La battaglia di Petrikowka. Fanti italiani e fanti SS sul fronte russo

la-campagna-di-russiaIl Corpo di Spedizione italiano in Russia

Subito dopo la dichiarazione di guerra all’URSS (23 giugno 1941) il duce Benito Mussolini si affrettò a proporre ad Hitler l’invio sul fronte dell’est di un corpo di spedizione italiano. Questo non solo per motivi di prestigio internazionale, ma soprattutto per continuare la collaborazione militare su tutti i fronti dopo l’intervento tedesco in Africa e nei Balcani.

Vennero scelte le seguenti unità per il Corpo di Spedizione italiano:

la 9a divisione motorizzata Pasubio
la 52a divisione motorizzata Torino
la 3a divisione celere Principe Amedeo duca d’Aosta
XXX° Raggruppamento di cavalleria
63a Legione Camicie Nere Tagliamento (console Nicolò Nicchiarelli)
61° Gruppo di aviazione Osservazione aerea
22° Gruppo di aviazione Caccia terrestre

In totale 2.900 ufficiali, 58.800 uomini di truppa, 5.500 automezzi, 51 aerei da caccia, 22 aerei da ricognizione e 10 aerei da trasporto S81. Come primo comandante del Csir fu designato il generale di Corpo d’Armata Francesco Zingales. Il Corpo di spedizione italiano venne destinato al Gruppo di Armate Sud nell’Ucraina meridionale.

Le operazioni di trasferimento del Csir in Russia iniziarono il 10 luglio: durante il viaggio in treno, a Vienna il generale Zingales fu colto da malore e dovette essere ricoverato. Il comando del Csir passo così al generale Giovanni Messe. Dopo il trasporto ferroviario fino in Ungheria i nostri reparti dovettero proseguire con i propri mezzi per raggiungere la zona di radunata, nella Moldava rumena.

Prime operazioni

epopea-divisione-pasubioGiunti in Ucraina i primi reparti, il Csir venne posto alle dipendenze dell’11a Armata tedesca del generale von Mackensen, schierata tra la 17a Armata tedesca e la 4a Armata rumena. Il comando del Csir si attestò a Botosani. Dopo aver attraversato il Dniester in più punti e aver stabilito diverse teste di ponte, i tedeschi stavano tentando di chiudere in una morsa le forze sovietiche attestate tra il Dniester e il Bug. Servivano nuove forze per spezzare definitivamente la resistenza nemica e a tal scopo il generale von Mackensen richiese al generale Messe almeno una divisione da utilizzare subito in battaglia. Venne distaccata la Pasubio, che partecipò con estremo valore e determinazione alla cosiddetta battaglia dei due fiumi. Lo stesso Generale Schobert, comandante della 11a Armata tedesca inviò al generale Messe un messaggio in cui elogiò il comportamento esemplare dela Pasubio esaltandone il contributo alla vittoriosa azione della sua Armata.

Arriva la Wiking

All’inizio di agosto, la divisione SS Wiking, reduce dai combattimenti per l’annientamento della sacca di Uman, venne trasferita più a sud sulle rive del Dnieper per consolidare una testa di ponte sulla sponda orientale del fiume. La divisione era stata formata nel dicembre del 1940, arruolando moltissimi volontari stranieri di origine nordica: norvegesi, danesi, olandesi, fiamminghi, finlandesi, svedesi e svizzeri. Durante la marcia di trasferimento i reparti della Wiking ed in special modo quelli del reggimento Westland vennero impegnati a contenere un contrattacco sovietico a nord ovest di Dniepropetrowsk: la resistenza nemica fu particolarmente dura lungo la linea ferroviaria ad ovest della città. Nei combattimenti che seguirono cadde anche il comandante della 1a compagnia del Westland, l’Hauptsturmführer Schade. Superato l’ostacolo la marcia riprese verso sud, sulle rive del fiume Dnieper: la divisione era alle dipendenze del Panzergruppe Kleist.

Dal 14 agosto anche il Corpo di spedizione italiano venne trasferito alle dipendenze del Gruppo corazzato von Kleist, con il compito di proteggerne il fianco sinistro nella sua avanzata verso il Dnieper e partecipare successivamente all’offensiva oltre il fiume. Il 15 agosto la divisione Pasubio, assegnata temporaneamente al 3° Corpo Germanico, si spostò sulla riva destra del Dnieper tra i villaggi di Topilovka e Kryukof, per dare il cambio alla divisione SS Wiking spostatasi più a sud. Le operazioni di trasferimento durarono tre giorni ostacolate dalle cattive condizioni del tempo e dalle incursione aeree nemiche. Dopo tre giorni di relativa calma, i reparti della Pasubio dovettero spostarsi ancora più a sud tra Koluskino e Verhniednieprovsk, avvicendandosi di nuovo con la Wiking. Nell’ordine del giorno del 21 agosto redatto dal comandante del 3° Corpo Germanico, il generale von Mackensen, venne riportato:

“Il 3 Corpo corazzato è riuscito in questi ultimi giorni con aspri combattimenti di attacco e di difesa, a ricacciare un nemico numericamente superiore, da una zona assai estesa in una testa di ponte a sud-ovest di Dnjepropetrowsk…. Il presupposto per la rapida avanzata fu creato dalla divisione SS Wiking e dalla divisione italiana Pasubio, le quali, nonostante le non favorevoli condizioni di esercizio del comando, ed in parte anche dalla sfavorevole situazione del carburante, superarono con rapidità veramente rallegrante tutte le difficoltà”.

Ufficiali della Wiking e italiani Sempre il 21 agosto i reparti aerei del Csir si trasferirono a Krivoj Rog, a protezione dei ponti e delle unità schierate sul Dnieper; nei giorni successivi anche gli altri reparti motorizzati della divisione Celere, il reggimento di artiglieria della divisione Torino e le unità autocarrate del Corpo raggiunsero il fiume. Contemporaneamente i reparti della Wiking vennero impegnati nel respingere gli assalti sovietici provenienti da nord-est, appoggiati da un potente fuoco d’artiglieria che con estrema precisione riusciva a colpire le posizioni tedesche. Tutti i ponti sul fiume erano stati fatti saltare e le truppe sulla testa di ponte correvano il rischio di restare tagliate fuori: grazie al sacrificio e all’eroismo dei pionieri italiani della Torino, un solo ponte largo appena tre metri venne riparato consentendo il trasferimento di materiali e le comunicazioni con le forze attestate sulla riva occidentale.

Petrikowka

Il 3 settembre dopo aver superato i soliti problemi per la cronica mancanza di mezzi e di carburante, i reparti della Pasubio e della divisione Celere in prima linea e della Torino in seconda linea, giunsero al Dnieper affiancandosi alle unità avanzate del Panzergruppe Kleist. La Torino venne subito richiesta dal comando germanico per difendere l’area a sud di Dniepropetrovsk; più in generale il compito del Csir era quello di difendere la linea del fronte lungo il Dnieper tra la 17a armata tedesca ed il 3° Corpo del Panzergruppe von Kleist. 150 chilometri di fronte a sud-ovest di Dniepropetrovsk.

armata-scomparsaAll’inizio di settembre, il comandante della Wiking Steiner ricevette l’ordine di estendere la testa di ponte in direzione di Kamenka. Nella notte tra il 6 ed il 7 settembre gli uomini del Reggimento Westland e quelli del Germania iniziarono a spingersi ad ovest della sacca verso Kamenka; il loro movimento venne però intercettato dagli osservatori sovietici, e così un diluvio di fuoco si abbattè sulle SS della Wiking, costringendo Steiner ad ordinare la sospensione della manovra. Il giorno dopo, appoggiati dal fuoco di copertura dell’artiglieria della divisione che colpì le posizioni nemiche, i reparti del Westland e del Germania riuscirono a raggiungere Kamenka, travolgendo le posizioni sovietiche: caddero nelle mani della Wiking circa 5.000 prigionieri, oltre ad una grande quantità di materiali inclusi diversi carri armati.

La battaglia o manovra di Petrikovka costituisce un episodio importante della grande battaglia del Dnieper, combattuta con estrema durezza e sacrificio dai russi nel vano tentativo di arrestare sul fiume l’offensiva delle forze dell’asse: un estremo sforzo nell’immane sfacelo dell’armata rossa di Stalin.

Nuovi ordini

Il 15 settembre il Comando tedesco richiese al generale Messe, l’intervento della divisione Pasubio per proteggere il fianco destro della 17a Armata tedesca che avanzava nell’area tra Kobeljakj e Poltava. La Pasubio passò quindi temporaneamente alle dipendenze della 17a Armata tedesca, mentre le restanti unità del Csir andarono a costituire insieme con il 3° Corpo tedesco (comprendente le divisioni di fanteria 60a e 198a e la divisione SS Wiking) il Gruppo Mackensen, con l’obiettivo di difendere la linea del Dnieper tra la foce dell’Orel e quella della Mokraja Sura e consolidare la testa di ponte di Dniepropetrovsk. La divisione Torino, rinforzata dalla 63a Legione Camicie Nere Tagliamento del Console Nicolò Nicchiarelli e dal 2° battaglione controcarro venne trasferita proprio nella testa di ponte di Dniepropetrovsk iniziando dal 21 il passaggio del fiume sotto il fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione nemica. Più a nord la Pasubio oltrepassò il fiume nei pressi di Derijevka, mentre la Celere più a sud restava a difesa del Dnieper sulla riva sinistra. Con le forze così schierate, il generale Messe poteva finalmente impegnare l’interno Corpo in massa in una battaglia che avrebbe dovuto accerchiare le forze sovietiche e precludere loro ogni possibilità di ritirata.

Camicie nere impegnate in combattimento in Russia Nella serata del 22 settembre una forza comprendente i reparti della Pasubio, la 1a compagnia motociclisti, uno squadrone carri L della Celere ed il Kampfgruppe tedesco Abraham, venne impegnata nel costituire una testa di ponte nei pressi di Zaritcianka per facilitare il transito delle unità corazzate tedesche. L’operazione ebbe inizio all’alba del 23 settembre, e vide impegnati soprattutto i fanti del 79° reggimento Roma appoggiati dal fuoco di due gruppi d’artiglieria dell’8° reggimento. Malgrado i russi opponessero una tenace resistenza, supportata anche dal fuoco dei loro cannoni e dagli attacchi dell’aviazione, prima ancora del tramonto vennero travolti e costretti alla fuga: la testa di ponte di Zaritcianka venne costituita lungo un’area di circa 10 chilometri.

Ma con ci fu tempo per festeggiare la vittoria: i russi contrattaccarono per ben tre giorni dal 24 al 26 settembre, dando vita ad una serie di furiosi combattimenti all’arma bianca. Lo slancio offensivo nemico cozzò però contro l’orgogliosa tenacia e l’aggressività degli italo-tedeschi, che tennero bene le posizioni permettendo così il transito delle truppe corazzate germaniche oltre l’Orelj. Più a nord, contemporaneamente l’80° reggimento fanteria Roma venne impegnato con successo nella ricostituzione della testa di ponte di Voinovka, persa dai tedeschi qualche giorno prima. Anche a Voinovka, i nostri soldati dovettero difendersi poi dai continui contrattacchi sovietici, tutti respinti con successo e con altissime perdite nemiche.

prigionieri-italiani-in-russiaDopo il consolidamento delle teste di ponte di Zaritcianka e Voinovka, le forze corazzate tedesche erano ormai pronte per effettuare la manovra di annientamento delle forze sovietiche oltre il Dnieper. Prima però bisognava eliminare le forze nemiche attestate contro la testa di ponte di Dniepropetrovsk per poter operare il congiungimento con le forze provenienti da nord. Il piano tedesco prevedeva un’azione congiunta del XIV° Corpo corazzato, che doveva puntare su Novomoskovsk, e del 3° Corpo che dalla testa di ponte di Dniepropetrovsk doveva puntare sullo stesso obiettivo per poi spingersi verso est lungo le rive del fiume Samara. Il Corpo di spedizione italiano a sua volta doveva chiudere in una morsa ed annientare le forze sovietiche attestate tra il Dnieper e l’Orelj, da nord-ovest con la Pasubio e da sud-est con la Torino; il villaggio di Petrikovka venne scelto come punto di congiungimento delle due divisioni.

All’alba del 28 settembre, le unità di fanteria della divisione Torino, dopo una breve ma intensa preparazione di artiglieria, passarono all’offensiva dalla testa di ponte sul Dnieper, mentre le altre unità del 3° Corpo germanico si spinsero in direzione nord-est. Nonostante la tenace resistenza dei sovietici e la presenza di numerosi campi minati nel pomeriggio i nostri fanti raggiunsero la linea Obuskvskje-Gorianovskije, catturando migliaia di prigionieri ed un grande quantitativo di armi e materiali. Nei combattimenti si distinsero particolarmente i nostri soldati del genio, che lavorarono instancabilmente giorno e notte sotto il fuoco nemico, per riparare e costruire ponti di fortuna sul Dnieper per il passaggio delle truppe.

Assalto di fanti italiani Visto l’andamento positivo delle operazioni, il generale Messe per il giorno 29 ordinò ai reparti della Torino di dividersi in due colonne ed avanzare fino all’area tra Kurilovka e Petrikovka; alla Pasubio di spostarsi dalla zona di Zaritcianka per congiungersi con i reparti della Torino per precludere ogni possibilità di ritirata ai russi; alla Celere di trasferire due battaglioni bersaglieri sulla sponda orientale del Dnieper per impegnarli nelle operazioni di rastrellamento. Il movimento delle truppe ebbe inizio all’alba del 29 settembre; la Torino, si divise come previsto in due colonne, una che avanzava da destra, comprendente due battaglioni dell’81° fanteria e dalla Legione Tagliamento, e l’altra da sinistra comprendente l’82° reggimento di fanteria. La colonna di destra, avanzando verso Petrikovka venne a contatto con alcuni reparti russi in fuga, che però invece di arrendersi continuavano a combattere disperatamente. I nostri soldati riuscirono con valore a piegare questi ultimi focolai di resistenza, avviando verso le retrovie lunghe colonne di prigionieri russi. Nel tardo pomeriggio, il 3° battaglione dell’81° reggimento, dopo aver combattuto vittoriosamente contro altri reparti nemici, giunse a Petrikovka prendendo contatto con i fanti della Pasubio. La colonna di sinistra incontrò maggiori difficoltà, non solo per la maggiore presenza nemica ma anche per lo stato delle strade che rese difficile il transito dei mezzi motorizzati; tuttavia, alle ore 17 del 29, i reparti entrarono in Kurilovka congiungendosi con i bersaglieri del XXV° battaglione della divisione Celere. La nostra aviazione svolse un ruolo di fondamentale importanza, impedendo al nemico di conservare il dominio dei cieli, ed appoggiando il movimento offensivo delle nostre colonne. Nella serata del 29 settembre, arrivarono a Petrikovka anche gli altri reparti della Pasubio e i due battaglioni bersaglieri della divisione Celere. Il 30 settembre tutte le unità del Csir vennero impegnate in azioni di rastrellamento per eliminare le ultime sacche di resistenza nemica. Nelle nostre mani finirono circa 10.000 prigionieri oltre ad una grande quantità di materiali.

Durante queste operazioni, il Corpo di spedizione italiano in Russia lamentò la perdita di 291 uomini, di cui 87 morti, 196 feriti e 14 dispersi. Con la manovra di Petrikovka si concluse il primo ciclo operativo delle unità italiane sul fronte dell’est.

* * *

Tratto, per gentile concessione dell’Autore, da Volontari 1 (nov.-dic.2004).

Bibliografia

M. Afiero, Wiking: la Waffen SS europea, Marvia editrice.
AA.VV., Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-43), Stato Maggiore dell’Esercito.
AA.VV., Operazione Barbarossa, Hobby & Work Italiana editrice.

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Massimiliano Afiero nasce ad Afragola (Napoli) nel 1964. Insegnante di informatica ma soprattutto appassionato studioso del secondo conflitto mondiale, ha pubblicato numerosi articoli sulle principali riviste di Storia a diffusione nazionale, come Storia del XX Secolo, Storia e Battaglie, Storia del Novecento, Raids e Milites e collabora attivamente con numerosi siti web a carattere storico-militare. Dal novembre 2004 è Consulente storico e Direttore Tecnico della rivista Volontari, bimestrale dedicato esclusivamente alla storia delle formazioni della Waffen SS. Dal maggio 2008 Caporedattore della rivista bimestrale SGM (Seconda Guerra Mondiale) pubblicata dall'Editoriale Lupo.

239 Responses

  1. Mario
    | Rispondi

    @ Milena: se vai su questo sito del Ministero della Difesa http://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Pagine/Amministrativo.aspx
    puoi fare una ricerca inserendo i dati anagrafici in tuo possesso.
    Sullo stesso sito c’è l’indirizzo e-mail a cui potresti rivolgerti per ulteriori informazioni. Io stesso sono riuscito ad avere le foto del luogo di sepoltura in Russia di mio nonno.

  2. Mario
    | Rispondi

    @ Milena: forse erano commilitoni e si conoscevano. Mio nonno era alla Divisione TORINO, 82° Reggimento di Fanteria, Compagnia mortai da 81…

  3. Pascal
    | Rispondi

    Mario sono contento che almeno ha avuto delle risposte

  4. Pascal
    | Rispondi

    Milena su onorcaduti suo nonno risulta deceduto il 15/10/42

  5. Mario
    | Rispondi

    Ciao Pascal, avevo letto anch’io quella data ma non volevo anticiparglielo… la data della cartolina in suo possesso è successiva a quella della dichiarazione di morte… vabbè!…

  6. Pascal
    | Rispondi

    si scusa! sara’ un errore.

  7. Milena
    | Rispondi

    Ciao Pascal, non è senz’altro mio zio, perché scriveva il 20-11-42 che si trovava in seconda linea del fronte russo, che faceva molto freddo e che erano ricoverati sotto terra per deviare la vedetta nemica. Lungo il viaggio si erano fermati in un capannone per dormire, ma si è incendiato lasciando 8 morti e una cinquantina di feriti. Lui ha perso tutto il corredo e chiedeva se per Natale potevano spedirgli fra le altre cose, inchiostro, fogli, buste, penne, sigarette, una pipa. – I miei andarono per spedire il pacco, ma non venne inoltrato perché là(dissero )non ricevevano più niente.- In una precedente cartolina del 10-11-42 diceva che 3 gg.prima erano arrivati al capannone dove li avevano portati a riposare, dopo una lunga marcia a piedi di 120 km.per arrivare vicino alla linea. ed accenna a un grande fuoco che ha bruciato tutto, ha fatto 8 morti e 2 cavalli- Sono queste le uniche notizie cho ho. Onorcaduti ,interpellato da mia zia, non ha notizie , zio Remo risulta disperso, dove? Saluti a tutti

  8. Pascal
    | Rispondi

    be sapere dove non e’ facile, puoi intuire in base al reparto qualche spostamento ma la certezza non si ha, e molte volte disperso significa prigionia e poi purtroppo diventa impossibile sapere qualche cosa. giustamente nelle lettere non potevano indicare le localita’. provate a contattare l’UNIRR

  9. angelo forni
    | Rispondi

    gradirei informazioni & motivazione X la decorazione da parte di hittler di mio padre Forni Mario nato il 16 /1/1917 san giovanni persiceto BO reduce dalla russia della brigata torino .Ho letto nella lista dei decorati un certo Forni Vario, non vorrei fosse , un errore di trascrizione e… magari fosse lui .grazie & saluti

  10. angelo forni
    | Rispondi

    non mi risulta: comunque se avete qualche documentazione la gradirei volentieri

    saluti & grazie

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