Razza del sangue, razza dello spirito

razza-del-sangueNel corso dell’anno 2001 è uscito un libro importante per chi si interessi agli studi sul pensiero di Julius Evola: il saggio di Francesco Germinario Razza del Sangue, razza dello Spirito. Julius Evola, l’antisemitismo e il nazionalsocialimo (1930-1943). A scanso di equivoci, varrà precisare sin dall’inizio che ne è autore uno studioso indubbiamente qualificabile come di sinistra: ricercatore presso la Fondazione Micheletti, ha anche pubblicato un altro interessante saggio, presso la medesima casa editrice Bollati Boringhieri, dedicato al pensiero politico dell’Estrema Destra, con particolare riguardo alle figure di J. Evola e A. Romualdi.

Del saggio in questione la parte storico-ricostruttiva, più strettamente scientifica, va tenuta distinta da quella critica. Quest’ultima infatti risente, in modo non eccessivo (come avviene in tanti altri casi) ma comunque evidente, di quei soliti pregiudizi che immancabilmente caratterizzano chi, da sinistra, si occupa di temi scandalosi quali il razzismo e l’antisemitismo. Come è noto, interviene una sorta di condizionamento mentale (il più delle volte cosciente, in alcuni casi involontario), un meccanismo cioè che impedisce ogni valutazione seria e serena del pensiero razzista e antisemita: tutto ciò che si legge si può ricondurre sempre e comunque alle solite usuali parole d’ordine “pazzia”, “Auschwitz”, “barbarie”, “sadismo” e via dicendo con simili termini di questo stesso genere.

In altre parole è molto raro trovare studi impostati con un criterio sia pur vagamente scientifico, che evitino per una volta i soliti luoghi comuni tentando di analizzare la materia in modo critico: nei casi migliori, una parvenza di serietà e rigore sono soltanto strumentali ad accattivarsi il lettore nelle prime pagine, portando però sempre alle solite e ben intuibili conclusioni. A ciò va aggiunta una considerazione assai realistica, e cioè che sin quando di questi spinosi argomenti si continuerà a scrivere nei tribunali, processando chiunque osi affermare verità scomode e discordanti con la vulgata olocaustica e multirazziale corrente, ogni possibilità di studio serio su questi argomenti resterà preclusa.

Date queste premesse, Germinario si è spinto molto avanti rispetto a tanti suoi colleghi che hanno affrontato gli stessi temi prima di lui (il primo ed emblematico nome che venga alla mente è quello di Furio Jesi). Sebbene nel suo libro si trovino spesso, qua e là, varie delle suddette parole d’ordine che fanno molto “politicamente corretto” e quei toni un po’ saccenti di chi va fiero della propria acclarata democraticità, il saggio costituisce davvero una novità per l’inusitato rigore che mostra nell’affrontare il tema del razzismo evoliano. Non solo: l’autore è assai documentato, cita di prima mano anche numerosi testi inediti (tra questi, articoli pubblicati da Evola sul Corriere Padano, sul Regime fascista e persino su La Stampa e su periodici tedeschi), dimostrando con ciò, se non altro, di avere letto Evola prima di criticarne diversi aspetti fondanti del pensiero.

Il risultato è un saggio denso e spesso anche convincente, che nel complesso ci mostra un Evola critico “da Destra” del nazismo. In realtà, precisiamo, il libro in questione non delinea una vera e propria “storia del razzismo evoliano”: pur affrontando il pensiero di Evola nel suo divenire nel corso degli anni, si arresta infatti con la conclusione della Seconda Guerra Mondiale (nulla dunque viene scritto riguardo il dopoguerra, dal quale – pure – si sarebbero potuti trarre elementi utili anche per la comprensione del periodo precedente). Si può inoltre aggiungere che il saggio tiene relativamente in poco conto sia Sintesi di dottrina della razza, sia le due edizioni de Il mito del sangue: ma difficilmente gli si potrebbero muovere ulteriori rilievi metodologici.

La tesi più rilevante e condivisibile del libro, a mio avviso, sta nell’interpretazione del razzismo evoliano, pregevole per la sua precisione e il suo equilibrio. Germinario illustra assai bene la peculiarità del “razzismo dello spirito” evoliano. Tale specifico orientamento – spiega nel saggio – non può ridursi né al materialismo bio-zoologico alla Rosenberg, né a un razzismo “idealizzante e sognatore” del tutto avulso dalla realtà concreta. Per Evola la razza è infatti una realtà anche fisica: in altre parole, secondo tale prospettiva il grado di razzismo più elevato non è il semplice razzismo dello spirito, ma quel razzismo che identifica il suo fine ultimo nella ricomposizione dei tre ordini di razza (del corpo, dell’anima e dello spirito): in altre parole, esso consiste nella realizzazione della natura più essenziale dell’individuo.

È cioè, anche secondo l’interpretazione di Germinario, una sorte di differenzialismo in nuce (anche se questa prospettiva potrebbe scandalizzare molti ben-pensanti), sebbene da questo orientamento si distingua per un aspetto non marginale, e cioè che bene o male, o meglio in modo più o meno esplicito, Evola si pone sulla scia di Gobineau nell’identificare una sorta di ideale “gerarchia” nei grandi gruppi di razze umane. Per Adriano Romualdi – che da Germinario viene utilizzato in più passi del libro – «il razzismo di Evola […] è un’analisi del fatto razziale integrata in una dimensione più profonda». È questa caratteristica (profondità e altezza, cioè la terza dimensione) a far sì che le letture evoliane della storia, dei miti, delle civiltà e, appunto, anche delle razze umane siano così speciali e penetranti.

Il saggio illustra bene il progressivo avvicinarsi di Evola al nazionalsocialismo, dalle posizioni più scettiche e aristocratiche dei primi Anni ’30 all’attrazione esercitata, tra l’altro, dal “nuovo ordine” SS, sino al valoroso comportamento tedesco nel conflitto mondiale (vi sono, del resto, varî dati non contestabili a proposito, e che lo stesso Evola ricorda nella sua autobiografia).

Il volume è corredato da un breve studio d’appendice relativo alla Vita Italiana di Giovanni Preziosi, che conferma l’accuratezza metodologica di Germinario e il suo paziente lavoro di ricerca su questi problematici temi: anche se la strada è certo lunga, l’auspicio è che si inauguri una stagione di studî sempre meno faziosi e pregiudiziali.

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Francesco Germinario, Razza del sangue, razza dello spirito. Julius Evola, l’antisemitismo e il nazionalsocialismo (1930-43).

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

2 Responses

  1. roberta coletti
    | Rispondi

    Non riesco a trovare il libro "il mito del sangue"

  2. Centro Studi La Runa
    | Rispondi

    Il libro ha avuto due edizioni: una nel 1937 e una nel 1942. Oggi sono disponibili le nuove edizioni – basate sulle prime due – e sono pubblicate rispettivamente dalle Edizioni di Ar e dalle Edizioni SeaR.

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