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Le correnti della tradizione pagana romana in Italia

1 gennaio 2000 (16:00) | Autore:

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Gianfranco de Turris (cur.), Esoterismo e fascismo. Storia, interpretazioni, documenti Negli anni che vanno dai primi del secolo XX al secondo dopoguerra, con le significative riprese ai giorni nostri (su cui poi ci soffermeremo), ma con intensificazione nel periodo iniziale della presa del potere da parte del fascismo sino al “culmine” rappresentato dalla Conciliazione dell’11 febbraio 1929, si è manifestata in Italia l’azione culturale, di pressione politica e anche il travaglio esoterico di un insieme composito di personalità, gruppi, riviste e tendenze che il prof. Piero di Vona per primo nel 1985 riassumeva per esigenze di chiarezza sotto la denominazione di “corrente romana del tradizionalismo” e che, almeno fino a pochi anni fa, non ha costituito una linea di pensiero omogenea, ben organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle caratteristiche comuni, ideologicamente e politicamente parlando, ma una tendenza che poté assumere aspetti e sfaccettature differenti. Il significato dell’azione di questo insieme di personalità e gruppi, assai differente nell’impostazione e nei metodi, si è tradotto in pratica nella riproposizione del modello spirituale, religioso e rituale del paganesimo romano (che noi abbiamo proposto di definire meglio come “via romana agli déi”), che le autorità dello Stato italiano avrebbero daovuto fare proprio in contrapposizione alle ingerenze e allo strapotere politico e morale della Chiesa cattolica.

Non è questa la sede per tracciare la preistoria di tali correnti e neppure per riassumere i termini della questione circa eventuali trasmissioni della tradizione romana, su basi religiose e rituali (per questo rimandiamo al nostro Movimento Tradizionalista Romano nel Novecento, 1987), dall’epoca in cui le leggi liberticide di Graziano e Teodosio, fra il 382 e il 394 interruppero per sempre la Pax Deorum, sino ai giorni nostri. Il concetto di Pax Deorum è essenziale, dal momento che si tratta del “patto” o “contratto” stabilito alle origini fra gli déi dei primordi (fra essi soprattutto Giove, o il padre celeste, Giano, Marte, e Vesta) e il popolo di Roma: tale pax, voluta dal Re-augure Romolo, e perfezionata da Numa, fondò dall’inizio alla fine l’unione indissolubile di religione e di Stato Romano, dal tempo dei Re alla caduta dell’impero. Ora, le attuali correnti della tradizione romana pagana possono sì conservare privatamente il cultus deorum, ma non praticare il culto pubblico, perché questo presupporrebbe la vera restaurazione della Pax Deorum, coincidente con la stessa restaurazione dello Stato Romano tradizionale. Questo forse può spiegare come nel tempo vari esponenti di tale corrente cercassero di esercitare pressioni ai vertici più alti dello Stato italiano, sia pure con scarsi esiti.

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Un illustre precedente (certamente di carattere prevalentemente culturale e ideale) della corrente tradizionalista romana può rintracciarsi in quella linea di pensiero di cui si fecero portatori, verso il termine dell’epoca napoleonica, Vincenzo Cuoco (col suo “romanzo archeologico” a chiave Platone in Italia ) e Ugo Foscolo: un atteggiamento, il loro, di rifiuto del cosmopolitismo dei philosophes francesi e, d’altra parte, del reazionarismo degli ideologi della Santa Alleanza, nella rivendicazione di una tradizione autoctona spirituale e civile che, partendo dall’Italia preromana, giunge a Roma e si prolunga sino al Rinascimento e perviene sino al De Antiquissima Italorum Sapientia di Giovanbattista Vico, ma trascorre ancora, come una vena feconda, lungo tutta la vicenda risorgimentale: le pagine ispirate del Mistero dell’amor platonico nel Medioevo (1840) di Gabriele Rossetti ne rappresentano un’altra continuazione. Nel corso del Novecento alcune delle figure più rilevanti della corrente romana traggono la loro linfa da talune tendenze anticlericali e massoniche del Risorgimento, mentre altre se ne discontano per seguire vie proprie e originali.

In un certo senso, tale diversificazione si è mantenuta sino ai giorni nostri. Il riferimento al Risorgimento non è casuale perché secondo gli attuali rappresentanti della corrente l’unità d’Italia è condizione indispensabile per la restaurazione della Pax Deorum: ciò per “ragioni metastoriche e matapolitiche, ovvero sacrali, basandosi ab origine sul rapporto tra suolo ed epifanie divine relative alle religiones degli antichi abitatori d’Italia, quindi sullo ius sacrum di Roma” (dal Manifesto del Movimento Tradizionalista Romano. Orientamenti per i tempi a venire, Messina 1993, pagg. II-III. D’ora in poi citato come Manifesto). Oltre a influenzare poeti come Giovanni Pascoli, la “via romana agli déi” si sarebbe conservata in nobili famiglie del Lazio, come i Colonna e i Caetani: sarebbe anzi un Caetani (secondo una discussa identificazione) quell'”Ekatlos” che riferiva di un rito celebrato negli anni della prima guerra mondiale “per mesi e mesi, ogni notte, senza sosta” con la partecipazione di “forze di guerra e forze di vittoria… figure vetuste e auguste degli “Eroi” della razza nostra romana”, dopo che era stato ritrovato in una tomba dell’Appia antica un antico scettro regale. Ma alla via romana non sarebbero stati insensibili un famoso archeologo come Giacomi Boni (scopritore nel 1899 del Lapis Niger nel Foro Romano e disegnatore del fascio littorio per Mussolini) e un ministro della Pubblica Istruzione come Guido Baccelli, per il quale (sino alla fine dell’800) “l’ideale del secolo è il cittadino-soldato, il modello Roma antica”.

Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta Tuttavia, fu con Arturo Reghini (1878-1946) che la “via romana” tende a farsi più esplicita, per quanto egli propriamente appartenga alla variante che può ben definirsi “orfico-pitagorica” e quindi solo perifericamente si situi rispetto al filone centrale della tradizione romana autentica, il cui nucleo è altra cosa. E fu proprio intorno alle riviste di Reghini “Atanòr” (1924), poi “Ignis” (1925), infine, dopo l’ordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle società segrete, “Ur” (1927-28), diretta formalmente da Julius Evola, che confluiranno quanti cercavano di dare al fascismo un carattere neopagano e romano, suscitando un certo interesse in Mussolini, se questi il 23 maggio 1923 ricevette da esponenti della “via romana” un’arcaica ascia etrusca legata a fascio secondo le prescrizioni rituali: con tale atto di sapore sacrale, come è evidente, si sarebbe voluto propiziare una restaurazione in senso “pagano” che, promossa dal fascismo, riportasse alla Pax Deorum. Lo stesso famoso libello di Julius Evola Imperialismo Pagano (1928), che fu l’ultimo, deciso, inequivocabile e tragico appello da parte di esponenti della “via romana” prima del compromesso del Concordato, affinchè il fascismo “cominciasse ad assumere” – così si esprimeva Evola – “la romanità integralmente e a permearne tutta la coscienza nazionale”, così che il terreno fosse “pronto per comprendere e realizzare ciò che, nella gerarchia delle classi e degli esseri, sta più su: per comprendere e realizzare il lato sacro, spirituale, iniziatico della Tradizione (p. 162): anche questa chiara presa di posizione risulta oggi che non fu del tutto sgradita allo stesso Mussolini, ma su un piano esclusivamente privato.

Raccontava infatti il duce a Yvonne de Begnac (Taccuini mussoliniani, a cura di F. Perfetti, Bologna 1990, p. 647): “Contrariamente a quanto generalmente si pensa, non fui affatto seccato per la presa di posizione del dottor Julius Evola pochi mesi innanzi la Conciliazione contro una qualsiasi modulazione di pace tra Santa Sede e l’Italia”. Nei fatti l’11 febbraio 1929 il governo fascista firmava a nome del Re d’Italia il cosiddetto concordato con la Chiesa cattolica e nasceva il monstrum giuridico dello Stato della Città del Vaticano. Veniva con ciò eliminata ogni residua speranza di azione all’interno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola sia di Reghini sia di altri autorevoli esponenti, restati per lo più nell’ombra, della “via romana”. Restava il “programma minimo” che ancora Evola aveva indicato in Imperialismo Pagano, vale a dire: “Promuovere studi di critica e di storia, non partigiana, ma fredda, chirurgica, sull’essenza del cristianesimo (…), promuovere studi, ricerche, divulgazioni sopra il lato spirituale della paganità, sopra la visione vera della vita” (p. 125).

Quel programma “minimo” cercherà Evola più tardi in parte di compiere organizzando il lavoro di alcuni suoi insigni collaboratori attorno al “Diorama Filosofico”, una pagina speciale di cultura e filosofia uscita irregolarmente tra il 1934 e il 1943 all’interno del quotidiano cremonese “Il regime fascista” di Roberto Farinacci. La tematica della tradizione romana esaminata nei suoi simboli e miti e nella sua forza spirituale ritornerà qui di frequente negli scritti dello stesso Evola, di Giovanni Costa (autore, nel 1923, di un’Apologia del Paganesimo), di Massimo Scaligero, del giovane Angelo Brelich (nel dopoguerra ricoprirà la cattedra di Storia delle Religioni del mondo classico nell’Università di Roma) e di Guido de Giorgio, nonchè di collaboratori stranieri come Franz Altheim ed Edmund Dodsworth.

Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 1: La religione nella vita domestica. Iscrizioni e offerte votive Ma il discorso si è fatto qui puramente di natura culturale, o al più, antropologica: manca, necessariamente, la controparte più intimamente spirituale o religiosa e nulla è l’attenzione per il lato ritualistico. Guido de Giorgio (1890-1957), che aveva tentato una difficile opera di mediazione fra “via romana” e cristianesimo intorno a una nozione “metafisica” di Roma (e che pertanto non può propriamente essere inserito tra gli autori della corrente oggetto dell’indagine) aveva ben previsto nel suo La Tradizione Romana (concepita fra il 1939 e 1943 e uscita postuma solo nel 1973) che l’esito della seconda guerra mondiale sarebbe stato “addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma” (p. 296).

In effetti la “via romana” pare a lungo restare sommersa sino a che, verso la fine degli anni Sessanta, pare dare nuovi segni di vita ai margini dell’estrema destra politica, dapprima all’interno del Centro Studi “Ordine Nuovo”, poi subito dopo (verso il 1970) distaccatosene col “Gruppo dei Dioscuri”, che ebbe sede principale a Roma e diramazioni a Napoli e Messina. E’ poco chiaro fino a che punto il lato ritualistico legato alla ripresa della tradizione romana andasse nel “Gruppo dei Dioscuri” distinto da tematiche e pratiche operative magiche già in uso nel “Gruppo di Ur” del 1927-29: certo si sa che Evola (scomparso nel 1974) era tenuto al corrente della sua attività. Tale organismo, che diede alle stampe quattro fascicoli dottrinari fra il 1969 e il 1974, i “Fascicoli dei Dioscuri” (uno di essi, Impeto della vera cultura, attribuibile ad un noto esoterista, pubblicato anche in francese nel 1979), era peraltro in via di dissoluzione verso la metà degli anni Settanta. Il “Gruppo dei Dioscuri” ebbe importanza per la cosciente riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e costituì da indicazione, per taluni elementi particolarmente sensibili provenienti dall’area della destra radicale (ma col tempo tale definizione ha perso buona parte del suo significato) verso possibili indirizzi e sbocchi futuri di quella che propriamente potremo ora definire “Tradizione pagana romana in Italia”. Se il Gruppo si dissolse per la particolare via operativa scelta e soprattutto per la mancata qualificazione di molti suoi componenti, alcuni dei gruppi periferici ne continuarono in maniera diversa e rinnovata l’attività. Così è certamente dal gruppo di Messina che deriva, verso la fine degli anni Settanta e nella medesima città, il “Gruppo Arx”, successivamente editore (dal marzo 1984) del trimestrale “La Cittadella” e degli omonimi quaderni. Con l’inizio degli anni Ottanta si è infine verificata una esplicita, cosciente ripresa della moderna corrente della “via romana”.

Una sua prima manifestazione pubblica si tenne in un luogo e in una data alquanto significativi. Infatti nella cittadina di Cortona (sito donde sarebbe partito, secondo la tradizione mitica, in epoca primordiale Dardano, capostipite dei Troiani, verso l’Asia Minore) il 1° Marzo (giorno che segnava l’inizio dell’anno sacro dei Romani) del 1981 fu tenuto un importante convegno di studi dedicato alla Tradizione Italica e Romana. Se vi si manifestarono prese di posizione non omogenee da parte dei gruppi e movimenti presenti, esso ebbe il merito di riproporre il problema di come doversi connettere a quella che fu definita aurea catena Saturni della tradizione autoctona italica. Un secondo convegno fu poi tenuto poco dopo a Messina nel dicembre 1981, sul tema de Il Sacro in Virgilio. A partire da allora, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei valori difesi dagli attuali esponenti della “via romana” – di cui è parte cospicua anche l’apparire alle stampe di libri e di alcune collane specifiche (comprendenti classici antichi e moderni, nonché ricerche aggiornate di contemporanei) – si è spostata, da una parte, su un piano di affinamento interiore e, dall’altra, su un cauto lavorio organizzativo estendentesi attraverso varie regioni italiane. Così, tra il 1985 e il 1988, furono tenuti in Sicilia tre incontri (chiamati I, II e III Conventum Italicum) fra le tre principali componenti della “via romana”, in cui il dibattito ha riguardato soprattutto la ritualità, il concetto di monoteismo/politeismo, la preferenza da accordarsi alla tradizione cosiddetta prisca, o più antica, o alla più tarda romanità “misterica” e neoplatonica, infine la comune linea di azione volta a valorizzare e diffondere la stampa che approfondisca i temi della visione romana del sacro.

Nasce così propriamente, come vera e propria organizzazione, il “Movimento tradizionalista romano”, il quale si autodefinisce “non un movimento politico, bensì l’espressione, sul piano culturale della Nazione, di un Centro spirituale che alla fine del secondo millennio dell’Era Volgare testimonia della continuità e della viva presenza della Tradizione romano-italica in Italia” (Manifesto, p. I). E sul finire del 1988 viene pubblicato un volumetto anonimo, ma collettivamente firmato dal “Movimento Tradizionalista Romano” (d’ora in poi MTR), dal titolo: Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale. Sotto la specie di libro-intervista si rispondono alle principali e possibili obiezioni, dottrinali e culturali che potrebbero essere rivolte al MTR e viene fornita una prospettiva di orientamento preliminare per chi voglia liberamente partecipare alla vita di una costituenda ampia area tradizionalista romana. Nulla meglio che il riportare l’intero sommario può dare un’idea generale dei contenuti: 1)le varie componenti del MTR; 2)gli equivoci del “neo-paganesimo”; 3)spirito romano e mondo cristiano; 4)sulla “legittimità” della tradizione romana; 5)la pietas romana attuale; 6)il ruolo della donna; 7)le nuove “comunità di destino”; 8)obiettivi immediati; 9)sulla tolleranza religiosa; 10) la tradizione romana e la politica. Infine, nel corso del IV (e ultimo) Conventum Italicum, tenutosi il Solstizio d’Estate del 1992 presso la sede dell’Associazione Romània Quirites (una potente organizzazione entrata a far parte del MTR nel 1991 e strutturata comunitariamente, con aree agricole e attività artigianali in Romagna; pubblica il periodico “Saturnia Regna”) nella città di Forlì, fu deciso che accanto al MTR, con la sua struttura di federazione di associazioni di fatto e di diritto, sorgesse la Curia Romana Patrum, cui fosse demandata ogni facoltà di determinazione quanto al mos e di decisione in quanto alle caratteristiche della pietas, cioè del rito e del culto, che, sulla base di quanto è stato detto all’inizio, mantiene necessariamente un carattere privato.

Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 2: La religione gentilizia e collegiale Cinque sono attualmente le gentes (raggruppanti una o più familiae) distribuite per l’Italia: due in Sicilia (Aurelia e Castoria); una al centro (Iulia Primigenia) e due al Nord (Pico-Martia e Apollinaris). Ha fatto seguito la stesura di un preciso Kalendarium che scandisse i ritmi “qualitativi” del tempo sacro e indicasse le date essenziali per le celebrazioni cultuali comunitarie personali. Su queste basi si sono pututi celebrare anche due matrimoni (uno in Sicilia nel 1989 e uno in Romagna nel 1992) secondo le linee dell’antico e sacro rito della confarreatio o “comunione del farro”, cerimonia assolutamente facoltativa e non richiesta agli aderenti alle gentes e celebrata rite dal promagister gentium, che è eletto o confermato ogni anno dalla Curia Patrum sulla base della sua experientia religiosa. Per finire, accenneremo che ancora più di recente (1993) ha preso forma con un interessante Manifesto in quindici punti (che ci è già capitato di citare) una chiara intenzione del MTR di prendere direttamente posizione in una dimensione di risonanza pubblica. Ha scritto a questo proposito la rivista “Politica Romana”: “Questa volontà di incidere in ambito pubblico, con una specifica attenzione al tema della Patria, della Nazione, dello Stato e della Religione mostra un risveglio d’interesse per quel dominio che fu il principale oggetto dell’attenzione e delle cure del Koku-rei, il Cerimoniale di Stato nipponico, peraltro oggi non più esistente come funzione istituzionale dello Stato”.

Più precisamente, al punto 5 (Religione. Religioni) del Manifesto si può leggere che il MTR: “Non guarda a se stesso come espressione di una realtà in competizione o contrapposizione con qualsivoglia religione: fa infatti propria l’idea, già romana, dalla pluralità delle forme del Sacro”. Tuttavia: “Considerando come “Stato tradizionale minimo” uno Stato “alla giapponese” nel quale il posto che ha lo Shintoismo nel Sol Levante sarebbe qui tenuto dal culto pubblico degli Déi di Roma, il MTR assicura fin da adesso che, nell’eventualità si addivenisse a un simile Stato, il pluralismo religioso sarebbe mantenuto…”. Cionondimeno viene auspicato che “lo Stato del Vaticano venga meno, col trasferimento fuori dai confini d’Italia della sede papale, il che peraltro è nei voti di non pochi cattolici di tutto il mondo…”. Come si vede, l’eredità di Imperialismo Pagano è ancora forte…

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Tratto da Algiza 7, pp. 4-8.


Commenti

Commento di massimo valentini
Ora: 8 dicembre 2008, 18:00

caro dr Dal Ponte,

Condivido il suo lavoro nel proporre un'interpretazione nuova della religione tradizionale dei nostri antenati. Ho letto e apprezzato " Il culto privato di Roma antica". Fonte di riflessione e sintesi.

m.v.

Commento di ekaros
Ora: 21 febbraio 2010, 17:06

"Evadere….ma evadevo con il pensiero,continuamente….incessantemente….e tornavo al punto di partenza.

Quando un tempo andai oltre il pensiero,nel silenzio….e vidi sotto di me il pensiero,i pensieri…e vidi che io,ora non ero più quei pensieri,che ero libero dal loro dominio,una nuova forza si era innalzata da essi,indipendente….

E gurdai oltre,non più in basso,verso il caos,ma verso un fermo aereo bagliore che brillava solitario nel più profondo e silenzioso buio…

Una nuova forza era sorta dal caos…."

Commento di info
Ora: 1 marzo 2010, 17:32

La storia aggiornata del MTR è qui: http://www.lacittadella-web.com/forum/viewtopic.p

Commento di M.T.R.
Ora: 25 gennaio 2011, 13:38

L'ultimo e corretto aggiornamento della storia ufficiale del M.T.R. è qui http://www.saturniatellus.com/storia-del-mtr/

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