L’esegesi biblica di Gregorio Magno

Il Prof. Giuseppe Cremascoli, esperto studioso della letteratura latina medievale, ha pubblicato un libro sull’esegesi biblica di Gregorio Magno che è un’utilissima introduzione allo studio di questa grande figura intellettuale del Medioevo. San Gregorio Magno fu papa dal 590 al 604 e il suo nome sarà sempre legato al canto liturgico della Chiesa Cattolica, poiché Gregorio fu il primo a operare una raccolta sistematica di canti per le funzioni religiose: per questo in suo onore il canto ecclesiastico è chiamato “canto gregoriano”. Ma Gregorio I° è stato anche un importante punto di riferimento della letteratura medievale: fu autore di corpose opere su temi spirituali fra cui i commenti ad alcuni libri della Bibbia.

Proprio a quest’ultima tipologia di opere è dedicato il saggio di Cremascoli che analizza l’opera di commentatore biblico del pontefice; e affrontando il tema occorre tener presente che il commento alla Bibbia fu uno dei filoni letterari più fecondi di tutto il Medioevo. Gregorio stesso espone i canoni che guidano il suo percorso culturale: «ora cercando il senso letterale, ora elevandosi all’interpretazione mistica, ora scendendo all’utilità morale». Caratteristica della cultura cristiana, rispetto a quella ebraica, era di superare il senso letterale della Scrittura per esplorare i vasti spazi dell’interpretazione allegorica; per Gregorio fermarsi al significato letterale significava tornare al Giudaismo, e questo indirizzo dottrinale ispirerà tutta la cultura religiosa della cristianità medievale.

Gregorio Magno
Matthias Stom, San Gregorio Magno

Fra le opere più importanti del pontefice ci sono i Moralia in Iob: il libro di Giobbe, dedicato al mistero del dolore, è certamente fra quelli che hanno maggiormente coinvolto i lettori di tutti i tempi, e lo stesso Gregorio dice di essere affascinato dal personaggio di Giobbe perché la vita travagliata del sapiente biblico rifletteva le angosce dello stesso pontefice. Gregorio infatti fu papa in un’epoca in cui l’Italia era percorsa dalle turbolente invasioni longobarde, inoltre la popolazione era duramente provata da devastanti epidemie.

La tecnica dell’allegoria, come si diceva, era il terreno privilegiato della nascente letteratura medievale: Gregorio affermava che nello studio della Scrittura non deve essere respinto ciò che non contraddice la fede. Quest’atteggiamento apriva la strada a interpretazioni che al lettore moderno possono apparire anche fantasiose o arbitrarie, ma che erano in linea con la coscienza intellettuale dell’epoca. Si pensava, anzi, che la stessa oscurità della pagina biblica fosse uno stimolo al cammino dell’anima, che altrimenti si sarebbe impigrita fermandosi al senso letterale. Cremascoli usa l’espressione “scacchiera dei simboli” per definire il complesso impianto di metafore che il pontefice utilizzava nella esposizione dei passi biblici, esposizione che si giovava anche di simbolismi numerici derivati dalla cultura antica. Analizzando alcuni esempi di queste interpretazioni è interessante notare come il commento di Gregorio non fosse affatto caratterizzato da quella presunta ingenuità che una certa cultura “razionalista” ha voluto affibbiare al Medioevo. Basta pensare all’interpretazione dei “mille anni” di cui parla l’Apocalisse: i “mille anni” per Gregorio non significano affatto che il mondo sarebbe finito nel 1000 d.C., ma sono semplicemente numero simbolico che rappresenta l’universalità dei tempi in cui regna la Chiesa.

Numerosissimi nell’esegesi gregoriana sono i riferimenti agli animali che influenzeranno il ricco simbolismo dei Bestiarii medievali. Talvolta anche personaggi della mitologia antica venivano inseriti nel contesto dell’escatologia cristiana: ad esempio le Pleiadi rappresentavano i santi illuminati dalla grazia del settiforme Spirito. Questi riferimenti mostrano come la cultura classica fosse frequentata con interesse anche dagli intellettuali cristiani dell’Alto Medioevo: lo stesso Gregorio, infatti, raccomandava l’impegno negli studi profani che servivano anche a una più profonda comprensione della Parola divina, era anzi il demonio che spegneva nei cuori il desiderio del sapere. Gregorio, impegnato anche nella missione pastorale, dava particolare risalto all’attività dei predicatori e quindi alle abilità oratorie legate a questa funzione. Inoltre il papa aveva sempre presente la pratica della lettura comune nel monastero: nella formazione del pontefice fu decisiva l’esperienza vivificante della comunità monastica nella quale si era svolto il suo percorso spirituale.

Al termine del libro Cremascoli si sofferma anche sulla fortuna che le opere di Gregorio hanno riscosso nei secoli successivi: Gregorio fu scarsamente apprezzato dagli umanisti e aspramente condannato da Lutero, e anche studiosi più moderni hanno parlato di un percorso culturale piuttosto faticoso e farraginoso. Ma non mancano studiosi contemporanei che hanno rilevato come certe incongruenze debbano essere messe in relazione con la difficoltà dei tempi in cui nascevano queste opere, e alcuni anzi ritengono che i testi di Gregorio siano una utile guida alla lectio divina anche per il lettore odierno. Ma qualunque sia il giudizio sull’opera di Gregorio Magno, tutti convengono sul fatto che l’attività letteraria di questo papa costituisce una testimonianza culturale tra le più rappresentative del Medioevo.

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Giuseppe Cremascoli, L’esegesi biblica di Gregorio Magno, Editrice Queriniana, Brescia, 2001, pp.168, € 11,88

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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