Dracula, il guerriero di Wotan – 1
PRIMA PARTE
“In un corpo vivente tutto ciò che è reale è destinato a decomporsi.
Solo l’irreale resiste fino in fondo; l’irreale è la salvezza del mondo.”
Alexander Lernet-Holenia
“Talmente remota è l’origine di ogni storia
che agisca in Germania.”
Günther Grass
“Che ne è dei berserkir, voglio chiederti,
bevitori del mare dei cadaveri?”
Una Valkyrja
PREMESSA
Nella storia dell’umanità si riscontrano idee che riemergono costantemente. Queste sono radicate talmente in profondità nello spirito dei popoli che gli affioramenti possono interessare campi lontanissimi tra loro, ed in certi casi la distanza induce ad ignorare le affinità esistenti tra le singole manifestazioni. Eppure è ammesso che esistano contatti tra cultura, politica, psicologia, ecc. Si pensi soltanto alle connessioni riscontrate tra gli eventi storico-politici del XIX secolo, il romanticismo come fenomeno artistico e particolari stati dell’animo umano. Nell’effettuare analisi di questo tipo ci si interessa soprattutto a fenomeni di cultura alta, ad autori e pensatori che permettono a chi se ne occupa di accumulare meriti accademici e di crearsi fama di eruditi, mentre si tende a trascurare temi e personaggi della cultura popolare. In questo scritto ho voluto tentare una tale via, partendo da una figura che negli ultimi cento anni è stata una delle più popolari nel nostro universo multimediale, il Conte Dracula, che senza alcun intento retorico potremmo definire “Il Re dei Vampiri”.
Uscito dalla tomba nel 1897 grazie all’omonimo romanzo dell’irlandese Bram Stoker, è conosciuto anche da chi non abbia mai preso in mano quel libro o uno dei molti altri che gli sono stati dedicati. Infatti, è tale la mole di film, fumetti, sceneggiati TV, opere teatrali in cui è comparso, ed ai quali vanno aggiunti canzoni, illustrazioni, giochi di ruolo, videogiochi, per tacere di ogni genere di gadgets, che bisognerebbe esser nati sopra un’isola deserta per non averlo mai sentito nominare. Eppure, nella generale esibizione di draculomania certi aspetti di quella inquietante figura sono rimasti in ombra. Ed è proprio da questi che intendo prendere le mosse.
DRACULA, “MAGO DEL NORD”
C’è una domanda su Dracula che rischia di rimanere senza risposta anche se rivolta agli appassionati delle sue gesta: dato per scontato che il Conte alla nascita fosse un comune mortale, come è diventato un vampiro?
Dobbiamo convenire che il pubblico grosso identifica Dracula con l’immagine trasmessa dalle numerose pellicole succedutesi nei decenni e che hanno sempre ignorato l’argomento, ad esclusione della recente versione di Francis Ford Coppola, che però è ancora troppo recente per essere profondamente recepita dall’immaginario collettivo. In realtà, fra tutte le interpretazioni personali che il regista di Bram Stoker’s Dracula ha inserito nel suo film, uno dei punti in cui meno si è discostato da Bram Stoker è proprio la rappresentazione del processo che ha trasformato un principe valacco del XV secolo, feroce avversario dei Turchi, nel Re dei Vampiri. Coppola narra che Dracula non è stato infettato da un altro vampiro, ma che si è trasformato per sua stessa volontà, sprigionando energie che lo hanno portato a risorgere dalla tomba in condizione di non morto. Anche Stoker riferisce – con le parole di Abraham Van Helsing, l’erudito professore olandese che nel romanzo guida la lotta contro Dracula – di una trasformazione, ma lo fa in modo talmente vago (intenzionalmente?) che il fenomeno non risalta con chiarezza. Come ci dice Van Helsing nel suo inglese abborracciato
I Dracula [...] erano grande e nobile stirpe [...]. Hanno imparato segreti di diavolo in Scolomanzia, tra i monti sopra lago di Hermannstadt, dove diavolo pretende che ogni dieci savi uno è suo (1).
E più oltre, parlando ancora del Conte, ribadisce che
egli era in vita un uomo molto portentoso. Soldato, statista, alchimista, cosa quest’ultima che era il massimo sviluppo di conoscenza di scienza in sua epoca. Lui era un poderoso cervello, un sapiente senza paragoni, e un cuore aveva che conosceva non paura e non rimorso. Ha osato persino frequentare la Scolomanzia, e non era branca di conoscenza di suo tempo che egli non indaga. Bene, in lui poteri mentali hanno sopravvissuto a morte fisica (2)
In effetti, se non si è a conoscenza di certi particolari, il senso delle frasi sfugge facilmente. Cos’è questa “Scolomanzia” (nell’originale inglese Scholomance) e cosa significa che il “diavolo pretende che ogni dieci savi uno è suo”? Ci soccorre lo studioso Clive Leatherdale che collega queste affermazioni ad una leggenda rumena – che a suo parere Stoker trasse dalle note di viaggio della scrittrice inglese Emily Gerard, Transylvanian Superstition (3): “Lan Scholomance era una mitica scuola situata nei Carpazi e dominava dall’alto la città di Sibiu (chiamata in sassone Hermannstadt). Il mecenate della scuola era il diavolo in persona, che insegnava gli oscuri segreti della natura, il significato dei tuoni e dei lampi, la lingua degli animali e le formule magiche, mettendo in grado di padroneggiare i fenomeni naturali coloro che ne studiavano le cause. Secondo la leggenda vi erano ammessi soltanto dieci studenti per volta, nove dei quali tornavano a casa dopo aver appreso questa conoscenza demoniaca. Il decimo veniva invece trattenuto dal diavolo come pagamento per tutti e, montando su di un ismejeu, o dragone [...] ne diventa l’aiutante. Non è necessario sottolineare il fatto che Dracula fosse proprio il decimo studente” (4).
Dunque, lo scrittore irlandese aveva ben chiaro come Dracula, che in vita aveva appreso dal demonio i segreti della magia e dell’alchimia, fosse risorto dopo la morte fisica proprio in virtù di quelle conoscenze iniziatiche, divenendo vampiro.
Un appassionato di cinema dell’orrore può ritenere strani questi collegamenti tra natura vampiresca, poteri magici ed iniziazione alchemica, proprio perché non trovano riscontro nelle pellicole del Conte sanguinario, ma essi sono tutt’altro che arbitrari se consideriamo la figura leggendaria del vampiro (5). Nel folklore è ampiamente testimoniato che chi pratica la magia o la stregoneria durante la vita, è destinato a risorgere dalla morte come vampiro. Vediamo quindi di seguire un tragitto che possa giustificare un collegamento tra il Dracula stokeriano da una parte, e l’iniziazione magica dall’altra.
Assumiamo come punto di partenza la leggenda di Scholomance: è ovvio che, essendo testimoniata in ambiente cristiano, vi compaia la figura del diavolo come iniziatore di maghi e stregoni. E’ appena il caso di accennare al fenomeno verificatosi ovunque si siano affermate fedi monoteiste come il cristianesimo e l’islam: la trasformazione degli dèi venerati dalle religioni precedenti in demoni, se non addirittura nel diavolo supremo in persona (6). Non è quindi azzardato ipotizzare per questa leggenda un’origine precristiana e dunque correlarla alla precedente cultura indoeuropea. Sarà un caso, ma nel romanzo di Stoker si riscontrano numerosi elementi che lo collegano in maniera particolare alla tradizione nordico-germanica, tradizione che affonda le radici nel retaggio comune indoeuropeo.
Preziose in questo senso sono le considerazioni della filologa rumena Marinella Lorinczi (7), la quale rileva che in Dracula “la componente di derivazione nordica [...] è presente e certe volte persino pervasiva” (8). La Lorinczi prende spunto da un fatto tanto singolare quanto poco noto: nel 1898, appena un anno dopo l’uscita in Inghilterra, Dracula fu tradotto e pubblicato anche in Islanda con una prefazione dell’autore, ed evidenzia quindi il particolare interesse che il romanzo di Stoker dovette suscitare nell’isola del ghiaccio, concludendo che “il lettore di origine nordica si doveva riconoscere in una certa qual misura nelle vicende narrate” (9). La studiosa identifica quindi una serie di riferimenti alla cultura nordico-germanica presenti in Dracula (nonché in altre opere di Stoker) che appaiono troppo numerosi e precisi per essere casuali. Rinviando al suo scritto per un esame generale, ne evidenzio alcuni che rivestono un particolare interesse per noi.
< In primo luogo “Dracula discende, secondo la sua biografia romanzesca, dai Berserker” (10). La Lorinczi si riferisce alla narrazione delle gesta degli antenati di Dracula, senz’altro il passaggio più epico del romanzo. Secondo il racconto del Conte, nelle vene degli Szekely (11), l’etnia a cui egli stesso appartiene, scorre il sangue dei popoli più bellicosi che attraverso i secoli hanno invaso la Transilvania. Tra questi
le tribù ugre hanno portato dall’Islanda lo spirito combattivo conferito loro da Thor e da Odino, e di cui i loro guerrieri furibondi [Berserkers nel testo originale. - N.d.R.] han dato prova, con tanta selvaggia furia [...] al punto da far credere alle genti che fossero calati i lupi mannari stessi (12).
Quindi, pur con qualche imprecisione (13), Stoker afferma chiaramente l’origine nordica di Dracula inserendo anche un importante riferimento ai berserkers – modernizzazione del termine berserkir (sing. berserkr) (14) – i guerrieri-orso dei popoli germani, di cui tratterò ampiamente più avanti (15). Qui basti rilevare che l’autore, includendo queste figure tra gli antenati del Conte, le collega ai “lupi mannari” per la loro “selvaggia furia”, forgiando quindi una catena che porta dal Re dei Vampiri, attraverso i berserkir ed i licantropi, fino ai più fieri carnivori del continente europeo. La stessa Lorinczi afferma che “se tra gli antenati del personaggio Dracula vi erano gli “uomini-orso”, Dracula dal canto suo mantiene stretti legami coi lupi. Non solo è circondato da lupi da guardia nelle montagne della Transilvania, ma egli stesso a più riprese si trasforma in lupo; è dunque un uomo-lupo, un lupo mannaro”. Di seguito la studiosa rileva un ulteriore collegamento con la figura del berserkr nel nome del lupo Bersicker, che, fuggito dallo zoo di Londra, si pone al servizio di Dracula (16).
(continua)
Note
*) Questo articolo deriva dal mio precedente Dracula tra magia e iniziazione, pubblicato nel periodico di studi sul fantastico La Soglia n. 2, luglio 2002, pp. 44-49. Oltre a revisionare completamente il testo l’ho ampliato, fino a triplicarne la lunghezza, con ulteriori citazioni e considerazioni di carattere folklorico, storico e politico. Per informazioni: tel. 0573-39249; gianluca.casseri@tele2.it.
1) Bram Stoker, Dracula, Oscar Mondadori, Milano, 2001 (I ed. 1979), traduzione di Francesco Saba Sardi, p. 284.
2) B. Stoker, Dracula… cit., pp. 352-353.
3) Ritengo che sia un capitolo di Emily Gerard, The Land beyond the Forest. Facts, Figures, and Fancies from Transylvania, 2 voll., Blackwood, Edinburgo-Londra, 1888. Traggo l’indicazione bibliografica da Marinella Lorinczi, Nel dedalo del drago. Introduzione a Dracula, Bulzoni, Roma, 1992, p. 249. Anche per questa studiosa Stoker prese dall’opera della Gerard molti particolari del romanzo.
4) Clive Leatherdale, Dracula. Il romanzo e la leggenda, Atanor, Roma, 1989, p. 84.
5) Lo conferma tra gli altri un testo ormai classico come Ornella Volta, Il Vampiro, Sugar, Milano, 1964, che in una pratica Tavola delle specie vampiriche inserita in appendice elenca l’Upierczi russo che diviene vampiro “con le pratiche di stregoneria”, ed il Mjertovjec della Piccola Russia che acquisisce il medesimo stato “comportandosi in vita […] da mago”.
6) Vedi quanto scrive una filologa e studiosa dei miti nordici a proposito di “un’idea insistentemente propagata dai fautori della nuova dottrina [il cristianesimo - N.d.R.]: quella cioè che ogni essere o divinità venerato nel periodo pagano non fosse altro che una manifestazione del demonio.” Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi, Milano, 1991, p. 349.
7) Vedi in particolare: Marinella Lorinczi, Dracula & Co. Il richiamo del Nord nei romanzi di Bram Stoker, C.U.E.C., Cagliari, 1998. Se la studiosa rumena rileva numerosi punti di contatto tra il romanzo di Stoker e la mitologia nordica, dobbiamo notare che questi non esauriscono le affinità fra Dracula e le tradizioni germaniche. In realtà il lavoro della Lorinczi – notevole nella sua originalità, dote che distingue questa studiosa dalla miriade di draculologi che da decenni si limitano a rimasticare cose già dette e ridette – più che una conclusione può essere considerato il punto di partenza per uno studio più vasto. Un punto di contatto da approfondire potrebbe essere costituito dalle tre donne vampiro che abitano nel castello di Dracula, e nelle quali si potrebbe riscontrare un parallelo con le Valchirie, considerato che, come rileva Mircea Eliade, “N. K. Chadwick aveva visto nelle Valchirie delle creature mitiche più vicine ai ‘lupi mannari’ che non a delle fate celesti.” Vedi Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche arcaiche dell’estasi, Ed. Mediterranee, Roma, 1992 (I ed. 1974), p. 407, nota 7. Per ulteriori contatti tra il romanzo ed il mito germanico vedi anche quanto scrivo infra nel capitolo Il guerriero-belva fra mito e realtà a proposito del hugr e dei poteri di Odino.
8) M. Lorinczi, Dracula & Co… cit., pp. 6-7.
9) M. Lorinczi, Dracula & Co… cit., p. 6.
10) M. Lorinczi, Dracula & Co… cit., p. 19.
11) “…si tratta di una popolazione magiarizzata precocemente e proveniente dall’Asia, dalle origini complesse e in parte leggendarie. Stanziatasi dal sec. XI nelle valli centro-meridionali della Transilvania [...] ha svolto per lo meno fino al secolo XVI in cui si compie la perdita dei privilegi tradizionali, l’originaria funzione di guardia di frontiera, parallelamente al suo antico ruolo di avanguardia/retroguardia dell’esercito ungherese…”, M. Lorinczi, Nel dedalo del drago cit., p. 229, nota 54. La studiosa, a p. 83 della stessa opera, espone la sua opinione sul fatto che “un Voivoda, se attribuito alla Transilvania e se è ritenuto ‘battagliero’ o ‘feroce’ con connotazioni per giunta barbariche, non può che appartenere all’etnia il cui esotismo fu ritenuto per secoli talmente vistoso ed indiscutibile da diventare luogo comune: i Sekler [grafia tedesca - N.d.R.]. Otteniamo così niente meno che il prototipo ideale del Dracula di Stoker.”
12) B. Stoker, Dracula… cit., p. 58. A conferma vedi quanto scrive un cronista dell’epoca sulle scorrerie dei Goti nei Balcani durante il IV secolo: “Né alcunché rimase intatto ad eccezione dei luoghi inaccessibili e fuori mano per i barbari che avanzavano. Giacché, senza alcuna distinzione di sesso e di età, devastavano tutto con immense stragi ed incendi. Addirittura i piccoli furono strappati dal seno delle madri che succhiavano, per essere uccisi; vennero rapite matrone e vedove i cui mariti erano stati sgozzati davanti ai loro occhi”. Ammiano Marcellino, Le Storie vol. II, T.E.A., Milano, 1994, pp. 1051-1053.
13) L’autore collega “le tribù ugre” agli dei germanici Thor e Odino e dice che le stesse sono venute dall’Islanda. In realtà costituiscono un ramo dei popoli ugro-finnici provenienti dall’Asia, e non rientrano tra gli Indoeuropei, meno che mai tra i Germani.
14) La scelta del traduttore italiano di utilizzare il termine “guerrieri” è senz’altro poco felice. Se i berserkir erano guerrieri, non tutti i guerrieri potevano dirsi berserkir, come conferma Marcello Meli, Premessa a Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nell’Europa arcaica, Il Cerchio, Rimini, 2004, p. 6: “Non tutti i guerrieri sono guerrieri-lupo, anche se tutti i guerrieri-lupo sono guerrieri”. Né l’aggiunta dell’aggettivo “furibondi” appare sufficiente per rendere in pieno l’idea. Sarebbe stato più appropriato mantenere il termine originale.
15) Nel Carme di Araldo, la più antica saga nordica nel quale sia attestato il termine berserkir, questi vengono definiti con una kenning composta “bevitori del mare dei cadaveri”, evidente costruzione metaforica per dire che bevono il sangue. Vedi C. Sighinolfi, I guerrieri-lupo nell’Europa arcaica… cit., p. 21. Rinvio a questo documentato studio (che citerò più volte nel prosieguo) per approfondire le testimonianze sui guerrieri-belva nella cultura nordico-germanica, nonché in quelle di altri popoli indoeuropei (Roma arcaica, Celti, India Vedica).
16) M. Lorinczi, Dracula & Co… cit., pp. 20-21.
LA SECONDA PARTE DI QUESTO SAGGIO
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