Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»*

Nel 524 d.C. il sovrano ebreo del regno sudarabico di Himyar, Dhu Nuwas[1] ordì il massacro degli abitanti cristiani delle oasi di Najran, Zufar e Mokha.[2] L’imperatore bizantino Giustiniano I (482-565) esercitò forti pressioni sul Negus etiope, Alla Asbiha, affinché intervenisse in aiuto ai cristiani che si trovavano di fronte al suo Paese e, dopo alcune trattative, convinse l’abissino Abraha al-Ashram, condottiero del Regno di Aksum[3] a sbarcare in Yemen con un esercito di circa settantamila uomini.

Nel 525 Dhu Nuwas capitolò ed Abraha si proclamò Vicerè della regione e comandante in capo delle truppe. Lo stato sudarabico divenne vassallo del regno di Aksum. Abraha fece edificare molte chiese, perseguitò ebrei e pagani, distrusse sinagoghe e vietò agli arabi pagani il pellegrinaggio al santuario della Ka’ba nella città di Mecca. Quest’ultimo fu il motivo per cui in una chiesa della capitale yemenita Sanà si verificò un episodio davvero spiacevole. Un uomo, pare un arabo della tribù dei Kinana proveniente dal Nordarabia, si fece chiudere di notte all’interno dell’edificio sacro unicamente per imbrattarlo coi suoi bisogni e poi fuggire. Abraha approffittò di questo incidente per armare i suoi uomini e dirigersi verso Mecca lanciando così un’offensiva alla tribù dei Banu Quraysh[4] che, secondo lui, era riuscita a trasformare la città higiàzena in una repubblica mercantile talmente potente da danneggiare gli interessi degli arabi del Sud.

Abraha arrivò alle porte di Mecca circondato dal suo esercito quasi come un trionfatore e, come vuole la tradizione, accompagnato da un enorme animale esotico – l’elefante (al-fil)[5] – la cui imponenza e i cui suoni dovevano aver destato tanta meraviglia nei volti dei meccani!

Ma il suo sogno svanì presto. L’esercito fu decimato: forse da un’epidemia o – come narra un capitolo del Corano (Sura 105, 1-5) – da folti stormi di uccelli di una sconosciuta razza ababil che per intervento di Dio cominciarono a lanciare dai loro becchi “pietre indurite” contro i soldati abissini, uccidendoli:

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!

1Non hai visto come oprò il tuo Signore con Quelli dell’Elefante? – 2Non mandò forse in malora la loro astuzia? – 3Inviò contro a loro uccelli ababil4che li colpirono con pietre indurite, 5facendo di loro come pula di grano svuotata. –

La sconfitta di Abraha ebbe luogo in un periodo non ancora precisato, forse il 570.[6] Secondo i tradizionalisti musulmani correva l’«anno dell’Elefante» (‘am al-fil), anno in cui a Mecca veniva al mondo Abu-l-Qasim Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd-l-Muttalib al-Hashimi, il futuro Profeta dell’Islam.[7]

Bibliografia

al-Tabari, a cura di S. Noja 2002 Muhammad Ibn Jarir al-Tabari, Vita di Maometto,a cura di S. Noja, II ed. Milano 2002.
Bobzin 2002 H. Bobzin, Maometto, Torino 2002.
Bausani 1978 A. Bausani, Il Corano, Firenze 1978.
Bausani 2005 A. Bausani, L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica,III ed. Milano 2005.
Cagni-Graziani-Giovinazzo 1990 iii L. Cagni-S. Graziani-G.Giovinazzo, Storia del Vicino Oriente preislamico III: Il Vicino Oriente dalla fine del II millennio a.C. all’avvento dell’Islam,Sussidio didattico a circolazione interna, Napoli 1990.
Guzzetti 2004 Cherubino M. Guzzetti, Muhammad. La vita di Maometto, profeta di Allah,Alba (Cuneo) 2004.
Lo Jacono 1995 C. Lo Jacono, Maometto. L’Inviato di Dio, Roma1995.
Noja 2006 S. Noja, Maometto profeta dell’Islam, Cles (TN) 2006.


* Il cosidetto “anno dell’elefante” (‘am al-fil) è un anno non ancora identificato della seconda metà del VI secolo d.C. durante il quale probabilmente nacque Muhammad, il Profeta dell’Islam. Finora nessuno conosce con esattezza il giorno, il mese e l’anno della sua nascita. Il calcolo fatto dagli studiosi si basa su due date certe della vita di Muhammad: il 622, anno dell’emigrazione (hijra) dalla città di Mecca all’oasi di Medina e il 632, anno della sua morte. Attualmente i paesi musulmani celebrano la festa della “nascita del Profeta” (mawlid an-nabi) il 12 del mese di rabi‘ I, ma si tratta di una celebrazione non riconosciuta ufficialmente dalla Legge, cfr. Bausani 2005, p. 54.

[1] Il nome significa «Quello dai penduli ricci» ed è l’epiteto del re dell’Arabia meridionale, Yusuf Ash‘ar convertitosi al Giudaismo nei primi anni del VI secolo d.C., v. Lo Jacono 1995, nota 25, p. 23.

[2] Le oasi si trovavano all’interno del regno. Il regno di Himyar occupava il territorio al centro della parte sud-occidentale dell’antica Penisola Araba, cfr. Cagni 1990, iii, p. 428.

[3] In principio Aksum era una colonia fondata dai sudarabici Sabei nel VI-V secolo a.C., situata sull’altopiano etiopico del Tigré. Più tardi diventò un vero e proprio regno che comprendeva anche l’odierna Eritrea, cfr. Cagni 1990, iii, p. 431.

[4] La tribù più potente di Mecca.

[5] A proposito del vocabolo al-fil, Noja 2006, pp. 86-87 scrive che Carlo Conti Rossini «…il nostro grande etiopista, avanzò l’ipotesi che si trattasse d’una cattiva ricezione in arabo del nome del re abissino Afilas che due secoli prima aveva conquistato un po’ d’Arabia facendo fiorire un ciclo di leggende intorno alle sue gesta allora considerate eccezionali. E’ molto verosimile che i cantastorie della seconda generazione abbiano fatto dell’etiopico ‘Afilas’ l’arabo al-Fil (ovvero l’elefante), più rispondente a qualcosa di reale che non il nome del re straniero; così che la ‘spedizione di Afilas’ divenne per essi e per gli ascoltatori la ‘spedizione dell’elefante’. L’antica spedizione di Afilas fu probabilmente un’incursione diretta dall’Etiopia verso la Mecca e partita dalla costa del Mar Rosso; le storie si confusero forse, in seguito, con la tradizione che vedeva Abraha alla testa della spedizione verso la Mecca».

[6] Alcuni sostengono fosse il 568 o il 569, altri il 571 o il 572, cfr. Bausani 1978, p. XXII e Lo Jacono 1995, p. 25. Anche il brano coranico sopra citato non fornisce alcuna indicazione né sulla nascita del Profeta, né sul periodo esatto in cui avvenne la spedizione di Abraha.

[7] Secondo lo storico musulmano al-Tabari (839-923), Muhammad in persona raccontava di essere nato nell’anno della fallita spedizione contro la Mecca dell’armata di Abraha avvenuta durante il Regno del re della dinastia Sasanide di Persia, Cosroe I, che regnò dal 531 al 579, cfr. al-Tabari, a cura di S. Noja 2002, p. 3. Un’altra tradizione vuole che nel 570 Muhammad fosse già adulto e che suo nonno, ‘Abd al-Muttalib lo avesse addirittura inviato alla Mecca a portare la notizia della sconfitta degli Abissini, cfr. Guzzetti 2004, p. 37. Infine, secondo lo storico iracheno Ibn al-Kalbi (719-819), il Profeta nacque addirittura ventitrè anni dopo l’«anno dell’Elefante», v. Bobzin 2002, p. 34. La mancanza di precisione e le contraddizioni sulla data di nascita di Muhammad non dovrebbero stupire più di tanto, perché come scriveva un grande orientalista italiano, il Bausani « … rientrano in quelle abitudini di cui è ben conscio chi abbia viaggiato in Oriente o conosciuto orientali: la scarsa precisione nel computo della propria ed altrui età», v. Bausani 1978, p. XXII.

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Alessandra Zuin è nata in provincia di Venezia, vive nei Colli Euganei (Pd) e ha studiato a Napoli. Durante i suoi studi universitari si è occupata sia del periodo islamico (Lingua e letteratura araba (quadriennale), Islamistica, Storia dei paesi arabi dall’avvento dell’Islam fino ai giorni nostri, Arte ed archeologia islamica, ecc.), sia di quello preislamico (Storia del Vicino Oriente preislamico (quadriennale) e Assiriologia (biennale)). Si è laureata in Assiriologia presso l’Università “L’Orientale” di Napoli con il †Prof. Padre Luigi Cagni, elaborando una tesi su una divinità sumerica, intitolata: Il dio DUMU.ZI: suo ruolo in Mesopotamia. Ha proseguito i suoi studi a Napoli, sotto la direzione del suo indimenticabile ‘maestro’, e ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca in Studi Mesopotamici con un lavoro dal titolo: Famiglie e competenze degli scribi nel periodo antico-babilonese. Durante il dottorato ha studiato per circa due anni presso il Fachbereich Altertumswissenschaften Altorientalisches Seminar della Libera Università di Berlino (Freie Universität). Infine, ha concluso i suoi studi con il Master in Studi sul Medio Oriente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Carlo Bò di Urbino. Ha studiato l’arabo soprattutto in Siria e in Egitto; in quest’ultimo paese ha frequentato per alcuni anni l’Isola Elefantina di Aswan dove ha imparato un po’ di dialetto locale nubiano (‘kinsi’). Ha insegnato italiano L2 presso le Scuole “Maria Ausiliatrice” di Damasco e Aleppo. Attualmente insegna lingua e cultura araba, inglese e italiano L2.

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