagos; e di un ancor più incredibile viaggio, durato oltre due mesi, dei cinque membri dell’equipaggio, sino al salvataggio.

Successivamente ho letto una piccola curiosità per bibliofili, Il segreto del Polo Nord di E. Lemarchand, pubblicato intorno al 1880. Una sorta di racconto fantastico alla Jules Verne che risente fortemente dell’idea in voga sino a metà ottocento, portata in auge dal geografo August Petermann e declinata ufficialmente solo all’inizio del ventesimo secolo: in sostanza, sarebbe esistito un Mare Artico navigabile e libero dai ghiacci, nel quale, forse, si sarebbe potuta anche trovare una terra ospitale. La vicenda narra di una nave che, superata la cintura dei ghiacci artici, raggiunge un’isola abitata da coloni islandesi lì giunti alcuni secoli prima; si tratta di una terra abitabile perché temperata dalla corrente del Golfo. Un racconto curioso e in un certo senso evocativo (la memoria o la nostalgia di un’Ultima Thule perduta, un po’ come nel Thule di Mabire) che qualche editore potrebbe anche pensare di riproporre.

Poi, dopo un giallo (La pazienza di Maigret) ho letto Otto Sverdrup di G. Catone. Non è l’intera biografia del grande esploratore norvegese, ma il racconto della sola esplorazione della Groenlandia a bordo del Fram immediatamente successiva al ritorno dalla celebre spedizione con Nansen. Incidentalmente mi sono accorto che a Oslo esiste un intero museo dedicato al Fram, e alle principali spedizioni compiute a bordo di esso da di Otto Sverdrup, Fridtjof Nansen e Roald Amundsen.

Ancora una volta mi sono reso conto che l’aspetto esteriore di un libro può trarre in inganno. Copertina e caratteri possono far pensare a un romanzo popolare, sentimentale o fanciullesco e il testo rivelarsi invece ben scritto e interessante. E’ il caso di Nel regno dei ghiacci di K. Lutgen, che narra di un avventuroso salvataggio in Alaska.

Dopo quello, passato Oltre l’estrema Tule di Felice Bellotti, su cui ho già scritto, ho letto il breve Dialogo sul potere di Carl Schmitt, che rivela anche in questo caso la sorprendente lucidità del politologo tedesco, confermando il peso enorme del metodo dialettico, da Fichte ed Hegel in avanti, sui pensatori germanici. In certi casi è un influenza più rarefatta, in altri – come in questa intervista – più evidente.

umore-onore-orroreLa deviazione dai temi artici che mi appassionano in questi tempi è proseguita con una vecchia edizione della Storia dell’eternità di Jorge Luis Borges, in cui sono riuniti vari articoli, alcuni dei quali avevo già letto in altri libri (per esempio uno molto bello sulle kenningar, che mi pare sia compreso anche in Sette notti) e con L’umore, l’onore, l’orrore del sinologo belga Simon Leys, pubblicato da Irradiazioni come diversi altri suoi libri, la cui interessante lettura mi ha indotto ad acquistare René Leys o il mistero del palazzo imperiale di Victor Segalen, che mi riservo di leggere l’anno prossimo.

Ma alla fine è riemerso il richiamo del nord, e sono tornato sull’argomento con Silenzio bianco di Maner Lualdi, che è la cronaca di un viaggio un po’ bizzarro compiuto da italiani, negli anni ‘50, con un piccolo aereoplano da turismo sui ghiacci ove si consumarono le tragedie del dirigibile Italia e di Amundsen, e il bel volume illustrato Zemlya Frantsa Josifa a cura dell’Associazione Grande Nord di Torino. Quest’ultimo narra la bella avventura di sei italiani e due russi che nel 1994 si recarono alla Terra di Francesco Giuseppe sulle orme dei grandi esploratori del passato, e in particolare su quelle del Duca degli Abruzzi, del cui accampamento nell’isola del principe Rodolfo trovarono diversi resti e testimonianze, che ora sono stati trasferiti al museo della montagna di Torino.

Due giorni fa ho iniziato Deserto di ghiaccio. Storia dell’esplorazione artica di Fergus Fleming, davvero ben scritto. Ne lascerò traccia prossimamente, al prossimo aggiornamento delle mie letture.

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