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Pordenone (etimologia)

Dall'antichità più remota alla caduta dell'impero romano d'occidente.

Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:38 pm

Pordenon (en veneto-furlans), Pordenone (en tajan),
Portus Naonis (en latin tardo medieval o de epoca jermanego-xlava)
a. 1221: de Portunaone; a. 1232: in Portusnaonis; a. 1269 : Castrum Portus Naonis; evc. (ecc.).


Immagine
http://img36.imageshack.us/img36/2836/conppord2.jpg


Immagine
http://img137.imageshack.us/img137/8198/conpdexegni.jpg
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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:39 pm

Storia e etimoloja, come ca li la conta:

http://www.comune.pordenone.it
http://www.comune.pordenone.it/citta/conoscere/storia

Il territorio attorno al fiume Noncello, considerato tra il 900 e il 1200, si estendeva per circa 200 Km quadrati. Vi erano inclusi gli abitati che oggi corrispondono a Cordenons, Vallenoncello, Torre, Corva, Villanova, Fiume Veneto e, più in là, Zoppola, San Foca e San Quirino.
Pordenone (alla latina Portus Naonis) è citato per la prima volta nel 1204 nel Diario di Viaggio di Wolger di Passau, futuro Patriarca di Aquileia.
Tra il 1000 ed il 1200 il piccolo territorio è ambito dal Patriarcato di Aquileia, dai Conti di Gorizia, dalla Marca Trevigiana. Divenuto dominio dei signori di Carinzia, passa a quelli di Stiria (1269) e, nel 1276, diviene finalmente (???) possesso degli Asburgo d’Austria.
In breve tempo il nucleo originario diviene il punto di riferimento delle villae minori circostanti; possiede ecclesiae; impone una muta - un dazio, vale a dire - da pagare per il traffico portuale sul fiume Noncello; è retto da un capitaneus, dai massari.
Nel corso del XIII secolo si costruiscono anche i primi importanti e significativi edifici ancora esistenti: il Duomo con il Campanile e il Palazzo del Comune, protetti da una prima cerchia di mura.
Nella seconda metà del secolo dai governanti austriaci è edificato il castello, isolato su di un’altura prospiciente il fiume. Con il 1278 l’ecclesia Sancti Marci diviene parrocchia.
Al tempo della concessione del cosiddetto Protostatuto Asburgico del 1291, risulta già esistente una domus communis, un edificio per le riunioni ove si riuniscono i rappresentanti ed i maggiorenti per la gestione della Comunità. Viene concesso l’uso di un proprio stemma già a partire dai primi decenni del XIV secolo: un portale merlato aperto sulle onde del mare, su sfondo rosso con fascia d’argento.

La città diviene punto di transito di una via che collegava i territori veneziani (tramite i fiumi Livenza, Meduna e Noncello) con le regioni transalpine del Nord (attraverso i centri di Cordenons, Spilimbergo, Gemona, Pontebba).
Il centro ha uno sviluppo sia edilizio, sia come realtà politica ed amministrativa, abbastanza tranquillo, rimanendo possesso della casa d’Austria all’interno di domini patriarcali. Nel Castello, rappresentante il potere militare, risiedono i capitani imperiali.
...

http://pordenone.altervista.org/storia.htm
In epoca romana il nucleo urbano si situava nell'alto corso del fiume Noncello pressappoco nel luogo dove oggi sorge la frazione di Torre come dimostrato dal ritrovamento dei resti di una villa romana. Il luogo venne scelto probabilmente per la presenza più a nord di un ampio guado fluviale.
(Afermasion falbe: no ghe gnaona atestasion scrita e li resti arkeolojeghi de na vila de epoca romana no xe bastansa par dir ca là ghe fuse on paexe e ke sto paexe el fuse roman o de romani).

Con l'inizio del periodo altomedioevale (dal VI secolo) le vie fluviali assunsero maggiore importanza e il nucleo della citta si spostò, di conseguenza, verso valle, in una posizione che permettesse l'approdo di barche di stazza maggiore. La città si sviluppò quindi sulla sponda destra del fiume Noncello, presso una insenatura che approfittava di una "motta" circondata ad ovest dalla roggia Codafora e a nord-est da quella dei Molini. La sua vocazione portuale si evidenziava anche nel nome: Portus Naonis (in latino porto sul [fiume] Naone [Noncello])
Tutto il periodo che va dall'epoca romana fino a circa il X secolo è, comunque, poco documentato (saria pì coreto dir par gnete docomentà). Recenti ritrovamenti nell'area del duomo di San Marco, e in particolare nell'area antistante il municipio e sotto il Palazzo Ricchieri, mostrano che Pordenone era abitata, all'incirca sotto il regno di Berengario, da popolazioni provenienti dalla Carinzia che all'epoca era di cultura slava (Carantani).
Successivamente durante l'XI e il XII secolo, la curtis (corte) fu nelle mani dei duchi e marchesi di Austria, Carinzia e Stiria. Il castello di Torre con un piccolo territorio circostante era, invece, di proprietà dei patriarchi di Aquileia, che successivamente l'avrebbero concesso in feudo ai nobili di Prata e poi permutato con i Signori di Ragogna. Il villaggio di Vallenoncello apparteneva al vescovo di Salisburgo.


Immagine
http://img831.imageshack.us/img831/6038 ... rdenon.jpg




Nodar ben:
no se capise parkè toponemi ciamasti porto- li gapia canvià en pordo- el caxo de Pordenon saria l’onego ... no la xe na “leje fonetega o de canviamento fonetego”, ente li altri caxi se gà conservà Porto- come en Portogruaro e Portobuffolè.
El fato ca ghe sipia sta screpansa o difarensa de tra Pordenon e Portunaone Portus Naonis se spiegà pì senpliçemente/naduralmente co ‘l fenomeno del travixamento/travestemento co’ on moto en lenga locale/del posto el vien adatà a naltra lenga foresta cofà par somexo al latin o el tajan caouxà da na catia enterpretasion semantega o da l’adatamento fonetego.
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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:40 pm

Arkeoloja a Pordenon

http://www.imonumenti.it/603/m_3173.html
L'Area Archeologica si trova poco distante da Pordenone, nel quartiere di Torre e in prossimità della Chiesa parrocchiale ed è costituita dai resti di diverse strutture murarie risalenti all'epoca romana (no romane ma de li ani romani). Questi importanti reperti furono scoperti intorno agli anni Cinquanta del Novecento dal conte Giuseppe di Ragogna. Subito i resti furono identificati con ciò che restava di un edificio termale, a causa del ritrovamento di alcune basi di pilastri, che richiamavano alla mente i tipici impianti di riscaldamento ad aria calda. Oggi si è più propensi ad identificare tali resti con un edificio un tempo adibito a svolgere funzioni agricole: una sorta di azienda rustica che si trovava in prossimità di edifici residenziali. Altre teorie sono invece indirizzate ad attribuire i reperti archeologici ad una struttura commerciale, probabilmente uno scalo fluviale sul Noncello, che un tempo era navigabile fino all'area interessata e che oggi attraversa ancora Pordenone. Nonostante le diverse opinioni in proposito non è ancora stato trovato un modello architettonico conosciuto col quale confrontarlo.

L'Area Archeologica di Torre ha restituito diversi manufatti, alcuni dei quali sono costituiti da parti di affresco conservate in ottimo stato e attualmente esposte presso il Museo delle Scienze di Pordenone.
Le tracce di affreschi ritovate ci permettono di risalire al tema delle raffigurazioni, rappresentanti figure romane e probabilmete inerenti a scene di lotta tra i Greci e le Amazzoni (??? xe le mode).
Il ritrovamento di decorazioni parietali fa invece propendere per l'esistenza di un villa risalente all'età augustea ed abitata da influenti personaggi legati alla Casa Imperiale (???). Tra gli altri reperti sono stati ritrovati frammenti di rivestimenti in marmo e tessere musive in pasta vitrea. L'ampiezza dell'insediamento romano (makè romano, de epoca romana axeni) nella località di Torre è inoltre dimostrata dal ritrovamento di ulteriori strutture murarie appartenenti ad edifici pubblici nelle vicinanze della Chiesa parrocchiale e dal ritrovamento di una Necropoli tardoromana in prossimità del parco del Castello.
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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:41 pm

Noncello
(nei documenti antichi Naunzel e Naun)


Immagine
http://img210.imageshack.us/img210/5351/conppord1.jpg



Noncello fiume de risorxiva
http://digilander.libero.it/risorgiva/cose.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Noncello
Il Noncello (anticamente Naone) è un fiume del Friuli, compreso interamente nella provincia di Pordenone.
Nasce a Cordenons e attraversa Pordenone, lasciando sulla sua destra il centro storico della città,la quale deve il proprio sviluppo al traffico fluviale che la collegava al mare Adriatico (presente sul simbolo del comune), e dunque con Venezia attraverso il percorso Noncello-Meduna-Livenza (il toponimo della città deriva proprio da Portus Naonis "Porto sul Naone"). Poco più a sud dell'"imbarcadero"che si trova all'altezza del centro storico,vi è l'abitato di Vallenoncello,riva sinistra,una volta comune a sè e oggi quartiere periferico della città stessa.il fiume a quell'altezza divide anche gli abitati Porcia (Rustighiel- Portovieli-Rondover) riva destra,e Pordenone (Vallenoncello) riva sinistra,dopodiché si immette nel fiume Meduna presso Visinale di Pasiano. Anticamente noto come Naone, probabilmente il toponimo attuale era in origine riferito a uno dei suoi rami (a sua volta diminutivo del fiume principale). Fonte popolare: l'etimologia del termine "noncello" è direttamente collegata al suo fiume madre dal quale provengono le sue acque, ovvero la Cellina, che per la maggior parte della sua discesa "si cela"sottoterra nei sedimenti gravosi, mentre il Noncello sorge spontaneo da terre di risorgiva e "non si cela" (ke ensemensa! el povolo nol dopara la voxe colta “celare” parkè el praferise dir “scondare”).
Nei documenti antichi compaiono entrambe le forme Naunzel e Naun. Già nel XII secolo è attestato un porto sul Noncello. Anticamente le barche attraccavano proprio in prossimità della città, ma successivamente il porto fu spostato circa due chilometri più a valle. Nel secolo XVII la navigazione venne regolata dalla Repubblica veneta che assegnò alle imbarcazioni provenienti da Pordenone l'approdo in Venezia alla "riva del carbon, dalla parte del traghetto di san Luca" (30 marzo 1616), mentre il 27 gennaio 1690, il "Collegio alla milizia da mar" destinò ai Pordenonesi la "riva del ferro vicino a Rialto".

Nel 1672 fu introdotto un regolare servizio passeggeri per Venezia, affidato per un mese successivamente a ciascuna barca della "fraglia" dei barcaioli pordenonesi. Il burchiello partiva da Pordenone il sabato e ripartiva da Venezia il martedì alle quattro di notte, compiendo complessivamente un tragitto di circa 150 chilometri. Anche il servizio postale tra Pordenone e Venezia si svolgeva principalmente per via fluviale. Il procaccia salpava da Pordenone il martedì e da Venezia il venerdì. La posta giungeva a Pordenone il sabato, che era anche giorno di mercato.

Il commercio e il trasporto fluviale decaddero col decadere della potenza veneziana e con l'arrivo della ferrovia a Pordenone (1855), sebbene il trasporto fluviale sia continuato in parte fino alla prima metà del Novecento.
Nel tratto più vicino alla città il fiume è circondato da una flora spontanea (salici, pioppi, betulle, roveri e olmi) che costituiscono il Parco fluviale del Noncello.

http://tristano.conecta.it:8080/www_com ... tart:int=8

Alouvion
http://www.unavoce-ve.it/01-03-5.htm
http://www.protezionecivile.fvg.it/Prot ... e_2002.htm


Le sorjve de la piana furlana:
http://www.atrieste.eu/Forum3/viewtopic ... 914#p66914
http://triestin.forumattivo.com/gite-fu ... 5.htm#7162
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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:42 pm

Etimoloja reale: (ipotexi/mexidea en verefega)

L’orijne del kinome o toponemo no xe da çercar ente le atestasion de “variansa latina” ke de norma xe n’adatamento de voxi locali e de altre lenghe ke vien prima, ma xe da sercar rento l’evolosion storega de la variansa veneto-furlana Pordenon.
Le atestasion scrite le risente dagnora del condisionamento deformante de le lenghe statalmente e soçalmente dominanti ke li doti al servisio del poder li le mete al scuminsio de tute le altre par soramasia (supremasia) e ke li travixa la semantega de li moti locali co li adata a staltre lenghe.

El canton endoe xe sta tirà sù Pordenon, jera tuta na palua e na gogna (ara golenale) ... ente li ani jermaneghi xe stà bonefegà tuta l'ara ... probabilmente da longobardi o da li franki ... ?



Pordenone = porder (polder) + non-

Porder = polder


Immagine
http://img843.imageshack.us/img843/9080/conpporder.jpg


Polder e Boden Gewaesser


http://picasaweb.google.it/pilpotis/Pol ... nGewaesser


http://it.wikipedia.org/wiki/Polder
I primi esperimenti di prosciugamento di tratti di paludi costiere o di mare aperto furono realizzati nel XII secolo intorno alla città di Bruges.

En realtà li xe tanto pi veci!

Ociàr kì:
http://nl.wikipedia.org/wiki/Polder
http://de.wikipedia.org/wiki/Koog
Ein Koog (Mehrzahl: Köge) (auch Polder oder Groden) ist meist ein an der Nordseeküste Deutschlands, Dänemarks, der Niederlande und Belgiens durch Deichbau und Entwässerung aus der See gewonnenes, sehr flaches Marschland. Aber auch an Flussläufen bezeichnet man Bereiche, die entsprechend vor Hochwasser bzw. Überflutung geschützt sind, als Polder oder Koog. Der Deich bewahrt das Land vor Überflutung, da es oft niedriger als der Wasserspiegel des Gewässers liegt, aus dem das Land gewonnen wurde.
Köge werden in den Niederlanden und in angrenzenden Teilen Ostfrieslands als Polder (plattdeutsch: Poller), im östlichen Teil Ostfrieslands und im Oldenburger Land als Groden bezeichnet.
(Koge essere chiamato nei Paesi Bassi e in alcune zone adiacenti della Frisia orientale come polder (basso tedesco: Poller), nella parte orientale della Frisia orientale e Oldenburg come saline o paludi d'acqua salata..)

e kì:



Euganei e Liguri (etimologia); palafitticoli
viewtopic.php?f=8&t=344
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=5831

Idraulica preistorica e protostorica

Da:
http://www.archeologia.com/forum/ediliz ... chita.html

Leggendo il catalogo "Terramare la più antica civiltà padana"
mi sono trovato di fronte a un contributo di Klaus Goldmann:
"considerazioni su tecniche e metodi di bonifica idraulica nell'età del bronzo in Europa centrale"

Klaus Goldmann è archeologo del Museo di preistoria e protostoria di Berlino responsabile del programma di recupero dei beni archeologici.
http://www.parcomontale.it/bookshop.shtml
Immagine


Per sommi capi riassumo le sue ipotesi perchè comunque si riferiscono a un periodo storico e a una regione geografica che forse esula dagli studi di molti.

Territorio:
tutta la porzione dei bacini fluviali dell'Elba fino al mare del nord e di Oder e Vistola fino al Baltico.
I primi abitanti occupano la regione intorno al 5000 a.C. applicando una serie di intensi disboscamenti nel tentativo di accaparrarsi terreno fertile.

Dal II millennio ci si riferisce in quest'area alla civiltà di Lausitz (una delle culture dei Campi di Urne in Europa), nota n 1.

Immagine

Secondo l'autore la necessità di bonificare ha due cause, non per forza coincidenti:
-mutazione di condizioni climatiche,
-espansione demografica.
Ed è permessa solo dalla presenza di una comunità già raccolta in forme protostatali, con un'identità forte, capace di agire sulla natura con uno sforzo collettivo e ben mirato.

Elenca poi 7 tipologie di bonifica:

1) Disboscamento di altipiani per la messa a cultura

In ambito idraulico

2) Imbrigliamento dei corsi d'acqua: il regime di questi fiumi è tale da avere picchi di portate anche 30 volte sopra la loro media. Questo determina ovviamente continuo rischio esondazione e spostamento del corso del fiume stesso con danneggiamento di tutti i terreni prossimi al fiume.
Il riscontro di insediamenti su "isola" lungo l'Oder nell'attuale Oderbruch fa ipotizzare che nell'età del Bronzo si incanalasse l'acqua verso le superfici di pascolo (anche molto estese) nelle quali si costruivano anche i villaggi rialzati.

3) Prosciugamneto di zone umide dall'interramento di laghi: questi terreni erano particolarmente poveri di minerali, se non si potevano arricchire con la tecnica suddetta di imbrigliamento dei corsi e il conseguente afflusso di acqua ricca di minerali nel terreno stesso, si poteva riccorrere all'uso sistematico di sabbie per lo sfruttamento agricolo. Strati di queste sabbie emergono in torbiere in età del bronzo, ma alcuni sostengono che siano piuttosto la prova di un periodo arido.

4) Prosciugamento di laghi o parte di essi principalmente per laghi morenici era ottenibile anche solo con approfondimento e pulitura di canali di scolo esistenti (non ho ben capito se si riferisce a canali naturali, altrimenti mi sfugge chi li avrebbe costruiti), prove di questi interventi sarebero nelle oscillazioni di quota dei laghi tra l'età del bronzo (con centri abitati) e epoche documentate fino all'odierna.

5) Irrigazione di zone aride: tipiche della regione racchiusa tra questi tre fiumi, che tagliano fuori intere aree come lo Spreewald che venne reso fertile in età del bronzo tramite derivazione dal sistema fluviale dell'Elster Nera e della Neisse (affluenti di Elba e Oder).
Tracce di un fossato per deviazione a sud dell'Elster Nera sono emerse presso la città di Cottbus, questa deviazione alleggerì anche il rischio inondazione.

6) Deviazione e collegamento di corsi d'acqua: alcuni affluenti e alcuni rami secondari di questi fiumi mostrano andamenti contrari alle leggi di formazione dei fiumi, come lo Sprea che taglia alcune dorsali. L'ipotesi è che questi andamenti siano stati forzati in età del Bronzo con dighe e fossati, la datazione è consentita dal fatto che centri fortificati importanti sorgevano sugli spartiacque, nelle biforcazioni o negli sbocchi di questi rami.

7) Dighe sulle coste marine: possibilità solitamente rifiutata a priori.
Alla foce di Oder e Vistola esistono i "Bodden-Gewässer " una sorta di polder sommersi dal XII secolo d.C. "Bodden" sarebbe una parola di origine germanica che indica i terreni fertili e non i fondali marini, anche da questo nasce l'ipotesi già nel II millennio a.C. l'uso massiccio di dighe esterne abbia protetto questi terreni, anche se sono in molti a credere che questi cordoni litoranei siano dovuti all'effetto delle maree.

Il problema dello studio di questi fenomeni è dovuto soprattutto al deterioramento di queste opere avvenuto a partire degli ultimi secoli a.C. e proseguito con alterne vicende fino al XVIII secolo.


Kisà se Pord- de Pordenon e Piarda xe inparenta?

Piarda, Mandracio, Mandria, Chiodare (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8981
viewtopic.php?f=8&t=792&p=2681#p2681
Piarda (etimologia)

http://www.dizi.it/piarda
Piarda 1 (sf.) Nome delle golene pianeggianti lungo le rive del Po. Luogo adibito allo stoccaggio provvisorio dei prodotti dell'agricoltura, in attesa del carico sugli appositi veicoli predisposti al trasporto di grossi quantitativi di merci. Es.: fare piarda nel posto X. Per estensione: porto fluviale. Es. “La piarda di Casier”, porto di Casier sul fiume Sile (TV). Sinonimi: Scalo fluviale.

http://www.goldnet.it/scuoladafeltre/Pagine/piarda.htm
Piarda: terreno sgombro tra le mura e il fossato. Terreno vicino al fiume, passo allagato, zona paludosa.
Antico nome di spazi vuoti, su cui non si poteva costruire, ma al massimo coltivare, spazio sotto le mura di una città vicino a un fiume.

http://www.camillopavan.it/Sile_Piarda_ ... casier.htm
Piàrda : Termine tipico della navigazione interna con cui viene indicato un «tratto di argine posto sulla curva di un canale o di un fiume dove la barca può accostarsi per caricare o scaricare merci».
(G. F. Turato, F. Sandon, Canali e Burci) Per estensione, porto fluviale.

http://www.rovigobox.it/index.php?actio ... =4&chsez=5
L’ampia Oasi Golena Piarda è situata a Canalnovo, frazione di Villanova Marchesana (Ro), lungo l’argine sinistro del Po.

Etimologia di Piarda
http://webcache.googleusercontent.com/s ... clnk&gl=it
Si veda in proposito la voce piarda «fondo argilloso di golena» (registrata a Vicenza nel 1264) che Angelico Prati riconduce a un basso latino *pedarda, ... (basso latino ? = di origine franca-germana ?)
... Transitando in area veneta, la forma del vocabolo dovette mutare nell'iniziale (da b in p?) probabilmente per l'incrocio con pede (m) «suolo, fondale», elemento che interviene in isvariate forme di lessico e toponomastiche del latino medievale di questa regione linguistica e della sua immediata periferia basso-padana. Si veda in proposito la voce piarda «fondo argilloso di golena» (registrata a Vicenza nel 1264) che Angelico Prati riconduce a un basso latino *pedarda, ossia al pede(m) di cui sopra con suffisso spregiativo -ardus,-a, sopravvivente nel tipo testardo, codardo ecc. (-ardo è un suffisso germanico). D'altro canto, lo stesso antico toponimo ravennate Pirotolo continua evidentemente un latino Pederuptulus documentato fino dall'anno 987 (Archivio di stato di Ravenna, S.Vitale, I, II, 8) il cui ragionevole significato è appunto quello di «alveo rotto». ...


Epoca germanica in terra venetiana
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=9139
viewtopic.php?f=8&t=820
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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:42 pm

L’edronemo Non (anca Naon, Naone)

confrontare co:

Val di Non
http://it.wikipedia.org/wiki/Val_di_Non
La Val di Non (Val de Non in nones, Nonstal o Nonsberg in tedesco) è una delle principali valli del Trentino, situata nella parte nord-occidentale della provincia. È costituita da un ampio altopiano, attraversato dal torrente Noce e conta 38 comuni. Orograficamente la valle si biforca ad "Y" all'altezza del lago di Santa Giustina e quindi la zona si divide in sponda destra (ad ovest del Noce), sponda sinistra (ad est del fiume) e "terza sponda" (la zona a nord del Noce e del rio Novella).
La valle si apre a occidente della Valle dell'Adige, all'altezza della confluenza del Noce nell'Adige. È delimitata ad oriente dai Monti Anauni che la separano dalla Bassa Atesina e dalla Val d'Adige, ad occidente dalle Dolomiti di Brenta, mentre a nord-ovest, dove nasce la Val di Sole, dalla Catena delle Maddalene; confina infine a settentrione con la Val d'Ultimo e l'Alto Adige.
In tempi remoti era chiamata Anaunia, toponimo di probabile origine celtica legato alla popolazione degli Anauni. Nel corso dei secoli il nome è poi mutato in Val di Non. La parlata dei suoi abitanti, il Nones, è secondo alcuni linguisti di derivazione ladina.


Se pol s-ciarir al confronto co:

746 745 Semeran





Monte Naone

Monte Navone
http://www.archeoplatia.org/index2.php? ... df=1&id=20
http://www.archeoplatia.org/content/view/20/48
http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Navone
Contrada Navonello

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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:43 pm

L’edronemo Cellina no xe da celare (nascondere) ma pitosto da na vecia voxe corispondente a coele jermanega come la todesca Quelle, Kelle, Kellina, (sortima, sorjente, sorxiva):
http://ospitiweb.indire.it/ictavagnacco ... _laghi.htm

Cellina (Leggiuno, Varese)
http://www.cellina.org
La frazione di Cellina appartiene al comune di Leggiuno, in provincia di Varese, nella regione Lombardia.
http://www.comune.leggiuno.va.it/hh/ind ... cc=1&jvs=1
http://www.comune.leggiuno.va.it/oc/oc_ ... foto.php?x

LA STORIA. L’origine del nome “Leggiuno” è senza dubbio molto antica ed altrettanto controversa; Una prima ipotesi, peraltro attualmente considerata poco affidabile, lo fa risalire al latino “Legio-una” (da cui Legiunum) riferendosi allo stanziamento di una legione di Giulio Cesare. Secondo un’altra ipotesi (Olivieri) il toponimo è composto dal gallico ”dunum” (fortezza) e da un nome personale (forse “Laegus” o “Lugh Lugus” una divinità panceltica) L’ipotesi più verosimile lo fa derivare dal celtico “Leze” (ai piedi) e da “dunum” (colle-fortezza). Cioè “ai piedi del colle” forse Mirasole. La presenza di estesi ghiacciai rese difficoltosa, se non impossibile, la presenza dell’uomo nel periodo preistorico. Le uniche tracce di vita nella zona , riconducibili peraltro a piccole comunità riparetesi in grotte, sono state rinvenute ad Angera. Nel 1864 vennero rinvenute nella Torbiera di Mombello, sul confine con Leggiuno, resti di palafitte (poste su duplice ordine di pali di pioppo), frammenti di vasi, armi, utensili e residui di pasti (conservati nei Musei Civici di Varese) ascrivibili al Neolitico inferiore e all’Eneolitico. Verso la fine dell’800, durante l’abbattimento di un grosso castagno in loc. Marzaro, affiorò una tomba quadrangolare formata da pietre sovrapposte. Ulteriori scavi misero in luce altre tombe con vasellame in terracotta. Queste sepolture risalgono all’età del Ferro. Nel 1969, presso la loc. “le Rupi” ad Arolo, furono portati alla luce alcuni resti riferibili all’età del Bronzo finale ed ai primi periodi della cultura di Golasecca. Tra i resti vi erano un bracciale, uno spillone e un torques di bronzo, una punta di giavellotto e una lancia. I ritrovamenti testimonierebbero che l’area fu interessata dalla presenza di una necropoli databile tra il 2200 ed il 2000 a.C. Intorno al 1947-1950, in una piccola grotta (lunga circa 23 m) a qualche centinaio di metri a sud del santuario di S. Caterina del Sasso denominata Bus di Curnaà furono ritrovati cocci ceramici di età Gallo-Romana ed ossa di piccoli animali. Dopo la seconda guerra punica il territorio varesino venne occupato dalle legioni romane. Tra le testimonianze di tale epoca citiamo due cippi funerari della famiglia Viniciana, una lapide della dea Diana ed una al dio Sole. Altre lapidi testimoniano la presenza anche della famiglia Viria. Alcune di questi resti sono ammirabili sul sagrato della attuale chiesa romanica dei SS. Primo e Feliciano che è stata presumibilmente edificata, e in un primo tempo dedicata a S. Siro, in un’area sacrale pagana. Non sono rimaste tracce dell’epoca delle dominazioni barbariche se si esclude una tomba rettangolare, scavata in roccia dolomitica rinvenuta sul M. Piaggio ad Arolo (ke idiosia !!! le tràçe le xe encor vive !!!). Un documento dell’anno 846 riporta la notizia che Eremberto, vassallo dell’imperatore Lotario, fece traslare nella chiesa di S.Siro le reliquie dei SS. Primo e Feliciano donategli da papa Sergio II. Dopo il regno di Berengario I, Leggiuno divenne un comune indipendente e, in seguito, anche sede di una corte e di una pretura feudale. La peste del 1554 e del 1630 inflisse una duro colpo al benessere del borgo. Solo nel XIX secolo Leggiuno tornerà ad essere un centro importante contando nel 1861, 704 abitanti e, nel 1867, 764. Nel XX secolo il comune di Leggiuno si è esteso inglobando anche gli ex comuni di Arolo, Ballarate e Cellina. Per alcuni decenni di tale secolo è stato anche unito con quello di Sangiano. Testo a cura dell’Associazione storico-culturale Lezedunum (Tratto da “L’eremo di S.Caterina del Sasso” edito da Artigrafiche fotostampa Reggiori, da “La Lombardia paese per paese” VII volume Bonechi editore – 1991 e da “La necropoli di Arolo” articolo di G. Effigiati su Informatore Comunale di Leggiuno anno II N.1 - 04/2003).
http://it.wikipedia.org/wiki/Leggiuno

Quelle



Immagine
http://img256.imageshack.us/img256/7025/fondobianco.jpg


Immagine


Quell <-(e)s, rar -e> m
geh (Ursprung) {+ FREUDE, GLÜCK, LEBEN} fonte f, sorgente f
2 lit rar (Quelle) fonte f.

Quelle <-, -n> f
1 (Wasserquelle) fonte f, sorgente f, polla f: eine mineralhaltige/schwefelhaltige/warme Quelle, una sorgente ‹d'acqua minerale›/[sulfurea]/[calda]; eine Quelle erschließen, scoprire una fonte; (Flussquelle) sorgente f; (Ölquelle) pozzo m petrolifero
2 geh (Ursache) {+ BESORGNIS, FREUDE, HEITERKEIT, UNZUFRIEDENHEIT} fonte f
3 (Informationsstelle) fonte f: aus geheimer/halbamtlicher/zuverlässiger Quelle, da fonte segreta/ufficiosa/fidata
4 lit (überlieferter Text) fonte f: Quellen heranziehen/überprüfen/zitieren, consultare/esaminare/citare delle fonti; historische Quellen, fonti storiche
5 (Einkaufsquelle): für Kaschmirpullis habe ich eine gute Quelle, conosco un posto dove si comprano molto bene i golf di cachemire
* an der Quelle sitzen fam (zur Beschaffung von Waren u. Ä.), avere un canale preferenziale; (für Informationen u. Ä.), avere notizie/informazioni di prima mano.


quellen <quillt, quoll, gequollen> itr <sein>
1 (hervordringen) aus etw (dat) quellen {TRÄNEN AUS DEN AUGEN; WASSER AUS DEM ROHR} sgorgare da qc, uscire da qc; {BLUT AUS DER WUNDE} auch fuor(i)uscire da qc; {DAMPF AUS DER WASCHKÜCHE} uscire da qc, fuor(i)uscire da qc
2 (anschwellen) {BOHNEN, ERBSEN, HAFERFLOCKEN, LINSEN, REIS} rinvenire; {TEIG} gonfiarsi; {HOLZ} auch dilatarsi.

Quellwasser n acqua f ‹di sorgente›/[sorgiva].
Quellwolke f cumulo m, nube f/nuvola f cumuliforme.
Quengelei <-, -en> f fam piagnucolio m, piagnisteo m fam.


Immagine


collyra, ae, f., pagnotta, PL. Persa 92 [gr.].
collyris, idis, f., 1 piccolo pane, AUG.; 2 ornamento femm. della testa, TERT. [gr.].
collyrium, ii, n., collirio, per gli occhi, HOR. Sat. 1, 5, 30 e a.; unguento, per altri usi, CELS. 6, 30, 8 e a. [gr.].

1. colo, as, avi, atum, are, 1 tr., colare, filtrare, depurare, COL., PLIN. e a. [1. colum + -o3].

2. colo, is, colui, cultum, ere, 3 tr.
1 coltivare (agros, arbores); fig. aver cura, adornare (brachia auro);
2 frequentare un luogo, abitare (assol. o con l'acc.: c. urbem, silvas, ecc.);
3 praticare (c. vitam, vivere; virtutem, iustitiam, coltivare la virtù, la giustizia);
4 onorare (gli dei, un tempio, una persona di riguardo, ecc.).

1 coltivare, curare (terra e piante); fig. curare, aver cura di, trattare, adornare: assol. colendi via, la pratica del coltivare, VERG. Georg. 1, 121; con l'acc.: colere agros, arbores, coltivare campi, alberi, CIC., HOR.; colere corpora, aver cura del corpo, OV.; formam augere colendo, accrescere la bellezza coll'adornarsi, OV. Met. 10, 534; Iuppiter, qui genus colis (curi, proteggi) hominum, PL. Poen. 1187; (Karthaginem) Iuno fertur... coluisse (aver avuto cara), VERG. Aen. 1, 15 sg.; c. brachia et lacertos auro (adornare di oro), CURT. 8, 9, 21; nec illos arte colam, né essi tratterò rigidamente, SALL. Iug. 85, 34;
2 abitare, frequentare (un luogo); spesso assol.: colunt discreti ac diversi, abitano isolati e sparpagliati, TAC. Germ. 16; più spesso con l'acc.: colere urbem, silvas etc., abitare la città, le selve, CIC. e a.; Iuno... quae Veios colis (che abiti in Veio), LIV.;
3 coltivare, praticare, esercitare: vitam (PL., TER.), aevom colere, passare la vita, vivere, LUCR. 5, 1145; fidem rectumque colebat, praticava la buona fede e l'equità, OV. Met. 1, 90; colere virtutem, iustitiam, mores bonos, amicitiam, studium..., coltivare, praticare la virtù, la giustizia, i buoni costumi, l'amicizia, lo studio ecc., CIC. e a.;
4 onorare, venerare (gli dei); onorare, trattare riguardosamente (qualcuno); osservare (culti, prescrizioni relig.): colere deos, onorare gli dei, CIC. e a.; sacrarium quod summa colebatur caerimonia, tempio venerato con la più grande religione, NEP. Them. 8, 4; aliquem colere, trattare riguardosamente uno, CIC. e a.; parum donis cultus, non abbastanza onorato con doni, LIV.; neque a M. Antonio minus absens colebatur, né quand'era lontano riceveva (per lettera) minori attestazioni di stima da M. Ant., NEP. Att. 20, 4; sacra, religiones colere, osservare, celebrare i sacrifici, i culti, OV., LIV. [cf. inquilinus; cf. gr. pélomai]. ® App. Ling. 2


...


Donau, Danubio (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=7274
viewtopic.php?f=8&t=687



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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:44 pm

Cordenons
(Cordegnan, Cordevole, ... )

Cordenons
Vardè ke corajo a scrivare ste semense (sotosegnà e anca no):
http://it.wikipedia.org/wiki/Cordenons
Il territorio dell'attuale comune di Cordenons cominciò ad essere abitato intorno al 1000 a.C. dalla popolazione dei Veneti, proveniente dall'attuale Repubblica Ceca, che si stabilizzò in tutta la Pianura Padana. Dall'800-700 a.C., scesero nella zona i Celti, provenienti forse dal nord della Germania, che erano per lo più dediti alla caccia e alla pesca ma soprattutto alla guerra, e cominciarono a dare del filo da torcere ai Veneti che riuscirono comunque con parecchie difficoltà ad arginarla. Si creò così, con l'unione di queste comunità il primo nucleo abitante nella zona che tali popolazioni trovarono un luogo fertile grazie ai numerosi fiumi che ne permettevano la coltivazione.
Successivamente, con l'avvento di Roma, l'intera zona divenne provincia romana e cominciò così, intorno al II secolo a.C., il processo di centuriazione da parte dei Romani (??? dove a Cordenons ???). Quando poi fu costruita la via Postumia, che conduceva, oltre il greto dei torrenti Cellina e Meduna, verso Aquileia da un lato ed il Norico dall'altro, per difenderla e prevenire quindi i saccheggi nel suo corso, lungo la via vennero creati dei "posti di blocco", nei quali venivano messe di presidio delle coorti; da uno di questi presidi si sviluppò poi Cordenons, che era la sede di un distaccamento sul Naon, attuale Noncello. (???)
Nei secoli successivi, il luogo subì le invasioni dei popoli barbarici (migrasion e no envaxion axeni), come tutto il Friuli, per prima: nel 401 e nel 408 arrivano i Visigoti, nel 452 gli Unni e, dopo altre innumerevoli popolazioni, nel 568 arrivarono i Longobardi.
Sotto il governo del re longobardo Agilulfo e della moglie Teodolinda, si affermò in modo permanente il Cattolicesimo e proprio sotto i Longobardi si ha la prima citazione storica di una "Cortina sul Noncello", in latino "Cortis Naonis", da cui Cordenons.
Le invasioni degli Ungari, pur disastrose, non ne segnarono la fine poiché nel 1029 la Cortis divenne contea retta dal casato degli Ozi di Baviera e poi passò ad altre casate austriache, ultima quella degli Asburgo che ne tennero il possesso fino alla conquista veneziana intorno agli inizi del Cinquecento. Furono quelli i secoli in cui gli abitanti di Portus Naonis (poi Pordenone) si imposero sugli abitanti della Cortis, per cui il paese di Cordenons rimase emarginato fra il Noncello e la brughiera dei Magredi, così da conservare ed alimentare il noto carattere di austero attaccamento alla terra, geloso delle proprie tradizioni, della propria parlata, valori non intaccati neppure in seguito all'avvento dell'industria prima della carta e della seta poi del cotone, e infine dell'immigrazione stagionale e transoceanica.


Cordevole
http://it.wikipedia.org/wiki/Cordevole
Il Cordevole (in ladino Cordeol o Cordol) è un torrente del Veneto, principale affluente del Piave e il più lungo corso d'acqua fra quelli interamente compresi nella provincia di Belluno.


Cordegnan/Cordignan/Cordignano
http://it.wikipedia.org/wiki/Cordignano
Il primo nucleo abitato del territorio dell'attuale comune risale alla preistoria. Si ha poi traccia di un castelliere databile tra XIV e X secolo a.C., nell'area nord, ai piedi delle Prealpi bellunesi.
In età romana l'area continuò a svilupparsi prevalentemente nel campo agricolo, costituendo un'attiva comunità agricola ancora testimoniata in età medievale. Fu in questo periodo che il centro assunse il toponimo Corticionus (da cui Cordignano ??? podaria esar el contraro!).
Nel XIII secolo divenne curia dei Da Camino, poi tra XV e XVIII secolo fu feudo dei Rangoni da Modena, passando nel Settecento al ramo dei Mocenigo di Venezia aventi dimora a San Stae[1].
Nel Novecento Cordignano va ricordato per lo sviluppo dell'artigianato e poi dell'industria, ancora oggi fiorente, mutando in parte l'orientamento agricolo dei secoli precedenti e comportando, così, anche un ridisegno del territorio, con vaste zone industiali e nuove infrastrutture.

http://sac3.halleysac.it/c026022/sa/sa_ ... to=&node=0
Verso la zona collinare-montana, in località Villa di Villa, il toponimo “Col Castelir” ci riconduce ad un castelliere dell’Età del Bronzo, datato approssimativamente tra il XIV e il X secolo a.C., ai piedi del quale è stato recentemente scoperto un luogo di culto di epoca paleoveneta-romana (III secolo a.C. – III secolo d.C.), con ricco e interessante materiale votivo con decine di statuette e lamine in bronzo.
Di epoca romana rimangono alcune testimonianze legate alle ripartizioni agrarie e alle ville rustiche come quella di Pinidello, mentre il periodo altomedievale è testimoniato da un sepolcreto ritrovato a Villa di Villa, attribuibile ad un esiguo nucleo rurale di popolazione autoctona romanizzata del VI –VII secolo d.C..
E’ opportuno altresì precisare che nella letteratura archeologica incontriamo un puntuale riferimento sempre riferibile al periodo altomedievale riguardante l’abitato di Cordignano (Corticionus): la località viene, infatti, ricordata in una carta dell’anno 710 d.C., al tempo del regno del longobardo Ariperto.
Verso il 1100 d.C., il territorio di Cordignano, insieme ad altri circostanti, diviene per circa duecento anni, curia dei signori Da Camino. Fu poi la volta della famiglia Rangoni da Modena, che ebbe l’investitura del feudo di Cordignano nel 1454 e che lo tennero fino al 1762, anno in cui, per 9740 ducati di cui 5000 per diritti di giurisdizione e 4740 per fondi feudali, la signoria dei Mocenigo di San Stae (Sant’Eustachio) di Venezia ne fu investita dal Doge Marco Foscarini, nel Palazzo Ducale.


Immagine
http://img227.imageshack.us/img227/4540 ... denons.jpg



Il numero degli abitanti della terra veneta dalla Preistoria
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8874
viewtopic.php?f=8&t=781&p=2534#p2534


Ghè la posibiletà ca Cordenons sipia racordabile a Concordia
Concordia Saggittaria

http://picasaweb.google.it/pilpotis/Con ... aggittaria



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Re: Pordenone (etimologia)

Messaggioda andetios » mer set 22, 2010 8:46 pm

Pordoi


Immagine
http://img84.imageshack.us/img84/6074/c ... bianco.jpg

http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_Pordoi
Il passo Pordoi (in tedesco Pordoijoch, in ladino Jouf de Pordou) è un valico alpino delle Dolomiti posto a 2.239 m s.l.m. e situato tra il Gruppo del Sella a nord e il gruppo della Marmolada a sud.

http://it.wikipedia.org/wiki/Sasso_Pordoi

http://de.wikipedia.org/wiki/Pordoijoch
Das Pordoijoch (ital. Passo Pordoi; fassanisch-ladinisch Jouf de Pordoi, buchensteinisch-ladinisch Jou de Pordou) ist mit einer Scheitelhöhe von 2.239 m s.l.m. der zweithöchste mit einer durchgehend asphaltierten Straße versehene Gebirgspass in den Dolomiten Italiens. Es verbindet Canazei im Fassatal (ital. Val di Fassa, fassanisch-ladinisch Fascia), Provinz Trentino mit dem Tal von Buchenstein (Ortsteil Arabba) / Venetien.

Immagine

Joch <-(e)s, -e> n
1 agr giogo m
2 <sing> fig (schwere Last) giogo m
3 arch campata f
4 geog giogo m, passo m, valico m
* sein Joch abschütteln/abwerfen geh, scuotere il giogo.

Latino
iugo, as, avi, atum, are, 1 tr.,
1 aggiogare; quindi, congiungere, unire, legare insieme: iugare vineam, legare la vite (sopra sostegni per formare un pergolato), VARR., COL.; fig. unire, collegare: omnes (virtutes) inter se nexae et iugatae sunt, tutte le virtù sono intimamente collegate fra loro, CIC. Tusc. 3, 17;
2 unire in matrimonio, CATULL., VERG. [iugum + -o3].


Furt <-, -en> f guado m.

Pass (2) <-es, Pässe> m (Gebirgspass) passo m, valico m.



A la baxe anca de:

Zuglio (Forum Iulium carnicum)
Cividale (Forum Iulii)



(e el nome Giulio o Giulia no gh’entra gnente)

Zuglio (Iulium carnicum)
Immagine
http://img823.imageshack.us/img823/3189 ... e001sn.jpg

Cividale (Forum Iulii)
Immagine
http://img824.imageshack.us/img824/6006 ... bianco.jpg


Immagine

iugo, as, avi, atum, are, 1 tr.,
1 aggiogare; quindi, congiungere, unire, legare insieme: iugare vineam, legare la vite (sopra sostegni per formare un pergolato), VARR., COL.; fig. unire, collegare: omnes (virtutes) inter se nexae et iugatae sunt, tutte le virtù sono intimamente collegate fra loro, CIC. Tusc. 3, 17;
2 unire in matrimonio, CATULL., VERG.
[iugum + -o3].

iugum, i, n.,
1 giogo (degli animali da tiro e spec. dei buoi): iuga imponere bestiis, porre il giogo agli animali, CIC.; tauris iuga solvere (togliere), VERG. Buc. 4, 41; detrectare iuga, mostrare insofferenza al giogo, VERG.; iugum flagello temperare, guidare il giogo (= l'animale aggiogato) con la frusta, PHAEDR. 3, 6, 6;
2 paio di buoi: minus multis iugis arare, arare con un numero minore di attacchi di buoi (di buoi appaiati per tirare l'aratro), CIC. Verr. 4, 121; paio di cavalli, pariglia: immittere iuga, lanciare a corsa le pariglie, VERG.; trasl., coppia, paio: iugum impiorum, una coppia di empi, CIC. Phil. 11, 6;
3 fig. giogo servile, schiavitù, dominazione: a cervicibus urbis iugum servile deicere, far cadere dal collo della città il giogo servile, CIC.; Cantaber indoctus iuga ferre nostra, i Cantabri non ancora avvezzi a sopportare il giogo del nostro dominio, HOR. Carm. 2, 6, 2; exuere iugum, liberarsi dal giogo (del dominio Romano), TAC. Agr. 31; giogo maritale, legami del matrimonio: nondum ferre iugum valet cervice, non è ancora capace di portare sul collo il giogo maritale, HOR. Carm. 2, 5, 1; giogo d'amore, vincoli amorosi: subtrahere colla iugo, liberare il collo dal giogo = troncare una relazione amorosa, OV.; vincolo d'affetto: iugum caritatis, VAL. MAX.; pari iugo, concordemente, PLIN. Ep. 3, 9, 8;
4 giogo (o forca, sotto cui si facevano passare i vinti): sub iugum mittere, CIC., CAES., o sub iugo mittere o emittere, LIV., far passare sotto il giogo; traversa (pertica o palo trasversale nella iugatio delle viti), VARR. e a.; giogo della bilancia, quindi Bilancia o Libra, costellazione: in iugo cum esset luna, mentre la luna era nella costellazione della Libra, CIC. Div. 2, 98; bilanciere del timone del carro, LIV. e a.; palo ricurvo per portare cesti, secchi o sim. sulla spalla, VARR.; subbio, nel telaio del tessitore per avvolgervi l'ordito: tela iugo vincta est, la tela fu avvolta al subbio, OV. Met. 6, 55; banco di rematori: per iuga longa sedebant, sedevano sui lunghi banchi, VERG. Aen. 6, 411;
5 giogo di monte, sommità, cima, cresta, giogaia, catena, CAES., VERG. e a.: iugum montis, cresta di monte, LIV.; fig. vetta, cima: sapientiae iugum, le vette (le altezze) della sapienza, CIC. de orat. 3, 69
[cf. iungo; cf. gr. zygón].


iugosus, a, um, agg., ricco di gioghi, montuoso, OV. [iugum + -osus].
Valli Giudicarie
http://www.valligiudicarie.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Giudicarie
Il nome Giudicarie (Judikarien in tedesco) è utilizzato per definire una zona del Trentino occidentale che comprende l'alto corso del Sarca immissario del lago di Garda, dalla sorgente nell’alta Val Rendena fino alla forra del Limarò (mt. 270) e del Chiese fino al suo sbocco nel lago d’Idro (mt. 368).
Il primo utilizzo del nome risale al XIII secolo con derivazione probabilmente dal latino Judicium (???), nel senso di ufficio giudiziario o di luogo in cui si celebravano i giudizi e quindi di zona di competenza di un ufficio giudiziario : si ricordi che nell'ordinamento asburgico ancora agli inizi del XX secolo anche le zone di competenza amministrativa erano definite "Giudizi" perché come controllore dell'amministrazione statale e locale di una certa zona era preposto il giudice competente per quella zona. In tal senso è di particolare rilievo che fin da tempi immemorabili e comunque dal Medioevo, le Giudicarie erano una zona che si era conquistata una certa autonomia amministrativa dal dominio del Principe Vescovo di Trento, il quale esercitava per esempio un più pregnante controllo sul "libero" comune di Storo (comprendente l'attuale abitato di Storo e le frazioni di Darzo e Ponte Caffaro), posto all'estremità sud delle Giudicarie sulla Valle del Chiese, mentre il vicino abitato di Lodrone (sempre all'estremo sud delle Giudicarie)era sotto il dominio diretto dei conti di Lodron per nomina imperiale diretta di un territorio sito pur sempre nella stessa zona della Valle del Chiese ed unito ad altri piccoli territori sotto dominio dei conti di Lodron nelle vicinanze e fuori attualmente dal territorio trentino (ora parte della provincia di Brescia), anche se ovviamente, con alterne vicende, i conti di Lodron risentirono e furono in qualche modo subordinati al Principe Vescovo di Trento.

iug(u)mentum, i, n., architrave, traversa, CAT. 14, 1; cf. iugamentum [iungo + -mentum].
iugus, a, um, agg., congiunto, riunito, CAT. [iungo + -us].

iugulum, i, n. e iugulus, i, m.,
1 in gener., gola, collo: iugulum petere, afferrare uno per la gola, CIC.; iugulum perfodere, trafiggere, tagliare la gola, TAC.; alicui iugulum dare, CIC., o porrigere, HOR., o praestare, SEN., offrire la gola a uno, porgere il collo (per farsi ammazzare); offerre ultro percussoribus iugulum, offrire spontaneamente la gola agli uccisori, TAC. Hist. 1, 41; fig. iugulum petere, mirare alla gola (= scardinare le argomentazioni principali dell'avversario), QUINT. 8, 6, 51; iugulum (l'essenziale della) causae, PLIN. Ep.;
2 m pl. iuguli, orum, le clavicole, CELS., PLIN.; n. pl. iugula, orum, infossatura formata dalle clavicole alla base del collo, CIC. Fat. 10
[iugum + -ulum].

iugulo, as, avi, atum, are, 1 tr.,
1 sgozzare, scannare, trucidare, massacrare, uccidere: surdi non audiunt grunditum, cum iugulatur, suis, i sordi non odono il grugnito del maiale quando lo si sgozza, CIC. Tusc. 5, 116; se iugulandum alicui tradere, farsi scannare da uno, CIC.;
2 fig. annientare, rovinare: aliquem factis decretisque iugulare, annientare uno per mezzo di fatti e decreti, CIC.; Pompeianorum causa totiens iugulata, la causa dei Pompeiani tante volte annichilita, CIC. Phil. 13, 38; scherzos.: iugulare Falernum, assassinare il Falerno (= guastarlo mescolandolo con un vino scadente), MART. 1, 18, 5 [iugulum + -o3].

iugitas, atis, f.,
lo scorrere continuamente, MARC. EMP.; fig. continuità, perpetuità, Cod. Iust., Cod. Th.
[iugis + -tas].

iugis, e, agg.,
che scorre perennemente, corrente, vivo, perenne: iugis aqua, acqua di fonte, SALL.; iugis aquae fons, sorgente d'acqua perenne, HOR.; putei iuges, pozzi inesauribili, CIC. Nat. deor. 2, 25; fig. inesauribile: thesaurus iugis, PL. Ps. 84; di tempo, continuo: iugi triennio, per tre anni di seguito, EUTR.
[iungo + -is].


Cfr. Fiuggi (e Frigio, Friga, Frigida, Fregene, Fregona, ...)
http://it.wikipedia.org/wiki/Fiuggi
Fiuggi (/ˈfjudʤi/) è un comune italiano di 9.698 abitanti della provincia di Frosinone, nel Lazio.
Già nota come Anticoli di Campagna (da ante colles: davanti ai colli; Campagna era il nome del basso Lazio fino all'Ottocento), acquisì nel 1911 il nome attuale, originariamente riferito solamente al luogo dove sgorga la celebre acqua; esso deriverebbe dal latino fluvius, fiume; secondo un'altra teoria avrebbe origine invece dal nome della felce, pianta molto abbondante nel territorio.
Il centro storico cittadino, noto come Fiuggi Città, sorge su una collina alle pendici dei Monti Ernici; al di sotto, circondato da boschi di castagni, si estende il moderno centro termale di Fiuggi Terme o Fiuggi Fonte.
Si ritiene che un piccolo villaggio, di nome Felcia, esistesse già all'epoca degli Ernici, la popolazione preromana stanziata in quest'area del Lazio. Nel 367 a.C. ebbe inizio la dominazione romana, e al periodo romano risalgono le prime attestazioni sulle proprietà delle acque locali di Fons Arilla. L'abitato, anticamente, era situato nella campagna, ma, in seguito alle invasioni barbariche e dei Saraceni, gli abitanti si trasferirono nella vicina collina, dove sorge attualmente il centro storico, per potersi difendere in maniera più efficace.

iugifluus, a, um, agg., che scorre perennemente, P. NOL. [iugis + fluo + -us].

iuges, etis, agg.,
relativo all'aggiogamento: iuges auspicium, auspicio d'aggiogamento, specie di auspicio o presagio nefasto, CIC. Div. 2, 77 [cf. iungo].
iugerum, i, n.,
iugero, misura agraria di superficie pari a circa 25 are (240 piedi in lunghezza per 120 in larghezza), CIC. e a.
• Gen. pl. iugerum; dat. e abl. pl. iugeribus (iugeris in VARR.)
[cf. iugum].
iugeratio, onis, f., 1 divisione per iugeri (di un terreno), Grom.; 2 misura di un iugero, Cod. Th. [iugerum + -o3 + -tio].
iugatio, onis, f., il legare insieme le punte dei pali per ottenere le viti a pergolato, VARR., CIC. [iugo + -tio].
iugarius, a, um, agg.,
1 da giogo (detto di animale), HYG. Fab.; sost. m. iugarius, ii, bovaro, COL.;

2 Vicus Iugarius, Vico Giogario, quartiere di Roma, LIV.
[iugum + -arius].
Valli Giudicarie
http://www.valligiudicarie.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Giudicarie
Il nome Giudicarie (Judikarien in tedesco) è utilizzato per definire una zona del Trentino occidentale che comprende l'alto corso del Sarca immissario del lago di Garda, dalla sorgente nell’alta Val Rendena fino alla forra del Limarò (mt. 270) e del Chiese fino al suo sbocco nel lago d’Idro (mt. 368).
Il primo utilizzo del nome risale al XIII secolo con derivazione probabilmente dal latino Judicium (???), nel senso di ufficio giudiziario o di luogo in cui si celebravano i giudizi e quindi di zona di competenza di un ufficio giudiziario : si ricordi che nell'ordinamento asburgico ancora agli inizi del XX secolo anche le zone di competenza amministrativa erano definite "Giudizi" perché come controllore dell'amministrazione statale e locale di una certa zona era preposto il giudice competente per quella zona. In tal senso è di particolare rilievo che fin da tempi immemorabili e comunque dal Medioevo, le Giudicarie erano una zona che si era conquistata una certa autonomia amministrativa dal dominio del Principe Vescovo di Trento, il quale esercitava per esempio un più pregnante controllo sul "libero" comune di Storo (comprendente l'attuale abitato di Storo e le frazioni di Darzo e Ponte Caffaro), posto all'estremità sud delle Giudicarie sulla Valle del Chiese, mentre il vicino abitato di Lodrone (sempre all'estremo sud delle Giudicarie)era sotto il dominio diretto dei conti di Lodron per nomina imperiale diretta di un territorio sito pur sempre nella stessa zona della Valle del Chiese ed unito ad altri piccoli territori sotto dominio dei conti di Lodron nelle vicinanze e fuori attualmente dal territorio trentino (ora parte della provincia di Brescia), anche se ovviamente, con alterne vicende, i conti di Lodron risentirono e furono in qualche modo subordinati al Principe Vescovo di Trento.

http://it.wikipedia.org/wiki/Discussion ... del_Friuli

Nella voce sta scritto : ... ma mancano la fonti!
Tra il 56 a.C. ed il 50 a.C., grazie all'iniziativa di Giulio Cesare, i Romani vi crearono un municipio, Forum Iulii, ... .

Pare sia soltanto una "leggenda" mancano completamente le fonti che nessuno cita mai, mancano sia i riscontri archeologici (iscrizioni varie da cui si possa risalire al nome Forum Iulii e al fatto che fosse un municipio romano) sia le attestazioni scritte dell'epoca o di poco successive al periodo citato e che trattino del nome Forum Iulii e che il luogo con un tale nome fosse un municipio romano; a meno che non si confonda ... con Zuglio, Iulium Carnicum che però non c'entra alcunchè con il nome Giulio; piuttosto evoca antiche voci di cui il latino iugum (giogo, catena montana), tedesco Joch (giogo, passo e valico), ladino Jouf e Jou (passo e valico) v. Pordoi. Alberto Pento

Nella Tavola Peutingeriana c'è un fiume chiamato Frigio, che non mi pare sia mai citato da veruna parte e che potrebbe avere una qualche voce in capitolo: http://a.imageshack.us/img714/74/conpfrigio.jpg , che ricorda il Frigido (fiume) toscano che nella Tavola Peutingeriana pare corrispondere in qualche modo a taberna frigida http://a.imageshack.us/img185/3212/tabernafrigidus.jpg . Cfr. anche con Fregene e Fregona (a Trevixo con il suo torrente Friga). Alberto Pento



Fregene
http://it.wikipedia.org/wiki/Fregene
In seguito ad alcuni ritrovamenti archeologici, si è avanzata l'ipotesi che la zona di Fregene fosse conosciuta anche in antichità, probabilmente per la presenza di un porto fluviale situato alla foce del piccolo fiume Arrone, che dopo essere uscito dal lago di Bracciano si getta in mare proprio nel territorio della piccola cittadina.

http://www.facebook.com/topic.php?uid=3 ... topic=9796
L'acqua o i Frigi all'origine del nome.
Un'eco di quella realtà territoriale discontinua e frammentata a causa dell'acqua, la si ritrova nel nome. Che, secondo le indagini più recenti, ha la sua radice nel perfetto (fregi) del verbo latino frangere: con evidente allusione alle onde che andavano a rompersi contro le formazioni di terra presenti nello specchio d'acqua (???). Forse anche un avvertimento per i naviganti, che rischiavano di terminare il viaggio con un urto o un insabbiamento.
A questa spiegazione se ne accompagna un'altra che ha tenuto banco fino a qualche decennio fa e che prendeva le mosse da un'assonanza di Fregenae (questo era il nome latino) con il frigio Enea, sbarcato, secondo la leggenda messa in circolazione nel IV sec. a.C. dallo storico greco Timeo, sulla costa laziale, al termine del suo pellegrinaggio da Troia.
Senza andare troppo indietro con la fantasia, molti facevano risalire il nome a un insediamento di Frigi alla foce dell'Arrone, basandosi sul fatto che Fregene, con il porto, si trovava lungo la rotta delle navi che andavano a rifornirsi di materiali ferrosi nella zona mineraria di fronte all'isola d'Elba, tra Vetulonia e Populonia. Una comunità trapiantata dai Frigi con il duplice scopo di promuovere gli scambi e dare assistenza alle navi di passaggio, in un luogo che aveva tutte le carte in regola per un'accoglienza senza problemi: l'acqua a portata di mano in ogni periodo dell'anno; l'integrazione pacifica con la popolazione autoctona garantita da un'organizzazione statuale, quella degli Etruschi, aperta al confronto con altre culture, in forza di una mentalità aperta a cui avevano contribuito i viaggi a scopo di commercio.
A queste argomentazioni se ne aggiungeva un'altra, nel caso gli Etruschi provenissero veramente dalla Lidia, come sosteneva Erodoto: una affinità di lingua e di cultura con i Frigi, dato che la Lidia e la Frigia confinavano. Manca però un riscontro preciso circa la presenza di questa colonia frigia. Nessuno storico greco o latino ne fa cenno. Stando così le cose, l'etimologia che pone lo scenario lagunare all'origine del nome è la più attendibile. Anche se la versione con Enea e con i Frigi di mezzo, bisogna ammetterlo, è più suggestiva.

Fregene etrusca.
Quando entra sotto i riflettori della storia, Fregene è un insediamento etrusco. Qualche volta nei testi di archeologia viene indicato come un semplice villaggio connesso a un approdo per le navi alla foce dell'Arrone. Altre volte, addirittura messo sullo stesso piano delle grandi città costiere, come Caere (Cerveteri) o Vetulonia. Considerata la sua posizione geografica, viene da pensare che Fregene gravitasse nell'orbita di Cerveteri. Invece ci sono vari elementi che provano la sua dipendenza da Veio, ad esempio la proprietà delle saline che si trovavano tra lo stagno di Maccarese e il mare. O l'architettura tombale: le sepolture venute alla luce a Malagrotta, e in genere quelle comprese tra la valle dell'Arrone e la valle del Tevere, presentano analogie costruttive con quelle di Veio. Non a caso sia la carta storica disegnata da Ortelius e datata 1595 sia quella firmata nel 1777 da Giovanni Battista Ghigi recano la scritta "Veientes" nel territorio tra il Tevere e l'Arrone. Ma dov'era la città etrusca? A eccezione di qualche frammento di bucchero rinvenuto nella piana tra il castello Rospigliosi di Maccarese e la ferrovia, niente di significativo è emerso relativamente a quel periodo. Tanto è bastato, però, a sviare le ricerche concentrandole su un posto sbagliato: confondendo quello che probabilmente era un piccolo avamposto etrusco specializzato nella fabbricazione di ceramiche e laterizi con il sito dell'antica città. Si deve alla curiosità di alcuni giovani appassionati di archeologia se alcuni decenni fa si è giunti alla scoperta del luogo della Fregene etrusca, sul colle di Scaturino, nel punto in cui la strada proveniente da Fregene va ad innestarsi con l'Aurelia (lo sapevo io!!! Sono anni che passando di li' per andare al mare il mio sguardo s'e' sempre chiesto se non ci fosse qualcosa da dire su quella cavolo di collinetta!!! n.d.Ross.). In cima a quelle colline, sepolta nella terra, circondata da altri manufatti, è stata scoperta la sagoma di una costruzione rettangolare in blocchi di tufo, sulla quale sono state rinvenute decine di lampade votive di terracotta. L'occhio degli esperti vi ha individuato un tempio di epoca romana costruito su una preesistenza etrusca. In pratica sotto il tempio romano ce n'è uno etrusco. Da questo che doveva essere il centro amministrativo e religioso della città, l'abitato si sviluppava verso sud ovest, senza scendere dalla collina. Mentre alle spalle c'è una necropoli. Da quel punto si domina la valle dell'Arrone fino al mare. Un panorama che è la copia perfetta di quello che appare dalla etrusca Roselle, in Toscana, se si guarda verso la costa tirrenica, viaggiando con lo sguardo sulla valle dell'Ombrone.

Fabrizio Rasna Gran bell'articolo Rossana. Potrei aggiungere che Fregene ha una certa assonanza col Toponimo FICLINE che gli etruschi hanno usato per almeno due città: Figline Valdarno e quella che poi divenne FORVM LIVII ovvero Forlì. Posso pensare ad un fenomeno frequente nella linguistica che è l'inversione delle consonanti e la sostituzione di una consonante liquida "l" con un altra, la "r". I fiumi rivestivao grande importanza presso gli Etruschi. Se non erro costruirono addirittura un canale artificiale che consentiva di raggiungere persino CLEVSI (Chiusi) attraverso la Valdichiana, ed era un canale che aveva a che fare col CHIANA (CLANA-S ???? ), inoltre pare che il Lago di Bolsena era 10 metri più in basso dell'attuale livello perchè l'emissario MARTA era sottoposto ad attenta manutenzione e il suo letto era mantenuto decisamente più ampio dell'attuale rigagnolo.
http://www.fregeneonline.com/index2.php ... =1&id=1192

Fregona (TV) (Friga il suo torrente)
http://it.wikipedia.org/wiki/Fregona
Resti di utensili provano che la presenza umana a Fregona è radicata almeno dall'età del ferro. La zona era infatti assai favorevole all'insediamento, favorita dalla posizione soleggiata, dall'abbondanza di risorse idriche e dalla protezione data dai rilievi montuosi. Anche sotto i Romani la zona fu civilizzata: di questi resta traccia nella toponomastica e in alcune monete risalenti agli imperi di Tiberio e di Massimino il Trace. Fregona deriverebbe appunto dal latino Frigonia tellus "terra della Friga" (il torrente che scorre ad est del centro), a sua volta in relazione con frigus "freddo".

Fiume Frigio
Immagine
http://a.imageshack.us/img714/74/conpfrigio.jpg


Taberna Frigida
Immagine
http://a.imageshack.us/img185/3212/tabernafrigidus.jpg

Ad taberna Frigidas
http://www.toscanatour.eu/massa/storia.php
Storia di Massa
Posta in una conca, circondata dalle montagne, la città di Massa vanta origini Romane, anche se importanti ritrovamenti attesterebbero la presenza di insediamenti umani già in era paleolitica e neolitica. Sarebbe il risultato degli insediamenti sorti in prossimità del fiume Frigio, 'ad taberna Frigidas', come cita la 'Tabula Puntigeriana' contenente gli itinerari terrestri tra il II e IV secolo d.C.,località di sosta per i viandanti che percorrevano la via consolare Aemilia Scauri. Il vero e proprio abitato tuttavia risalirebbe all'Alto Medioevo, è dell'882 un documento in cui si parla di un borgo di nome 'Massa Prope Frigium'.Inizialmente il suo nome sarebbe stato Massa Lunense, essendosi sviluppata dopo la decadenza dell'antica Luni, in seguito Massa del Marchese, dai Marchesi Malaspina, poi Massa Cybea, dalla casata genovese dei Cybo-Malaspina ed infine nell'800 , Massa Ducale, dopo l'annessione al Ducato di Modena. Attorno all'anno mille, sotto il governo degli Obertenghi, iniziò la costruzione della rocca e del castello.
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