Centro Studi La Runa

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Cicli cosmici e segni dei tempi

1 gennaio 2000 (14:50) | Autore:

Premessa.

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni Per cogliere la valenza simbolica di eventi contemporanei di vario tipo ed orientarsi sulle linee di tendenza e gli sviluppi dell’umanità attuale, occorre avere, preliminarmente, una cognizione chiara ed esauriente della visione della storia propria alle dottrine “tradizionali”, ossia le dottrine di tutte quelle civiltà che erano orientate dal sacro e verso il sacro e che erano centrate sul senso, vivo e dinamico, della “Tradizione” (dal latino tradere = tramandare), ossia la trasmissione, da un’epoca all’altra, degli insegnamenti spirituali intesi come formulazione di principi legati ad una conoscenza intuitiva (dal latino intus–ire = andare in profondità) e sovrarazionale della dimensione del sacro.

A questa visione della realtà è collegato il “metodo tradizionale”, quale è stato elaborato dai maggiori esponenti della “cultura della Tradizione” (Guénon, Evola, Scaligero, per citarne solo alcuni) nel corso del Novecento in Europa, ossia un metodo che, privilegiando l’attenzione per il simbolo ed il mito nell’interpretazione della morfologia delle civiltà, tende a cogliere il contenuto costante, universale e intertradizionale – cioè comune alle varie tradizioni – presente nelle varie civiltà, di là dalla diversità di forme in cui tale contenuto si esprime, a seconda delle differenze di tempi e di luoghi, di diversità etniche e di inclinazioni attitudinali dei vari popoli.

La dottrina dei cicli.

La dottrina “tradizionale” è quella della storia dell’uomo come allontanamento progressivo dal principio, dai “primordia”, come oblìo sempre più completo delle verità spirituali, come processo di decadenza sempre più accentuato. E’ la dottrina delle quattro età designate ciascuna con un metallo diverso (ognuno da considerare nella sua valenza simbolica e nel suo aspetto “sottile”, cioè nella sua particolare vibrazione energetica): età dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro, secondo la terminologia della tradizione greco-romana (con particolare riferimento ad Esiodo). Analoga dottrina viene formulata nella tradizione indù ed in quella persiana, mentre comune a tutti i popoli dell’antichità è la concezione del passaggio dell’uomo da uno stato originario di unione col divino – o almeno di stretta comunicazione con esso – ad uno stato di decadenza.

René Guénon, La Tradizione e le tradizioni Secondo la descrizione dei testi tradizionali – e quelli indo-ari sono, a questo riguardo, i più significativi – l’età in cui noi oggi viviamo è quella del Kali-yuga, ossia l’era della dea Kalì, dai tratti feroci e scatenati. E’ l’età oscura, l’età del ferro di Esiodo, quella in cui tutte le vie di elevazione verso la trascendenza sono chiuse, i supporti tradizionali (Misteri, sacerdozi, iniziazioni) sono venuti meno e l’uomo è rimesso a se stesso ed in sé stesso deve trovare la forza e la via della salvezza personale.

Queste 4 età compongono, nel loro insieme, il Manvantara, ossia una “era di Manu”; le ere di Manu sono 14 e formano due serie settenarie, di cui la prima comprende i Manvantara trascorsi e quello presente, la seconda i Manvantara futuri. Tutti i Manvantara, nel loro insieme, sono le articolazioni del Kalpa indù, ossia del “grande ciclo”. Queste indicazioni offrono una prospettiva d’insieme che consente di guardare al problema della decadenza in un modo equilibrato, poiché anche il disordine rientra nel “Grande Ordine”, anche l’oscurità fa parte dell’equilibrio generale della manifestazione universale, esattamente come la notte esiste accanto al giorno.

La concezione del tempo.

Le considerazioni esposte ci conducono direttamente alla comprensione della concezione del tempo nelle civiltà tradizionali, che non lo vivono come una entità omogenea, poiché esso si articola in cicli ed in ritmi qualitativamente differenziati. A tale riguardo, è opportuno considerare quanto scrive René Guénon, sicuramente uno degli autori più qualificati della cultura della Tradizione nel Novecento: “In realtà il tempo non è qualcosa che si svolga uniformemente, e rappresentarlo geometricamente con una linea retta, come abitualmente fanno i matematici moderni, ne dà un’idea interamente falsata per eccesso di semplificazione… La vera rappresentazione del tempo è quella fornita dalla concezione tradizionale dei cicli che, beninteso, è essenzialmente quella di un tempo “qualificato”… Non soltanto ciascuna fase di un qualsiasi ciclo temporale possiede una sua qualità propria che influisce sulla determinazione degli avvenimenti, ma… la stessa velocità con cui questi avvenimenti si svolgono è qualcosa che parimenti dipende da queste fasi e che, per conseguenza, è in realtà d’ordine più qualitativo che non quantitativo. Così, quando si parla della velocità degli avvenimenti nel tempo per analogia con la velocità di un corpo spostantesi nello spazio, occorre effettuare una certa trasposizione di questo concetto di velocità, perché esso non è più riducibile ad un’espressione quantitativa come quella che si dà in meccanica della velocità propriamente detta. Quel che vogliamo dire è che, a seconda delle diverse fasi del ciclo, serie di avvenimenti tra loro paragonabili non si compiono in durate quantitativamente uguali; ciò appare soprattutto evidente quando si tratta di grandi cicli, d’ordine ad un tempo cosmico e umano, ed uno degli esempi più notevoli si ritrova nella proporzione decrescente delle durate rispettive dei quattro Yuga, il cui insieme forma il Manvantara” (R. Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, tr. it. Torino, 1969, pp. 55-57).

René Guénon, Simboli della Scienza Sacra La proporzione cui il Guénon si riferisce è quella dei numeri 4, 3, 2, 1 il cui totale è 10 per l’insieme del ciclo. L’età in cui viviamo, il Kali-yuga, è dunque caratterizzata dalla contrazione della durata – espressa simbolicamente dal numero 1 che designa la relazione fra l’inizio e la fine del ciclo – ossia da una diversa qualità del tempo, da una sua accelerazione. E’ questa la ragione per la quale gli avvenimenti si svolgono ad una velocità che non ha riscontro nelle epoche precedenti e che questa velocità va aumentando sempre di più e continuerà ad aumentare fino alla fine del ciclo, il limite della contrazione della durata corrispondendo al punto di arresto in cui la successione temporale si traduce in simultaneità e quindi al “tempo che divora lo spazio” si sostituisce lo spazio che divora il tempo e si ritorna quindi ad una tipologia di civiltà – nuova nelle sue forme ma che riprende essenze antiche – in cui il tempo si risolve nell’Eternità e l’orientazione “dal sacro e verso il sacro” torna ad essere dominante. L’accelerazione degli eventi dipende certamente dallo sviluppo tecnologico e dei mezzi di comunicazione e di trasporto che producono la velocizzazione delle informazioni e dei processi di interazione, ma tutto l’insieme di questa accelerazione è legato alla diversa qualità del tempo che scorre sempre più veloce per cui anche i processi cognitivi sono più rapidi, inclusi quelli che portano a nuove scoperte scientifiche ed alle loro applicazioni tecnologiche le quali, a loro volta, influiscono sull’accelerazione degli eventi, fenomeno che può raffigurarsi come un moto vorticoso sempre più rapido.

Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno In questo quadro vanno osservati e interpretati i significati simbolici ed il carattere “sintomatico” di varie catastrofi naturali e di diversi eventi politici dei nostri giorni, avendo presente che, nella concezione tradizionale, gli eventi di questo pianeta sono sempre collegati ad influenze cosmiche per cui l’uomo è connesso, non solo sul piano biologico, ma anche su quello delle influenze sottili – ossia delle modulazioni vibratorie dell’Energia universale – all’insieme delle influenze cosmiche, consapevolezza tuttora parzialmente viva nelle culture contadine.

Lo stesso pianeta sul quale viviamo va sentito e concepito come un grande organismo vivente, le cui varie parti sono in stretta relazione fra loro, fatto la cui evidenza è facilmente constatabile già sul piano meteorologico e climatico.

Il sisma del 26 dicembre e lo tsunami.

Vogliamo offrire ora alcuni spunti di riflessione partendo dal sisma del 26 dicembre in Indonesia e dal conseguente tsunami nell’Oceano Indiano, su cui vi è già stato un intervento di analisi su questa rivista (cfr. Hera n ° 61, febbraio 2005, p. 39).

Colpisce anzitutto la data, a pochi giorni dal Solstizio d’Inverno, il momento astronomico della “morte” del Sole, quello del giorno più corto dell’anno e dell’inizio di un nuovo ciclo, evento che gli Antichi assumevano come simbolo di un rinnovamento cosmico e nella vita personale, la morte del Sole fisico coincidendo con la nascita del “Sole di mezzanotte”, cioè di quel sole interiore di cui parla Apuleio nell’Asino d’oro. Nell’emisfero terrestre a sud dell’Equatore le stagioni sono invertite, il 21 dicembre corrispondendo al Solstizio d’estate, cioè al momento culminante della manifestazione solare, alla pienezza dell’apertura della natura. Si tratta, in ogni caso, di un momento fondamentale di passaggio e di rinnovamento. Lo sprigionamento di questa fortissima energia tellurica a 5 giorni dal Solstizio è un dato che concorda con le previsioni degli Antichi Maya del Guatemala, menzionate in questa rivista nell’articolo citato. Quel che colpisce, soprattutto, è un’altra caratteristica del sisma: che si sappia, nessun sensitivo aveva avvertito in anticipo la modificazione di vibrazione energetica che si stava profilando, o almeno nessuno aveva dato alcun allarme, come se il potenziale sismico fosse un quid così profondo ed improvviso da non poter essere percepito. Il sisma ed il successivo maremoto ha colto l’uomo di sorpresa, secondo una logica che non è quella umana, legittima e sacrosanta, della difesa della vita, ma è l’ordine naturale di un grande organismo vivente quale il pianeta terra che ha i suoi sommovimenti vitali ed i suoi processi di trasformazione e di assestamento, secondo una prospettiva che trascende quella dell’uomo. Altro elemento saliente di valutazione concerne la potenza dell’evento sismico che, come è stato giustamente rilevato, ha modificato l’inclinazione dell’asse terrestre “nell’ordine di 2 millesimi di secondo d’arco, l’equivalente di cinque o sei centimetri”, con tutte le implicazioni che tale spostamento può, forse, provocare in tutto il globo.

Joscelyn Godwin, Il mito polare. L'archetipo dei Poli nella scienza, nel simbolismo e nell'occultismo Secondo gli insegnamenti tradizionali ripresi e sviluppati dagli autori della “cultura della Tradizione” nel ‘900, la scomparsa di Thule – la sede degli Iperborei – e lo sprofondamento di Atlante sono connesse a spostamenti dell’asse terrestre ed alle sue implicazioni climatiche e sismiche. Il recente spostamento può leggersi dunque quale segno premonitore di un mutamento di ciclo che sta per giungere e dell’inizio di un nuovo ciclo. Osserviamo che nelle culture tradizionali, l’Axis mundi è sempre stato il simbolo della stabilità dell’Essere, di un ordine cosmico ben definito, analogamente al simbolo del “Polo” (il polo nord) per cui qualunque variazione dell’asse terrestre ha una valenza particolarmente emblematica. Questo segno è ribadito e rafforzato da un altro, quello dello tsunami, ossia il sommovimento, potente e distruttivo, delle acque, un segno di massima fluidità e trasformazione, le acque essendo sempre state, nelle culture tradizionali, un simbolo del divenire (si vedano, al riguardo, gli studi di M. Eliade). Il problema è che noi non conosciamo con esattezza la durata del kali-yuga e quindi non sappiamo quando si compirà il trapasso dall’età oscura alla nuova età dell’oro di un nuovo Manvantara. Sulla base dei testi tradizionali sappiamo di trovarci in una fase avanzata dell’età oscura ma la durata del passaggio al nuovo inizio resta indeterminata; lo stesso Guénon, quando indica alcune cifre relative alla durata dei vari yuga di questo ciclo, avverte che tali cifre hanno un valore simbolico e non vanno interpretate letteralmente.

Plenilunio dopo l’Equinozio di primavera: il nuovo sisma.

Al sisma del 26 dicembre ha fatto seguito quello che si è verificato nella settimana di marzo successiva all’Equinozio di primavera, in coincidenza col plenilunio. E’ il momento astronomico ed astrologico dell’aprirsi di una forza cosmica – quella solare – che interseca l’equatore celeste e lo supera innalzandosi; questa forza cosmica si manifesta come risveglio della natura, fioritura, nuovi profumi e nuovi aromi, nuova qualità dell’aria e dell’aura dei luoghi. Il plenilunio successivo è il culmine della manifestazione di questo risveglio naturale e cosmico e proprio in questo passaggio la forza tellurica si sprigiona nuovamente nella stessa area del sisma del 26 dicembre ma questa volta senza provocare onde anomale. La “costante” dei due eventi è la loro sincronia coi passaggi stagionali e cosmici, quasi a sottolineare un transito, un passaggio critico.

< Se all’interno di questo Manvantara e nell’ambito di questa età oscura consideriamo il profilo astrologico e la valenza simbolica degli astri, i segni illustrati sono premonitori del mutamento astrologico e qualitativo che è rappresentato dall’avvento dell’Era dell’Acquario che, essendo l’Acquario un segno d’aria, dovrebbe essere un’era di maggiore affinamento spirituale e di maggiore apertura della mente.

Altri segni: eventi politici e sociali.

Julius Evola, L'arco e la clava Se consideriamo altri fenomeni sempre più rapidi nel loro dinamismo, quali i flussi migratori da un continente all’altro, la circolazione di prodotti, costumi e culture, l’incontro fra genti diverse, la globalizzazione sempre più rapida e colleghiamo questi segni di uno scenario fluido, sul piano politico-sociale, con quelli degli eventi naturali – le acque dello tsunami, il mare del sommovimento distruttivo – abbiamo la visione d’insieme della tendenza complessiva dell’epoca presente, che è quella della fluidità per eccellenza, del mutamento continuo, dell’accelerazione nei cambiamenti, in piena sintonia con quella contrazione del tempo espressa dalla proporzione “1” per il kali-yuga. Venti anni della storia contemporanea equivalgono, sul piano della intensità delle trasformazioni, ad un secolo di altre epoche. Cent’anni di storia europea equivalgono a molti secoli di altre civiltà del passato. Non è certo senza significato profondo la rapidità con la quale, nel volgere di pochi anni, si è dissolto l’impero sovietico, si è destabilizzata la situazione mondiale con l’atto terroristico dell’11 settembre e sta emergendo la potenza cinese che minaccia l’egemonia mondiale degli Usa, per limitarci ad alcuni cenni. E nel mentre scriviamo queste righe, un altro evento simbolico segna il nostro tempo: la morte del papa, Giovanni Paolo II, nel giorno di sabato, dedicato nella tradizione cristiana, alla Madonna, cui questo Pontefice era particolarmente devoto. L’inizio di aprile è l’inizio dell’aprirsi della natura primaverile (aprile dal latino aperior = aprire); un momento di inizio e di risveglio vissuto dal Papa nella chiave interpretativa della tradizione cristiana, quasi in coincidenza con la domenica “in albis”, la prima domenica dopo Pasqua, quella “delle bianche vesti del battesimo”. In questo inizio di XXI secolo, stanno venendo meno tutte le figure salienti e forti del Novecento, quasi a suggellare simbolicamente l’esaurirsi di un’epoca e l’inizio di una fase nuova, ricca di sviluppi prevedibili solo nelle grandi linee. L’afflusso a Roma di milioni di pellegrini e di esponenti politici e religiosi di tutto il mondo, la polarizzazione dell’attenzione delle menti e dei loro pensieri sulla presenza del Papa ha forti implicazioni, sul piano del dinamismo energetico, in un momento di transizione epocale nella storia della Chiesa, in cui essa si prepara a grandi trasformazioni.

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Napoli, 8 aprile 2005

Tratto da Hera, giugno 2005.


Commenti

Commento di Shunja
Ora: 25 ottobre 2008, 10:31

vi è un imprecisione. il kali yuga non è l'era della dea kali, questo è un equivoco ricorrente che molti ancora non hanno capito

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