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La Triplice Dea

La Tradizione nel pensiero dei suoi principali maestri.

La Triplice Dea

Messaggioda Ailinn » dom nov 28, 2010 11:05 am

La riconoscenza dell’Acqua come principio primo e fonte originale, per delle popolazioni mobili, la cui sopravvivenza proviene dai suoi benefici, viene espressa tramite la consacrazione delle fonti dei principali fiumi dell’Europa; quelli che divennero dei santuari della dea celtica della fertilità. Evocata dalla toponimia celtica, questa consacrazione viene attinta da un grandissimo numero di offerte votive – statuette, metalli preziosi, armi e oggetti domestici – scoperti un po’ ovunque in Europa lungo il corso d’acqua e presso i santuari situati alle loro sorgenti.
Il fiume o il corso d’acqua rappresenta un’espressione mobile della Madre Terra, che rende le acque sacre. È la combinazione particolare delle diverse proprietà minerali, vegetali e volativi che emanano certe sorgenti in certe ore del giorno e della fase lunare che ne crea i poteri rigeneratori. Ogni luogo sacro ha il suo spirito guardiano che veglia si di lui, osserva i riti quotidiani secondo il cerimoniale voluto che si può materializzare sotto forma di canto, di uccello, di pesce, in onore della dea.
A volte la dea appare come essere dei sogni, come strega, in funzione delle circostanze o delle predisposizioni del visitatore o dell’intruso.
Questi luoghi rappresentano il grembo della Madre Terra invocata sotto nomi e aspetti differenti. Esistono numerose iscrizioni galliche (Gallia Transalpina e Cisalpina – iscrizioni leponzie), indirizzate a Gwena, Mar (antichi nomi della Dea), Brida, Brii, Bria (divenuto poi Brighit), la Madre rappresentata sotto forma di triade – modello che spesso viene richiamato nell’arte e nella letteratura celtica – assieme al suo bambino e ad un cesto di frutta (simbolo di fertilità ed abbondanza).
Un’altra rappresentazione popolare è quella della dea Epona, abitualmente a cavallo e a volte accompagnata da un rapace.
La Luna, con i suoi poteri sulle maree e sui cicli mestruali, rappresenta un insieme universale di simboli; presiede ai riti notturni legati ai canti degli animali, come il serpente ed il lupo. La mitologia celtica la identifica con la triplice dea che presiede le nascite, alla Vita e alla morte: triade delle giovani, delle spose e delle donne anziane; Morrigan, Macha, Badh, Arianrhodd, Sequana.
Gli antichi Galli, la cui teologia è scomparsa assieme alle loro tradizioni orali, hanno lasciato delle statue anonime a due o tre teste, che però rappresentano chiaramente simboli celtici.
In Italia abbiamo numerosi reperti e testimonianze di tali divinità che in alcuni casi assumono anche vesti solari, in quanto la Dea Madre rappresenta anche queste qualità.
A Milano, ad esempio sono state di recente scoperte statuette votive, e basso rilievi di Belisama, divinità luni-solare, che reca accanto a sé una scrofa semi lanuta, animale-simbolo delle sue peculiarità: dono della guida oltre il mondo visibile, per individuare il nemeton per costruire il santuario.
La chiesetta di S. Calimero, come quella di S.Calogero, in via Quadronno, erano “votate” alla Dea Belisama. La leggenda milanese vuole che questa divinità fosse venerata durante la festività di Beltaine, che cadeva il 1° maggio.
Altra importante testimonianza, del culto matriarcale e della grande importanza che rivestiva la divinità femminile, la ritroviamo nel nome della terra di Brianza.
La Brianza deve il suo nome all’antico termine celtico “Brià” – derivante dalla divinità più importante che è appunto Bri, Bride, Brighitt, o meglio nota come Briganzia.
La zona submontana lombarda ha visto il suo splendore durante il periodo della civiltà di Golasecca, retrodatata recentemente da approfonditi studi, attorno al 1.300 a.C.
Presso gli antichi Celti, i templi, le cappelle votive, venivano costruite secondo un principio analogico/simbolico, che riporta le coordinate celesti in terra seguendo la simbologia lunare con le sue 28 dimore.
Como diventa il centro della civiltà di Golasecca, che si estende dalla sponda orientale del Ticino ed arriva fino al lago di Oggiono, vicino a Lecco.
Alcuni reperti antichi di tale civiltà si sono ritrovati attorno alla città di Como, nei dintorni del lago Alserio, nella pianura di Erba ed in tutta la zona submontana del Triangolo Lariano.
Una delle singolarità che risalta subito all’occhio è data dalle chiesette di pochi metri quadri sparsi per tutto il territorio sub-montano, dedicate tutte a S. Pietro: la fondazione per la maggior parte di queste risale ai Longobardi.
Tale dedica per analogia si riferisce alla Pietra alchemica, quindi secondo questo concetto le chiese così disposte formano la “mezzaluna fertile” che rappresenta la divinità Brighidh incarnata in terra. Fertile, perché è quella divinità che più di altre si venera e perché è colei che nutre e arricchisce la terra e tutta la Natura.
Per fare un esempio citiamo la chiesa a Gemonio, fondata da Liutprando nel VIII secolo; S.Pietro di Albese, in località Cassano, fondata nel 1000 d.C.; S.Pietro al Monte a Civate fondata da Desiderio risalente al 706; Agliate vicino a Galliano, celebre per la sua cripta ad oratorio, la cui costruzione risale alla fine del X secolo; a Gallarate, nel centro, risalente all’anno 1000.
Si noti, comunque, che tutte queste chiesette furono costruite sopra templi antecedenti, e più precisamente “Nemeton”, ossia “luogo sacro”, risalenti appunto all’età della civiltà di Golasecca, tutte dedicate alla divinità Belisama.
Se si uniscono immaginariamente i punti con una linea continua, si ottiene la figura della mezzaluna, centro di alto potere calorifico. Tale mezzaluna è crescente, chiara simbologia ermetica del mezzo necessario alla palingenesi umana, quale può essere il cervello, nella sua fase di crescenza, verso la condizione di Luna Piena.
La Pietra alchemica, quindi, simbolo anche della Acque primordiali.
Le Acque primordiali sono identificate in tutti quei laghetti che si incontrano nell’arco di questa mezzaluna: il lago di Varese – Alserio – Segrino – Oggiono – Annone ed altri ancora.
Ma la triplice dea, l’incarnazione stessa del simbolo del triskell, la si può identificare principalmente con l’elemento Acqua, che ci ricorda le Acque Primordiali.
Ma vediamo di spiegare meglio cosa siano questi elementi “eterni”.
I quattro elementi primordiali
Secondo la tradizione celtica, i quattro elementi primordiali si sono manifestati sotto forma di FUOCO - ARIA - TERRA ed ACQUA.
Questi elementi sono vissuti come "passaggi obbligati" attraverso i quali l'energia si trasforma e si rigenera.
Tale metamorfosi è necessaria anche all'Uomo, perché lo ricollega al Cosmo, portandolo all'unione completa con se stesso.
In una delle splendide "immagini mentali" degli antichi druidi, gli elementi interagivano fra loro attraverso il temporale:
"quando il fuoco della Terra è attirato dall'Aria verso il Cielo, si creano i fulmini, Fuoco etereo che indica una combustione;
l'Acqua cadendo sotto forma di piccole gocce, sprigiona l'energia che altrimenti non potrebbe rendersi manifesta.
L'acqua giunge a separare la Terra dal Cielo per spezzare e frantumare la furia del Fuoco sospinto dal Vento in tempesta, che altrimenti esploderebbe.
Il fuoco attraverso i fulmini ritorna alla sua sorgente terrena per far parte del Tutto: ha inizio una nuova Cerimonia".
Ogni elemento ha caratteristiche peculiari ben distinte:
ARIA
è la sfera nella quale vivono gli esseri divini; la manifestazione per eccellenza di questo elemento è il Vento. Esso soffia ovunque per far cantare la Natura, per dare voce a ciò che altrimenti rimarrebbe nell'inerzia.
Attraverso l'Immaginazione, la Natura ritrasmette il soffio del vento, che a sua volta lo rimette in circolo per cercare nuove idee.
Ogni parte della terra canta e danza sotto il soffio vitale del Cosmo, Aria sottile, astrale. Il vento è equilibrio di forze, perché distribuisce l'energia in ogni dove.
Così anche l'Uomo attraverso l'Aria interiore, si esprime con i suoi simili, e più o meno consapevolmente mette in circolo forze che la nostra Anima raccoglie.
ACQUA
l'acqua di sorgente è una delle potenzialità e delle porte invisibili che dimorano nella terra. Senza di essa nulla avrebbe vita. L'acqua lava le impurità (fisiche e morali), rendendo il Corpo uniforme e conforme alla Natura.
La sorgente è la manifestazione di un richiamo proveniente dalle profondità umane.
In questa profondità l'Essere si agita e spinge verso l'esterno per manifestarsi.
La sorgente costituisce uno dei mezzi per creare un legame fra i nostri Sensi e la nostra Essenza.
Quando l'acqua si manifesta nella materia pura, mette in atto un travaso di energie che si coagulano per permettere al nostro Volatile (il mentale) di acquistare azione, coscienza.
Il Calderone del Dagda, purifica queste energie per far germinare il seme del nuovo essere costituito.
Anche lo stesso calderone della dea Keridwen, contiene una bevanda che dona l'ispirazione poetica e la saggezza: grazie a questa il bardo Taliesin divenne bardo profeta.
L'Avallon, l'Altro Mondo, si trova al di là delle Acque Primordiali dove tutto nasce e si trasforma.
TERRA
la terra si è concretizzata nella manifestazione solida: le montagne, le caverne, le rocce che costituiscono l'ossatura del nostro mondo.
Con questo elemento l'Uomo riesce a raggiungere un proprio equilibrio, attraverso la spina dorsale; prende coscienza di una Immagine che tutto nutre e che giunge fino al centro delle cellule per collegarsi con l'Origine della Conoscenza.
Il Menhir, la più alta realizzazione di questo elemento, riceve energia del Cuore della terra, il calore che gli permette il ricongiungimento col Cielo: noi stessi abbiamo dentro di noi un Menhir, noi siamo il Dolmen.
Non esiste alcuna formazione rocciosa che non sia direttamente collegabile al nostro Essere, mediante l'Intenzione e l'Azione. La forza terrena si manifesta col potere interiore, di cui il Menhir è il catalizzatore per eccellenza.
Tutta l'ossatura umana fa parte di questo catalizzatore. La permeabilità della terra permette il legame col Cosmo, perché lascia passare energia senza porre una qualche volontà. Esprime il Tutto.
Ogni luogo ha una colorazione peculiare armonica, poiché è partecipe della ricostruzione e trasposizione fedele di quanto avviene nel Cosmo.
Attraverso varie gradazioni e modulazioni infinitesimali, l'Uomo/terra esprime una parte importante del suo sistema psicofisico: ecco perché i colori chimici rappresentano un pericolo per noi e per tutto quello che ci circonda. Essi non sono "naturali", ma rappresentano una distorsione del Reale. Questa distorsione, fa sì che il messaggio che noi ritrasmettiamo al Cosmo, venga mal interpretato.
FUOCO
Il fuoco trasforma gli altri tre elementi, è l'elemento chiave per mezzo del quale tutto è reso manifesto; nella sua cristallizzazione diviene fuoco tellurico (i vulcani).
Unisce un dentro con un fuori, il mentale con il fisico, attraverso il calore che possiamo trasmettere attraverso l'immagine degli affetti familiari.
Esistono due tipi di fuochi: uno che danza e trasforma in cenere e l'altro che condensa e forma con la sua forza creatrice ogni esistenza.
Il fuoco circonda ogni angolo di mondo per nutrire la sua fiamma, spostandosi da ogni lato, pur mantenendosi in perfetto equilibrio.
L'Uomo contiene il fuoco in tutte le parti del suo corpo; il Principio di tutto questo ci guida verso la Disciplina e la Pazienza, ma anche verso il suo contrario.
Accendere la propria torcia, significa esporre il proprio Fuoco nella Manifestazione dell'Essere, che si esprime mediante la Parola, l'Azione, i Pensieri in trasformazione.
Si viene a creare un ponte tra l'esterno e l'interno che modella queste forze: si chiama Personalità. Il Fuoco della notte, è ricordo, quello del giorno è autentica espressione.
Durante la notte il messaggio nascosto, viene catturato ed assimilato; durante il giorno si manifesta in tutta la sua potenza.
Chi non ha coscienza del proprio fuoco, non si preoccupa di quello altrui, diventando sentimentale e portato ai risentimenti.
In questo elemento rientra un rituale celtico importante che è quello del "forgiare la propria spada", sia in senso materiale che metafisico. Il guerriero si raccoglie in un momento di preghiera, per permettere alle Immagini interiori di manifestarsi: il fuoco dell'Anima è posto al servizio del fuoco tellurico, che forgia il ferro del Corpo.
Bibliografia
• “Mysteres Celtes – une religion de l’insaisissable” - John Sharkey - èdition du Seuil (1975)
• “Entità fatate della Padania” - A. Dalbosco e C. Brughi - edizioni della Terra di Mezzo (1995).
• "La Dea Bianca" - Graves R. - Adelphi - 1998.
• "I Celti - una antica tradizione europea" - Matthews Caitlin - Xenia ed. - 1993.
• "Il Vischio e la Quercia" - Taraglio R. - Età dell'Acquario edizioni - 1997.
• "La civiltà celtica" - F. Le Roux - C. Guyonvarc'h - ECIG edizioni - 1990.
Ailinn
 
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Re: La Triplice Dea

Messaggioda andetios » sab dic 31, 2011 5:53 pm

Ailinn ha scritto:...Questi luoghi rappresentano il grembo della Madre Terra invocata sotto nomi e aspetti differenti. Esistono numerose iscrizioni galliche (Gallia Transalpina e Cisalpina – iscrizioni leponzie), indirizzate a Gwena, Mar (antichi nomi della Dea), Brida, Brii, Bria (divenuto poi Brighit), la Madre rappresentata sotto forma di triade – modello che spesso viene richiamato nell’arte e nella letteratura celtica – assieme al suo bambino e ad un cesto di frutta (simbolo di fertilità ed abbondanza).
... Altra importante testimonianza, del culto matriarcale e della grande importanza che rivestiva la divinità femminile, la ritroviamo nel nome della terra di Brianza.
La Brianza deve il suo nome all’antico termine celtico “Brià” – derivante dalla divinità più importante che è appunto Bri, Bride, Brighitt, o meglio nota come Briganzia. ...



Interessanti queste tue righe ma non credo che siano molti i toponimi e li idronimi europei di area celtica, germanica, slava, venetica, italica, greca, anatolica, ... ecc. che derivino da nomi di divinità (è molto più sensato e naturale il contrario a parte qualche raro caso):

L’uomo preistorico alla ricerca di dio
di Emmanuel Anati
http://www.ariannaeditrice.it/articolo. ... colo=11945
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... i-dio.html
...
E tutte quelle statuine preistoriche di donne opulente non sono la Grande Dea Madre?
«No, nel Paleolitico non c´era ancora il concetto di divinità. Le Veneri-Dee non sono mai esistite. Quelle donne dai seni cadenti e dalle cosce enormi sono le Matrone delle tribù, le Nonne sagge, che danno consigli e fanno divinazioni (shamane e affini). Si sono fatti troppi sogni sulla Preistoria. Non c´è spazio per le Veneri. Solo per Spiriti ancestrali, forze della natura, sole, luna, stelle».
Immagine

...



Tre casi di toponimi d’area veneta che non derivano da nomi di divinità: Abano, Lusiana, Minerbe

Abano (etimoloja) (non da un dio Aponus che non esiste da nessuna parte)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=5738

Lusiana, Luserna, Luson, Lusia (etimoloja) (non certo da i boschi/luci della dea Diana)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=8584
viewtopic.php?f=8&t=756

Minerbe, Manerbio (etimoloja) (non certo dalla dea Minerva)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=6839

...


Donau, Danubio (etimoloja) (vedere i nomi dei due corsi d'acqua che generano il Danubio)
http://www.raixevenete.com/forum_raixe/ ... IC_ID=7274
viewtopic.php?f=8&t=687

http://it.wikipedia.org/wiki/Brigach
http://it.wikipedia.org/wiki/Breg


http://it.wikipedia.org/wiki/Brianza
Per quanto concerne l’etimologia, il nome Brianza deriva probabilmente dal termine celtico brig (colle, altura) il quale si mantiene col medesimo significato ancora oggi – per lo più nella forma bricch – in molti dialetti settentrionali, tra cui il brianzolo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Bregenz
http://it.wikipedia.org/wiki/Breganze

http://it.wikipedia.org/wiki/Briganti_(popolo)
sselboi sselboi ekupetaris
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