Superamento dell’attivismo

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Una risposta

  1. vate ha detto:

    Possiamo solo essere grati del contributo vitale che Julius Evola ha lasciato a quest’epoca. Molto difficilmente potremmo affiancarne altri di simile levatura. La sua grandezza non è certo quella dell’erudita inavvicinabile e dell’analista insuperato; il merito che più lo distingue è quello di arrivare dritto al dunque isolandolo da tutto ciò che è sfaldamento ed impostura. Qualcuno può vantarsi di conoscere una enorme quantità di notizie e di possedere una capacità analitica fuori del comune, ma se non è capace di convogliarla in direzione dello scopo ultimo dell’uomo, essa è ben poca cosa. L’analisi di Evola è qualitativa non quantitativa, e così compatta la notizia in una sintesi che va a pizzicare le corde di chi è capace di ascoltarlo facendo risuonare in lui la cosa nota. Egli non parla di metafisica, rende viva la metafisica nella realtà del quotidiano; e tale dote educativa e sicuramente un dono non tanto in quanto sia venuto a contatto con chissà quali organizzazioni segrete, ma piuttosto perché la coerenza del suo essere con la materia trattata lo ha reso talmente coeso alla stesse forze uraniche costringendole a rendergli grazia.
    Tuttavia il suo pensiero può incappare nell’equivoco e, nel caso dell’argomento in questione se è facile convenire come in genere l’uomo occidentale sia meno predisposto alla contemplazione che all’azione, ed ancor più facile vedere come oggi quest’ultima sia ridotta ad un buio attivismo diametralmente opposto all’agire libero dal parassitismo dell’ego, quando l’azione resa leggera poteva concedersi alla misura del rito convogliando nella dimensione unica del sacro, dove anche il fare più umile reso dignitoso dal trasfondersi nel valore di un’offerta poteva trovare posto. Ecco qui può giungere il contrasto, e cioè riconoscendo in Evola il difensore delle elite per antonomasia, dell’uomo differenziato che si separa dalla massa, potrebbe sembrare che le faccende dell’uomo comune siano sempre corrotte. Ma l’elite alle quali si riferisce sono quelle aristocratico tradizionali, le quali agiscono per l’uomo e non contro l’uomo, qualsiasi sia il suo rango, trasferendogli in forma necessariamente diluita quegli stessi influssi che chi sta più in alto riceve direttamente.
    Non vi è dubbio quindi che Evola sia per la dignità che investe tutta la gerarchia umana, e la sua opera sia destinata soprattutto all’uomo comune, senza infondergli vaghe speranze, ma mettendolo di fronte ai suoi limiti lo accosta a quelli che potrebbero non esserlo, fin quando in coscienza possa prodursi quel miracolo di evidenza dell’essere presente a se nel momento in cui non si vuole nulla di più e nulla di meno che essere se stessi. Il proprio destino trova allora l’antica direzione che lo conduce al di la da esso, in quel luogo riservato a chi riuscendo ad essere se stesso gremisce il significato ultimo dell’uomo aggiudicandosi la possibilità di essere un uomo vero.

    Buon solstizio a tutti. (previsioni maya permettendo…)

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