Gli Occidentali dell’Oriente

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2 Risposte

  1. vate ha detto:

    Lo spirito occidentale è quel fuoco che ha alimentato le azioni delle stirpi indoeuropee.
    Ad un dato tipo umano a corrisposto uno speciale modo di essere. L’origine di questo spirito è un’origine di verità che non conosce limiti di tempo e di spazio. Limiti che invece si riflettono nel mondo della contingenza poiché destinano il luogo deterministico e particolaristico dove tutto ciò che vi compare lo fa in quanto condizionato. Tale spirito si è mutato quindi nella forma dissimulante la lontananza dalla sua origine.
    L’equazione cristianesimo uguale negazione dello spirito occidentale è troppo riduttiva. In un Bernardo di Chiaravalle non compare quel moralismo cristiano antitetico alla spiritualità guerriera. E nel Cristo morente non viene inficiato il significato di sacrificio supremo quale dono di tutto quello che di se rimane transeunte, in quel momento dove anche la Divinità sembra abbandonare il sacrificato, mentre solo con le proprie forze si guadagna la possibilità immortale.
    Nello spirito occidentale si ravvisa piuttosto una continuità, nel bene come nel male.
    Attualmente guardando alla globalizzazione si denota una estremizzazione negativa del mito dell’occidente. L’idea della Roma imperiale come portatrice di ordine e di luce nello spazio oscuro che la circondava, si è tramutata nella missione evangelica dello spirito cristiano elargitore di pace universale, per degenerare completamente nel pensiero liberal economico impegnato a diffondere nel mondo la mistificazione del benessere fondato sul consumismo. Senza tali passaggi non saremmo arrivati dove oggi siamo, e questi passaggi declinanti rimango pur sempre quelli dello spirito occidentale.
    Nell’ambiguità della religione che ha prevalso in occidente, compaiono si incongruenze rispetto al momento inopportuno, ma si avvisa anche la sua necessità congrua ai tempi che l’attendevano.
    Adesso l’emergenza che s’impone e quella di rimanere a galla in un mondo finito. Poco importa se quello che più uno soffia è la grazia degli Dei o di un unico Dio. Ma anche in questa circostanza la nostra tradizione c’insegna che rimane pur sempre quella dignità profusa nella libertà di ogni vero uomo, dove l’istanza decisiva è quella di saper porre la giusta distanza tra se ed il cielo. Ecco qualora anche questa opzione fosse scomparsa, allora i tempi che stiamo vivendo altro che oscuri! Sarebbero luminosamente provvidenziali.

  2. ekaros ha detto:

    Altri stupendi simboli! E l’essenza di tutto è unica: conquista della vera libertà e dell’aureo potere. E in ogni opera qui citata, la via, simbolicamente viene minuziosamente descritta. E noi, oltre al significato letterale, dobbiamo saper intuire le verità celate ovunque. Quanti simboli disseminati per l’arduo cammino!
    E tutto sotto l’ oscura volta del nostro cielo interiore…
    Quante lotte per il dominio mentale! e di tutta la corte dei suoi innumeri enti!
    Eredità presa nell’atto della nostra venuta…
    E loro parlano e parlano, perennemente, rumori continui che si intessono nella trama della vita. Azioni e reazioni, forze in contrapposizione, moti, ma senza un vero io: solo voci… figure…fantasmi di figure, falsi bagliori e vacue luci…
    Una notte, durante una tempesta di battenti pensieri, mentre la mente esplodeva, notai, sotto la volta del mio cielo interiore, una piccola scala che si perdeva in alto. E salii per quella scala, e ogni gradino riluceva di un limpido colore. Raggiunto l’ultimo
    gradino, non sentii più alcun rumore, una tenue luce opalina avvolgeva il mio essere, e mi sentii smisuratamente libero e aperto…
    Il rumore non era più in me, era giù, in basso…
    Quelle voci non erano il mio io, io ora ero oltre il composto di forze, quel limitato composto tra indefiniti composti uniti tra di loro da un sottile filo d’argento…
    E mi sentii un altro… Un varco nel mentale si era aperto, l’ignoto viaggio poteva iniziare…

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