Centro Studi La Runa

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Eduardo Gelman

19 marzo 2010 (17:40) | Autore:

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Eduardo Gelman
condannato dall’Inquisizione il 15 maggio 1538,
morto nella Rocca di Valladolid intorno al 1560

* * *

Quale miracolo che il poco pane secco e grigio, l’acqua tiepida che ogni giorno qualcuno mi fa trovare in un angolo della cella abbiano tenuto per così tanti anni vivo questo mio corpo d’animale nel buio, rotto e piagato.

E miracolo più grande – come non renderne grazie all’Altissimo? – che ancora io possa sognare, volare in me e dal mio centro oltre la prigione, sopra la Rocca e nel cielo, fingermi spazi aperti, mondi e stelle, il volto di lei e di un figlio e quello di Dio, e vite e parole…

In questo, in Spirito dunque si trasforma, ed è benedetto, quel poco e miserabile cibo, solo per questo il cuore ancora batte e batte i suoi colpi ostinati, così innocenti e lontani, il sangue percorre le vene e i vivi labirinti del mio cervello.

All’inizio di ogni notte, quando mi pare di ardere in una febbre e non vorrei che una mano d’amore a toccarmi il volto, sogno che qualcuno cammini lungo il corridoio illuminato dalle fiaccole alle pareti.

Sento i suoi passi avvicinarsi, la sua ombra crescere contro la volta di mattoni.

Lo immagino arrestarsi di fronte alla porta della cella e dare un ordine alla guardia.

La porta si apre, i miei occhi feriti dalla luce non vedono che una figura alta e vaga.

So che mi guarda, immobile, so che comprende la mia condizione, il mio corpo e il mio essere nel tempo.

Poi le parole: “Ora vieni con me, Eduardo…”.


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