Dario Wolf (3/12/1901 – 29/7/1971)

Dario Wolf nel suo studio presso Piazza del Duomo a Trento nel 1930 Dario Wolf nacque a Trento il 3 dicembre 1901. Compì con lode gli studi superiori artistici di composizione e di pittura del nudo a Roma, presso l’Accademia inglese di belle arti sotto la guida di Sigismondo Lipinskj. Nel 1924, ancora studente, vinse il premio “Calderon” per il disegno del nudo, per “le sue profonde qualità innate di disegnatore”. Esordì come incisore del legno nel 1921 con “Furor animae” e si affermò come acquafortista con le lastre “Potente-impotente”, “Superstizione” e “Destino”. Fece parte del “Gruppo Romano Incisori Artisti”, composto da venticinque artisti italiani e stranieri, fino al suo scioglimento. Fu definito già allora da Pietro Scarpa, sul Messaggero del 1927: “…un esperto dell’arte del bulino”.

Si dedicò con amore e rara competenza all’incisione su metallo. Per la tecnica dell’acquatinta, interessante è “Il suonatore di fisarmonica”, grande lastra di zinco del 1957. Fu uno dei pochissimi che si dedicarono all’incisione in acciaio nella tecnica Schabkunst o “maniera nera” come attestano “Importante” (1963), “Etiope” (1966), “Vicolo dei Birri” (1968). Efficacissime pure sono le punte secche, vedi “Clementina”, del 1968. Per Dario Wolf, “l’acquaforte è l’arte che più di qualsiasi altra può giovare ad esprimere stati d’animo fugaci, a realizzare i pensieri più intimi e più complessi, ad esprimere la vita delle cose in un’atmosfera reale e irreale che va dalle profondità vellutate delle ombre distese ai lumi avvolgenti incantati” (D. Wolf, Elogio dell’acquaforte nella sua particolare attitudine a rappresentare momenti di vita interiore, in “Annali”, Milano 1955). Per vari anni fu segretario regionale degli “Incisori d’Italia” per le Tre Venezie. Pittore di grande impegno, usò le tecniche più diverse: sanguigna, pastelli, tempera, olio ecc. Eseguì pure grandi affreschi in chiese ed edifici pubblici e privati. Si dedicò anche all’insegnamento. Morì a Trento il 29 luglio 1971.

Per Dario Wolf l’arte deve essere sopra tutto manifestazione di bellezza che, penetrando nella vita delle cose, ne esprima l’intima essenza. Schivo di pubblicità, dedito soltanto a seguire il suo ideale d’artista, Dario Wolf non è entrato nel cerchio delle correnti: è vissuto solo per la sua arte. “L’arte quale mezzo che più di qualsiasi altro può elevare lo spirito umano a far comprendere la vastità e la bellezza del mondo spirituale” (Rita Wolf Prando, nota biografica in A convegno sul Brenta, Edizioni Il Cavallo alato, 1990, Padova).

Ulteriori informazioni biografiche e bibliografiche al sito dariowolf.it

A convegno sul Brenta

Dario Wolf, A convegno sul Brenta, Edizioni Il Cavallo alato, 1990, Padova, 10 euro. Con saggio dell’artista Sacralità primordiale delle vette e postfazione di Edoardo Longo L’antica giovinezza del mondo. Opera in cinquecento esemplari numerati con sei illustrazioni di Dario Wolf. La spiritualità più pura e il fascino della montagna nel gioiello poetico dell’artista. Richiedere a Libreria Ar, Largo Dogana Regia, 84121 Salerno Tel/fax: 089 221 226 Indirizzo posta elettronica: libreriaar@tin.it Sito internet: http://www.libreriaar.it. Chi desidera acquistare i libri segnalati nelle pagine del sito, può richiederli in contrassegno (spese di spedizione complessive: euro 3,00) o effettuare un versamento sul conto corrente postale n. 18849844 intestato alla Libreria Ar, Largo Dogana Regia, 84121 Salerno.

A Convegno sul Brenta è un breve ed ispirato racconto che, nelle dense pagine che lo compongono espone la “teoria” tradizionalista dell’artista trentino e costituisce, per dirla con Rudatis, il “testamento spirituale” di Dario Wolf. Il racconto appare semplice: narra infatti di un’escursione compiuta dall’autore sul massiccio del Brenta. Ma l’escursione è solo l’aspetto esoterico del racconto di Wolf: in realtà (in un grado immateriale di realtà), ogni immagine che l’autore descrive, qualsiasi pietra, albero, fiore, baratro da lui incontrati, si rarefanno, mutandosi in lettere di un complesso alfabeto, composto di sottili rimandi alla visione della montagna quale scenario privilegiato del Sacro. Ogni pagina è resa più preziosa dalle illustrazioni di Wolf, che scandiscono i paesaggi del racconto ed equivalgono a suggelli del simbolismo della Montagna. In queste immagini artistiche spira quella limpidezza serena che solo il senso arcaico della natura può suggerire, trasformando il mondo fisico alpino in un universo metafisico colmo di Dei”. Pag. 53 di Edoardo Longo, Il fuoco e le vette. Lungo i sentieri dell’arcaica tradizione ariana, Cooperativa Editrice Il ventaglio, 1996, Roma.

Gli Amici, 1924, acquaforte su rame

Gli Amici, 1924, acquaforte su rame.

Pino Prati (1902-1927) valoroso alpinista trentino, autore della prima guida del Brenta del 1926, studente del politecnico di Torino, perito con Giuseppe Bianchi nel 1927 sulla via Preuss del Campanile Basso di Brenta. “Alcuni mesi prima della sua scomparsa Pino Prati si era incontrato con Dario Wolf. Essi erano vecchi amici. Dario Wolf era un artista originalissimo che aveva delle conoscenze esoteriche le quali aprivano le porte alle sue migliori ispirazioni. Per tali sue conoscenze e per la sua natura di artista autentico, egli doveva aver percepito la crisi interiore di Pino Prati. Pertanto egli propose a Pino Prati di rappresentarlo in un quadro. Ho qui vicino una fotografia del quadro. L’intera tragedia è rappresentata in una sintesi che è straordinariamente espressiva. La testa di Pino Prati occupa oltre metà del quadro. La parte inferiore della sua guancia sinistra è lievemente appoggiata ad un nudo cranio le cui occhiaie vuote emergono appena nell’angolo destro del quadro. Al di sopra del cranio lungo il lato destro si profila il Campanile Basso di Brenta, proprio dove è avvenuta la tragedia. Il titolo del quadro è “Gli amici”! Mesi prima che avvenga, Dario Wolf ha rappresentato la tragedia con artistica precisione, cioè sentita, identificata e localizzata come fosse una realtà cosmica o Karmica assoluta. Sarebbe oltremodo banale parlare di coincidenza. Non si può non pensare qui alla premeditazione della morte come premeditazione della libertà, secondo il pensiero di Montaigne. Ma questa premeditazione della libertà non ha significato politico, poiché nella mente di Pino Prati la politica non aveva quasi nessun posto. Si trattava di liberazione in senso spirituale. Molti alpinisti hanno nel loro inconscio tale bisogno di liberazione spirituale, anche se non lo sanno. Ed anche se non intendono cosa voleva dire San Matteo quando avvertiva che “ardua è la via che conduce alla vita e pochi la trovano”. Che è un discorso molto alpinistico, anche alla prima impressione. Assieme al quadro “Gli amici” con Pino Prati, ho pure altri lavori di Dario Wolf, tra cui un magnifico Buddho Avalokhita e l’ex libris della biblioteca di Pino Prati in cui è raffigurato esotericamente il mistero della montagna.” Pag. 88 di Domenico Rudatis, Liberazione. Avventure e misteri nelle montagne incantate, Ed. Nuovi Sentieri, 1985, Bologna.

Ricordi alpini

“L’ambiente, gli ideali ed il momento storico si congiungono in Pino Prati: l’alpinismo entra in una nuova fase, la montagna diventa per molti luogo di riscatto e di esaltazione, il Campanile Basso rappresenta il punto cardine ove la “disgrazia” e il “sacrificio eroico” giungono con freddo tempismo per eternare un alpinista e la “sua” vetta. I concetti fin qui esposti prenderanno addirittura forma visiva grazie all’opera grafica di Dario Wolf. Egli fu legato a Pino Prati da un’amicizia di lunga data, tanto che quest’ultimo posa anche come modello per l’amico pittore (nella grande tela “I Titani”); li unisce un identico sentire nei confronti della montagna che Wolf trasforma in visioni paurose e cariche di mistero… L’opera pregevole di Dario Wolf risulta attenta e sensibile al fascino della montagna. Anche lui rivolge una particolare attenzione al Campanile Basso: nell’acquaforte dal titolo Il mito della montagna (1927) e nelle tavole che accompagnano il volume A convegno sul Brenta il Campanile Basso e le torri del Gruppo sono raffigurate non come banali ornamenti, ma come catalizzatori di profondi significati mistici”. Pag. 151 di Ricordi Alpini di Pino Prati, a cura di Claudio Ambrosi, Ed. Società degli Alpinisti Tridentini. Biblioteca della montagna – SAT, Trento 2006 In copertina: particolare dell’acquaforte Gli Amici, http://www.sat.tn.it/Home/

Frontespizio della rivista Atanòr, 1924 di Dario Wolf

Frontespizio della rivista Atanòr, 1924 di Dario Wolf

Nel 1924 Arturo Reghini (Firenze 12/11/1878 – Budrio 1/7/1946) fonda e dirige Atanòr, rivista di studi iniziatici a cui collaboreranno tra gli altri Julius Evola e René Guénon. La rivista dura un anno e prosegue con la testata Ignis. Dario Wolf disegna il frontespizio della rivista ripetuto in tutti i numeri con diverse colorazioni.

“Gli alchimisti denominavano “athanor”, cioè fornace, il luogo in cui operavano le loro trasformazioni metallurgiche: ma cosa ha potuto intuire un lettore attento, che sa “vedere” oltre il linguaggio criptico di quest’arte misteriosa? L’athanor è la nostra interiorità: la radice etimologica deriva da un termine caldeo, Eth hanour, che designa il Fuoco, non quello comune e volgare, ma quello Divino e Metafisico”. L. Valentini, Ars regia, la via ermetico-eroica al Divino, in Orientamenti n. 5-6 anno VIII, 2005. Richiedere a: nicola.cospito@libero.it

Dalle vette eccelse, 1955, acquaforte su rame

Dalle vette eccelse, 1955, acquaforte su rame.

“Dalle vette eccelse, dai ghiacciai immacolati sorge il millenario canto dell’eterna bellezza”

“L’autentica idea delle cose, il loro archetipo ideale, proprio perchè ideale, non può che essere “bello”: la forma elaborata dall’artista deve avvicinarsi quindi alla bellezza, la quale tuttavia non ha nulla a che fare con ciò che “piace”, ma significa equilibrio formale, perfezione tecnica, nobiltà ed altezza di concetto ispiratore”. Pag 25 di Bruno Passamani, Dario Wolf 1901 – 1971 Catalogo mostra 12 maggio – 3 giugno Palazzo Pretorio Trento, Lions Club Trento, 1973.

“L’arte non è mai un giuoco: è un dono divino dei più grandi… L’arte che è sempre al di là del vero, è dal vero che prende vita; e la vita delle cose deve esser colta dall’artista, che, con la sua sensibilità, deve far sua la più tenue luce di un ideale superiore di bellezza”. Dario Wolf, Elogio dell’acquaforte nella sua particolare attitudine a rappresentare momenti di vita interiore, 1955.

Il cancro, 1932, acquaforte su rame

Il cancro, 1932, acquaforte su rame.

“Nel 1932 Wolf si fece un angosciante autoritratto: si raffigurò di profilo, urlante; dietro di lui, un mostro alato: una specie di idra in volo, da cui collo si ramificava una serie impressionante di tentacoli- serpenti , che – passando per la gola – andavano a ghermire il collo dell’autore. L’acquaforte si intitolava “Il cancro”. Un cancro alla gola, a distanza di un quarantennio, divorò la vita di Dario Wolf, uccidendolo nel 1971”. Armando Audoli in Dario Wolf, Libreria Araba Fenice, Torino, 2004.

Furor animae, xilografia, 1921

Furor animae, xilografia, 1921.

“Da sempre relegato nelle mura di Trento, città a cui sono vincolate le date estreme della schiva esistenza dell’artista (3 dicembre 1901 e 29 luglio 1971), il nome di Dario Wolf scivola segreto sulle labbra di pochissimi adepti, ed è un nome inconsueto, sorprendente, addirittura per gli specialisti di grafica. Siamo ancora in odore d’iniziazione. Sacrificato senza scampo sull’altare della modernità cieca e intollerante, il sofisticato magistero di Dario Wolf, un vero virtuosismo manuale che gli permise di rendere visibile il proprio sguardo vertiginoso sull’invisibile, gli costò altresì la squalifica dai repertori ufficiali del Novecento figurativo. Ma non lo ignorava, Wolf, il misconoscimento contemporaneo, e non era certo il tipo da nutrire illusioni sulla posterità; era lucido e consapevole, disilluso: “Quello che è ancora più triste constatare – sibilava – è che si attribuiscono qualità dove non esistono e si vedono luccicori di perle dove non c’è che letame nauseante”. La si guardi pure l’opera di Wolf, come un tesoro preziosissimo, precluso agli occhi dei più per eccesso di verità e bellezza, ripescato da profondità inusitate, fuori dal tempo e dalla storia”. Armando Audoli in Dario Wolf, Libreria Araba Fenice, Torino, 2004 Richiedere a: Araba Fenice Libri & Arte Via San Tommaso 5 – Torino Tel. 011.538854 – libreriaarabafenice@tiscali.it.

Opere di Dario Wolf da vedere: Dario Wolf Pala della cappella del cimitero di Iseo (Trento)
Pala Santa Rita della Chiesa del Santissimo Sacramento di Trento
Santissima trinità della Chiesa di Trambileno alle Porte (Rovereto)
Pala Madonna fra Santi della Chiesa di Matassone di Terragnolo (Rovereto)
Pala di San Michele Arcangelo con Madonna e Santi della Chiesa di Mezzolago in Val di Ledro
Pala Gesù con i Santi Pietro e Paolo della Chiesa parrocchiale di Terragnolo (Rovereto)
Capitello sulla strada nei pressi di Torbole (Riva del Garda)
Affresco Madonna fra Santi sulla casa Pedrotti, in via Santa Croce a Trento
Affresco Santi Virgilio e Antonio Abate di un’edicola a Molveno
Pala San Luigi di Gonzaga della Chiesa dell’Istituto salesiano di Verona
Affresco Via Crucis della Chiesa parrocchiale di Vervò in Val di Non
Affresco Chiesa parrocchiale di Taio in Val di Non
Affresco Madonna dei camosci nella Chiesa del rifugio “Silvio Agostini” in Val d’Ambiez
Affresco della Scuola di Avviamento Professionale di Borgo Valsugana
Affresco della Cappella di Villa Stella di Caldonazzo (Trento)
Affresco del capitello dell’Ing. Ongari a Padergnone (Trento)
Affresco nella Villa Alberini di Caldonazzo (Trento)
Affresco di un capitello a Pietramurata (Trento)
Decorazione con graffito di Villa Vezza a Pescantina (Verona)
Decorazione con graffito della tomba Bonomi di Calavino (Trento)

Guerrieri, 1932, predella di mobile

“L’artista trentino Dario Wolf, mirabilmente dotato e coltivato, ha sviluppato la sua arte in una direzione del tutto indipendente ed interamente personale, restando così all’infuori di ogni moda e tendenza del suo tempo. avendo inoltre conoscenze esoteriche, anche ad un livello sperimentale, i suoi lavori hanno pure spiccatissimi caratteri di originalità”. Pag. 111 di Domenico Rudatis, Liberazione. Avventure e misteri nelle montagne incantate, Ed. Nuovi Sentieri, 1985 Bologna.

Segui Harm Wulf:
Ultimi messaggi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.