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il medioevo come parte della storia europea

Discussioni sull'Età di Mezzo.

il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda aldo c. marturano » gio apr 12, 2007 12:29 pm

STEREOTIPI MEDIEVALI E MEDIOEVO RUSSO

Ci sono alcune idee preconcette vaganti nell’aria quando converso con coloro che si interessano del Medioevo che falsano, a mio avviso, il panorama storico europeo di quella lontana epoca ed escludono alcune realtà che sono invece importanti e fondamentali.
In questo articolo vorrei tentare di metterli a fuoco, questi preconcetti, per vedere di smontarli o per lo meno di rimetterli nella giusta carreggiata, se così posso dire. Innanzi tutto il Medioevo, questa magica parola che significa Età di Mezzo, è un periodo quanto mai glorioso per le conquiste del pensiero e per i progressi materiali che hanno portato l’Europa oggi a diventare il punto focale della civiltà in tutto il pianeta con i suoi errori e i suoi metodi invasivi di progresso. Non è però questo il nostro argomento e dunque lo lasciamo qui espresso in questo modo molto semplicistico e politicamente non schierato.
L’inizio del Medioevo è stato fissato convenzionalmente con il saccheggio da parte dei Visigoti di Alarico nel 410 d.C. della città di Roma in Italia e con l’abdicazione dell’ultimo Imperatore Romano, sempre in Italia, Romolo Augustolo nel 476 e si chiude di solito con la caduta di Costantinopoli nel 1453 in mano ai Turchi di Maometto II il Conquistatore o addirittura con la scoperta dell’America da parte di Colombo nel 1492. Qui, nella Terra Russa, la storia “medievale” non coincide con un’età di mezzo, ma corrisponde proprio all’inizio della storia delle Terre Russe e dunque nasce con la fondazione della dinastia Rjurikide e si chiude in pratica con la sua estinzione quando il figlio di Giovanni IV il Terribile passa la sua corona (la famosa berretta di Vladimiro Monomaco) a Boris Godunov (non rjurikide) e muore senza figli verso la fine del XVI sec.
Questi dunque sono in generale i limiti temporali che si fissano quando si fanno ricerche sul Medioevo europeo. Ciò non toglie che ci siano storie locali pregresse che stanno alla radice degli eventi che lo storico indaga e racconta e che non vanno assolutamente trascurate.
Un primo problema sul quale di solito si glissa senza dargli troppa importanza è l’invenzione del calendario moderno con la Riforma Gregoriana in cui si perderebbero ben 13 giorni di storia nei paesi dove questa riforma non fu adottata. Questo ad esempio è uno stereotipo che appare secondario, ma che talvolta nella ricerca e nel compulsare i documenti pone in imbarazzo il ricercatore poiché quasi due settimane cancellate talvolta fanno apparire alcuni eventi contemporanei invece che discosti nel tempo e dunque bisogna stare molto attenti. Siccome la parte di storia di cui io mi occupo è proprio quella in cui la Riforma Gregoriana non venne mai adottata fino al XVIII sec. e fu definitivamente sancita per l’uso generale solo nel XX sec., la ricerca sul Medioevo Russo può offrire qualche trappola da questo punto di vista.
Ciò tenuto presente, cominciamo ad addentrarci nell’argomento.
Il Medioevo Occidentale è dominato dall’idealizzazione del lavoro contadino, dalla sua esaltazione come unico santo lavoro da parte dell’ideologia cristiana ormai dominante e mi riferisco alla famosissima divisione delle classi in Coloro che pregano, Coloro che combattono e Coloro che lavorano la terra. Durante l’Impero Romano pagano il contadino era una persona inferiore e sconosciuta alla civiltà romana fortemente urbanizzata e di solito figure come Cincinnato o Catone attaccate al lavoro dei campi erano ridicolizzate. Lo stesso Quinto Orazio Flacco benché lui stesso di origini contadine non si sente a suo agio nella campagna quando pensa che altrimenti avrebbe dovuto lavorare la terra. D’altronde, se guardiamo bene come le campagne erano organizzate e come il lavoro dei campi era affidato quanto più possibile agli schiavi, ci accorgiamo subito delle prime ragioni di questo atteggiamento del mondo romano verso chi viveva fuori della città. Comunque non essendo io uno specialista sull’argomento, non vorrei addentrarmi troppo in esso senza incorrere in un qualche inutile e imperdonabile “scivolone interpretativo” e qui mi limiterò a concludere dicendo che il contadino agli albori del Medioevo è una delle classi inferiori più disprezzata dall’”opinione pubblica”. Qui basterebbe leggersi Marc Bloch (La Société Féodale)per farsene un’idea o sentire le parole di Vladimiro Monomaco quando all’assemblea di Ljubec’ chiama i contadini col termine smjerdy ossia puzzolenti. Non mi sembra che questa gloria del lavoro contadino poi sia derivata dalla religione del Cristo. Infatti la Bibbia e i Vangeli appartengono ad un popolo che era fatto di pastori e non di agricoltori. L’opera di “santificazione” comincia, almeno per i documenti scritti, con Bonifacio il santo evangelizzatore del popolo germanico lungo il Reno (sec. VII-VIII). Costui per la sua origine celtica (era nato nel Devon) conoscendo i precedenti pagani della sua terra fece di tutto affinché la gente minuta invece di preferire le feste stagionali alle messe nelle prime chiese che apparivano qui e là diventassero “lavoratori della terra” e si guadagnassero il pane col “sudore della fronte” in maniera tale che per concludere la giornata poi venissero a messa nelle feste comandate. E’ superfluo ricordare poi la regola benedettina alquanto anteriore! Bonifacio però mi interessa in modo particolare poiché per trasformare la gente in agricoltori predica la distruzione della… foresta!
Perché la foresta? Perché distruggere gli alberi e tutto quello che la foresta ha e ci dà? Semplice! Il Cristianesimo non ha mai cancellato gli dèi pagani dal mondo: Essi esistono, ma sono personificazioni del demonio! Questi dèi quindi non scompaiono con l’avvento della nuova religione universale, ma continuano ad imperversare sulla Terra dove sono stati esiliati da Dio stesso dal tempo della loro decadenza! Dante pone il Principe dei Diavoli negli Inferi e addirittura la centro della Terra perché qui è il suo dominio, ma allora, dove si nascondono quando vengono in superficie? Dove vivono? La risposta è ovvia: Nei templi pagani della foresta! Nei querceti, vista la spiritualità di questo albero, unica pianta senza morte! E’ nel folto degli alberi che si celebrano i riti pagani e perciò Bonifacio, una volta vescovo di Magonza, personalmente si recherà nella vicina Geismar e abbatterà la Quercia del dio pagano Thor! Comincia dunque con lui la distruzione degli alberi “europei” con grande fervore e gioia della Chiesa perché in questo modo si hanno più campi da lavorare e più modi di legare il contadino al luogo dove lavora e quindi si ha una migliore controllabilità da parte dell’autorità ecclesiastica che tiene i registri delle nascite e delle morti e raccoglie le derrate alimentari! Indirettamente e senza volerlo Bonifacio fa il più grande danno possibile a tutto l’Occidente: Priva questa parte d’Europa delle sue più importanti risorse di materie prime!
Già a questo scempio avevano provveduto i Romani che avevano progressivamente distrutto la foresta intorno a Roma, poi erano passati a quella spagnola e poi a quella gallica e poi e poi… Perché ho parlato di materie prime?
Diamoci uno sguardo intorno. Città, campagna, costruzioni, strade etc. In questo universo dove viviamo risaltano le memorie del passato tanto da farci abitare in uno spazio dedicato solo ai morti e ai loro ricordi. I monumenti però sono importanti perché ci danno una misura della nostra civiltà. Spesso però siamo abituati a guardare oggi questi nostri monumenti nei loro resti di pietra naturale o di pietra fatta dall’uomo (i mattoni!), ma noteremo subito che questi monumenti prima del Medioevo, romani o greci per intenderci, di solito sono “a giorno” cioè aperti, senza porte, senza pareti, senza tetto… proprio perché queste parti erano di legno e non si sono conservate! Lo stesso avveniva nel Medioevo. Se pensiamo a come si costruivano le cattedrali o le abbazie, immaginiamo subito che pietre e mattoni erano collocati sul uno scheletro di legno che poi si distruggeva. Le gru, le impalcature… E gli arnesi? Salvo punte e lame, erano tutti di legno! E le armi? Ugualmente di legno! Se immaginiamo per un solo momento un esercito di una decina di migliaia di fantaccini con picche, ecco che possiamo subito fare un conto di quanto alberi sono stati tirati giù! E quanto legno occorreva per fondere metalli o cuocere mattoni? E per riscaldarsi? E per le navi in mare o sui fiumi? Etc. etc.
Possiamo fissare un’equazione: Dove non arrivò il Cristianesimo, si conservò più a lungo la foresta! Dunque nel Grande nord! A partire da est del Reno la foresta vergine europea continuò a vivere! E fu un bene per l’Europa tutta perché di qui si continuò a fornire le materie prime importanti affinché l’Occidente fiorisse. Certamente non tanto il legno che non poteva essere trasportato su lunghe distanze senza opportuni mezzi e competenze tecniche ancora inesistenti quanto altri prodotti di lusso il cui commercio… fece la fortuna dell’élite al potere nella Terra Russa fino al XVI sec.!!
E qui io mi sono chiesto: Ma come, le Terre Russe erano le maggiori fornitrici di materie prime e di articoli di lusso per le corti occidentali e nessuno ne parla con chiarezza? Perché mai? I documenti ci sono, sono disponibili da sempre… Mistero! Leggo ad esempio E. Perroy nel suo Il Medioevo, L’Espansione dell’Oriente e la Nascita della Civiltà Occidentale e l’autore nota benissimo questo fermento del nord Europa intorno al XII sec. quando vede i risultati del famoso Drang nach Osten degli Ottoni a partire da Magonza, ma poi non sottolinea l’importanza della foresta nel crescere dell’economia e dei traffici commerciali col nord. Insomma come se questi traffici ci fossero, ma non si sa bene che cosa si commerciasse! Lo nota invece benissimo il medievista C. Goehrke che dallo studio del Medioevo Russo (La vita d’ogni giorno nella Russia Antica) evidenzia immediatamente l’importanza di avere a disposizione una foresta da sfruttare. Altrettanto fa lo storico R. Bechmann nel suo La Foresta nel Medioevo e il grande Marc Bloch. Non vado oltre nel nominare altri autori, ma dirò solo che il famosissimo Le Goff trascura sic et simpliciter l’importanza della foresta nordica nello sviluppo della Civiltà Occidentale e questo, a mio avviso, ha concorso a costruire un modo di guardare il commercio medievale assolutamente sbagliato. Si parla di fiere, di mercati dove si commercia vino, grano, e soprattutto panni! Non è così! I Veneziani e i Genovesi che avevano le loro basi nel Mar Nero o l’Hansa che aveva i suoi uffici a Novgorod, a Polozk, a Smolensk e a Pskov nelle Terre Russe commerciavano ben altro e di più gran valore che panni e alimentari!
Vediamo un po’…
Qualsiasi porporato, principe o persona ricca durante tutto il Medioevo non avrebbe mai rinunciato ad avere gli abiti con le orlature di ermellino, di vaio, di martora etc. Nessuna mensa regale o di festa di una qualche signore avrebbe fatto mancare il dolce miele sulla sua tavola… Nessuna casa o complesso abitato avrebbe rinunciato ad avere degli schiavi a servizio o delle concubine per il piacere sessuale. Nessun complesso abitato di persone facoltose avrebbe rinunciato ad illuminare l’oscurità stagionale o della notte (v. Verdon che ha scritto su questi argomenti)…
Gli schiavi era una delle merci più costose e più ambite. La stessa parola significa semplicemente Slavo, ma non è un etnonimo tanto generale! Schiavo si riferiva solo ai giovani in vendita di provenienza bielorussia (usando il toponimo moderno). Il famoso Bilad as-Saqalibat ossia il Paese degli Schiavi degli autori musulmani è precisamente la regione intorno a Novgorod la Grande! I migliori commercianti di schiavi italiani, i Veneziani, avevano il mercato sulla Riva degli Schiavoni! Il Laterano, sede papale nel primo Medioevo, ma poi anche Avignone, censiva qualche migliaia di schiavi a servizio del Papa di Roma! Così era per Costantinopoli che addirittura stilò un Trattato di Collaborazione Commerciale con Kiev già al tempo di Olga alla metà del X sec. d.C. riservandosi le forniture di quelle merci.
Lo stesso si può dire per i prodotti apiari. Il miele oltre che essere un dolcificante per i ricchi era anche la base per bevande fortemente alcoliche (l’idromele!) popolarissime specialmente nel nord dell’Europa. Infatti qui il vino giungeva solo per essere usato nella Messa! E la cera? Quando si costruirono molte chiese potete immaginare i milioni di candele che venivano consumate per illuminare le cattedrali gotiche nel secondo Medioevo! E non solo! Il metodo per fondere il bronzo in forme determinate per fabbricare campane, parti di arnesi e di armi cosiddetto “a cera persa” era un altro enorme consumo durante tutto il periodo delle Crociate e anche dopo…
Pellicce, miele, cera, schiavi: Tutte materie prime di provenienza foresticola e tutte fornite dal Grande Nord come ci ricordano vari autori musulmani che si rifornivano qui nelle Terre Russe. E non solo queste! Il grande commercio prima delle Repubbliche marinare e dell’Hansa di Lubecca era gestito dagli ebrei chiamati rahdaniti (ne parlano M. Lombard, J. Favier, ma anche B. Lewis e specialmente B. Schechter che nel secolo scorso ha catalogato con certosina pazienza tutte le carte della Genizà della Sinagoga del Cairo) che disponevano di un’organizzazione lungo itinerari molto lunghi e portavano dai “posti di raccolta della produzione” (Kiev, specialmente) quelle merci dal Mar Nero fino a Roma, ad Aquisgrana, a Cordoba con gran soddisfazione dei clienti e grandi ricavi per la loro organizzazione. Abbiamo ricordato Cordoba perché un altro stereotipo che conserviamo senza motivo è che l’Occidente Europeo fosse soltanto cristiano e questo non è vero: La Spagna era quasi tutta musulmana (fino al Perpignano e a Marsiglia) e giunse all’apogeo di regno colto e potente nel X sec. con Abd ur-Rahman III a Cordoba! Così come la Sicilia…
Gli ebrei Rahdaniti arrivavano naturalmente fino a Baghdad e in Cina e portarono in Europa l’industria della seta (non i leggendari monaci con i bachi nascosti nel bastone da viaggio, per carità!) e la coltivazione del riso sulle rive del Caspio…
Un altro stereotipo è che gli Slavi orientali avessero una cultura arretrata e inferiore al resto dell’Europa. E questo è uno di quegli stereotipi strani che indicano come si sia poco informati sulla realtà storica delle Terre Russe e delle terre vicine durante il periodo medievale. Qualche esempio basterà a dissipare questi stupidi pregiudizi.
Kiev nel 1037 riesce ad avere la seconda più grande Chiesa Cristiana d’Europa (v. H. Dittmar in La Lotta delle Cattedrali, Politica, Potere e Costruzione di Chiese in Lotta fra Est e Ovest oppure Massimiliano Mandel in Storia dell’Arte Bizantina e Russa)!
Novgorod la Grande: Oggi capoluogo di provincia e cittadina di secondo ordine rispetto alla vicina San Pietroburgo, fino al XV sec. era la città più grande del Nord Europa, è la più antica repubblica europea, era la città più colta e più alfabetizzata dell’Europa Medievale. Non sono queste mie affermazioni gratuite, ma documentate. Ricordo solo che negli scavi condotti da Arzihovskii sono state ritrovate oltre il migliaio nella sola Novgorod di… berjòsty! Queste erano comunicazioni scritte su scorza di betulla che ormai tutte le lette e tradotte dicono chiaramente come in questa città tutti sapevano scrivere e leggere, dal nobile ricco al povero artigiano di strada!
E possiamo dimenticare che i monaci del Monastero della Trinità (oggi sede del Patriarcato di tutta la Russia nella cittadina di Sergeev Posad non lontano da Mosca) andarono ad alfabetizzare i finnici del nord inventando persino un alfabeto per i Zirieni nel XIV sec.?
Che ne dite? Non è una bella prova di una cultura civilizzante, questa delle Terre Russe?
Ed ancora un’altra notizia. Nel primo Medioevo e dunque nella storia delle origini delle Terre Russe nell’Anticaucaso esisteva un Impero famoso e potente e coltissimo: L’Impero Cazaro! Aveva capitale a Itil sul Volga (quella città non è stata ancora trovata per cause geografiche e naturali, ma un’altra, Sarkel, altrettanto famosa e costruita dai Bizantini, sì!), professava la religione ebraica e dominava il Mar Nero fino sotto Kiev in concorrenza con Costantinopoli. Gli Imperatori Romani cercarono ripetutamente non solo di convertire l’élite al potere al Cristianesimo, ma persino di allearla alla casata imperiale tanto che Costantino V Nasotagliato sposò una principessa cazara di nome Cicek (in turco fiore) ed ebbe come figlio e successore Leone IV detto appunto il Cazaro perché usava nelle cerimonie più importanti indossare un mantello che gli aveva confezionato sua madre secondo l’arte cazara chiamato appunto il Mantello di Cicek ossia in greco Tzitzakion (i greci non sapevano pronunciare la ”c” e la sostituivano con il digramma “tz”). Ebbene questo Impero Cazaro che fa parte della storia russa medievale in quanto da esso vennero le prime indicazioni a san Vladimiro di Kiev per costruire uno stato che funzionasse era… di lingua turca!
In un libro scritto da un certo Robert Marshall edito da Neri Pozza col titolo Tempesta dall’Est, l’autore ringrazia tutta una serie ei esperti accademici che hanno rivisto il testo del suo libro che parla dell’invasione dei Mongoli ed ecco che cosa leggo nelle prime pagine:
“…dei Mongoli. … il 24 marzo 1241, la Domenica delle Palme, la città (Cracovia) venne saccheggiata e incendiata. Per il resto dell’Europa la notizia del saccheggio di Cracovia apparve come un terribile presagio etc. etc….”
Ma come? Quasi una decina di storici e esperti dei Mongoli hanno riveduto il testo di Marshall (così informa l’autore nei Ringraziamenti) e nessuno s’è accorto d’aver sorvolato l’avvenimento che aveva scosso l’Europa e il Papato tempo prima e che, questo sì!, aveva aperto la strada oltre i Carpazi per giungere a Cracovia!! Il 6 dicembre 1240 infatti era caduta sotto i colpi dei Mongoli una città molto più importante di Cracovia e molto più nota: Kiev! Qualche anno dopo di qui vi passerà persino il legato del Papa Giovanni del Piano Carpini a constatare tristemente i danni lasciati dal saccheggio! Che dire? Si rimane allibiti da queste “chiusure mentali” anche perché leggendo oltre nello stesso libro il ruolo della Rus’ nel contenere l’espansione mongola è assolutamente ignorato…
Un altro punto sono le Crociate e i Cavalieri. Ho visto in circolazione un numero sempre maggiore di libri sui Templari, sulle Crociate. In questi libri di divulgazione, ma scritti anche da storici peraltro sedicenti informati, di crociate se ne fanno in Medio Oriente fino alla Nona e tuttavia con la perdita di San Giovanni d’Acri nel 1291… finiscono! Quando così si dice, si cancella dalla memoria storica comune la Crociata più importante condotta in Europa: Quella dei Cavalieri Teutonici iniziata intorno al 1226 con l’appoggio di Federico II e finita praticamente con la Battaglia di Tannenberg Grunwald del 1410! Contro chi? Contro Prussiani e Lituani considerati gli ultimi pagani d’Europa e soprattutto contro gli “eretici” delle Terre Russe! Eppure i Teutonici furono e rimasero un fattore importantissimo per il Baltico. Introdussero la “pianificazione industriale” del territorio, diffusero la segale al posto del frumento difficile da coltivare in certi climi, introdussero i tribunali popolari, il primo diritto cittadino rispetto alla campagna, un nuovo concetto di sovrano assoluto! Ma chi ne parla? Cercate pure…
E chi ha sentito parlare di Alessandro Nevskii? Eppure il Papa Innocenzo IV da Lione gli scrive una lunghissima lettera nel 1248 affinché abbandoni la sua fede ortodossa e riconosca la soggezione della Chiesa Russa al Papa di Roma: Risolverà molti problemi coi Cavalieri Teutonici e Livonici, facendo ciò!
Il ruolo della donna nel Medioevo è poi un altro grosso neo. Chi ha mai sentito parlare di Olga di Kiev o di Eufrosina di Polozk o di Marta Borezkaja? Forse nessuno dei miei lettori eppure queste sono figure di donne russe che furono importanti per la storia russa medievale. Forse mi si dirà che sono cose note solo a chi studia questo argomento locale e specifico. Accetto questa osservazione, ma allora come mai nessuno ricorda che la casata dei Capetingi ha come capostipite la bellissima Anna di Kiev? E’ la madre di Filippo I (e lei, da buona ortodossa, introduce fra i nomi germanici dei re di Francia un nome biblico greco: Filippo). E’ lei che educa suo figlio secondo la magia medica slava e diffonde la fama guaritrice dell’imposizione delle mani da parte del re per guarire le malattie e così in giorni prescritti Filippo I aspetta la fila di sofferenti sui quali impone le mani a corte e riesce anche a guarire qualcuno di loro dalla… scrofola! Di lei si innamora perdutamente Raul de Crépis e la rapisce...
E, a proposito di donne, parliamo di streghe e pensiamo che in tutta l’Europa siano state condannate e perseguitate e invece non è così! Qui nelle Terre Russe le streghe erano chiamate ”le donne che sanno” perché erano le uniche medichesse a disposizione nei villaggi russi medievali e quindi impossibili da perseguitare e rispettate persino dalla Chiesa Russa. Sono le fondatrici ignorate dell’omeopatia e della farmacognosia moderna…
Ahimé! Quando sento parlare di Vichinghi, di Vichinghi dell’Est, di Variaghi e di Rus’! E’ una confusione unica, ma non perché ognuno la racconta a modo proprio, ma perché si evidenzia subito l’ignoranza sull’argomento in sé e si confondono popoli con bande, atteggiamenti moderni con quelli di mille anni fa, tecniche con condizioni geografiche e climatiche etc. Su questo argomento però rimando al mio articolo Dedicato ai Variaghi pubblicato anche in www.mondimedievali.net
In questi ultimi tempi ho poi accettato la sfida del progetto SOKOL dell’Università Statale di Mosca sul cibo nel Medioevo e qui purtroppo i documenti sono stati molto pochi. Tuttavia si riesce a ricostruire tantissimo di questo mondo che è quasi scomparso, sebbene si conservi ancora nelle usanze e nei costumi non solo culinari contadini russi, lituani, estoni e delle genti delle steppe ucraine.
Chiedo a chi mi legge: Sapete niente sul pantheon salvo e slavo-orientale in particolare?
E infine su San Nicola? Chi sa che questo santo famosissimo ormai in tutta l’America del Nord e in tutto il mondo anglosassone oltre che da noi è il santo più popolare russo? Le icone più famose e più sacre sono dedicate a lui. Chi può immaginare che Babbo Natale non è altro che lui? E Santy Claus (da Saint Nicolaus) non è altro che il nomignolo che gli danno i newyorchesi nel loro dialetto senza dimenticare che l’uso di dare dolci ai bimbi buoni e cenere a quelli cattivi è nato proprio a Novgorod la Grande quando si celebravano le due feste del santo, quella di Nicola il Caldo e quella di Nicola il Freddo! Nella grande repubblica del nord c’era una chiesa proprio nella Piazza del Mercato… Sicuramente sanno di questo legame continuo e mai reciso fra San Nicola e la Russia invece i Baresi quando vedono la scritta in russo sulla statua del santo che si trova sul sagrato della Basilica…
In questi ultimi tempi mi sto occupando di un'altra figura medievale per vedere se nel Medioevo Russo ne esiste il corrispondente: Il Cavaliere! La ricerca è ancora in fieri, sebbene già sappia la risposta e cioè che tale figura non è nata come in Occidente, ma sono anche sicuro che mi si serbano delle sorprese.
E qui chiudo con un grosso dubbio: Mi sono sempre domandato come mai si possa avere una tale situazione! Non sono riuscito a trovare una risposta soddisfacente, eccetto quella molto degradante per l’Italia e il suo mondo accademico medievistico: L’impossibilità personale degli storici nostrani di accedere alle fonti russe, polacche o ungheresi e il loro pochissimo sforzo ad informarsi e ad allargare il panorama ora che nuove nazioni fanno parte dell’Europa Unita. Purtroppo è principalmente in queste lingue che si stampa di Medioevo Russo e di storia slavo-nordica! Se non le si conosce… Certo si potrebbe rimediare ricorrendo agli storici tedeschi come Hermann, Schlette oppure Goehrke o Schramm e invece no! Anche questi “russologhi” sono bellamente ignorati…
Insomma qualcuno qui in Italia ha deciso che nessuno deve sapere di questo argomento e quindi l’editoria italiana di grido a partire da Laterza e a finire con Mondadori non pubblica su nessuno dei suoi prodotti, cartaceo o elettronico, alcunché sul Medioevo Russo!


Aldo C. MARTURANO
© febbraio 2007


Bibliografia scelta

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S. Solovjòv – Istoria Otnoscenii mezhdu Russkimi Knjaz’jami Rjurikova Doma, ASTREL’ Moskvà 2003
K. Valiscevskii – Ivan Groznyi, IKPA Moskvà 1989
W. Zöllner – Geschichte der Kreuzzüge, DEB Berlin 1983
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Messaggioda admin » ven apr 13, 2007 11:46 am

Ringrazio l'autore per questo nuovo contributo, che prossimamente inserirò sul sito, dove avrà ben maggiore visibilità.

Nel fondo-articoli ci sono alcuni altri contributi di Marturano, tutti dedicati al medioevo russo, che attendono di essere messi online.

Dello stesso autore abbiamo già pubblicato Ci sono streghe e stregoni nel Medioevo Russo?.
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Messaggioda admin » ven apr 13, 2007 7:05 pm

Ho appena pubblicato questo scritto sul sito, qui.

Saluti.
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Messaggioda andetios » lun nov 09, 2009 7:21 am

Grazie per l'articolo!

Anche per me ci è voluto del tenpo per capire come il MedioEvo non sia per nulla oscuro e tenebroso, tutt'altro.

Per certi aspetti, le fonti documentali sono anche maggiori rispetto all'ultimo periodo dll'impero romano d'occidente.

Credo che l'oscurantismo calato sul Medioevo e la sua demonizzazione, sia dovuto semplicemente al fatto che esso è dominato-egemonizzato da etnie-culture-lingue germaniche (quindi barbariche ?) completamente altro dalle precedenti greca e romana (le civilissime ?), che stanno alla base dell'ideologia oggi ancora dominante che disdegna il rilevante apporto dei germani e degli slavi alla formazione dell'Europa.

Forse un pò di colpa ce l'hanno anche i germani (le elites) che per affermarsi come continuità del potere, hanno assunto oltre che la lingua latina anche le sembianze dei romani, facendo propria parte dell'impalcatura ideologica della romanità, forse condizionati anche dalla cristianità cattolica. (Da approfondire).
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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda andetios » sab mar 03, 2012 10:06 pm

Ultima modifica di andetios il lun apr 04, 2016 1:58 pm, modificato 2 volte in totale.
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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda andetios » dom gen 13, 2013 11:51 pm

Ultima modifica di andetios il lun apr 04, 2016 1:57 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda andetios » lun apr 04, 2016 1:59 pm

I Duki o Doxi e łe grandi fameje venet-xermagne

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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda aldo c. marturano » lun apr 04, 2016 3:23 pm

Arrivano i Càzari!


La storia dei Càzari fonda su due pilastri epistemologici: l'origine turca e l'appartenenza all'ebraismo. Come si relazionano fra loro questi pilastri storicamente e culturalmente? Certe caratteristiche culturali che entrarono nello “spirito ebraico” della Diaspora del Centro Asia e della regione caucasica potrebbero darci una mano? Questi ebrei a stragrande maggioranza erano cittadini incontrarono i turchi a partire dal VII-VIII sec. d.C. ed è logico che esercitassero potenti influenze sulle idee e sugli atteggiamenti dei pastori nomadi. Ma con quali turchi ebbero maggiori contatti?
Come primo passo rivolgiamoci alla Torà partendo dall'origine dei popoli.
Al Cap. X della Genesi (Berešit in ebraico) ci imbattiamo nei discendenti di Noè: “1. E queste sono le generazioni dei figli di Noè: Sem, Ham e Jafeth ai quali erano nati dei figli dopo il Diluvio. 2. I figli di Jafeth: Gomer e Magog e Madai e Javan e Tubal e Mešekh e Tiras. 3. E i figli di Gomer: Aškenaz e Rifath e Togarmah. 4. E i figli di Javan: Eliša e Taršiš, Kittim e Dodanim. 5. Presso di loro c'erano le isole dei Gentili...” L'enumerazione dei personaggi continua con tantissimi nomi i cui epigoni avrebbero popolato la Terra. A parte il taglio leggendario dell'inaffidabile tradizione biblica, è difficile ricostruire collegare Noè coi turchi Càzari. Se, ad es., Javan indica l'eponimo dei greci della costa anatolica o Ioni e Mešekh quello della gente caucasica dei Moskhi noti a Erodoto e dei Maskuti delle Cronache armene o Kittim degli gli Ittiti... i Càzari dove sono? Eppure Abulghazi Bahadur, khan di Khivà nel XIX sec. d.C. elencava la propria ascendenza da Noè e vi includeva i Càzari: Jafeth avrebbe avuto 8 figli cioè Türk, Čin, Khazar, Saklab, Rus, Ming, Gumari e Khalaj (Jaraj o Taraj, ebr,. Jarach, nelle ricopiature ci sono errori di lettura e ipercorrezioni). Dopodiché si era stabilito in una regione chiamata Selenkej (Selenga?) e qui aveva inventato la tenda cilindro-conica dei Turchi (la jurta, che propriamente si chiama ger). Il khan affermava di essersi basato su antichissimi documenti circolanti nelle steppe e identificava nei primi 6 nomi rispettivamente i Turchi, i Cinesi, i Càzari, gli Slavi, i Russi e i Ming. Gumari sarebbe il Gomer biblico o, tutt'al più, i Cimmeri sul Mare d'Azov!
Passiamo al kaghan càzaro Giuseppe ora ebreo (sec. X d.C.) che in risposta al visir “spagnolo” Hasdai ben Shaprut scrive: “Tu mi chiedi nella tua lettera: Da quale popolo, da quale stirpe e da quale etnia provieni? Ti faccio sapere in questa mia che io provengo dai figli di Jafeth, dai discendenti di Togarmah. Così ho trovato scritto nelle genealogie dei miei padri: A Togarmah nacquero 10 figli e questi sono i loro nomi: Il più vecchio si chiamava Ujur, il secondo Tauris, il terzo Avaz, il quarto Ugur, il quinto Bizal, il sesto Tarna, il settimo Khazar, l'ottavo Jamur, il nono Bulgar il decimo Savir. Io discendo dal settimo, Khazar.”
Purtroppo le corrispondenze fra la genealogia di Abulghazi Bahadur e del kaghan Giuseppe con le altre trascritte dall'autorevole Rašid-ed-Din Tabibi (di ascendenza ebrea) del XIII sec. d.C. o da al-Juweini per i Turchi sono poche benché le ricerche di H. Vambéry (turcologo del XIX sec. d.C.) ci confortino col dire che gli alberi genealogici (šecere in turco, šagiarat in arabo) rispecchiavano tradizioni orali effettivamente antiche in giro nelle steppe. Insomma, pur pieni di fantasie, in una logica mitica della parentela delle genti turche col resto dell'umanità includevano a buon diritto Càzari e Bulgari! Il Centro Asia fa poi parte del mondo steppico, ma non ci sono i Càzari nell'epopea nazionale dei persiani zoroastriani, lo Šahname (Nomi dei Re, poema persiano del X sec. d.C.) di Firdausi, quando il poeta contrappone la sua patria, il paese degli Arya o Iran, ai nomadi pastori considerati da lui selvaggi e inferiori o Turan.
Rivolgiamoci allora agli annalisti armeni che scrivono del Caucaso e del Centro Asia e difatti nella Geografia di Mosè di Corene (V sec. d.C.) ecco apparire i Khazirk (insieme con i Savirk). Non solo! Nella Storia dell'Agvania (l'Albania caucasica delle fonti romane) di Mosè Kalankatvatsi (pure del V sec. d.C.) si parla di un assalto di Càzari nel 450 d.C.
Forse si tratta di capire che cosa s'intenda, oggi e ieri, per etnia o stirpe e se i Càzari (e i Bulgari) ne costituissero una a sé e, come tale, partecipassero a certi piani di colonizzazione di terre nuove in Occidente. Ma chi e quando riesce a aggregare un gruppo di persone intorno a sé e con loro stendere un piano di interessi comuni da realizzare, staccandosi dalle tradizioni e dai confini dove finora è vissuto? E chi incontrandosi o scontrandosi col nuovo gruppo, gli attribuirà un nome distintivo, un soprannome, come nel nostro caso khazar che funga da etnonimo. Khazar è parola turca, ma è impossibile risalire oggi alla sua esatta etimologia dopo tanto tempo e quando gli studi sul turco e sulle lingue uralo-altaiche sono ancor giovani.
Dalle fonti apprendiamo che con lo sfascio dell'Impero Unno si costituirono diverse entità etniche in Centro Asia e che nel 551 d.C. molte furono conglobate nel nome generico di Turchi o Türk in un grande kaghanato (embrione di stato o meglio una lega di clan turc. oğlanlar). Il kaghanato si avviava a esercitare un'influenza militare e politica dalle rive orientali del Caspio fin nella lontana Cina. Dopo una più o meno lunga durata kaghanato si spaccò in due e cioè i Türk Orientali e i Türk Occidentali. Un bel giorno, una nuova lega di oğlanlar all'interno di uno dei kaghanati, capeggiata da Cazari (Khazar) e Bulgari (B'lgar), decide di affrontare l'avventura e si immerge nell'ignoto cammino verso Occidente. Durerà anni, se non generazioni, lungo la famosa Strada della Steppa o, come la chiamavano essi stessi, la Cintura della Terra che lunga ca. 15 mila km e che univa il Pacifico col Danubio. Attraversava praterie semiaride e deserti, come quello terribile del Gobi in Mongolia, costeggiava il Lago Baikal, passava a nord o a sud del Mare di Aral, incontrando ancora un paio di deserti. Dopo il Mare d'Aral infatti l'itinerario, più noto come Via della Seta settentrionale, diventava impervio giacché c'era da superare il Deserto delle Sabbie Nere e le micidiali paludi del basso Volga a nord del Caspio prima di svoltare nelle steppe ucraine. Finalmente superato il fiume Ural si arrivava nella Pianura Russa.
È facile immaginare la meta ultima dei Càzari e dei Bulgari: la favoleggiata capitale dell'Impero Romano d'Oriente, Roma sul Bosforo, corrotta nelle lingue locali in Rum, Hrim, Frum o Fu-lin! E non erano le uniche ondate di migranti a aver scelto da qualche secolo ormai questa meta e quindi è immaginabile come ogni movimento nelle steppe non appena giunto alle orecchie bizantine mettessero la diplomazia in grande allarme. Come erano armati? Quanti erano? Come deviarli o come fermarli? Sulla base di interrogatori dei prigionieri di guerra o di mercanti informati si tentava di definire le questioni. I prigionieri o i mercanti spesso erano spie mandate a saggiare il terreno e volte raccontavano favole davvero irreali per compiacere l'interrogante...
Alla fine nel VI sec. d.C. la corte imperiale romana allestì un'ambasciata con a capo il notabile bizantino, Zemarchos. Costui si recherà nella steppa eurasiatica per incontrare il kaghan turco, Dizabulus. In realtà quest'ultimo nome nella grafia greca non è identificabile né suona come il nome di un kaghan e per il turcologo H. Vambéry non è un nome di persona, ma una carica temporanea. Insomma lucciole per lanterne da parte degli informatori di corte sicuri di avere i contatti giusti! Al di là dell'avventurismo della corte bizantina, l'ambasciata di Zemarchos parte anche perché deve rispondere a quella precedente dei Sogdiani (persiani) arrivata sul Bosforo intorno al 568 d.C. che proponeva per conto del kaghan Ištemi un'alleanza contro i Sassanidi. I Sogdiani riportarono come il kaghan fosse irritato con Roma per aver accolto gli Avari in Pannonia sottraendoli alla sua autorità che al contrario aveva previsto per gli Avari una punizione per aver sconvolto l'ordine stabilito: Ricacciarli immediatamente nelle steppe e rimandarli verso di lui! Evidentemente il kaghan ignorava che gli Avari avevano preso la Pannonia ai Gepidi già lì residenti e che l'Impero Romano era rimasto a guardare. Che cosa c'era in gioco? I Sogdiani agivano nell'ambito del progetto di dominare i traffici commerciali che passavano nel Centro Asia diretti a Derbent, le Porte di Ferro del Caucaso sulla riva sinistra del Caspio. Sotto la loro spinta il kaghan aveva già una volta cercato di espugnare Derbent da sud, ma davanti alle formidabili fortificazioni ricostruite dal re persiano Cosroe Anuširvan, ma risalenti nientedimeno ad Alessandro il Grande, aveva rinunciato. Di qui ne era seguita la prima ambasciata a Costantinopoli del mercante Maniakh di Samarcanda (sogd. Afrasiab) autoelettosi ambasciatore-paladino del nuovo kaghan contro il predominio persiano sulla seta. La storia pregressa di Maniakh era vecchia di anni quando costui, offerta una partita di seta alla corte persiana, era stato ricevuto dallo scià che gliel'aveva pure acquistata al prezzo alto da lui richiesto. Poi però aveva bruciato il carico per umiliare Maniakh a conferma dell'intenzione di non farsi soffiare da lui il commercio del preziosissimo prodotto che la Persia pure fabbricava e mandava a Costantinopoli. Maniakh non l'aveva mandata giù e si era rivolto ai turchi che furono d'accordo ad appoggiare ogni sua mossa contro lo scià. L'influenza sogdiana sui turchi era forte. Un generale cinese contemporaneo lo aveva notato: “I turchi sono dei sempliciotti e facilmente si possono mettere l'uno contro l'altro. Purtroppo i Sogdiani che vivono fra loro sono astuti e insidiosi e fanno loro da maestri e da consiglieri.” Così l'offerta turca via Maniakh per Costantinopoli diventò: Non ostacolare l'itinerario che passa a nord del Caspio e che sbocca sul Mar Nero per concludersi a Soldaia, base sogdiana di Crimea, perché sotto l'egida turca. Condizioni dure per il Bosforo. D'altronde non aveva l'Impero Romano anni prima tentato di saltare Persiani e Sogdiani e avere la seta via India? Procopio di Cesarea ci racconta dei contatti con i re cristiani d'Etiopia e dello Jemen affinché facessero da intermediari per la seta cinese e racconta pure come tutto fosse finito nel nulla. Insomma l'ambasciata del 568 d.C. confermava che finalmente era giunta l'occasione giusta e che Zemarchos, più che controbattere alle accuse turche, una maschera diplomatica per gli spioni persiani residenti a Costantinopoli che ascoltavano i discorsi fra imperatore e mercanti, avrebbe dovuto rendersi conto di persona dell'eventuale potenza del kaghan e dei suoi legami/contratti con i mercanti del commercio della seta!
Nel 576 arriva un'altra ambasciata (ce ne furono parecchie in entrambi i sensi) da parte di Tardu, succeduto a Ištemi (suo figlio?), con altre lamentele dirette stavolta all'Imperatore Tiberio II per non aver attaccato la Persia, come invece si era d'accordo. E in queste vicende troviamo coinvolti i clan bulgaro-cazari giacché due cronachisti abbastanza affidabili, Michele Siro e Gregorio Bar Hebraeus, raccontano che ai tempi dell'Imperatore Maurizio (582-602) un clan turco di ben 30 mila persone con a capo tre fratelli giungessero sotto il fiume Don alla ricerca di un posto al sole. Il primo fratello, Bulgarios/Bulgaris, attraversò il fiume e si stabilì lungo la frontiera romano-balcanica, mentre il secondo e il più anziano dei tre, Kazarig, si fermò presso gli Alani nel nord del Caspio nella regione detta allora Barsalia/Bersilia e oggi Daghestan.
È possibile perciò che Cazari e Bulgari, se all'epoca di Zemarchos e compagni erano già in cammino, partecipavano effettivamente a un progetto di conquiste di Ištemi. Se però è un primo coinvolgimento dei Càzari in Europa, non lo è per i Bulgari giacché nel 482 dopo la morte di Attila l'Imperatore Zenone li conosceva già avendoli impiegati contro i Goti. Anche questo si trova in Michele Siro e Gregorio Bar Hebraeus. Vuol forse dire che il contingente bulgaro proveniva dal clan di Bulgarios e che i 30 mila turchi nelle steppe ucraine avevano deciso di far da baluardo per conto bizantino? E che, non appena maturate condizioni più favorevoli, i Bulgari avessero chiesto ai Càzari, restati in retroguardia di farlo anche loro? Non sappiamo bene come andò e tuttavia più che a discordanze nelle fonti si può pensare a un piano ben congegnato di colonizzazione in corso.
In altre parole due clan turchi (Ghuz) delle lontane steppe orientali decidono di migrare. Mettono insieme un gruppo di qualche centinaio di cavallerizzi ben armati e li lanciano verso occidente alla ricerca di terra. In ogni tappa che faranno costoro tutto può accadere e, quando finalmente avranno trovato lo spazio privo di impedimenti locali insuperabili, dopo essersi ben sistemati mandano l'informazione ai congeneri rimasti in attesa e la migrazione dei Ghuz si mette in moto. Oggi ciò può farsi in una settimana, persino con migliaia di migranti, ma allora occorrevano più generazioni.
Nelle Cronache Armene le menzioni di passaggi di turchi nomadi nelle terre caspiche sono frequenti, ma elencare ogni menzione dei Càzari nelle fonti scritte per spiegarci la loro presenza nella regione, non serve e rimandiamo il lettore curioso a lavori più specializzati del nostro.
Vediamo allora che le “visite turche” risalivano addirittura ai primi secoli dell'era cristiana allorché il Regno di Abvania (già nominato) dominava la detta Bersilia/Barsalia. Purtroppo gli assalitori-disturbatori sono ricordati sotto nomi diversi nelle loro azioni militari e rimane aperta fra gli archeologi la questione di riconoscere e distinguere con sicurezza quali fra i reperti degli scavi in loco siano bulgari o càzari e quali invece siano da attribuire a altri popoli. Nel tempo sovietico si diffuse ad arte l'idea che negli scavi non potessero trovarsi oggetti da attribuire ai Càzari “ebrei”...
Sia come sia possiamo dire che il primo stato organizzato da questi turchi secondo gli schemi bizantini nel VII sec. d.C. sarà bulgaro e sarà conosciuto col nome di Grande Bulgaria del Ponto su un territorio che va dal Mare d'Azov e la steppa a sud di Kiev, città quest'ultima probabilmente non ancora funzionante appieno in quel periodo, per arrivare fino alla riva sinistra del Danubio. L'esistenza della Bulgaria del Ponto è imperniata su un unico personaggio noto da un documento scritto in Egitto dal vescovo di Nicea, Giovanni (X sec. d. C.) come re degli Unni, Kuvrat/Kubrat (in greco Koubratos). Questi è ricordato per gli intrighi amorosi con l'Imperatrice Martina, moglie di Eraclio, e il vescovo informa del forte legame esistente fra i due e come Martina, da vedova, avesse richiesto il di lui aiuto quando, insieme col patriarca Pirro, aveva ordito una congiura per mettere sul trono suo figlio Costantino III di soli 11 anni. La storia è complicata e a noi interessa solo dire che le frequentazioni di Kuvrat denunciano come il bulgaro fosse già battezzato, altrimenti i contatti con la nobiltà non avrebbero potuto aver luogo. Benché Kuvrat si fosse poi impegnato a cristianizzare i sudditi, non lo fece e le lotte interne dei clan per il potere fra i Bulgari, intense e cruente, non implicarono la questione religiosa dello stato. È importante notarlo perché il paganesimo turco, caucasico etc. restavano ancora diffusissimi e, in Crimea e nel Bosforo Cimmerio, convivevano con il Cristianesimo, nonostante l'azione evangelizzatrice della Georgia e dell'Armenia in tutta la regione caucasica. L'Ebraismo non mancava benché dominasse di più fra i mercanti costantinopolitani. L'Islam al contrario era ancora da venire.
Kuvrat (o Kurt, turco per lupo, nell'elenco dei sovrani Bulgari del Danubio) apparteneva all'oğlan Dulo (un ramo dei carismatici Ašina) e starà al potere per 58 anni. Dopo la sua morte (642 d.C.) fra i figli non c'è accordo e Asparukh, il più giovane a cedere secondo le regole turche, emigra coi suoi verso il Danubio decidendo per l'amicizia di Costantinopoli, mentre il fratello Bat-baian o Baian rimane nel Ponto. L'altro fratello Kotrag muove verso nordest e si ferma presso i Càzari. Gli eventi evidentemente indeboliscono i Dulo e la Bulgaria del Ponto e sono i Càzari ad approfittarne. Inglobano ciò che resta dei bulgari e giungono a diretto contatto nell'area del Danubio e in Crimea con Costantinopoli. Lo storico bizantino, Teofane, informa che verso il 627 d.C. dei turchi orientali chiamati Càzari partecipassero con l'imperatore Eraclio contro i Persiani all'assedio della città georgiana di Tiflis (Tbilisi). La notizia però è un anacronismo giacché gli scontri con i Persiani in Georgia risalgono al tempo del sassanide Hormizd IV (578-590), ma è curioso accennarvi. L'assedio risultò in un fiasco completo e i Càzari in ritirata furono dileggiati dai georgiani con tante maschere fatte con le zucche infisse lungo le mura che ridicolizzavano il viso del comandante càzaro. Costui giurò di vendicarsi e l'anno dopo i Càzari entrarono vittoriosi a Tiflis e brutalizzarono la popolazione e i loro capi.
Teofane non parla però di uno stato càzaro. Per lui i Càzari restano dei nomadi selvaggi. D'altronde l'Impero Romano riconosceva uno stato solo se lo si potesse descrivere con una religione, una lingua comune e un sovrano o, al limite, se avesse il riconoscimento dell'altra maggiore potenza del tempo ossia della Persia. Eppure un dominio càzaro nel VII sec. d.C. è noto nel Libro della storia dei Tang (Tang shu) dove si parla della Choresmia (Ho-li-si-mi) intorno al fiume Oxus (Wu-hu) che confina a sudest con i Persiani/Fars (Po-r-sz') e a nordest con i Ko-sa(r) tü(r)-küe ossia i Càzari-turchi. Conclusioni? Verso la metà del VII sec. d.C. i Càzari ci sono almeno come gente a sé e ancora non come stato. Dominano da un centro caspico un certo numero di genti caucasiche sedentarie cristiane e un certo numero di clan nomadi pagani, ma non sono ancora ebrei né tanto meno cristiani.
Djegovic'
aldo c. marturano
 
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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda andetios » lun apr 04, 2016 5:04 pm

Ebrei del mondo
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2171

I KHAZARI (CAZARI): IL POPOLO DIMENTICATO CHE DIFESE L’EUROPA
Antonio A.
#popoli #ebraismo #khazari

https://www.facebook.com/11285006209570 ... 5366723165

Il nome “Khazar” sembrerebbe derivare dalla radice turca “*qaz”, che significa “vagabondare”. Erano popolazioni di origine turca e di religione ebraica che vissero a cavallo del VI al XII secolo d.c. tra il Caucaso ed il Volga. Un cronista arabo li descrisse come etnia dalla pelle bianca, gli occhi blu, i capelli lunghi e rossicci, di corporatura tarchiata e di natura fredda e selvaggia.

La lingua dei Cazari era il dialetto Chuvash delle lingue turche, parlato a tutt'oggi nella repubblica autonoma di Chuvash in Russia. Essi agirono come barriera difensiva per Bisanzio, frenando le invasioni dei barbari delle steppe del nord: Bulgari, Magiari e più tardi Vichinghi e Russi. I loro eserciti bloccarono anche definitivamente le invasioni degli Arabi nel periodo culminante dello slancio mussulmano di conquista.

L'imperatore romano Heraclio aveva stretto un alleanza con i Cazari per la guerra contro i persiani.
Essi scesero in campo con 40.000 cavalieri al comando del generale Ziebel che assediò e conquistò Tiblisi. In Persia scoppiò una rivoluzione che creò il caos, sopraggiunsero le prime armate musulmane che conquistarono facilmente il regno ponendo fine all'impero dei Sassanidi.

Pertanto emerse un nuovo equilibrio di forze nella regione: il Califfato, i Cazari e Bisanzio. Gli arabi per dieci anni dal 642 al 652 tentarono invano di invadere l'impero Cazaro forzando la gola di Darband, lungo la costa del mar Caspio, nell'ultima battaglia del 652 d.c. subirono una sonora sconfitta.

Nel 730 i Cazari invasero il califfato infliggendo una disfatta totale ad Ardabil, trucidarono 38.000 arabi e giungendo fino a Mosul, circa metà strada per la capitale araba Damasco, ma un esercito di 260.000 arabi ne fermò l'avanzata. Le guerre tra Cazari e Arabi durarono più di 100 anni e, anche se poco conosciute, hanno avuto un'importanza storica considerevole.

Se gli eserciti mussulmani non fossero stati bloccati nella loro avanzata, l'impero bizantino, roccaforte della civiltà europea ad oriente, sarebbe stato invaso allora e la storia del Cristianesimo e dell'Islam avrebbe avuto probabilmente un corso diverso. Nell'anno 732 l'imperatore Costantino V sposò una loro principessa cazara. Successivamente il loro figlio divenne l'imperatore Leo IV.

Nell'anno 740, adottarono ufficialmente come religione di stato l’ebraismo. In quei tempi la religione era considerata un fattore politico rilevante nelle relazioni con stati esteri, perciò tra l'occidente bizantino e l'oriente arabo musulmano, la decisione di adottare la religione ebraica fu una manifestazione di neutralità politica, più che una scelta di fede e di coscienza.

La decadenza di questo popolo cominciò quando le pressioni dei popoli del nord, russi e vikinghi, si fecero così forti che Bisanzio dovette venire a patti con essi e cercò di cristianizzarli. ll regno dei Cazari cominciò così a perdere di importanza. Subì una prima, terribile sconfitta da parte dei russi nel 965 d.C. ma di certo non sparì.

Purtroppo dopo l’undicesimo secolo cominciano anche a scarseggiare le fonti che ci possono dare notizie certe. Si trovano vari riferimenti qui e là, ma la ricerca è più difficile. Anche il sito archeologico di Sarkel, dove erano avvenuti degli interessanti ritrovamenti è stato sommerso da un lago artificiale in epoca sovietica.
Il pensiero che lascia ampio spazio a dispute è il destino dei cazari dall'invasione delle orde barbariche di Gengis Khan nel XIII secolo.

Su questo argomento le cronache sono scarse, ma diversi centri abitati da Cazari nel tardo medioevo sono menzionati in Crimea, Ucraina, Ungheria, Polonia e Lituania. Si presume quindi che una migrazione di questa comunità verso regioni dell'Europa dell'est, principalmente Russia e Polonia, ove all'alba dell'era moderna erano presenti le più alte concentrazioni di popolazioni di fede giudaica. Questo fatto è il fondamento della convinzione che la maggior parte degli ebrei orientali rintraccino la loro discendenza dai Cazari.
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Re: il medioevo come parte della storia europea

Messaggioda andetios » lun apr 04, 2016 5:08 pm

Kurgan, Shiti, Sarmati, ... iraneghi o turco altaeghi ?
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... =134&t=943

Sciti e Sarmati: iraneghi o turco altaeghi ?
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... FNYmc/edit
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Orexeni turco altaeghe de łe coulture nomadego-pastorałi
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... tjWE0/edit
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Łi hippobotai de Strabon e ‘l povolo Botai
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 108&t=1476
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... RrY2M/edit

Yurta (ger en mongoło e yam en samoiedo e yaranga en ciukci)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... lfaU0/edit
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Vago, vado, guado, viajo, via, weg, cal, aller, andar, yamda
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=44&t=95
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... dIbG8/edit
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