Don Tullio Calcagno, il prete che andò a morire con Mussolini

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l’Ateneo di Treviso, l’Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società “Dante Alighieri”; l'”Alliance Française”; L’Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione “Luigi Stefanini”. E’ il presidente della Libera Associazione Musicale “W.A. Mozart” di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l’opera di J. S. Bach.

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4 Risposte

  1. silvano ha detto:

    Certo, e sempre triste e fa venire la pelle d’oca leggere queste righe,su questi italiani uccisi,purtroppo ke dire,ognuno faceva le sue scelte ,consapevole alla fine cui andava incontro!

  2. Eleonora ha detto:

    Non solo le pallottole uccidono, a volte basta anche un ‘ke’ al posto di un ‘che’.
    ‘Ne uccide più la lingua che la spada’ si diceva un tempo; oggi è vero il contrario: prima si uccide la lingua, così la spada ha buon gioco.

  3. pino ha detto:

    Stiamo ritornando a quei momenti. Queste cose non vengono fatte conoscere come tante altre che sono avvenute.Povera Italia!!!

  4. silvano ha detto:

    Brividi…brividi…ho letto recentemente tre libri di facile lettura,due di Gianni Oliva,Foibe e L’ombra nera,e uno di Sauro Onofri,il triangolo della morte,inerenti al lugubre periodo 43/47!!. Vorrei evidenziare un passaggio,di un grandissimo personaggio tale Leone Trotsky,che dice: La vita e bella,possano le generazioni future,liberarla da ogni male,oppressione e violenza,e goderla in tutto il suo splendore! Parole sacrosante!

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