I Celti, questi sconosciuti

L’ennesimo libro sul tema “Celti” uscito in lingua italiana è dovuto a un professore tedesco, Alexander Demandt, docente di storia antica alla Freie Universität di Berlino: il suo lavoro si contiene in un minuto volumetto di poco più di 130 pagine, stampato recentemente per i tipi del Mulino nella collana “Universale Paperbacks”.

Come è ovvio, la maggior parte dello studio di Demandt s’intreccia, anzi si basa sulla storia romana, specialmente quella militare: non solo perché gli storici greci e latini ci hanno tramandato la gran parte dei dati su cui si basa lo studio del mondo celtico, ma anche perché furono le legioni e l’astuzia strategica di Cesare a infrangere i sogni ricorrenti di una sempre troppo fragile unità gallica.

L’analisi della società celtica è operata per “categorie” in altrettanti capitoli, dedicati tra l’altro all’espansione nello spazio dei popoli celtici, all’economia, alla religione, all’organizzazione politica e anche a singoli temi d’interesse prettamente archeologico, ma che rivelano dati notevolmente interessanti, come le tecniche costruttive di muri, fortezze, città e tombe sepolcrali.

La ricostruzione del mondo celtico di Demandt, peraltro, non si arresta all’epoca antica, ma attraversa velocemente tutta la storia del nostro continente, con i miti celtici e arturiani trascritti dagli amanuensi irlandesi medievali, con le fondazioni di monasteri a opera di monaci itineranti, sino al revival ossianico d’epoca romantica e al risorgere di una coscienza nazionale in paesi “celtici” come l’Irlanda, il Galles, la Scozia, la Bretagna e la Cornovaglia (non manca neppure il riferimento a quella “moda celtica”, come la definisce l’Autore, che ispira al giorno d’oggi correnti politiche regionalistiche soprattutto in Baviera, in Austria e in Lombardia). Per Demandt il “celtismo” trova poi un esito, oltre che in alcuni personaggi d’oltremanica un po’ bizzarri che si professano druidi, anche in opere letterarie di primo livello, come le saghe fantasy di Tolkien e della Zimmer Bradley, e persino nei fumetti di Asterix, le cui storie «rielaborano la tradizione antiquaria, dopo averla studiata con sorprendente cura, ricostruendola in modo anacronistico e operando una selezione ad usum delphini».

Nell’ampia congerie di dati e informazioni che viene fornita, tra cui una curiosa notizia sull’origine dei “sette nani” (p. 33) e un excursus sulla figura della donna celtica, si trovano anche alcune affermazioni che lasciano non poche perplessità, come la teoria per cui i Celti avrebbero praticato oltre ai sacrifici umani anche il cannibalismo sacro, o ancora quella secondo cui sarebbero stati l’unico popolo dell’antichità a scendere in battaglia indossando ornamenti preziosi – mentre già nell’Iliade leggiamo di preziosissime e meravigliose armature. Curioso anche che la leggenda relativa al Kyffhäuser sarebbe stata legata prima a Federico II Hohenstaufen e successivamente a suo nonno Barbarossa, o che Camilla Beltrami traduca letteralmente Indogermanen (quando in italiano si usa ormai da oltre un secolo la dizione “Indoeuropei”), ma ciò che risalta più di tutto è che l’autore ignori completamente lo studio del mondo celtico in chiave trifunzionale secondo la prospettiva duméziliana, così come il lavoro di Christian Guyonvarc’h (cita invece, nella breve bibliografia, Jean Markale, che per quanto sia un personaggio pittoresco difficilmente potrebbe essere definito uno studioso “scientifico”).
Così Demandt pare non essersi minimamente avveduto che tanto la società celtica, quanto il suo pantheon religioso fossero organizzati secondo un modello trifunzionale legato alla sacralità magico-giuridica, alla forza guerriera e alla fecondità-produttività. Questo pregiudica non poco il valore del libro, che pure, per la somma di informazioni che condensa in poche pagine, potrà comunque risultare utile a chi abbia già un po’ di familiarità con la materia.

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A. Demandt, I Celti, Il Mulino, Bologna 2003, pp. 136, € 9,80. Inedito.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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