Attraverso la storia delle religioni
Il libro è una lunga intervista, forse l’ultima, allo storico delle religioni Alfonso Di Nola, oggi scomparso. Affiorano i soliti luoghi comuni ideologici, quali la professione di fede comunista, ribadita diverse volte nel libro, e la critica al papa Giovanni Paolo II, al quale non si risparmiano strali anche violenti. La “perla” di tutto il libello è l’attacco ad un altro storico delle religioni scomparso, Mircea Eliade, attacco che rasenta la calunnia: “…Eliade, che era deputato della destra rumena, annovera tra le sue opere anche un libro di esaltazione del nazismo, scritto nel periodo in cui Hitler pronunciò il suo primo proclama contro gli ebrei. Come se non bastasse, fu autore di un articolo che plaudeva l’uccisione di un ragazzo in Romania, un ragazzo di sinistra. Abbiamo scoperto una serie di documenti sulla posizione politica di Eliade, su come egli sia dovuto scappare dalla Romania, rifugiandosi dapprima in Italia, poi a Parigi ed infine presso i fascisti di Chicago… Eliade è pericoloso, a mio giudizio, anche per un’altra ragione: egli considera il rito come l’accesso a quella condizione archetipica distrutta dalla società moderna. Ogni rito – secondo la sua concezione – sarebbe un ritorno allo stato arcaico esistito in un’epoca aurorale e che ritornerà alla fine del mondo. Da ciò consegue che la condizione perfetta dell’esistere non si colloca nel qui ed ora, nel presente, ma nel mondo archetipale degli inizi o della fine…” (pp.14-15).
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