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	<title>Centro Studi La Runa</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La conoscenza inutile</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 22:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il liberalismo si basava su due presupposti che l'esperienza di questi ultimi vent'anni si è incaricata di dimostrare essere del tutto falsi: che il disporre di diritti (legalmente statuiti sulla carta) sia lo strumento principe per il soddisfacimento dei bisogni, e che l'esistenza di istituzioni rappresentative (cioè composte da rappresentanti eletti) sia garanzia di libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Sebbene ancora oggi molti si ostinino a non capirlo, da una ventina di anni a questa parte siamo entrati in un&#8217;epoca nuova, caratterizzata da un profondo ridisegnamento della situazione geopolitica mondiale rispetto al passato, che richiede risposte nuove ai problemi che ci si prospettano, e ancor di più un cambio profondo di mentalità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento storico fondamentale che ha caratterizzato l&#8217;ultimo decennio del XX secolo è stato non tanto la scomparsa dell&#8217;Unione Sovietica, quanto il conseguente passaggio da un sistema politico mondiale basato sulla contrapposizione in blocchi antagonisti permanentemente sul piede di guerra, una guerra che non si decideva mai a scoppiare, a un sistema basato sull&#8217;egemonia planetaria di un&#8217;unica superpotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello di ideologie, questa trasformazione ha lasciato sul campo due grossi cadaveri che insieme rappresentano la grande maggioranza dei modi di pensare che gli uomini hanno avuto nel corso del XX secolo: il marxismo e il liberalismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9342" style="margin: 10px;" title="yalta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yalta-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" />La disfatta dell&#8217;ideologia marxista è ovvia: il crollo dell&#8217;Unione Sovietica ha mostrato chiaramente, tranne che a una minoranza di ciechi volontari (non c&#8217;è peggior cieco di chi non vuol vedere) qualcosa che coloro che erano minimamente consapevoli sapevano già da un pezzo, ossia che le “rivoluzioni socialiste” sempre e dovunque sono state realizzate, non hanno prodotto altro che tirannide e miseria, che ha colpito in maniera spietata soprattutto quelle classi lavoratrici che il marxismo dichiarava di voler emancipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno scontata e quasi inavvertita è stata la frana dell&#8217;ideologia liberale, eppure si è trattato di un crollo analogo e ancor più devastante. La morte dell&#8217;ideologia liberale è avvenuta in maniera molto più silenziosa, il suo ultimo rantolo non è stato un grido ma un sospiro; tuttavia fateci caso, oggi più nessuno si definisce liberale, caso mai “liberal”, che non è solo una concessione all&#8217;anglicismo imperante ma una cosa del tutto diversa, poiché “liberal” nella terminologia importata d&#8217;oltreoceano è ciò che noi definiremmo piuttosto “di sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il liberalismo si basava su due presupposti che l&#8217;esperienza di questi ultimi vent&#8217;anni si è incaricata di dimostrare essere del tutto falsi: che il disporre di diritti (legalmente statuiti sulla carta) sia lo strumento principe per il soddisfacimento dei bisogni, e che l&#8217;esistenza di istituzioni rappresentative (cioè composte da rappresentanti eletti) sia garanzia di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il primo presupposto sia falso, lo dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio l&#8217;andamento dell&#8217;economia planetaria di questi ultimi vent&#8217;anni ma soprattutto dell&#8217;ultimo decennio, perché i cittadini dotati di “inalienabili diritti” delle nazioni democratiche in cui il sistema politico è semplicemente lo specchio di un&#8217;economia di mercato senza regole, si stanno vedendo spogliare dei loro beni e sprofondare sempre più sotto la soglia della povertà da un potere finanziario internazionale che non è altro che quello che una volta, praticato su piccola scala, si chiamava usura, strozzinaggio (per non ripetermi troppo, vi rimando alla lettura del mio scritto <a title="Il coltello alla gola" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html"><em>Il coltello alla gola</em></a>, pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa).</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene questa politica economica abbia prodotto il generale immiserimento e la recessione delle economie occidentali, vediamo che la “cura” alla situazione di “crisi” che stiamo vivendo (e che non è una congiuntura eccezionale ma il prevedibile effetto di questa politica), somministrataci dai nostri politici (in Italia, da questo punto di vista è esemplare il governo imposto <span style="text-decoration: underline;">contro</span> gli Italiani del signor Monti, ma non è che altrove le situazioni siano molto diverse), consiste in un&#8217;ulteriore miscela di privatizzazioni, <em>deregulation, </em>smantellamento dello stato sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un medico, quando un paziente risulta intossicato da una “medicina”, prescrive dosi più massicce della stessa, o è un perfetto idiota (ma non pare che sia questo il caso), oppure la sua intenzione non è quella di salvare il paziente, ma di avvelenarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">La falsità del secondo presupposto è altrettanto lampante, ma richiede di essere verificata su di un piano diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di “alleanze” costruito dagli Stati Uniti nel mondo cosiddetto “libero” (cioè sottoposto al dominio americano) all&#8217;indomani della seconda guerra mondiale, è sempre stato un sistema di <em>foedera iniqua</em>, di vassallaggi, ma fino a che esso sembrava rispondere all&#8217;esigenza di una difesa da una possibile aggressione da parte del blocco comunista, la cosa poteva passare inosservata.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la scomparsa del nemico contro il quale questo sistema di “alleanze” era stato <span style="text-decoration: underline;">in teoria</span> edificato, le cose sono cambiate; per continuare a farsi accettare dai vassalli che dovevano rimanere quanto più possibile inconsapevoli di aver perso la loro libertà, esso doveva basarsi su motivazioni diverse, che in concreto sono state due: la sostituzione del nemico scomparso con uno fantomatico e in gran parte immaginario, il terrorismo. Se, come è probabile, l&#8217;attentato alle <em>Twin Towers </em>dell&#8217;11 settembre 2001 è stato un auto-attentato (e si vede il libro-inchiesta di Maurizio Blondet <em>Auto-attentato in USA</em> che gli è costato il posto a “L&#8217;Avvenire”), ciò non sarebbe privo di precedenti nella politica americana. Nel dicembre 1941, nell&#8217;imminenza dell&#8217;attacco giapponese a Pearl Harbor, di cui la Casa Bianca e il Pentagono erano perfettamente informati, dopo aver messo in salvo le portaerei, le corazzate e i loro equipaggi furono lasciati a fare da bersaglio per far credere all&#8217;opinione pubblica americana che gli Stati Uniti fossero stati aggrediti a tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sola, però, la sostituzione di un nemico reale con uno immaginario, non c&#8217;era da aspettarsi che si rivelasse troppo efficace; l&#8217;altra parte del piano-plagio consiste nell&#8217;operazione propagandistico-repressiva: accentuare nei vassalli europei la gratitudine per averli “liberati” con la seconda guerra mondiale, e il senso di colpa per aver permesso “l&#8217;olocausto” e nello stroncare senza pietà le poche voci dissidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta l&#8217;Europa “democratica” si è introdotto il reato d&#8217;opinione: in Francia la legge Gayssot; in Italia dove la democrazia è sempre stata un ossimoro, la preesistente legge Scelba è stata man mano inasprita con le leggi Reale, Mancino, Mastella, ma misure analoghe sono state introdotte dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Io adesso non voglio entrare nel dibattito sul cosiddetto olocausto, discorso che ci porterebbe lontano, ma quando una democrazia fa di un&#8217;opinione espressa civilmente un reato, nega quei presupposti libertari che in teoria dovrebbero esserne il fondamento, e svela il suo volto tirannico (consiglio di leggere sempre sul sito del Centro Studi La Runa il mio articolo <a title="la tirannide democratica" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-tirannide-democratica.html"><em>La tirannide democratica</em></a>), con risultati talvolta grotteschi se non fossero tragici; così ad esempio l&#8217;insigne linguista Noam Chomsky è stato accusato di essere antisemita per il fatto di aver osato asserire che anche i revisionisti hanno diritto di esprimere la loro opinione. Piccolo particolare che rende grottesca e surreale la faccenda: Noam Chomsky è ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sono d&#8217;accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa professarle liberamente”, diceva Voltaire. Fosse vivo oggi, sarebbe considerato un pericoloso estremista di destra, e se avesse osato pronunciare queste parole a sostegno di Robert Faurisson, in base alla legge Gayssot sarebbero scattate le manette pure per lui; di certo ha corso meno rischi sotto l&#8217;<em>ancien regime.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La libertà non è a compartimenti stagni; il divieto di manifestare la propria opinione in un settore finisce per riflettersi su tutti gli altri. Basandosi su di un&#8217;interpretazione estensiva delle leggi anti-revisionismo, si è mandato in carcere lo scrittore austriaco Gert Honsik, colpevole di aver rivelato <em>Il piano Kalergy in 21 punti</em>, teso a distruggere l&#8217;Europa attraverso il declino demografico, l&#8217;immigrazione, il meticciato; sebbene sia chiaro che il contenuto del suo libro con l&#8217;olocausto non c&#8217;entri per nulla; analogamente, come “premio” per il suo ottimo libro-inchiesta sull&#8217;11 settembre, Maurizio Blondet è stato cacciato dalla redazione de “L&#8217;Avvenire”, e anche quella delle <em>Twin Towers</em> è una questione che con l&#8217;olocausto non ha, mi pare, nulla a che spartire. In pratica si commette un “reato d&#8217;opinione” tutte le volte che si ha il coraggio di rivelare una verità sgradita ai padroni americani.</p>
<p style="text-align: justify;">I due pilastri del liberalismo, la presunzione che “i diritti” (molto più facilmente calpestabili di quanto non si pensi) assicurino il soddisfacimento dei bisogni, e che istituzioni elettive garantiscano la libertà, sono entrambi crollati. Il liberalismo è morto, ucciso dalla democrazia, o meglio dal democraticismo (termine che io considero preferibile, perché evidenzia che si tratta di un&#8217;ideologia con quanto di bugiardo è lecito presumere da questo tipo di costruzioni astratte).</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla tomba del pensiero liberale, ci si può tuttavia interrogare su che genere di eredità il <em>de cuius </em>abbia lasciato, visto che in esso sono stati coinvolti alcuni dei più reputati intellettuali dello scorso secolo e di quello precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente uno degli intellettuali liberali del tardo XX secolo la cui opera è ricca di spunti suscettibili di essere riutilizzati in un altro contesto, è stato il francese Jean François Revel, per molti anni redattore di punta di quel “L&#8217;Express” che era l&#8217;antagonista diretto di “Le monde”, a sua volta bastione del pensiero “liberal” e “radical-chic”. Il suo scritto più vasto è stato probabilmente il libro <em>La conoscenza inutile</em>, pubblicato in Francia nel 1988 e in Italia l&#8217;anno successivo, quindi proprio alla vigilia della caduta del muro di Berlino e di tutti rivolgimenti che si sono verificati a partire da questo evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre tenendo presente che noi siamo noi e che loro <span style="text-decoration: underline;">erano</span> loro, e che alcune posizioni espresse in un testo di questo genere erano allora, e a maggior ragione sono oggi assolutamente inaccettabili, dall&#8217;atlantismo e filo-americanismo alla convinzione della bontà dell&#8217;economia di mercato, tuttavia vi sono alcune analisi che non hanno per nulla perso attualità e ancora oggi si rivelano straordinariamente utili.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza inutile è quella degli intellettuali, in particolare di sinistra, nei quali Revel nota una singolare schizofrenia: costoro in genere sono ben informati dei fatti, conoscono la storia, hanno una conoscenza talvolta non disprezzabile dell&#8217;economia e della sociologia, ma tutte le loro conoscenze diventano di colpo inoperanti, inutili appunto, quando si parla dei regimi sedicenti socialisti fatti oggetto da parte di costoro di un&#8217;adorazione semi-religiosa, a dispetto del fatto di sapere benissimo che questi regimi si sono instaurati e consolidati con la violenza più brutale (a cominciare dalla cosiddetta rivoluzione d&#8217;ottobre che fu in realtà un golpe militare) e non hanno prodotto altro che oppressione, terrore e miseria per i loro sudditi. A posteriori, si può – io credo – riscontrare una notevole analogia con il bis-pensiero, il pensiero scisso riscontrato da Orwell.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci pensiamo bene, questo costituisce una risposta anticipata a una domanda che – credo – tutti noi ci saremo posti prima o poi: oggi non ci confrontiamo più con la minaccia sovietica, tuttavia continuiamo ad essere subissati da un sinistrismo imperante, da un marxismo strisciante e umorale che porta a esiti grotteschi se non fossero tragici; ad esempio, il mito dell&#8217;internazionalismo si è oggi convertito in un&#8217;accettazione talvolta entusiastica della globalizzazione, nella frenesia di “integrare” nelle nostre società un&#8217;immigrazione inassimilabile, senza che gli eredi di Marx sembrino rendersi conto di essere oggi a tutti gli effetti i più zelanti complici delle manovre del grande capitalismo internazionale inteso a distruggere popoli, etnie e culture. Possibile che eventi epocali come il crollo del muro di Berlino, la dissoluzione dell&#8217;impero comunista nell&#8217;Europa dell&#8217;est e poi la scomparsa dell&#8217;Unione Sovietica non abbiano indotto nessuno a un salutare ripensamento che sia stato altra cosa dai <em>make-up</em> di facciata e l&#8217;abbandono semplicemente della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> comunista?</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, la risposta la troviamo qui, in un&#8217;adesione al marxismo di tipo para-religioso unita alla vuotezza, all&#8217;astrattezza, all&#8217;ipocrisia che sono le stigmate del ceto intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il cadavere del liberalismo è stato definitivamente sepolto, così non è avvenuto per quello del marxismo; possiamo dire che oggi la sinistra è una sorta di mostro di Frankenstein rabberciato con i cascami di esperienze storiche fallite.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e l&#8217;analisi di Revel lo mette bene in rilievo, il problema non si limitava e non si limita oggi a coloro che si dichiaravano comunisti o erano militanti dei partiti con la falce e martello, ma si estende a tutti coloro che, socialisti e socialdemocratici, “democratici” e “compagni di strada” delle più varie specie, hanno trattato nei decenni della Guerra Fredda il comunismo come se fosse un&#8217;ideologia rispettabile invece che il trasparente alibi di un sistema di tirannidi totalitarie e come se i suoi progetti aggressivi volti all&#8217;instaurazione della “rivoluzione” su scala mondiale fossero meno che manifesti.</p>
<p style="text-align: justify;">A posteriori, possiamo capire con tutta evidenza perché non si è verificata nessuna “Norimberga del comunismo”, perché il più delle volte alle vittime della più gigantesca e mostruosa tirannide del XX secolo non è stato riconosciuto nemmeno il tributo della memoria: le complicità esistenti “prima” hanno continuato a funzionare anche “dopo”, e i “compagni” socialisti, socialdemocratici e utili idioti assortiti hanno subito offerto ai comunisti il mantello di una “ritrovata appartenenza democratica” per coprire le loro vergogne e data per buona la loro conversione alla democrazia rappresentativa nel giro di una notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Un dato che emerge con sconcertante chiarezza, è che furono gli ingannati a volersi ingannare, prima ancora che gli ingannatori avessero il tempo di mettere in piedi la loro macchinazione, a partire dalla cosiddetta rivoluzione d&#8217;ottobre e dall&#8217;edificazione dello stato sovietico.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La falsificazione del reale carattere della dittatura leninista costituì un&#8217;operazione intenzionale, frutto dell&#8217;iniziativa dei socialisti francesi, già prima della scissione di Tours (dicembre 1920), in un periodo in cui il giovane Stato bolscevico non disponeva evidentemente di nessun servizio di propaganda per l&#8217;estero e non esisteva ancora alcun partito comunista occidentale in grado di manipolare i fatti. L&#8217;inganno fu inventato dagli ingannati, non dagli ingannatori” (pag. 352).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un settore nel quale la demagogia di sinistra ha avuto modo di avere libero sfogo, e dove ancora conserva le sue posizioni più forti, un settore che assolutamente a torto tendiamo a considerare marginale, e invece è di importanza fondamentale, perché attraverso essa passa la formazione – e spesso la deformazione – delle nuove generazioni, è quello della scuola, diventata un “feudo rosso” a partire dal 1968, e tale sciaguratamente rimasta ancora oggi. Revel parlava per la Francia vent&#8217;anni fa, ma non è che la situazione italiana fosse migliore, o che si sia sostanzialmente modificata rispetto ad allora.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;errore, l&#8217;immenso errore, e il delitto (perché priva le nostre società della possibilità di essere guidate dagli elementi più idonei e più capaci) è quello di confondere il principio giuridico dell&#8217;uguaglianza (dare a tutti uguale possibilità di dimostrare le proprie differenti capacità) con l&#8217;uguaglianza di fatto, di vedere dietro a qualsiasi dimostrazione di talento e merito il privilegio sociale, e mirare di conseguenza all&#8217;appiattimento di tutti al livello minimo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Solo la classe sociale, il privilegio economico, il vantaggio culturale conferiti dall&#8217;ambiente spiegano le differenze [tra allievi più e meno dotati]&#8230;La scuola non ha dunque che una sola missione: neutralizzare l&#8217;influenza di questi fattori ristabilendo al suo interno la rigorosa uguaglianza di risultati che sfortunatamente non si riscontra al di fuori delle sue mura&#8230;Il buon allievo deve essere mantenuto al livello dei cattivi, considerata l&#8217;equa media sociale” (pag. 300-301).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un capitolo a parte in questo discorso è rappresentato dalla Chiesa. Oggi, a venti e passa anni di distanza da quei fatti, un lasso di tempo più che sufficiente per appannare la memoria di qualcuno (specie se non si vuole ricordare o si vuole ricordare solo quello che fa comodo) è facile sentire leggende sul ruolo avuto dai cattolici e dal papa polacco nel determinare il crollo dell&#8217;impero comunista nell&#8217;Est europeo. Basta però scorrere queste pagine scritte quasi in concomitanza con gli eventi per rendersi conto come tali leggende siano assolutamente prive di fondamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Concilio Vaticano II fu sostanzialmente un&#8217;apertura della Chiesa verso il comunismo che essa era convinta sarebbe uscito vincitore dal lungo braccio di ferro della Guerra Fredda (che volete, si vede che in quel momento “lo Spirito Santo” era distratto), e in questo la “Sposa di Cristo” non faceva altro che mantenersi fedele alla sua bimillenaria tradizione di “puttaneggiar coi regi”, di schierarsi sempre e comunque dalla parte di chi riteneva sarebbe stato il vincitore.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; un luogo comune alquanto diffuso che la Chiesa cattolica si sia improvvisamente accorta, dopo millenovecentosessanta e passa anni, di essersi sempre trovata dalla parte dei più forti e che era ormai tempo di conformarsi alla sua missione evangelica e passare dalla parte dei deboli. Dunque è passata nel campo dell&#8217;anticapitalismo. Ma sarebbe un errore credere che l&#8217;abbia fatto per subitanea carità verso i deboli. Se ha abbracciato l&#8217;interpretazione socialista del mondo è perché essa crede, e spero a torto, che il campo comunista sia quello dei futuri vincitori, particolarmente nel terzo mondo. Rimane quindi sempre fedele alla propria tradizione: stare dalla parte dei più forti” (pag. 335).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto, perché – e qui Revel presenta una tesi estremamente suggestiva – la Chiesa sapeva bene di non poter riguadagnare terreno nel laicizzato mondo occidentale, mentre in società uniformemente cristallizzate attorno a miti totalitari, poteva sempre sperare di sostituire alla bandiera del comunismo la propria. Solo così si possono spiegare certi atteggiamenti che retrospettivamente appaiono quasi incredibili.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Perché avviene tutto ciò? Senza dubbio perché il seguito del cattolicesimo come <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> propriamente detta è in diminuzione. I teologi della liberazione preferiscono l&#8217;ortodossia marxista alla completa assenza di ogni ortodossia. Il loro odio si concentra tutto sulla società liberale, che coi suoi miliardi di varianti individuali risulta incontrollabile. Questo tipo di società, lo sanno bene, non potrà più essere riconquistato dal clero. La società collettivistica, al contrario, già unificata dal marxismo, può, almeno credono, ritornare un giorno nelle loro mani, cambiando semplicemente di stampo” (pag. 333).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se noi guardiamo quale era la situazione geostrategica ai tempi della Guerra Fredda, è facile rendersi conto che nello scacchiere europeo non era pensabile a un avanzamento di uno dei due schieramenti contrapposti senza che questo portasse all&#8217;innesco di una terza guerra mondiale verosimilmente da combattersi con armi nucleari, e questo nessuno era  tanto pazzo da volerlo, ma nel Terzo Mondo, soprattutto grazie al caos lasciato dalla decolonizzazione, la situazione si presentava molto più fluida, e qui in effetti l&#8217;aggressione comunista fra gli anni &#8217;60 e gli anni &#8217;80 del XX secolo ha fatto sostanziali progressi, arrivando quasi a stringere d&#8217;assedio il mondo non comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ci porta a un&#8217;altra questione riguardo alla quale le riflessioni di Revel risultano ancora oggi estremamente istruttive. Come ben sappiamo, una consolidata tradizione sociologica di sinistra cristiano-marxista attribuisce la responsabilità delle condizioni di persistente miseria del Terzo Mondo, in particolare dell&#8217;Africa al mondo occidentale bianco e non comunista. Per l&#8217;ordinario sono state enormemente sottovalutate o nascoste, e si continuano a nascondere sia le responsabilità della politica condotta verso queste aree del mondo dal blocco comunista fino alla fine degli anni &#8217;80 sia le cause puramente endogene del sottosviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alle prime, Revel mette assieme un dossier davvero impressionante che vanno dalla destabilizzazione politica (ed è raro che delle guerre civili facciano bene all&#8217;economia di qualsivoglia nazione) a una politica commerciale basata sull&#8217;importazione di materie prime ed esportazione di armi che per moltissimo tempo hanno rappresentato il genere d&#8217;importazione largamente preferito dai tirannelli africani più o meno progressisti e socialisti, e che Unione Sovietica e Paesi satelliti hanno fornito con generosità; per non parlare degli esempi di “socialismo” africano, ad esempio quello rappresentato dal regime “rosso” dell&#8217;Etiopia che copiò letteralmente negli anni 70 il metodo impiegato da Stalin quarant&#8217;anni prima verso l&#8217;Ucraina, provocando deliberatamente la carestia nelle regioni sospettate di opporsi al governo di Addis Abeba.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a ciò, però non vanno occultate né minimizzate le cause puramente endogene del sottosviluppo dell&#8217;Africa nera, a cominciare dalla totale inefficienza e corruzione delle classi politiche africane e da quella causa permanente di conflitti e di guerre “civili” che è il tribalismo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; comprensibile che certi dirigenti del terzo mondo tengano alla tesi dell&#8217;origine puramente esterna del sottosviluppo. Essa permette di attribuire ai paesi sviluppati i loro insuccessi, di stornare l&#8217;attenzione dalla loro incompetenza e dalla loro rapacità, nonché di ottenere nuovi crediti per perpetuarne l&#8217;esercizio” (pag. 103).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il tribalismo che costituisce la forma di base dell&#8217;organizzazione (o della disorganizzazione) sociopolitica dell&#8217;Africa subsahariana, e il lungo, lunghissimo strascico di conflitti intertribali: se noi sommiamo la perdita di braccia da lavoro degli arruolati nelle bande armate tribali, dei deceduti nei conflitti, la distruzione dei raccolti, il cronico autoperpetuarsi di questa situazione da parte di “ribelli” e guerriglieri che fin da bambini non hanno imparato altro modo di vivere che il saccheggio con le armi in pugno, davvero non occorre molto altro per spiegare le condizioni di miseria e di carestia cronica che affliggono il “continente nero”.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo a ciò, l&#8217;unica “colpa” rinfacciabile a noi Europei è il lungo stop ai conflitti tribali imposto dalla colonizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto questo non si parla anche perché oggi si cerca più che mai di coltivare in noi europei “bianchi” dei sensi di colpa che ci rendano psicologicamente disarmati nei confronti di un&#8217;immigrazione che rischia di cancellarci come etnie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, perché possiamo essere del tutto disinformati della realtà delle cose, Revel fa notare di non aver trovato in nessuno dei molti manuali di sociologia e di antropologia culturale in circolazione una qualche specie di analisi dell&#8217;istituto tribale che pure costituisce la società di base subsahariana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Le spiegazioni politiche e ideologiche tratte dalla retorica occidentale in effetti mascherano con una vernice superficiale conflitti che, in profondità, oppongono diverse tribù fra loro. Le realtà tribali costituiscono un fattore della storia della cui esistenza la sinistra benpensante, quella cioè portata a idealizzare il terzo mondo, non ama essere messa al corrente. Per averla nonostante tutto ricordata, sia pure con tutte le precauzioni oratorie possibili, mi sono fatto un giorno fischiare da un uditorio molto terzomondista, a Parigi nel 1985, in occasione di un dibattito pubblico su “Democrazia e sviluppo” (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Avendo avuto la curiosità di consultare vari trattati recenti di sociologia, in inglese e in francese, mi ero accorto che in essi non si trovava più alcun capitolo dedicato alla nozione di tribù in quanto tale. Analogamente, i dizionari enciclopedici si limitano ormai a darne una vaga definizione, si accontentano di frasi generali, senza produrre i numerosissimi esempi storici e recenti che permetterebbero di cogliere il fenomeno nella sua concretezza” (pag. 89-90).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In contrasto con tutto ciò e la “sinistra” tendenza ad attribuirci in quanto europei, tutte le colpe possibili del mondo, forse senza accorgersene, Revel finisce per voltare le spalle alla tradizione cosmopolita tipica del liberalismo e per riconoscere la superiorità dei valori civili e morali europei.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; solo con la civiltà greca, poi con Roma e con l&#8217;Europa moderna, che nacque un giorno, in una cultura, non certo una modestia totale, ma almeno un punto di vista autocritico in seno a questa medesima cultura (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> o, nel XVIII secolo nei filosofi dei Lumi (cui appartengono i Padri fondatori americani) questo principio relativista significa non che tutti i costumi si equivalgono, ma che tutti devono essere imparzialmente giudicati, compreso il nostro. Noi non dovremmo, secondo tali filosofi, essere più indulgenti con noi di quanto siamo con gli altri, ma non dovremmo neppure essere più indulgenti con gli altri di quanto siamo con noi stessi. L&#8217;originalità della cultura occidentale consiste nell&#8217;aver stabilito un tribunale dei valori umani, dei diritti dell&#8217;uomo, dei criteri di razionalità, di fronte al quale tutte le civiltà devono parimenti comparire, non nell&#8217;aver proclamato che tutte le civiltà sono equivalenti (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra civiltà ha inventato l&#8217;autocritica in nome di un corpus di principi valido per tutti gli uomini a cui quindi devono ispirarsi tutte le civiltà&#8230;Essa perde la sua ragion d&#8217;essere se abbandona questo punto di vista. I Persiani di Erodoto pensavano che tutti avessero torto fuorché loro; noi altri occidentali moderni siamo ormai prossimi a pensare che tutti abbiano ragione fuorché noi. Ma questo non è un progresso dello spirito critico, sempre auspicabile, è il suo abbandono totale” (pag. 110-111).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;, come si vede, un brano notevole che mette impietosamente il dito sulla piaga di quel multiculturalismo di cui la sinistra si delizia tanto e che è, in poche parole, una vera e propria brama di suicidio, un <em>cupio dissolvi</em> estremamente pericoloso nel momento in cui ci confrontiamo con culture compatte e aggressive, estremamente forti nella loro identità e in fase di espansione virulenta <span style="text-decoration: underline;">sul nostro stesso suolo</span> grazie all&#8217;immigrazione, come è oggi quella islamica, ma non solo essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, sono però necessari alcuni distinguo che, in ultima analisi, sono quelli che ci consentono di rilevare la differenza fra il punto di vista liberale e il nostro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, occorrerebbe smettere una volta per tutte di parlare di “civiltà occidentale”. Quest&#8217;espressione aveva un senso all&#8217;incirca fino a un secolo fa, quando indicava l&#8217;Europa e le sue propaggini al di là degli oceani, le Americhe e l&#8217;Oceania. Oggi, soprattutto dopo il 1945, l&#8217;uso di quest&#8217;espressione tende a nascondere il fatto che con le due guerre mondiali c&#8217;è stato un ribaltamento dei rapporti di forza a livello planetario e che all&#8217;interno del contesto “occidentale” l&#8217;Europa non ha più una posizione egemone <span style="text-decoration: underline;">e nemmeno paritaria</span> nei confronti del dominatore americano. E&#8217; di <span style="text-decoration: underline;">civiltà europea</span> e non “occidentale” che dobbiamo avere il coraggio di parlare; non solo, ma occorre tenere presente che proprio l&#8217;americanizzazione è oggi la minaccia più grave, più diretta, quella verso la quale abbiamo minori difese, al nostro retaggio culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, rileviamo come, evidenziando un pregiudizio o una distorsione mentale assolutamente tipici di una cultura di base liberale o liberal-massonica, Revel salti in maniera incredibile dall&#8217;antichità classica al secolo dei Lumi. E in mezzo non c&#8217;è stato nulla? Il tempo e una storiografia più obiettiva hanno poco a poco mostrato tutta la falsità del pregiudizio illuminista riguardo al <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> come epoca barbara e bigotta. Al contrario, fu un&#8217;epoca vigorosa, nonostante la cristianizzazione. E il rinascimento, dove lo mettiamo? C&#8217;è molta parte della civiltà europea tra <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> e Voltaire. O Dante, Leonardo, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span>, Galileo non li dobbiamo tenere in nessun conto?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="../wp-content/uploads/civilta-americana1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>A ogni modo, Revel fa una cosa molto utile menzionando qualcosa che di solito non si ricorda mai, i cosiddetti padri fondatori degli Stati Uniti come parte del movimento illuminista, mettendo così indirettamente e involontariamente a fuoco i limiti e le falsità dell&#8217;illuminismo stesso, perché questi padri fondatori, padri di una pseudo-nazione, il più gigantesco aborto della storia, erano uomini di un&#8217;ipocrisia spaventosa; pensiamo per tutti a Thomas Jefferson, che ha redatto quella dichiarazione d&#8217;indipendenza che è anche, forse, il più esaustivo “manifesto” dell&#8217;illuminismo: nel momento in cui proclamava solennemente la libertà e l&#8217;uguaglianza come diritti fondamentali spettanti per nascita a qualsiasi uomo, costui era un latifondista e proprietario di centinaia di schiavi!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;America ha rimasticato a modo suo alcuni elementi della cultura europea, facendone qualcosa di totalmente altro e profondamente falso. Vorrei invitarvi a questo riguardo alla lettura del bel saggio di Sergio Gozzoli <em>L&#8217;incolmabile fossato</em>, pubblicato parecchio tempo fa su “L&#8217;uomo libero”, ma tuttora reperibile in internet.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Europa e la sua civiltà millenaria, non “l&#8217;occidente” a egemonia USA, è il nostro retaggio storico e ciò che abbiamo il dovere di preservare a qualunque costo.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, possiamo dire che sebbene risulti una volta di più che il liberalismo è un&#8217;ideologia superata e morta che ha forse avuto il suo canto del cigno nell&#8217;epoca della Guerra Fredda, quella che risulta tuttora non superata, utile e molto istruttiva, è la <em>pars destruens</em> di questo libro, nello svelare i meccanismi demagogici, le ipocrisie, le falsificazioni che stanno alla base della mentalità “di sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa, a mio parere, è importante non tanto riguardo alla minaccia bolscevica che oggi fortunatamente non esiste più, ma nei riguardi di quel sinistrismo democratico che nei tempi che furono ha offerto alla prima tutte le coperture e tutti gli alibi possibili, e oggi tende a portarci all&#8217;accettazione rassegnata o addirittura collaborativa ed entusiastica della nostra scomparsa come popoli, etnie e culture per gli effetti combinati della globalizzazione manovrata dall&#8217;alta finanza internazionale, dell&#8217;americanizzazione della nostra cultura e del meticciato conseguente all&#8217;immigrazione. Un testo che merita di essere preso, in alcune delle sue analisi, non come una guida ma come un&#8217;arma.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mithraismo e metempsicosi. I Misteri di Mithra fra teologia iranica e filosofia greca</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 16:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Arcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlare di un “Mithra platonico” non vuol dire ridurlo ad una teoria filosofica, nel senso moderno, razionalistico del termine, ma di una religiosità esoterica in cui la misteriosofia dell'antica Grecia rileggeva e ridefiniva in modo nuovo il sostrato religioso iranico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">In un mio precedente intervento sul dio Mithra-Phanes, mi sono soffermato sul rapporto fra mithraismo romano e religiosità greca a carattere misteriosofico, accennando alla dottrina della metempsicosi ed alle influenze della filosofia platonica – che risente di apporti orfici e pitagorici – sulla ridefinizione del culto di Mithra, sì da renderlo una formazione religiosa nuova. Il tema del rapporto fra dottrina mitriaca e metempsicosi va pertanto approfondito, alla luce delle fonti disponibili, per comprendere meglio il contenuto dottrinario di questa spiritualità misterica, su cui la letteratura storico-religiosa (i contributi di studiosi come Robert Turcan, Giulia Sfameni Gasparro, Reinhold Merkelbac) ha già fornito vari approfondimenti, con diversità di sfumature esegetiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La testimonianza di Celso: la corrispondenza fra pianeti, metalli, suoni, colori.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il teologo cristiano Origene, nella sua opera <em>Contra Celsum</em> (VI, 22) – volta a difendere il cristianesimo dalle critiche di Celso, seguace della filosofia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> – riferisce che questi ha asserito, riguardo ai Misteri di Mithra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Nella consacrazione di Mithra esiste un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> assegnato ad entrambe le rivoluzioni nel cielo, la rivoluzione (= cerchio) delle stelle fisse e quella dei pianeti e del cammino dell&#8217;anima attraverso entrambi. Il simbolo è una scala a sette porte sopra alla quale si apre un&#8217;ottava porta. La prima delle porte è di piombo, la seconda di stagno, la terza di rame, la quarta di ferro, la quinta di quel metallo col quale sono coniate le monete (lega di oro e argento), la sesta d&#8217;argento, la settima d&#8217;oro. La prima porta è assegnata a Saturno, poiché con il piombo si giustifica la lentezza della stella, la seconda a Venere, che viene assimilata alla chiarezza e alla debolezza dello stagno, la terza a Giove per la sua durezza, la quarta a Mercurio (poiché ferro e mercurio sopportano ogni lavoro e procurano ricchezze e sono “molto resistenti”), la quinta a Marte, che grazie al miscuglio è irregolare e colorato, la sesta d&#8217;argento a Luna, la settima d&#8217;oro al Sole, poiché si cercava di attribuire i nomi secondo il colore (dei pianeti)”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Origene aggiunge: “Più avanti Celso ricerca il motivo per la successione delle stelle, precedentemente illustrata, che viene indicata con i nomi della “materia colorata” e aggiunge alla teologia persiana da lui esposta, fondamenti musicali; egli offre una ulteriore spiegazione, che si riferisce nuovamente a teorie musicali. Mi sembrerebbe però assurdo proseguire il discorso di Celso poiché continueremmo nell&#8217;assurdità che lui stesso ha iniziato quando plasmò gli scritti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> per il suo atto di accusa, assolutamente senza motivo, contro i Cristiani e gli Ebrei. Non accontentandosi però di ciò modificò anche i cosiddetti misteri persiani di Mithra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889015314/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889015314" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9325" style="margin: 10px;" title="i-misteri-del-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-misteri-del-sole1.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Gli elementi di valutazione sono molteplici. E&#8217; anzitutto degno di nota che oltre i sette gradi di iniziazione (simboleggiati dalle sette porte) vi sia un&#8217;ottava porta che corrisponde perfettamente al numero ed alla successione delle porte nel mosaico sul pavimento del mitreo di Felicissimo ad Ostia (1). Il numero 8 – se visto nella sua traduzione geometrica – corrisponde all&#8217;ottagono che è esattamente un quadrato che ruota su se stesso e che quindi rappresenta l&#8217;unione di quadrato e cerchio, di terra e cielo, ossia il collegamento costituito dal “mondo intermedio”, fra quello materiale e quello propriamente spirituale che si incontrano e trapassano l’uno nell’altro proprio nel punto rappresentato dalla congiunzione dei due cerchi [8] (2). Non a caso, questa figura dell&#8217;ottagono compare in molte architetture sacre, dall&#8217;architettura religiosa dei templi buddhisti in Oriente al famoso esempio di Castel del Monte (il castello dell’Imperatore Federico II di Svevia) in Puglia, nonché nei battisteri del paleocristianesimo (3).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;8 come numero simbolico rappresenta l&#8217;Infinito, nel senso positivo di apertura alla trascendenza (4). Traducendo questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> numerico e geometrico nella successione dei gradi mitriaci e nella relativa iconografia, l&#8217;ottavo grado corrisponde al volo di Mithra sul carro solare oltre il cielo delle stelle fisse (quindi a indicare la dimensione della trascendenza spirituale come è stato giustamente evidenziato dallo studioso <a title="Luca Valentini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/luca-valentini/">Luca Valentini</a> in suo recentissimo contributo), quale è rappresentato in numerosi dipinti e rilievi mithriaci: un ritorno alle origini, un viaggio dell&#8217;anima di cui di cui fra poco potremo meglio chiarire alcuni aspetti e significati (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Altro elemento importante è che Celso accertò per i Misteri di Mithra la seguente successione di pianeti:</p>
<p style="text-align: justify;">Saturno-Venere-Giove-Mercurio-Marte-Luna-Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dal giorno di saturno (sabato) e procedendo a ritroso si ha la sequenza dei giorni della settimana; egli pose in rapporto tale successione con due teorie musicali delle quali una era sicuramente “l&#8217;accordo di quarte”.</p>
<p style="text-align: justify;">A tale riguardo occorre precisare che nel mondo antico, fu adoperata una stella a sette punte(6) in cui i sette pianeti, a seconda della distanza dalla terra, venivano ordinati secondo questa successione:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stella1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9321" style="margin: 10px;" title="stella" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stella1-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a>Saturno-Giove-Marte-Sole-Venere-Mercurio-Luna.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciascuno di questi pianeti veniva associato un metallo (Vedi figura a lato).</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è poi una seconda sequenza, quella dell&#8217;accordo di quarte. Si unì con una linea Saturno alla quarta stella nel cerchio (Sol, procedendo in senso orario), da qui con un&#8217;altra linea nuovamente fino alla quarta (Luna), da qui ancora a Marte e continuando con questo salto a quattro fino a ritornare a Saturno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si otteneva così la sequenza:</p>
<p style="text-align: justify;">Saturno-Sole-Luna-Marte-Mercurio-Giove-Venere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è da escludere che Celso possa aver letto la stella a sette punte in direzione antioraria, ottenendo una sorta di settimana alla rovescia (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Una tale stella a sette punte era adoperata nella teoria della musica; infatti, “se dai toni dell&#8217;ottava si salta una quarta e poi un&#8217;altra e si continua così finché si ritorna al punto di partenza, si sono ottenute tutte le tonalità fondamentali dei suoni” (8).</p>
<p style="text-align: justify;">In Origene, <em>Contra Celsum</em>,VI 22 è riferito che fu anche formulata una teoria matematico-musicale che faceva derivare l&#8217;origine della musica dall&#8217; “armonia delle sfere”. Si riteneva che le sfere dei pianeti producessero particolari e distinte vibrazioni – che un famoso passo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> (fr.58B35DBK) riferisce nei termini di un “rumore” prodotto dai corpi di quella grandezza, in tal modo banalizzando il problema, come giustamente rilevato da <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D’Anna</a> &#8211; con la loro rotazione e che il rapporto fra queste vibrazioni potesse essere rappresentato da numeri che esprimevano quindi le proporzioni, i rapporti di una armonia complessiva. Quindi si misero in relazione le sette note della scala musicale coi sette pianeti; se un tale accordo di quarte produceva una successione corretta delle note nella musica terrena, lo stesso doveva avvenire per le sfere dei pianeti. Il risultato è la settimana planetaria nella sequenza poc&#8217;anzi vista con il salto di quarte, con una successione ben determinata delle divinità planetarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò serve a stabilire che nella dottrina mitriaca non solo vi è una successione ed una precisa corrispondenza di porte, metalli, suoni e pianeti, ma che tale corrispondenza presuppone la teoria dell&#8217; “armonia delle sfere” che è di origine pitagorica, poiché nel pitagorismo si insegna il valore simbolico dei numeri per esprimere i ritmi cosmici, i rapporti fra le diverse vibrazioni planetarie (9).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/timeo/7595" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9320" style="margin: 10px;" title="timeo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/timeo-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Pertanto, partendo dalla testimonianza di Celso riferitaci da Origene, si può plausibilmente affermare che nei Misteri di Mithra si insegnava tale dottrina di risalenza pitagorica che, sotto l&#8217;aspetto del significato simbolico dei numeri atti ad esprimere proporzioni cosmiche, si ritrova nel <a title="Timeo" href="http://www.libriefilm.com/timeo/7595"><em>Timeo</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> (10).</p>
<p style="text-align: justify;">Da Celso sappiamo pure che la dottrina dei pianeti, delle note musicali e dei metalli era posta in correlazione con la “materia colorata” ossia coi colori associati ai pianeti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò vuol dire che i colori erano connessi alle sonorità cosmiche e che quindi i colori esprimono diverse qualità dell&#8217;Energia universale, diverse modulazioni vibratorie, insegnamento comune, peraltro, anche alle tradizioni orientali. Pertanto l&#8217;origine del mondo &#8211; dovuta al sacrificio del toro &#8211; e quella dei pianeti sono comuni, com&#8217;è confermato dal manto di Mithra che, all&#8217;atto del sacrificio del toro, si gonfia e diviene cielo stellato, con la precisa raffigurazione dei pianeti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito iranico della morte dell&#8217;uomo primordiale Gayomard ci narra che dal suo corpo nacquero i sette metalli (11) e “ i miti della morte di Gayomard e del sacrificio del toro procedono generalmente paralleli in quanto entrambi sono esseri primordiali dai quali si origina il mondo ” (12). Possiamo quindi dire, seguendo in ciò la teoria di R. Merkelbach, che la dottrina mitriaca ha una duplice origine: la mitologia e la teologia persiana, unitamente alla filosofia greca di ispirazione misteriosofica che reinterpreta il sostrato iranico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La dottrina della metempsicosi nella misteriosofia mitriaca</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si è visto che Celso, quando parla della scala mitriaca, non si riferisce soltanto al movimento delle stelle fisse e dei pianeti simboleggiati dalla scala, ma allude “al movimento dell&#8217;anima attraverso di essi”. Questa concezione simbolica della scala non è una lettura filosofica sovrapposta alla dottrina mitriaca romana; essa corrisponde pienamente invece al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> e a tutta la mitologia ed alla cosmogonia mitriache, com&#8217;è dimostrato dalle risultanze archeologiche dei mitrei di Ostia, quali il mitreo, già citato, di Felicissimo, nonché quelli delle Sette Sfere e delle Sette Porte, ampiamente menzionati ed analizzati nella letteratura storico-religiosa in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">I movimenti degli astri costituiscono il quadro cosmico entro cui si svolge la vicenda dell&#8217;anima umana che scende su questa terra incarnandosi in un corpo e poi risale ai mondi da cui ha tratto origine. Orbene, in questa sintetica allusione di Celso, è presupposta una dottrina che è esattamente quella tramandata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> – filosofo neoplatonico, discepolo di Plotino – che si ispira a sua volta a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/filosofia-rivelata-dagli-oracoli/10081" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9323" style="margin: 10px;" title="filsofia-rivelata-dagli-oracoli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/filsofia-rivelata-dagli-oracoli.jpg" alt="" width="166" height="240" /></a>Nel <em>De antro Nympharum</em>, 6, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> riferisce che “ &#8230;così anche i Persiani danno il nome di antro al luogo in cui durante i riti introducono l&#8217;iniziato al mistero della discesa delle anime sulla terra e della loro risalita da qui” e ribadisce tale concezione in <em>De antro Nympharum</em> 18 “ le api nascono dai buoi e le anime che scendono nella generazione sono dette nate da un bue e dio ladro di buoi è colui che segretamente promuove la generazione” (13) ove è evidente il collegamento con la mitologia e la cosmogonia persiana di Zarathustra, che nelle <em>Gatha</em> (ossia nei Cantici) assume il Bue come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della vita universale (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui abbiamo solo la testimonianza di una dottrina secondo la quale “le anime discendono sulla terra” ma è in <em>De abstinentia</em> IV 16 (ove tratta dell&#8217;astinenza dalle carni animali) che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> fornisce una testimonianza più esplicita in merito alle sue conoscenze della dottrina dei Magi ed anche dei Misteri di Mithra “E infatti &#8211; egli scrive &#8211; un dogma di tutti i membri della prima casta (di Magi) è che ci sia la metempsicosi, che si manifesta, a quanto pare, anche nei Misteri di Mithra” (15) e poi prosegue riferendo della parentela con gli animali, dei nomi di animali per gli iniziati ed anche per le donne iniziate ai Misteri di Mithra, chiamate “iene”, testimonianza unica ma significativa, insieme ad una iscrizione dell&#8217;Africa settentrionale (16), di una possibile partecipazione femminile ai misteri mitriaci, su cui avrò modo di ritornare in uno specifico intervento. La dottrina della metempsicosi e&#8217; quindi esplicitamente attestata non solo per i Magi Persiani ma anche per il mitraismo romano, anche se <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> si esprime nei termini di un&#8217;impressione personale (“a quanto pare”); tale dottrina risale a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, che parla chiaramente della metempsicosi in <em>Repubblica</em>, X, 617 d-e.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/astinenza-dagli-animali/4134" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9324" style="margin: 10px;" title="astinenza-dagli-animali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/astinenza-dagli-animali.jpg" alt="" width="170" height="240" /></a>La dottrina della discesa dell&#8217;anima e della sua risalita compare anche nel <em>Simposio</em> (17), laddove l&#8217;anima, sollecitata dal dio Eros, giunge a contemplare il mondo delle idee, dopo la molteplicità dei gradi di approssimazione costituiti dalla pluralità dei gradi e tipi di Amore, animato dalla inconsapevole nostalgia dell&#8217;unità primordiale dell&#8217;Androgino (18) di cui parla nel medesimo testo. Questa dottrina ha peraltro un riscontro nel rilievo del mitreo di Capua ove Eros alato guida Psiche (19), testimonianza dell&#8217;influsso platonico nel mitraismo romano, in cui i miti persiani sono riletti alla luce di quella filosofia che risente a sua volta di influssi misterici greci, in particolare orfici e pitagorici. “La lettura della dottrina mitriaca fatta da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> &#8211; scrive Paolo Scarpi – risente forse del ciclo delle rinascite platonico a sua volta inseparabile dalle dottrine orfica e pitagorica” (20).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <em>Fedro</em> 248c-249b <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> espone la sua teoria della vicenda dell&#8217;anima e fa riferimento alla legge di Adrastéa che “appare – scrive Paolo Scarpi &#8211; in ogni caso come il fondamento mitico della teoria della reincarnazione”(21). Adrastéa è identificata con Ananke (22), la Necessità universale, che puntualmente si ritrova nel Rituale mithriaco (23).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E per altro ecco la legge d&#8217;Adrastea; l&#8217;anima che al seguito di un dio è giunta a scorgere verità alcuna, sia fino all&#8217;altro giro immune da dolore; e, se ella è in grado sempre di far questo, sempre resti incolume; ma se, non avendo avuto la forza di seguire il dio, non ha veduto, e per alcuna ventura, fattasi piena d&#8217;oblio e di malizia, è stata già gravata, e così gravata s&#8217;è spogliata delle sue ali ed è caduta sulla terra, allora è legge che quest&#8217;anima non venga per la prima generazione trapiantata in nessuna natura di fiera, ma quella che ha già veduto, dia vita a un uomo che sarà amante di sapienza e di bellezza, o musico o seguace d&#8217;Amore; la seconda dopo quella, a un re giusto o a un uomo di governo o di guerra; la terza, a un politico o a un economico o a un produttore di ricchezza; la quarta, a un ginnasta o a un amante di fatiche o a un medico esperto nella cura del corpo; e la quinta, a un indovino o a un sacerdote di misteri; alla sesta converrà la vita la vita d&#8217;un poeta o d&#8217;alcun altro di quelli che s&#8217;occupano d&#8217;imitazione (<em>mimesi</em>); alla settima quella d&#8217;un artiere o di un artigiano; alla ottava di un sofista o d&#8217;un demagogo; alla nona, d&#8217;un tiranno. Ora di tutti costoro, chi sarà vissuto secondo giustizia, perverrà a una sorte migliore; chi contro giustizia, a una sorte peggiore. E infatti al luogo donde ciascuna anima è venuta, non ritorna prima di diecimila anni- non prima di tanto tempo rimette le ali – a meno che ella non sia d&#8217;uno che abbia filosofato senza inganno o amato secondo filosofia; perché queste anime, compiutosi il terzo giro di mill&#8217;anni, qualora tre volte di seguito abbiano scelto la stessa vita, rifanno al tremillesim&#8217;anno le ali e ritornano su. Le altre anime, quando han finito la prima volta, vengono a giudizio; e poi che sono state giudicate, le une scendono nelle carceri di sotterra e vi scontano la pena; le altre, levate da Dike, la Giustizia, in un luogo del cielo vi passano una vita corrispondente al merito di quella che han vissuto in forma umana. Quando poi è il millesimo anno, rivenendo le une e le altre all&#8217;assegnazione e alla scelta della seconda vita, si scelgono ciascuna quella che vogliono; e allora un&#8217;anima, già stata umana, può finire anche in una vita di fiera, e da fiera, chi un tempo sia stato uomo, tornare in uomo; perché non può giungere a una tal forma, l&#8217;anima che non ha mai visto la verità”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ordine di successione delle prime tre tipologie umane cui l&#8217;anima può dare vita, secondo il suo grado di perfezione, risente chiaramente delle tre funzioni o classi di esseri che compongono la <em>politéia</em> (filosofi, guerrieri, produttori di ricchezza) di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> parla nella <em>Repubblica</em> e che corrispondono ai tre elementi costitutivi dell&#8217;essere umano illustrati anche nel Fedro, dove l&#8217;anima viene paragonata ad un carro tirato da due cavalli alati e governato da un conducente. L&#8217;auriga è il <em>nous</em> (l&#8217;intelletto), uno dei due cavalli è il <em>tumòs</em> (l&#8217;impulso dell&#8217;orgoglio), l&#8217;altro è l&#8217;<em>epitumìa</em> (l&#8217;avidità).</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;autore dell&#8217;insegnamento dei misteri – scrive R. Merkelbach – si è sicuramente collegato alle rappresentazioni persiane nelle quali si venerava una dea della natura e dell&#8217;acqua che aveva tre nomi: Ardvi-Sura-Anahita “l&#8217;umida, la forte, l&#8217;immacolata” ”(24).</p>
<p style="text-align: justify;">A lei è dedicato il quinto <em>Yasht</em> dove compare spesso accanto a Mithra (25). In molti mitrei è stata rinvenuta la dea a tre teste Ecate (26) e da un frammento del cristiano Firmico Materno risulta che questa dea rappresentasse le tre parti dell&#8217;anima; la prima testa simboleggia Minerva (Atena), la seconda Diana (Artemide), la terza Venere (Afrodite), corrispondenti al <em>nous</em>, al <em>tumòs</em> ed alla <em>epitumìa</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> (27).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel passo del Fedro che ho citato risulta come l&#8217;ordine di successione per l&#8217;incarnazione delle anime proceda da funzioni più spirituali (la contemplazione della sapienza e della bellezza) fino a pervenire, gradualmente, ad attività piu&#8217; materiali, al di sotto delle quali si collocano i sofisti, i demagoghi e i tiranni, in ciò riprendendo una filosofia politica che ha nella <em>Repubblica</em> la sua più compiuta espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, queste fonti filosofiche e le testimonianze iconografiche e simboliche sui misteri di Mithra documentano come questa spiritualità misterica abbia risentito dell&#8217;influenza della filosofia platonica – a sua volta impregnata di influenze orfiche e pitagoriche – alla luce della quale furono probabilmente reinterpretate la teologia, la mitologia e la cosmogonia dell&#8217;antico Iran (28). Il punto centrale è la comprensione della radicale diversità della filosofia antica rispetto a quella moderna; essa non era un insieme di concetti astratti, ma sistematizzava sul piano speculativo conoscenze misteriosofiche che non erano oggetto di un atto di fede, ma erano appunto conoscenze fondate sulla esperienza di una disciplina interiore. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> ci riferisce infatti che nei Misteri greci si trattava non di apprendere qualcosa, ma di una esperienza, della sperimentazione di un particolare stato interiore (29).</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare quindi di un “Mithra platonico” non vuol dire ridurlo ad una teoria filosofica, nel senso moderno, razionalistico del termine, ma di una religiosità esoterica in cui la misteriosofia dell&#8217;antica Grecia rileggeva e ridefiniva in modo nuovo il sostrato religioso iranico. E&#8217; così che, sotto un altro profilo – quello inerente alle radici storico-religiose e culturali del mithraismo romano – si conferma la teoria dei misteri di Mithra come una formazione religiosa nuova e originale, in cui elementi religiosi preesistenti sono ricollocati in una nuova trama di rapporti &#8211; costituiti dal retaggio greco filosofico e misteriosofico nonché da quello della cultura romana &#8211; ove ciascuno di essi assume nuovi significati e nuove funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Cfr. R. Merkelbach, <em>Mitra</em>, Ecig, Roma, 1988, Figg. 36-38, pp. 360-361; S. Arcella, <a title="I misteri del Sole" href="http://www.amazon.it/gp/product/8889015314/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889015314" target="_blank"><em>I Misteri del Sole</em></a>, Controcorrente, Napoli, 2002, pp.109-112.<br />
2) R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>Simboli della Scienza Sacra</em>, Adelphi, Milano, 1998, pp. 234-238.<br />
3) ID., <em>op.cit</em>., p. 236; Cfr. A. Tavolaro, <em>Castel del Monte scrigno esoterico</em>, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2003; <em>Castel del Monte, scienza e mistero in Puglia</em>, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2004. Per una disamina del mithraismo sotto il profilo ermetico-alchemico cfr. Luca Valentini, <em>Mithra e l&#8217;iniziazione ermetico-solare</em>, in <em>Betìle</em>, n. 5, Cagliari, ottobre 2011, pp.5-6, ove evidenzia giustamente, basandosi sulle fonti letterarie e sulle evidenze iconografiche, l&#8217;esistenza nel mithraismo di un ottavo grado, che corrisponde, in termini ermetici, alla fase di compimento, di “coagula” della <em>Rubedo</em>, cioè della terza fase dell&#8217;Opera alchemica.<br />
4) Sul significato simbolico-spirituale dei numeri, cfr. A. Reghini, <em>Aritmosofia</em> (a cura di S. Codega), Edizioni Pizeta, Milano, 2000 ; V. Mascherpa, <em>Esoterismo dei numeri. Iniziazione all&#8217;aritmosofia</em>, Editrice Atanòr, Roma, 2004, pp.120-127.<br />
5) R. Merkelbach, <em>op. cit.</em>, p.141 e Fig. 123 p. 437.<br />
6) ID., <em>op.cit.</em>, p. 250.<br />
7) ID., <em>op.cit.</em>, pp. 253-254 e p. 321 nt. 14.<br />
8) ID., <em>op.cit.</em> p. 249.<br />
9) ID., <em>op. cit.</em>, p.254; N. D&#8217;Anna, <a title="Da Orfeo a Pitagora" href="http://www.centrostudilaruna.it/da-orfeo-a-pitagora.html"><em>Da Orfeo a Pitagora. Dalle estasi arcaiche alle armonie cosmiche</em></a>, Simmetrìa, Roma, 2010, pp. 224 ss., ove si evidenziano i limiti della lettura aristotelica della dottrina pitagorica dell&#8217;armonia delle sfere e se ne illustra il vero significato spirituale, ove gli accordi di quarta sono modulati su ritmi armonicali cosmici che scaturiscono da “una sfera acustica pre-formale ”. Cfr., in particolare, pp. 225-234 e p. 225 nt. 185.<br />
10) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Timeo</em>, 35 b-36 d (trad. it. a cura di Giuseppe Lozza, Mondadori, Milano, 2011).<br />
11) R. Merkelbach, <em>op. cit.</em>, p. 254.<br />
12) ID., <em>loc. cit</em>., p. 254<br />
13) Cfr. <em>Le religioni dei Misteri</em> (a cura di P. Scarpi), Fondazione LorenzoValla &#8211; Mondadori, 2003, p. 359 e relativo Commento pp. 349-351.<br />
14) P. Filippani Ronconi, <a title="Zarathustra e il mazdeismo" href="http://www.libriefilm.com/zarathustra-e-il-mazdeismo/9" target="_blank"><em>Zarathustra e il Mazdeismo</em></a>, Irradiazioni, Roma, 2007, pp. 193 ss e, in particolare, pp. 239-240.<br />
15) <em>Le religioni dei Misteri</em>, cit., pp. 559-560.<br />
16) ID., <em>loc. cit.</em><br />
17) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Simposio</em> (a cura di Giorgio Colli), Adelphi, Milano, 1992.<br />
18) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Simposio</em>, cit., 189 d-191 d.<br />
19) S. Arcella, <em>op. cit</em>., pp. 119-120.<br />
20) <em>Le religioni dei Misteri</em>, cit., p. 566. Per l&#8217;influenza del platonismo sul mithraismo romano cfr. R. Turcan, <em>Mithra et le mithriacisme</em>, Les Belles Lettres, Paris, 1993.<br />
21) <em>Le religioni dei Misteri</em>, cit., p.668.<br />
22) Cfr. D. Sabbatucci, <em>Saggi sul misticismo greco</em>, Edizioni dell&#8217;Ateneo, Roma, pp.102-105. La prospettiva storicistica induce l&#8217;Autore a considerare la funzionalità storico-religiosa della figura di Adrastéa-Ananke-Dike, ossia a cosa serva assumere a realtà d&#8217;ordine sacro la figura di Adrastèa, piuttosto che chiedersi se essa sia anzitutto una figura mitica o il frutto di una piu&#8217; tarda speculazione filosofica.<br />
23) Cfr.<em>Il Rituale Mithriaco</em> in Appendice a J. Evola, <em>La Via della Realizzazione di sé secondo i Misteri di Mithra</em> (a cura di S. Arcella), Fondazione J. Evola-Controcorrente, Napoli, 2007.<br />
24) Cfr. R. Merkelbacjh, <em>op. cit</em>., p. 277.<br />
25) Cfr. P. Filippani Ronconi, <em>op. cit</em>., pp. 115 ss.<br />
26) Cfr. R. Merkelbach, <em>op. cit</em>., pp. 277-278.<br />
27) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Fedro</em> (a cura di F. Trabattoni, Mondadori, Milano, 1998), 245 c -248 c.<br />
28) Merkelbach, <em>op. cit</em>., p. 276.<br />
29) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>, <em>fr</em>. 15 Rose</p>
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		<title>Il fantascientista che nobilitò la letteratura pop</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Carlo Fruttero fece accettare alla cultura italiana la «letteratura di genere» (avventura, poliziesco, orrore, fantascienza) sia con la sua attività di antologista e direttore di collane, sia come romanziere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-9309" style="margin: 10px;" title="carlo-fruttero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/carlo-fruttero.jpg" alt="" width="258" height="258" />Il verbo «sdoganare» è più che abusato, quindi non lo userò per riferirmi a Carlo Fruttero. Dirò invece che è stato l’intellettuale che, in seguito con Franco Lucentini, fece accettare alla cultura italiana la «<a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> di genere» (avventura, poliziesco, orrore, fantascienza) sia con la sua (loro) attività di antologisti e direttori di collane, sia come romanzieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, esattamente quella <em>intellighenzia</em> impegnatissima e con la puzzetta sotto il naso che non amava la «narrativa di evasione» che distoglieva dal «sociale». E invece proprio lui, il torinese Fruttero, a 33 anni pubblicò quella che ancora è una pietra miliare della fantascienza in Italia, l’antologia <a title="Le meraviglie del possibile" href="http://www.libriefilm.com/le-meraviglie-del-possibile/10213" target="_blank"><em>Le meraviglie del possibile</em></a> (Einaudi, 1959). A sette anni dall’approdo ufficiale della <em>science fiction</em> in Italia con Urania (1952), Fruttero effettuò una straordinaria operazione editoriale con l’etichetta più sofisticata e, appunto, «impegnata» dell’epoca facendosi approvare una scelta di racconti americani accompagnati da un saggio del grande critico Sergio Solmi, a tutt’oggi una delle cose più originali e profonde scritte in merito (a parte gli entusiasmi «astronautici»). In tal modo un genere considerato di serie B venne proposto alla nostra cultura che snobbava per principio certe cose, abbinandole nel suo disprezzo ai fumetti. Tre anni dopo, con Lucentini, rinnovò il successo con <em>Il secondo libro della fantascienza</em> (Einaudi, ’61) che, se pur non raggiungeva l’eccellenza dell’altra, restava su un livello ragguardevole. E non dimentichiamo che un anno prima con <em>Storie di fantasmi</em> (Einaudi) F&amp;L avevano dato dignità ai racconti dell’orrore, sia o classici all’inglese, sia presentando in Italia, praticamente per la prima volta, insieme a Bruno Tasso curatore di <em>Un secolo di terrore</em> (Sugar, ’60), H.P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-meraviglie-del-possibile/10213" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9308" style="margin: 10px;" title="le-meraviglie-del-possibile" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-meraviglie-del-possibile-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>È stato questo suo specifico interesse che lo portò all’attenzione della Mondadori che nel maggio ’62 lo scelse come curatore di Urania succedendo a Giorgio Monicelli che se ne era occupato dall’inizio al ’61. Nel giugno ’64 venne affiancato dall’inseparabile Lucentini e insieme ne hanno effettuato le scelte sino al novembre ’85. Sempre insieme e sempre per Mondadori hanno poi curato varie antologie: <em>Universo a sette incognite</em> (’63), <em>L’ombra del 2000</em> (’65), <em>Il dio del 36° piano</em> (’68), ma è da citare anche <em>I mostri all’angolo della strada</em> (’66), con una strepitosa copertina di Karel Thole, l’illustratore di Urania, che fu, pur con pecche organizzative e di traduzione, il primo tentativo di offrire in Italia una lettura organica nella narrativa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fruttero aveva una visione della narrativa «di genere» non del tutto condivisibile, e non ha mai pensato che i nostri autori potessero scriverne con originalità e dignità, specie la fantascienza, ma fu proprio lui insieme a Lucentini a dimostrare il contrario con due gialli tipicamente italiani: <em>La donna della domenica</em> (’72) e <em>A che punto è la notte</em> (’79)!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 16 gennaio 2012.</p>
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		<title>Il Trobar clus di Michele Fabbri</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Giuli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lungo il misterioso cammino nelle cui segrete il piombo, silenziosamente, va trasmutandosi in oro, è possibile inciampare in esperimenti indecifrabili e suadenti: è questo il caso del Trobar clus di Michele Fabbri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9303" style="margin: 10px;" title="trobar-clus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trobar-clus-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" />Piaccia o no, ogni poeta, ogni vero poeta è, in qualche modo, un “figlio di Ermete”. Come tale, egli ha a che fare con infiniti spettri di sonorità e colori, con ritmi segreti che covano assopiti nell’animo del demiurgo. Da questa pietra nera, da sgrossare pazientemente, e poi da lavorare e lavorare ancora, si effonde infine una materia plastica, animata d’etere e luminosità: la poesia. “Poetare è creare”, sussurrava Novalis. E non v’è poeta che non sia autore di nuove costellazioni e d’infiniti mondi e modi d’essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo il misterioso cammino nelle cui segrete il piombo, silenziosamente, va trasmutandosi in oro, è possibile inciampare in esperimenti indecifrabili e suadenti. In figure e momenti in cui la pietra è ancora grezza, ma già s’affaccia la promessa della trasfigurazione degli elementi. È questo il caso del <em>Trobar clus</em> di <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a>. Poeta (?) esordiente e demiurgo <em>in pectore</em>, Fabbri mescola audacemente cortei di suggestioni esoteriche tinte di <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> (L’organo della cattedrale di Chartres, tra tutte) ad una spigolosa ironia che rende il canto, già faticoso, distonico e frammentato. C’è un deserto da attraversare (<em>Atto meditativo</em>), e l’autore si incammina con rassegnato coraggio lungo strade di “luce astratta/di soli freddi” (<em>Kali-yuga</em>); strade appena punteggiate di cespugli di storia e di vita (<em>Domande degli sconfitti</em>, <em>In lode della donna mia</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Le sole oasi raggiungibili, isole di verde nel deserto aggredito dal viandante, sono rappresentate dai lampeggiamenti dell’aspirante trovatore, del cataro che oscilla tra <em>convenensa</em> e <em>consolamentum</em> (<em>Confine</em>, <em>Anima symphonialis</em>, <em>Nostra Signora</em>). E se la musica risulta sacrificata sull’altare dell’immagine e dell’ansia del dire (tutto), non per questo la rottura di livello &#8211; che, ci si augura, dovrebbe tener dietro al <em>Kyrie eleison</em> che si libra sulle tracce della Profezia di un “eterno delirio evemeristico” – è di là da venire. Allora, con essa, verrà anche la melodia.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Fabbri, <em>Trobar clus</em>, Fermenti Editrice, pp.32.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p>Tratto da <em>Area</em>, n.51 ottobre 2000.</p>
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		<title>La tracotanza e il servilismo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A una civiltà più che bimillenaria si sta sostituendo una “cultura” rudimentale, infantile, fracassona e irrimediabilmente stupida.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9299" style="margin: 10px;" title="tv-media-octopus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tv-media-octopus-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" />Viviamo senza dubbio in tempi di imbonimento mediatico. Guardando a quella cosa penosa che è diventata oggi la sedicente informazione, si nota con chiarezza solare che fatti di cronaca nera che un tempo avrebbero occupato per un tempo relativamente breve le pagine interne dei giornali, sono diventati degli affari di stato oggetto di una sovraesposizione mediatica martellante che cerca di coinvolgere tutti noi tendenzialmente all&#8217;infinito. Questo avviene probabilmente perché la formula televisiva dei <em>reality show </em>ha dimostrato di non funzionare granché bene nell&#8217;ipnotizzare il pollame costituito dal pubblico del piccolo schermo, e il fine, evidentemente, è sempre lo stesso, <em>panem et circenses</em>, offrire distrazioni che allontanino la gente dalla riflessione sui problemi reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Più una vicenda è squallida, più i <em>media </em>ci pescano a piena mani. Io credo che, ad esempio i nomi di Melania Rea, Salvatore Parolisi, Sarah Scazzi, Michele e Sabrina Misseri, Yara Gambirasio siano giocoforza diventati familiari a tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad essere sinceri, non è che qualche insegnamento sul mondo nel quale viviamo, queste vicende non lo offrano; pensiamo per tutti al caso di Anna Maria Franzoni, la madre assassina di Cogne: è diventata una star, alle udienze del suo processo, un pubblico strabocchevole, soprattutto femminile, si è conteso i posti in aula creando un imponente problema di servizio d&#8217;ordine, e non parliamo naturalmente di quanti, (di quante) hanno “premiato” la sovraesposizione mediatica del caso di Cogne con un&#8217;<em>audience </em>eccezionalmente elevata. Il fatto è che, più o meno consciamente, moltissime donne si sono riconosciute in Anna Maria Franzoni, che ha fatto ciò che anche loro desidererebbero fare, ed è diventata, per così dire, la loro portabandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo di vivere e di concepire la vita insegnato dalla “cultura” contemporanea è tutto imperniato sulla soddisfazione e la gratificazione immediate. Non c&#8217;è posto per la dedizione, il sacrificio o anche la capacità di fare progetti a lungo termine. Le donne arrivano a diventare madri con un&#8217;idea della maternità plasmata dalla pubblicità dei prodotti per l&#8217;infanzia (sempre la televisione, il grande totem dei nostri tempi) e si scontrano con il fatto, al quale sono psicologicamente del tutto impreparate, che avere un bambino comporta sacrificio, dedizione, fatica, notti insonni, non avere tempo per sé, drastica riduzione delle occasioni di divertimento e di relazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea di massima, però, la criminologia spiccia che ci viene ammannita in dosi generose serve soprattutto a distrarci da questioni ben più importanti e con ben altro impatto sulla vita di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo solo al fatto che noi oggi ci troviamo a vivere la situazione paradossale di subire i tagli al <em>welfare </em>e i sacrifici economici imposti da un governo che non è in nessun modo espressione di una maggioranza voluta dagli elettori ma che ci è stato imposto con un inedito “commissariamento” da parte dell&#8217;UE, tagli e sacrifici che non serviranno a farci uscire dalla crisi economica ma solo a renderla più grave a esclusivo beneficio degli usurai della BCE (e al riguardo vorrei rimandarvi a un&#8217;attenta lettura del mio articolo <em><a title="Il coltello alla gola" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html">Il coltello alla gola</a> </em>pubblicato su sito del Centro Studi La Runa), eppure l&#8217;esempio dell&#8217;Ungheria dimostra che resistere ai diktat della BCE e salvare il nostro futuro è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione come questa, un evento da sfruttare mediaticamente quanto più possibile per distrarre la gente dai problemi veri, ci voleva proprio, ed è capitato il naufragio della nave Costa Concordia davanti all&#8217;Isola del Giglio. Io non dico che questo incidente sia stato provocato, ma di certo capita a fagiolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose, io avrei evitato di parlarvene a mia volta, se non fosse per il fatto di aver notato nella faccenda un&#8217;incongruenza che apre scenari del tutto inediti, ma prima sarà forse il caso di dire qualche parola sul modo in cui i <em>mass media</em>, a livello nazionale e internazionale, hanno trattato la questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comandante Schettino, che avrebbe abbandonato la nave con codarda tempestività, è subito diventato popolarissimo, una macchietta sui media e sul web, venendo in qualche modo a rafforzare lo stereotipo dell&#8217;italiano congenitamente vigliacco. Ai media internazionali non è parso vero di avere un&#8217;occasione in più per coprirci di sterco, e per ulteriore disgrazia sembra che esista un buon numero di nostri <em>presunti </em>connazionali che pare compiacersi di ciò.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché mettere sotto i riflettori un comandante che non è stato all&#8217;altezza del suo ruolo, e non parlare quasi per nulla di un commissario di bordo che si è prodigato rischiando la vita e che ce l&#8217;ha quasi rimessa per mettere in salvo i passeggeri, e che pure, del pari, non è di certo né uno svedese né un marziano, e neppure un superuomo <em>yankee</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Italiani sarebbero nella loro generalità incapaci di coraggio? Considerando la nostra storia anche recente, proprio non si direbbe. Mi vengono in mente gli episodi della seconda guerra mondiale dove i nostri soldati furono soverchiati da nemici superiori per numero e per mezzi, ma diedero prova di un valore indiscutibile, El Alamein, dove ributtarono indietro i tank britannici e Nikolajewka dove fecero altrettanto con quelli sovietici, in entrambi i casi quasi a mani nude. Mi vengono in mente le parole del nostro grande <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a>, un periodo che da solo vale interi trattati di sociologia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; opinione dello scrivente che fra le popolazioni dell&#8217;area geografica italiana la percentuale di vigliacchi, traditori, disonesti, abietti non sia superiore a quanto possa essere in tanti altri paesi. Ma la “qualità”/il difetto di nascita dell&#8217;Italia è tale che quel tipo di figuri hanno nello spazio politico italiano più “spazio di manovra” e possibilità di emergere che in tanti altri paesi. E peggio ancora, l&#8217;Italia è un luogo nel quale essi, più facilmente che in tanti altri paesi assurgono a rappresentare la “tipicità”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa <em>favola</em> della presunta vigliaccheria italiana è stata appassionatamente coltivata allo scopo di farne una profezia che si auto-adempie, oltre che dalla sinistra da sempre avversa a tutto ciò che è nazionale, almeno fino a quando l&#8217;emergere del fenomeno leghista l&#8217;ha costretta a un ridicolo dietrofront, da chi ha ininterrottamente governato l&#8217;Italia dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991, e ha cercato di renderla quanto meno <em>caserma</em> e quanto più <em>sacrestia</em> possibile, e soprattutto da chi, alle spalle di questi ultimi, ha condizionato e continua a condizionare la nostra vita civile e il nostro costume da secoli, ed è mia opinione che se un giorno gli Italiani dovessero davvero presentare il conto alla Chiesa cattolica, i danni prodotti alla fibra morale del nostro popolo, non sarebbero la voce più piccola  e meno importante dell&#8217;elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo al naufragio della Costa Concordia. Se si esamina la tempistica dell&#8217;incidente, ci si accorge di qualcosa di molto strano. La nave sarebbe andata a urtare contro lo scoglio vicino all&#8217;Isola del Giglio e avrebbe iniziato a imbarcare acqua alle nove e mezza di sera. Cinque minuti dopo, alle 21 e 35 il comandante Schettino si mette in contatto con un funzionario della Costa Crociere. Tuttavia l&#8217;allarme viene dato oltre un&#8217;ora dopo, intorno alle 22.40. Cosa è stato fatto in quell&#8217;ora, non solo da parte del comandante Schettino, ma anche da parte della Costa Crociere dove <em>si sapeva</em> che una nave con quattromila persone a bordo era a rischio di affondamento?</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che Schettino non si è curato della vita dei passeggeri a lui affidati, ma si è preoccupato di portare con sé un computer (che gli è stato sequestrato al momento dell&#8217;arresto la mattina dopo) e uno <em>smartphone</em> (di cui si sono perse le tracce) e pare abbia tentato di manomettere una delle tre scatole nere di bordo. E&#8217; chiaro che ha avuto tutto il tempo di cancellare eventuali messaggi. E alla Costa, cosa facevano dalle 21.35 alle 22.40?</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che Schettino si è dato da fare per coprire delle responsabilità, ma quali? Non le sue, che non potevano essere nascoste. Ce ne sarebbe più che a sufficienza per imporre a qualsiasi GIP appena un po&#8217; sveglio di iscrivere Costa Crociere nel registro degli indagati, ma questo non è successo e non succederà, e il motivo è ovvio: la Costa Crociere non è altro che un&#8217;emanazione della Carnival, una società americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intenderci, la Carnival – Costa è una multinazionale delle crociere che usa personale di tutto il mondo, proveniente soprattutto dai Paesi più poveri, sottopagato e di sicuro insufficientemente addestrato soprattutto per le emergenze, potremmo dire – volendo – che è una sorta di equivalente turistico di quel Mc Donald&#8217;s che con la sua catena di <em>fast food </em>ha contribuito notevolmente a diffondere la diseducazione alimentare e l&#8217;epidemia di obesità che colpisce sempre di più anche da noi, soprattutto fra i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il naufragio – come minimo colposo – della Costa Concordia va ad aggiungersi all&#8217;elenco già considerevolmente lungo dei delitti commessi da cittadini statunitensi sul nostro suolo o – come l&#8217;uccisione di Nicola Calipari – a danno di cittadini italiani, e rimasti e destinati a rimanere per sempre impuniti. Vogliamo ricordarne qualcuno?</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” di Ustica: nonostante tutte le cortine di fumo e i depistaggi sollevati, si sa benissimo come sono andate le cose: il DC9 dell&#8217;Itavia fu abbattuto dal missile lanciato da un aereo da caccia americano che inseguiva un velivolo libico.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” del Cermis: i cavi della teleferica furono tranciati da un aereo da ricognizione statunitense tipo “prowler” i cui piloti, quattro <em>cow boys</em> ubriachi, si erano messi a fare pericolose evoluzioni a bassa quota. Le autorità americane si sono rifiutate di consegnare all&#8217;Italia i quattro assassini identificati con certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco tempo dopo la strage del Cermis, in un albergo di Roma scoppiò un incendio causato da due turiste americane che provocò la morte di quattro persone. Le due donne ubriache fradice avevano buttato dei mozziconi accesi in un cestino che avevano riempito di carta e dove avevano versato il contenuto di una bottiglia di whisky. Alla polizia italiana fu consentito di indagare (ossia mettere il sale sulla coda) solo dopo che l&#8217;ambasciata <em>yankee</em> di via Veneto ebbe provveduto a rimpatriare le due assassine in tutta fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;omicidio per errore del funzionario italiano in Irak Nicola Calipari, freddato a un posto di blocco da un <em>marine </em>dal grilletto facile. Anche in questo caso le autorità <em>yankee</em> si sono rifiutate di consegnare il responsabile a quelle italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso più vergognoso, più umiliante per chi ha il senso della giustizia e vorrebbe che questa nostra disgraziata Italia non fosse così bassamente asservita al dominatore d&#8217;oltreoceano, è stato con ogni probabilità il delitto di Perugia. Qui, durante una festicciola di <em>halloween</em> a base di sesso, alcool e forse meno naturali e più stupefacenti ingredienti, una studentessa inglese, Meredith Kercher è stata uccisa, forse per aver resistito a un tentativo di stupro, dai suoi “amichetti”, l&#8217;ivoriano Rudy Guede, l&#8217;italiano Raffaele Sollecito e l&#8217;americana Amanda Knox.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7982" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/civilta-americana1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Come era prevedibile, dopo che Amanda e Raffaele sono stati condannati in primo grado, in attesa del processo di appello, negli Stati Uniti si è scatenata un&#8217;enorme pressione mediatica, Amanda Knox è diventata un&#8217;eroina, una novella Giovanna D&#8217;Arco di cui si invocava la liberazione a tutti i costi. E&#8217; intervenuto persino il Segretario di Stato, l&#8217;ex first lady Hilary Clinton. A costei non deve essere parso vero di avere un&#8217;occasione di “mostrare i muscoli” a poco prezzo dopo il fallimento dell&#8217;intervento umanitario in favore di Haiti terremotata (il cervello, quello gli <em>yankee</em> non lo possono mostrare, perché per mostrare qualcosa bisogna averla). Un&#8217;ingerenza della politica nell&#8217;azione giudiziaria che non sarebbe stata tollerabile già all&#8217;interno di un singolo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla tracotanza americana, è prontamente corrisposto il servilismo italiano, il processo d&#8217;appello è stato una ridicola e umiliante farsa; le prove che avevano determinato la condanna in primo grado (prova chiave il reggiseno di Meredith su cui era stato identificato il DNA di Sollecito) sono comparse in aula irrimediabilmente deteriorate, e così un&#8217;altra assassina a stelle e strisce è stata rimessa in libertà con tutti gli onori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, io vorrei evidenziare che questo atteggiamento di arrogante supponenza che fa sì che gli Stati Uniti non tollerino che lo <em>yankee</em> responsabile delle azioni più infami possa essere chiamato a rispondere davanti a un tribunale estero non dipende da un&#8217;elevata considerazione dei propri cittadini: la “giustizia” americana è una delle più spietate del mondo, che in più di un caso è arrivata a condannare a morte minorenni. No, si tratta di un “principio” diverso, semplicemente i servi, quali ci considerano, non devono avere il diritto di giudicare i padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra faccia della medaglia della tracotanza americana è ovviamente l&#8217;assoluta mancanza di rispetto per la sovranità altrui. Non ho purtroppo sottomano il numero preciso degli “interventi” di tipo militare fatti senza dichiarazione di guerra nello spazio territoriale altrui dagli Stati Uniti dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi: dal Vietnam all&#8217;Afghanistan, da Grenada all&#8217;Irak, Cuba, Santo Domingo, Serbia, Cambogia, Libia, un po&#8217; dappertutto, seminando allegramente bombe e napalm, ma è un numero che certamente si scrive con tre cifre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non parliamo naturalmente di embarghi, sabotaggi, atti di pirateria informatica, quelli proprio non si contano, come l&#8217;ultimo recentissimo contro l&#8217;Iran. Il concetto di base che ispira la politica americana è che questo pianeta nella sua interezza non è altro che una periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli USA, l&#8217;abbiamo visto, i trattati internazionali sono pezzi di carta, a cominciare da quelli di estradizione, e se non tollerano che il peggior criminale a stelle e strisce compaia davanti a un tribunale straniero, non si sono a loro volta mai fatti scrupolo di sottoporre a processi (farsa, naturalmente) neppure capi di stato stranieri rei di svolgere una politica contraria ai loro interessi tutte le volte che sono riusciti a mettere loro le mani addosso: Karl Doenitz, Slobodan Milosevic, Saddam Hussein, per fare qualche nome; esemplare il caso di Slobodan Milosevic, il presidente serbo che gli assassini a stelle e strisce non hanno avuto il coraggio di portare nell&#8217;aula di un tribunale internazionale dove egli avrebbe avuto modo di denunciare la vilissima aggressione NATO contro il proprio Paese, e si è preferito avvelenare in carcere. Analogamente Muhammar Gheddafi è stato vittima di una “esecuzione preventiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può constatare non senza amara ironia che l&#8217;unico straniero che la “giustizia” americana ha rinunciato a perseguire in quanto capo di stato estero, è stato Joseph Ratzinger che in quanto presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant&#8217;Uffizio) ha insabbiato le numerose segnalazioni sui preti pedofili negli Stati Uniti e altrove, poiché mentre il procedimento era in corso, lo stesso è diventato papa Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Io personalmente ritengo che il totale, umiliante servilismo nei confronti del moloc americano da parte dell&#8217;Italietta democratica e antifascista nata dal tradimento dell&#8217;8 settembre 1943, sia una delle nostre maggiori vergogne nazionali. La cosa sarebbe forse meno umiliante se questo atteggiamento fosse limitato alla classe politica, che tutti indistintamente sappiamo composta di intrallazzatori e disonesti. Purtroppo le cose non stanno così.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa mi è capitato di ascoltare un&#8217;intervista televisiva a una certa signora presentatrice e conduttrice di <em>reality show</em> che molto appropriatamente risponde al nome di S. Ventura (cioè sfortuna, iella, disgrazia). Costei, con l&#8217;espressione gioiosa tipica di un personaggio mediatico che sta per dire una colossale stupidaggine, ha dichiarato di amare l&#8217;America e di aver insegnato ai suoi figli ad amarla. I miei genitori, persone di certo molto meno <em>trendy </em>(perché anche la nostra lingua si sta imbastardendo) della signora Sventura, mi hanno insegnato ad amare l&#8217;Italia, e io ho insegnato la stessa antiquata cosa ai miei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, non si tratta certo di un caso isolato: da tutto il sistema mediatico spande una nauseante americanofilia. Ricordo ad esempio un irritante piagnisteo da parte di una trasmissione televisiva altre volte seria, “Super Quark”, in un servizio sullo sbarco in Normandia, sui poveri giovanottoni <em>yankee</em> morti “per la nostra libertà”. Che lo sbarco in Normandia sia stata un&#8217;operazione mal preparata e mal condotta che senza l&#8217;enorme sproporzione delle forze in campo, si sarebbe risolta in un disastro per i nemici dell&#8217;Europa, questo è un fatto, ma i <em>nostri </em>caduti dove li mettiamo? Gli eroi di El Alamein o i ragazzi della RSI che nel 1944 sfondarono le linee angloamericane in Garfagnana (un successo che non fu possibile sfruttare per mancanza di riserve), e i civili, i bambini vittime del bombardamento di Gorla, gli infoibati dell&#8217;Istria e della Venezia Giulia; non sono degni che su di loro si versi neppure una lacrima?</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questo è ancora il minimo. Pensiamo al danno enorme rappresentato dall&#8217;americanizzazione, cioè dall&#8217;imbarbarimento della nostra cultura e del nostro stile di vita. A una civiltà più che bimillenaria si sta sostituendo una “cultura” rudimentale, infantile, fracassona e irrimediabilmente stupida.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che il titolo di questo articolo richiami il famoso pamphlet della non rimpianta Oriana Fallaci <em>La rabbia e l&#8217;orgoglio</em> scritto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre 2011, e della bella risposta datale da Franco Cardini: <em>La paura e la vergogna </em>che ne smontava le paturnie americanofile. E come dimenticare il bel saggio di Maurizio Blondet <em>Auto-attentato in USA</em>, un bellissimo esempio di autentico giornalismo investigativo che illustrava bene i molti indizi che fanno ritenere inverosimile l&#8217;attribuzione dell&#8217;attentato ai terroristi islamici e lasciano intravvedere invece lo zampino della CIA e del Mossad israeliano. Saggio che costò a Blondet il suo lavoro come giornalista de “L&#8217;avvenire”, a riprova del fatto che in democrazia si può propalare qualsiasi sciocchezza delirante, ma se si osa dire la verità, te la fanno pagare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo con disgusto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato, una grande manifestazione capeggiata a Roma dagli allora leader del centrodestra (e a quel tempo solidamente alleati) Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, dove le poche bandiere italiane sembravano quasi contaminate, infettate in mezzo al profluvio di stracci a stelle e strisce e stelle di David. Poco dopo, arrivò la dichiarazione dell&#8217;allora leader dell&#8217;opposizione di centrosinistra, Francesco Rutelli, a dire del quale i due non erano stati abbastanza pronti nel presentare agli Stati Uniti la solidarietà italiana. Centrodestra e centrosinistra competevano in un&#8217;umiliante gara di servilismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più ironica, però, è che questi ipervitaminizzati superuomini <em>yankee</em> che si credono i padroni del mondo, in realtà non sono padroni di un bel nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete presente la metafora biblica del possente toro condotto al pascolo da un fanciullo? In realtà non è un&#8217;impresa così difficile, perché la cartilagine nasale dei bovini è molto sensibile, e basta un anello infisso in essa, e una corda legata all&#8217;anello, e l&#8217;animale per non sentire dolore seguirà anche una lieve trazione. L&#8217;anello al naso del toro USA è la <em>lobby</em> ebraica americana; nessun politico <em>yankee</em> può sperare di fare carriera se non si dimostra uno zelante sostenitore dei suoi interessi, essa non ha solo un immenso potere economico, ma il controllo monopolistico dei <em>media</em>, a cominciare da Hollywood che ne è totalmente asservita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colosso americano è in realtà un burattino che il burattinaio circonciso può manovrare come vuole. Se ne accorse in maniera drammatica alcuni anni fa una ragazza americana, Rachel Corrie, che lavorava come cooperante in Palestina. In occasione di un&#8217;ennesima distruzione di un villaggio palestinese da parte dei corazzati israeliani, si mise davanti a un carro armato sperando di ostacolare lo scempio contro la popolazione inerme nell&#8217;illusione che la sua qualità di cittadina americana l&#8217;avrebbe protetta. Una raffica di mitragliatrice di un <em>Merkava </em>la tolse di mezzo. Ovviamente, il suo assassinio a freddo ebbe pochissima eco sui media internazionali e nessuna su quelli americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro il tracotante e decerebrato predominio americano, chiediamoci chi sono i veri padroni di questo pianeta.</p>
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		<title>I suoi capelli d’oro</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-suoi-capelli-doro.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-suoi-capelli-doro.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 19:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[bardo]]></category>
		<category><![CDATA[Dolano]]></category>

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		<description><![CDATA[Un racconto giallo vertente su un caso risolto dopo settanta anni tramite intuizioni sovrasensibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Da anni il Commissario Bruno Dolano veniva invitato alle cene che la vicina &#8211; una vedova pallida, raffinata e cortese che abitava l’appartamento sotto il suo &#8211; organizzava con regolarità.</p>
<p style="text-align: justify;">Gente interessante. Vite brillanti, pensava ogni volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era da tempo in pensione ma gli era sempre piaciuto raccontare le sue storie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne aveva viste così tante e gli altri non si stancavano mai di chiedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la cena, davanti a un brandy, nel salone così scuro, la Verità sul racconto che esponeva, sull’uomo o la donna che gli aveva dato vita in un tempo lontano  sembravano apparirgli per la prima volta con chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la verità dei fatti e dei conti della giustizia umana &#8211; cadaveri questi oramai da tempo come gli assassini e  i colpiti -  ma la Verità essenziale, quella eternamente vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo perché Lei avesse potuto mostrarsi, apparire sulla Terra, accadevano l’orrendo e l’innominabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Così credeva il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino parenti ed amici avevano partecipato al funerale della padrona di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Era morta nel sonno due giorni prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia, la sorella che viveva in Francia e che lui conosceva bene aveva insistito perché restasse con loro a cena.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fratello Alberto, il più giovane, alcuni cugini, gli amici più cari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle stanze l’ombra della morta si aggirava senza requie, come avrebbe fatto ancora per qualche giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfiorava soffitti e pareti.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccava gli oggetti e gli specchi, forse convinta che attraverso di loro avrebbe di nuovo potuto raggiungere la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi poteva sapere cosa avrebbe visto Luisa nel suo Bardo?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine si rimase tutti intorno al grande tavolo ellittico, che fu liberato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia stava mostrando un sottile libro nero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Pensa, l’ho terminato solo venerdì scorso, il giorno prima che mi telefonassero per Luisa. L’abbiamo fatto noi. Un sito dove crei il tuo libro. Mi ha aiutato Irène. Vero Irène?”</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario guardò la ragazza. Alta e magrissima, vestita di nero. Venticinque anni, forse meno. Occhiaie. Una dark. Nel profondo, qualcosa che nessuno saprà mai, le mangia il cuore. Odia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in uno sguardo, anche se non avrebbe mai svolto nessuna indagine, aveva compreso qualcosa ed era pronto a sapere altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Si alzò per andare alle spalle di Eugenia e guardare nel libro.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questo è il nonno, Mario. Guarda la grande motocicletta dietro di lui”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Qui siamo al Touquet. Dio come eravamo giovani. Ecco Irène nella culla, ha due mesi. Nel giardino”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Io e Luisa piccole davanti al cancello della casa. Alberto non era ancora nato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un libro di foto di famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto Eugenia ne chiudeva la copertina  dove si vedeva uno stemma con un rosso toro rampante.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine il Commissario rimase solo con lei e la figlia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tendeva ad andarsene sempre per ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Deformazione professionale: qualcosa avrebbe potuto sempre accadere, anche all’ultimo istante.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli  sarebbe poi  bastato salire le scale e avrebbe trovato subito i suoi libri, il suo luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiese se in qualche modo avrebbe potuto rendersi utile.</p>
<p style="text-align: justify;">Le questioni pratiche.</p>
<p>Eugenia scosse la testa.</p>
<p>“Bruno quanto le voleva bene Luisa. Venga, si sieda ancora un poco”.</p>
<p>Irène se ne era andata in una delle camere, senza salutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedettero. Lei teneva in grembo il libro.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Così.” &#8211; disse piano il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Così.” &#8211; rispose Eugenia.</p>
<p style="text-align: justify;"> Aveva aperto il libro.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Lei Bruno sapeva di Anna?”</p>
<p style="text-align: justify;"> Disse di no.</p>
<p style="text-align: justify;"> Gli mostrò allora una pagina del libro e lui la vide.</p>
<p style="text-align: justify;"> Una bambina di cinque o sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche dalla foto grigia e così rovinata la sua bellezza appariva sovrannaturale: lunghi capelli che cadevano in giri d’oro, una fronte luminosa, gli occhi due piccoli punti di stampa più chiara che sapevi essere stati laghi di colore celeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Una veste candida fermata da una cintura.</p>
<p style="text-align: justify;"> “La mia sorellina.”</p>
<p>“Un giorno è scomparsa. Mai più ritrovata. Sua madre morì di crepacuore dopo nemmeno un anno. Dicevano fossero spariti alcuni bambini in quegli anni, nei paesi lungo quella riva del Lago. Un maniaco, forse. Papà ci ha raccontato la storia, poi. Ninni, la chiamavano. Aveva una valigia con le sue cose e io e Luisa a volte l’aprivamo: vestiti, piccoli giochi, disegni. Dopo qualche anno lui si risposò e siamo nate io, Luisa ed Alberto.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sapevo.” &#8211; disse il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Più di settant’anni fa. Lei crede Bruno si potrebbe sapere qualcosa, dopo così  tanti anni di una storia come questa? Pensi che sfida affascinante per lei. Ricordo bene qualcuna delle sue indagini. Luisa me ne parlava spesso”.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Non fossi così stanco, Eugenia. La cosa più orrenda del Male è il suo ripetersi, sempre uguale, nei secoli dei secoli. Non che rimpianga qualcosa circa il mio lavoro ma forse non credo più nel suo senso. E’ in me, ma come un aculeo intellettuale, un gioco di enigmi di cui si compiace la mente e solo in parte il cuore, l’Anima. Non pensi ad Anna. Tutto è davvero impossibile e dopo tanto tempo saranno morti non solo l’assassino ma anche i suoi figli. Lasci ogni cosa in pace, nel silenzio.”</p>
<p style="text-align: justify;">Tacque e poi riprese:</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi piacerebbe avere quel libro, lei crede che&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma certamente Bruno, scriverò più tardi a mio marito e quando lo farò aggiungo il suo nome sul sito dove da domani potrà scaricarlo con questa password”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si alzò per scrivere qualcosa su un foglietto che diede al Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era già in piedi e si congedò:</p>
<p style="text-align: justify;">“Grazie Eugenia, buonanotte. Domani pomeriggio passerò a salutarla.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lei ci sarebbe stata, partiva solo il giorno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccando il primo gradino della scala lui sapeva già ogni passo che avrebbe compiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si coricò volentieri, pensando, e si addormentò.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mattino successivo, con il caffè caldo ancora davanti, scaricò il libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Stampò su un foglio la foto di Anna e la pose davanti a sé sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La guardò a lungo, poi si risolse e scrisse:</p>
<p style="text-align: justify;">“Anima mia, devo vederti. Dimmi se posso essere da te domani nel pomeriggio. En sof or. Io.”</p>
<p style="text-align: justify;">La donna rispose a sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Era sola, nessuno dei ragazzi, sì, poteva venire a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani prese il primo treno per Trieste dove arrivò all’ora di pranzo: il ristorante, poi lungo il Molo Audace, il mare, il vento che allontanava ogni peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Si incamminò verso casa di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse sei anni, dall’ultimo incontro, pensò il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’elevatore guardò il suo volto nello specchio: così vecchio, carico di peccati e di cose sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma mai per lei, Cristina.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando aprì la porta e lo fissò con quello sguardo carico di dolcezza e di vertigine lui provò come ogni volta il desiderio di inchinarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla tra di loro aveva mai parlato solo il linguaggio della carne, dell’amore che vibra senza consistere: una Luce, una presenza bagnava anche ora di Sé le pareti della stretta anticamera e ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei disse calma: “Anima mia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedettero. Il Commissario le chiese dei ragazzi, della loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">E di lei: andava tutto bene?</p>
<p style="text-align: justify;">La guardava: il viso chiaro e affilato, le mani dalle dita sottili e nervose oramai macchiate dagli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con quelle  e non con gli occhi,  pensava il Commissario, lei <em>vedeva</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno tanto lontano l’aveva conosciuta: un banale furto in appartamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva un marito e tre figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei iniziò a <em>vederlo</em>, nelle notti.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavano, insieme, sotto un albero, un mandorlo, in una Luce assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una voce le diceva parole che lei ripeteva.</p>
<p style="text-align: justify;">En sof or, nella Luce senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le’olam va’ed, per l’Eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Jadà, Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben Gilgul, il figlio del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tehom, l’abisso.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’altro mondo lei baciava la sua gola e gli occhi, il Commissario incideva con una lama lettere sul suo polso e poco sotto il cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Contavano gemme su pettorali a terra in attesa di essere indossati, nominavano le Sefiroth come stelle, venivano sfiorati da Angeli delle schiere più alte.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sarebbe per sempre rimasto un mistero per Cristina, donna di cultura modesta, salvo la consapevolezza di essere una sola cosa con lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui non la raggiunse cosciente, in quell’altrove, che poche e confuse volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto conosceva le sue notti, ciò che lui stesso agiva, ciò che lui stesso era, solo dai resoconti di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sapeva vedere?:  la loro unità essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristallo  attraverso il quale la Luce del Supremo riusciva ad apparirle era quello di Israele: <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a>, lettere e linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo Cristina diceva all’ebreo Bruno Dolano: io ti appartengo,  qui e sempre,  come ti sono appartenuta in mille altre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Così tutto trovava un senso profondo che non doveva produrre nulla: era sufficiente ricevere, contemplare, pronunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al meraviglioso basta mostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei non lasciò mai la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre che in quelle notti luminose, non si videro che qualche volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una veggente dal potere assoluto: un nome, una foto, un’allusione le rendevano possibile conoscere la storia, il destino, la cifra di un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario tentò diversi esperimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercava di capire, di dominare il potere di lei, di usarlo per il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno le chiese di pronunciare per sette volte &#8211; lui lo aveva immaginato al momento e divenne un dei loro metodi &#8211; un nome: Alexei Sultanov.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava di un giovane pianista russo che il Commissario amava e che era morto giovane dopo un ictus.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni, il lato sinistro paralizzato, aveva suonato con una sola mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei stette malissimo: un forte formicolio al braccio sinistro le durò per giorni, tanto che il marito dovette portarla in Ospedale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo aiutò nelle indagini due volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui riuscì a fare passare per colpo di fortuna, per intuizione bizzarra, ciò che gli aveva permesso di risolvere il caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza le sue visioni non sarebbe  mai riuscito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando <em>vedeva </em>Cristina provava freddo, si indeboliva, a volte sveniva.</p>
<p style="text-align: justify;">I giorni successivi non mangiava, accusava assenze e paure.</p>
<p style="text-align: justify;">Era pericoloso, soprattutto quando le visioni avvenivano durante il giorno, con i figli piccoli  in casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando lei si spostò in un’altra città continuarono una corrispondenza rara e accorata, mentre Cristina continuava a vederlo, nei mondi sottili, ogni notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Là nulla sarebbe mai cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ per qualcuno, vero?”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sì.” &#8211; rispose il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">“Giustizia, Luce sui dimenticati. E’ un momento giusto, ora. Sono tua. Non ho paura. No.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui aprì la busta che aveva lasciato sul tavolo e ne tolse la foto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anna. Sette volte il nome, sette volte. Un piccolo paese sul lago”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei &#8211; non aveva ancora guardato l’immagine &#8211; disse: “Non voglio che resti, prendi una camera o tornatene a casa. Io ti scriverò. Domani”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anima mia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prese una camera in una piccola pensione all’isolato successivo e l’indomani il treno per Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Passò il pomeriggio ai giardini di Villa Reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando,  guardando i calmi specchi d’acqua, i cigni che vi si muovevano lentamente come incantati.</p>
<p style="text-align: justify;">Attendeva, come chi attenda una telefonata che dall’Ospedale gli annunci la nascita di un figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">A sera, dopo cena, giunse sul suo computer la risposta di lei:</p>
<p style="text-align: justify;">“Una donna. Ha una stella sulla fronte, è rovesciata, non è come la nostra. Algol. Cerca Algol. Non è lei che l’ha uccisa ma ha governato tutto. Tante volte. Algol. La allatta con il sangue ma lei non è più una neonata. E’ orrendo. La costringe. Una grandissima stanza scura, c’è un rumore insopportabile, battono metalli contro metalli. L’aria è piena di dardi di fuoco. E’ l’Inferno? Un ragazzo guarda tutto questo, non lo sopporta. E’ la sua casa, lui abita lì. Stringe le mani sul collo di lei, gli occhi si gettano fuori, le cartilagini del collo che cedono. La lingua fuori dalla bocca, lui la bacia. C’è una scatola dentro un’altra scatola. Di ferro. Lei è là dentro e guarda il cielo. Di nuovo scintille di fuoco, tutte intorno a lei. Poi silenzio. L’acqua è fredda e sempre uguale giorno dopo giorno. Silenzio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindici minuti dopo il primo giunse un altro messaggio:</p>
<p style="text-align: justify;">“Quattro grandi lettere, che stanno sopra tutto: R O T A. Ora ho freddo e devo stendermi. Credo di dover vomitare. Spero basti. E’ difficile. Tua.”</p>
<p>Il Commissario iniziò subito a lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell’alba aveva tracciato il suo disegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrebbe dedicato quel giorno alla riflessione sulle sue note e il giorno successivo sarebbe partito.</p>
<p style="text-align: justify;">In missione, come una voltà, pensò.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva già inviato una richiesta di prenotazione ad un albergo in quel piccolo paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese di Anna. E di Eugenia, Luisa e Alberto.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprese le sue considerazioni. Algol era la stella fissa più nefasta del Cielo, stella di violenza e di morte. Il suo nome significava Satana.  Ogni dodici ore la sua luce aumentava e qualcuno sulla Terra uccideva. Nessuno recupererà mai l’ora di quell’assassinio ma avvenne nell’ora di Algol. Cristina aveva visto la Stella presiedere l’uccisione della bambina. Era difficile distinguere nelle visioni tra momenti simbolici e visioni della realtà come questa era accaduta, semplicemente per il fatto che per lei, la veggente, non esisteva alcuna differenza. La grande stanza scura piena di dardi di fuoco era una visione metafisica? Rappresentava il paesaggio interiore dell’uccisore? Un ragazzo. La parola Rota. Molte altre volte Cristina aveva visto lettere e parole di lingue antiche e perdute muoversi nel cielo, scriversi sul proprio corpo o sulla fronte degli uomini nelle sue visioni. Forse la parola muoveva alta, lenta e perfetta nel cielo così come è del destino di tutto, tempo, vittime, assassini, Universo. <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Simbolo</a> del Cerchio dell’Uno, che tutto include.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivò alla pensione era sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Disfece la sua piccola valigia considerandone l’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordine e semplicità erano importanti, lo avrebbero aiutato.</p>
<p style="text-align: justify;">Cenò in una trattoria dove si trattenne a lungo, lavorando sul portatile per un po’ di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino ottenne dalla municipalità, compilando una semplice richiesta, il certificato di nascita e morte di Anna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco i due giorni, la luce e il buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno di sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Identificò la casa della  famiglia dalle indicazioni e dalle immagini del libro di Eugenia, che aveva con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande casa era stata divisa in alcuni appartamenti, forse negli anni settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Percorse la costa del lago lungo il paese, si spinse sino alle località vicine.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una magnifica giornata di Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Respirava, cercava l’attimo dell’intuizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tramonto, stanco, tornò vicino alla casa della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vide un grande spazio aperto poco distante e vi entrò.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un centro commerciale, di quelli che oramai fanno dappertutto, anche nei paesi più piccoli: una larga via centrale con tavolini all’aperto, ai lati porticati con locali e negozi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli edifici in mattoni erano vecchi, forse dei primi del novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano restaurati con un gusto che il Commissario apprezzò.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sedette ad un tavolo ed ordinò un calice di vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensava a come avrebbe proceduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardò l’edificio davanti a lui, alte e strette finestre che ora servivano due piani e un tempo un’officina o un magazzino.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena alzò gli occhi vide in alto, enorme, nera sui mattoni rovinati, mantenuta dai restauratori, la scritta: “M. ROTA &amp; figli.”</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il velo alzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antro scuro, i dardi di fuoco di Cristina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo l’aveva uccisa nell’officina. Un giorno di festa, forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui vi andava spesso e ciò che vi accadeva  &#8211; i forti rumori, le scintille di fuoco, i fiumi d’oro dei metalli in fusione  &#8211; ne accendeva la nascente follia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo, il corpo di lei in una scatola di ferro  nera, di quelle  per le barre metalliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudila, saldane gli angoli, lo sa fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta una carriola su ruote, la sera buia e le rive frastagliate del lago.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia cadere, lascia tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino successivo trovò nella Biblioteca comunale alcuni dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonderia e Fabbri “M. Rota &amp; figli”, una delle grandi aziende storiche del paese, fondata nel 1876 dal capostipite Michele, guidata poi dal figlio di lui, dal 1930 dai figli Giovanni e Mario. Nel 1975 la fonderia chiuse l’attività e i grandi edifici del complesso rimasero così per decenni. Vennero poi acquistati dal Comune e ristrutturati alle fine degli anni ottanta. Su un libro, la foto di un gruppo di uomini davanti all’edificio principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla bibliotecaria, una signora cortese e in età, chiese della famiglia Rota.</p>
<p style="text-align: justify;">Possedeva mezzo paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario, l’ultimo a mandare avanti l’azienda, era morto da diversi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’immobiliare, i suoi figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorella, non so quanti figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni, l’altro fratello non c’era mai stato molto con la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Una debolezza di nervi. Ricorrente, nella famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai lavorato nella fonderia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, lo seppe immediatamente, aveva ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo conoscevano tutti: quasi novantenne viveva nella Casa di Riposo del paese, la S. Giuseppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario chiese dove si trovava.</p>
<p style="text-align: justify;">Salita Cappelletta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui avrebbe atteso l’indomani.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni eventi potevano accadere solo nella luce del mattino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’erano orari di visita fissati e vide molti parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All’infermiera disse se poteva salutare Giovanni Rota.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era Bruno Dolano, un amico del fratello. Doveva lasciare un documento?</p>
<p style="text-align: justify;">Lei rispose che non era necessario e lo guidò.</p>
<p style="text-align: justify;">Il reparto azzurro, sul retro dell’edificio, la vetrata del soggiorno dava su un giardino chiuso da un basso muro di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indicò l’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stava, solo e come acceso dal sole, sulla sedia a ruote accanto a un tavolino rotondo, il viso torto sulla spalla destra, una coperta sulle gambe.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui si avvicinò e si sedette.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sua destra in modo che lui avesse potuto vederlo senza muovere la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo guardò, gli occhi  dall’iride opaco erano ancora vivi, inquieti, una grande massa di capelli bianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul volto, chiarissimi, i tratti dell’antica follia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il labbro inferiore gli tremava leggermente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrava che una mano invisibile gli premesse il viso contro la spalla, da un lato.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispose al suo saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Venti minuti al pranzo” &#8211; disse una voce di donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario aprì allora la sua cartella e ne tolse la foto della bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">La tenne tra le mani e la mostrò all’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Disse due volte: “Anna.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui serrò gli occhi, come  se qualcosa lo avesse abbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Li tenne chiusi a lungo, poi iniziò a biascicare debolmente una frase.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli accenti cambiavano ogni volta, sulle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario non riusciva a comprenderla.</p>
<p style="text-align: justify;">Accostò l’orecchio, vicinissimo alla guancia di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora udì: “I suoi capelli d’oro, i suoi capelli d’oro, i suoi capelli d’oro…”</p>
<p style="text-align: justify;">Dichiarava così &#8211; ancora adorando la bambina &#8211; il Male per ciò che era, qualcosa che non era al suo posto e che la Luce più alta avrebbe un giorno redento.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimise la foto nella cartella  e se  ne andò.</p>
<p style="text-align: justify;">La Verità. Settant’anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia avrebbe scritto prima o poi ma lui non le avrebbe detto nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Così giusto nel segreto dissolvere il nero, riguadagnare quel luogo alla luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo per questo lontano nello spazio e nel tempo qualcosa, forse il destino dei nuovi nati, un gesto, un agire dell’Anima, sarebbe avanzato nel chiarore con più forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse Irène,  nel cui cuore bruciava qualcosa del destino di Anna, avrebbe trovato un poco di pace.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani pomeriggio fu di nuovo a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Attese l’ora più scura e calma della sera per scrivere  a Cristina: “E’stato fatto. Luce sui dimenticati. Le’olam va’ed”.</p>
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		<title>Il vampirismo alla luce delle teorie di Jacques Vallée</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tentativo di spiegazione di un clamoroso episodio di vampirismo avvenuto in Transilvania nel 1816 secondo le teorie di Jacques Vallée.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">In questo articolo cercheremo di dare una spiegazione a un clamoroso e inspiegabile caso di vampirismo avvenuto in Transilvania nel 1816 utilizzando alcune teorie dell’ufologo franco-americano Jacques Vallée, ovvero l’esistenza della dimensione di Magonia, la capacità degli abitanti di Magonia di manipolare gli esseri umani, la teoria dell’”effetto termostato” e le modalità con le quali gli abitanti dell’universo parallelo di Magonia metterebbero in atto tale “effetto termostato”. Ci serviremo del seguente schema concettuale: in primo luogo esporremo in maniera dettagliata tale caso di vampirismo; in secondo luogo esporremo in maniera sintetica le teorie di Jacques Vallée, che utilizzeremo per spiegare il caso, e infine tenteremo di dimostrare che servendoci di queste teorie di Vallée è possibile dare una spiegazione sia a questo caso particolare sia alla convinzione dell’esistenza dei vampiri, convinzione che durò per molto tempo tra le popolazioni di molte nazioni europee. Per prima cosa esporremo un caso clamoroso di vampirismo avvenuto in Romania e più precisamente in Transilvania.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scelto questo caso di vampirismo poiché ci sembra che difficilmente possa essere considerato solo una leggenda oppure solamente frutto della fantasia di qualche persona in vena di scherzi o soggetta ad allucinazioni.<br />
Tale apparizione di un vampiro è avvenuta nel 1816 in Romania e precisamente in un villaggio situato nei pressi di Cluj. Ciò che caratterizza questa storia di vampirismo è il fatto che dell’apparizione e delle vicende riguardanti il vampiro esiste addirittura un resoconto scritto redatto da un nobile che risiedeva in un castello situato nei pressi di Cluj. Tale resoconto è particolarmente attendibile perché è stato redatto circa un mese dopo la fine degli eventi, per cui si può escludere che si tratti di una leggenda nata dall’alterazione di fatti storici avvenuti molto tempo prima. Il documento è stato ritrovato per puro caso nella biblioteca del nobile, nascosto nelle pagine di un libro. Come vedremo, questa storia è molto diversa dalla maggior parte delle altre giacché cominciò in un’osteria di tale villaggio nei pressi di Cluj e si svolse davanti a molti testimoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-vampiro/10208" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9293" style="margin: 10px;" title="il-vampiro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-vampiro-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Era da alcune ore scesa la sera e come accadeva sempre nell’osteria del villaggio si era recato un buon numero di persone. Sembrava una serata come tutte le altre e gli avventori del locale erano intenti a svolgere le loro solite attività quando all’improvviso entrò quello che sembrò a tutti un personaggio molto sinistro, tanto è vero che immediatamente gli avventori smisero le loro attività e concentrarono l&#8217;attenzione sul misterioso personaggio. (uno degli avventori faceva parte della servitù del nobile). Scese un silenzio assoluto nell’osteria e tale silenzio si tramutò in vero e proprio terrore collettivo quando il sinistro personaggio disse di essere un vampiro e per dimostrare che non stava scherzando mostrò i suoi canini aguzzi avvicinandosi a vari avventori con la bocca aperta. Ma il peggio doveva ancora arrivare per uno degli avventori, che seduto a un tavolo stava bevendo insieme ad amici un bicchiere di vino. Il vampiro gli si avvicinò ma anziché limitarsi a mostrargli i denti lo morse sul collo. La ferita non era molto profonda e non destava preoccupazione. Tuttavia il vampiro gli disse che sarebbe morto entro pochi giorni e dopo aver pronunciato questa minaccia uscì lentamente dall’osteria dove secondo il resoconto scritto del nobile si era trattenuto per circa un quarto d’ora. Appena uscito il vampiro tutti si resero conto che non era stata un’allucinazione collettiva perché il povero avventore che era stato morso presentava sul collo le due ferite causate dal terrificante essere. Il nobile scrive nel suo resoconto che la persona che era stata morsa dal vampiro morì una settimana dopo in maniera misteriosa ed inquietante. Gli abitanti del villaggio decisero di bruciare il corpo dell&#8217;uomo ucciso dal vampiro al fine di evitare che diventasse anche lui un vampiro. Qui finisce la prima parte della storia: ma dobbiamo ora spiegare perché il nobile decise di mettere per iscritto tale episodio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo detto in precedenza uno degli avventori dell’osteria faceva parte della servitù del nobile e in quanto tale viveva al castello. Non appena tornò al castello raccontò questa storia incredibile al suo padrone, che la considerò priva di fondamento e si arrabbiò col servo, accusandolo di essersi ubriacato o di volerlo prendere in giro. Il servo raccontò al padrone che molte altre persone avevano visto il vampiro e che uno di essi portava addirittura sul collo i segni dell’incontro con il vampiro. Il giorno dopo il nobile mandò a chiamare alcuni degli avventori dell’osteria e rimase colpito dal fatto che tutti confermarono la versione data dal suo servo, ed egli stesso poté notare i segni dei denti del vampiro. A questo punto il nobile cominciò a credere alla storia di vampirismo e ordinò alla persona che era stata morsa dal vampiro di restare al castello. Nel suo dettagliato resoconto il nobile riferiva che tale persona, senza nessun motivo spiegabile razionalmente, si indebolì giorno dopo giorno, tanto che il giorno prima di morire non riusciva nemmeno ad alzarsi per pochi istanti dal letto. Oltretutto il nobile aveva ordinato a due suoi soldati di restare a guardia della porta che conduceva alla stanza dell&#8217;infermo per evitare che l’essere mostruoso potesse venirne nuovamente a contatto.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte in cui l’uomo vampirizzato morì, quindi, davanti alla porta della sua stanza c’erano i soldati che impedivano a chiunque di entrare; nella stanza vi era un’ampia finestra in parte aperta e non sorvegliata, poiché la stanza si trovava nella parte alta del castello e quindi nessuno sarebbe potuto entrare. All’improvviso i soldati udirono deboli grida emesse dall’uomo che stava per morire: l’uomo pronunciò solo questa frase: “Il vampiro è venuto a prendermi”. Subito dopo aver sentito queste parole i soldati entrarono nella stanza e trovarono l’uomo in agonia, tanto che morì pochi minuti dopo senza riuscire a rispondere alle domande delle guardie, che non poterono fare altro che riferire al nobile della morte inquietante dell’uomo. Il nobile trovò la finestra della stanza completamente aperta e chiese ai soldati perché fosse spalancata nonostante egli avesse dato l’ordine di tenerla accostata. I soldati negarono di averla aperta, e anche il servo che assisteva il moribondo confermò che quando egli era entrato nella stanza qualche ora prima la finestra era solo parzialmente aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nobile insieme agli abitanti del villaggio decisero di bruciare il cadavere per evitare che diventasse un vampiro dopo la morte. Dopo circa un mese, durante il quale non vi furono altre apparizioni del vampiro né morti sospette, il nobile mise per iscritto la storia. Com’era apparso dal nulla così il vampiro scomparve definitivamente nel nulla, quasi fosse venuto da un’altra dimensione (la dimensione di Magonia).</p>
<p style="text-align: justify;">Il nobile decise di indagare su eventuali casi di vampirismo avvenuti nel passato a Cluj e nei paesi situati nelle vicinanze. Le ricerche si rivelarono infruttuose, tuttavia il nobile mise in evidenza nel suo resoconto scritto che circa una quarantina di anni prima del 1816 (anno nel quale avvenne il caso di vampirismo in discorso) nella città di Cluj era avvenuto un fatto misterioso che non poteva essere spiegato razionalmente, sebbene non fosse facile stabilire se si trattasse di un caso di vampirismo o dell’apparizione di un fantasma. Il nobile chiude il suo resoconto raccontando dettagliatamente anche questo fatto misterioso, che esporremo qui molto sinteticamente limitandoci però ad applicare le teorie di Vallée solo al caso del 1816.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nobile scrive riferisce il racconto di tre anziani abitanti di Cluj secondo cui circa 35-40 anni prima mentre stavano ritornando alle loro case a notte inoltrata avevano incontrato sulla strada un essere misterioso apparso dal nulla: la creatura della notte andò loro incontro e disse di essere un vampiro venuto a Cluj per far saper che entro poco tempo si sarebbero verificati nella città fatti spaventosi in quanto su tale città esisteva una maledizione lanciata dal vampiro stesso alcuni anni prima. Dopo qualche mese una giovane donna che viveva da sola in una casa alla periferia di Cluj si mise a letto e nel giro di una settimana perse completamente le sue energie come se qualcuno le succhiasse l’energia vitale giorno dopo giorno, tanto che un paio di giorni prima della sua morte sostenne che un vampiro era entrato più volte nella sua casa mordendola sul collo. A quel tempo le persone che la conoscevano non le credettero perché sul collo della donna non furono trovati segni di sorta. Come abbiamo messo in evidenza nel libro <em>I miti della società contemporanea</em> nell’epoca d’oro del vampirismo esisteva la convinzione che i vampiri lasciassero sempre i segni dei loro denti sul collo delle vittime, per cui non deve sorprendere che la donna venne considerata pazza dagli abitanti di Cluj.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia una settimana dopo la morte della donna un uomo raccontò che una notte il fantasma della donna era entrato nella sua stanza ed aveva avuto rapporti sessuali con lui annunciandogli che tali rapporti gli sarebbero costati la vita entro un mese poiché sulla donna esisteva la maledizione (contagiosa) di un vampiro. Una settimana dopo tale misterioso evento un altro uomo che abitava a Cluj sostenne che il fantasma di tale donna era apparso nella sua stanza da letto durante la notte e gli aveva proposto di avere rapporti sessuali con lei. L’uomo accettò la proposta della donna pur sapendo che ella era già apparsa una settimana prima all’altro abitante di Cluj. Prima di sparire la donna ripeté anche a questo secondo uomo che i rapporti sessuali che aveva avuto con lei gli sarebbero costati la vita entro un mese poiché ella gli aveva trasmesso la stessa maledizione del vampiro che l’aveva condotta alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Effettivamente dopo circa un mese i due uomini a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro furono costretti a mettersi a letto e divennero sempre più deboli come se un essere soprannaturale (vampiro o fantasma che fosse) avesse succhiato loro l’energia vitale. In pochi giorni morirono, ma anche in questo caso sul loro collo non furono trovati i segni che avrebbero dovuto lasciare i denti del vampiro o della vampira; entrambi gli uomini però riferirono nel corso della loro breve e misteriosa malattia che in più di un’occasione durante la notte erano apparsi loro contemporaneamente il vampiro e la donna morta e avevano ricordato la maledizione che li avrebbe uccisi. Così termina il resoconto scritto del nobile.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso questo caso situato a metà strada tra le storie dei vampiri e le storie dei fantasmi sembrerebbe dare ragione a John Keel. Come abbiamo già scritto nell&#8217;articolo <em>Alcune riflessioni sulla teoria del superspettro di John Keel</em> l’ufologo americano sostiene che tutti i fatti misteriosi, anche quelli che sembrano non aver nessun legame fra loro, sono creati dall’energia di un’entità che Keel definisce “Superspettro”, perché situata in una zona dello spettro elettromagnetico non percepibile dagli organi di senso degli esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece il caso di vampirismo avvenuto nel 1816 si potrebbe spiegare utilizzando alcune teorie di Jacques Vallée che ora esporremo in maniera sintetica per poi applicarle a tale caso di vampirismo e più in generale alla credenza dell’esistenza dei vampiri.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima teoria di Jacques Vallée che prenderemo in considerazione è quella circa l’esistenza di un universo parallelo al nostro, definito da Vallée “La dimensione di Magonia” ( nel folklore medievale Magonia era il mondo abitato da fate, gnomi, elfi e folletti i quali in determinate circostanze favorevoli potevano entrare nel nostro mondo ed in alcuni casi potevano anche rapire gli esseri umani per portarli nel mondo di Magonia). Secondo l’ufologo franco-americano gli abitanti della dimensione di Magonia (un universo parallelo al nostro) sarebbero in grado di interferire con le vicende del genere umano in vari modi: tali interferenze sarebbero finalizzate a manipolare la visione del mondo ed il comportamento degli esseri umani allo scopo di condizionare le loro credenze e i loro comportamenti senza che essi si rendano conto di subire sin dalla notte dei tempi l’influenza degli abitanti di Magonia. Come abbiamo scritto nell&#8217;articolo <em>Ipotesi sull’origine degli UFO</em> Vallée insieme a Keel deve essere considerato il fondatore della “New ufology”, che si basa sul presupposto che dietro la fenomenologia ufologica non si nascondano gli extraterrestri ma entità parafisiche provenienti da un universo parallelo, i quali fingerebbero di essere degli alieni per manipolare le credenze degli esseri umani (ipotesi parafisica dell’origine degli UFO).</p>
<p style="text-align: justify;">Vallée è convinto che gli abitanti della dimensione di Magonia interferiscano con le vicende degli esseri umani fin dagli inizi della storia assumendo di volta in volta le sembianze di esseri quali fate, gnomi, elfi, folletti, creature soprannaturali di vario tipo, alieni. Secondo l’ufologo franco-americano nel corso della storia del genere umano gli abitanti di Magonia si sono mascherati in maniera molto diversa dimostrando così di avere capacità camaleontiche e scegliendo sempre il travestimento più credibile nelle varie epoche storiche. Per fare due esempi molto significativi nel corso dell’età medievale essi avrebbero assunto la forma di fate, gnomi ed elfi perché in quel determinato periodo storico quasi tutti credevano nell’esistenza del “piccolo popolo” mentre oggi gli stessi abitanti di Magonia avrebbero scelto di travestirsi da alieni (dando così origine al fenomeno UFO) perché oggi noi ci troviamo nell’era spaziale nella quale moltissime persone credono nell’esistenza degli alieni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-credenti-degli-ufo/9293" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9291" style="margin: 10px;" title="i-credenti-degli-ufo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-credenti-degli-ufo.jpg" alt="" width="168" height="240" /></a>Come abbiamo scritto nei libri <a title="I credenti degli UFO" href="http://www.libriefilm.com/i-credenti-degli-ufo/9293" target="_blank"><em>I credenti degli UFO</em></a> e <em>Riflessioni sociologiche sul mistero degli UFO</em> Vallée e Keel sono gli autori dei libri che hanno dato il via all’esplosione e alla diffusione, prima negli Stati Uniti e poi in molte altre nazioni della “Nuova ufologia” (John Keel è l’autore di <em>UFO operazione cavallo di Troia</em> mentre Jacques Vallée è autore di <em>Passaporto per Magonia</em>: tali libri devono essere considerati i testi base della nuova ufologia che nacque nel 1969 negli Stati Uniti).</p>
<p style="text-align: justify;">Jacques Vallée è convinto che gli abitanti di Magonia assumano sembianze diverse nel corso dei secoli al fine di creare nel mondo degli esseri umani delle credenze, un clima socio-culturale (<em>Stimmung</em>), politico, religioso funzionale ai loro interessi e al loro scopo principale ovvero creare una visione del mondo (<em>Weltanschauung</em>) che permetta loro di manipolare le credenze e il comportamento degli esseri umani. Come abbiamo scritto nel libro <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em> gli esseri umani agiscono tenendo conto non tanto della realtà dei fatti ma della interpretazione che essi danno dei fatti, interpretazione che spesso non coincide con la realtà effettiva ma anzi tende a deformarla. Sempre in tale libro abbiamo sostenuto che in tutte le epoche storiche, compresa la nostra, quello che condiziona il comportamento degli uomini non sono tanto gli eventi storici e sociali ma la percezione collettiva di tali eventi. In sintesi, per manipolare gli esseri umani non è necessario modificare gli eventi storici ma è sufficiente modificare la percezione collettiva degli stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle leggi fondamentali della sociologia è la legge definita del “<em>Come se</em>” (tale legge afferma che non importa che un evento sia reale per condizionare il comportamento degli esseri umani ma è sufficiente che gli esseri umani credano lo credano tale per condizionare il comportamento collettivo). Nei nostri libri intitolati <em>I credenti degli UFO</em> e <em>Riflessioni sociologiche sul mistero degli UFO</em> abbiamo evidenziato che la teoria parafisica dell’origine degli UFO fondata da John Keel e Jacques Vallée ha un senso solamente se si parte dal presupposto che le entità parafisiche tengano conto ed utilizzino proprio la legge sociologica del “<em>Come se</em>” per manipolare il comportamento degli esseri umani, dal momento che tale legge sociologica è valida non solo nel mondo contemporaneo ma in tutte le epoche storiche a partire da quelle più antiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-new-age-le-principali-dottrine-e-le-differenze-con-la-religione-cattolica/6043" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9292" style="margin: 10px;" title="il-new-age" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-new-age.jpg" alt="" width="200" height="265" /></a>Tornando alle teorie di Jacques Vallée, riveste grandissima importanza la teoria dell’“effetto termostato” elaborata dall’ufologo franco-americano. Gli abitanti di Magonia creerebbero in tutte le epoche un clima socio-culturale favorevole al raggiungimento dei loro scopi e farebbero di tutto per mantenere inalterato tale clima. Di conseguenza il loro comportamento sarebbe paragonabile all’azione di un termostato, che una volta raggiunta in una casa la temperatura desiderata dal padrone fa sì che essa non subisca alcuna variazione, non diventando troppo fredda o troppo calda. Secondo Jacques Vallée gli abitanti di Magonia utilizzerebbero tre strategie per creare e mantenere costante il clima socio-culturale, dando così luogo all’“effetto termostato”: spaventare gli esseri umani assumendo le sembianze di creature e terrificanti e creando situazioni spaventose (ad esempio casi di vampirismo e licantropismo), dare luogo a situazioni ed eventi attraenti e piacevoli creando creature attraenti ed affascinanti (ad esempio le fate) e assumere comportamenti che creano confusione negli umani (ad esempio comportamenti contraddittori o privi di senso).</p>
<p style="text-align: justify;">Prenderemo spunto dalle teorie di Vallée per rispondere ai seguenti due interrogativi: come mai per lungo tempo in numerose nazioni europee e anche non europee moltissimi individui hanno creduto all’esistenza dei vampiri a tal punto da vivere nel terrore ogni volta che tramontava il sole? Come mai nella società contemporanea nessuno crede più all’esistenza dei vampiri?</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alla prima domanda, accettando le teorie di Vallée si potrebbe rispondere che il fatto che tante persone in passato abbiano creduto al vampirismo sia dovuto al fatto che gli abitanti di Magonia volevano che gli esseri umani credessero all’esistenza dei vampiri perché tale credenza era funzionale al raggiungimento del loro scopo, ovvero condizionarne il comportamento manipolando la loro <em>Weltanschauung</em> (visione del mondo), la <em>Stimmung</em> e la <em>Bildung</em> dominanti nelle varie epoche storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere invece alla seconda domanda si potrebbe dire che gli uomini hanno smesso di credere all’esistenza dei vampiri perché gli abitanti dell’universo parallelo di Magonia sarebbero giunti alla conclusione che ciò non fosse più compatibile con il raggiungimento dei loro scopi. A questo punto tuttavia bisogna chiedersi in che modo, secondo Vallée, gli abitanti di Magonia avrebbero in un primo momento fatto sì che gli uomini credessero all’esistenza dei vampiri e in un secondo momento avrebbero convinto gli uomini che i vampiri non esistano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Vallée gli abitanti di Magonia convinsero gli uomini dell’esistenza dei vampiri assumendo le sembianze di vampiri e penetrando nel nostro universo attraverso le finestre che mettevano in contatto due dimensioni parallele, la nostra e la loro; nel nostro universo, poi, essi aggredivano gli esseri umani. Quando gli abitanti di Magonia decisero che gli uomini non dovevano più credere ai vampiri smisero di assumerne le sembianze, e col passare del tempo nessuno credette più ai vampiri. Noi riteniamo plausibile questa spiegazione data da Vallée, però non ci sentiamo di escludere la possibilità, non considerata da Vallée, che gli abitanti di Magonia possano aver creato i vampiri utilizzando una forma di energia in loro possesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il caso di vampirismo avvenuto nel 1816 in Romania, siamo stati colpiti da due elementi del resoconto redatto dal nobile. Il vampiro entrato nell’osteria sembrava interessato a dimostrare agli avventori che egli era un vampiro. Perché tanta teatralità? Se ipotizziamo che tale vampiro fosse un abitante di Magonia o un essere creato dall’energia degli abitanti di Magonia è facile rispondere: il vampiro avrebbe agito così perché in quel periodo storico gli abitanti di Magonia volevano convincere gli esseri umani dell&#8217;esistenza dei vampiri. In secondo luogo questo caso di vampirismo non può essere spiegato sostenendo che il vampiro non era reale ma un&#8217;allucinazione degli avventori. Contro l’ipotesi dell’allucinazione è possibile citare almeno tre argomentazioni contrarie: in primo luogo il vampiro è stato visto da numerosi avventori; in secondo luogo i segni del morso del vampiro presenti sul collo dell’uomo attaccato furono visti da tutti i presenti e anche dal nobile autore del resoconto; in terzo luogo se si fosse trattato di un’allucinazione l’uomo attaccato dal vampiro non sarebbe morto in maniera misteriosa in poco tempo, proprio come gli aveva predetto il vampiro.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
G. Pellegrino, <em>I miti della società contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2004<br />
G. Pellegrino, <em>Alcune riflessioni sulla teoria del superspettro di John Keel</em>, nexusedizioni.it<br />
G. Pellegrino, <em>Ipotesi sull’origine degli UFO</em>, centrostudilaruna.it<br />
G. Pellegrino, <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2003<br />
G. Pellegrino, <a title="I credenti degli UFO" href="http://www.libriefilm.com/i-credenti-degli-ufo/9293" target="_blank"><em>I credenti degli UFO</em></a>, Edisud, Salerno, 2002<br />
G. Pellegrino, <em>Riflessioni sociologiche sul mistero degli UFO</em>, Progetto Immagine, Torino, 2007</p>
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		<title>Lo spazio magico del labirinto</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 13:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prolusione all'apertura annuale dell'Orto Botanico Locatelli a Mestre (Parco della Bissuola), in collaborazione con l'Associazione Eco-Filosofica (già Associazione Filosofica Trevigiana), Maggio 2005.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright  wp-image-9273" style="margin: 10px;" title="scale-di-escher" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scale-di-escher-300x281.jpg" alt="" width="240" height="225" />Dai giardini pensili di Babilonia agli <em>horti</em> romani ai boschi sacri dei Druidi, fin dai tempi più antichi l&#8217;uomo ha pensato l&#8217;architettura dei giardini intesi come un vero e proprio &#8220;spazio magico&#8221;. Oggi noi moderni solo a fatica possiamo intuire, in parte, il suo significato profondo: per noi uno spazio, vegetale o architettonico, è &#8220;magico&#8221; quando produce nel nostro animo sensazioni arcane di mistero, quando tocca certe corde dimenticate del nostro senso estetico o vagamente religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli antichi, così come per le culture tradizionali, uno spazio è &#8220;magico&#8221; nel senso pieno e letterale del termine, quando viene concepito e realizzato per fungere, in base a precise caratteristiche strutturali e funzionali, quale luogo d&#8217;incontro tra l&#8217;umano e il divino. È quindi sinonimo di spazio &#8220;sacro&#8221; (da <em>sacer</em> che significa consacrato a una divinità, ma anche offerto come vittima e perciò maledetto, esecrando, abominevole, infame, ed ha, quindi, una doppia valenza), di luogo della ierofania: la rivelazione del divino. Con questa sfumatura di differenza. Che il &#8220;magico&#8221; implica una operazione teurgica, una consapevole operazione per catturare e imbrigliare un potere supernaturale ad opera di un sapere esoterico e tradizionale considerato, anch&#8217;esso, di origine superiore all&#8217;umana, e del quale il sacerdote-mago è in fondo un depositario temporaneo e condizionato, non un padrone assoluto (con l&#8217;unica, vistosa eccezione della magia nera).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-giardino-come-spazio-interiore/3843" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9275" style="margin: 10px;" title="il-giardino-come-spazio-interiore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-giardino-come-spazio-interiore.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>Se questo è vero; se lo spazio magico-sacrale del giardino nasce come tentativo per propiziare il ristabilimento di un &#8220;ponte&#8221; fra il piano terrestre e il piano astrale-divino (si ricordi che &#8220;pontefice&#8221; viene appunto da <em>pontifex</em>: colui che getta un ponte), il tutto nella prospettiva olistica di un cosmo vivo in cui nulla è inerte, nulla è sepratao e trascurabile: ecco allorache nel Labirinto, figura architettonica magico-sacrale per eccellenza, culmina e trionfa il progetto esoterico di un rinnovato sposalizio tra le forze umane e superumane, celesti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando noi percorriamo i viali armoniosi e ordinati di un giardino costruito secondo i dettami di questa sapienza antichissima, ne ritraiamo una indimenticabile sensazione di pace, di serenità, di equilibrio, e al tempo stesso avvertiamo una indefinibile atmosfera di sospensione e di attesa che, nel caso del labirinto vegetale, evoca talvolta la dimensione del numinoso, ma anche, al limite, del pauroso e del <em>tremendum</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-labirinto-dei-medici/9644" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9270" style="margin: 10px;" title="il-labirinto-dei-medici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-labirinto-dei-medici.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il fatto è che esiste una geometria sacra che è fatta di matematica esoterica, di proporzioni perfette e misteriose: la sezione aurea, i numeri di Fibonacci. Una matematica che è già presente nella natura stessa (la sequenza di Fibonacci, ad esempio, è sempre presente nella spirale di nuove foglie che sbocciano lungo il fusto di una determinata pianta) e che il giardino-labirinto evoca e riproduce con puntigliosa precisione. Chi ignora il segreto della sezione aurea, ad esempio, percepisce vagamente il senso di pienezza e di equilibrio che da essa mirabilmente si sprigiona; ma solo l&#8217;iniziato, il giardiniere-sacerdote, ne conosce l&#8217;esatta origine, il significato e le correlazioni a livello botanico, astronomico e astrologico. Non si tratta di perseguire criteri genericamente estetici; ogni essenza vegetale ha il suo preciso scopo esoterico e propiziatorio; ogni allineamento astrale ha la sua valenza magico-simbolica; ogni fase zodiacale evoca o respinge determinati influssi e determinate forze celesti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mistero-delle-cattedrali/942" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9272" style="margin: 10px;" title="il-mistero-delle-cattedrali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-delle-cattedrali.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>La psicologia moderna, soprattutto junghiana, ha riscoperto questa antica forma di sapienza sotto la forma dell&#8217;inconscio collettivo. Il labirinto, allora, non è un semplice gioco della fantasia ma un potente archetipo, un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> ancestrale radicato in una verità primordiale che sfida qualsiasi evoluzionismo biologico e qualsiasi riduzionismo materialistico. Il Labirinto torna così ad essere per noi moderni, come lo era per gli antichi, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di un lungo e difficile cammino d&#8217;iniziazione, di una ricerca inesausta del &#8220;centro&#8221; (l&#8217;asse cosmico che non è un luogo materiale ma corrisponde a una sacra geografia interiore). Un vero e proprio <em>mandala</em> rimasto volutamente aperto, incompiuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-labirinto/7530" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9271" style="margin: 10px;" title="il-labirinto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-labirinto-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Questo intendevano fare gli antichi abitanti dell&#8217;isola di Götlan, in Svezia, con i loro imponenti allineamenti di pietre; questo i mosaicisti delle cattedrali medioevali con i loro &#8220;chemins à Jérusalem&#8221;, che il fedele percorreva inginocchiato e in preghiera, come sostitutivi del pellegrinaggio in Terra Santa. Certo poco hanno capito, delle valenze magico-iniziatiche del labirinto, psicologi come W. S. Small ed i suoi epigoni comportamentisti, che lo hanno ridotto al rango di dispositivo per lo studio del comportamento del ratto bianco. Sulla base di &#8220;prove ed errori&#8221;, l&#8217;animale vi impara ad evitare i percorsi ciechi e a raggiungere il cibo per la via più breve. Questa è una degradazione, per non dire una profanazione del sacro archetipo del Labirinto magico-iniziatico; ma tant&#8217;è; ogni epoca ha la scienza che si merita e ogni scienza esprime l&#8217;orientamento culturale che la mette a battesimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hortus-librorum-liber-hortorum/8946" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9274" style="margin: 10px;" title="hortus-librorum" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hortus-librorum.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Lasciamo i comportamentisti ai loro tristi esperimenti e reivolgiamo invece un grato pensiero ai sacerdoti-architetti mesopotamici, cretesi, <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">celti</a>, medievali e rinascimentali che hanno elaborato le forme del Labirinto vegetale come duplice ponte verso la dimensione celeste everso la dimensione interiore; che sono poi, in fondo &#8211; secondo la Tradizione iperborea &#8211; due maniere diverse di esprimere, anzi di balbettare, cioè di tentar di esprimere, una sola ed unica realtà ultima. Pensiamo, per esempio, a quei druidi che hanno progettato, estratto, trasportato ed eretto grandiose architetture megalitiche, profondendovi un immane patrimonio d&#8217;intelligenza, di spiritualità, di lavoro fisico apparentemente non remunerativo. Oppure pensiamo ai maestri comacini, a quei costruttori di cattedrali che, in un linguaggio iniziatico (argotico, per dirla con Fulcanelli, da cui deriva &#8220;arte gotica&#8221;) hanno innalzato verso il cielo quelle stupefacenti montagne di pietra in cui ogni singolo elemento ha una sua funzione non solo statica, ma sapienziale; in cui tutto parla, tutto vive: dalle guglie più ardite all&#8217;ultima vetrata e all&#8217;ultima scultura che adorna i portali o il pulpito o i capitelli delle colonne e dei pilastri.</p>
<p style="text-align: justify;">Meditazione, preghiera, ritorno alla vera casa <em>in interiore hominis</em>. Questo è anche il senso riposto del labirinto: ricerca inesausta della realtà altra, cammino iniziatico dai tempi lunghi e solenni, dunque tempo sacro oltre che luogo sacro, contrapposto allo spazio-tempo profano; nostalgia sublime di una perduta saggezza, di una perduta armonia, di una perduta &#8211; ma forse non per sempre &#8211; comunione magica col grande Tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Prolusione all&#8217;apertura annuale dell&#8217;Orto Botanico Locatelli a Mestre (Parco della Bissuola), in collaborazione con l&#8217;Associazione Eco-Filosofica (già Associazione Filosofica Trevigiana), Maggio 2005.</p>
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		<title>Hávamál, la voce di Odino</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antonio Costanzo ha curato per Diana Edizioni un'edizione crtica dell'Hávamál, utilizzando la cosiddetta Edda Poetica (dal manoscritto islandese Codex Regius del 1270).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_9261" class="wp-caption alignright" style="width: 206px"><img class="size-medium wp-image-9261" title="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/odin-196x300.jpg" alt="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" width="196" height="300" /><p class="wp-caption-text">Johannes Gehrts, Odhin (1901)</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’opera che andremo a recensire può essere definita, senza timore di smentita alcuna, il vero poema sacro della Tradizione Nordica, nelle sue varianti sia scandinave che germaniche. Antonio Costanzo, attento studioso napoletano della cultura nord-europea, animatore del Centro Studi Nostra Romanitas e direttore responsabile della collana studi nordici, Sunna, per Diana Edizioni, per cui lo stesso <em>Hávamál</em> è stato pubblicato, ha elaborato la propria analisi ermeneutica, utilizzando la cosiddetta <em>Edda Poetica</em> (dal manoscritto islandese <em>Codex Regius</em> del 1270), forse il principale filone epico delle genti del Nord, in cui Dei, Eroi e mitiche gesta si intrecciano in mitologhemi che sapientemente, da secoli, hanno saputo valorosamente rappresentare tutta l’identità di una stirpe e tutta la visione guerriera di genti così comuni tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò si evidenzia, appunto, nel significato e nel riferimento, di <em>Hávamál</em>, alla Divinità Suprema, ad Odino, al Verbo che da egli stesso promana. L’opera in riferimento può essere considerata nelle due sezioni che la caratterizzano: nella prima parte l’interpretazione scrupolosa quanto inedita del testo, strofa dopo strofa, mette in perfetta sintonia il lettore con la <em>Weltanschauung</em> del poema, anche quello non allenato a certi approfondimenti, alieno rispetto a certi contenuti etnici e culturali. L’analisi di Antonio Costanzo, infatti, permette, con ammirevole lucidità, di accedere a prospettive mitiche, filosofiche, ma anche di vita vissuta e quotidiana, che possono non esser comuni all’uomo contemporaneo, proiettando lo stesso, in una dimensione arcaica, per un certo verso quasi maieutica, che potrebbe – perché no? – servire da processo di anamnesi verso la propria civiltà…romana! I riferimenti sono – a dimostrazione del nostro assunto &#8211; legati a tutta una precisa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> tradizionale, che il curatore usa con efficacia, partendo dal contingente, dal testo, conducendo il lettore a visioni che spaziano al di là della peculiarità del testo, per assumere una portata universale. In tale ottica, per esempio, si approfondisce con vera padronanza dei contenuti e della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> il rapporto tra il Centro, l’Albero e la Montagna (p. 79ss), l’Yggdrasill e le proprie radici essendo interpretate come le tappe iniziali e sapienziali lungo quello che, iniziaticamente, in tutte le tradizioni viene inteso essere l’Axis Mundi, cioè l’Asse Verticale, che rappresenta l’ascensione al Cielo, l’avvicinamento sacrale dell’Uomo alla Dimora degli Dei. Altri esempi possono evidenziarsi, come il commento alla strofa CLII, in cui Antonio Costanzo correla magistralmente il divampare della fiamma al significato esoterico del Fuoco Sacro, quindi al fuoco inestinguibile di Vesta, nella tradizione romana, ed al calore trasmutativo del <em>tapas</em>, che separa e sublima, ma anche alla pericolosità di una forza che può anche eccedere e quindi ardere e nuocere, invece che liberare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dianaedizioni.com/havamal.html" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="Havamal" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2011/10/havamal-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>La seconda parte del testo, invece, è uno studio altamente specialistico, sotto il profilo filologico e linguistico, in cui l’intero testo viene scientificamente e comparativamente analizzato, anche alla luce di riferimenti d’analisi di altri studiosi. Il testo, insomma, si presenta alquanto completo, soddisfacendo le attese sia specialistiche, sia mitiche, sia simbolico-tradizionali del variegato pubblico di lettori che possono avvicinarsi a questa importante opera, a cui noi consigliamo vivamente di accostarsi, come ad uno scrigno prezioso da cui poter attingere pensieri e visioni, che vanno ben oltre il limite d’argomento che il titolo potrebbe prefigurare. Noi siamo, pertanto, pienamente d’accordo con le conclusioni di Gìgli Siguròsson, autore di una pregevole prefazione, che sottolinea come “Gli <em>Hávamál</em> sono un misto di tutte quelle idee dottrinarie che erano presenti anticamente ed affondano le proprie radici prima di tutto nella comune esperienza del paganesimo nordico, e nel pensiero delle origini – come tutta la buona <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>” (p. IX).</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, infine, non rivolgere un vero e sentito plauso sia alle Edizioni Diana per la lungimiranza dimostrata nel aver sostenuto tale pubblicazione, sia al curatore, Antonio Costanzo, che ha reso vivente, tramite lo studio, la passione e l’intima vicinanza alla dimensione mitica, il suo impegno nel solco sempre fecondo della Tradizione: “Conosce solamente colui che ovunque va e molto ha viaggiato quale animo possiede ogni uomo, colui che è consapevole di sé”(XVIII, p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hàvamàl, la voce di Odino</em>. Traduzione e note a cura di Antonio Costanzo, Diana Edizioni, Napoli 2010, pagg. 259, € 18,50.</p>
<p style="text-align: justify;">(Originariamente pubblicata sul n. 158 della rivista <em>Vie della Tradizione</em> anno 2011).</p>
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		<title>Perceval, Re e Sacerdote</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Foschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciclo del Graal]]></category>
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		<description><![CDATA[In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice, guida politica e spirituale dalla cui salute dipende il benessere del regno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Introduzione</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9253" style="margin: 10px;" title="perceval" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perceval-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" />Nel <em>Perceval</em>, il romanzo di Chétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio ed incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita che gli trasmette una preghiera segreta. Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno ed il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità si essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata ad un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Castello del Graal</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval raggiunge il castello del Graal ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman ed ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cavalieri-della-tavola-rotonda/10188" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9252" style="margin: 10px;" title="i-cavalieri-della-tavolta-rotonda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-cavalieri-della-tavolta-rotonda.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre ad insegnargli le regole della cavalleria gli insegna le regole della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l&#8217;eroe ha avuto solo l&#8217;iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l&#8217;iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l&#8217;impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>Un romanzo di formazione?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto dopo aver imparato ciò che serve ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere ed ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’investitura del re sacerdote</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della spada è molto chiaro, oltre a simboleggiare le virtù guerriere rappresenta la Giustizia e la Regalità. In <em>Matteo 10, 34</em> “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati. Nel momento in cui riceve la spada viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il costruttore di ponti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno ed il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020"><img class="alignleft size-full wp-image-9250" title="il-mistero-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-del-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> nel suo <a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank"><em>Il mistero del Graal</em></a>. L’eroe a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo. Da <em><a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank">Il Mistero del Graal</a>: “Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Compito dell’«eroe» è quindi quella di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval, osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9251" style="margin: 10px;" title="il-re-del-mondo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-re-del-mondo.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> nel <a title="Il Re del Mondo" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" target="_blank"><em>Re del mondo</em></a>: <em>“…il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, Perceval secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Re Pescatore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel Vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (<em>Luca 5, 4</em>) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (<em>Luca 5, 10</em>). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a> regale e sacerdotale. L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> della funzione sacerdotale della Chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/" target="_blank">medioevo</a> di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e perdendolo lo ritrovi dentro un pesce che aveva appena pescato e da cui l’appellativo re pescatore. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">A completamento dell’esame della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a>, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù ed a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui, spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolismo</a> sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono ad un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.</p>
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