Centro Studi La Runa

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Gustavo Adolfo Rol

28 ottobre 2009 (18:14) | Autore:

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Gustavo Adolfo Rol
Torino, 1903 – 1994
iniziato e uomo di prodigi

* * *

Nel sogno ero un bambino di pochi anni, con mia madre, nel grande atrio del Museo Egizio.
gustavo-rol-vita-immaginiQualcosa era caduto a terra e la mamma si era chinata per raccoglierlo.
Nel rialzarsi il suo sguardo aveva colto un punto lontano, sul lucido pavimento di marmo di quello spazio così grande, nel sogno, da parere convesso e lo fissava in una meraviglia al limite del timore.
Io mi ero avvicinato a lei, che continuava a guardare con una intensità che non le avevo mai visto sul viso e avevo preso la sua mano.
Sapevo, entrambi sapevamo che in quel punto stava una porta, la soglia oltre la quale si cadeva in un mondo sconosciuto, in una dimensione diversa.
Molte persone muovevano nell’atrio, in ogni direzione, lo calpestavano.
Lentamente lasciai cadere la mia mano da quella della mamma e camminai verso quel Centro, che mi chiamava.
Quando vi giunsi unii i piedi e fu come se una Luce entrasse nel mio corpo, da ogni lato.
I palmi delle mie piccole mani si erano aperti in avanti, le braccia ruotando un poco lungo i fianchi, e fiotti di luce dorata li colpivano.
Sapevo che non era la luce più alta ma come suoi filamenti dispersi, una corrente, una forza che mi riempiva.
Mi svegliai.
Da quel giorno – avevo venticinque anni – tutto cambiò.
Incominciai a vedere il seme ed il numero delle carte coperte, lessi ad Elna la lettera di amore che lei mi aveva scritto nel momento in cui me la consegnava in una busta chiusa e profumata di glicine, leggevo, in strada, sui tram, i nomi e il destino delle persone dalla loro aura, quell’alone luminoso che circondava il loro viso e il loro petto: tu, Giovanni, che saresti vissuto così tanto, tu Isabella e il destino di tua figlia, là quel bambino che non sarebbe diventato adulto, scorrevo le pagine del libro che quel giovane sulla panchina avrebbe scritto tra dieci anni.
Vedevo ciò che lega le cose e come esse non siano che uno per la coscienza più alta: il colore verde e la quinta nota musicale, l’argento e il suono di quella parola sacra.
Da tempo dipingevo acquarelli.
Nella notte la materia dei quadri viveva e mutava: un albero, a lato della via di campagna che due uomini percorrevano, era fiorito, un punto nel verde si era acceso di rose rosse, nel dipinto che avevo donato ad una amica le nuvole nel cielo erano ogni mattina diverse, a volte sottili strisce serene, a volte cumuli grigi e misteriosi.
La materia poteva non solo venire compresa e penetrata, ma anche trasformata.

Quando la signora Guasta, una sera di esperimenti nel salone di casa mia scelse quella carta e la lasciò coperta sul tavolo ne lessi il seme e il numero.
Le dissi di controllarla e di portarla al petto, perché ne avrei cambiato il colore; le raccomandai solo di non guardare nuovamente la carta sino al mio comando.
Lei obbedì, ma non del tutto.
Quando girò la carta, che da rossa era diventata nera, Eva era pallida come una morta.io-sono-la-grondaia
Mi confidò di avere sbirciato un poco, nella penombra, dopo il mio ordine. La superficie della carta le era apparsa come grondante, come se il rosso di cuori fosse materia liquida; aveva provato un senso di nausea e vertigine e per molto tempo non era più venuta a casa mia.
Lasciata la Banca dove lavoravo, vivendo dei beni di mio padre, la vita trascorreva quietamente: l’amore per Elna, i cari amici, le serate di martedì e venerdì, gli esperimenti.
Quanto tempo.
Ora guardo indietro, alla mia vita, e mi chiedo il senso di un dono così grande e bizzarro.
Perchè mi fu concesso?
Quale legge dominavo senza conoscerla?
Quella cosa miracolosa fu confinata nel mio soggiorno di legno scuro, in giochi sorridenti e come di bambini.
Non vissi diversamente.
Forse, penso in serate solitarie che hanno fine quando, ancora seduto, faccio rintoccare la piccola campanella di bronzo sul tavolo a lato della porta, forse io, Gustavo Adolfo Rol, sono stato necessario per preparare una via.
Forse verrà un altro, dopo di me, i poteri infine trasformeranno davvero, potranno essere restituiti, qualcosa accadrà.


Commenti

Commento di Fernanda Nosenzo
Ora: 30 ottobre 2009, 10:21

Pur non conoscendolo, ho sempre seguito Rol e quando ad un'asta poco dopo la sua morte a Milano, ho visto disperdersi la sua eredità, i suoi oggetti, i suoi libri ho desiderato ardentemente avere qualcosa di suo. Ma è il suo ricordo che vi trasmetto con i miei scritti, anche con i Video visibili nel mio sito http://www.astercenter.net e so che lui mi ascolta perchè mi è vicino!

Fer/

Commento di Franco Rol
Ora: 9 novembre 2009, 09:38

Vorrei far notare:

1) che G. Rol non gradiva che lo si definisse "sensitivo", e men che meno "medium" (che in effetti è tutt'altra cosa);

2) che è parte della "legge" di G. Rol l'accordo di quinta, e non la quinta nota musicale (non stupisce di trovare in mostra il libro della Giordano, che infatti in più occasioni ha fatto confusione su tale soggetto).

Vorrei poi sapere se l'episodio della sig.ra Guasta è un adattamento da quello vissuto dal regista Federico Fellini, oppure si tratta di testimonianza inedita.

Inoltre, a scanso di equivoci, sarebbe meglio sottolineare maggiormente che l'autore di questo scritto NON è Gustavo Rol, ma il sig. Fairendelli.

Grazie.

f.r.

Commento di emilio michele faire
Ora: 9 novembre 2009, 15:39

Si tratta di ricordi immaginari legati ad un lavoro di pura fantasia verso Gustavo Adolfo Rol, personaggio che ammiro molto.

Mi pare medium e sensitivo si possano applicare alla figura di Rol in termini generali, mentre sulla quinta musicale la sua presenza in luogo dell'accordo di quinta è dovuta appunto alla fantasia del pezzo.

L'autore è indicato in calce e in coda e mi dispiaccio se si sono potuti generare equivoci.

L'immaginarietà dei ricordi è dichiarata nell'indice del sito relativo al pezzo.

Francamente, se il pezzo offre qualche possibilità di equivoco, possiamo chiedere al curatore del sito di eliminarlo.

Ho visto il suo sito, molto interessante.

Cordiali saluti.

E.M.F.

Commento di Franco Rol
Ora: 10 novembre 2009, 08:51

Non ho nulla in contrario ai racconti fantastici, e certo il personaggio G. Rol si presta molto alla materia (anche se, occorre dirlo, la sua vita reale è stata più fantastica di qualunque finzione). Tuttavia, bisogna fare attenzione a non scrivere o ripetere errori che vengono poi recepiti dai lettori come dati biografici effettivi. Non è il caso di eliminare il pezzo, Le basta solo modificare i due punti di cui sopra.

In merito a "sensitivo e medium", le fornisco qualche esempio di cosa diceva in proposito lo stesso G. Rol:

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».

Remo Lugli gli chiese:

«”Non vuole essere chiamato mago, sensitivo, medium. Che cos’è allora?”

[Rol:] “Le rispondo con quanto ha detto Fellini, che la parola mago ha un significato oscurantista che proprio non mi si addice. Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione molto profonda ed istintiva e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo”».

Luigi Bazzoli, sulla Domenica del Corriere, scriveva nel 1978:

«Ma dunque chi è Rol? Lui dice: “Sono un uomo normale. Come tutti”. Sbaglierebbe chi interpretasse la sua ritrosia come una posa. Rol è tanto convinto della propria ‘normalità’ da guardare al mondo del paranormale con distacco. Uno sprovveduto, che l’aveva osservato smaterializzare la rosa rossa davanti a sé, incapace di contenere lo sbalordimento l’aveva chiamato mago. Rol lo fulminò con un’occhiata terribile. Né medium né mago; né chiaroveggente, né guaritore. Con sottile ironia ammette: “Sono Rol. Punto e basta”»

A Dino Buzzati aveva detto:

«”Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e io faccio viene di là (e indicava il cielo), noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio…”» .

Mi permetto quindi di suggerirle dei termini più consoni: maestro spirituale, iniziato, illuminato, o se proprio si vuole, Uomo dei prodigi.

Commento di emilio michele faire
Ora: 10 novembre 2009, 17:16

mi sembra possa andare bene con il testo "iniziato e uomo di prodigi" e raccolgo volentieri il suggerimento.

se non è di eccessivo disturbo chiederei al curatore del sito di operare la correzione.

Commento di Centro Studi La Runa
Ora: 10 novembre 2009, 17:49

Ho provveduto ad apportare la modifica richiesta. Grazie all'autore dello scritto e al lettore che ha inserito il commento.

Commento di brunagasparini
Ora: 8 giugno 2010, 23:05

rol e il tutto un anima piena di luce .un grande spirito .

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