Forum Runa • Leggi argomento - Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Dall'antichità più remota alla caduta dell'impero romano d'occidente.

Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 7:57 am

Adexe, Adige, Athesis,...

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http://it.wikipedia.org/wiki/Adige

L'Adige (in tedesco e in dialetto sudtirolese Etsch, in ladino Adiç, in trentino Ades, in veneto Adexe) è un fiume dell'Italia nordorientale. Sorge presso il Passo Resia (Reschenpass) nella Alta Val Venosta (Hochvinschgau) in Alto Adige e sfocia nel Mar Adriatico presso Cavanella d'Adige e Chioggia. È per lunghezza - circa 410 km - il secondo fiume italiano dopo il Po, il 3° per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e in assoluto il 4° per volume d'acque dopo Po, Ticino e Tevere con 235 m3/s di portata media annua presso la foce.



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La valle dell’Adige fin dal Paleolitico postglaciale e dal Mesolitico è stata una delle principali vie di comunicazione alpino-europea.

Palafitari e val de l’Adexe


I siti lacustri dell'arco alpino candidati all'Unesco

Sono circa 1000 gli insediamenti lacustri ritrovati sinora.

http://www.swissinfo.ch/ita/Speciali/Pa ... id=8167096

Svizzera, Italia, Francia, Germania, Austria e Slovenia hanno inoltrato martedì la candidatura dei "siti palafitticoli" al Patrimonio mondiale dell'Unesco. Questa iniziativa, promossa dall'Ufficio federale della cultura, mira a valorizzare importanti testimonianze dei popoli preistorici dell'arco alpino.

La candidatura all'iscrizione nel Patrimonio mondiale dell'Unesco, depositata martedì a Parigi, comprende circa 150 dei 1000 insediamenti lacustri ritrovati nei 6 paesi interessati. Risalgono a decine di popoli diversi che vivevano, spesso su palafitte, ai bordi di laghi e corsi d'acqua nel periodo tra il 5000 e l'800 avanti Cristo.

Le testimonianze archeologiche dei "popoli delle palafitte" hanno infatti permesso di appurare l'esistenza di civiltà molto avanzate nelle regioni dell'arco alpino. In particolare hanno fornito un nuovo quadro storico delle origini e dello sviluppo delle comunità agrarie nell'Europa centrale.

"Questi popoli possedevano culture e lingue diverse, delle quali non abbiamo ritrovato finora alcuna traccia. Sappiamo però che avevano dei punti comuni e praticavano già degli scambi. Abbiamo trovato ad esempio in Svizzera oggetti di metallurgia provenienti dalla Slovenia", aggiunge l'esperto.



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http://img832.imageshack.us/img832/4456/ea1qvl.jpg


La via della Val de l’Adexe che collega l’area padano-orientale con l’altopiano bavarese l’area del Lago di Costanza, attraverso i monti e le valli dell’antica Rezia celto-uganeo-tirolese, con a est la Valsugana che collega direttamente la pianura eugagno-veneta con l’area reto-celto-germanica ...

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I VALICHI ALPINI IN ETA' PALEOLITICA E MESOLITICA
(Professor Alberto Broglio - Ordinario di Paleontologia Umana, Università di Ferrara, membro del Consiglio Scientifico della Fondazione G. Angelini)
http://www.angelini-fondazione.it/attiv ... oglio.html




Il gruppo Gaban
http://www.trentinocultura.net/radici/i ... aban_h.asp
Il gruppo Gaban, definito da Bagolini e Biagi nel 1977, sulla base dei materiali rinvenuti nel sito omonimo, è attestato attualmente in Trentino Alto Adige tra la fine del VI e l’inizio del V millennio a. C. in cronologia calibrata. Nel corso di questo periodo lo studio delle tipologie insediative indica una marcata dislocazione dei siti che in area trentina, sono generalmente endovallivi e di bassa quota (m 150-300) e sono collocati, tranne nel caso della Vela, a ridosso di ripari rocciosi in continuità con i livelli Mesolitici, mentre nella valle dell’Isarco sono tutti all’aperto di nuova colonizzazione e sono collocati lungo i primi terrazzamenti sovrastanti le aspre forre endovallive (m 700-850) (Carta di distribuzione).

http://www.mtsn.tn.it/pubblicazioni/7/40/PA40-5.pdf

http://www.riviste.provincia.tn.it/ppw/ ... penElement



I primi troxi
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=3699
http://www.faav.it/gruppi-archeologici- ... eneti.html

Euganei
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=5831
viewtopic.php?f=8&t=344

Li nostri havos li Reti
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... C_ID=10251

Villaggio palafitticolo sul Lago di Costanza

http://picasaweb.google.it/pilpotis/Vil ... DiCostanza

Museo de Legnago

http://picasaweb.google.it/pilpotis/MuxeoDeLegnago


Legnago, Legnaro, Legnano, Lignano, Melegnano (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8831
viewtopic.php?f=8&t=774

Verona (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=6756
viewtopic.php?f=8&t=735

Vilaj e çità de ara veneta: palafite, teremare, vilaj arxenà, castelàri e altro
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Vil ... lariEAltro
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Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 7:58 am

Altra edro-toponomastega probabilmente colegà (?):
viewtopic.php?t=726
Texe, Tezze, Texena/Tesina
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8327

Adda
http://it.wikipedia.org/wiki/Adda
http://it.wikipedia.org/wiki/Austria_(Longobardi)

Desio
http://it.wikipedia.org/wiki/Desio
Indicata dai Romani come Ad decimum (ossia alla decima pietra miliare sulla strada da Milano a Como).
Probabilmente deriva dal nome latino di persona Decius o Deuzo.
(In verità l'ipotesi “Ad decimum” non è accettabile in quanto, seguendo qualsiasi percorso, la distanza tra i due comuni non è tale. L’altra ipotesi dal nome di un personale latino è altrettanto assurda).

Desenzano
http://www.comune.desenzano.brescia.it/ ... /index.php
http://it.wikipedia.org/wiki/Desenzano_del_Garda
Il toponimo Desenzano si suppone che derivi dal nome latino di persona Decentius, il presunto proprietario del podere e della villa del IV secolo di cui oggi si possono visitare gli scavi. Esiste anche una etimologia di origine popolare: poiché il borgo si distende lungo il declivio collinare il toponimo viene collegato con la parola «discesa». (Naturalmente nessuna delle due ipotesi etimologiche è quella giusta).

Dese
http://it.wikipedia.org/wiki/Dese_(fiume)
http://it.wikipedia.org/wiki/Dese_(Venezia)
La prima menzione del Dese risale al 454. Servì in seguito per segnare confine tra la Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero. La sua importanza crebbe durante il dominio della Serenissima che ne modificò il corso e istituì il Consorzio Dese tutt'ora attivo come Consorzio di bonifica Dese-Sile.



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Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 7:58 am

La valle dell’Adige fin dal Paleolitico postglaciale e dal Mesolitico è stata una delle principali vie di comunicazione alpino-europea.

Palafitari e val de l’Adexe


I siti lacustri dell'arco alpino candidati all'Unesco

Sono circa 1000 gli insediamenti lacustri ritrovati sinora.

http://www.swissinfo.ch/ita/Speciali/Pa ... id=8167096

Svizzera, Italia, Francia, Germania, Austria e Slovenia hanno inoltrato martedì la candidatura dei "siti palafitticoli" al Patrimonio mondiale dell'Unesco. Questa iniziativa, promossa dall'Ufficio federale della cultura, mira a valorizzare importanti testimonianze dei popoli preistorici dell'arco alpino.

La candidatura all'iscrizione nel Patrimonio mondiale dell'Unesco, depositata martedì a Parigi, comprende circa 150 dei 1000 insediamenti lacustri ritrovati nei 6 paesi interessati. Risalgono a decine di popoli diversi che vivevano, spesso su palafitte, ai bordi di laghi e corsi d'acqua nel periodo tra il 5000 e l'800 avanti Cristo.

Le testimonianze archeologiche dei "popoli delle palafitte" hanno infatti permesso di appurare l'esistenza di civiltà molto avanzate nelle regioni dell'arco alpino. In particolare hanno fornito un nuovo quadro storico delle origini e dello sviluppo delle comunità agrarie nell'Europa centrale.

"Questi popoli possedevano culture e lingue diverse, delle quali non abbiamo ritrovato finora alcuna traccia. Sappiamo però che avevano dei punti comuni e praticavano già degli scambi. Abbiamo trovato ad esempio in Svizzera oggetti di metallurgia provenienti dalla Slovenia", aggiunge l'esperto.

Vilaj alpini de palifiçi

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http://img832.imageshack.us/img832/4456/ea1qvl.jpg


La via della Val de l’Adexe che collega l’area padano-orientale con l’altopiano bavarese l’area del Lago di Costanza, attraverso i monti e le valli dell’antica Rezia celto-uganeo-tirolese, con a est la Valsugana che collega direttamente la pianura eugagno-veneta con l’area reto-celto-germanica ...

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I VALICHI ALPINI IN ETA' PALEOLITICA E MESOLITICA
(Professor Alberto Broglio - Ordinario di Paleontologia Umana, Università di Ferrara, membro del Consiglio Scientifico della Fondazione G. Angelini)
http://www.angelini-fondazione.it/attiv ... oglio.html




Il gruppo Gaban
http://www.trentinocultura.net/radici/i ... aban_h.asp
Il gruppo Gaban, definito da Bagolini e Biagi nel 1977, sulla base dei materiali rinvenuti nel sito omonimo, è attestato attualmente in Trentino Alto Adige tra la fine del VI e l’inizio del V millennio a. C. in cronologia calibrata. Nel corso di questo periodo lo studio delle tipologie insediative indica una marcata dislocazione dei siti che in area trentina, sono generalmente endovallivi e di bassa quota (m 150-300) e sono collocati, tranne nel caso della Vela, a ridosso di ripari rocciosi in continuità con i livelli Mesolitici, mentre nella valle dell’Isarco sono tutti all’aperto di nuova colonizzazione e sono collocati lungo i primi terrazzamenti sovrastanti le aspre forre endovallive (m 700-850) (Carta di distribuzione).

http://www.mtsn.tn.it/pubblicazioni/7/40/PA40-5.pdf

http://www.riviste.provincia.tn.it/ppw/ ... penElement
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Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 8:32 am

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Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 8:44 am

Posebeli lighi (relasion):

El flume Este

http://it.wikipedia.org/wiki/Landa_di_Luneburgo
http://de.wikipedia.org/wiki/L%C3%BCneburger_Heide

http://de.wikipedia.org/wiki/Este_(Fluss)


Immagine
http://img510.imageshack.us/img510/3353 ... rmagna.jpg

http://de.wikipedia.org/wiki/L%C3%BCneburger_Heide
http://de.wikipedia.org/wiki/Naturschut ... rger_Heide


http://de.wikipedia.org/wiki/Oste



Estepona (Spagna)

http://es.wikipedia.org/wiki/Estepona#Historia

Estepona es un municipio de la Costa del Sol, al sur de España. Se encuentra en la provincia de Málaga, en Andalucía. Es conocida por ser un destino turístico, especialmente durante el verano por su clima mediterráneo, con alrededor de 21 km de playas.

Estepona ya estaba habitada durante la prehistoria, se han descubierto herramientas de sílex y dólmenes a lo largo del curso del arroyo Vaquero, al oeste de la localidad..
Su origen es discutido, aunque las últimas hipótesis, basadas en la existencia de una importante ciudad íbera con un puerto natural, hoy colmatado, hacen pensar en el oppidum ibérico de Salduba como el asentamiento de época antigua más cercano a la actual localidad de Estepona. No obstante, en los últimos años, se están encontrando restos romanos en el mismo casco urbano de la localidad, que podrían corresponder a una importante villa romana no sólo de uso industrial (salazones) sino también defensivo.
Ya en época musulmana, se conoce la existencia de una fortaleza denominada Al-extebunna, apareciendo por primera vez el topónimo que da nombre a la ciudad.
Ultima modifica di andetios il dom mar 27, 2011 8:35 am, modificato 4 volte in totale.
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Messaggioda andetios » sab feb 20, 2010 2:40 pm

Notasion storeghe so l’Adexe

http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=7954
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8647
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8657

Adige (veneto Adexe)

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L’Adige (tedesco Etsch), fiume veneto-padano-alpino dell'Italia statuale settentrionale; scorre nel Trentino-Alto Adige e nel Veneto, ed è tributario del mare Adriatico. È il secondo fiume d'Italia per lunghezza (410 km) dopo il Po.

L' Adige nasce da una sorgente vicina al lago di Resia, a quota 1586 metri. Per l'ampiezza del suo bacino idrografico (circa 12.000 Kmq.) è Il terzo fiume italiano, dopo il Po e il Tevere. Al termine di un percorso di 409 Km., sbocca nel mare Adriatico, a Porto Fossone; le principali città delle Tre Venezie attraversate dalle sue acque sono Merano, Bolzano, Brunico, Bressanone, Trento, Rovereto, Verona, Legnago, Badia Polesine, Lendinara e Cavarzere.
La larghezza dell'alveo varia da 40 mt, nel tratto Merano-Bolzano, a un massimo di 270 mt, verso Zevio. I principali affluenti di sinistra sono il Senales, il Passirio, l'Isarco (con la Rienza come sub-affluente) l'Avisio, l'Al pone, mentre i principali di destra sono il Salta, il Valsura e il Noce.


Ha magre invernali e piene primaverili-estive, spesso rovinose. La prevalente direzione è da nord a sud: la valle dell'Adige è la massima valle trasversale delle Alpi italiane. Il fiume nasce a 1.586 m di quota poco a sud del passo di Resia, nel Trentino-Alto Adige, percorre la Val Venosta (in corrispondenza del suo alto corso) sino all'ampia conca di Merano, dove inizia il medio corso (Val d'Adige propriamente detta).

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Arricchito dal suo principale affluente, l'Isarco (85 km), bagna Bolzano.
Riceve poi il Noce (80 km), da destra, e l'Avisio (87 km), da sinistra; bagna quindi Trento e Rovereto, dove la valle (che a questo punto ha assunto il nome di Val Lagarina) prosegue sino alla cosiddetta Chiusa di Verona.
A Verona, iniziando il suo basso corso, il fiume volge direttamente a est; tocca vari centri del Polesine, tra cui la città di Rovigo, dirigendosi verso l'Adriatico.
In pianura il suo letto è quasi sempre pensile, munito di poderosi argini per prevenire le inondazioni; a tale scopo è stato inoltre costruito un canale sotterraneo, che scarica le acque di piena dell'Adige nel lago di Garda.
Le sue acque sono utilizzate per il funzionamento di varie centrali elettriche e per l'irrigazione. È navigabile per 172 km e alimenta un canale navigabile di 77 km, l'Adigetto. Il fiume sfocia nel mare Adriatico in prossimità di Chioggia, non lontano dal delta del Po, del quale un tempo era un affluente.

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Il suo bacino è interessato da ben 180 ghiacciai, della superficie complessiva di 212 Kmq. e le sue acque sono regolate da altri 40 bacini idroelettrici, tutti nelle province di Trento e Bolzano; il volume d'acqua trattenuto dai serbatoi supera i 300 milioni di metri cubi.
Straordinari eventi di piena hanno prodotto nel passato estesi allagamenti, con soventi mutamenti delle inalveazioni; sono famose le piene del 589, 950, 1567 e 1774.
Secondo il Paleocapa, famoso ingegnere idraulico dell'Ottocento, nel XVI e XVII secolo si sono verificate 90 rotte, quasi tutte in sponda destra.
Dall'inizio del secolo scorso ad oggi si sono verificate circa 20 piene rilevanti, tra cui le più gravi sono state quelle del 1882 (con 19 rotte tra Merano e Trento) e quella del 1966.
L'ultima rotta risale alla piena del. 19 luglio 1981, avvenuta in sinistra, a Salorno, oltre a quella, recente, del gennaio '86.
Durante la piena del 1882 furono allagati in pianura 100.000 ettari di terreni, con altezze d'acqua fino a 8 metri, andarono distrutti 40 ponti, 2.500 manufatti idraulici, 540 case d'abitazione; danneggiate oltre 8.200 case, distrutta l’ intera rete stradale e ferroviaria, le colture e il patrimonio zootecnico.
Nel novembre 1966 un evento meteorologico a carattere di assoluta eccezionalità produsse nell'Adige una piena dai livelli idrometrici assai elevati. In quell'occasione, oltre all' allagamento di Trento, si verificarono, nel tratto tra Trento e Rovereto, ben 11 rotte.
Allo scopo di mitigare le piene dell'Adige è stata realizzata negli anni '30-50 un'importante opera di deviazione: si tratta della galleria Adige-Garda che è in grado, su disposizione del Magistrato alle Acque, di sottrarre circa 500 metri cubi al secondo d'acqua all'Adige, nei pressi di Mori e, dopo un percorso di 2 Km. sotto il monte Baldo, di immetterli nel lago di Garda, presso Torbole.

Durante la piena del 1966 il funzionamento della galleria Mori-Torbole ha sottratto 67 milioni di metri cubi d'acqua, evitando che a valle si ripetessero i catastrofici danni della piena del 1882.
Se dunque il tratto di pianura dell'Adige da quasi quarant'anni ha visto aumentare la soglia di sicurezza, numerosi restano i problemi del fiume.
In pianura le arginature necessitano di continui interventi di presidio e di manutenzione, mentre, a causa dell'abbassamento del letto, l'acqua salina del mare risale sempre di più, mettendo a repentaglio le opere di presa per l'irrigazione.
Nel tratto di monte la sicurezza del fiume è diminuita in questi ultimi anni. Tra Bolzano e Trento si verifica che, a parità di precipitazioni, l'altezza delle piene oggi è sempre superiore rispetto al passato. La sicurezza si potrà ottenere, oltreché con il rialzo e ringrosso degli argini, anche mediante la realizzazione di bacini di trattenimento (laminazione) in provincia di Trento e Bolzano. Da anni progettati, sono in attesa di essere eseguiti.

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Messaggioda andetios » dom feb 21, 2010 7:22 pm

Da:
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=7954

TRA STORIA, RICORDI E LEGGENDE

L'Adige della mia memoria

Di Dino Coltro:

http://www.losservatore.org/index.php?o ... iew&gid=57

Il paesaggio della mia infanzia è quello dell'Adige, nel tratto dell'ampia ansa di Beccacivetta al Cazzè di Bonavigo, conosciuto come el bazin, la spiaggia «libera» del fiume, confiscata dai fascisti, che vi impiantarono la «colonia elioterapica».
Quando ci fu restituita, non avevamo più l'età per tornare a giocare con le acque in nuotate memorabili, bianchi della nostra nudità: la guerra ci aveva fatto crescere troppo in fretta.
Sono nato alla Strà, quattro case poco lontano dall'argine, che per noi era la strada piu comoda per andare a messa, a fare la spesa, a frequentare la scuola, quando non dovevamo stare in stalla o nei campi a lavorare.
Camminando su sentiero tagliato nel cotico dell'erba, il campanile di Roverchiaretta ci faceva cenno al di là del fiume, sopra le cime di un boschetto dove viveva la Bestia, una misteriosa creatura delle acque.
Se ne sentiva l'urlo nelle sere di piena, quando la corrente gonfia di rabbia e stretta nella curva sopra la Moggia, rombava contro la difesa dello zoccolo, fatto di pietre montane, della pealdare, la strada dei cavalli dei burci.

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Durante gli ultimi mesi della guerra era diventato pericoloso camminare sull'argine, perché la notte il fantomatico «PIPO americano», vi seminava farfalle e giocattoli esplosivi. Qualcuno ci ha rimesso una gamba o le dita della mano destra. E nei giorni precedenti il 25 aprile del 1945, i bombardamenti lo avevano arato come un campo, e il ponte abbattuto serpeggiava nella corrente come una enorme, mitica auguana.
Aveva resistito per più di un secolo alle piene del grande fiume e noi lo avevamo difeso per anni, con fitte sassaiole, contro i ragazzi di Roverchiaretta che si indispettivano chiamandolo ponte de Rociara, anziché ponte de Bonavigo come era scritto nelle carte topografiche.

Le piene dell Adige sono terribili, cattive. Su questo concordano la «memoria generazionale» della gente e i documenti uffficiali: «Nella chiesa parrocchiale di Zevio, un grande affresco illustra la «comunion de l'Adese» e la narrazione murale si carica ancora di un antico patos.
Era il 1882, un anno dopotutto non molto lontano, eppure il ricordo sembra venire dal buio dei tempi, commosso da una remota epicità di gesti e di figure, nella lotta dell'uomo contro le forze avverse della natura, nell'intervento divino, nel grande miracolo.

Gli zeviani e la gente dei paesi minacciati, avevano pregato la loro santa conterranea, S. Toscana, alta sulla colonna monumentale, eretta accanto alla piera del pesse; invano la santa protendeva la sua mano nel gesto di fermare le acque straripanti. L'argine cedeva, i fasci di legna e i sacchi di terra non riuuscivano più a contenere le infiltrazioni. Allora il parroco, spinto da una arcana ispirazione, mosse in processione solenne verso il fiume, lasciò cadere l'ostia consacrata, quella della esposizione dei vespri domenicali, nel turbinio schiumoso delle acque e, subito, la loro furia si placò e il livello cominciò a scendere, Zevio e tutta la pianura mediana furono salve.

«Terribile» era il fiume per le piene rovinose che con troppa frequenza lo caratterizzavano e che tanti danni e lutti recavano alle contrade attraversate.
«Formidabile» appariva l'Adige per la massa d'acqua che trasportava, e che consentiva la navigazione in discesa e in risalita, la messa in moto delle pale dei molini che ne punteggiavano il corso, l'uso delle ruote idrovore per irrigare i campi e gli orti, la derivazione di acque mediante canali e seriole a scopo di irrigazione.
Nel 1667 furono incaricati di sorvegliare il corso del fiume «da Verona sino alla sbocca tura in mare», i magistrati dell'Adige, «fiume reale che porge tanto comodo al traffico et essential beneficio allo stato».
Un secolo dopo saranno impegnati, con apposito aggiunto dei beni inculti, al retratto, la bonifica delle Valli veronesi.

Le secolari paludi delle Valli Grandi hanno origini non precise; forse dalla rotta del 589, passata alla storia come la «rotta della Cucca» o il «diluvio di fra Diacono», che «diversificò» il corso inferiore del fiume.
Successivamente, con giustificazioni ora civili ora militari, esse funzionarono da «bacino di scarico», alimentate da «diversivi» appositamente creati per scolmare le piene del fiume, «padre della Bassa».

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Quella dei «diversivi» fu una questione lungamente dibattuta e, ultimamente, criticata dal Maffei, dal Lorgna e dai molti studiosi di idrografia, poiché facilitavano la «pensilità» del percorso atesino di pianura, divenuto ormai «segno tipologico connotante» (L. Puppi), e accentuando in questo modo, la permanente perigliosità dovuta alle numerosissime «rotte».




PAOLO DIACONO
http://digilander.libero.it/dilucas2000 ... iacono.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Diacono
http://it.wikipedia.org/wiki/Historia_Langobardorum
http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chron ... _intr.html


Una di queste, la rovinosa rotta di Castagnaro del 1438, «in cui è ancor dubbio l"intervento umano, forse per ragioni militari, con una fuga d'acqua imponente apriva sulla destra dell'Adige una ramificazione che, inalveandosi, andava a intercettare il corso del Tartaro, portando a questo le acque bianche del fiume alpino, donde il nome di Canal Bianco ( ... ). La copiosità del nuovo diversivo, oltre a concorrere all'impoverimento del regio fiume ( .. .), venne a turbare anche più profondamente il regime del Tartaro, le cui acque, in caso di piena, rigurgitavano nel Castagnaro e rifluivano verso monte» (A. Sandrini).

Questa particolare morfologia delle acque ha, per la gente, un'origine divina, epica, e la leggenda ne custodisce gli avvenimenti. Si racconta che la vale no la iera vale, ma una stupenda città, di nome Carpanea, circondata da sette ordini di mura merlate e difesa da torri possenti. Attorno vi scorrevano sette fiumi, e le loro acque erano governate con sapienza dai sacerdoti del dio Appo, per mezzo di dighe e chiaviche di alta ingegneria.


Ma era la protezione del «dio delle acque» che teneva lontano le inondazioni e consentiva la vita sul territorio.
Per questo, il suo tempio era affollato di fedeli carichi di doni e di offerte. Il re ne fu geloso, tolse il «governo» ai' sacerdoti e fece trafugare il simulacro dal tempio, i sacerdoti aizzarono il popolo contro il re: la Città si divise in guelfi e ghibellini ante- litteram, che si scagliarono gli uni contro gli altri. La fazione «religiosa», per sopraffare i «reali», aprì le chiaviche e le acque tumultuose distrussero la città e la sommersero. Tutti gli abitanti perirono nel cataclisma e sono la, sotto il fango, che si lamentano e piangono. Nella notte di Pentecoste, se qualcuno si ferma sull'argine della Fossa Grande, sentirà salire dal centro della Valle, ormai asciutta, un grande pianto. È il lugubre lamento della gente di Carpaneo, sepolta nelle viscere della terra. Poco lontano, il paese di Carpi ricorda nel nome tronco, l'antica città.
Non si può disconoscere che l'idrografia è in stretto rapporto con gli insediamenti dell uomo: fiumi, argini strade e centri abitati. Negli ultimi 150 anni, il corso dell'Adige è stato continuamente sistemato e arginato ma le «impronte» del «lungo fiume tra i monti», sono visibili ovunque, dai prati di Resia, dove scorre ancora rigagnolo, fino alla foce di Porto Fossone a sud di Chioggia.

http://www.cerea.it/curiosita-cerea.cfm

La Leggenda del Bosco della Carpenea
http://www.tarmassia.it/Carpenea_360540.html




L'apertura dello scolmo dei Mori (che conduce le acque dell'Adige, in caso di piena, nel lago di Garda) sembra avere imbrigliata la secolare forza distruttrice del fiume. L'opera è costata il prosciugamento del lago di Loppio, con il degrado ecologico di una zona un tempo incantevole che aveva visto, nel 1439, l'impossibile passaggio delle galere veneziane, fatte risalire dalla Laguna, lungo l'Adige, attraverso il Loppio e il Passo di S. Giovanni, sopra Torbole, fino nel Garda, per combattere i milanesi.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Loppio
Dopo un disastro ambientale di 50 anni fa (fu prosciugato nel 1956 e mai più riempito in seguito allo sprofondamento delle falde freatiche, durante i lavori per la costruzione della galleria Adige-Garda) l'ambiente si è consolidato divenendo palude ed è frequentemente invaso da abbondanti quantità di acqua.
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La funzione della Val d'Adige quale via di collegamento tra i popoli è indiscutibile: i numerosi insediamenti, i castelli, le roccaforti; le città e i piccoli centri sono eloquenti testimonianze di una storia culturale ricca di tradizioni e di arte.
L'uso che dei corsi d'acqua fa la società industriale, a differenza di quella contadina e preindustriale, ha distrutto non poche di queste testimonianze e compromesso, qua e là, il paesaggio «naturale» del fiume e della valle, modificando, tra l'altro, il rapporto antico tra fiume e uomo. Un simbolo di questo «uso industriale» può essere il campanile della chiesa di Curori, emergente dal lago idroelettrico di Resia.

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Città di antico impianto (Verona, Rovigo, Legnago, Lendiinara, Badia), spesso circondate da mura, sono sorte sulle rive dell'Adige o su canali di «derivazione» (Adigetto, Castagnaro, Canal Bianco), e hanno creato la loro unitarietà urbana con ponti che ne definiscono la fisionomia.

Altri centri si riconoscono esclusivamente per il rapporto che hanno con il fiume. Cavarzere, diviso in due parti, Loreo, Cavanella e molti altri paesi, sovrastati dalle enormi arginature. Molte volte, le piazze di questi centri sono più basse dell'alveo, e le loro fontane sgorgano da risorgive.
Gli argini imponenti, le strutture idriche di difesa, sono il risultato del duro lavoro del bracciantato, dopo l'unità statuale italiana, dell'epopea sociale degli «scariolanti».

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Non dobbiamo dimenticare che tra Po e Adige, maturarono i moti de «la boje», dapprima confusi e, via via, più precisi ed esaltanti. Per decenni, i governi cercarono di camuffare con la sistemazione degli argini, la risoluzione di una disoccupazione endemica. Ancora c'è chi ricorda el laoro dei argini: «Si doveva cavare la terra in basso e urtarla su, bisognava spingerla sulla pealdare, de lì altri carriolanti ancora in su, fino all'argine vero e proprio, era tutta una pontara, gli omeni dovevano arrampicare con le carriole, la testa buttata sulle slote che il naso le teneva ferme, in quel modo uno si faceva forza perché non era lavoro da bàtare la fiaca quello, non duravano pi de cinnque ore i carriolanti, non riuscivano a resistere de più a contratto come erano e la polenta che avevano nel sangue che il fiato, a una certa ora, non veniva su dalla pancia vuota, si prendeva un tanto al metro, tanti metri di terra scarriolata, tanti soldi, non ricordo che tipo de paroni erano in testa, in fondo la settimana mio padre, quando arrivavano in fondo la settimana, capitava anca di non farcela, gli davano cinque franchi, meno, in rispetto al suo lavoro fatto e misurato ... » (I leori del Socialismo).
La narrazione orale non ha soltanto la «memoria» della terra e del passaggio. La vita dell'uomo e quella della terra diventano, spesso, una sola cosa.


Scariolanti
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http://it.wikipedia.org/wiki/La_Boje



I materiali con cui sono, in molte zone, costruite le case, le stalle, le chiese, i capitelli; i muri divisori, le murete dei broli e dei campi, sono i sassi, i cugoli (anca cogoli, coguli, cuguli), il sareso trasportati dall'Adige e dai suoi rami d'acqua, girovaganti nella pianura .
Contrade e paesi sono chiamati Sule (cfr. latino insulae di cui Sule è voce corrispondente e parallela non derivante; isole), Isola, Riva, Rivalunga, e testimoniano il passaggio di «diversivi» o di corsi scaturiti dalle risorgive.
Toponimi come Sabbion, Sabbioni, Sabbionara ricordano dove l'acqua espandendosi trasportava e depositava la sabbia.
Le rotte dell'Adige, come quelle degli altri fiumi, hanno sconvolto, mutato, plasmato nel corso dei secoli il paesaggio naturale; hanno disseminato dossi, mote, cuche, rive lungo valli che, anticamente ne costituivano i rami secondari.
La mitologia popolare narra che le mote, le cuche sono sterili perché ié sta fate de note dal diavolo, costruite di notte dal diavolo come l'Arena di Verona. Nella notte del 24 giugno, vigilia di San Giovanni Battista, sui dossi si ripete la crescita magica de l'albaro del zileso, un albero misterioso che nessuno, finora, è riuscito a identificare.
Di certo, chi riesce a possederne un frutto godrà di poteri illimitati, el deventa mago, può fare di tutto, nel bene e nel male.

Mot, Mota, Motta, Montà, Monte, Motirana, Mottirana, Motaron, Mottarana, Motarana, Mutarona, Muttarona, Matine, ...
viewtopic.php?f=8&t=741&p=2109#p2109
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8450

Onara, Saonara, Sabionara (etimoloja)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... C_ID=10236




Forse l’albaro del zileso el gà a ke far co:
http://it.wikipedia.org/wiki/Angelus_Silesius
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/silesio.htm
Angelus Silesius - vita e opere
Angelo Silesio, pseudonimo di Johann Scheffler (Breslavia 1624-1677), mistico e poeta tedesco. Addottoratosi a Padova in medicina e filosofia, nel 1653 si convertì dal luteranesimo al cattolicesimo. Ordinato sacerdote nel 1661, visse i suoi ultimi anni in convento.
L'opera di Silesio costituisce una vera e propria summa della tradizione mistica tedesca da Meister Eckhart a G. Taulero, J. Bohme, J. Ruysbroeck e D. Czepko, alla quale Silesio si ispirò anche per la forma della sua opera principale, Il pellegrino cherubico (1657). Oltre a vari scritti apologetici, raccolti nella Ecclesiologia (1677), egli scrisse La santa delizia dell'anima (1657) e Descrizione materiale delle quattro ultime cose (1675). I temi centrali della meditazione mistica - in particolare la dottrina del distacco da tutto ciò che è finito, l'annichilimento di sé, la preghiera come silenzio e l'unio mystica con l'essere divino - trovano nei versi di Silesio una sintesi straordinaria per vigore speculativo e intensità lirica.
Particolarmente audace è la tesi della compenetrazione tra umano e divino. L'uomo è in Dio, ma anche Dio è nell'uomo; se l'uomo si annulla, "Dio non può vivere neppure un attimo" (Il pellegrino cherubico, I, I, 8). Largamente diffusi, gli scritti di Silesio costituirono un punto di riferimento costante della cultura religiosa tedesca dal pietismo al romanticismo.
http://www.carpeoro.com/Angelo_Silesio.php
http://www.geagea.com/21indi/21_04.htm
...

Forse la gente, con questa narrazione, vuole esprimere quella segreta magia che l'Adige porta con se, e che si sente nascere nel cuore nelle sere tranquille d'estate.
E la magia della poesia, della natura, delle stelle immacolate.
Stasera l'è belo stare soli / in zima l'argine che se fonda / tra l'aqua ciara e scura / soto le pealdare e caminare / con l'onda che core. / Ne'l cielo sempre pi darente / gh'è na stela de carta velina / strapazà dal vento che se porta la / la frescura de sabia umida / de l'Adese in morbìa.
L'Adige per me è tutto questo, e mi si intristisce l'animo quando, ritornando poche volte dove da fanciullo ho giocato con il fiume, non ne sento più la voce.
E con la perdita della sua voce smarrisco la mia memoria di fanciullo.
Ultima modifica di andetios il dom mar 27, 2011 8:39 am, modificato 11 volte in totale.
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » gio mag 13, 2010 9:45 pm

Da:
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8658

ALLUVIONI
http://www.borgosacco.it/index.php?opti ... Itemid=111

Quattordici secoli di paura (xe referio a le jenti de la lagona veneto-venesiana).

L' Adige entra nella storia del Polesine nel 589, quando Paolo Diacono parla di «nuovo diluvio»: il fiume rompe l'argine destro alla Cucca (oggi Veronella) presso Albaredo; si scava un nuovo alveo passante per Legnago e Castelbaldo. e si stabilisce nel tronco palesano. Il nuovo tracciato costituirà il confine naturale tra Padovano e Rodigino.

PAOLO DIACONO
http://digilander.libero.it/dilucas2000 ... iacono.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Diacono
http://it.wikipedia.org/wiki/Historia_Langobardorum
http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chron ... _intr.html



Nel 1438 le rotte di Castagnaaro e Malopera danno origine agli omonimi diversivi confluenti nel Tartaro e poi nel Po; le rotte rimangono aperte per quasi 70 anni, versando le acque dell'Adige in territorio polesano e creando gravissimi danni.
Scrive F.A. Bocchi: «Il territorio è ridotto a un immenso stagno tranne Santo Stefano e Santa Giustina, rimasti capaci di qualche coltura. I canali anteriori si confondono con le acque bianche dell'Adige».
Impoverendosi l'Adige a causa del diversivi, aumenta il deposito solido sul fondo, che costringe a rialzare gli argini. Nel XV secolo sono già attivi, per iniziativa privata, dei Consorzi di Bonifica, e nel 1450 gli Estensi concedono, su richiesta di pescatori e valligiani, la sistemazione del Tartaro e della Filistina, che assumono il nome di Canal Bianco.
Nonostante i rinforzi degli argini aumentano le alluvioni, che si moltiplicano nei secoli XVI e XVII.
Rotte di particolare violenza si registrano nel 1717, 1768, 1772 (con inondazione totale del Polesine). Le devastazioni più frequenti si hanno nel secolo in cui Venezia decade: nel 1777 viene istituito il servizio di difesa e custodia del fiume, ma molte competenze sfuggono, perché gran parte del bacino di afflusso è in territorio di Trento-Bolzano, dove sono comunque segnalati interventi austriaci.

Nel 1868 a Legnago una piena provoca una rotta di 60 metri d'argine. Quando arriva l'alluvione più disastrosa sia i privati che il Governo stanno operando per migliorare gli scoli, approntare collettori (uno tra Adige e Canal bianco e due tra Canalbianco e Po), bonificare i terreni paludosi per combattere la malaria.

Nel settembre del 1882 l'Adige rompe a Legnago sulla riva destra, a Masi a Ca' Morosini sulla sinistra. L'acqua si riversa nelle Valli Grandi Veronesi e quindi nel Tartaro Canalbianco, provocando la distruzione di tutto il territorio.
La rotta causa il disalveamento del fiume, tanto che a Masi e a Ca' Morosini l'Adige resta quasi asciutto.
Le acque investono e distruggono a Legnago parte della ferrovia Verona-Rovigo.
Ottantacinquemila persone restano accampate per mesi sugli argini del Po e altri luoghi rialzati con il bestiame e le masserizie salvate.
I giornali nazionali (nascono in quegli anni alcune delle grandi testate) danno grande rilievo all'avvenimento, con dure critiche allo scarso coordinamento degli interventi.

L'alluvione del 1882 è comunque l'occasione per rendersi conto che occorrono provvedimenti definitivi, al di sopra di discordie e particolarismi.
Nel 1907 viene ripristinato il Magistrato alle Acque, che aveva cessato di esistere con la caduta di Venezia.
Nel 1918 tutto il bacino idrografico passa sotto l'Italia e si può, per la prima volta, pensare ad un progetto complessivo su tutto il territorio attraversato dal fiume.
Nel 1937 viene impostato un piano che prevede due fasi: difesa dai detriti solidi da attuarsi sugli affluenti montani; invasi sugli affluenti principali per abbassare le altezze idrometriche durante le piene.
L'esecuzione del piano è interrotta dalla guerra, e ancor oggi i lavori non sono stati completati.


Piena de l’Adaxe entel 1882

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Ultima modifica di andetios il dom mar 27, 2011 8:40 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » ven mag 14, 2010 4:09 pm

Da:
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8647



La Repubblica controlla arzeri, pennelli e paradori

Pennelli
http://www.griffini.lo.it/laScuola/prod ... ssario.htm
http://www.carpeoro.com/Angelo_Silesio.php
http://www.geologia.com/area_raga/coste/coste4.html


Ecco due provvedimenti, espressamente qualificati "terminazioni", contenenti raccomandazioni ai governatori locali per interventi preventivi a difesa delle arginature, in vista delle piene di primavera.
Si tratta di raccomandazioni, impartite subito dopo il rapporto che i "Savi» ed "Esecutori delle Acque» facevano periodicamente al Senato.
Nella terminologia giuridicocratica moderna si definirebbero circolari.
I due provvedimenti, emanati nell' arco di quattro anni (dal 1684 al 1688), dimostrano l'assidua presenza dell'autorità centrale anche sui problemi della "periferia»: la prima risulta molto più precisa e puntuale, con riferimento a singole situazioni locali; la seconda impartisce tassative disposizioni, individuando nella stessa intestazione i suoi più diretti destinatari.

“Nella sopravenienza della prossima staggione solita inferire pregiudicio agl'arzeri col dileguamento delle nevi, applicano li Savii et Esecutori l'acque alle necessarie preventioni e, rilasciandosi a Rettori ordini precisi d'accorrere al bisogno, verserà il Magistrato sopradetto gl'altri raccordi prodotti dall'applicazione del fiscal Calcaneis et a decreti sudetti porterà quegl'impulsi d'operare come fosse necessario.
Essendo particolarmente premuroso stabilire ciò che mancasse alle porte della Polesella, continuerà il Magistrato a sollecitare la perfettione delle medesime riferendola al lume del Senato».
«Avvicinandosi la staggione del disfacimento delle nevi, ricerca di publico importante servitio che siano con pronti ripari de penelli et altre opperationi fortificati non solo gl'arzeri de fiumi et altr'acque sotto cotesta giurisditione, ma levato da per tutto qualunque impedimento prima che sopragiunga l'escrescenza dell'acque e che possi causar alcun danno alle campagne vicine.
Vi comettemo però col Senato d'ordinar la revisione puntuale di tutti gl'arzeri, penelli e paradori portandovi anco sopra luoco, quando il bisogno lo ricercasse, ad osservar quello che potesse occorrere e chiamando a voi li custodi, cavarzerani et altri obligati; l'incaricarete all'effettuatione di quanto gli spetta, avvertendo che vicino a gl'arzeri stessi non vi siano impedimenti di marezane, sopra marezane, roste, molini et altro in conformità delle leggi e, venendo ritrovato alcun disordine, li obligarete a portarvi notitia delli bisogni e danni pregiudiciali che rinvenissero, affin che possiate imediate rilasciar gl'ordini più rissoluti a chi spetta per il più pronto aggiustamento e riparo. Ben intenndendovi con questo Magistrato dell'acque per il di più occorrer potesse in quest'interesse a sicurezza e• preservatione degl'arzeri stessi, nel che ben s'assicura il Senato d'ogni vostra più accurata attentione perché sia in ogni parte supplito a così neccessaria occorrenza».



Da:
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8647



ITINERARIO DEL BASSO CORSO

Per alti argini, da Verona alla foce

Le attrattive turistiche, culturali e naturalistiche dell'Adige, terzo fiume della penisola italica per ampiezza di bacino imbrifero dopo Po e Tevere, sono talmente numerose, che delineare una loro pur .breve descrizione appare di non facile impresa. L'itinerario fluviale che ci accingiamo ad esporre partirà quindi dal centro storico di Verona.
Se è superfluo rammentare la splendida abbondanza di monumenti della città scaligera, è bene invece setto. lineare l'importanza «marinara» dei suoi approdi urbani che, fino ad un recente passato erano frequentati da burci e zattere. Tra i numerosi porti e approdi dislocati a mente di Verona importante era quello di Pescantina, deve aveva inoltre sede uno. dei più attivi cantieri fluviali della regione. La fluitazione delle zattere provenienti dal Trentine concludeva il difficile viaggio tra le rapide dei magazzini di legname ai Verona, Legnago e Badia Polesine.
Ora del fiorente passato nautico ben poco è rimasto.
L'odierna navigazione sull'Adige è possibile soltanto. per kajak e canoe, e solo dopo.
Albaredo. anche per natanti di maggiori dimensioni; gli argini seno invece praticabili comodamente sia per gli appassionati di cicloturismo che di equitazione.
Il tratto di Adige tra Verona e S. Giovanni Lupatoto non è molto attraente, in quanto bagna una zona di recente e caotica urbanizzazione e la qualità dell'acqua è assai compromessa. A S. Michele è la cinquecentesca chiesa della Madonna di Campagna, mentre nei pressi del meandro del fiume la località Mulini ci rammenta dell'antica diffusione di macchine idrauliche che, sull'Adige, erano esclusivamente natanti.
L'installazione di mulini fissi, tipici dei fiumi di risorgiva, non era infatti possibile per le intemperanze stagionali del corso d'acqua.
A Zevio, centro agricolo rinomato per le mele, sorge, cinto da un canale, il castello di origine medioevale, rimaneggiato nel Settecento; interessante il campanile del XV secolo.



A valle di Zevio il paesaggio fluviale si fa più vario, mentre le robuste arginature racchiudono ampi spazi golenali ravvivati da numerosi pioppeti.
Prima di Albaredo è la confluenza, in sponda sinistra, del torrente Alpone, che raccoglie le acque delle vallate dei Lessini e delle risorgive tra Verona e S. Bonifacio; portate che hanno una notevole influenza sul regime di piena dell'Adige nei tratti di pianura.
Albareda d'Adige ebbe notevole importanza come scalo portuale ed anche come cantiere; è interessante il fatto che dal mare fino ad Albaredo si utilizzassero i cavalli per il traino controcorrente delle imbarcazioni, mentre per il tratto fino a Verona, con argini meno elevati, si preferivano i buoi, che camminavano bene anche nell'acqua delle golene ed erano capaci di nuotare.

A valle di Albaredo d'Adige il fiume scorre tra ampi meandri consolidati da arginature sempre più alte; numerose le isole fluviali formatesi per deposizione di detriti. L'isola di Roverchiara era detta anche isola del «Bosco dei conigli», poiché in epoca imprecisata vi esisteva un allevamento di conigli, spazzato via in occasione di una piena rovinosa. Dopo Angiari, tra la folta vegetazione degli argini, appare Legnago, altro scalo portuale un tempo molto frequentato; della sua antica funzione e struttura di borgo fortificato è rimasto ben poco (rudere di una torre della rocca fatta costruire dai veneziani, vista l'importanza strategica della sua ubicazione ai confini con i Ducati di Mantova e Ferrara) a causa dei bombardamenti nell'ultima guerra, che distrussero quasi completamente la cittadina. Interessante il museo di palazzo Fioroni e la deliziosa chiesa romanica di S. Salvato (secolo XII) nella frazione di S. Pietro.
In questa porzione di bassa pianura veronese le divagazioni d'alveo furono numerose e molto diffuse, a causa delle disastrose piene che mutarono spesso il corso del fiume. In epoca romana infatti l'Adige bagnava Cologna Veneta, Montagnana, Este per poi sfociare a Chioggia, ma dopo la celebre piena del 589 il fiume deviò, creandosi un nuovo alveo in direzione di Legnago e Castelbaldo.
In seguito ad un'altra piena (nel X secolo), ci fu una rotta nei pressi dell'attuale Badia Polesine, che diede origine ad una nuova ramificazione dell' Adige, corrispondente alla sede odierna dell' Adigetto.

Dopo Castelbaldo si giunge a Badia Polesine, alla confluenza con il naviglio Adigetto, il cui corso si snoda attraverso l'abitato.
L'origine di Badia risale al X secolo quando Alberico, marchese di Mantova, fondò l'abbazia di S. Maria sull' Adige, detta della Vangadizza.
La presenza del ricco e potente monastero costituì per le popolazioni dei dintorni un punto di riferimento non solo economico, ma anche militare.
Oggi i resti dell'abbazia, più volte rimaneggiata, sono costituiti dal bel campanile del XII secolo,dalla cappella (XV sec.) e dal chiostro duecentesco. Volendo proseguire la navigazione sull' Adigetto (o percorrere la vecchia strada alzala v. alsaia/alzaia) si arriva a Lendinara, dove le acque del Naviglio hanno avuto in passato efficace funzione difensiva ed ora abbelliscono la cittadina con alberate riviere.
La pianta di Lendinara è quadrangolare, con interessanti resti delle antiche fortificazioni medioevali tra cui notevoli le Torre dell'Orologio e della Prigione.

Xe posibile ke el nome Badia Polesine nol gàpie gnente a ke far co l’Abazia de Vangadizza:

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Badia (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8793




Da qui, navigando l'Adigetto fino a Villanova del Ghebbo e immettendosi in un canale secondario che sfocia in Canal Bianco, consigliamo la visita alla vicina Fratta Polesine, centro rurale abbellito da numerose ville signorili; tra esse villa Badoer, capolavoro del Palladio.
Ritornati sull' Adige, magari dopo una sosta a Rovigo (resti del castello, Chiesa della Rotonda, il Duomo), il viaggio lungo il fiume prosegue tra sconfinate campagne dai piatti orizzonti e tra potenti arginature che racchiudono l'Adige in un letto alquanto rettificato.
Da Boara Pisani fin quasi alla foce si consiglia la navigazione a motore, mentre la monotonia del paesaggio è a volte opprimente, specie durante gli assolati pomeriggi estivi, non essendo possibile trovare refrigerio nelle troppo inquinate acque dell’Adige.
Ultima modifica di andetios il dom mar 27, 2011 8:41 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » mar dic 14, 2010 10:40 pm

LA NAVIGAZIONE

«Un porto di mare in terra»

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[img]http://i43.tinypic.com/16m1t0x.jpg[/mg]




Frederik C. Lane nella sua Storia di Venezia cita un vecchio proverbio secondo il quale «i nemici della Laguna sono tre: la terra, il mare, l'uomo».
L "interesse veneziano per la terra e i suoi fiumi è ricco di testimonianze. Fin dall'866, dopo aver vinto Comacchio, la più pericolosa rivale, Venezia poteva controllare le foci dei fiumi che penetravano nel nord Italia.
Nei secoli IX-X-XI i battelli viaggiavano in convogli lungo i fiumi per non cadere nelle mani dei signori delle regioni attraversate. Le barche fluviali erano soggette a regolamentazione governativa, con rigidi controlli nel passaggio dalla Laguna ai fiumi.
I battelli venivano marcati con una sorta di staffa (chiave), che serviva a segnare la linea di carico; se la chiave appariva sommersa il battello veniva multato.
Dopo il 1000 Venezia si volge dai fiumi al mare, pur senza perdere di vista il controllo dei corsi d'acqua. L'istituzione di magistrature e provvedimenti in materia di acque si susseguono quasi senza interruzione, e nei secoli XIII e XIV si moltiplicano le norme di salvaguardia dei lidi.

Dopo i Soprastanti ai Lidi (1275), nel 1282 viene istituita la Magistratura del Piovego, con estese competenze, mentre nella seconda metà del XV secolo Venezia dà il via a una serie di interventi sui fiumi del bacino lagunare

Nel 1481 a Stra viene utilizzata la prima chiusa a due porte, per facilitare la navigazione dei fiumi. Quindi vengono istituiti il Magistrato alle Acque (1505), con giurisdizione sulla Laguna e i fiumi; il Magistrato del Beni Inculti (1556), che si occupa di canali interni e bonifiche di terreni mediante «retratti»; l' Ufficio dei Provveditori dell' Adige (1586) e il Magistrato dell'Adige (1678).

Dopo la guerra con Ferrara (1482-84), Venezia controlla il corso inferiore dell' Adige, una delle più importanti vie d'accesso all' Adriatico per le merci provenienti dall'Inghilterra e dall'Olanda.

Per alcuni secoli Venezia ha sul fiume Adige «un porto di mare in terra» e in Contrada S. Marco alle Carceri di Verona i mercanti veneziani possiedono un fondaco con casa riconosciuto «zona franca».

Da un documento del 1596 si apprende che le merci da Anversa venivano inviate a Bruxelles e a Magonza da dove, trasferite su carri, raggiungevano il Tirolo fino ad Egna; qui, caricate su zattere, lungo l'Adige arrivavano a Verona e Venezia. Un tragitto alternativo era: Magonza Norimberga - Augusta - Innsbruck - Bolzano - Verona.

Per preservare buone posizioni alle manifatture veneziane sui mercati stranieri, la Serenissima aveva vietato il transito via fiume dei prodotti di lusso (sete e lane pregia te) provenienti dalla Padania e dal resto della penisola.
Per controllare le merci in transito a Verona, aveva invece istituito un rigido servizio fin dal XV secolo con la Dogana dell'Isola, sulla sinistra dell'Adige, per le merci provenienti dalla Germania e dal Nord (la più importante) e la Dogana del Ponte Navi, sulla destra del fiume, per le merci provenienti da Venezia.

L'Ufficio dei Provveditori dell'Adige, istituito a metà del '500, era composto da tre senatori che sorvegliavano il corso del fiume, controllavano gli argini, vigilavano sulle merci in transito, sovrintendevano alle installazioni industriali.
Particolari norme sanitarie per evitare che merci infette diffondessero epidemie furono emanate soprattutto dopo la peste del 1575.
Le operazioni di disinfezione cui erano sottoposte merci e persone venivano chiamate «sboro» o «espurgo», così come il luogo dove erano compiute (in genere situato alla periferia della città, vicino ai corsi d'acqua).
Dopo la peste del 1630 fu necessano costruire uno stabile per i colli di merci in transito, che venne ampliato nella prima metà del Settecento e diviso all'interno in due parti.
Nel 1748 venne inaugurata la Dogana di San Fermo, vasta, funzionale ed elegante, ma dopo un decennio il commercio atesino cominciò a declinare, perché l'Austria perfezionava ad Ovest la rete stradale dei Grigioni (dove affluivano le merci dal Nord Europa) e ad Este potenziava i porti di Trieste e Fiume, dove affluivano le merci dalla Boemia, dalla Slesia e dalla Moravia.

I barcaioli e gli zatterieri operanti sull' Adige erano riuniti in associazione fin dal XII secolo.
Da Laives-Bronzolo le imbarcazioni scendevano trasportate dalla corrente e risalivano trainate da dieci-dodici cavalli.
Da Bronzolo a Trento il viaggio durava mezza giornata; da Trento a Verona due giorni.
I posti di attracco più importanti erano a Bronzolo, Laives, Egna, Salorno, San Michele, Sacco: quest'ultima ottenne nel 1714 il privilegio esclusivo della fluitazione e fondò la celebre «Compagnia Spedizioni di Sacco».
Le zattere usate erano lunghe fino a 28 metri, larghe 5-6 e avevano da 4 a 7 timoni.
La navigazione fluviale cessò nel 1858, con la costruzione dellla ferrovia del Brennero e delle moderne strade. La fluitazione, antico sistema di far giungere i tronchi a valle, continuò invece fino al 1913.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Floss.jpg
http://www.valledeilaghi.it/cms/2009053 ... /faedo.htm
http://www.schw-kan.com/sd_home.html

http://www.borgosacco.it/index.php?opti ... &Itemid=28
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » dom mar 27, 2011 8:42 am

Da:

http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8658

INTERVENTI SULLA FOCE

Uno spazio costiero in crisi

Acqua, territorio, società, rappresentano un approccio non facile nel Veneto, ed esprimono emblematiche esemplificazioni di un impatto spesso conflittuale. L'Adige, fiume dal metabolismo complesso, non fa eccezione in questo senso.
Tra l'altro si tratta di un corso d'acqua che è stato sempre considerato sotto ottiche diverse, sia negli interventi idraulici, sia per quel che riguarda gli utilizzi economico-sociali, anche per via della dimensione del suo bacino, ritagliata da confini prima politici poi amministrativi differenti. La foce di un fiume è la prima a risentire di siffatte antinomie: quella del’ Adige propone, dal punto di vista planimetrico, una situazione in continuo divenire.
Dà una netta conflittualità con le foci del Brenta e Bacchiglione alla fine dell'Ottocento, si era giunti, all'inizio degli anni '30, ad un apparato di sbocco organizzato con due rami, per assistere poi ad una fase di semplificazione e di espansione.
Dopo un periodo di stasi, negli anni '70, si è registrata una netta regressione culminata di recente con l'apertura di una bocca a sud della principale.
Siffatta dinamica aveva fatto convergere molteplici interessi scientifici su questo «pareggio», tanto che all'inizio del 1970, prima con il «Programma Speciale», poi con il «Progetto Finalizzato» del Cm, incentrati sulle modificazioni costiere, numerosi ricercatori di differenti competenze - geografia, geologia, Idraulica, costruzioni marittime - davano l'avvio a ricerche di dettaglio su questo settore configurato come «spiaggia modello».
Un modello naturale dove convergevano e si confrontavano metodologie differenti, nel tentativo di comprendere le complesse relazioni tra fenomeni morfologici, meteomarini, idrodinamici, anche per dare una tempestiva assistenza tecnico-scientifica agli opera tori pubblici, in previsione di particolari urgenze.
Di recente l'Unità Operativa del Dipartimento di Geografia dell'Università di Padova ha ripreso le ricerche per avere conferma delle previsioni in precedenza fatte, constatando ne da un lato l'esattezza ma, anche, come le opere nel frattempo messe in atto contrastassero con la situazione prospettata e con quella verificatasi.
Anche nel tentativo di mantenere agibile la balneazione a nord e a sud della vecchia foce è stata realizzata la malaccorta iniziativa di irrigidirla e prolungarla con scogliere e palancolate, spostando di fatto l'inquinamento altrove, ma senza risollevarne il problema.
Cosi operando, però, si è allontanato il materiale solido trasportato dal fiume, tanto necessario per contrastare l'erosione delle spiagge e già drasticamente ridotto dai numerosi sbarramenti a monte e dai prelievi dell'alveo. Nel frattempo, con un' esile coronella minacciata all'interno dall'erosione del fiume e all'esterno dall'attacco del mare veniva tamponata la nuova bocca. Ma oltre ad eliminare la naturale, necessaria flessibilità della foce veniva, da un lato, sovvertito il naturale comportamento idraulico e dei sedimenti e, dall'altro, alterata la deriva litoranea.
Immediatamente a sud di queste opere, nella zona di espansione turistica di Rosolina Mare, per l'incombente erosione, erano stati in precedenza inseriti alcuni pennelli, che al sopraggiungere delle mareggiate dell’ inverno '86 hanno dimostrato tutta la loro inutilità.
In tale contesto il depuratore da poco edificato in tanto precario settore - dove, però, solo qualche anno fa l'altezza delle dune superava i 4 metri sul livello del mare - appare minacciato alle spalle dai rigonfiamenti del fiume, e di fronte dagli attacchi del mare. A qualche decina di metri, una discarica a cielo aperto con il suo fumo acre e maleodorante - ora ripresa dal mare - elargisce al turista ciò che l'uomo ancora vi recapita. Un esempio tipico di non collaborazione tra quanti fanno ricerca e quanti gestiscono il territorio.
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » dom mar 27, 2011 8:43 am

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FLORA E FAUNA

Le ultime «Isole» assediate dall'uomo


Dalle aree alpine occidentali all' Adriatico, l'Adige potrebbe essere definito come l'asse spinale della pianura veneta meridionale: il corso del Po ne segna, infatti, solo i confini, mentre quello dell' Adige l'attraversa tutta, connettendo un paesaggio che si presentava un tempo certamente più diversificato di quello attuale.
Come in altre zone del Veneto, anche qui sono state infatti integralmente bonificate le zone umide formate dalle paludi intorno all'alveo, ove il fiume «spagliava» liberamente. Sulla sinistra dell'Adige le Valli ,Grandi Veronesi e Ostigliesi e sulla destra le Valli Mocenighe - sopravvivenze, forse, dell'antica «Padusa» - sarebbero completamente scomparse, se il recente decreto Cl agosto 1985) del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, non ne avesse tutelato le ultime reliquie.

La palude Brusà (30 ha), la palude Pellegrina (40 ha) e la palude del Busatello (45 ha), sono gli ultimi bio topi dell'intero Veneto di pianura ad ospitare i popolamenti floro-faunistici dell'antico ambiente delle paludi di acqua dolce.

Canneti, tifeti, magnocariceti, perennemente o parzialmente allagati, costituiscono l'habitat riproduttivo di una vastissima schiera di uccelli palustri.
Dai più tipici abitatori dell'intricata vegetazione igrofila, i rallidi, con il porciglione, il voltolino, le schiribille e la gallinella d'acqua, a passeriformi che costruiscono il nido proprio sulle alte erbe palustri e da cui prendono sintomaticamente il nome, come le cannaiole, la salciaiola e il fora paglie, al pendolino, che intesse un caratteristico nido a forma di fiasco con le infiorescenze delle tife, ed un minuscolo e variopinto airone, come il tarabusino. Non mancano le anitre come la marzaiola e la moretta tabaccata.
Una grande varietà di uccelli, che ricorda come gli ambienti umidi non siano quei luoghi deserti e sterili così a lungo descritti, ma un ricco e complesso ecosistema che rischia di scomparire per sempre.
La bonifica delle valli del medio corso dell' Adige, in provincia di Verona e Padova, coincise sul finire del secolo scorso, con quella delle valli della provincia di Venezia ai confini con l'alto Polesine.
Sulla destra dell' Adige, le Valli Dossi Vallieri, sulla sinistra quelle del Foresto e quelle di Cona.

Cona, Conero, Monfalcon
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=7118
viewtopic.php?f=8&t=686

Oggi solo i 60 ettari della «palude delle Marise» (Concamarise; cfr. Marexane, Maredane, Marchexane, Marcexine), non vincolati e minacciati d'essere colmati, testimoniano l'ambiente scomparso delle valli Cattarin, Rogana, Concola, Tre Ponti, Sista, ancora ricordate nei catasti austriaci e del Regno d'Italia.
In epoca più recente, non solo gli ambienti nelle immediate vicinanze del fiume, ma gli stessi ambienti alveali sono stati completamente trasformati, attraverso opèrazioni di modifica dei fondali e delle sponde.
Da questo deriva l'innaturale assetto pensile/del fiume, ma anche una diminuita capacità di smaltire i deflussi di piena.
Ampi tratti golenali, o addirittura, intere isole fluviali, ricche di vegetazione arborea, sono stati recentemente eliminati, allo scopo di cavare sabbie e ghiaie: uno sfruttamento economico limitato nel tempo compromette cosi i pregi paesaggistici e biologici, ma anche ogni futura e più razionale utilizzazione della risorsa fluviale.

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L'ittiofauna è certamente la componente che più risente di queste trasformazioni, con la distribuzione dei siti produttivi, la crescita delle forme giovanili e l' aumento indiscriminato di specie introdotte, più facilmente adattabili, a scapito di quelle indigene. .
Gli storioni sono forse l'esempio più significativo di una trasformazione, che con la perdita della qualità ambientale, decreta la scomparsa della fauna più pregiata.

Nei fiumi veneti erano presenti fino alla prima meta di questo secolo tre specie diverse: lo storione ladano (huso huso), lo storione comune (acipenser sturio) e lo storione dei Naccari (acipenser naccarii).
Pesci cosiddetti «anadromi», che risalgono cioè dal mare per riprodursi lungo il fiume, un tempo tanto frequenti da poter alimentare una pesca specializzata; ora in seguito sia ad opere idrauliche che ne impediscono la montata, che ad una probabile competizione con il siluro (silurus glanis), sconsideratamente introdotto in modo passivo la loro presenza è divenuta assai rara.

Nonostante questo è consentita ancora una pesca con misure minime inadeguate, che permette la cattura di giovani esemplari. Andrebbe inoltre vietata del tutto la pesca allo storione dei Naccari, poiché si tratta di una rara specie endemica presente solo nei fiumi dell'alto Adriatico.
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Descrivere oggi le bellezze ambientali dei fiumi o enumerare i pregi faunistici diviene sempre più difficile, e questa operazione si trasforma con più facilità in un elenco di errori ,nella gestione delle risorse naturali o, nel migliore dei casi, di teoriche possibilità di ripristino, nella lontana ipotesi che i fiumi vengano effettivamente tutelati.
Non ultimo in ordine di tempo è il caso delle isole alla foce dell' Adige, nei pressi di Porto Fossone; un'area da, tempo segnalata (anche per la presenza di una grande garzaia), in attesa di essere dichiarata Riserva naturale regionale che ha subito invece profonde trasformazioni.
Inutile dire che di aironi nidificanti non è rimasta traccia alcuna.

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Un epilogo che purtroppo accomuna molti ambiti naturali del Veneto: a più di dieci anni dalla segnalazione della loro importanza naturalistica, risultano oggi gravemente alterati.
Solo un tempestivo vincolo, istituito nell'agosto scorso dal Ministero per i Beni ambientali e culturali, ha (per ora) permesso di salvaguardare ciò che restava delle «isole alla foce dell'Adige.
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » dom mar 27, 2011 8:44 am

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AREE DI INTERESSE

Valli alpine, pinete e paludi scomparse

Secondo soltanto al grande Po, l'Adige rappresenta, con i suoi 409 km di corso, il fiume alpino per eccellenza.

Dai lontani laghetti presso il passo di Resia, in alta Val Venosta. là dove un doppio cuneo di territorio svizzero si insinua tra l'Austria e l'Italia, scorre attraverso la Val Venosta e il grande solco trasversale della Val Lagarina, caratterizzando profondamente la geografia della grande'p provincia alpina cui dà il nome.
L'ingresso dell'Adige nel territorio veneto avviene all'altezza di Belluno Veronese, nella bassa Val Lagarina, e dunque si può affermare che esso è un fiume veneto soltanto a metà relativamente al corso, mentre è quasi esclusivamente altoatesino e trentino se si considerano i 1400 kmq. del suo bacino oro-idrorafico.

L’Adige, grande costruttore di quell'ampia fascia di pianura veneta che si estende a sud del massiccio del Lessini e dei sistemi collinari dei Berici e degli Euganei, rappresenta una vitale risorsa per l'intero, vastissimo territorio attraversato.
Quello che potrebbe essere definito il «paesaggio umanizzato dell'Adige», inizia nella bassa Val Lagarina, alcune decine di chilometri a monte del punto in cui quest'ultima sbocca nella Padania veneta. In questo breve tratto alpino, o meglio prealpino, dell'Adige veneto, costretto tra le pendici orientali del monte Baldo e le propaggini occidentali del sistema montuoso Lessini Piccole Dolomiti, emergono infatti con decisione le profonde incisioni che hanno consentito all'uomo, nel corso di una permanenza multimillenaria, di addomesticare l'ambiente ed il paesaggio fluviale e prealpino.
L'Adige ha qui superato la metà del percorso che separa le sue sorgenti dall'alto Adriatico e si è lasciato alle spalle le grandi città alpine della regione altoatesina, ricevendo il copioso tributo idrico delle valli laterali, (Val Martello, Val Senales, Val d'Ultimo, Valle Sarentina e la grande Valle Isarco).
È dunque a questo fondovalle finale, da esso stesso scavato, che l'Adige ha condotto le grandi masse di detriti e di fertili e minuti materiali litici, tali da consentire la realizzazione delle ricche colture di vigneto e frutteto che caratterizzano il paesaggio di centri rivieraschi quali Belluno Veronese, Peri, Dolcé, Rivoli, Volargne.
L'Adige compie dunque in questo punto il suo ingresso nell’ alta pianura veronese; prima ancora di giungere alla città scaligera tuttavia, lambisce centri rurali famosi, sorti sulle falde dell'ampio ventaglio detritico, le cui caratteristiche di permeabilità dei suoli e di fertilità cingono, di fatto, la stessa città di Verona, costituendone l'immediato entro terra.
Pescantina, Bussolengo ed i numerosi centri della Valpolicella rappresentano le tessere di quel prezioso mosaico paesaggistico collinare e d'alta pianura, i cui prodotti (mele, pere, pesche, vini) arricchiscono l'intera provincia veronese.
All'altezza di Arcole, dopo aver solcato ricche campagne il cui paesaggio appare sovente caratterizzato da particolari produzioni (pesche, ciliegie ed asparagi), l'Adige piega il proprio corso a sud-est, e dopo aver sfiorato numerosi piccoli centri rurali, raggiunge il grande polo urbano ed industriale di Legnago.

Da questo punto il fiume compie Il proprio definitivo mutamento di direzione, descrivendo una amplissima ansa ed orientandosi decisamente ad est. L'Adige entra dunque nel territorio della bassa pianura veneta, sfiorando il vastissimo bacino bonificato delle Grandi Valli Veronesi ed inoltrandosi nelle nebbie della pianura rodigina, verso cui lo accompagna, parallelo e silenzioso a poche decine di chilometri di distanza, il grande fratello Po.
Badia Polesine, Lendinara, Anguillara, Cavarzere, seguono il fiume che si inoltra in una campagna dai toni paesaggistici via via più monocordi; sono i grandi spazi cerealicoli che acccolgono il pensile, maestoso e mai domato Adige, stretto tra poderose arginature e tuttavia con un impeto costante, che ne disperde le correnti nei meandri settentrionali dello stesso Delta padano.
Le «emergenze ambientali» del territorio veneto dell'Adige non sono dissimili per tipologia e ricchezza da quelle degli altri fiumi esplorati.
Natura, paesaggio, storia, arrte ne rappresentano il quadrinomio intimamente collegato, ricco di testimonianze e pressoché uniformemente distribuito dalla foce alla bassa Val Lagarina. Aree di grande interesse naturalistico verso la foce sono la Pineta litoranea di Rosolina, il Bosco Nordio, l'Isola di Bosco di Mezzo.
Si tratta di tre particolari biotopi di notevole importanza scientifica e paesaggistica, tali da dare vita ad un vasto complesso ambientale litoraneo che ospita, con una peculiare vegetazione, una flora ed una fauna ricchissime.
Sono presenti infatti relitti floristici submediterranei, flora e vegetazione mesofila padana e fluviale, ed infine flora dei complessi boschivi artificiali rappresentati dalle pinete litoranee. Se si considera dunque il tipico eco sistema litoraneo rappresentato dalla foce fluviale, dalle isole boscose, dalle dune. ricoperte di macchia e pineta e dalla piccola laguna, compreso tra il Po di Levante a sud e la foce d'Adige a nord, si avrà la misura della sua complessità ed importanza. Depauperato e minacciato dalla irrazionale urbanizzazione dovuta allo sfruttamento balneare dei litorali di Rosolina Mare, l'ecosistema di foce dell'Adige costituisce tuttavia ancora oggi un patrimonio di grande rilevanza, soprattutto nel contesto di una riqualificazione della stessa offerta turistica balneare.
A poche decine di chilometri dalla foce, una ulteriore, significativa emergenza ambientale è rappresentata da un piccolo biotopo palustre situato presso l'abitato di Cavarzere.
Si tratta di un ambiente relitto di palude dolce, di superficie pari a pochi ettari, e tuttavia interessante per le presenze floro faunistiche e per le particolari vocazioni d'uso che ne consentirebbero un recupero ad attività didattiche, ricreative e di ricerca naturalistica.
Assai più a monte, all'estremità occidentale del territorio comunale di Legnago, si trova un secondo, più Importante biotopo palustre, ricco di popolamenti floro-faunistici. Si tratta della palude del Busatello (230 ha), ultima testimonianza del grande complesso ambientale rappresentato dalle Valli Grandi Veronesi, trasformate in piattto paesaggio agrario dagli interventi bonificatori di questo secolo.
Nel tratto da Legnago a Verona, l'alveo sinuoso dell'Adige. pur attraversando una fascia densamente antropizzata, offre la parte migliore del proprio corso di pianura. Le dorsali smussate dei Lessini incombono infatti sull'orizzonte di una campagna sempre meno piatta, mano a mano che ci si avvicina a Verona. Con il territorio della Valpolicella disteso a balcone panoramico, rappresentano una delle aree di maggiore interesse del medio corso.
Da segnalare sulle pendici occidentali le belle cascate di Molina, collocate lungo l'alto corso del Progno, piccolo affluente di sinistra dell'Adige, in una delle valli laterali esterne del sistema montuoso. E in questo tratto di percorso ai confini tra Veneto e Trentino, nei pressi dell'abitato di Volargne, ecco il Monte Baldo, ecosistema montano di grande importanza scientifica, culturale ed etnico-storica.
La mole montuosa che sovrasta spesso ripida ed incombente la bassa Val Lagarina, costituisce infatti un patrimonio ambientale di rilevanza unica, per la flora endemica, la ricca fauna e le preziose testimonianze di un rapporto antico e spesso cristallizzato tra uomo e ambiente.
Ma il complesso discorso della tutela dell' Adige, non può comunque prescindere da un'attenta analisi sulla «vitalità biologica» del fiume, ovvero sullo stato delle sue acque.
Che senso può avere infatti rivitalizzare o valorizzare le risorse economiche di un territorio percorso da un fiume agonizzante?
Quello della qualità delle acque dell'Adige è certamente un problema annoso, emerso tuttavia solo in tempi recentissimi, per effetto di una serie di paurosi disastri ecologici che hanno «finalmente» fatto affiorare, almeno agli occhi della pubblica opinione, la fatidica punta dell'Iceberg.
Che fare? La risposta è semplice e scontata, e scavalca senza mezzi termini la logica imperante del nostro momento storico; tale risposta è «non inquinare». revisione dei cicli produttivi dunque, contestualmente ad una politica dei depuratori che dovrà servire soltanto fino a che tale revisione non sia entrata nella fase operativa.
Ancora una volta si può constatare che l'igiene ambientale e quindi una corretta politica digestione delle risorse, non conosce frontiere politico-amministrative.
A Chioggia ci si dispera per lo stirene monomero, quando a Rovereto la «banale» moria di pesci è ormai «acqua passata»; necessitano dunque strumenti operativi e un intervento globale, con una grande professionalità e maturità politica nell'amministrare.
Anche le aree protette, ovviamente, possono inserirsi nel contesto di una pianificazione globale dell'uso e del restauro-risanamento dell'ambiente fluviale. Ma tutelare non può significare vietare ed interdire, ma semplicemente riproporre ad un uso multiplo e alternativo le aree interessate.
Se certamente ha un senso istituire parchi e riserve a livello regionale, per impedire la distruzione degli ultimi beni disponibili, non si dovrà dimenticare, in prospettiva, una pianificazione del territorio che renda tali istituti parte integrante ed attiva dello sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità rivierasche.
Dalle isole di foce alla dorsale prealpina del Monte Baldo, si intervenga dunque con urgenza, per frenare il degrado e tutelare l'Adige nel suo complesso, avendo a cuore ovviamente non soltanto l'aspetto strettamente naturalistico, ma anche quello del paesaggio agrario, degli insediamenti rurali, delle risorse termali, dei beni storico-architettonici rappresentati da ville, castelli e centri storici urbani.
È questa una grande occasione e un cospicuo investimento per l'intera comunità, ma anche e soprattutto una grande sfida per un futuro più consapevole e certamente migliore
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » dom mar 27, 2011 8:44 am

La rede edrografega veneta, de torno li Monti Ogagni, entel 1593:


Immagine
http://img843.imageshack.us/img843/4369 ... 218219.jpg

Immagine
http://img222.imageshack.us/img222/3596/218v.jpg

Immagine
http://img220.imageshack.us/img220/171/219b.jpg

Lagona veneta e piana veneto –padana (pristoria e storia):
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... C_ID=11206

LA LAGUNA DI VENEZIA: GENESI ED EVOLUZIONE
Ugo Scortegagna (Geologo-Naturalista)
http://www.veladriatico.com/wp-content/ ... enezia.pdf

La navigazione nella laguna di Venezia in età romana
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... C_ID=10193

Spina (etimologia)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=6188
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Re: Adexe/Adige, Dese, Desio, Desenzano (etimologia)

Messaggioda andetios » dom mar 10, 2013 4:16 pm

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