Il grande fascino della barbarie

conan-il-conquistatore Oltre vent’anni fa l’allora giovane Arnold Schwarzenegger, divenuto campione di culturismo nella patria per eccellenza degli eccessi, raggiunse fama internazionale grazie a un film magistralmente diretto da John Milius: Conan il barbaro. La pellicola aveva una colonna sonora straordinaria (opera di Basil Poledourius) e riproponeva l’eroe letterario nato decine d’anni prima dalla penna di Robert Ervin Howard, scrittore morto suicida, all’età di soli 30 anni, nel 1936.

Il personaggio filmico, pur discostandosi un po’ dal modello howardiano (il Conan originale, tra l’altro, aveva i capelli di un nero corvino), incarnava un tipo d’eroe – o di antieroe – davvero sui generis: non il paladino, il difensore del bene, della morale o della fede, ma il barbaro, che non esita dinanzi al richiamo del sangue, del vino e delle donne. Dotato di forza straordinaria e di una sfrenata voglia di vita, capace di rubare, uccidere, saccheggiare, bestemmiare senza posa, Conan ha al tempo stesso un ben preciso sistema di valori, ai quali si attiene in modo scrupoloso: è fedele alla parola data, non torce un capello ai deboli, è incapace di mentire. E grazie al suo coraggio indomito giunge a schiacciare sotto i suoi piedi i più possenti troni della terra dell’era hyboriana, sino a cingere la corona del regno più importante in assoluto, quello di Aquilonia.

conan-il-barbaro Nel romanzo Conan il conquistatore, recentemente ripubblicato negli Oscar Mondadori, Howard ci propone il barbaro ormai divenuto re: secondo l’appassionato studioso Dale Rippke, che ha redatto recentemente una nuova cronologia delle avventure del cimmero, si tratta dell’ultima grande avventura di Conan.

conan-il-barbaro-lepica-di-john-milius Con una congiura, e grazie a un’alleanza con le potenze oscure, i suoi nemici nemediani riescono a vincerlo in battaglia. Il barbaro si trova così costretto a un periglioso itinerario di “morte e rinascita”, che lo porterà sino nelle profondità di un tempio stigiano, sede di oscuri culti, ove viene custodito il Cuore di Ahriman, la pietra grazie alla quale l’immondo sacerdote Xaltotun, morto tre millenni prima, venne riportato in vita. In un crescendo di inseguimenti, combattimenti, incontri terrificanti e mostruosi, la trama si intreccia e dipana sino all’epilogo “trionfale” sul campo di battaglia. Sullo sfondo vi è un mondo immaginario eppure coerente, con una sua specifica geografia, popoli, culture, lingue, religioni: anche questo fa sì che il lettore si immerga appieno nella costruzione fantastica e tragga l’idea che la barbarie, sotto molti aspetti, sia preferibile al decadente e lussurioso crepuscolo della civiltà.

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Pubblicato su Il Tempo del 10 maggio 2004.

Robert E. Howard, Conan il conquistatore, Oscar Mondadori, Milano 2004, pp. 256, € 8,40.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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