Civiltà contadina e sovversione progressista

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12 Risposte

  1. Crono ha detto:

    si vabbè…..saluti

  2. paolo ha detto:

    a TMSO – non sono un moderatore del sito, ma solo un lettore. Ho cercato di fare un quadro generale della situazione, nei limiti delle mie possibilità, visto che la questione mi interessava, senza comunque pretese di insegnare niente a nessuno. Chiedo scusa a tutti se sono sembrato troppo “autorevole”, ma è il mio modo di esprimermi, non mi metto su alcun piedistallo, e se per sbaglio ci sono salito, scendo subito …

    Circa il “socialismo” dei fascismi, non si tratta di stare a sinistra, ma di concepire un tipo di socialismo diverso (si può anche non chiamare socialismo, ma la sostanza resterebbe quella). Da una parte c’è un socialismo anti-tradizionale, fondato sul materialismo storico, sulla teoria delle sovrastrutture e sulla lotta di classe, dall’altra un socialismo (o comunitarismo, diciamo) organico, corporativo, gerarchico, fondato sulla spiritualità, sulla ripartizione delle competenze e delle indoli, sulla collaborazione reciproca di tutte le categorie produttive, sociali, spirituali, ecc. (i corpi intermedi della comunità), sull’eliminazione del concetto di interesse individuale in funzione del perseguimento del bene comune dell’intera comunità di popolo. All’ “io” liberale, insomma, si sostituisce il “noi”, non in senso collettivistico ma, per l’appunto comunitaristico, inteso come comunanza di storia, tradizioni, legami e vincoli spirituali, archetipi, e così via.

    Mussolini stesso disse, ad esempio: “la socializzazione altro non è che la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile, del socialismo. Dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto dell’economia, ma respinge le meccaniche livellazioni di tutto e di tutti, livellazioni inesistenti nella natura e impossibili nella storia”. Certo, Evola è stato sempre particolarmente infastidito da espressioni come “Repubblica sociale”, “Movimento sociale”, “socialismo fascista” … ma per l’appunto qui il termine va inteso in un senso diverso da quello proprio al collettivismo materialistico e spersonalizzante.

    Comunque sono questioni lunghe e complesse. Un libro ormai introvabile, “Mussolini e la rivoluzione sociale”, di Anthony Galatoli Landi, pur con alcune imperfezioni ed inesattezze, era un buon testo. Ma c’è tanto in materia: puoi leggere l’ottimo testo di Sonia Michelacci, “il comunismo gerarchico”, il cui titolo è già un bel programma … o altri testi editi dall’editrice Thule-Italia come “il socialismo tedesco al lavoro” o “per cosa combattiamo?” che trattano ampiamente il tema con riferimento al nazionalsocialismo (appunto) tedesco. Su Internet si trova molto al riguardo, tra cui importanti articoli di Maurizio Rossi e Luca Lionello Rimbotti.

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