Gender ed eroticamente corretto. Le tesi di Adriano Scianca

Sotto il profilo culturale, spirituale ed antropologico, stiamo vivendo una fase di vigorosa accelerazione dei processi dissolutivi che hanno iniziato a manifestarsi alla metà del secolo scorso, con l’affermazione della post-modernità e della società liquida. La cultura dominante è orientata a condurre una lotta senza quartiere alla realtà: il suo epicentro è da individuarsi nella teoria gender. A ricordarcelo, in un libro che si lascia leggere piacevolmente, pur essendo ricco di riferimenti sociologici, scientifici, filosofici, è Adriano Scianca, collaboratore di diverse testate nazionali e direttore del quotidiano on-line “Il Primato Nazionale”. Ci riferiamo al volume Contro l’eroticamente corretto. Uomini e donne, padri e madri nell’epoca del gender, edito da Bietti (per ordini: 02/29528929, euro 18,00). Fin dall’Introduzione si evince a qual punto di follia, di inversione di valori, sia giunta la contesa con il reale, tratto connotante spiritualmente le società neo-liberali.

In Svezia, dove il gender da tempo monopolizza l’attenzione dei legislatori, nell’uso della lingua sono stati introdotti pronomi neutri, ritenendo l’esistenza di quelli maschili e femminili evidente segno di discriminazione sessista. Il provvedimento fa seguito al riconoscimento legale dell’esistenza di persone neutre. Non è tutto: sono stati appositamente creati ben 170 nomi propri neutri!  Nello stesso paese, culla del “progresso”, è stato proposto che al maschio venga proibito di urinare in piedi (non stiamo scherzando!), perché la posizione eretta sarebbe anch’essa simbolo discriminatorio! Insomma, è in atto, in ogni ambito sociale, un vero e proprio “addomesticamento” del maschio. Siamo tutti prigionieri, chiosa Scianca, di Big Mother, “un moloch senza volto sul cui altare vengono sacrificati i fondamenti della civiltà europea” (p. 11). Si tratta di un progetto bio-politico anti-identitario ed anti-paterno. L’individuo senza sesso è l’ultimo gradino disceso dall’uomo senza qualità , di musiliana memoria, verso la sua estrema degradazione, rappresentata dall’uomo senza Tradizione.

Per gender, spiega l’autore, si deve intendere “un punto di convergenza di tendenze e teorie, pratiche e leggi, mode e sensibilità” (p. 13). Di tale “campo” fanno parte gli studi sulla cultura femminile, su omosessuali e lesbiche e sui cambiamenti di genere. Le posizioni sostenuti da psicanalisti degli anni Sessanta, Robert Stoller o John Money, hanno contribuito non poco a coagulare tale coacervo di sensibilità. Il “canone” definitivo del genderismo è stato fornito da Judith Butler e Monique Wittig. Tale elaborazione teorica è divenuta il collante ideologico di cui la sinistra, orfana della narrazione rivoluzionaria, andava alla ricerca. Il genderismo è momento interno alla deriva neo-liberale della gauche internazionale e va, ai fini di un’acconcia contestualizzazione storica, interpretato quale momento apicale del culto “dei diritti dell’uomo”. Nella teoria gender vengono, certamente, distinti i tre livelli nell’articolazione della sessualità umana: il sesso, il genere e l’orientamento sessuale, ma la loro combinazione è ritenuta del tutto casuale. L’eterosessaulità è esperita non come condizione normale, ma quale variabile tra infinite altre. La sessualità risulterebbe essere il prodotto di tecnologie sociali e discorsive “di pratiche politiche di gestione della verità e della vita” da decostruire e liberare (p. 17).

Rispetto a questo tematica, il filosofo de Benoist è stato assai chiaro: “esistono una pluralità di pratiche, di orientamenti e di preferenze sessuali, ma ci sono solo due sessi” ( p. 18). Il sesso si decide al momento della fecondazione e la differenza sessuale si acquisisce fin dai primi istanti di vita. Per la verità, la teoria gender ha trovato una drammatica smentita nelle vicende dei piccoli Bruce e Brian Reimer, sfortunati pazienti del già citato John Money. Questi, nel 1967 procedette alla castrazione chirurgica di Bruce, che fu ribattezzato Brenda ed educato come una bambina. Presto la realtà prese il sopravvento, ed il maschio “Brenda” volle tornare tale. Nuova operazione, “David”, questo il suo terzo nome, tornò ad essere se stesso e contrasse persino matrimonio. Purtroppo, il devastante esperimento lasciò tracce indelebili sulla sua psiche: “David” si tolse la vita.

Il gender nega la realtà e i suoi sostenitori si sottraggono ad ogni confronto e dibattito. Non ne sentono il bisogno, non possono essere smentiti in quanto portatori di una verità indubitabile. In realtà, il loro cammino si dirige verso l’informe e l’indefinito. Leggono il reale in termini di fluidità e malleabilità. Si può essere tutto e per questo in realtà non si è niente. Infatti “decidere significa scegliere cosa essere, darsi una forma e dare forma al mondo[…]. Ma essere qualcosa è non essere infinite altre cose” (p. 37). Il politicamente corretto vuole l’indistinto, il generico, una non-vita. Come ha rilevato Alain Touraine “Solo il non vivente è neutro”(p. 41). In tal senso, Scianca sostiene che i sostenitori del gender realizzano nei fatti il progetto cristiano e puritano: aspirano a una neutralità asessuata come quella degli angeli, al concepimento “virginale”. Dio non ha sesso, per questo vanno annoverati fra i “dispregiatori” della vita. Gender e ideologia immigrazionista sono volti della stessa medaglia: lottano contro il principio del limite indicato dalla frontiera e dal sesso (che etimologicamente indica la separazione). Per tal ragione è impensabile contrapporsi in termini reazionari e/o moralistici al genderismo, magari conducendo campagne sostenute dalla Chiesa, in difesa della famiglia. Ciò non basta. Si dovrebbe, invece, inserire la battaglia all’eroticamente corretto in un quadro culturale più ampio, fondato sul recupero della differenza.

Il rapporto uomo-donna deve essere  impostato sulla complementarietà, che implica la diversità non confrontabile. E’ necessario “lasciar essere donne le donne e uomini gli uomini” (p. 63). La donna e l’uomo devono riappropriarsi simbolicamente degli specifici archetipi. Secondo il suggerimento della psicologa Jean Bolen, la donna dovrebbe ridar voce alle “Dee” che da sempre la abitano. Un modello femminile plurale. L’uomo, allo stesso modo, dovrebbe tornare a conciliare la natura dispendiosa del guerriero che in lui alberga, con la dimensione metafisica indicata dal Fallo, simbolo di verticalità e distacco. Solo a tali condizioni spirituali, la famiglia potrebbe tornare ad essere quell’unità eroica di cui ha detto, lo ricorda opportunamente Scianca, Julius Evola: “Si tratterebbe, quindi, di dare alla famiglia  un senso trascendente, super-individuale, non sentimentale o naturalistico” (p. 218).  La famiglia quale luogo della trasmissione nel tempo, attraverso la generazione, della forza mistica della gens. Unica Via per uscire dall’abbraccio mellifluo di Big Mother.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

2 Responses

  1. fabio
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    Siamo daccordo nella contrarietà e il rifiuto della teoria del gender ma non lo siamo su alcune conclusioni tratte dall’autore, almeno a quanto risulta dall’articolo. Il progetto cristiano è quanto di più lontano possa esserci dalla suddetta teoria:” Uomo e donna li creò”, per non contare tutte le affermazioni ben chiare a proposito del rapporto uomo-donna espresse nei Vangeli, a ciò si aggiungono la predicazione di San Paolo di Tarso e di San Pietro. Si aggiunga anche il fatto che Gesù non affronta più di tanto la questione dell’omosessualità nella predicazione riportata dagli evangelisti perchè svoltasi in un contesto già fortemente avverso a tale pratica, come espresso nel Levitico. La Sacra Scrittura dunque è chiara ed è così chiara che un apprezzato studioso dell’omosessualità, Hermannn Hartfeld, pastore protestante a Zurigo, afferma che, nonostante i costumi dei popoli vicini, il mondo giudaico cristiano ha rifiutato sempre e risolutamente ogni pratica omosessuale” (Cfr: H. Hartfeld, Homosexualität im Kontest von Bibel Theologie und Seelsorge).
    Scianca ha ragione quando afferma che la teoria del Gender rappresenta il momento apicale del culto dei diritti dell’uomo e proprio per questo è assurdo trovare un punto d’unione con il progetto cristiano. Il principio di autodeterminazione e della volontà del singolo individuo, assunte come criterio ordinatore della vita post-moderna, contrastano pienamente con “Sia fatta la Tua volontà”. La teoria gender ha a che fare, invece, proprio con la secolarizzazione del Continente Europeo e l’abbandono della fede in Cristo. La lotta alla tradizione e, in questa, all’identita storica, filosofica e religiosa ha avuto la sua ufficializzazione nel rifiuto al riconoscimento delle radici cristiane come punto fermo di riferimento della Cultura Europea.

  2. Nebel
    | Rispondi

    Probabilmente l’unico modo per difendersi da quest’eclissi totale del buon senso è appellarsi agli stessi diritti umani la cui difesa estrema ha incontrato il suo opposto, l’intolleranza assoluta:
    – Nessuno deve essere discriminato per sesso di appartenenza, sia esso il terzo sesso ma anche e a pieno titolo il primo e il secondo.
    – Ciascuno ha il diritto di realizzare se stesso nel pieno delle proprie aspettative e nel rispetto degli altri, sia costui nato donna nel corpo di un uomo o viceversa; sia esso nato uomo nel corpo di un uomo e donna nel corpo di una donna!!
    -Tutti hanno il diritto di proteggere, esprimere e vivere la propria cultura, sia essa progressista e aperta al cambiamento, sia essa tradizionalista e rivolta alla conservazione.
    – Nessuno può essere impedito all’espressione di sé. Se un bimbo gioca con le bambole o una bambina colleziona macchinette ne ha tutto il diritto. Ma lo hanno anche mia figlia di preferire pentolone e bambolotto e mio figlio di giocare alla guerra con pistole di plastica.
    Questi diritti sono validi e sacrosanti per tutti. La Natura stabilisce, fa e disfa, muta e mantiene. Nessuno deve permettersi di negarla.

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