Giuda Iscariota
Giuda Iscariota
discepolo di Gesù Nazareno detto il Cristo, sec I
Quell’uomo era tutto, per me.
Camminava davanti a noi per povere strade di polvere, tracciando l’ombra del suo corpo, corpo d’uomo come il nostro.
Come forse per gli altri vi fu un miracolo mostrato a me solo e che nessun Vangelo racconta: quel bimbo idiota, che sbavava scuotendo il viso contro le pietre di un portico.
Lui si china, nella sua mano appare dal nulla un piccolo passero dal petto colorato e lucente, lo pone in quella del bimbo, che non trema più.
Il pettirosso è fermo, il bambino lo fissa ed i tratti del suo volto si distendono, il sorriso non è lontano.
Poi l’uccellino si libera, dal portico scuro verso la luce.
Lui ne segue con occhi ora limpidi e coscienti il volo.
Giunsi a tradirlo perché avrei desiderato essere amato di un amore simile?
La verità era che non mi sentivo diverso da Pietro, il pescatore dai grandi occhi scuri o da Giovanni, il prediletto, la cui carne, le cui vesti parevano spirito.
Era qualcosa in me, il mio destino.
Ecco mio padre che batte mia madre, i miei fratelli come estranei, la prima gioventù e il sogno dell’insurrezione contro Roma, la gioia nel ventre di lei, i mesi tra i monti di Giordania come urlando qualcosa di indicibile al cielo, l’incontro con Gesù, il Cristo.
Perché non dispiegava la sua forza per cambiare la terra, finalmente facendo scendere la Giustizia, il Regno?
Lui, oh lui avrebbe potuto.
A questo volevo spingerlo tradendolo e consegnandolo nelle mani dei Sacerdoti: alla rivelazione, al trionfo?
Volli, io che non ero niente, provare la vertigine di distruggere quella speranza della terra?
Volli punirlo per non avere compiuto la Redenzione che ci aveva promesso? Ancora non avrete finito di dare il Vangelo alle città di Giuda che il Regno sarà venuto, ci aveva detto.
Addolorato, impaziente, odiandolo per il suo indugio, il suo fallimento, nemmeno mi accorsi di avere ricevuto quei denari.
Qualcuno doveva adempiere la Scrittura, perché lui solo in quella e per quella era apparso e aveva creduto e tentato, prima di lasciare il compito a nuovi eoni: fui io.
Da una collina fuori le mura guardavo i crocifissi e solo quando in me seppi che lui se ne era andato dalla terra mi alzai e cominciai a correre, e correre.
Ruggivo senza pianto, i rovi mi ferivano le gambe, toglievo dalla veste la cinta che avrei usato per appendermi a quell’albero torto che là, in fondo, già vedevo.
Ti rivedrò, ti rivedrò nella Luce della casa del Padre, potrò sciogliere nell’Uno ogni mia colpa, ogni mio peso, riamarti?
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