La battaglia identitaria

Adriano Scianca

Adriano Scianca, nato nel 1980 a Orvieto (TR), è laureato in filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma. Si occupa di attualità culturale, dinamiche sociologiche e pensiero postmoderno in varie testate web o cartacee. Cura una rubrica settimanale sul quotidiano Il Secolo d’Italia. Ha recentemente curato presso Settimo Sigillo il libro-intervista a Stefano Vaj intitolato Dove va la biopolitica?. Scrive o ha scritto articoli per riviste come Charta Minuta, Divenire, Orion, Letteratura-Tradizione, Eurasia, Italicum, Margini, Occidentale, L'Officina. Suoi articoli sono stati tradotti in spagnolo e pubblicati su riviste come Tierra y Pueblo e Disidencias. E’ redattore della rivista web Il Fondo, diretta da Miro Renzaglia.

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Una risposta

  1. Stefano ha detto:

    Il Signor Scianca ha confuso l'identità nazionale con il folclore. L'evoluzionismo applicato alla volontà di essere se stessi porta al suicidio. Se oggi siamo Italiani, domani Europei e dopodomani Cinesi non saremo mai nulla. Se decidiamo di non essere più Italiani perchè abbiamo perso una guerra, beh allora siamo gente davvero di poco valore. Dedurre la direzione ideale da prendere, in base alla constatazione del fatto compiuto è puro opportunismo. Se la Nazione è un fatto contingente, allora conviene battersi per la Repubblica Mondiale. Ma se la Nazione è legata alla dimensione del Sacro, allora sfugge al Divenire per ambire, lottando duramente, alla perennità dell' Essere. Questa è l'essenza metastorica dell'Olimpiade della Civiltà. Tutti gli imperi, nel momento in cui hanno perso la propria radice nazionale, si sono avviati alla decadenza: lo scriveva Leopardi nei suoi Pensieri (Zibaldone). Certo il passato nordico-germanico è più allettante di quello nostrano se pensiamo alle vicende del XX secolo, ma è proprio questo opportunismo facilone che ci priva dell'energia necessaria per eccellere. La Nazione nasce da un atto di volontà proiettato sul futuro ma fondato sulla tradizione: si comincia dal poco, si pensa sempre al peggio, e si lotta per costruire qualcosa di grande. Questa è la Patria Immortale che abbiamo ricevuto dai Padri ed è ad essa che dobbiamo il nostro "patrio fervore". Possiamo rinnegarla, ma allora è necessario affermarlo chiaramente senza tirare in ballo l'Euroreich. Quando Gentile nel discorso del Campidoglio (vero manifesto della Religione della Patria Immortale) cita l'Antica Madre si riferisce all'Antiqua Mater di Virgilio, ovvero all'Italia, a cui Enea deve tornare per onorare la Legge Divina Eterna (Fatum). Lo stesso vale per noi. HONOS et VIRTUS!

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