Centro Studi La Runa

Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia

Articoli Commenti

Facebook Twitter



Giustizia bendata

14 dicembre 2008 (22:44) | Autore:

Tags: , , , , , ,

Mai come oggi si è sentito il bisogno di una riflessione sul senso della giustizia, in un’epoca in cui la magistratura insegue le chimere degli psicoreati e le istituzioni internazionali approntano mostruosi strumenti giuridici come il “mandato d’arresto europeo”.

Adriano Prosperi, Giustizia bendata

Adriano Prosperi, Giustizia bendata

Uno storico di razza come Adriano Prosperi, nel suo libro Giustizia bendata offre numerosi spunti di analisi su questo tema. Il saggio di Prosperi è dedicato all’iconografia della giustizia, i cui attributi più frequenti nella storia delle immagini sono la bilancia per giudicare, la spada per punire, e spesso anche la benda sugli occhi: il significato di quest’ultimo particolare può essere ambivalente, indicando talora l’imparzialità, talora invece l’incapacità di un retto giudizio.

L’immagine più antica di una bilancia in relazione al giudizio è legata alla raffigurazione della dea egizia Ma’at che pesa i defunti per verificare se hanno meritato la vita nell’aldilà. Nel Medioevo la figura si arricchisce di una spada, evidentemente desunta dall’iconografia dell’Arcangelo Michele. Nell’iconografia della giustizia entra anche l’immagine della Vergine Maria, sempre invocata dai condannati e investita di una funzione di difesa di cui resta traccia anche nella formula liturgica advocata nostra. Di conseguenza anche la giustizia veniva rappresentata con forme e atteggiamenti spesso indistinguibili da quelli della Vergine. Nel 1494 in una incisione che illustrava il poema Narrenschiff (La nave dei folli) di Sebastian Brant, la figura della giustizia appare bendata da un folle, riconoscibile dal berretto a sonagli. Il tema della benda andava a intrecciarsi con l’iconografia del Cristo bendato e deriso durante la Passione: quel processo rappresentava la condanna dell’innocente per antonomasia e si trattava di un’immagine molto popolare e ben riconoscibile da tutti. Quando il tema della giustizia bendata comincia a diffondersi l’Europa è scossa da fermenti culturali e spirituali che di lì a poco provocheranno la Riforma protestante, inoltre le monarchie europee cominciano a organizzare la forma moderna dello stato, centralizzata e burocratica. Il vecchio diritto consuetudinario cede il passo a codici di leggi applicate da un corpo di giudici di professione. Il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento fa insorgere un diffuso malumore nelle popolazioni abituate al vecchio sistema legislativo e quindi una sfiducia nell’idea stessa di giustizia. Questo processo era particolarmente accentuato nei paesi protestanti, dove non sussisteva più la divisione fra potere spirituale e potere temporale, ma tutto il potere era nelle mani del principe, che lo esercitava secondo la propria coscienza: questa fu una delle cause delle rivolte contadine che funestarono la Germania protestante e rispetto alle quali Lutero si schierò apertamente a fianco dei principi. Cominciava a diffondersi la percezione di una giustizia amministrata da una casta di magistrati lontana dalla realtà dei rapporti umani e facilmente sottoposta alla corruzione. Questa situazione si rifletteva anche in una iconografia di giustizia bifronte in cui il volto bendato guardava i poveri, mentre il volto senza velo guardava i ricchi.

Verso la fine del secolo XVII° si diffonde la valenza positiva della benda che chiude gli occhi alla giustizia. L’Europa esce dal periodo delle terribili guerre di religione che opponevano i cattolici ai protestanti e comincia a farsi strada l’idea di un diritto naturale che supera le distinzioni religiose, per questo la benda della giustizia viene percepita come garanzia di imparzialità. In relazione a questa nuova concezione nascono anche rappresentazioni di un occhio luminoso che regge la bilancia: un’iconografia che avrà grande fortuna anche in ambiente massonico.

Nel secolo dei lumi si elaborarono nuove teorie sull’amministrazione della giustizia incentrate sulla pubblicità dei processi che secondo i filosofi razionalisti avrebbero dovuto istruire il popolo sulla legge e sul suo funzionamento. Gli stessi illuministi saranno delusi dai risultati prodotti dal nuovo stato di cose, e le disfunzioni del sistema giudiziario non saranno affatto risolte dal semplicistico razionalismo illuminista. Anche nelle moderne democrazie occidentali, e soprattutto in Italia, la lunghezza esasperante dei procedimenti giudiziari infonde una profonda sfiducia nell’opinione pubblica. Inoltre la giustizia moderna non ha ancora superato certi pregiudizi che venivano imputati alla cultura dei secoli passati, in particolare ai metodi della Santa Inquisizione: ancora oggi ci sono processi in cui di fatto l’onere della prova è ribaltato e ricade sull’accusato. Basti pensare, ad esempio, a processi a sfondo politico fondati su un teorema accusatorio, oppure ai processi per i cosiddetti “reati sessuali” in cui si parte dalla presunzione di colpevolezza del maschio; per non parlare dei reati di “razzismo” che di fatto pongono il presunto colpevole al di fuori del consorzio umano.

Infine non si può fare a meno di rilevare che lo studio di Prosperi viene pubblicato in un momento in cui proprio gli storici sono nel mirino di una magistratura politicizzata e asservita al mondialismo. C’è da augurarsi, pertanto, che la lettura di questo libro stimoli un dibattito sulla giustizia, anche se in alcune parti del saggio si avverte una certa forzatura ideologica dalla quale Prosperi non ha saputo trattenersi.

* * *

Adriano Prosperi, Giustizia bendata, Einaudi, 2008, pp.268, € 34,00


Scrivi un commento