Dal confine orientale

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8 Risposte

  1. Testimonianza ha detto:

    BOLOGNA DAL 1945 – AL 1947 HA ACCOLTO GLI ESULI CON SPUTI ED INSULTI, GETTANDO A TERRA IL LATTE CALDO PER I BAMBINI CHE SI TROVAVANO NEI CARRI BESTIAME DEGLI ESULI

    FRANCESCO AVALLONE: DALLE FOIBE ALL’ESODO

    Sono nato a Fiume da genitori salernitani: mio padre prestava servizio presso la Questura dove collaborava con il Commissario Giovanni Palatucci, proseguendo un rapporto che era già iniziato a Genova, prima del loro trasferimento.

    La mia testimonianza intende rendere onore, innanzi tutto, proprio al Dr. Palatucci: un vero e proprio Eroe, le cui straordinarie benemerenze si vorrebbero mettere in dubbio, se non addirittura distruggere. In proposito, mi ha negativamente sorpreso un articolo sul “Corriere della Sera” del 21 giugno 2013, successivo di pochi giorni all’incontro mondiale dei fiumani tenutosi nella città liburnica. Ebbi modo di parlare con la redazione, ponendo in evidenza che sarebbe bastato intervenire a detta assise per reperire notizie vere e sicure su Palatucci, anziché riportare informazioni di seconda mano, e quindi opinabili.

    A seguito della mia protesta e di quelle altrui, dopo due giorni venne pubblicata una rettifica, ma soltanto parziale. Pertanto, sento il dovere di restituire alla figura del Commissario Palatucci tutti gli onori che gli sono dovuti.

    Ho vissuto a Fiume per sette anni, fra il 1938 ed il 1945: sostanzialmente, lo stesso periodo in cui vi prestò la propria opera il “Giusto fra le Nazioni” che risponde al Nome di Giovanni Palatucci. Ricordo che tante volte, alla sera, mio padre usciva con lui per organizzare il salvataggio di molte persone, in larga maggioranza di fede ebraica, destinandole ad altre città italiane dove poteva contare su riferimenti sicuri, e talvolta anche all’estero.

    L’episodio che ha cambiato radicalmente la mia vita e le sorti della mia famiglia ebbe luogo nel 1943; Palatucci aveva già disposto che mio padre accompagnasse due famiglie di Ebrei da Fiume a Salerno. Forse, pensava di salvarlo, ma un collega chiese di sostituirlo in questa missione, in quanto aveva la famiglia a Salerno: episodio ovviamente privo di qualsiasi responsabilità singola, confermato in tempi successivi dai congiunti del collega medesimo.

    Mio padre rimase a Fiume con Palatucci e con noi, Vittima di una sorte iniqua, che si sarebbe compiuta nel maggio 1945, non appena la città venne invasa dai partigiani di Tito: sorte atroce oltre che imprevedibile, al pari di quella subita dal Commissario.

    Mio padre fu gettato in una foiba carsica, forse ancora vivo, quando aveva 45 anni e la guerra era già finita, mentre Palatucci sarebbe scomparso in età ancora più giovane, a soli 36 anni, nel campo di sterminio tedesco di Dachau, ucciso dal tifo dopo incredibili stenti, privazioni ed angherie. L’Olocausto del Commissario porta la data del 10 febbraio 1945: una data che sarà sempre ricordata perché con la legge 30 marzo 2004 n. 92, la Repubblica italiana l’ha riconosciuta quale “Giorno del Ricordo” al fine di non dimenticare la tragedia delle Foibe e dell’Esodo, e la triste vicenda dei confini orientali; entrambe sconosciute alla maggior parte degli italiani. Ciò, senza dire che il 10 febbraio 1947 la firma del “diktat” coincise col gesto di estrema protesta compiuto da Maria Pasquinelli.

    Le Foibe sono cavità naturali che si aprono nel terreno e sprofondano nella roccia anche per cento metri ed oltre, dove sono scomparsi, Vittime dei titini, tanti Italiani innocenti, la cui cifra, comprensiva di quelli fucilati, deportati senza ritorno od altrimenti massacrati sale ad almeno 30 mila persone, fra cui parecchie centinaia di donne ed alcune decine di minori.

    L’Esodo istriano, fiumano e dalmata, invece, riguarda 350 mila italiani, cacciati dalle loro case e costretti ad abbandonare affetti, focolari e sepolcri degli Avi, pur di rimanere liberi e fedeli alla patria. Una piccola riflessione: si parla tanto dell’immigrazione extra-comunitaria, ma sul nostro dramma è scesa per troppo tempo una cortina di pervicace silenzio. Il Presidente della Repubblica, che ringraziamo, ha conferito una Medaglia ai Congiunti degli Infoibati e delle altre Vittime di una vera e propria pulizia etnica (il “genocidio programmato” di cui allo studio del prof. Italo Gabrielli), ma gli Esuli sono stati oggetto di strumentalizzazioni politiche sempre in agguato, che non dovranno più avvenire.

    A volte si può credere di “seppellire” un passato di tristezze e di sofferenze custodito gelosamente, ma spesso torna a prorompere dalla coscienza, ed allora si avverte il bisogno di farlo conoscere e di attualizzare una tragedia la cui memoria storica è giusto diffondere.

    Questa mia testimonianza è una storia vera, vissuta da me, dalla mia famiglia e da tanti italiani in un contesto storico volutamente dimenticato. E’ una storia scolpita nel mio animo e nella mia mente, che non potrà essere mai cancellata. In tutti questi anni, le più alte Autorità Istituzionali hanno chiesto scusa a tutti. Noi, per fare un esempio significativo, pretendiamo le scuse dalla città di Bologna, dai Sindacalisti e dai Ferrovieri di Bologna; perché pretendiamo le scuse? Lo vedremo fra poco.

    Ora, ritorniamo all’epoca di quei tragici avvenimenti; vivevamo bene a Fiume; mio fratello aveva dieci anni, mia sorella sette ed io tre. Ma alla fine della guerra, col ritiro degli ultimi reparti tedeschi (2 maggio 1945) la città venne occupata dalle truppe del Maresciallo Tito, come quasi tutta la Venezia Giulia, in una sorta di silenzio tombale.

    Senza nulla far trapelare, l’ordine di questa gente malvagia e crudele era quello di estirpare radicalmente ogni traccia di italianità eliminando in senso fisico uomini e donne, ricchi e poveri, militari e civili; confiscando e sequestrando i nostri beni ed infine, cacciando dalle proprie case chi era riuscito a rimanere vivo. I partigiani procedevano a retate improvvise, talvolta uccidendo per un nonnulla. I primi ad essere prelevati furono i servitori dello Stato, ed in particolare, gli appartenenti alle Forze dell’Ordine quali Pubblica Sicurezza, Guardia di Finanza, Esercito e Carabinieri. Portati sul ciglio delle foibe, legati fra di loro con un filo di ferro ai polsi, il primo del gruppo era il più fortunato perché veniva ucciso con un colpo di pistola alla nuca, ma precipitando trascinava tutti gli altri nel baratro: questi italiani hanno subito una morte atroce dopo sofferenze inumane; chissà dopo quanti giorni sarà arrivata per molti di loro, una morte liberatrice?

    Fra questi Italiani gettati nelle foibe c’era anche mio padre, con la sola colpa di avere onorato il proprio dovere. I superstiti venivano sequestrati nelle abitazioni: sotto i palazzi bivaccavano famiglie slave in attesa che “liberassimo” le nostre case. Mia madre, donna di un coraggio e di una forza d’animo non comuni, venne informata in un primo momento che il marito era stato fucilato, ed ebbe modo di cercarlo nei magazzini del porto dove erano state poste le salme di parecchie Vittime in attesa di riconoscimento, ma la ricerca fu vana; da altre indiscrezioni, si seppe che era stato infoibato. Rimase sola con tre bambini, tentando di salvare qualcosa e chiedendo l’autorizzazione a partire e portare fuori città cinque casse contenenti le cose più care, quali indumenti e documenti: ebbene, il comando partigiano diede l’autorizzazione ben sapendo che sarebbe stato impossibile trasportare quelle casse, senza dire che pervennero diversi avvertimenti da chi bivaccava sotto casa: “Signora, pensi a salvare i bambini, lasci stare tutto il resto”.

    Venimmo caricati su camion vecchi e sgangherati, ed un solo borsone conteneva tutto ciò che possedevamo: tra l’altro, un documento (ora depositato nel Museo fiumano di Roma) comprovante che quanto sto scrivendo è la pura verità. Con questi mezzi di fortuna su cui campeggiava la famosa stella rossa a cinque punte che incuteva terrore solo a guardarla, attraversammo Fiume caricando altri infelici come noi e viaggiando fino a Trieste, dove fummo scaricati alla stazione ferroviaria, mentre altri furono ammassati nella Risiera di San Sabba o nei tristemente famosi Silos.

    La pulizia etnica avvenne in silenzio, dovuto in buona misura all’acquiescenza dei pubblici poteri, ed in primo luogo del Partito Comunista Italiano e dei suoi alleati, coinvolti in responsabilità governative: un silenzio che talvolta è più straziante del dissenso e di qualsiasi indignazione ululata, di qualsiasi verità dichiarata.

    Dall’Italia avremmo atteso un’accoglienza normale, che invece fu pessima: nonostante la morte dei nostri Cari, e la perdita di tutto ciò che avevamo, fummo etichettati come i profughi istriani, fiumani e dalmati che avevano abbandonato il “paradiso” di Tito, e quindi da ignorare e dimenticare. L’Esodo dei 350 mila venne oscurato per il lungo decennio in cui si sarebbe protratto (fino al 1954); l’Italia ci accoglieva, ed avrebbe continuato a farlo anche in seguito, come relitti scomodi, e non come concittadini degnissimi che avevano sacrificato tutto alla patria.

    Da quel momento fummo cancellati. Restammo diversi giorni accampati nella stazione di Trieste; poi, grazie alla Croce Rossa Internazionale ed alla Pontificia Opera di Assistenza, vennero predisposti alcuni carri merci con qualche giaciglio in paglia che scendevano lentamente verso il Sud, fra mille difficoltà dovute ai disastri bellici. Chi aveva qualche punto di riferimento scendeva nella stazione più vicina; quanto a noi, per giungere a Salerno impiegammo dieci giorni.

    La maggior parte dei profughi venne stipata nei 114 campi profughi dislocati su tutto il territorio nazionale, dove angherie e prevaricazioni erano all’ordine del giorno, subite con dignità e con tanta pazienza cristiana. Molti ebbero la possibilità di espatriare, soprattutto oltremare, come negli Stati Uniti d’America, in Canada, in America Latina, in Australia, dove furono accolti con maggiore disponibilità e se non altro, con quel rispetto che l’Italia non ha mai avuto nei nostri confronti, né sul piano morale né su quello materiale. I profughi emigrati non furono meno di 80 mila!

    Tornando al caso di Bologna, giova porre in luce che, sempre grazie alla Croce Rossa Internazionale ed alla Pontificia Opera di Assistenza, erano stati preparati alcuni punti di ristoro nelle stazioni ferroviarie, dove venivano distribuite vivande per gli adulti e latte caldo per i bambini; a volte i treni giungevano con forte ritardo e noi piccoli davamo segni di insofferenza e nervosismo, o piangevamo per la fame, quella vera, quella che attanaglia lo stomaco: chi non l’ha sofferta non può immaginarla. Con impazienza attendevamo l’arrivo a Bologna, dove era annunciato un punto di ristoro, ma un’amara sorpresa ci aspettava: il comitato centrale e gli alti gerarchi del PCI avevano ordinato che non bisognava rifocillarci: avvenne così che, con la stessa crudeltà dei partigiani slavi, le vivande ed il latte furono gettati sulle rotaie, mentre noi fummo oggetto di contumelie e di sputi. Apostrofandoci con l’accusa di essere fascisti, i ferrovieri chiusero i portelloni e ci dirottarono verso Rimini: a distanza di 70 anni, mi sto ancora chiedendo come sia stato umanamente possibile dare un ordine di quel genere.

    Personalmente non ricordo l’episodio (ottobre 1945), data la mia tenerissima età, ma lo ricordano perfettamente mia sorella Concetta e mio fratello Pasquale, che aveva dieci anni. Si tenga presente che non fu un episodio isolato, come avrebbe dimostrato, addirittura sedici mesi dopo, l’accoglienza non dissimile che il treno dei profughi polesi, in viaggio da Ancona (dove erano sbarcati dal “Toscana” fra gli insulti dei portuali) e diretto al campo di raccolta della Spezia, ebbe proprio a Bologna, senza nemmeno la possibilità di sostare!

    Arrivati a questo punto debbo chiarire che né il Commissario Palatucci né mio padre erano iscritti al Partito Nazionale Fascista: quindi, l’accusa di Bologna era a più forte ragione infondata. Il Dr. Palatucci ed i suoi uomini salvarono un alto numero di Ebrei da morte sicura, perché altrimenti sarebbero stati destinati ai campi di sterminio nazisti, sebbene si tenda spesso a dimenticarlo. Ciò accadde quando in Italia gli antifascisti ed i partigiani, nella migliore delle ipotesi, erano ancora “in sonno” se non addirittura fascisti tutti d’un pezzo.

    La sola risposta ai fatti di Bologna, ripetuti per almeno due anni – come dicevo prima – fra il 1945 ed il 1947, sta nel fatto che i mandanti erano privi di coscienza. Eppure, il massimo della beffa doveva avvenire parecchio più tardi: esattamente nel 2007, quando la città di Bologna decise di dedicare agli Esuli una lapide dal testo inaccettabile, collocata in stazione, sotto la pensilina del primo binario; infatti, vi è scritto che dopo “un’iniziale incomprensione” Bologna seppe accogliere con calore gli Esuli istriani, giuliani e dalmati. L’ostracismo, al contrario, durò a lungo, cosa che evidenzia a più forte ragione, se per caso ve ne fosse bisogno, la vile menzogna di quella targa. Evidentemente, la verità è dura da ammettere, tanto che un’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Roberto Menia per chiedere la rimozione di quell’offesa non ebbe alcun seguito concreto: motivo di più per rinnovare (anche all’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, autrice di quel “memorial” assieme al Comune) l’appello a rispettare la verità storica, e prima ancora, noi profughi, viaggiatori sugli allucinanti carri bestiame.

    I campi di raccolta, come si diceva, erano più di cento; noi riuscimmo ad evitare quel triste destino perché la mia famiglia era proprietaria di alcuni immobili sulla costa amalfitana che abbiamo venduto per poter sopravvivere; poi, arrivati alla maggiore età, ognuno di noi ha preso la sua strada, ed io mi sono impiegato presso un importante Istituto bancario dove, grazie a Dio, ho svolto le mie mansioni per 40 anni con impegno e con successo.

    Uno di questi campi si trovava all’estrema periferia di Salerno, dove alloggiavano due famiglie di amici che a Fiume avevano abitato vicino a noi: si trattava di persone un tempo ricchissime, e vederle in quelle condizioni ci rattristava sempre di più. Cercammo di portare loro un po’ di cibo, sia pure fra difficoltà quasi insormontabili: per rendere l’idea di come si sopravviveva in quel campo, basti pensare che gli Esuli dovevano convivere con nomadi e con persone di etnia Rom, tanto che la popolazione locale, a sua volta povera ed ignorante, aveva ribattezzato quell’inferno come “campo degli zingari”.

    Queste pagine tristi della nostra storia, o meglio della storia d’Italia, non sono mai state scritte compiutamente, né tanto meno metabolizzate da parte di una Nazione e di uno Stato che hanno preferito dimenticare.

    Nondimeno, bisogna pur dire che le persone per bene esistono su tutti i versanti dello schieramento politico, anche se si tratta pur sempre di eccezioni. A questo riguardo, voglio ricordare l’esempio di qualche Sindaco comunista ligure o piemontese, e delle loro Amministrazioni, che accolsero i profughi con esemplare disponibilità anche attraverso l’invito, prontamente accolto, di mettere a disposizione quanto potesse alleviare il loro dramma, almeno sul piano della sistemazione logistica. Tutto ciò, mentre in altre grandi città come Ancona, Venezia e la stessa Bologna l’ostracismo nei confronti degli Esuli, tanto gratuito quanto immotivato, raggiunse livelli parossistici.

    ° ° °

    Il Trattato di pace del 10 febbraio1947, non a caso definito “diktat” nella nostra memoria e nella stessa storiografia, venne letteralmente imposto all’Italia, che nonostante la sua condizione di Stato cobelligerante fu costretta ad affrontare enormi sacrifici finanziari, onerose riparazioni di guerra ed umilianti amputazioni territoriali. Tuttavia, pur nella sua iniquità, almeno sulla carta concedeva agli italiani di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, nonostante la condizione irreversibile di Esuli, l’opportunità di rimanere proprietari di immobili ed altri beni. La Jugoslavia sottoscrisse tali clausole in perfetta malafede, essendo ben consapevole che non avevano alcuna consistenza sostanziale, in quanto il suo Governo aveva già provveduto a definire il programma di nazionalizzazione.

    Peggio ancora fu quanto accadde con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 tra Italia e Jugoslavia, ratificato da Camera e Senato dopo oltre un anno, tra forti contrasti nella stessa maggioranza governativa. In effetti, con quell’atto (un alto tradimento perseguibile con la pena dell’ergastolo) l’Italia volle rinunciare alla sovranità sulla Zona “B” del mai costituito Territorio Libero di Trieste, senza alcuna contropartita: non era mai accaduto nella storia del diritto internazionale. Fu un accordo vile, ed oltre tutto inutile, tanto che lo stesso Tito avrebbe detto di non essersi mai aspettato simili concessioni.

    La politica estera italiana basata sulla rinuncia ebbe a ripetersi all’inizio degli anni novanta, quando lo sfascio della Repubblica federativa diede luogo alla creazione dei nuovi Stati sovrani di Croazia e Slovenia, prontamente riconosciuti dal Governo di Roma a titolo parimenti gratuito, senza che l’ipotesi di denunziare Osimo venisse presa nemmeno in considerazione. Lo stesso è avvenuto, infine, con l’ingresso sloveno e croato in Europa, rispettivamente del 2004 e 2013: ultimo esempio della pervicace “cupidigia di servilismo” che Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando avevano nobilmente denunciato all’Assemblea Costituente sin dal 1947, quando l’Italia, dopo avere subito il trattato di pace, volle ratificarlo senza riserve.
    Francesco Avallone

  2. Nebel ha detto:

    Ma santo cielo. Quello che questo signore rivela dovrebbe essere come minimo oggetto di un romanzo, di un documentario, di un film. Perchè giace solo nei suoi ricordi? Oh, la vigliaccheria, la miserabilità, la pavidità dell’italiano è leggendaria, miei cari. Quando milioni di connazionali avallarono l’entrata in guerra del paese, quando altrettanti gioivano del voltafaccia all’alleato tedesco, quando tutti, come adesso, aprirono gli occhi su quello che davvero stava accadendo, quale migliore sfogo poteva esserci se non quello di prendersela con donne, bamnini, civili innocenti? Quello che questo signore racconta dovrebbe essere nei libri di scuola. E’ STORIA, come lo sono i massacri di due milioni di civili tedeschi (ho letto particolari raccapriccianti sulle torture e sulle esecuzioni e naturalmente le vittime sacrificali predilette furono donne e bambini) sparsi nei territori europei occupati e IMMOLATI NEL NOME DELLA VENDETTA ANCORA NEL 1946!!
    Con la speranza che tutto ciò che è accaduto di orribile, sia da una parte che dall’altra, venga alla luce e con il penseiro a TUTTI GLI INNOCENTI vittime delle guerre, un saluto.

  3. Italiano ha detto:

    Caro Nebel, non è di moda purtorppo piangere i proprio morti della prima e della seconda guerra mondiale ed anche quelli infoibati come il povero Avallone a guerra finita, unitamente ad altri 20 mila disgraziati, morti perchè onoravano e difendevano la Patria.
    L’Italia è senza valori e senza dignità.
    Vergogna!

  4. Nebel ha detto:

    Mio caro amico, sono d’accordo. E non dimentichiamo il male più diffuso tra i nostri connazionali, LA PROFONDA IGNORANZA E L’ORGOGLIO DI ESSERLO!! basterebbe leggere, ascoltare, informarsi di più per poter avere una visione ampia e obbiettiva del mondo.

  5. Esuli costretti a scappare dalla propria terra ha detto:

    La testimonianza di Avallone è stata letta il 10 febbraio c.a. – al Campidoglio in occasione delle commemorazioni del GIORNO DEL RICORDO.
    In marzo c.a. alla commemorazione della strage di Vergarolla (84 Vittime di cui 22 bambini) in onore e ricordo dei Caduti, la Testimonianza di Avallone è stata distribuita a tutti gli oratori, Onorevole Sereni, Onorevole Rosato, Onorevole Garavini ed agli altri partecipanti.
    L’Onorevole Sereni ha voluto iniziare la commemorazione con un minuto di silenzio:

  6. Esuli costretti a scappare dalla propria terra ha detto:

    QUESTIONARIO DI SINTESI STORICA

    1 L’Istria era Italiana? Da quando?
    E la Dalmazia? L’Istria è stata italiana dal 1919, data del Trattato di pace a seguito della prima guerra mondiale. In precedenza, al pari della Dalmazia, era stata romana, veneta ed austriaca, mai slava. La Dalmazia venne assegnata al nuovo Regno di Jugoslavia nello stesso 1919, ad eccezione di Zara, Cherso ed altre Isole minori destinate all’Italia.

    2 Quando è iniziata la seconda guerra mondiale? Il 1° settembre 1939, con l’invasione della Polonia da parte della Germania e dell’Unione Sovietica, all’epoca alleata del Reich tedesco. L’Italia sarebbe entrata in guerra il 10 giugno 1940, ed il Giappone nel dicembre 1941.

    3 Perchè ebbe inizio la seconda guerra mondiale? La Germania voleva la continuità territoriale con Danzica, a spese della Polonia, e l’Unione Sovietica aspirava a potenziare il suo controllo del Baltico orientale, sempre a spese della Polonia.

    4 Quali Stati facevano parte dell’Asse? Germania, Italia, Giappone che avevano firmato il Patto d’Acciaio, ed altri minori, fra cui Bulgaria, Ungheria e la stessa Jugoslavia.

    5 L’Italia ha dichiarato guerra alla Jugoslavia? Sì, nell’aprile 1941, a seguito del colpo di Stato di Belgrado che fece cambiare campo alla Jugoslavia.

    6 Quando si concluse la seconda guerra mondiale? Sul fronte europeo, nel maggio 1945, e su quello asiatico nel successivo agosto, dopo l’attacco atomico statunitense al Giappone (Hiroshima e Nagasaki).

    7 Quali territori furono perduti dall’Italia a seguito della seconda guerra mondiale?

    Tutta la Dalmazia, quasi tutta l’Istria, parte della Venezia Giulia, Briga e Tenda, le Colonie africane ed il Dodecaneso (Rodi con altre isole
    dell’Egeo).

    8 Con quali Stati belligeranti venne perduta la guerra? Coi 21 Stati firmatari del Trattato di pace di Versailles, ovvero il “diktat” del 10 febbraio 1947: primi fra tutti, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Unione Sovietica, Jugoslavia, Albania, Grecia, Etiopia.

    9 Quali furono le richieste degli Stati vincitori?
    In sede di armistizio, la resa incondizionata. Successivamente, in sede di trattative per la pace definitiva, si differenziarono da uno Stato all’altro. Le più dure furono quelle del blocco orientale.

    10 Quali richieste vennero avanzate dalla Jugoslavia?
    Danni di guerra, estensione della sovranità territoriale fino all’Isonzo, estradizione di oltre 700 criminali di guerra o presunti tali, smilitarizzazione della fascia di confine.

    11 Quali richieste furono formulate dalla Francia, l’altro Stato vincitore contiguo all’Italia?
    Sovranità su Briga, Tenda e Moncenisio; smilitarizzazione della fascia di confine.
    12 Quali le richieste degli altri Stati vincitori?
    Danni di guerra, indipendenza delle ex-colonie, ripristino della piena sovranità etiope, indipendenza dell’Albania, trasferimento del Dodecaneso alla Grecia. All’Italia sarebbe rimasta l’amministrazione della Somalia per 10 anni.

    13 Chi sottoscrisse l’Armistizio?

    Il Regno del Sud (3 settembre 1943) e per esso il Governo del Maresciallo Badoglio, tramite il Gen. Castellano.

    14 Con quali Stati? Con i plenipotenziari americani (Gen. Bedell Smith) che firmarono anche per gli altri Alleati ed in primo luogo per Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica.

    15 In quale data gli Alleati giunsero a Trieste?
    Il 2 maggio 1945, a poche ore di distanza dall’arrivo dei partigiani di Tito.
    16 Quando fu occupata dai partigiani di Tito?

    Il primo maggio 1945.
    17 Chi erano i partigiani di Tito?
    Le forze dell’Armata Popolare comandata dal Maresciallo Tito, che nel 1944 era riuscito a farsi riconoscere dagli Alleati come espressione ufficiale della Jugoslavia escludendo il Re e le altre forze politiche e militari slave.

    18 Quando fu liberata Trieste?

    Dall’occupazione slava, come Pola
    (dove i partigiani erano entrati il 5 maggio), il 9 giugno 1945, a seguito degli accordi di Belgrado fra Tito e gli Alleati.

    19 Quando è tornata definitivamente all’Italia?

    Il 26 ottobre 1954. I bersaglieri ne presero possesso il 4 novembre quando il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi decorò il Gonfalone cittadino con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

    20 Con quali trattati l’Italia ha perduto l’Istria e la Dalmazia?

    Col Trattato di pace del 10 febbraio 1947, la Dalmazia e gran parte dell’Istria; col Trattato di Osimo fra Italia e la Jugoslavia del 10 novembre 1975, la Zona B, ovvero il comprensorio istriano nord-occidentale.

    21 Quale differenza storica intercorre fra Zona A e Zona B? La Zona A (Trieste), istituita con il Trattato di pace del 1947 al pari della Zona B, venne affidata al Governo Militare anglo-americano e restituita all’Italia nel 1954. La Zona B (Capodistria, Buie, Pirano, Umago), invece, venne affidata all’Amministrazione prima militare e poi civile della Jugoslavia che la annesse definitivamente nel 1975.

    22 Con quale trattato l’Italia ha rinunciato alla propria sovranità sulla Zona B?

    Col Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, che prevedeva, in aggiunta, pesanti impegni di natura economica. E’ da notare che la cessione avvenne senza alcuna contropartita.

    23 Chi provvide a stipularlo?

    Italia e Jugoslavia nelle persone dei Ministri degli Esteri Mariano Rumor e Milos Minic.

    25 Cosa sono le foibe?
    Cavità del sottosuolo carsico, talvolta molto profonde. Nella sola Istria se ne contano circa 1700.

    26 Si sono sempre chiamate foibe? Sì, il nome deriva dal latino “fovea” che significa fossa; infatti sono voragini rocciose a forma di imbuto.

    27 Quali sono le differenze fra foibe e doline?
    La dolina (termine sloveno che significa valle) può avere vari aspetti: quello ad imbuto è la foiba.

    28 Perchè le persone venivano gettate nelle foibe?

    Per portare a compimento il disegno di pulizia etnica voluto da Tito, ma anche per eliminare ogni opposizione. Non a caso, furono uccisi, oltre agli italiani, moltissimi slavi dissidenti.

    29 Chi eseguiva materialmente gli infoibamenti? Di solito, i partigiani di Tito, ma talvolta, anche i loro collaborazionisti italiani.

    30 Chi veniva gettato nelle foibe?

    Anzi tutto, chi aveva avuto responsabilità istituzionali o pubbliche nel Ventennio; poi, persone delle classi superiori, intellettuali, professionisti, ma anche semplici cittadini, militari, docenti, studenti, operai, donne.

    31 Quando ebbero termine gli infoibamenti?

    La persecuzione è durata a lungo.
    Uccisioni sia pure episodiche si sono protratte anche negli anni cinquanta.
    32 Perchè gli istriani, fiumani e dalmati furono costretti a fuggire?

    Per rimanere italiani e per effettuare una scelta di civiltà condivisa dal 90 per cento delle persone, ma nello stesso tempo, per la propria salvezza fisica.
    33 E’ vero che gli infoibati venivano uccisi perchè erano fascisti?

    No, gli esponenti maggiori del fascismo locale si erano già salvati con la fuga. Quasi tutti gli infoibati italiani non avevano avuto incarichi salienti durante il vecchio regime.

    34 La morte in foiba era immediata?

    Non sempre. A volte, l’agonia in fondo all’abisso si protraeva a lungo, e si udivano grida strazianti, senza alcuna possibilità di portare aiuto alle Vittime.

    35 Le persone venivano gettate in foiba da vive, oppure già uccise?
    Spesso, le Vittime erano legate: la prima veniva uccisa (con un colpo di fucile o rivoltella) e precipitata in foiba in modo da trascinare nella caduta anche i compagni vivi.

    36 In fondo alle foibe c’è l’acqua? Sì, in molti casi, ma non sempre.
    Questa è una delle ragioni per cui è stato impossibile, quasi sempre, recuperare le spoglie delle Vittime (ne vennero esumate alcune centinaia).

    37 Era possibile salvarsi dalle foibe?

    No, sia per la profondità dell’abisso, sia per le sporgenze di roccia dalle pareti. Sono riuscite a salvarsi casualmente due persone, cadute su un arbusto a breve distanza dall’inghiottitoio, e miracolosamente risalite dopo atroci attese e sofferenze.

    38 Le foibe vennero utilizzate come strumento di morte in periodo di pace o di guerra? Dopo la fine della guerra gli slavi, ancora per parecchio tempo, continuarono a servirsi delle foibe per il loro disegno di pulizia etnica e classista.

    39 E’ vero che gli slavi gettavano un cane nero sulla catasta di cadaveri e perchè?

    Non era prassi corrente ma poteva accadere, come rituale macabro. Veniva gettato nella foiba, sopra i cadaveri, un cane nero vivo, il quale, secondo la leggenda popolare, latrando in eterno avrebbe tolto alle Vittime anche la pace dell’aldilà.

    40 Perché il popolo fiumano, istriano e dalmata non ebbe la possibilità di rimanere nella sua terra? I pochi che restarono (10%), abbracciando la fede comunista, dovettero assumere la cittadinanza jugoslava ed accettare la collettivizzazione. Chi non lo avesse fatto rischiava la foiba.

    41 Quando la Jugoslavia si dissolse, sarebbe stato possibile ripristinare la sovranità italiana, almeno sull’Istria?

    All’inizio degli anni novanta, dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione della Jugoslavia, sarebbe stato possibile, al pari di quanto accadde in Germania con l’unificazione della BRD e della DDR, ma l’Italia non seppe cogliere l’occasione.

    42 Quale simbolo ha la Bandiera dell’Istria? La capra, sin dall’epoca romana, poi ripresa in età austriaca, quale espressione di pazienza e di sicurezza.

    43 Quali simboli ha la bandiera dalmata? Scudo con tre teste di leone o leopardo maculato in campo blu.

    44 Quale simbolo ha la bandiera di Fiume?
    Aquila sul motto latino “indeficienter” (senza fine), quale attestazione di fede e perseveranza.
    45 Quali sono i libri più importanti sulle Foibe e l’Esodo?
    Esiste una bibliografia larghissima. Le opere più importanti sono quelle di Luigi Papo per il numero delle Vittime (16.500) e di Padre Flaminio Rocchi per quello degli Esuli (350 mila).

    46 I libri di scuola parlano di Foibe ed Esodo? Sinora, in misura assai ridotta e talvolta deviante. E’ stata costituita un’apposita Commissione ministeriale preposta ad affrontare criticamente il problema.

    47 Qualcuno afferma che le foibe sono un’invenzione, al pari di quanto accade per la Shoah?
    Sì, sono i cosiddetti negazionisti, soprattutto sloveni e croati (e qualche italiano), che costituiscono una ristretta minoranza.
    48 Cos’è il Giorno del Ricordo? Il 10 febbraio (anniversario del Trattato di pace) è il giorno che l’Italia ha dedicato alle Vittime delle Foibe ed all’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

    49 Quando è stato istituito il Giorno del Ricordo?

    Con Legge 30 marzo 2004, approvata dal Parlamento italiano quasi all’unanimità, con lo scopo di celebrare la ricorrenza, in primo luogo nelle scuole. La legge in parola venne approvata con una maggioranza del 98 per cento.

    50 E’ vero, come recita una vulgata, che sono stati infoibati gli italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia in quanto fascisti? Non è vero. La posizione politica delle Vittime non era la causa degli infoibamenti.

    Sono stati infoibati tutti coloro che parlavano italiano, dallo spazzacamino all’industriale; uomini, donne, bambini, comunisti non allineati al regime di Tito.

    ________________________________________

  7. Esuli costretti a scappare dalla propria terra ha detto:

    Quest’anno, le cerimonie per il “Giorno del Ricordo” relative ai conferimenti delle Medaglie d’onore in suffragio degli Italiani infoibati o diversamente massacrati dai partigiani di Tito, hanno raggiunto livelli particolarmente significativi.
    Infatti, le Medaglie consegnate sono state 194, di cui 64 durante la manifestazione nazionale tenutasi alla Camera, e 130 nelle varie Prefetture.
    Alla scadenza del decennio, i conferimenti hanno superato quota mille: una cifra ragguardevole, ma tuttora modesta rispetto al numero dei potenziali aventi causa, cosa che sottolinea la validità delle iniziative di Ettore Rosato (Partito Democratico) e di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) per una proroga decennale della normativa in parola.

    La cerimonia svoltasi presso il Commissariato del Governo di Trento è stata particolarmente toccante: nella fattispecie, sono stati insigniti i Congiunti di Isaia Apolloni e di Adelina Crosilla, ed è stata data lettura, davanti ad un pubblico commosso, di un’invocazione sempre attuale e pertinente, come la “Preghiera dell’Infoibato” a suo tempo composta da Mons. Antonio Santin, l’eroico Vescovo di Trieste e Capodistria, nel segno di una fede e di una speranza che sono patrimonio inesauribile del popolo istriano, fiumano e dalmata, e nella certezza che gli spiriti del male debbano necessariamente soccombere. Per l’austera semplicità della commemorazione trentina, cui hanno partecipato esponenti delle Istituzioni e del mondo esule, e che diventa un valido punto di riferimento, si vuole esprimere al Commissario di Governo ed agli Organi competenti un ringraziamento particolarmente sentito.

  8. Nebel ha detto:

    Meglio tardi che mai. Ciò che conta è che le testmonianze possano essere raccolte e rese note prima che giacciano nell’oblìo, quando ogni testimone vivente avrà concluso il proprio tempo sulla Terra. Il mio pensiero va alle vittime di qualunque ingiustizia. Un saluto.

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