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Essere Cristiani senza Trinità: gli Unitariani. III – Negli Stati Uniti

4 giugno 2012 (11:19) | Autore:

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A differenza di quanto molti pensano, l’Unitarianesimo americano non si è sviluppato nella indifferenziazione religiosa del XVIII secolo ma è stato portato nel “Nuovo Continente” già dai Padri Pellegrini e dai Puritani: le sue origini sono da ricercarsi nell’individualismo e nel temperamento razionale degli uomini che si insediarono a Plymouth, Salem e Boston e il suo sviluppo è contemporaneo all’origine e alla crescita del Congregazionalismo e del Protestantesimo stesso, come elemento operante in nome della tolleranza, della libertà e della libera ricerca.

Non è casuale, infatti, che da subito si presentassero ai coloni americani problemi legati a divergenze di opinione che erano un risultato essenziale dello spirito e dei metodi del Protestantesimo, tanto che in Massachusetts fu necessario emanare leggi severe al fine di garantire una uniformità di fede e di pratica religiosa che in realtà non fu mai raggiunta se non formalmente, come è facile vedere dagli scritti di alcuni dei più importanti leader religiosi delle prime comunità del New England (da Hooker a sir Henry Vane, da Roger Williams a Sir Richard Saltonstall): lo spirito individualista (quello dell’ogni uomo in grado di leggere una Bibbia è, nel suo piccolo, un sacerdote) era parte dell’eredità protestante e permeava anche i Puritani, che, pure, a lungo tentarono di mescolarla con quell’autoritarismo di stampo cattolicizzante che, come retaggio del passato, ancora portava al tentativo di istituire una Chiesa autocratica e verticistica, come dimostrato da leggi quali quella del 1631 del Tribunale del Massachusetts che istituiva la regola che solo i membri della Chiesa potessero esercitare il diritto di voto.

La durezza dei metodi puritani era, per molti versi, il risultato del tentativo di mantenere una nuova idea in armonia in unione con una vecchia pratica gerarchica, con risultati pessimi (si pensi che ancora nel 1674 solo un ottavo degli uomini erano elettori e gli altri erano privati ​​dei diritti elettorali, il che dimostra come Chiesa e Stato fossero controllati unicamente da una piccola minoranza). Non è, dunque, sorprendente che cominciarono ad esservi malcontenti contro tali restrizioni e si dovette adottare il principio della cosiddetta “Alleanza a metà” che garantiva a tutti i Cristiani il diritto al suffragio, sebbene nessuna azione all’interno della Chiesa fosse consentita ai non Puritani di stretta osservanza[1].

Con questi metodi piuttosto arbitrari i Puritani riuscirono, comunque, a controllare Chiesa e Stato fino al 1688 (quando l’interferenza delle autorità inglesi li costrinse a praticare maggiore tolleranza e ad ampliare il diritto di voto) e ciò portò molti coloni, disgustati dall’autoritarismo, a tornare in Inghilterra. Tra essi vi era anche William Pynchon, di Springfield, uno dei primi pionieri del Massachusetts, che già nel 1650 aveva pubblicato un libro sulla redenzione in cui negava che Cristo avesse sofferto per redimere gli uomini o che avesse compiuto alcun sacrificio vicario, venendo conseguentemente bandito dalla comunità come eretico[2]: si tratta del primo esempio di idee proto-unitariane in America.

Lo sviluppo di una religiosità liberale era, comunque, imminente. E’ noto che le prime Chiese del New England non erano organizzate con un credo, ma con un patto e se anche, di tanto in tanto, vi fu una confessione di fede o una dichiarazione dottrinale, ciò veniva considerato abbastanza superfluo essendo implicita l’accettazione generale delle dottrine calviniste con l’uso della piattaforma Cambridge o di altri documenti analoghi. Sebbene il “credo” fosse implicito, il fatto che non fosse espresso fu fondamentale nel momento in cui, allorché si svilupparono idee liberali, non esisteva alcun documento scritto che obbligasse a mantenere le vecchie credenze, cosicché quando il Calvinismo venne superato, esso poté essere scartato senza troppi problemi sia da singoli membri di una Chiesa che da intere Congregazioni, non essendo esplicitamente citato nel patto. Non appena l’autorità dei leader puritani venne attenuata, più che altro per ragioni commerciali, da parte della corona britannica, dunque, lo spirito di libertà cominciò a manifestarsi in molte direzioni, basandosi unicamente sull’autorità scritturale: è su questo terreno fertile che l’Unitarianesimo poté radicarsi.

Quando il controllo puritano sulla Chiesa e sullo Stato del New England cominciò a indebolirsi al punto da permettere una libera attività intellettuale e religiosa, la corrente calvinista arminiana cominciò a diffondersi sempre più rapidamente.

In sostanza l’Arminianesimo era una scuola di pensiero soteriologico all’interno del Cristianesimo protestante basata sulle idee teologiche del pensatore riformato olandese Jacobus Arminius (1560-1609)  e dei suoi seguaci, i Rimostranti, le cui affermazioni possono, per amore di brevità, essere sintetizzate in cinque punti principali:

1) l’elezione (e la condanna nel giorno del giudizio) sono condizionati dalla fede razionale o non fede dell’uomo;

2) l’espiazione, pur qualitativamente adeguata per tutti gli uomini, è efficace solo per l’uomo di fede;

3) senza l’aiuto dello Spirito Santo, nessuno è in grado di rispondere alla volontà di Dio;

4) la Grazia non è irresistibile;

5) i credenti sono in grado di resistere al peccato, ma non sono al di là della possibilità di cadere in disgrazia.

Certamente non siamo di fronte ad un antecedente dell’Unitarianesimo, ma risulta fondamentale comprendere come nella dottrina arminiana emerga come nucleo centrale l’idea che la dignità umana richieda una perfetta libertà della volontà[3], una idea che, diffondendosi ampiamente nel New England di inizi XVIII secolo, spianò la strada all’emersione di correnti più antropocentriche e razionaliste.

Lo sviluppo di un razionalismo cristiano americano fu, poi, certamente accelerato da una reazione da parte di molti pastori e Congregazioni contro il “Grande Risveglio” promosso da Jonathan Edwards e George Whitefield che, con la sua insistenza sugli aspetti più “sentimentali” e mistici del rapporto tra uomo e Dio, stava portando il Cristianesimo riformato statunitense verso derive di stampo miracolistico e più tardi pentecostale.

Lasciando da parte sporadici casi di Arianesimo presenti nella teologia americana prima della guerra d’indipendenza, fu proprio la reazione a questo “sentimentalismo” a propugnare, anche sulla scorta del deismo francese, una rilettura critica delle Scritture che portò molti a rifiutare una idea non-biblica della Trinità e a spostarsi verso tendenze unitariane: già alla metà del diciottesimo secolo, l’Harvard College rappresentava il baluardo del  pensiero teologicamente più avanzata del tempo e dalle sue fila provenivano almeno una ventina di ecclesiastici del New England  la cui predicazione si presentava essenzialmente come unitariana.

I più importanti tra essi furono certamente Jonathan Mayhew (1720-1766), giovane pastore della Chiesa di Boston (che servì tra 1747 e 1766) il quale, oltre ad essere tra i primi promotori (con una serie di sermoni tra 1750 e 1754) dell’indipendenza americana sin dai tempi dell’opposizione allo Stamp Act, pur non divenendo mai ufficialmente unitariano, predicò l’unità rigorosa di Dio, la natura subordinata di Cristo e la salvezza per scelta del singolo, risultando in pratica il fondatore della prima Congregazione Unitariana del Nuovo Mondo, e Charles Chauncy (1705-1787), pastore della Prima Chiesa di Boston dal 1727 fino alla sua morte, principale avversario di Edwards e del Grande Risveglio (contro cui scrisse il celebre pamphlet Seasonable Thoughts on the State of Religion in New England del 1747), influentissimo propugnatore del liberalismo religioso e teologicamente Unitariano in senso moderno (come risulta dal suo capolavoro The Mystery Hid from Ages and Generations del 1785), ma si potrebbero anche citare Ebenezer Gay (1698-1787) di Hingham, Samuel West (1730-1807) di New Bedford, Thomas Barnard (1748-1814) di Newbury, John (1751-1836) e William Bentley (1758-1819) di Salem o Aaron Bancroft (1755-1836) di Worcester[4].

La prima accettazione ufficiale della fede unitaria da parte di una Congregazione fu, comunque, quella della King Chapel di Boston, guidata da James Freeman (1759-1853). Questi, già  combattente per l’indipendenza americana e prigioniero degli inglesi in Quebec, dopo la lettura di A History of the Corruptions of Christianity di Joseph Priestley (1782) e di An Historical View of the State of the Unitarian Doctrine and Worship from the Reformation to our own Times di Lindsey (1783), iniziò a dubitare della dottrina della Trinità e a sentirsi sempre più a disagio con la liturgia del “Book of Common Prayer”. Divenuto Unitariano sociniano come Priestley e Lindsey, finì per respingere la pre-esistenza umana di Gesù e predicò, a partire dal 1784, una serie di sermoni sulla unità di Dio, dichiarando la sua insoddisfazione riguardo ad alcune parti della liturgia. La Sua Congregazione, dalla quale riteneva sarebbe stato cacciato, non solo condivise le sue idee, ma accettò di modificare la liturgia, eliminando tutti i riferimenti alla Trinità e rivolgendo tutte le preghiere a Dio Padre. Freeman trovò supporto per le sue idee nell’Unitariano inglese William Hazlitt, che, in visita a Boston nel 1784, prese esempio da lui per una revisione del Book of Common Prayer nel 1785 ed è oggi la nostra fonte principale per conoscere l’esistenza di Congregazioni unitariane a Philadelphia, Boston, Charleston, Pittsburgh, Hallowell e Cape Cod a fine anni ’80 del XVIII secolo[5].

Poco dopo, Congregazioni Unitariane vennero organizzate a Portland e Saco (1792) da Thomas Oxnard, nel 1800 la Prima Chiesa di Plymouth, una Congregazione fondata dai Padri Pellegrini nel 1620, accettò la fede liberale e Joseph Priestley emigrò negli Stati Uniti (1794), e organizzò una Chiesa Unitariana a Northumberland, Pennsylvania, e a Filadelfia (1796).

Insomma, nel periodo 1725-1825, l’Unitarianesimo stava guadagnando terreno nel New England e in qualche misura altrove, come possiamo anche notare dalla nomina (contestatissima dai Calvinisti) del pastore unitariano Henry Ware (1764-1845) a professore di teologia ad Harvard College nel 1805. Nello stesso periodo apparvero i testi unitariani di John Sherman (1772-1828), per altro laureato nella conservatrice Yale University,  e di Noah Worcester (1758-1837), poi fondatore della American Peace Society (il primo movimento pacifista statunitense), che ebbero una influenza tale che, all’inizio del XIX secolo, con una sola eccezione, tutte le chiese di Boston erano occupate da predicatori unitariani e che vari periodici e organizzazioni unitariane sorsero ovunque tra New York, Baltimora, Washington e Charleston.

Il periodo tra 1800 e 1835, può essere pensato come formativo per l’Unitarianesimo americano, allora principalmente influenzato dalla filosofia inglese, semi-soprannaturale, imperfettamente razionalista, interessato soprattutto alla filantropia e al Cristianesimo pratico.

Questo è il periodo di William Ellery Channing, forse il più famoso predicatore unitariano americano di sempre.

Channing (1780-1842), nato a Newport, Rhode Island, nipote di un firmatario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, liberale che rifiutava la dottrina calvinista della depravazione totale ed elezione divina, si era laureato ad Harvard nel 1798, diventando subito dopo lettore nella stessa università. In opposizione alla tradizionale ortodossia calvinista americana, lungo tutto il suo ministero sottolineò continuamente la relazione d’amore con Dio del fedele e nel 1803 fu chiamato come pastore della Chiesa di Federal Street a Boston, dove rimase per il resto della sua vita, vivendo la tensione crescente tra liberali e conservatori religiosi e assumendo una posizione moderata che rifiutava gli estremismi di entrambi i gruppi.

Presto divenne il principale portavoce e interprete dell’Unitarianesimo, in particolare dopo la predicazione del sermone di ordinazione di Jared Sparks a Baltimora nel 1819, in cui trattò di tutti i principi elementi distintivi del movimento unitario, dei quali il rifiuto della Trinità era solo uno, gli altri essendo la fede nella bontà umana e la sottomissione delle idee teologiche alla luce della ragione (che, in un altro sermone del 1828, definirà la vera via alla conoscenza di Dio nel momento in cui è proprio la ragione l’elemento della nostra somiglianza con il Creatore). Rispetto all’Unitarianesimo moderno, comunque, Channing mantenne l’idea di una pre-esistenza di Cristo e gli è spesso oggi rinfacciato di essere stato moderatamente razzista in alcuni suoi interventi pubblici (sebbene, durante la vecchiaia, divenisse marcatamente e convintamente abolizionista)[6].

Il periodo formativo è anche un periodo complesso e difficile e Channing stesso fu uno dei protagonisti della cosiddetta “Controversia unitariana”.

Brevemente, è necessario chiarire che l’esistenza dell’Unitarianesimo Cristiano negli Stati Uniti, pur essendo un fatto evidente, non aveva mai, fino all’inizio dell’800, ricevuto una formalizzazione che lo separasse dall’Anglicanesimo anche di stampo calvinista (Chiesa Bassa). Lo stesso Channing era riluttante a riconoscere una separazione denominazionale tra diverse entità riformate. Alla fine, però, divenne impossibile non accettare un fatto compiuto e, con ogni probabilità, fu proprio il sermone del 1819 a dare il via ad una definizione di Unitarianesimo come Chiesa separata e a sé stante.  A seguito della lettura delle numerose ristampe di tale sermone, nel 1825 un gruppo di giovani ministri creò l’American Unitarian Association, un’organizzazione di Unitariani il cui obiettivo era promuovere lo sviluppo di una Denominazione unitariana formalizzata. Il problema nasceva dal “divorzio” dalle Denominazioni di origine, con tutto quanto ciò, anche in termini di divisione di luoghi di culto e possessi, poteva comportare. Il lungo e a volte molto aspro dibattito che ne seguì, appunto chiamato “Controversia Unitariana”, continuò per più di due decenni, fino a sfociare in fratture interne alle Congregazioni o ad allontanamenti di pastori per eleggere nuovi ministri più confacenti all’ottica della comunità. Il lato riformato calvinista era, indubbiamente, il più duro nell’esigere una separazione: i Congregazionalisti insistevano sul fatto che la singola comunità cristiana dovesse essere limitata ai membri in accordo di massima sui temi dottrinari legati alla natura di Dio, alla natura umana e alla natura della salvezza, mentre i liberali Unitariani insistevano che la loro alleanza ecclesiastica poteva abbracciare tutti coloro che volevano praticare una vita cristiana. Si arrivò ad una frattura completa, con situazioni ai limiti dell’assurdo tali per cui una chiesa venne chiamata “unitariana” anche solo se il pastore era un laureato di Harvard o “calvinista” se il suo ministro era un laureato di Yale o di Andover. Alla fine, circa 250 delle chiese parrocchiali del New England presero formalmente l’aggettivo “unitariana” (ma, nel corso del tempo, spesso mutarono indirizzo a seconda del ministro di culto), Harvard rimase il centro dell’Unitarianesimo fino al 1870, quando divenne un dipartimento a-denominazionale dell’Università e l’Unitarianesimo si dotò di propri centri di formazione ecclesiastica separati, quali la Meadville Lombard Theological School fondata in Pennsylvania nel 1844 e la Starr King School For Ministry, sorta a Berkeley, California nel 1904[7].

A partire dal 1835 circa, e fino al 1885, l’Universalismo americano visse, in ogni caso, un terzo momento fondamentale, profondamente influenzato dall’idealismo tedesco, in cui, pur restando razionalista, la sua teologia cominciò ad assumere tratti fortemente misticheggianti: era l’”epoca del trascendentalismo”.

Il trascendentalismo era un movimento filosofico sviluppatosi tra 1830 e 1840 nel New England come atto di protesta per lo stato generale della cultura e della società, e, in particolare, contro la dottrina della Chiesa Unitariana insegnata alla Harvard Divinity School. Tra le credenze fondamentali dei trascendentalisti vi era la bontà intrinseca dell’uomo e della natura che la società e le sue istituzioni (in particolare quelle religiose e i partiti politici) avevano corrotto. I trascendentalisti, tra i quali figurano alcuni dei massimi intellettuali statunitensi del periodo quali Ralph Waldo Emerson (il fondatore del movimento con un saggio su “The American Scholar” del 1836), Henry David Thoreau, Margaret Fuller, Amos Bronson Alcott, Walt Whitman e Theodore Parker, ritenevano che l’uomo desse il suo meglio quando è veramente “autosufficiente” e indipendente.

Come reazione contro il rifiuto di ogni religiosità organizzata, nel 1865 un certo numero di pastori decise di creare la Conferenza Nazionale Unitarina, che adottò, contro ogni tendenza deista o naturalista, una piattaforma decisamente cristiana in cui si affermava che i suoi membri erano “discepoli del Signore Gesù Cristo“.

A questo punto la minoranza più razionalista oppose alla Conferenza Nazionale una libera associazione religiosa, “per incoraggiare lo studio scientifico della teologia e aumentare la comunione nello spirito” e la Western Conference Unitariana accolse la stessa posizione, stabilendosi su posizioni non dogmatiche legate unicamente a “verità, la giustizia e l’amore nel mondo” e rivendicando che la fede in Dio non era una condizione necessaria per la fede unitariana.

Questo periodo di polemiche e di vigoroso sviluppo teologico in pratica si concluse poco dopo il 1885 grazie all’azione della conferenza nazionale di Saratoga del 1894, quando si affermò con un voto quasi unanime che: “Queste chiese accettano la religione di Gesù, e ritengono, in conformità con il suo insegnamento, che la religione pratica si riassuma nell’amore verso Dio e l’amore per l’uomo. La conferenza riconosce il fatto che il suo elettorato è congregazionale nella tradizione e nella politica. Quindi dichiara che nulla in questa Costituzione debba essere interpretato come una prova autorevole[8].

A partire circa dal 1885 si sviluppò una quarta fase, quella del razionalismo, del riconoscimento di una religione universale, della grande accettazione del metodo scientifico nello studio biblico e delle idee e del tentativo etico di realizzare praticamente ciò che veniva percepito come l’affermazione più alta del cristianesimo: l’amore sociale.

Questa fase, segnata da una generale armonia e unità, da una crescita costante del numero di Chiese e da una crescente comunione con tutti gli altri movimenti liberali culminò con l’organizzazione del “The International Council of Unitarian and Other Liberal Religious Thinkers and Workers” a Boston il 25 maggio 1900, “per aprire un canale di comunicazione con coloro che in tutti i Paesi si sforzano di unire religione pura e perfetta libertà e per aumentare comunione e cooperazione tra di loro“. Questo Consiglio tenne sessioni biennali a Londra, Amsterdam, Ginevra e Boston e l’influenza del pensiero di Emerson su di esso divenne predominante, pur moderata dalla predicazione più scientifica di Minot Judson Savage, che trovava le sue guide a Darwin e Spencer.

Al di là delle questioni teologiche, l’Unitarianesimo ottenne grandi riconoscimenti pubblici attraverso il lavoro di uomini come Henry Whitney Bellows e Edward Everett Hale, l’influenza notevole di James Freeman Clarke e il potere popolare di Robert Collyer.

In un’ottica di sempre maggiore integrazione con le altre realtà religiose liberali, nel 1961 l’American Unitarian Association si è fusa con la Chiesa Universalista d’America, formando la “Unitarian Universalist Association”, a tutt’oggi la più importante associazione unitariana del mondo[9].

A rigor di termini, oggi l’Universalismo Unitariano della UUA non è teologicamente cristiano unitariano: nonostante il nome, questa Denominazione non vuole necessariamente promuovere la fede in un Dio o la salvezza universale e anche se ci sono Unitariani Cristiani all’interno della UUA, non si può neppure parlare di una Denominazione cristiana in senso stretto nel momento in cui Gesù e la Bibbia sono generalmente trattati come fonti di ispirazione eccezionali ma insieme con elementi delle tradizioni religiose di tutto il mondo e gli Unitariani Universalisti basano la loro comunità su un insieme di principi e gli scopi piuttosto che su un profeta o un credo (ed è proprio la lotta per tali principi che ha portato alcuni di loro a subire il martirio, come, ad esempio, nel 1965, il ministro UUA James Reeb che è stato ucciso dalla polizia a Selma, Alabama, per aver guidato una protesta dei sostenitori dei diritti civili). Per questo il declino della teologia cristiana nelle Chiese Unitariane degli Stati Uniti ha spinto diversi Cristiano Unitariani a formare movimenti di rinascita del Cristianesimo all’interno dell’Universalismo Unitariano, come, ad esempio, la Unitarian Universalist Christian Fellowship (UUCF), sorta nel 1945 all’interno della UUA, e l’American Unitarian Conference (AUC), fondata nel 2000, che, però, per il momento resta fuori dal UUA.


[1] W. Walker, The Creeds and Platforms of Congregationalism, Cornell University Library  2009, p.246

[2] E.H. Byington, The Puritan in England and New England, Nabu Press 2010, p.185

[3] R. Olson, Arminian Theology: Myths and Realities, Intervarsity Press 2006, passim

[4] G.W. Cooke, Unitarianism in America: A History of its Origin and Development, Dodo Press 2010, passim

[5] M. Barry Chinkes, James Freeman and Bostons Religious Revolution, Glade Valley Books 1991, pp. 14 ss.

[6] J.M. Gray, William Ellery Channing: A Theological Hamlet, Kessinger Publishing, passim

[7] G.E. Ellis, A Half-Century of the Unitarian Controversy, Nabu Press 2010, passim

[8] J. Myerson, S. Harbert Petrulionis, L. Dassow Walls, The Oxford Handbook of Transcendentalism, O.U.P. 2010, passim

[9] T. Belsham, American Unitarianism, or, A Brief History of the Progress and Present State of the Unitarian Churches in America, Sabin Americana 2012, pp. 36 ss.


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