Il comunismo gerarchico

Michele Fabbri

Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com

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9 Risposte

  1. Paganitas ha detto:

    L'idea della corporazione proprietaria è stata sicuramente un'innovazione all'interno del panorama politico. Il concetto ha un suo indubbio fascino su ogni mente sinceramente d'accordo col sistema corporativo.

    Il problema però di racchiudere la proprietà privata all'interno delle mura spirituali della corporazione sposta a mio parere il problema sulle barriere all'entrata o all'uscita che eventualmente si creerebbero per i possibili proprietari. Non è per scadere nell'economicismo liberal-individualista, ma eventuali numeri chiusi per entrare nella corporazione proprietaria, od altre regolamentazioni centralistiche, potrebbero poi infine inficiare proprio quella libera iniziativa che rende un'economia vitale, flessibile, competitiva e tesa alla crescita e allo sviluppo, col pericolo quindi di una cristalizzazione.

    La fine dell'URSS è stata dovuta proprio alla sua rigidezza economica e all'impossibilità di una vera libera iniziativa anche individuale. Sebbene nell'URSS non fosse presente il concetto di comunità che propone Spirito, in un certo modo anche nel suo sistema economico esisteva una corporazione proprietaria composta dai funzionari del partito addetti e prescelti in base a selezione alla gestione delle fabbriche.

    Mi ricollego di conseguenza a Julius Evola che riteneva che la tutela reciproca fra libera iniziativa e potere spirituale-temporale dello stato fosse alla base di un Stato Tradizionale. Cioè il punto non è Corporazione si o Corporazione no, che io sinceramente mi auguro sia un si, ma le vere caratteristiche che vengono poi date da una possibile legislazione della Corporazione. Mi riferisco quindi:

    -legislazione per entrare nella Corporazione;

    -legislazione per uscire dalla Corporazione;

    -legislazione per restare all'interno della Corporazione.

    Se per esempio la Corporazione prendesse le caratteristiche degli odierni albi professionali non sarebbe nell'interesse della comunità. Ovvero sarebbe solo l'ennesimo strumento per creare una scarsità artificiale di beni e servizi con conseguenti monopoli ed oligopoli. Non sarebbe un gerarchia NATURALE ma artificiale insomma.

    Il tutto potrebbe essere riassunto così: qual è lo scopo della Corporazione: creare un numero chiuso o costituire una barriera spirituale con cui tutelare il lavoro della Nazione?

  2. Ales ha detto:

    Esprimo tutta la stima per gli articoli di Michelle Fabbri. In questo caso, riferendomi a Sonia Michelacci:
    per il fascismo è tutto corretto. A parte la lotta alla speculazione e al monopolio finanziario-cosmopolita, il Reich si legge nei suoi documenti in modo un po’ diverso. Per esempio non approvava la socializzazione delle fabbriche della Carta di Verona* e il dr. Hüttig, mandato oltre Brennero dopo l’8 settembre per esaminare “ciò che il fascismo ha saputo e non ha saputo fare” misura il ventennio sulla base della politica agricola a favore o meno dei contadini.
    L’Erbhof sotto sotto esiste ancora oggi nel mondi di lingua tedesca al di fuori dei confini amministrativi, esisteva in Austria prima del 1938, e include qualsiasi membro della comunità nazionale (cioè etnica, nel senso originario e non giacobino). Durante il Reich non era necessario nessun certificato di arianità particolare per essere parte dell’Erbhof, dunque alcuna speciale purezza razziale (le SS di Himmler dal 1929 al 1939 non c’entrano).

  3. Ales ha detto:

    Il Reich non scalza nessuna delle strutture tradizionali tedesche ad esso precendenti. Esclusa la boria classista degli ultimi secoli non tedeschi della Germania, non vi è alcuna necessità di operare “socialisticamente” perché le comunità tedesco-scandinave possedevano una coesione etnica quindi sociale di base. Non riguardando Strasser e i suoi rappresentati dormienti durante il Reich (molti Gauleiter) l’articolo appare troppo “di sinistra”: la sintesi operata dal Reich, che basta osservare nella sua architettura, riesce a portare il mondo delle origini nella dimensione attuale, con molte intatte istanze di antico regime, anti-borghese quindi anti-classista e anti-individualista in sé stesse. Alla luce di questo, appare quasi blasfemo definire il NS “comunismo”, non per questioni di etichetta, ma perché fuori luogo. Il contadino, non l’operaio, è il canone del Reich.

  4. Ales ha detto:

    L’aristocrazia viene soltanto corretta nel senso moderno di “giustizia sociale” e rinsanguata, con un ritorno völkisch (il germanesimo primordiale) e jungkonservativ (il medioevo) al concetto originario di aristocrazia (i “migliori ragazzi del villaggio”), ma non eliminata. Fin dai padri del nazionalsocialismo, 50 anni prima del Reich, a Parigi, Praga e Vienna si lotta per la sacra proprietà privata del comune connazionale, contro la borsa valori e per trasformare gli operai in contadini o esercenti.

  5. Ales ha detto:

    Semplicemente la gerarchia in alcune sottoculture dell’Europa, tra cui la tedesco-scandinava, non è così spudoratamente “sacra”, soprattutto in un’ottica del Volk, esclusivista verso l’esterno ma omogenizzante all’interno. Gli ufficiali erano costretti a trascorrere anche alcuni anni come soldati semplici, e in ogni caso non potevano cominciare la carriera come cadetti, e questo anche nello stantio ordinamente prussiano pre-NS. La gerarchia nel Reich non è poi..! così importante! Nel senso che è solo funzionale e non italiana. Si tenga presente lo stupore di Rommel per il divario sul campo tra casta degli ufficiali e truppa italiani. L’ufficiale dell’esercito del Reich riprende la primordiale funzione (dei tempi di Teutoburgo! e poi dei Lanzichenecchi) di primo soldato che da l’esempio al posto del fante (si veda la rincuorante e debita ecatombe di ufficiali, anche ufficiali generali (non solo di soldati) delle unità militari d’elite del Reich (dalle truppe dell’aeronautica a quelle dell’esercito, tra queste anche, e non solo, le SS militari).

  6. Ales ha detto:

    Il laboratorio prima sociale che militare dei Freikorps è qui essenziale: il comandante del Corpo Franco era spesso un ex semplice graduato che dimostrava più carisma, che combatteva e istruiva meglio gli altri. La casta, anche nel suo senso antico, eventualmente “positivo” (ma straniero), è un nemico assoluto, si vedano i vari discorsi e programmi ideologici francamente sia contro le caste e il diritto dinastico che contro “un albo automatico delle famiglie delle SS”. La razza scalza la casta: c’è solo un unico Volk, a differenza del razzismo castale del mondo multinazionale indo-iranico. Tutti i figli del Volk sono potenziali dirigenti a prescindere dalla loro nascita per tutta la durata della loro vita perché sono tutti membri del Volk “patrizio” (tanto per farci capire tra gli italianisti). Arthur Axmann è un ex operaio, “Panzer” Meyer è un ex minatore figlio di operaio grande invalido di guerra.

  7. Ales ha detto:

    Hitler, anche se in gioventù non era un imbianchino ma un pittore di strada e pubblicitario, resta un giovane bohemien che proviene dallo spizio dei poveri e senza un potentato-clan alle spalle, nè diplomi o lauree, e viene tenuto in considerazione nel mondo post-guglielmino: prima selezionato, come caporale, per un corso finanziato dall’esercito all’università, poi come pari nelle cerchie di suoi ex comandanti militari, e infine fatto entrare nei salotti. Allo stesso tempo i militari della famiglia Stauffenberg accettano i valori della razza come sani, senza un vero conflitto tra “reazionari” conservatori e nazionalsocialisti, il futuro bombarolo Claus Schenk von S. poserà da giovane per una statua delle plebee S.A. Inutile arrampicarsi sugli specchi: era una situazione continental-europea “anti-evoliana” per eccellenza, Hitler che entra in casa Wagner e di tutta la nobiltà, Evola che viene invitato all’-Herrenklub- ma nonostante questo nome “padronale” viene considerato un “romano reazionario” che si oppone alla socialità prussiana..

  8. gottfried benn ha detto:

    Ales, bel commento….puoi aggiungere altro?

  1. 6 ottobre 2010

    […] dal commento da parte di Michele Fabbri all’opera il comunismo gerarchico di Sonia Michelacci, su http://www.centrostudilaruna.it/comunismogerarchico.html […]

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