Essere Cristiani senza Trinità: gli Unitariani. II – In Inghilterra

Abbastanza paradossalmente (ma forse neppure poi troppo se partiamo dall’assunto che l’Unitarianesimo risponde ad una naturale tendenza del pensiero religioso, presente fin dagli esordi della storia cristiana), lo sviluppo del pensiero antitrinitario nel mondo anglosassone è avvenuto in modo piuttosto indipendente rispetto a quello dell’Unitarianesimo transilvano e, parzialmente, persino di quello polacco.

Tra il 1548, anno in cui per la prima volta è registrata l’abiura davanti a Thomas Cranmer di un prete anglicano, tale John Assheton, che aveva predicato l’inesistenza della trinità e la non pre-esistenza di Cristo (ma senza negare la verginità mariana, in una posizione, dunque, che sarebbe poi diventata più sociniana che unitariana in senso stretto)[1], e il 1612 troviamo documenti relativi a un certo numero di anti-trinitari, la maggior parte dei quali vengono assassinati sul rogo o costretti a ritrattare.

Tra i primi, in particolare, spiccano i casi del chirurgo fiammingo George van Parris, scomunicato dalla sua Congregazione di Londra per Arianesimo e bruciato nel 1551, dei conciatori Patrick Pakingham (condannato nel 1555) e Peter Cole (condannato nel 1587), del costruttore di aratri Matthew Hamont (bruciato nel 1579),  di Francis Kett (messo al rogo nel 1589 su ordine del vescovo di Norwich ), medico e saggista che, a detta di alcuni, influenzò anche le idee di Christopher Marlowe[2] , del merciaio londinese Bartholomew Legate (1612), tutti accusati di propagandare idee ariane[3] e, infine, delle ultime  vittime di Smithfield[4], tra le quali il due volte bruciato Edward Wightman (accusato di essere propugnatore delle “malvagie eresie di Ebion, Cerinto, Valentiniano, Ario, Macedonio, Simone Mago, dei manichei, di Fotino, e degli anabattisti[5], bruciato nel 1612 una prima volta fino alla sua abiura e poi, tre settimane dopo, per aver ritrattato l’abiura).

Come è possibile notare, si tratta di un fenomeno piuttosto trasversale e legato a opinioni personali, ma, certamente, almeno nei casi di Legate e Wightam, le esecuzioni dovevano essere collegate alla dedica a Giacomo I, nel 1609, della versione latina dei “Catechismi Racoviani”, che circolavano abbondantemente in tutta l’Inghilterra meridionale, provenendo probabilmente dall’Olanda (è utile in questa sede ricordare che, benché Fausto Sozzini morisse in Polonia nel 1604, la stampa dei Catechismi continuò almeno fino al 1639).

La diffusione delle opinioni sociniane, che influenzò anche importanti attori politico-religiosi quali il lealista Lucius Cary e il controverso prelato anti-calvinista Chillingworth, portò al famigerato “Canone Abortivo Quarto” del 1640 contro i libri sociniani e all’ordinanza del 1648 che rendeva la negazione della Trinità un reato capitale.

L’ordinanza restò, nella pratica, lettera morta, ma solo perché Cromwell intervene personalmente  nei casi di Paul Best (1590-1657) e John Biddle (1616-1662), i primi due ad essere ufficialmente imprigionati per Socinianesimo nel Regno Unito.

Per quanto riguarda il primo, ricco possidente dello Yorkshire, avventuriero e mercenario che aveva combattuto sotto Gustavo Adolfo nella battaglia di Lützen (1632) per poi tornare in Inghilterra e combattere nell’esercito parlamentare fino al 1644 (l’anno in cui re Carlo I perse il controllo dello Yorkshire), non è chiaro quando visitò la Polonia e la Transilvania e venne istruito sulla fede sociniana, tanto che alcuni ritengono che fosse entrato in contatto con il Socinianesimo in Germania[6]. Certamente Best ebbe numerosi contatti con i Sociniani quando viaggiò di nuovo per l’Europa nel 1640 e frequentò ripetutamente i circoli sociniani di Londra. Nel 1644 commise l’errore di mostrare un lavoro manoscritto sulla Trinità ad un presunto amico, il reverendo Roger Ley, “per il suo giudizio e unico consiglio“, ma questi lo tradì e il 14 febbraio 1644 Best venne incarcerato a Gatehouse sotto l’accusa di antitrinitarismo. Quivi rimase almeno cinque anni, nonostante due appelli a Westminster, e con ogni probabilità entrò in contatto con  John Biddle, che influenzò la stesura del testo più famoso di Best, quel Mystery Discovered nel quale, oltre a ribadire la richiesta di essere liberato, egli ammette apertamente di seguire l’insegnamento sociniano e attacca la dottrina della Trinità come l’iniqua rifacendosi a 2Tessalonicesi 2:7 (“Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo“). Il testo contrabbandato fuori dal carcere e stampato fu poi sequestrato e bruciato e il Parlamento condannò a morte Best, ma, con l’assistenza di ex compagni di armi nell’esercito parlamentare e, come detto, con l’aiuto personale di Cromwell, l'”eretico” fu rilasciato e si ritirò nella sua tenuta di Elmswell[7].

Ben più importante per la storia dell’Unitarianesimo britannico è la figura di John Biddle.

Questi, dopo aver conseguito un master alla Magdalen Hall di Oxford, all’età di ventisei anni divenne preside della Crypt Grammar School collegata alla Cattedrale di Gloucester ed essendo costretto a insegnare ai suoi alunni in base al Catechismo della Chiesa d’Inghilterra, si immerse nello studio della Bibbia, concludendone che la dottrina della Trinità non era sostenuta in alcun punto delle Sacre Scritture. Avendo cominciato a pubblicare le sue opinioni sulla natura di Dio, fu imprigionato a Gloucester nel 1645 per le sue idee ma venne rilasciato su cauzione. Fu imprigionato di nuovo dal Parlamento nel 1646 e, nel 1647, mentre era ancora in carcere, riuscì a far pubblicare il suo fondamentale trattato Dodici argomenti tratti della Scrittura, in cui, in pura ottica sociniana, rifiutava il peccato originale e negava la dannazione eterna e la pre-esistenza di Cristo ma, comunque, affermava che la Bibbia fosse la Parola di Dio e accettava la nascita di Cristo da una vergine[8]. Grazie alla sua difesa da parte di  Henry Vane alla Camera dei Comuni Biddle venne rilasciato su cauzione nel 1648, per essere poi riportato pochi mesi dopo a Newgate, dove rimase fino all’amnistia generale del 1652 nonostante l’appoggio dei Levellers che nel 1649 avevano persino pubblicato un pamphlet per propagandare le sue idee. Nel 1652-1654 lo ritroviamo a capo di  una conventicola sociniana a Londra e  in aggiunta alla produzione di scritti teologici, traduce i Catechismi Racoviani (1652), e scrive una Vita di Socino (1653), cosa che lo fa finire di nuovo nei guai con il Parlamento, che ordina che i suoi scritti vengano sequestrati. Per evitargli una possibile condanna a morte Oliver Cromwell lo esilia alle isole Scilly, fuori dalla giurisdizione del parlamento inglese a lui ostile. Viene rilasciato nel 1658 ma di nuovo ritorna all’insegnamento unitariano a Londra e viene imprigionato nel 1662, anno della sua morte[9].

La vita di Biddle ha certamente un valore di testimonianza e di insegnamento notevoli e il suo testimone viene raccolto dal discepolo Thomas Firmin (1632-1697), mercante e filantropo che, spingendo la predicazione verso posizioni più modaliste (affermando che le persone della Trinità non erano altro che “modi” d’essere e di agire dell’unico Dio), pubblica una serie di trattati molto diffusi e controversi, che aprono la strada ad una lunga polemica sociniana.

Se Biddle aveva tracciato il solco per impiantare il Socinianismo in Inghilterra, un altro grande personaggio, Samuel Clarke,  fu, qualche decennio più tardi, l’artefice dello sviluppo di una teologia ariana nelle isole britanniche, ma prima di analizzare la sua figura è necessario comprendere in che contesto la sua predicazione si pone.

Durante la seconda metà la fine del XVII secolo, nel periodo di “riappacificazione nazionale” successivo alla salita al trono di Carlo II, il termine “Unitariano” comincia a circolare in un certo numero di lettere private, perlopiù in riferimento alle copie importate di pubblicazioni quali la Biblioteca dei Fratelli Polacchi che sono chiamati Unitariani (1665). Henry Hedworth, allievo di Biddle e grande amico di Firmin,  fu il primo, nel 1673, ad usarlo in un testo stampato (per altro più relativo al Quaccherismo che all’Unitarianesimo[10]), mentre è Stephen Nye, rettore del College di Little Hormade e mentore dello stesso Firmin, che per la prima volta lo fa comparire in un titolo di libro, con la sua Breve storia degli Unitariani, chiamati anche Sociniani del 1687 (che, per altro, provocò un così ampio dibattito da necessitare l’intervento dell’Arcivescovo di Canterbury per sedare gli animi)[11]. In tutti questi casi, comunque, si tratta ancora di un utilizzo piuttosto generico del termine, volto a ricomprendere tutti coloro che, con ogni differenza, credevano ad una impersonalità dell’Essere Divino, in tutte le sfumature possibili, e ancora  Firmin, lungo tutto il corso della sua vita, fu convinto della possibilità per l’Unitarianesimo di rimanere unicamente una delle numerose correnti interne alla Chiesa Anglicana.

In ogni caso, solo nel 1705 un predicatore, Thomas Emlyn, già pastore presbiteriano a Dublino, licenziato per sua confessione di Unitarianismo e, qualche anno dopo, condannato a un anno di carcere e a una multa di 1000 sterline per blasfemia per aver pubblicato An Humble Inquiry into the Scripture Account of Jesus Christ (1702), si definì apertamente unitariano riuscendo a raccogliere una Congregazione a Londra.

E’ interessante notare come la sua dichiarazione di fede fosse apertamente in contrasto con l'”Atto di Tolleranza” del 1689, che, nato da un accordo d’unione tra Presbiteriani e Indipendenti (gruppo a cui appartenevano gran parte dei futuri Unitariani), escludeva dall’esercizio ministeriale tutti coloro che avessero deciso di predicare o scrivere contro la Trinità. Di fatto, però, nella confusione teologica della successiva disputa tra Liberali e Congregazionalisti, nessuno attaccò Emlyn per le sue posizioni e, in qualche modo, la sua Congregazione risultò la prima libera Chiesa anti-trinitaria in Inghilterra, aprendo la strada alle successive diramazioni.

E’ proprio in questo clima che si pone la predicazione di Clarke.

Figlio di un parlamentare e educato alla scuola libera di Norwich e al Caius College di Cambridge, newtoniano convinto (in un periodo in cui il sistema imperante è ancora quello cartesiano), Clarke si dedica agli studi biblici e prende gli Ordini sacri, divenendo prima cappellano del vescovo di Norwich, poi apprezzato autore di commentari patristici ed evangelici e docente alla Scuola canonicale di Drayton.

Una rapida carriera ecclesiastica in seno alla Chiesa Anglicana lo portò a diventare cappellano della regina Anna e Canonico di Westminster. E’ in questo periodo, intorno al 1710, che Clarke consegue un Dottorato in Divinità con due tesi che già mostrano una forte propensione alla revisione teologica antidogmatica e alla concessione della libertà di religione (rispettivamente oggetto dei saggi Nullum Fidei Christianae Dogma, in Sacris Scripturis Traditum, Est Rectae Rationi Dissentaneum e Sine Actionum Humanarum Libertate Nulla Potest Esse Religio[12]).

E’, però, nel 1712 che egli abbracciò completamente l’Unitarianesimo con la pubblicazione del suo fondamentale trattato biblico La Dottrina Scritturale della Trinità[13].

Il testo era diviso in tre parti: la prima conteneva una raccolta ed esegesi di tutti i testi del Nuovo Testamento riguardanti la dottrina della Trinità, nella seconda venivano esposti i principi generali di una dottrina anti-trinitaria e la terza i passaggi principali della liturgia della Chiesa d’Inghilterra relativi alla dottrina della Trinità. L’opera non solo provocò un enorme dibattito teologico, ma portò a Clarke una denuncia formale da parte del tribunale della Camera Bassa sulla base del “Blasphemy Act” del 1697 che aveva reso un reato “per qualsiasi persona, educata nella o che avesse fatto professione della religione cristiana negare la Santissima Trinità per iscritto, nella predicazione, nell’insegnamento o durante colloqui[14]“. Solo la riedizione del libro con l’aggiunta di una prefazione apologetica e diversi appelli dell’autore portarono la Camera Alta a derubricare il reato e Clarke fu libero di diffondere le sue idee (oltre che di dedicarsi a opere più prettamente scientifiche e filologiche) in una serie di Sermoni e lettere (particolarmente note quelle legate alla corrispondenza con Liebnitz), in gran parte pubblicati dal fratello di Samuel dopo la sua morte, avvenuta nel 1729.

Ma quali erano tali idee? In realtà è difficile scindere gli aspetti più puramente teologici del suo pensiero dall’assunto scientifico-razionale da cui essi derivano. In sostanza la sua reputazione si basa in larga misura sul suo tentativo di dimostrare l’esistenza di Dio per via empirica. Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente unitariano del suo pensiero, egli afferma che si presenta come dato evidente dall’ordine naturale che sia  esistito da sempre Qualcuno immutabile e indipendente,  senza alcuna causa esterna della sua esistenza, quindi auto-esistente e pertanto necessariamente esistente, incomprensibile agli occhi umani, se non per i suoi attributi che risultano razionalmente essere:

1) infinitezza e onnipresenza;

2) unicità assoluta,

3) il non essere agente necessario ma dare piena libertà di scelta,

4) potenza infinita,

5) saggezza infinita;

6) infinita bontà, giustizia e verità e perfezione morale che gli permetta di essere giudice del mondo.

In quest’ottica, tenendo conto della necessità di una unità e unicità divina, la figura di Cristo si deve necessariamente porre come di potenza derivata e inferiore, quindi non divina (finendo per ricadere nell’ottica ariana)[15].

Come è possibile notare, più che unitariana in senso stretto, la teologia di Clarke è, in qualche modo, piuttosto definibile come deistico-razionalista, ma è importante sottolineare come la sua presa di posizione rigidamente monoteista apra la strada al clima religioso che porterà allo sviluppo di una vera e propria Chiesa Unitariana dopo la fondamentale tappa nota come “Controversia di Exeter” o “Conferenza di Salters’Hall”.

L’origine della controversia è da rinvenire nell’attività di James Peirce (1674-1726), un leader intellettuale del dissenso accusato, insieme ad altri, di favorire l’arianesimo. Sebbene, dopo una prima analisi del 1718, alcune Assemblee della Chiesa Anglicana fossero disposte ad ammettere la possibile ortodossia delle sue affermazioni, l’ala anglicana più conservatrice vedeva le sue posizioni come eretiche e chiese a Peirce e ad altri due ministri con opinioni simili di presentarsi a Londra, presso la Salters’ Hall per un dibattito teologico. Nella realtà dei fatti, quella che si prospettava era una vera e propria chiamata in giudizio dell’Unitarianesimo, con l’intero partito Tory sul banco dell’accusa e buona parte dei Whig dalla parte della difesa. Così, quello che doveva essere un semplice chiarimento, si trasformò in una frustrante serie di dibattiti, iniziati il 19 fabbraio 1719 e terminati quasi un anno dopo, quando la questione era già divenuta di pubblico dominio con una lunga guerra di pamphlets, con la decisione (per altro mal digerita da molti trinitari) di lasciare che le Congregazioni dissenzienti determinassero la loro ortodossia[16].

E’ facile comprendere come questo orientamento fosse determinante per lo sviluppo di una reale libertà religiosa all’interno del mondo dissenziente anglosassone e come permise la libera espressione di alcune tra le maggiori menti dell’Unitarianesimo britannico, quali Nathaniel Lardner (1684-1768), Caleb Fleming (1698-1779), Joseph Priestley (1733-1804).

In particolare, quest’ultimo può essere a buon diritto considerato il vero “uomo immagine” della teologia antitrinitaria inglese del XVIII secolo.

Chimico e naturalista (sua è la scoperta delle proprietà dell’ossigeno), Priestley nei suoi testi metafisici tentò di combinare teismo, materialismo e determinismo in un progetto che è stato definito “audace e originale”[17]: egli riteneva che una corretta comprensione del mondo naturale avrebbe potuto promuovere il progresso umano e alla fine portare al “Millennio cristiano”. Grande sostenitore dello scambio libero e aperto di idee, della tolleranza e di pari diritti per i dissidenti religiosi, queste opinioni lo portarono verso Unitarianesimo.

Quando  il suo amico Theophilus Lindsey decise di fondare presso la Essex Street Chapel di Londra una nuova denominazione cristiana completamente separata dalla Chiesa Anglicana e basata sulla totale libertà di fede a-dogmatica per i suoi membri, Priestley e altri “liberi pensatori” corsero in suo aiuto. Il 17 aprile 1774, Lindsey tenne il primo servizio unitariano in Gran Bretagna, presso la neonata Congregazione, con una liturgia completamente rinnovata e adattata alla nuova Denominazione, attirandosi molte critiche, Priestley  prese le difese dell’amico nel pamphlet Lettera di un Laico, a Proposito della Proposta del Reverendo Lindsey per una Chiesa riformata Inglese (1774), affermando che solo la forma del culto era stata modificato, non la sua sostanza, e attaccando quelli che seguivano la religione come una moda. Da quel momento Priestley frequentò la chiesa di Lindsey regolarmente e, occasionalmente, vi predicò, continuando a sostenere l’Unitarianesimo istituzionalizzato per il resto della sua vita, scrivendo in diverse occasioni difese delle teorie monoteistiche e incoraggiando la fondazione di nuovi cappelle unitariane in tutta la Gran Bretagna e negli Stati Uniti[18].

Naturalmente, se Priestley fu, per così dire, il “testimonial” per eccellenza del neonato Unitarianesimo, l’anima del movimento fu proprio il fondatore della Essex Street Chapel, Theophilus Lindsey.

Educato all’università di Cambridge, ex precettore del duca di Northumberland (con il quale viaggiò per tutta l’Europa), fondatore nello Yorkshire di una delle prime scuole domenicali in Inghilterra, Lindsey, intorno al 1769, comincia a sviluppare una visione anti-trinitaria e ad essere turbato per la sua incompatibilità con la fede anglicana. Una serie di colloqui con l’amico Joseph Priestley cancella ogni dubbio residuo sulla validità delle sue posizioni teologiche e, nel 1771, egli si unisce a Francis Blackburne, arcidiacono di Cleveland (e suo suocero), John Jebb (1736-1786), Christopher Wyvill (1740-1822) e Edmund Law 1703-1787), vescovo di Carlisle, nel preparare una petizione al Parlamento con la richiesta che gli ecclesiastici e i laureati delle università potessero essere sollevati dall’obbligo di sottoscrivere i Trentanove Articoli di fede anglicani e vedessero “ripristinati i loro diritti indiscutibili come protestanti di interpretare la Scrittura da soli[19]. La petizione, discussa in parlamento, viene bocciata per due anni consecutivi (1772 e 1773) e, alla fine del 1773, non vedendo alcuna prospettive di ottenere all’interno della Chiesa Anglicana la libertà di coscienza che anelava , Lindsey si dimette da vicario.

E’ nell’aprile del 1774 che iniziò a condurre servizi unitariani in una stanza a Essex Street, nello Strand di Londra, dove vennero creati prima una chiesa (la Essex Street Chapel), e successivamente i primi uffici unitariani (prima della British and Foreign Unitarian Association e poi dell’Assemblea Generale delle Chiese Unitariane e dei Liberi Cristiani) del Regno. Qui Lindsey rimase fino al 1793, quando si dimise dal suo incarico a favore di John Disney, che, come lui, aveva lasciato la Chiesa ufficiale ed era diventato suo collega.

L’Opera principale di Lindsey è stata, da un punto di vista storico, lo sviluppo di una Chiesa separata da quella d’Inghilterra e basata sulla dottrina unitariana, così come aveva già fatto, qualche anno prima (e con esiti, dal punto di vista del numero di seguaci, nettamente inferiori), il Reverendo William Robertson (1705-1783) in Irlanda, che venne poi definito “il padre della non conformità unitaria”.

Di fatto, la Congregazione di Essex Street, con l’assistenza di ministri di spicco come il più volte menzionato Joseph Priestley e Richard Price, è stato un perno per il cambiamento del sistema giuridico ecclesiastico in Gran Bretagna, ma anche per i superamento di un generico Arianesimo, appena sopportato all’interno della Chiesa Anglicana,  verso lo sviluppo di una compiuta teologia unitariana a sé stante.

Dalla nascita della Essex Street Chapel (e certamente grazie alla grande notorietà ottenuta dalla sua Congregazione) in poi, il cammino dell’Unitarianesimo inglese fu molto più in discesa: nel 1779 l’Atto di Tolleranza del 1689  venne modificato sostituendo la necessità per ogni Ministro di culto di giurare fedeltà alla dottrina anglicana con la necessità di credere nelle Scritture; nel 1813 gli atti penali contro coloro che negavano la Trinità vennero abrogati con il “Trinity Act” (in buona misura supportato in Parlamento da William Smith, abolizionista e nonno della famosissima unitariana Florence Nightingale) e nel 1825 la British and Foreign Unitarian Association si costituì come ente indipendente, fusione delle tre maggiori organizzazioni unitariane nazionali (quella per la letteratura del1791, quella per le opere missionarie del 1806 e quella dei diritti civili del 1818)[20].

Il periodo 1800-1850 risulta caratterizzato da un cambiamento nella posizione del movimento unitariano britannico che passò da una messa in discussione della dottrina della Trinità o della pre-esistenza di Cristo a una ben più radicale messa in discussione dei miracoli di Gesù, dell’ispirazione della Scrittura e della nascita virginale del Cristo (anche se non si giunse ancora dubitare della sua risurrezione).

Così, nel corso del XIX secolo, la teologia unitariana del ‘700, legata a una filosofia determinista e al soprannaturalismo si è andata gradualmente modificando anche grazie all’influenza di studiosi americani quali Channing e Parker, e all’opera di James Martineau (1805-1900) e del Manchester College, ancora oggi uno dei più attivi centri di ricerca e formazione unitariani del mondo, allineandosi alla visione ecumenica, anti-adorazionista e legata alla libera ricerca interiore dell’Unitarianesimo europeo[21].

 


[1] V. Strype in “Memorials of Thomas Cranmer”, No.180-1840, p.256.

[2] P. Honan, Christopher Marlowe, Poet and Spy, OUP 2005, p. 79.

[3] R. Wallace, Antitrinitarian Biography, E.T. Whitfield 1850, passim.

[4] Il famigerato luogo delle esecuzioni pubbliche di eretici.

[5] R. Wallace, Citato, pp. 567-568.

[6] T.A. Schroeder, Constitutional Free Speech Defined and Defended, in Californian Legal Review, VIII-1919, p.257.

[7] AA.VV., The Cambridge History of English and American Literature in 18 Volumes, Volume X, CUP 1907–21, pp.86ss.

[8] W. Lloyd, The Story of Protestant Dissent and English Unitarianism, BiblioBazaar 2009, pp. 116 ss.

[9] Ivi.

[10] H. Hedworth, The Spirit of the Quakers Tried, According to That Discovery It Hath Made, Society of Friends 1673.

[11] J. Marshall, John Locke: Resistance, Religion and Responsibility, Cambridge University Press 1994, pp. 194 ss.

[12] J.P. Ferguson, Dr. Samuel Clarke: An Eighteenth Century Heretic, Roundwood Press 1976, pp.19 ss.

[13] S. Clarke, The Scripture-Doctrine of the Trinity: In Three Parts, James Knapton 1712 – Nabu Press 2010.

[14] Citazione tratta da R.K. Webb, From Toleration to Religious Liberty, Stanford University Press 1992, p. 162.

[15] J.P. Ferguson, Citato, passim.

[16] B. Grosvenor, An Authentic Account of Several Things Done and Agreed Upon by the Dissenting Ministers Lately Assembled at Salters-Hall, 1676-1758, ristampa dall’originale edito da John Clark at the Bible and Crown in the Poultry 1719, Classic Literature 2009, passim.

[17] I. Rivers, D.L. Wykes, Joseph Priestley, Scientist, Philosopher, and Theologian, Oxford University Press 2008, p.13.

[18] L. Smith, The Unitarians: A Short History, Blackstone Editions 2009, pp. 104 ss.

[19] A. Gordon, Heads of English Unitarian History, Nabu Press 2010, p. 74.

[20] Ivi, pp. 86 ss.

[21] Per una approfondita panoramica sulla teologia unitariana contemporanea si rimanda al sito della Congregazione Italiana Cristiano Unitariana (http://www.cicu.altervista.org).

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Nato a Londra nel 1968 ma italiano di adozione, si laurea a 22 anni con il massimo dei voti in Lettere Moderne presso l'UCSC di Milano con una tesi sui rapporti tra cultura cabbalistica ebraica e cinematografia espressionista tedesca premiata in Senato dal Presidente Spadolini. Successivamente si occupa di cinema presso l'Istituto di Scienze dello Spettacolo dell'UCSC, pubblicando alcuni saggi ed articoli, si dedica all'insegnamento storico, ottiene un Master in Marketing a pieni voti e si specializza in pubblicità. Dal 2003 si interessa di storia e simbologia religiosa: nel 2006 pubblica Il Graal è dentro di noi, nel 2007 Non per mano d'uomo? e nel 2009 L’anima e la svastica. Nel 2008 ottiene, negli USA, "magna cum laude", un dottorato in Studi Religiosi a cui seguono un master in Studi Biblici e un Ph.D in Storia della Chiesa, con pubblicazione universitaria della tesi dottorale dal titolo Nicea: what it was, what it was not (2009). Collabora con riviste cartacee e telematiche (Hera, InStoria, Archeomedia) e portali tematici, è curatore della rubrica "BarBar" su www.storiamedievale.org e della rubrica "Viaggiatori del Sacro” su www.edicolaweb.net. Sito internet: http://www.lawrence.altervista.org.

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