Esperienze dell’anima

Se le dimensioni sottili del corpo possono essere intuite per mezzo di una attenta contemplazione delle forme della natura, per iniziarsi ai misteri dell’anima è necessario volgere lo sguardo a quelle attività umane che segnano la storia delle civiltà.

Le forme della civiltà (l’arte, la filosofia, l’autocoscienza) sono il rifletto di facoltà interiori che Rudolf Steiner chiamava anima senziente, anima razionale, anima cosciente. Si assiste dunque nel magistero di questo autore a uno stupefacente recupero di dottrine antiche, in gran parte dimenticate dopo l’affermarsi del dualismo cristiano in Occidente: non solo la dottrina della tripartizione in corpo-anima-spirito, ma anche la dottrina della pluralità di anime.

Rudolf Steiner Platone articolava la realtà interiore dell’uomo in anima intelligibile, anima irascibile, anima concupiscibile. Aristotele, da un punto di vista legittimamente diverso, distingueva un’anima razionale, da un’anima sensomotoria e un’anima vegetativa. La teologia scolastica che si poneva in atteggiamento di discepolato rispetto alle due grandi teologie pagane di Atene aveva per qualche secolo perpetuato l’abitudine a discettare di un intelletto variamente composto (intelletto agente, intelletto passivo…), come per una reminiscenza sbiadita dell’antica percezione di una pluralità di anime. Ma indubbiamente questa pluralità, questa complessità della realtà animica era avvertita sempre più col passare del tempo come un residuo di politeismo. Un dio, un’anima, una chiesa! L’impulso alla semplificazione propria di una fede semiticamente orientata non si prestava affatto a una distinzione tra le diverse dimensioni dell’anima. Ma Rudolf Steiner, che all’inizio del Novecento ancora si professava cristiano, ma parimenti si dichiarava politeista ariano, torna a parlare di una tripartizione dell’anima. A questa dottrina delle tre anime si accompagnano indicazioni precise sul modo in cui si possa fare esperienza di quelle tre dimensioni.

L’anima cessa di essere oggetto di fede o di discussione teorica per divenire una realtà complessa, ma conoscibile. Il problema è trovare l’ubi consistam, ovvero il punto d’appoggio per fondare questa inconsueta conoscenza. Se per conoscere la corporeità nei suoi aspetti profondi il discepolo veniva orientato a immergersi nella natura vivente, per illuminare i recessi dell’anima viene indotto a prestare attenzione alle forme attraverso le quali si manifestano le civiltà superiori.

Nel senso del bello, nel sentimento artistico troviamo dunque la chiave per aprire lo scrigno dell’anima senziente.

Nell’esercizio della razionalità (con la matematica, la filosofia, l’attività organizzativa, tutte le altre forme di applicazione pratica del pensiero) individuiamo l’incentivo allo sviluppo dell’anima razionale.

Infine in quell’impulso alla chiarezza interiore, al dominio interiore, assai vivo nelle opere degli stoici antichi o in molti mistici e pensatori germanici, scopriamo l’impronta dell’anima cosciente.

Fondata sulla roccia di queste esperienze concrete, la conoscenza dell’anima suscita un ulteriore anelito e spinge a domandare: quali sono gli esercizi che consentono di ampliarne le facoltà ai fini della realizzazione spirituale dell’uomo?

AP.

Del corpo fisico abbiamo diretta esperienza. L’eterico e l’astrale si nascondono alla vista, ma dalla osservazione di animali e piante si può intuire qualcosa della loro essenza. Nei regni della natura però ben poco ci parla dell’anima: essa è un mistero nascosto nell’uomo.

§. L’anima senziente.

Guardiamo un tramonto sul mare: l’immagine dei sensi si imprime nel corpo astrale suscitando una calda emozione. Voltiamo poi le spalle al Sole che muore e chiudiamo gli occhi: il tramonto è ancora dentro di noi, quella percezione è divenuta una nostra esperienza e si è intessuta alla trama dell’anima senziente.

L’anima senziente è un grande specchio su cui si riversa la bellezza del cosmo. Il cielo stellato, il mare in tempesta, un fiore che sboccia, un’opera d’arte: ciò che è bello e ciò che è sublime portano alimenti all’anima senziente, che apre i suoi occhi al mondo con ammirazione. Allora il mondo intero si posa sul fondo dell’anima.

§. L’anima razionale.

Rudolf Steiner, La filosofia della libertà. Linee fondamentali di una moderna concezione del mondo Di fronte a un problema di geometria, al problema di un guasto meccanico e a qualsivoglia problema della vita pratica, quando si tratta di comprendere chiaramente una situazione della vita allora entra in gioco un’altra facoltà dell’anima: l’anima razionale.

Chi studia la geometria mette in moto l’anima razionale. Per i Greci – maestri di razionalità – la geometria era la porta d’accesso alle verità più alte. Essi provavano quasi un godimento sensuale quando contemplavano le precise linee di una forma geometrica e con un lampo dell’intelligenza afferravano la soluzione del problema. E non a caso alternavano l’esercizio filosofico con la ginnastica del corpo, perché l’anima razionale trae la propria linfa dal corpo eterico e l’intelligenza si corrompe se non abita in un corpo sano armoniosamente educato.

§. L’anima cosciente.

Quando l’attenzione si sposta dai problemi esterni a quelli interiori, quando l’uomo si sofferma sugli enigmi del proprio carattere, del proprio destino, sulla missione che la vita gli affida egli fa appello all’anima cosciente.

L’anima cosciente si sviluppa in stretta relazione con il corpo fisico. Coloro che tendono a evadere dal corpo e dal mondo tendono anche a perdere il senso della loro individualità e ad addormentarsi in un cosmico languore.

Il sentimento del proprio corpo fisico rafforza il senso della coscienza individuale.

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