Guénon, forza della Tradizione

Nel discutibile Pantheon della destra pubblicato qualche tempo fa – sul Domenicale del 5 gennaio 2008, con decine di voci: da Lucio Battisti a Elémire Zolla, passando per Croce, Mussolini e Hayek – René Guénon non appariva. Visto però come venivano trattati Friedrich Nietzsche e Julius Evola (cioè malissimo), crediamo sia stato meglio così.

Un matematico (proprio come Guénon e il “barone” Evola), insegnava anni e anni fa ad analizzare i testi con la giusta attenzione, per capire se il messaggio contenuto fosse formativo, “semplicemente” in-formativo, l’uno e l’altro o nessuno dei due. In tale direzione, e con un reale spessore, pochi autori meriterebbero l’appellativo di “maestro” come Guénon, l’autore de La crisi del mondo moderno e di Simboli della scienza sacra. Colui che data l’inizio del periodo di decadenza all’affacciarsi del pensiero filosofico; un’idea che ancora nel terzo millennio nessun docente “medio” di qualsiasi università sarebbe disposto a sostenere… e ciò potrebbe anche bastare ricordandoci cosa disse una volta (di non bello) il povero Franco Volpi degli stessi docenti.

Il problema è uno (sempre da lì si parte): viviamo o no nel migliore dei mondi possibili? Rispondere “no” non è né di “destra” né di “sinistra”, perché il problema non sta nella risposta ma nelle alternative. E proprio qui entrano in gioco i maestri, coloro cioè che illustrano queste alternative, perché nella più assoluta (ma anche teorica) libertà, il lettore possa scegliere la strada da percorrere.

Un vero maestro non è mai né violento né “cattivo” perché da lui si impara, in primo luogo a dialogare con se stessi. Varcando le soglie delle fucine della responsabilità. Guénon è da anni un pezzo forte dei tipi della Adelphi che trenta e passa anni fa pubblicarono Il re del mondo (1977), uno dei libri più noti dello scrittore e simbolista nato nel novembre del 1886 a Blois.

Dopo libri fondamentali come Introduzione generale allo studio delle dottrine indù o L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, col titolo complessivo de Il demiurgo e altri saggi (pp. 313; 14 euro), nel 2007 la casa editrice milanese ha anche presentato (con la traduzione di Graziella Cillario), una raccolta di testi risalenti a un arco di tempo decisamente lungo: 1909-1950 (forse un po’ troppo lungo?), tratti dai periodici La Gnose, Voile d’Isis, Études traditionnelles, e dall’araba El-Ma’rifah. A giustificare la scelta, peraltro i testi sono raggruppati in tre sezioni ben differenziate, la considerazione contenuta nella premessa di Roger Maridort che nel tempo le «posizioni intellettuali» di Guénon non siano mutate di molto, «soprattutto per quanto riguarda le critiche al mondo moderno».

Sia come sia, a rendere interessante il volume (oltre il contenuto in se stesso) è la circostanza che esso contiene i primissimi articoli pubblicati dal maestro francese appena ventitreenne, come appunto Il demiurgo da cui la raccolta trae il titolo. Qui il giovane metafisico si interroga sulle origini del Male (Si Deus est, unde Malum? Si non est, unde Bonum?) e le sue relazioni con l’infinito, il Perfetto e il Principio supremo. Come può un Principio unico produrre dualità come spirito e materia e bene e male? E qual è la sua relazione con la molteplicità? Si tratta di argomenti familiari ai primi filosofi dell’Occidente, ma Guénon sa trattare con essi in modo affatto inconsueto.

È il caso per esempio anche dell’articolo Conosci te stesso (1931), nel quale il sapere filosofico viene legato a qualcosa che di fatto lo precede. È abbastanza noto peraltro il pensiero del maestro francese: è grave errore scambiare il “filosofo” (che è colui che “ama” la saggezza) per il “saggio” tout court; dunque si può affermare che «la conoscenza filosofica non è che una conoscenza superficiale ed esteriore», ed è solo un «primo grado sulla via della conoscenza superiore e autentica che è la saggezza». È a questo punto che si connette un pensiero di tipo essoterico, “volgare”, logico e razionale, ad uno esoterico che è appunto quello del saggio.

Come insegnare la saggezza? Certamente non coi libri (ahinoi), né con qualunque altro mezzo “di ragione” ciò perché, beninteso, la saggezza non è legata alla ragione bensì all’anima e allo spirito (in due parole alla preparazione interiore). E qui si snoda un’altra questione essenziale. Anzi due: la prima è che i moderni hanno completamente dimenticato l’esistenza di qualcosa di più “alto” della filosofia, la seconda è che tale insegnamento esoterico seppur diffuso anche in Grecia, era stato inizialmente conosciuto in Oriente.

Pitagora (ma non solo lui), aveva ricollegato ai cosiddetti “misteri” e al culto di Apollo la sua filosofia. I misteri si insegnavano nel silenzio con figure e simboli; quanto di più lontano insomma dall’insegnamento dell’Occidente tradizionale nel senso più comune del termine.

Sono più o meno tutte di questo genere le critiche al mondo “moderno” prodotte da Guénon. Una distinzione che risulta dall’opera più conosciuta del tradizionalista francese (La crisi del mondo moderno, 1927) è anche quella fra filosofia come mezzo, come ricerca, e filosofia come scopo. Guénon scrive che è solo la prima delle due opzioni, (la cui origine risale ancora a Pitagora) che va nella direzione giusta: la filosofia è difatti uno stadio introduttivo verso la “sapienza”.

Furono i greci a indirizzare la filosofia verso una conoscenza puramente razionale, umana ed essoterica, adombrando il lato non umano ed esoterico della Sapienza (ma già Nietzsche, da un suo specifico punto di vista – poi ripreso più e più volte – aveva fortemente criticato la visione “apollinea” in quanto unica ed esclusiva tradizione del pensiero greco-occidentale). Del resto che il linguaggio filosofico non serva ai fini di una vera conoscenza metafisica, Gùenon lo ribadisce nel capitolo secondo de Gli stati molteplici dell’essere (1932), qui chiamando in causa, peraltro, altre tre opere Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921), L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta (1925) e Il simbolismo della croce (1931), tanto che si può pensare ad un vero e proprio motivo dominante di tutta la sua produzione. Infinito (incondizionato e indeterminato) e Possibilità illimitata per il maestro di Blois non possono essere compresi con gli strumenti limitati della filosofia che prende in considerazione sistemi per ciò stesso «limitati e chiusi».

«In una discussione pubblica non contano gli argomenti ma certe doti teatrali»: also sprach Paul Feyerabend, filosofo della scienza abbastanza citato fino a qualche tempo fa. Crediamo che nessuna accusa del genere, riguardante cioè la superficialità delle tesi sostenute, si possa muovere a René Guénon o ai suoi epigoni. I maestri fanno bene all’intelligenza (di destra e di sinistra che sia), nondimeno sia essa un attributo ancora e per molti aspetti “profano”.

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Tratto da Linea del 10 luglio 2010.

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Marco Iacona, dottore di ricerca in “Pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee”, scrive tra l’altro per il bimestrale “Nuova storia contemporanea”, il quotidiano “Secolo d’Italia”, il trimestrale “La Destra delle libertà” e il semestrale “Letteratura-tradizione”. Per il “Secolo d’Italia” nel 2006 ha pubblicato una storia del Msi in dodici puntate. Ha curato saggi per le Edizioni di Ar e per Controcorrente edizioni. Per Solfanelli ha pubblicato: 1968. Le origini della contestazione globale (2008).

  1. Vitae
    | Rispondi

    E' possibile sapere il nome del matematico di cui si parla all'inizio?

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