Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Libri in viaggio

30 agosto, 2010 (11:23) | Libri | Di: admin

E’ passato parecchio dall’ultimo post sui libri che ho letto; corro ai ripari prima che sia troppo tardi, prima cioè che la mole eccessiva della carta accumulatasi mi induca a rinunciare al compito improbo. I libri andrebbero segnalati, e soprattutto recensiti, a una distanza “media”: non troppo nelle immediatezze, quando il giudizio rischia di essere precipitoso, e non troppo tardi, quando nella memoria iniziano a crearsi lacune e inesattezze. Sono più vicino al secondo termine, quindi non posso più tergiversare; quelle che seguono sono, grosso modo, le mie letture estive di quest’anno, sparse tra casa mia, mare, monti e città straniere.

In Siberia di Colin Thubron è stata una bella scoperta. Un bizzarro inglese di mezza o tarda età, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, si è impegnato in un viaggio sino a poco prima proibito agli occidentali. Offre una panoramica su un mondo in rovina, e posa spesso lo sguardo sull’abisso di terrore, e spesso anche di imbecillità, del regime stalinista. Al tempo stesso rende però anche comprensibile lo strano sentimento russo di nostalgia per quel passato naufragato repentinamente.

Ho letto un libro piuttosto curioso di Chuck Palahniuk (La scimmia pensa, la scimmia fa) che è una raccolta eterogenea di racconti e di fatti vissuti. C’è in tutti un che di geniale. L’autore di Fight club è profondamente americano, ma vede piuttosto bene l’insensatezza del modello di vita e di sviluppo statunitense; la sua è una critica indiretta, perché passa continuamente in rassegna gli eccessi di quel mondo e le reazioni spontanee che ne derivano, spesso ancor più insensate.

Come al solito ho letto qualche giallo “interlocutorio” di Simenon (Maigret e il caso Nahour, Maigret e il fantasma e, negli ultimi giorni, Maigret è prudente). Qualche scrittore famoso del passato – non ricordo se Gide o Hemingway o chi altro – aveva detto, in modo un tantino ironico, che i libri di Simenon sono la migliore lettura da fare in aereo su una tratta breve. In effetti Simenon si legge d’un fiato; ma questo non è un difetto. C’è una maestria nello scrivere che oggi è diventata estremamente rara.

Ho rifocillato i temi marinari, che negli ultimi tempi mi avevano appassionato, con la bella raccolta curata da G. Dossena e M. Spagnol Avventure e viaggi di mare. È un compendio piuttosto nutrito di resoconti veritieri di peripezie marinare – viaggi estremi, scoperte geografiche, naufragi, atti di pirateria, incontri con selvaggi ecc. – che sono stati per secoli la fonte di ispirazione di un vero e proprio genere letterario (oggi non in gran voga). Sono ordinati più o meno cronologicamente: si va da Pitea di Marsiglia a Comisso e Conrad. Molto bello il racconto di quest’ultimo incluso nella raccolta: La Tremolino.

Più o meno in tema marinaro – per la precisione di storia di guerra navale – anche il vecchio libro di C. Van Woodward La battaglia del golfo di Leyte, che nemmeno ricordo come mai avessi in casa. Forse perché è stato scritto nelle immediatezze dei fatti – cioè sul finire degli anni ’40 – i giudizi espressi dall’autore, un ufficiale di marina statunitense, mi sembrano poco equilibrati nel giudizio; non solo nella scontata divisione buoni/cattivi, ma anche nel valutare i meriti e gli errori (militari) di entrambe le parti. Ad ogni modo trovo che la storia della guerra sul mare sia sempre interessante.

Ho letto anche, come ho già scritto sul sito, La chiave del caos di Enrico Rulli e Gianluca Casseri, e non posso qui che confermare l’ottimo giudizio. Il caso, o il caos, o forse altre meccaniche imperscrutabili, hanno fatto sì che mi trovassi a Praga proprio negli stessi giorni, a ripercorrere coi passi molti dei luoghi in cui si snoda del romanzo.

Ho letto rapidamente due bei romanzi di Adolfo Bioy Casares, che è ingiustamente conosciuto, in via principale, per essere  stato un grande amico di Borges: L’altro labirinto e Piano di evasione, entrambi pubblicati da Lucarini. Il secondo è un romanzo fantastico, o almeno tale si rivela sono nelle ultime pagine; tutto ciò che le precede richiama intensamente alla memoria il film Papillon. La storia è infatti ambientata su e intorno all’Isola del Diavolo. L’altro labirinto raccoglie invece vari racconti fantastici di stile borgesiano; o forse i racconti fantastici di Borges sono di stile bioyano…

L’ultimo libro che ho letto è Il corsaro della guerra mondiale del conte Felix von Luckner, lettura parzialmente ispiratami dai bei resoconti di Francesco Lamendola, pubblicati negli ultimi mesi sul sito, sulle imprese delle navi corsare durante la Grande Guerra (in particolare La crociera del corsaro Seeadler). Quella di von Luckner è certamente una delle vicende più note e affascinanti, e il libro me ne ha dato la conferma. Aggiungo che anche il resto della sua biografia (precedente la carriera militare) è degno di un grande romanzo.

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Il film tratto da Pan di Knut Hamsun

25 agosto, 2010 (15:24) | Autori, Video | Di: admin

Quindici anni fa uscì in Norvegia il film Pan, diretto dal regista norvegese Henning Carlsen e ispirato all’omonimo romanzo di Knut Hamsun. Lo stesso regista aveva girato, una ventina di anni prima, una bellissima versione in bianco e nero di Sult (Fame), sempre di Hamsun.

Del film su Pan, tradotto in inglese col titolo Two green feathers, avevo letto e sentito parlare a lungo; solo oggi ho visto che tre spezzoni sono stati caricati su youtube. Sono in lingua originale e con sottotitoli in russo: non proprio il massimo per la comprensione. Li riporto comunque qui di seguito.

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Tema per WordPress in italiano SimpleX

20 luglio, 2010 (17:52) | Temi WordPress | Di: admin

Dopo parecchio tempo ho tradotto in italiano un nuovo tema per WordPress: si tratta della versione 1.3.3 di SimpleX di un bravo webdesigner nepalese, Chandra Maharzan. E’ un tema molto semplice, chiaro e pulito, aggiornato all’ultima versione di WordPress (3.0) e comprende un’opzione per modificare i colori del template.

L’installazione del tema è diventata più semplice di quanto fosse un tempo. Oggi è infatti sufficiente scaricare il tema (in formato zip) e, all’interno del pannello di amministrazione del proprio sito, andare su Aspetto -> Temi -> Installa Temi -> Carica Media: il gioco è fatto.

Dopo aver caricato il tema è sufficiente attivarlo, cliccando sulla relativa opzione.

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Libri su viaggi e guerre

11 maggio, 2010 (21:35) | Libri | Di: admin

Continuo (mi pare per la settima volta) ad appuntare in brevi note le ultime letture. Nei quasi due mesi passati dal mio ultimo post, Libri in ordine sparso, ho letto ancora una volta un libro di Simon Leys – credo il più noto: La morte di Napoleone. So che ne è stato tratto il film I vestiti nuovi dell’imperatore, diretto da Alan Taylor: la cosa non mi stupisce, perché il breve romanzo sembra proprio scritto per la macchina da presa. Ha una forma impeccabile, e soprattutto presenta il ritratto un po’ impietoso di una fedeltà che diviene astratta e grottesca.

Ho poi letto con interesse il breve saggio di Stefano Fabei Operazione Barbarossa, recentemente pubblicato da Mursia, che mette bene in luce un fatto storico tanto ineccepibile quanto, come è regola, generalmente negato: l’attacco sferrato da Hitler alla Russia sovietica fu una scelta obbligata e inevitabile. Stalin preparava contestualmente l’assalto all’Europa; nel ’41, la scelta del Führer non avrebbe potuto essere diversa.

Ho poi letto, finalmente, Tsushima di Frank Thiess, che attendeva da parecchio. La copia a mie mani (una vecchissima edizione Einaudi) era stata letta da mio nonno, cui venne regalata, poi da mio padre, e ora da me. E’ un bel racconto di quella straordinaria battaglia tra la Russia zarista e il Giappone imperiale di cui avevo sempre avuto notizie frammentarie, senza mai informarmi più dettagliatamente. Esiste anche un film sulla battaglia di Tsushima.

Poi sono tornato alla mia gran passione per i temi artici con Esplorazioni polari di Nino Bussoli. Ora devo quindi correggere, almeno in parte, quanto scrivevo in Libri sui libri a proposito di Deserto di ghiaccio di Fleming; anche il saggio di Bussoli è molto valido, e copre un arco di tempo maggiore di quello (prende le mosse da Pitea di Marsiglia). Per esempio, Bussoli dedica diverse pagine all’eroico svernamento artico di Vitus Bering, su cui avevo trovato sinora solo pochissime informazioni.

Dall’estremo nord sono passato all’estremo sud, e più precisamente all’Antartide, leggendo con piacere il libro di Luigi Romersa Il pianeta del silenzio. E’ il reportage di un viaggio compiuto una cinquantina d’anni fa dall’autore, un noto giornalista-inviato, nel continente australe. Romersa, che fu ospite in due basi militari americane, fu uno dei primissimi italiani a raggiungere il Polo Sud geografico.

Ho letto anche La tigre del Wolchow di Rudolf Nowotny, dedicato dall’autore al suo eroico fratello, asso della Luftwaffe insignito della croce di cavaliere con fronde di quercia, diamanti e spade. Il libro, pubblicato dalle Edizioni del Borghese, è la biografia di un grandissimo ed esemplare pilota.

Mi hanno incuriosito I verbali di Hitler pubblicati recentemente dalla Libreria Editrice Goriziana; ma avendo da diverso tempo gli Ultimi discorsi, pubblicati dalle Edizioni di Ar, mi son letto questi ultimi. Contengono osservazioni molto interessanti e in alcuni casi profetiche.

Mi sono avvicinato anche a Gottfried Benn, di cui ho letto le Lettere a Oelze. Il libro è curato in modo meticoloso, ma l’improvvida scelta di Adelphi di pubblicare le note in calce, anziché a pié pagina, rende la lettura faticosa. A questo si aggiunge il fatto che è un epistolario “tronco”, poiché contiene le sole missive di Benn e non quelle del suo corrispondente, il che lascia molti ragionamenti (già di per sé non sempre chiari) in forma troppo implicita. Nonostante queste riserve, si trovano parecchie perle di grande bellezza, e anche frequenti riferimenti a tanti autori importanti, da Evola a Jünger, da Hamsun a Nietzsche eccetera.

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Michele Menechini

29 aprile, 2010 (11:06) | Oggigiorno, Storia | Di: admin

23 giugno 1944. E’ una bella giornata d’estate, a dispetto dei giorni tragici della guerra. Un uomo mutilato, vestito con la divisa della Guardia Forestale, pedala in bicicletta. Davanti alla sella tiene, in equilibrio instabile, la figlioletta, una bambina piccola. Passa dalla Costa del Canale, una località dell’entroterra chiavarese, in comune di Mezzanego, sta tornando a Borzonasca dove abita e lavora.

Un uomo in borghese esce dalla macchia. Ha un fucile mitragliatore. Non visto, spara una rapida raffica alle spalle dell’uomo in divisa, poi scappa da dove è venuto. I partigiani sono odiati dalla popolazione civile; quindi non si attarda a infierire sul mutilato agonizzante.

Poche ore dopo il maresciallo Michele Menechini, eroe della Grande Guerra, muore all’ospedale di Chiavari. La figlia Maria scampa miracolosamente.

23 febbraio 2010, sessantasei anni dopo. Una celebrazione semplice. La nuova caserma della Guardia Forestale di Lavagna viene dedicata alla memoria di Michele Menechini. Alla presentazione, oltre alle autorità civili e religiose prende parte la figlia Maria. Poche, sobrie e toccanti parole. Sembra quasi che una giustizia, postuma, sia finalmente intervenuta a pacificare i cuori.

22 marzo 2010. L’ANPI Tigullio dà avvio a un’atroce campagna per far cambiare l’intitolazione della caserma. Il ragionamento è il seguente: Menechini indossava una divisa, era un fascista – e per di più un fascista repubblicano: non è ammissibile che un edificio pubblico possa essere dedicato a un fascista. Il Secolo XIX, il quotidiano locale, dedica tutti i giorni, per oltre un mese, intere pagine allo “scandalo”. Non un’unica volta si cura di indagare giornalisticamente i fatti (chi fosse Menechini, perché gli sia stata intitolata la caserma, come sia morto); l’importante è appoggiare la campagna di linciaggio promossa dall’ANPI. D’altra parte, è stato lo storico par excellence del resistenzialismo nostrano a dire che si fa così, e i giornalisti si mettono sull’attenti: che bisogno c’è di approfondire? Giorgio Getto Viarengo ha proclamato: quello era un fascista, togliete l’intitolazione della caserma. L’ANPI inzia a raccogliere le firme per far cambiare dedicatario alla caserma. Tutti si inchinano immediatamente al diktat.

Viene quindi il turno di individui – se possibile – ancora più miseri. Deputati, consiglieri regionali, tutti fanno a gara a chi per primo aderisca alla campagna dell’ANPI. Sgomitano, per arrivare primi. Non può mancare, ovviamente, quello che guida contromano in autostrada (Claudio Burlando); non esita ad aderire la ex DC, ex PDL, oggi UDC, domani chissà, Gabriella Mondello; manco a dirlo, poi, tutta la variegata fauna di politicanti di sinistra, e da ultimo tal Roberto Levaggi, del PDL, veterano di tante memorabili trombature politiche.

Una dichiarazione rende bene l’idea del ragionamento. E’ di Aurora Pittau, consigliere lavagnese all’istruzione: «Quando ci è stato annunciato che la caserma sarebbe stata intitolata a Menechini non conoscevamo il profilo politico di quest’uomo; in caso contrario, avremmo subito preso posizione». In altre parole: un mutilato ed eroe della grande guerra, ucciso in modo così barbaro davanti alla figlia, merita certamente la intitolazione. Ma, ovviamente, purché non sia un fascista.

Non ho dubbi che, tanto per cambiare, le cose andranno per il peggio e i partigiani l’avranno vinta ancora una volta. La caserma probabilmente verrà intitolata a qualcun’altro, magari proprio all’assassino di Menechini, che certamente dopo la guerra sarà stato coperto di quelle medaglie-patacca che i partigiani si sono autoattribuiti a tonnellate.

Alla fine, è sempre una questione di stile. Che sguazzino pure nel fango, loro.

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