Centro Studi La Runa

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La difficile amicizia. Alle radici dell’alleanza israelo-americana (1956-1963)

1 gennaio 2000 (16:15) | Autore: Ezio Albrile

L’uscita di scena politica di Harry S.Truman, patrocinatore quasi mistico dello stato d’Israele, segna una svolta decisiva nei rapporti tra gli USA ed il Vicino Oriente. Il suo successore, l’ex-generale Dwight D. Eisenhower, rappresenta un cambio di rotta: Gerusalemme viene in pratica esculsa da subito da qualsiasi progetto di sicurezza.

Il periodo che va dall’ottobre 1956 al marzo 1957 rappresenta il periodo più difficile di questa apparente politica isolazionistica: è del 29 ottobre 1956 la “guerra preventiva” (p. 24) che Israele sferra all’Egitto, le quale suscita immediatamente il violento disappunto dell’amministrazione Eisenhower. Alla base della politica di Eisenhower risiede anche la convinzione che il conflitto arabo-israeliano si debba inscrivere nel quadro più vasto dell’espansione del comunismo sovietico.

Solo con il tentato golpe filo-nasseriano contro l’hashemita Hussein di Giordania gli americani si rendono conto – così come il governo di Israele sosteneva da tempo – che il nazionalismo arabo e Nasser, legato ai neo-fondamentalisti di Sayyd Qutb, costituivano una delle maggiori cause di instabilità. La crisi giordana e siriana del 1957 sono il punto cruciale nel modificarsi della politica americana in Medio Oriente. La fine dell’embargo sugli armamenti tra USA ed Israele è segnato da una data importante: il 1° febbraio 1958 Egitto e Siria danno vita alla R.A.U., scintilla iniziale che attiva tutta una serie di sollevamenti musulmani nell’area medio-orientale: si può dire che siffatta unione strategica rappresenti la tangibile manifestazione politica del “Fratelli Musulmani”, gli Ikhwan al-muslimun, alla base di tutto il neo-fondamentalismo contemporaneo. Il mutato atteggiamento degli Stati Uniti porterà con J.F. Kennedy, pressato dalle lobbies ebraiche, alla vendita ad Israele di una fornitura di missili Hawk.

Nonostante questa politica “conciliante” verso Israele, Kennedy adotterà diverse sortite dissimulatorie quali l’apparente persecuzione contro l’American Zionist Council ed altre organizzazioni filo-sioniste ritenute covi di “agenti di governi stranieri” (pp. 72-73). Anche i raids di rappresaglia aerea di Israele contro obiettivi egiziani e siriani vengo duramente stimmatizzati dall’amministrazione Kennedy, nel quadro di una finzione politica tesa comuque a privilegiare il governo di Israele nei confronti del pericolo arabo-musulmano. Secondo il nostro autore, se il Presidente Eisenhower aveva apparentemente tentato di piegare Israele anche con la forza, il suo successore alla Casa Bianca scese la politica della “carota” a scapito di quella del “bastone”, nella speranza che una fornitura d’armi avrebbe ridotto quel senso di vulnerabilità e di insicurezza che Israele sentiva da sempre ed incrementato l’influenza americana. Quello che però il nostro autore trascura totalmente è l’intreccio se vogliamo “metapolitico” che sta alla base della politica americana in Medio Oriente: l’utilizzo di Israele quale “ago della bilancia” nel controllo e nel contenimento della forza neo-fondamentalista arabo-musulmana è un dato di fatto che emerge dagli sviluppi successivi. I fatti odierni rendono evidente la natura totalitaria e sovversiva dell’auspicato “grande Israele” di Sharon. L’evidenza che dietro alle scelte di Kennedy ci fosse la potente lobby ebraica è un dato di fatto che ammette anche il nostro autore: non c’è quindi bisogno di sforare nella metastoria per capire che i rapporti tra Israele ed USA sono ben più profondi di una apparente diatriba strategica medio-orientale.

La globalizzazione odierna rende solo più marcate delle ingerenze che in passato passavano in silenzio sottotraccia. Lo scontro odierno tra Islam e “mondo occidentale” altro non è che la visione manifesta di un malessere antico, un malessere che affonda le sue radici nel controllo che determinate élite vogliono estendere sul mondo.

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Daniele De Luca, La difficile amicizia: Alle radici dell’alleanza israelo-americana (1956-1963), (Biblioteca di storia contemporanea 46), Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma 2001, pp.140.

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Ezio Albrile

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