Comprensione delle forme, dei suoni, dei regni della natura, dell’uomo

VITA CHE FIORISCE – VITA CHE APPASSISCE

Luna L’uomo si evolve quando i sensi dell’anima cominciano ad aprirsi e a percepire le realtà spirituali, così come i sensi del corpo percepiscono le realtà naturali. A tal fine, occorre anzitutto coltivare un’attenzione sottile per ciò che accade nel mondo, cercando di cogliere in esso quel che cresce, germoglia, fiorisce da un lato, quel che decade, appassisce, perde la sua forma dall’altro. Ovunque, questi fenomeni appaiono evidenti. Talvolta nello stesso luogo, nella stessa persona i due processi si intrecciano. L’uno e l’altro devono essere percepiti come note distinte: allora l’anima comincia a conoscere ciò che nella vita produce bene, salute, prosperità, e al contrario ciò che conduce alla decadenza, al tramonto, alla crisi. La vita che fiorisce imprime nell’anima una impressione simile a quella del Sole che sorge. la vita che ristagna e decade evoca nell’anima l’immagine del lento apparire della Luna all’orizzonte. Gli uomini di solito attraversano l’esistenza senza avere chiara coscienza di ciò che accresce la vita e di ciò che la indebolisce: le civiltà decadono quando gli uomini diventano troppo deboli e addirittura desiderano ciò che produce l’invecchiamento e il tramonto. “Una civiltà al tramonto si innamora dei propri carnefici”. Compiere nel corso della giornata questo semplice esercizio di attenzione fa sorgere nell’anima un chiaro sentire, che si esprime attraverso le immagini della pallida Luna, del Sole che sorge.

SUONI ANIMATI E INANIMATI

Per sviluppare i sensi dell’anima occorre dedicare una cura speciale al mondo dei suoni, distinguendo il suono prodotto dalle realtà inanimate (una campana, un violino, una cosa che cade) da quello che proviene da un essere vivente, uomo o animale. Il suono di una realtà inanimata può essere gradevole o sgradevole, ma nel suono che nasce da un essere animato si esprime anche qualcosa d’altro: in esso vibra l’interiorità dell’anima, si esprime un moto di piacere o di dolore. Il discepolo deve immergersi nel suono fino a riempire l’anima col sentimento corrispondente. Egli così comincia ad udire con l’anima e non solo con l’orecchio fisico, a comprendere il grande linguaggio della natura, che parla non solo attraverso i versi degli animali, ma anche nel fruscio delle foglie, nel sibilo sovrano del vento. A questo esercizio se ne aggiunga un altro: in certi momenti scelti all’occorrenza si impari ad ascoltare ciò che dice un’altra persona senza contrapporre alle sue parole nessuna affermazione propria, nessuna negazione. Si ascolti volentieri anche il parere di persone che appaiano di molto inferiori, o anche di bambini piccoli (1). In tal modo si perde il gusto delle discussioni inutili e si impara a cogliere l’essenza dell’anima che al nostro cospetto si esprime e che appunto attraverso la parola esprime il suo “logos” (2). Lo stesso universo parla nelle dimensioni profonde dell’essere ed esprime ovunque il suo Logos divino: nello schiumare del mare, nella galassia di stelle. Il cosmo non è muto se non per le anime che sono cieche.

PIETRE – ANIMALI – PIANTE

Keats Oltre a distinguere i suoni e i processi di crescita e morte, la mente deve imparare a comprendere le differenze sottili tra i tre regni della natura. Comincia con l’osservare una pietra, meglio ancora se trasparente e di bella forma come un cristallo. Poi una pianta e un animale. Queste osservazioni siano intense come se si stesse compiendo una concentrazione e siano ricolme di rispetto: perché nelle forme degli animali, dei vegetali, dei minerali si manifesta il Divino nella natura. Si cominci col confrontare la pietra e l’animale. La pietra ha una forma, anche l’animale ha una forma. La pietra rimane immobile al suo posto, l’animale invece cambia posto. È un impulso interiore, un desiderio, che lo spinge a muoversi. Tutta la sua forma esteriore è forgiata per rispondere a quegli impulsi: i suoi organi, le sue zanne, i suoi artigli sono creati (3) per dare soddisfazione agli istinti che lo muovono dall’interno. Il cristallo invece è privo di istinti, privo di impulsi e se ne sta immobile al suo posto. Se a questo punto ci poniamo di fronte a una pianta, osserviamo che il sentimento evocato è qualcosa di intermedio tra quello dell’animale e quello della pietra. La pianta è radicata in un posto, ma cresce, si slancia lentamente verso l’alto. Si volge al sole, schiude i suoi petali. L’aura della pietra appare al veggente avvolta di azzurro, come nei paesaggi di montagna laddove le grandi rocce durano in eterno avvolte di cielo. L’aura dell’animale che si muove spinto dal suo istinto appare invece rosso-giallastra. Il colore emanato dalla pianta è principalmente verde, poi anche rosso chiaro. La rosa è agli occhi sensibili, tal quale è agli occhi dell’anima. La pianta è infatti l’essere naturale le cui proprietà più si conservano intatte nel passaggio dal mondo spirituale al mondo fisico. Poi vi sono i colori intermedi, le sfumature. Ogni pianta, ogni pietra ha la sua sfumatura di colore. Vi sono anche gli esseri dei mondi superiori che non si incarnano sulla terra, con i loro colori a volte meravigliosi, a volte anche terribili.

IL SEME E LA PIANTA

L’educazione dell’anima al raggiungimento di una maggior sensibilità, continua con un esercizio apparentemente semplice, ma ricco di conseguenze. Si osservi con attenzione una pianta, meglio ancora se un albero con frutti. Ci si ponga dinanzi il seme che corrisponde a quella pianta. Si consideri con attenzione la forma, il colore e tutte le altre proprietà del seme e poi con l’immaginazione – senza distogliere lo sguardo – si segua la sua naturale evoluzione: il granello una volta sepolto comincerà ad attirare magneticamente le qualità della terra, caccerà radici, comincerà a crescere verso l’alto, vincendo la forza di gravità slanciandosi verso l’aria e la luce. Si segua il crescere del tronco, il diffondersi dei rami a raggiera e poi lo spuntare delle foglie sui rami, dei fiori e dei frutti al calore del Sole. Nel seme già riposa nascosta tutta la forza dell’albero, in quel seme è iscritta la forma dell’albero in ogni suo minimo aspetto. Ciò che è invisibile nel seme diventerà visibile, alla luce del Sole: “L’invisibile diventerà visibile”. Ripetendo con calma questa meditazione a occhi aperti sorgerà gradualmente una forza. Lo stesso seme ci apparirà avvolto in una piccola nube luminosa, quasi una fiammella. Dal centro della fiamma si riceverà una impressione colorata simile a quella del lilla, gli orli della fiamma tenderanno invece ad apparire azzurrognoli. Ma non sono queste apparizioni l’essenza della meditazione: il discepolo deve immergersi nel pensiero che nell’universo da germi nascosti, lentamente nascono frutti, e che quello che oggi è occulto domani potrà diventare evidente: l’invisibile diventerà visibile. Cielo indaco Quando si è sicuri in questo esercizio, se ne aggiunga un secondo. Ci si ponga dinanzi a una pianta completamente matura. Si rifletta sul fatto che essa morirà: giunta al massimo del suo sviluppo può solo appassire e seguire il cammino discendente. Nulla più si vedrà un giorno di ciò che è adesso. Ma la pianta ha in sé i semi che a loro volta produrranno altre piante. Nel cuore di ciò che vive esiste un germe invisibile di eternità che passa attraverso la morte per produrre altra vita. Osservando la pianta e coltivando questo sentimento apparirà anche adesso una sorta di fiamma spirituale, che può essere sentita come celeste-verdognola al suo interno, rosso-giallognola sull’orlo esterno. Gli esercizi descritti sembrano poco significativi: anche questa è solo una apparenza che cela un valore invisibile. L’anima in realtà sviluppa i suoi organi sensori, comincia a percepire le forze che agiscono dietro i regni della natura, i grandi processi che conducono alla vita, alla morte, alla nascita alla decadenza. Il ciclo della esistenza comincia a ruotare dinanzi all’occhio della mente.

IL DESIDERIO E LA SODDISFAZIONE

Per concludere questo ciclo di esercizi, si immagini un uomo mentre è preso da un intenso desiderio per un oggetto, senza sapere se riuscirà ad ottenerlo o meno. Si continui con calma a contemplare questa immagine come una nube che prende forma in un cielo sereno. In tal modo si arriverà a percepire la manifestazione astrale del desiderio: essa ci appare come una fiamma (4) rossa e giallognola nel suo cuore, violacea e lilla ai confini. In un secondo momento, rappresentiamoci un uomo al quale sia stato soddisfatto un desiderio, esaudita una speranza. Stavolta la fiamma evocata verrà sentita come gialla-dorata con un orlo verdognolo.

NOTE

1) Si comprenda il significato di questo esercizio, evitando che esso divenga qualcosa di superstizioso. 2) “Né per terra né per mare troverai qualcosa che è più grande dell’anima, a tal punto è profondo il suo Logos”. Eraclito, iniziato ai misteri di Efeso. 3) Ovviamente va dimenticata l’ingenua credenza in base alla quale l’organo di un animale possa essere il frutto di casuali rimescolamenti di geni, allo stesso modo di come un poema possa nascere da un rimescolamento di lettere e una astronave da un rimescolamento di bulloni. 4) Fuoco del desiderio è una immagine ricorrente anche nel linguaggio figurato della letteratura, della poesia.

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