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	<title>Centro Studi La Runa &#187; René Guénon</title>
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		<title>Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 17:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiarimenti e osservazioni circa la dottrina indù dei cicli cosmici e quelle equivalenti che si ritrovano in altre tradizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alcune-considerazioni-sulla-dottrina-dei-cicli-cosmici.html' addthis:title='Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5568" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Ci è stato chiesto talvolta, a proposito degli accenni che siamo stati talvolta indotti a fare in diverse occasioni alla dottrina indù dei cicli cosmici ed a quelle equivalenti che si ritrovano in altre tradizioni, di darne, se non una esposizione completa, almeno un quadro d&#8217;insieme, a grandi linee.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la verità, ci sembra questo un compito pressoché impossibile, non solo per la intrinseca complessità dell&#8217;argomento, ma anche e soprattutto per le grandi difficoltà che si incontrano ad esprimere questi concetti in una lingua europea, in maniera tale, da renderli comprensibili alla mentalità occidentale attuale, completamente disabituata ad un tal genere di considerazioni. Tutto ciò che si può fare, a nostro avviso, è cercare di chiarire certi punti, con delle osservazioni come quelle che seguono, alle quali non si può chiedere altro che di fornire delle semplici indicazioni circa il senso della dottrina in questione, piuttosto che darne una spiegazione esauriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Considereremo un ciclo, nell&#8217;accezione più ampia del termine, come la rappresentazione del processo di sviluppo di uno stato qualsiasi della manifestazione, oppure, se si tratta di cicli minori, di qualcuna delle modalità più o meno limitate e particolari di tale stato. D&#8217;altronde, in virtù della legge di corrispondenza che collega tutte le cose nell&#8217;Esistenza universale, vi è sempre e necessariamente una certa analogia sia fra i diversi cicli dello stesso ordine, sia tra i cicli principali e le loro suddivisioni secondarie. È quindi lecito, parlandone, impiegare in un unico modo di espressione, anche se questo spesso dovrà essere inteso solo simbolicamente, l&#8217;essenza stessa di ogni <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> fondandosi appunto sulle corrispondenze e sulle analogie che realmente esistono nella natura delle cose. Alludiamo qui soprattutto alla forma cronologica assunta dalla dottrina dei cicli: poiché il <em>Kalpa</em> rappresenta lo sviluppo totale di un mondo, vale a dire uno stato o grado dell&#8217;esistenza universale, è evidente che si potrà parlare letteralmente della durata di un <em>Kalpa</em>, valutata in base ad una qualsiasi unità di misura del tempo, soltanto se si tratterà di un <em>Kalpa</em> che si riferisce ad uno stato in cui il tempo è una della condizioni determinanti, quale è propriamente il nostro mondo. In ogni altro caso, tutte le considerazioni di durata e di successione non potranno avere che un valore meramente simbolico e dovranno essere trasposte analogicamente, la successione temporale diventando allora solo una immagine della concatenazione, insieme logica e ontologica, di una serie extra-temporale di cause ed effetti. Tuttavia, poiché il linguaggio umano non può esprimere direttamente condizioni diverse da quelle proprie del nostro stato, un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> del genere è per ciò stesso sufficientemente giustificato e dev&#8217;essere considerato perfettamente naturale e normale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo intenzione, in questa sede, di occuparci dei cicli più ampi, come i <em>Kalpa</em>; ci limiteremo a quelli che si svolgono entro il nostro <em>Kalpa</em>, cioè ai <em>Manvantara</em> e alle loro suddivisioni. A questo livello, i cicli presentano un carattere sia cosmico che storico, poiché riguardano particolarmente l&#8217;umanità terrestre, pur essendo nello stesso tempo collegati a tutti gli avvenimenti che si producono nel nostro mondo al di fuori di essa. In ciò non vi è nulla di sorprendente, perché il considerare la storia dell&#8217;uomo come isolata in qualche modo da tutto il resto è un&#8217;idea esclusivamente moderna, in netta opposizione con l&#8217;insegnamento di tutte le tradizioni, che, al contrario, sono unanimi nell&#8217;affermare l&#8217;esistenza di una correlazione necessaria e costante tra l&#8217;ordine cosmico e quello umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta/9913" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8839" style="margin: 10px;" title="l-uomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/l-uomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>I <em>Manvantara</em>, o ere dei successivi Manu, sono quattordici e formano due serie settenarie, di cui la prima comprende i <em>Manvantara</em> trascorsi e quello presente, la seconda i <em>Manvantara</em> futuri. Queste due serie, di cui, come abbiamo visto, una si riferisce al passato, con il presente che ne è la risultante immediata, e l&#8217;altra al futuro, possono essere messe in corrispondenza con quelle dei sette <em>Swarga</em> e dei sette <em>Patala</em>, i quali rappresentano rispettivamente l&#8217;insieme degli stati superiori ed inferiori allo stato umano, se ci si pone dal punto di vista della gerarchia dei gradi dell&#8217;Esistenza ovvero della manifestazione universale, o l&#8217;insieme di quelli anteriori e posteriori a questo stesso stato, nel caso invece che ci si ponga dal punto di vista del concatenamento causale dei cicli, descritto simbolicamente, come sempre, mediante l&#8217;analogia di una successione temporale. Quest&#8217;ultima angolazione è evidentemente quella che qui più interessa: essa infatti ci consente di vedere, all&#8217;interno del nostro <em>Kalpa</em>, in virtù della relazione analogica sopra menzionata, un&#8217;immagine ridotta di tutto l&#8217;insieme dei cicli della manifestazione universale e, in questo senso, si potrebbe dire che la successione dei <em>Manvantara</em> rappresenta in certo qual modo un riflesso degli altri mondi nel nostro. D&#8217;altronde, si può ancora notare, a conferma di ciò, che le parole Manu e Loka sono entrambe designazioni simboliche del numero 14; parlare a questo proposito di una semplice coincidenza equivarrebbe a dar prova della completa ignoranza delle ragioni profonde, inerenti ad ogni <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> tradizionale. Si può ravvisare ancora un&#8217;altra correlazione con i <em>Manvantara</em>, quella relativa ai sette <em>Dwipa</em> o regioni in cui si divide il nostro mondo. Infatti, sebbene questi siano rappresentati, conformemente al senso proprio della parola che li designa, coma altrettante isole e continenti distribuiti in un certo modo nello spazio, bisogna guardarsi da un&#8217;interpretazione strettamente letterale, che li identifichi senz&#8217;altro alle diverse zone della terra attualmente conosciuta; essi, in effetti non emergono simultaneamente, bensì successivamente, il che vuol dire che uno solo di essi si manifesta nel dominio sensibile nel corso di un certo periodo. Se questo periodo è un <em>Manvantara</em>, si deve concludere che ogni <em>Dwipa</em> dovrà apparire due volte nel <em>Kalpa</em>, ossia una volta in ciascuna delle due serie settenarie di cui dicemmo poc&#8217;anzi; e dal rapporto fra queste due serie, che si corrispondono inversamente, come avviene in tutti i casi simili, e in particolare per quelle degli <em>Swarga</em> e dei <em>Patala</em>, si può dedurre che l&#8217;ordine d&#8217;apparizione dei <em>Dwipa</em> dovrà ugualmente, nella seconda serie, essere l&#8217;inverso di quello che è stato nella prima. Si tratta, in definitiva, di differenti stati del mondo terrestre, piuttosto che di regioni vere e proprie. Il <em>Jambu-Dwipa</em> rappresenta in realtà l&#8217;intera superficie terrestre nel nostro stato attuale; e se di esso si dice che si estende a sud del Meru, cioè della montagna assiale intorno alla quale si compiono le rivoluzioni del nostro mondo, è proprio perché, essendo il Meru simbolicamente identico al Polo Nord, effettivamente, rispetto a questo, tutte le terre sono situate a sud. Per dare maggiori spiegazioni sull&#8217;argomento, bisognerebbe poter sviluppare il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle direzioni dello spazio, secondo cui sono ripartiti i <em>Dwipa</em>, come pure i rapporti di corrispondenza esistenti tra questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale e il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> temporale sul quale poggia tutta la dottrina dei cicli; ma poiché non ci è possibile inoltrarci in queste considerazioni che da sole richiederebbero un intero volume, dobbiamo accontentarci di queste sommarie indicazioni, che, del resto, potranno facilmente completare per proprio conto coloro che hanno già qualche conoscenza in materia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/studi-sullinduismo/812" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6088" style="margin: 10px;" title="studi-sull-induismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/studi-sull-induismo1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Queste considerazioni concernenti i sette <em>Dwipa</em> trovano poi conferma nei dati concordanti di altre tradizioni, nelle quali si parla ugualmente di sette terre, segnatamente nell&#8217;esoterismo islamico e nella Kabbala ebraica: in quest&#8217;ultima, le sette terre, pur essendo raffigurate esteriormente come altrettante ripartizioni della terra di Canaan, sono poste in relazione con i regni dei sette re di Edom, i quali corrispondono manifestamente ai sette Manu della prima serie. Queste terre, inoltre, sono tutte comprese nella Terra dei Viventi, che rappresenta lo sviluppo completo del nostro mondo, realizzato in modo permanente nel suo stato principale. Si può rilevare qui la coesistenza di due punti di vista: quello della successione, che si riferisce alla manifestazione in se stessa, e quello della simultaneità, che si riferisce al suo principio, o a ciò che si potrebbe chiamare il suo archetipo. In fondo, la corrispondenza di questi due punti di vista equivale, in certo qual modo, a quella tra <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> temporale e <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale, cui abbiamo già accennato parlando dei <em>Dwipa</em> della tradizione indù.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;esoterismo islamico le sette terre rappresentano, forse più esplicitamente, altrettante <em>tabaqat</em> o categorie dell&#8217;esistenza terrestre, che coesistono o si compenetrano a vicenda, di cui soltanto una può essere attualmente colta dai sensi, mentre le altre sono allo stato latente e soltanto eccezionalmente possono essere percepite, per di più in speciali condizioni. Anche in questo caso, esse si manifestano esteriormente, una per volta, nei diversi periodi che si succedono nel corso della intera durata di questo mondo. D&#8217;altra parte, ognuna delle sette terre è retta da un <em>Qutb</em> o Polo, che corrisponde chiaramente al Manu del periodo durante il quale la rispettiva terra si manifesta. Questi sette <em>Aqtab</em> sono subordinati al Polo supremo, così come i diversi Manu lo sono all&#8217;Adi-Manu o Manu primordiale; ma, in ragione della coesistenza delle sette terre, esercitano anche, sotto un certo aspetto, le loro funzioni in modo permanente e simultaneo. Si noti, per inciso, che la designazione Polo è strettamente legata al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> polare del Meru menzionato poco sopra, il quale, nella tradizione islamica, ha per esatto equivalente il monte Qaf. Aggiungiamo che i sette Poli terrestri vengono considerati come il riflesso dei sette Poli celesti, che presiedono rispettivamente ai sette cieli planetari; e questo fa naturalmente pensare ad una corrispondenza con gli <em>Swarga</em> della dottrina indù, dimostrando la perfetta concordanza che esiste, al riguardo, fra le due tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-principi-del-calcolo-infinitesimale/9389" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8840" style="margin: 10px;" title="i-principi-del-calcolo-infinitesimale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-principi-del-calcolo-infinitesimale-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Consideriamo ora le suddivisioni di un <em>Manvantara</em>, cioè i quattro <em>Yuga</em>. Faremo anzitutto notare, senza insistervi troppo, che tale divisione quaternaria di un ciclo è suscettibile di molteplici applicazioni, e che in effetti la si ritrova in molti cicli particolari: come esempio, possiamo citare le stagioni dell&#8217;anno, le settimane del mese lunare, le quattro età della vita umana; ed anche qui vi è corrispondenza con il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale, riferito, in tal caso, principalmente ai quattro punti cardinali. D&#8217;altro canto, si è spesso rilevata la manifesta equivalenza dei quattro <em>Yuga</em> con le quattro età dell&#8217;oro, dell&#8217;argento, del rame e del ferro, quali furono conosciute dell&#8217;antichità greco-latina: in entrambe le rappresentazioni, ogni periodo è ugualmente caratterizzato da un processo di degenerazione, rispetto al precedente. Questo processo,che si oppone nettamente all&#8217;idea di quale la concepiscono i moderni, si spiega semplicemente con il fatto che ogni svolgimento ciclico, vale a dire ogni processo di manifestazione, in cui è implicito necessariamente un allontanamento graduale dal principio, rappresenta realmente una discesa: è questo, del resto, il significato reale della caduta nella tradizione giudaico-cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La progressiva degenerazione da uno <em>Yuga</em> all&#8217; altro si accompagna ad una diminuzione della rispettiva durata, la quale è considerata incidere sulla lunghezza della vita umana; ma quel che più importa, da questo punto di vista, è il rapporto tra le rispettive durate dei diversi periodi. Se la durata complessiva del <em>Manvantara</em> è rappresentata dal numero 10, quella del <em>Krita-Yuga</em> o <em>Satya-Yuga</em> lo sarà dal 4, quella del <em>Treta-Yuga</em> dal 3, quella del <em>Dwapara-Yuga</em> dal 2 e quella del <em>Kali-Yuga</em> dall&#8217;1. Questi valori corrispondono altresì al numero delle zampe del toro simbolico di Dharma che si raffigurano poggiate sulla terra durante gli stessi periodi.</p>
<p style="text-align: justify;">La ripartizione del <em>Manvantara</em> si effettua quindi secondo la formula 10=4+3+2+1 che è l&#8217;inverso della <em>Tetraktys</em> pitagorica: 1+2+3+4=10. Quest&#8217;ultima formula rappresenta ciò che nel linguaggio dell&#8217;ermetismo occidentale viene denominato la circolatura del quadrato, e l&#8217;altra il problema inverso della quadratura del cerchio, che esprime appunto la relazione tra la fine e l&#8217;inizio del ciclo, cioè l&#8217;integrazione del suo sviluppo totale. È questo un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> aritmetico e geometrico ad un tempo, che qui possiamo soltanto indicare di sfuggita, per non allontanarci troppo dall&#8217;argomento principale. Quanto alle cifre indicate in diversi testi, in relazione alla durata del <em>Manvantara</em> e, conseguentemente, a quella degli <em>Yuga</em>, bisogna evitare di considerarle cronologicamente nel significato ordinario della parola, vale a dire come se esprimessero numeri di anni, da prendersi alla lettera. È questo d&#8217;altronde il motivo per cui le apparenti variazioni tra i dati non implicano in fondo una reale contraddizione. Per le ragioni che esporremo in seguito, la sola di queste cifre da prendere in considerazione è 4.320, dovendosi escludere i vari zeri che si fanno seguire a questo numero, e che verosimilmente sonno destinati soprattutto a trarre in inganno coloro che volessero dedicarsi a certi calcoli. Tale precauzione, a prima vista, può sembrare strana, ma poi si può facilmente comprendere: se la effettiva durata del <em>Manvantara</em> fosse nota e se, inoltre, fosse possibile determinare con esattezza il suo punto di partenza, chiunque potrebbe senza difficoltà arrivare a dedurre la previsione di particolari avvenimenti futuri; ora, nessuna tradizione ortodossa ha mai incoraggiato studi che permettessero all&#8217;uomo di arrivare a conoscere l&#8217;avvenire, in misura più o meno ampia, tale conoscenza presentando praticamente molti più inconvenienti che vantaggi reali. È questo, dunque, il motivo per cui il punto di partenza e la durata del <em>Manvantara</em> sono stati sempre più o meno accuratamente dissimulati, sia aggiungendo o sottraendo un determinato numero di anni ai dati reali, sia moltiplicando o dividendo la durata dei periodi ciclici in modo da mantenere soltanto le loro esatte proporzioni; per di più, diremo che certe corrispondenze, per motivi analoghi, talvolta sono state perfino invertite.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3E%3Ca%20href=%22http://www.libriefilm.com/i-principi-del-calcolo-infinitesimale/9389%22%20target=%22_blank%22%3E%3Cimg%20class=%22alignleft%20size-medium%20wp-image-8840%22%20style=%22margin:%2010px;%22%20title=%22i-principi-del-calcolo-infinitesimale%22%20src=%22http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-principi-del-calcolo-infinitesimale-181x300.jpg%22%20alt=%22%22%20width=%22181%22%20height=%22300%22%20/%3E%3C/a%3EConsideriamo%20ora%20le%20suddivisioni%20di%20un%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20cio%C3%A8%20i%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E.%20Faremo%20anzitutto%20notare,%20senza%20insistervi%20troppo,%20che%20tale%20divisione%20quaternaria%20di%20un%20ciclo%20%C3%A8%20suscettibile%20di%20molteplici%20applicazioni,%20e%20che%20in%20effetti%20la%20si%20ritrova%20in%20molti%20cicli%20particolari:%20come%20esempio,%20possiamo%20citare%20le%20stagioni%20dell%27anno,%20le%20settimane%20del%20mese%20lunare,%20le%20quattro%20et%C3%A0%20della%20vita%20umana;%20ed%20anche%20qui%20vi%20%C3%A8%20corrispondenza%20con%20il%20%3Ca%20title=%22simbolismo%22%20href=%22http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/%22%3Esimbolismo%3C/a%3E%20spaziale,%20riferito,%20in%20tal%20caso,%20principalmente%20ai%20quattro%20punti%20cardinali.%20D%27altro%20canto,%20si%20%C3%A8%20spesso%20rilevata%20la%20manifesta%20equivalenza%20dei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20con%20le%20quattro%20et%C3%A0%20dell%27oro,%20dell%27argento,%20del%20rame%20e%20del%20ferro,%20quali%20furono%20conosciute%20dell%27antichit%C3%A0%20greco-latina:%20in%20entrambe%20le%20rappresentazioni,%20ogni%20periodo%20%C3%A8%20ugualmente%20caratterizzato%20da%20un%20processo%20di%20degenerazione,%20rispetto%20al%20precedente.%20Questo%20processo,che%20si%20oppone%20nettamente%20all%27idea%20di%20quale%20la%20concepiscono%20i%20moderni,%20si%20spiega%20semplicemente%20con%20il%20fatto%20che%20ogni%20svolgimento%20ciclico,%20vale%20a%20dire%20ogni%20processo%20di%20manifestazione,%20in%20cui%20%C3%A8%20implicito%20necessariamente%20un%20allontanamento%20graduale%20dal%20principio,%20rappresenta%20realmente%20una%20discesa:%20%C3%A8%20questo,%20del%20resto,%20il%20significato%20reale%20della%20caduta%20nella%20tradizione%20giudaico-cristiana.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ELa%20progressiva%20degenerazione%20da%20uno%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20all%27%20altro%20si%20accompagna%20ad%20una%20diminuzione%20della%20rispettiva%20durata,%20la%20quale%20%C3%A8%20considerata%20incidere%20sulla%20lunghezza%20della%20vita%20umana;%20ma%20quel%20che%20pi%C3%B9%20importa,%20da%20questo%20punto%20di%20vista,%20%C3%A8%20il%20rapporto%20tra%20le%20rispettive%20durate%20dei%20diversi%20periodi.%20Se%20la%20durata%20complessiva%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20%C3%A8%20rappresentata%20dal%20numero%2010,%20quella%20del%20%3Cem%3EKrita-Yuga%3C/em%3E%20o%20%3Cem%3ESatya-Yuga%3C/em%3E%20lo%20sar%C3%A0%20dal%204,%20quella%20del%20%3Cem%3ETreta-Yuga%3C/em%3E%20dal%203,%20quella%20del%20%3Cem%3EDwapara-Yuga%3C/em%3E%20dal%202%20e%20quella%20del%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E%20dall%271.%20Questi%20valori%20corrispondono%20altres%C3%AC%20al%20numero%20delle%20zampe%20del%20toro%20simbolico%20di%20Dharma%20che%20si%20raffigurano%20poggiate%20sulla%20terra%20durante%20gli%20stessi%20periodi.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ELa%20ripartizione%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20si%20effettua%20quindi%20secondo%20la%20formula%2010=4+3+2+1%20che%20%C3%A8%20l%27inverso%20della%20%3Cem%3ETetraktys%3C/em%3E%20pitagorica:%201+2+3+4=10.%20Quest%27ultima%20formula%20rappresenta%20ci%C3%B2%20che%20nel%20linguaggio%20dell%27ermetismo%20occidentale%20viene%20denominato%20la%20circolatura%20del%20quadrato,%20e%20l%27altra%20il%20problema%20inverso%20della%20quadratura%20del%20cerchio,%20che%20esprime%20appunto%20la%20relazione%20tra%20la%20fine%20e%20l%27inizio%20del%20ciclo,%20cio%C3%A8%20l%27integrazione%20del%20suo%20sviluppo%20totale.%20%C3%88%20questo%20un%20%3Ca%20title=%22simbolismo%22%20href=%22http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/%22%3Esimbolismo%3C/a%3E%20aritmetico%20e%20geometrico%20ad%20un%20tempo,%20che%20qui%20possiamo%20soltanto%20indicare%20di%20sfuggita,%20per%20non%20allontanarci%20troppo%20dall%27argomento%20principale.%20Quanto%20alle%20cifre%20indicate%20in%20diversi%20testi,%20in%20relazione%20alla%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20e,%20conseguentemente,%20a%20quella%20degli%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E,%20bisogna%20evitare%20di%20considerarle%20cronologicamente%20nel%20significato%20ordinario%20della%20parola,%20vale%20a%20dire%20come%20se%20esprimessero%20numeri%20di%20anni,%20da%20prendersi%20alla%20lettera.%20%C3%88%20questo%20d%27altronde%20il%20motivo%20per%20cui%20le%20apparenti%20variazioni%20tra%20i%20dati%20non%20implicano%20in%20fondo%20una%20reale%20contraddizione.%20Per%20le%20ragioni%20che%20esporremo%20in%20seguito,%20la%20sola%20di%20queste%20cifre%20da%20prendere%20in%20considerazione%20%C3%A8%204.320,%20dovendosi%20escludere%20i%20vari%20zeri%20che%20si%20fanno%20seguire%20a%20questo%20numero,%20e%20che%20verosimilmente%20sonno%20destinati%20soprattutto%20a%20trarre%20in%20inganno%20coloro%20che%20volessero%20dedicarsi%20a%20certi%20calcoli.%20Tale%20precauzione,%20a%20prima%20vista,%20pu%C3%B2%20sembrare%20strana,%20ma%20poi%20si%20pu%C3%B2%20facilmente%20comprendere:%20se%20la%20effettiva%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20fosse%20nota%20e%20se,%20inoltre,%20fosse%20possibile%20determinare%20con%20esattezza%20il%20suo%20punto%20di%20partenza,%20chiunque%20potrebbe%20senza%20difficolt%C3%A0%20arrivare%20a%20dedurre%20la%20previsione%20di%20particolari%20avvenimenti%20futuri;%20ora,%20nessuna%20tradizione%20ortodossa%20ha%20mai%20incoraggiato%20studi%20che%20permettessero%20all%27uomo%20di%20arrivare%20a%20conoscere%20l%27avvenire,%20in%20misura%20pi%C3%B9%20o%20meno%20ampia,%20tale%20conoscenza%20presentando%20praticamente%20molti%20pi%C3%B9%20inconvenienti%20che%20vantaggi%20reali.%20%C3%88%20questo,%20dunque,%20il%20motivo%20per%20cui%20il%20punto%20di%20partenza%20e%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20sono%20stati%20sempre%20pi%C3%B9%20o%20meno%20accuratamente%20dissimulati,%20sia%20aggiungendo%20o%20sottraendo%20un%20determinato%20numero%20di%20anni%20ai%20dati%20reali,%20sia%20moltiplicando%20o%20dividendo%20la%20durata%20dei%20periodi%20ciclici%20in%20modo%20da%20mantenere%20soltanto%20le%20loro%20esatte%20proporzioni;%20per%20di%20pi%C3%B9,%20diremo%20che%20certe%20corrispondenze,%20per%20motivi%20analoghi,%20talvolta%20sono%20state%20perfino%20invertite.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ESe%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20%C3%A8%20data%20dal%20numero%204.320,%20quelle%20dei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20saranno%20date%20rispettivamente%20da%201.728,%201.296,%20864,%20432;%20ma%20per%20quale%20numero%20si%20dovranno%20moltiplicare%20queste%20cifre%20per%20ottenere%20una%20durata%20in%20anni?%20Si%20pu%C3%B2%20facilmente%20notare%20come%20tutti%20questi%20numeri%20ciclici%20siano%20in%20rapporto%20diretto%20con%20la%20divisione%20geometrica%20del%20cerchio:%20cos%C3%AC%204.320=%20360*12;%20del%20resto,%20non%20vi%20%C3%A8%20nulla%20di%20arbitrario%20o%20di%20meramente%20convenzionale%20in%20questa%20divisione,%20poich%C3%A9,%20a%20causa%20della%20corrispondenza%20tra%20l%27aritmetica%20e%20la%20geometria,%20%C3%A8%20normale%20che%20tale%20divisione%20si%20effettui%20secondo%20multipli%20di%203,%209,%2012,%20mentre%20la%20divisione%20decimale%20%C3%A8%20quella%20che%20propriamente%20si%20addice%20alla%20linea%20retta.%20Questa%20osservazione,%20sebbene%20fondamentale,%20non%20permetterebbe%20tuttavia%20di%20andare%20molto%20lontano%20nella%20determinazione%20dei%20periodi%20ciclici,%20se%20non%20si%20sapesse%20che%20la%20base%20principale%20di%20questi,%20nell%27ordine%20cosmico,%20%C3%A8%20il%20periodo%20astronomico%20della%20precessione%20degli%20equinozi,%20la%20cui%20durata%20%C3%A8%20di%2025.920%20anni,%20per%20cui%20lo%20spostamento%20dei%20punti%20equinoziali%20%C3%A8%20di%20un%20grado%20ogni%2072%20anni.%20Questo%20numero%2072%20%C3%A8%20precisamente%20un%20sottomultiplo%20di%204.320=%2072*60,%20e%204.320%20%C3%A8%20a%20sua%20volta%20un%20sottomultiplo%20di%2025.920=%204.320*6;%20e%20il%20fatto%20che%20per%20la%20precessione%20degli%20equinozi%20si%20trovino%20i%20numeri%20connessi%20alla%20divisione%20del%20cerchio%20costituisce%20una%20prova%20ulteriore%20del%20carattere%20veramente%20naturale%20di%20questa%20divisione.%20Ma%20il%20problema%20che%20ora%20si%20pone%20%C3%A8%20il%20seguente:%20quale%20multiplo%20o%20sottomultiplo%20del%20suddetto%20periodo%20astronomico%20corrisponde%20effettivamente%20alla%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E?%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3EIl%20periodo%20che%20nelle%20diverse%20tradizioni%20appare%20con%20maggior%20frequenza%20non%20%C3%A8%20tanto%20quello%20della%20precessione%20degli%20equinozi%20quanto%20la%20sua%20met%C3%A0:%20%C3%A8%20questo%20in%20effetti%20il%20periodo%20che%20corrisponde%20al%20grande%20anno%20dei%20Persiani%20e%20dei%20Greci,%20spesso%20calcolato%20approssimativamente%20in%2012.000%20o%2013.000%20anni,%20e%20la%20cui%20esatta%20durata%20%C3%A8%20di%2012.960%20anni.%20Data%20l%27importanza%20del%20tutto%20particolare%20attribuita%20a%20tale%20periodo,%20si%20deve%20presumere%20che%20il%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20debba%20comprendere%20un%20numero%20intero%20di%20grandi%20anni:%20quanti%20precisamente?%20A%20questo%20proposito,%20al%20di%20fuori%20della%20tradizione%20ind%C3%B9,%20troviamo%20perlomeno%20un%27indicazione%20precisa,%20abbastanza%20plausibile%20da%20poter%20essere%20accettata,%20questa%20volta%20alla%20lettera:%20presso%20i%20Caldei,%20la%20durata%20del%20regno%20di%20Xisuthros,%20che%20%C3%A8%20manifestamente%20identico%20a%20Vaivaswata,%20il%20Manu%20dell%27era%20attuale,%20era%20fissata%20in%2064.800%20anni,%20cio%C3%A8%20esattamente%20cinque%20grandi%20anni.%20Per%20inciso,%20facciamo%20notare%20che%20il%20numero%205,%20essendo%20quello%20dei%20%3Cem%3Ebhutas%3C/em%3E%20o%20elementi%20del%20mondo%20sensibile,%20deve%20avere%20necessariamente%20una%20speciale%20importanza%20dal%20punto%20di%20vista%20cosmologico,%20il%20che%20tende%20a%20confermare%20la%20fondatezza%20di%20una%20tale%20valutazione;%20si%20potrebbe%20anzi%20ravvisare%20una%20certa%20correlazione%20tra%20i%20cinque%20%3Cem%3Ebhutas%3C/em%3E%20e%20i%20cinque%20grandi%20anni%20successivi%20di%20cui%20si%20tratta,%20tanto%20pi%C3%B9%20che%20nelle%20antiche%20tradizioni%20dell%27America%20centrale%20si%20trova%20una%20evidente%20connessione%20fra%20gli%20elementi%20e%20particolari%20periodi%20ciclici;%20%C3%A8%20questo%20per%C3%B2%20un%20problema%20che%20richiederebbe%20una%20disamina%20pi%C3%B9%20approfondita.%20Comunque%20sia,%20se%20%C3%A8%20questa%20effettivamente%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20e%20se%20si%20continua%20a%20prendere%20come%20base%20il%20numero%204.320,%20che%20%C3%A8%20esattamente%20un%20terzo%20del%20grande%20anno,%20%C3%A8%20dunque%20per%2015%20che%20questo%20numero%20dovr%C3%A0%20essere%20moltiplicato,%20per%20avere%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E.%20I%20cinque%20grandi%20anni%20saranno%20naturalmente%20ripartiti%20nei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20in%20modo%20diseguale,%20ma%20secondo%20rapporti%20semplici:%20il%20%3Cem%3EKrita-Yuga%3C/em%3E%20ne%20conterr%C3%A0%202,%20il%20%3Cem%3ETreta-Yuga%3C/em%3E%201%20e%20mezzo;%20il%20%3Cem%3EDwapara-Yuga%3C/em%3E%201%20e%20il%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E%20mezzo;%20questi%20numeri%20sono%20precisamente%20la%20met%C3%A0%20di%20quelli%20che%20avevamo%20trovato,%20quando%20consideravamo%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20rappresentata%20dal%20numero%2010.%20Calcolati%20in%20anni%20ordinari,%20i%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20avranno%20una%20durata%20rispettivamente%20di%2025.920,%2019.440,%2012.960,%20e%206.480%20%28anni%29,%20per%20un%20totale%20di%2064.800%20anni.%20Come%20si%20vede,%20queste%20cifre%20si%20mantengono%20in%20limiti%20perfettamente%20verosimili,%20potendo%20ben%20corrispondere%20alla%20et%C3%A0%20reale%20della%20presente%20umanit%C3%A0%20terrestre.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ENon%20andremo%20oltre%20con%20queste%20considerazioni,%20poich%C3%A9,%20per%20quanto%20concerne%20il%20punto%20di%20partenza%20del%20nostro%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20e,%20conseguentemente,%20l%27esatto%20punto%20del%20suo%20corso,%20nel%20quale%20ci%20troviamo%20attualmente,%20non%20%C3%A8%20nostra%20intenzione%20arrischiarci%20a%20determinarli.%20Sappiamo%20gi%C3%A0,%20per%20i%20riferimenti%20che%20ci%20danno%20tutte%20le%20tradizioni,%20di%20essere%20ormai%20da%20tempo%20nel%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E;%20possiamo%20aggiungere,%20senza%20tema%20di%20errori,%20che%20siamo%20anzi%20in%20una%20fase%20avanzata%20di%20esso,%20fase%20che%20viene%20descritta%20nei%20%3Cem%3EPurana%3C/em%3E%20con%20particolari%20che%20rispondono%20in%20maniera%20davvero%20sorprendente%20ai%20caratteri%20della%20epoca%20attuale;%20ma%20non%20sarebbe%20forse%20imprudente%20voler%20aggiungere%20altre%20precisazioni,%20ed%20inoltre%20ci%C3%B2%20non%20corrisponderebbe%20inevitabilmente%20ad%20una%20di%20quelle%20predizioni%20tanto%20avversate,%20non,%20senza%20motivo,%20dalla%20dottrina%20tradizionale?%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3E*%20*%20*%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3EBrani%20tratti%20dal%20capitolo%201%20di%20%3Cem%3EForme%20tradizionali%20e%20cicli%20cosmici%3C/em%3E,%20dal%20sito%20%3Ca%20title=%22In%20quiete%22%20href=%22http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/ciclicosmici.htm%22%3EIn%20Quiete%3C/a%3E.%3C/p%3E" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7523" style="margin: 10px;" title="il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Se la durata del <em>Manvantara</em> è data dal numero 4.320, quelle dei quattro <em>Yuga</em> saranno date rispettivamente da 1.728, 1.296, 864, 432; ma per quale numero si dovranno moltiplicare queste cifre per ottenere una durata in anni? Si può facilmente notare come tutti questi numeri ciclici siano in rapporto diretto con la divisione geometrica del cerchio: così 4.320= 360*12; del resto, non vi è nulla di arbitrario o di meramente convenzionale in questa divisione, poiché, a causa della corrispondenza tra l&#8217;aritmetica e la geometria, è normale che tale divisione si effettui secondo multipli di 3, 9, 12, mentre la divisione decimale è quella che propriamente si addice alla linea retta. Questa osservazione, sebbene fondamentale, non permetterebbe tuttavia di andare molto lontano nella determinazione dei periodi ciclici, se non si sapesse che la base principale di questi, nell&#8217;ordine cosmico, è il periodo astronomico della precessione degli equinozi, la cui durata è di 25.920 anni, per cui lo spostamento dei punti equinoziali è di un grado ogni 72 anni. Questo numero 72 è precisamente un sottomultiplo di 4.320= 72*60, e 4.320 è a sua volta un sottomultiplo di 25.920= 4.320*6; e il fatto che per la precessione degli equinozi si trovino i numeri connessi alla divisione del cerchio costituisce una prova ulteriore del carattere veramente naturale di questa divisione. Ma il problema che ora si pone è il seguente: quale multiplo o sottomultiplo del suddetto periodo astronomico corrisponde effettivamente alla durata del <em>Manvantara</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo che nelle diverse tradizioni appare con maggior frequenza non è tanto quello della precessione degli equinozi quanto la sua metà: è questo in effetti il periodo che corrisponde al grande anno dei Persiani e dei Greci, spesso calcolato approssimativamente in 12.000 o 13.000 anni, e la cui esatta durata è di 12.960 anni. Data l&#8217;importanza del tutto particolare attribuita a tale periodo, si deve presumere che il <em>Manvantara</em> debba comprendere un numero intero di grandi anni: quanti precisamente? A questo proposito, al di fuori della tradizione indù, troviamo perlomeno un&#8217;indicazione precisa, abbastanza plausibile da poter essere accettata, questa volta alla lettera: presso i Caldei, la durata del regno di Xisuthros, che è manifestamente identico a Vaivaswata, il Manu dell&#8217;era attuale, era fissata in 64.800 anni, cioè esattamente cinque grandi anni. Per inciso, facciamo notare che il numero 5, essendo quello dei <em>bhutas</em> o elementi del mondo sensibile, deve avere necessariamente una speciale importanza dal punto di vista cosmologico, il che tende a confermare la fondatezza di una tale valutazione; si potrebbe anzi ravvisare una certa correlazione tra i cinque <em>bhutas</em> e i cinque grandi anni successivi di cui si tratta, tanto più che nelle antiche tradizioni dell&#8217;America centrale si trova una evidente connessione fra gli elementi e particolari periodi ciclici; è questo però un problema che richiederebbe una disamina più approfondita. Comunque sia, se è questa effettivamente la durata del <em>Manvantara</em>, e se si continua a prendere come base il numero 4.320, che è esattamente un terzo del grande anno, è dunque per 15 che questo numero dovrà essere moltiplicato, per avere la durata del <em>Manvantara</em>. I cinque grandi anni saranno naturalmente ripartiti nei quattro <em>Yuga</em> in modo diseguale, ma secondo rapporti semplici: il <em>Krita-Yuga</em> ne conterrà 2, il <em>Treta-Yuga</em> 1 e mezzo; il <em>Dwapara-Yuga</em> 1 e il <em>Kali-Yuga</em> mezzo; questi numeri sono precisamente la metà di quelli che avevamo trovato, quando consideravamo la durata del <em>Manvantara</em> rappresentata dal numero 10. Calcolati in anni ordinari, i quattro <em>Yuga</em> avranno una durata rispettivamente di 25.920, 19.440, 12.960, e 6.480 (anni), per un totale di 64.800 anni. Come si vede, queste cifre si mantengono in limiti perfettamente verosimili, potendo ben corrispondere alla età reale della presente umanità terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non andremo oltre con queste considerazioni, poiché, per quanto concerne il punto di partenza del nostro <em>Manvantara</em>, e, conseguentemente, l&#8217;esatto punto del suo corso, nel quale ci troviamo attualmente, non è nostra intenzione arrischiarci a determinarli. Sappiamo già, per i riferimenti che ci danno tutte le tradizioni, di essere ormai da tempo nel <em>Kali-Yuga</em>; possiamo aggiungere, senza tema di errori, che siamo anzi in una fase avanzata di esso, fase che viene descritta nei <em>Purana</em> con particolari che rispondono in maniera davvero sorprendente ai caratteri della epoca attuale; ma non sarebbe forse imprudente voler aggiungere altre precisazioni, ed inoltre ciò non corrisponderebbe inevitabilmente ad una di quelle predizioni tanto avversate, non, senza motivo, dalla dottrina tradizionale?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal capitolo 1 di <em>Forme tradizionali e cicli cosmici</em>, dal sito <a title="In quiete" href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/ciclicosmici.htm">In Quiete</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alcune-considerazioni-sulla-dottrina-dei-cicli-cosmici.html' addthis:title='Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il passaggio delle acque</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 10:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio può essere compiuto sia risalendo la corrente verso la sorgente delle acque, sia attraversando il fiume verso l'altra riva, sia infine discendendo la corrente verso il mare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-passaggio-delle-acque.html' addthis:title='Il passaggio delle acque '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_7996" class="wp-caption alignright" style="width: 199px"><img class="size-medium wp-image-7996" title="Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/san-cristoforo-bosch-189x300.jpg" alt="Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam." width="189" height="300" /><p class="wp-caption-text">Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ananda K. Coomaraswamy ha segnalato che, sia nel buddhismo sia nel brahmanesimo, la &#8220;Via del Pellegrino&#8221;, rappresentata come un &#8220;viaggio&#8221;, può essere messa in rapporto con il fiume simbolico della vita e della morte in tre modi: il viaggio può essere compiuto sia risalendo la corrente verso la sorgente delle acque, sia attraversando il fiume verso l&#8217;altra riva, sia infine discendendo la corrente verso il mare. Com&#8217;egli fa notare molto giustamente, quest&#8217;uso di diversi <a title="simbolismi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismi</a>, contrari solo in apparenza ma aventi in realtà un medesimo significato spirituale, si accorda con la natura stessa della metafisica, che non è mai &#8220;sistematica&#8221;, pur essendo sempre perfettamente coerente; bisogna quindi fare solo attenzione al senso preciso nel quale il simbolo del fiume, con la sua sorgente, le sue rive e la sua foce, deve essere inteso in ciascun caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo caso, quello della <em>risalita della corrente</em>, è forse per certi riguardi il più notevole, poiché bisogna allora concepire il fiume come se si identificasse con l&#8217;Asse del Mondo: è il &#8220;fiume celeste&#8221; che scende verso la terra e che nella tradizione indù è designato con nomi come quelli di <em>ganga</em> e di <em>saraswati</em>, che sono propriamente i nomi di certi aspetti della Shakti. Nella Cabala ebraica questo <em>fiume della vita</em> trova la sua corrispondenza nei <em>canali</em> dell&#8217;albero sefirotico, per mezzo dei quali le influenze del &#8220;mondo di su&#8221; vengono trasmesse al &#8220;mondo di giù&#8221; e che sono anche in relazione diretta con la <em>shekinah</em>, che equivale in fondo alla Shakti; vi si parla anche delle acque che <em>scorrono verso l&#8217;alto</em>, espressione del ritorno verso la sorgente celeste, rappresentato allora non proprio dalla risalita della corrente, ma da una inversione della direzione della corrente stessa. In ogni modo, si tratta sempre di un &#8220;capovolgimento&#8221;, che d&#8217;altra parte, come nota Coomaraswamy, era raffigurato nei riti vedici dal capovolgimento del palo sacrificale, altra immagine dell&#8217;&#8221;Asse del mondo&#8221;; dal che si vede immediatamente come tutto ciò si leghi strettamente al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> dell&#8217;albero rovesciato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5568" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Si può notare ancora come tutto questo presenti tanto una somiglianza quanto una differenza con il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> dei quattro fiumi del Paradiso terrestre: questi ultimi scorrono orizzontalmente sulla superficie della terra, e non verticalmente secondo la direzione assiale; ma essi hanno la loro sorgente ai piedi dell&#8217;&#8221;Albero della Vita&#8221; che naturalmente è anche l&#8221;Asse del Mondo&#8221;, e così pure l&#8217;albero sefirotico della Cabala. Si può dunque dire che le influenze celesti, le quali scendono attraverso l&#8221;Albero della Vita&#8221; e arrivano così al centro del mondo terrestre, si diffondono poi in esso secondo questi quattro fiumi oppure sostituendo l&#8217;&#8221;Albero della Vita&#8221; con il <em>fiume celeste</em>, si può dire che questo, arrivando a terra, si divide e scorre secondo le direzioni dello spazio. In tali condizioni, si potrà considerare che la &#8220;risalita della corrente&#8221; si effettui in due fasi: la prima, sul piano orizzontale, conduce al centro di questo mondo; la seconda, a partire di là, si compie verticalmente secondo l&#8217;asse, ed era quest&#8217;ultima a essere considerata nel caso precedente; aggiungiamo che, dal punto di vista iniziatico, queste due fasi successive hanno la loro corrispondenza nei rispettivi ambiti dei &#8220;piccoli misteri&#8221; e dei &#8220;grandi misteri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo caso, quello del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della traversata da una riva all&#8217;altra, è probabilmente più noto e più comune; il &#8220;passaggio del ponte&#8221; che può anche essere quello di un guado, si ritrova in quasi tutte le tradizioni e anche, in special modo, in certi rituali iniziatici; la traversata può anche effettuarsi su una zattera o in una barca, il che si ricollega allora al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> universale della navigazione. Il fiume che si deve così attraversare è più in particolare il <em>fiume della morte</em>; la riva da cui si parte è il mondo soggetto al cambiamento, cioè l&#8217;ambito dell&#8217;esistenza manifestata (considerata il più delle volte particolarmente nel suo stato umano e corporeo, poiché da questo dobbiamo in effetti partire), e l&#8217;&#8221;altra riva&#8221; è il <em>nirvana</em>, lo stato dell&#8217;essere definitivamente liberato dalla morte. Per quanto concerne infine il terzo caso, quello della &#8220;discesa della corrente&#8221;, l&#8217;Oceano vi deve essere considerato non come una distesa di acqua da attraversare, bensì come la meta da raggiungere, quindi come rappresentazione del <em>nirvana</em>; il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle due rive è qui allora diverso da quello di poco fa, e fornisce anche un esempio del doppio senso dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a>, poiché non si tratta più di passare dall&#8217;una all&#8217;altra riva, ma di evitarle ugualmente entrambe: esse sono rispettivamente il &#8220;mondo degli uomini&#8221;e il &#8220;mondo degli dei&#8221;, o ancora le condizioni &#8220;microcosmiche&#8221; e &#8220;macrocosmiche&#8221;. Per giungere allo scopo vi sono anche altri pericoli da evitare nella corrente stessa; essi sono simboleggiati in particolare dal coccodrillo che si tiene &#8220;controcorrente&#8221;, il che implica che il viaggio si effettui nel senso di quest&#8217;ultima; tale coccodrillo, alle cui mascelle aperte si tratta di sfuggire, rappresenta la <em>morte</em> e come tale è il <em>guardiano della porta</em>, raffigurata allora dalla foce del fiume (che si dovrebbe più esattamente considerare, come dice Coomaraswamy, come una <em>bocca</em> del mare nella quale il fiume si riversa).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <em>Simboli della scienza sacra</em> (ed. Adelphi).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-passaggio-delle-acque.html' addthis:title='Il passaggio delle acque ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La grande parodia o la spiritualità alla rovescia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 16:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo sono propriamente il regno della “spiritualità alla rovescia”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-grande-parodia-o-la-spiritualita-alla-rovescia.html' addthis:title='La grande parodia o la spiritualità alla rovescia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6369" style="margin: 10px;" title="Guénon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Guénon.jpg" alt="" width="199" height="296" />La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può rendersi conto senza difficoltà chi ha seguito sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato “spiritualità alla rovescia”: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un campo del genere. Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle apparenze, credono nell’esistenza di due principi opposti che si contendono la supremazia del mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio; vi è senza dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è “manichea” senza sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una “suggestione” delle più perniciose. Questa concezione, infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini, alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla “contro-iniziazione” non c’è da stupirsi ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso; ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione, poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa “spiritualità alla rovescia”, per la verità, è dunque solo una falsa spiritualità, falsa all’estremo limite del concepibile; ma si può anche parlare di falsa spiritualità tutte le volte che, per esempio, lo psichico viene scambiato per lo spirituale, anche senza andare necessariamente fino a questa sovversione totale; perciò l’espressione “spiritualità alla rovescia” è quella che meglio serve a definirla, a condizione naturalmente di spiegare con precisione in che modo va intesa. Ecco cos’è in realtà il “rinnovamento spirituale” di cui taluni, talvolta molto inconsapevolmente, annunciano con insistenza il prossimo avvento, o anche la “nuova èra” in cui si tenta con tutti i mezzi di introdurre l’umanità attuale (1), e che la condizione d’ “attesa” generale, creata mediante la diffusione delle predizioni di cui abbiamo parlato, può contribuire effettivamente ad affrettare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6368" style="margin: 10px;" title="il-regno-della-quantita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-della-quantita.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>L’attrazione per il “fenomeno”, già da noi segnalata come uno dei fattori determinanti la confusione tra psichico e spirituale, può ugualmente svolgere a questo proposito una funzione molto importante, poiché è per tramite suo che la maggior parte degli uomini verranno conquistati e ingannati al tempo della “contro-tradizione”, in quanto è detto che i “falsi profeti” che sorgeranno allora “faranno grandi prodigi e cose stupefacenti fino a sedurre, se fosse possibile, gli stessi eletti” (2). E’ soprattutto sotto questo rapporto che le manifestazioni della “metapsichica” e delle diverse forme di “neospiritualismo” possono apparire già come una specie di “prefigurazione” di quanto dovrà verificarsi in seguito, benché ne diano solo una pallida idea; in fondo saranno sempre in gioco le stesse forze sottili inferiori, ma che a quel momento verranno messe in azione con una potenza incomparabilmente maggiore; e quando si vede come la gente sia sempre disposta ad accordare ad occhi chiusi la più completa fiducia a tutte le divagazioni di un semplice “medium”, soltanto perché convalidate da “fenomeni”, come stupirsi se la seduzione dovrà essere pressoché generale? E’ per questa ragione che non si ripeterà mai abbastanza come i “fenomeni”, in sé stessi, non provino assolutamente niente quanto alla verità di una dottrina o d’un qualsiasi insegnamento, e come sia proprio questo il campo per eccellenza della “grande illusione”, ove tutto ciò che appare a certa gente come segno di “spiritualità” può essere sempre simulato e contraffatto dal gioco delle forze inferiori in questione; questo è anche forse il solo caso in cui l’imitazione possa essere veramente perfetta, perché sono esattamente gli stessi “fenomeni”, intesi nel loro significato specifico di apparenze esteriori, che si producono in entrambi i casi: la differenza risiede esclusivamente nella natura delle cause che rispettivamente intervengono in essi; e poiché la gran maggioranza degli uomini è necessariamente incapace di determinare queste cause, la miglior cosa da farsi è in definitiva di non attribuire la benché minima importanza a tutto ciò che è “fenomeno”, anzi di vedervi piuttosto a priori un segno sfavorevole; ma come farlo capire alla mentalità “sperimentale” dei nostri contemporanei, mentalità la quale, dopo esser stata manipolata dal punto di vista “scientistico” dell’ “antitradizione”, diventa finalmente uno dei fattori che possono contribuire nel modo più efficace al successo della “contro-tradizione”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5568" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Il “neospiritualismo”, e la “pseudo-iniziazione” che ne deriva sono una parziale “prefigurazione” della “contro-tradizione” anche da un altro punto di vista: intendiamo riferirci alla già segnalata utilizzazione di elementi autenticamente tradizionali in origine, ma deviati dal loro vero significato e posti in certo qual modo al servizio dell’errore: questa deviazione è in definitiva l’incamminarsi verso il capovolgimento completo che dovrà caratterizzare la “contro-tradizione” (e di cui del resto abbiamo visto un esempio significativo nel rovesciamento intenzionale dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>), anche se nella contro-tradizione non sarà soltanto questione di elementi frammentari e dispersi; nell’intenzione dei suoi autori infatti, essa dovrà dare l’illusione di qualcosa di simile o addirittura di equivalente a ciò che costituisce l’integralità di una tradizione vera, con tutte le applicazioni che le sono proprie nei vari campi. E’ da notare, a questo proposito, come la “contro-iniziazione”, pur inventando e diffondendo per i suoi fini tutte le idee moderne caratteristiche dell’ “antitradizione” negativa, sia perfettamente cosciente della falsità di tali idee, e sappia evidentemente anche troppo bene a cosa attenersi; ma ciò sta appunto ad indicare come, nella sua intenzione, questa sia soltanto una fase transitoria e preliminare, in quanto una simile organizzazione di menzogna cosciente non può come tale essere il vero ed unico scopo che essa si propone; tutto ciò è destinato solo a preparare la successiva venuta di qualcos’altro, che a sua volta dovrà apparire come un risultato più “positivo”, e che sarà precisamente la “contro-tradizione”. E’ per questa ragione che, in particolare nelle diverse produzioni di cui è indubbia l’origine o l’ispirazione “contro-iniziatica”, si vede già delinearsi l’idea di un’organizzazione che sarebbe come la contropartita, e appunto perciò la contraffazione, d’una concezione tradizionale come quella del “Sacro Impero”, organizzazione che dovrà essere l’espressione della “contro-tradizione” nell’ordine sociale; ed è anche per questa ragione che l’Anticristo, secondo la terminologia della tradizione indù, potrà esser denominato <em>Chakravartî </em>alla rovescia (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Il regno della “contro-tradizione”, in effetti, è, molto esattamente, ciò che è designato come il “regno dell’Anticristo”: questi, qualunque idea si possa averne, è comunque colui che concentrerà e sintetizzerà in sé stesso, in vista di tale opera finale, tute le potenze della “contro-iniziazione”, sia che lo si percepisca come un individuo, sia come una collettività; in un certo senso potrebbe essere ad un tempo l’uno e l’altra, in quanto dovrà esistere una collettività che rappresenti l’”esteriorizzazione” della organizzazione “contro-iniziatica” vera e propria venuta finalmente alla luce del giorno, e dovrà esistere altresì un personaggio, posto a capo di quella collettività, che sia l’espressione più completa e come l’“incarnazione” stessa di quel che essa rappresenterà, non foss’altro che a titolo di “supporto” di tutte quelle influenze malefiche le quali, dopo essersi concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo (4). Evidentemente sarà un “impostore” ( significato del termine <em>daggiâl </em>con cui viene abitualmente denominato in arabo), poiché il suo regno non sarà nient’altro che la “grande parodia” per eccellenza, l’imitazione caricaturale e “satanica” di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale; e tuttavia la sua costituzione sarà tale, se così si può dire, da essergli veramente impossibile non svolgere tale funzione. Certamente non sarà più il “regno della quantità” che era soltanto il culmine della “antitradizione”; al contrario, col pretesto di una falsa “restaurazione spirituale”, sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa a rovescio del suo valore legittimo e normale (5). Dopo l’ “egualitarismo” dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia invertita, ossia una “contro-gerarchia”, il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli “abissi infernali”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/errore-dello-spiritismo/210" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6370" style="margin: 10px;" title="errore-dello-spiritismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/errore-dello-spiritismo.jpg" alt="" width="200" height="303" /></a>Quest’essere, anche se apparirà sotto forma di un personaggio determinato, sarà in realtà più un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> che un individuo, sarà cioè come la sintesi stessa di tutto il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> invertito in uso presso la “contro-iniziazione”, <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che troverà in lui la sua massima espressione proprio perché in questa funzione non avrà né predecessori né successori; per poter esprimere il falso ad un livello così estremo, egli dovrà essere, per così dire, completamente “falsato” da tutti i punti di vista, cioè come l’incarnazione stessa della falsità (6). Proprio per ciò, nonché per la suddetta estrema opposizione al vero in tutti i suoi aspetti, l’Anticristo può assumere i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> stessi del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto (7); la predominanza attribuita in tali <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> all’aspetto “malefico”, o, più esattamente, la sostituzione di esso a quello “benefico”, per sovversione del doppio significato di tali <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, costituisce appunto il suo marchio caratteristico. Parimenti potrà e dovrà esserci una strana rassomiglianza tra le designazioni del Messia (<em>Al-Masîh</em> in arabo) e quelle dell’Anticristo Messia (<em>Al-Masîkh</em>) (8); ma queste ultime altro non sono se non una deformazione delle prime, così come difforme viene rappresentato lo stesso Anticristo in tutte le descrizioni più o meno simboliche che se ne danno, cosa anche questa assai significativa. Tali descrizioni, in effetti, insistono soprattutto sulle dissimetrie corporee, il che implica che esse siano il marchio visibile della natura stessa dell’essere cui vengono attribuite, ed effettivamente simili dissimmetrie sono sempre segni di qualche squilibrio interiore; è del resto per questa ragione che tali deformità rappresentano delle “qualificazioni” dal punto di vista iniziatici, così come è facilmente immaginabile che possano essere “qualificazioni” in senso contrario, cioè nei confronti della “contro-iniziazione”. In effetti, dal momento che quest’ultima ha una meta opposta a quella dell’iniziazione, è evidente che il suo cammino procede nel senso di un accrescimento dello squilibrio degli esseri, e il termine ultimo di tale squilibrio è la dissoluzione o la “disintegrazione” di cui abbiamo parlato, l’Anticristo deve evidentemente essere il più vicino possibile a questa “disintegrazione”, sicché la sua individualità, mentre da un lato sarà sviluppata in modo mostruoso, si può dire però già quasi annichilita, tanto da realizzare l’inverso della cancellazione dell’ “io” di fronte al “Sé”, o, in altri termini, da realizzare la confusione nel “caos” invece della fusione nell’Unità principiale; e questo stato, raffigurato dalle stesse difformità e sproporzioni della sua forma corporea, è veramente al limite inferiore delle possibilità del nostro stato individuale, per cui il vertice della “contro-gerarchia” è proprio il posto che gli conviene in quel “mondo rovesciato” che sarà il suo. Del resto, anche dal punto di vista prettamente simbolico, e in quanto rappresentante della “contro-iniziazione”, l’Anticristo non è meno necessariamente difforme: questa in effetti, come dicevamo poco fa, non può essere che una caricatura della tradizione, e chi dice caricatura è come dicesse difformità; se così non fosse non ci sarebbe proprio nessun mezzo esteriore per distinguere la “contro-tradizione” dalla tradizione vera, e bisogna pure, affinché almeno gli “eletti” non siano sedotti; che essa porti in sé stessa il “marchio del demonio”. Per di più, dato che il falso è necessariamente anche “artificiale”, la “controtradizione” non potrà mancare, nonostante tutto, di avere quel carattere “meccanico” che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile all’automatismo di quei “cadaveri psichici” cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come questi, essa sarà costituita soltanto di “residui” animati artificialmente e momentaneamente, il che spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di “residui”, per così dire galvanizzato da una volontà “infernale”, può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini stessi della dissoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo che non sia il caso di insistere oltre su tutte queste cose; in fondo sarebbe di scarsa utilità la ricerca particolareggiata di come sarà costituita la “contro-tradizione”, e del resto le precedenti indicazioni di carattere generale sarebbero già quasi sufficienti a chi volesse, per conto proprio, applicarle a punti più specifici, cosa che non rientra nei nostri propositi. Comunque sia, siamo giunti con ciò al termine ultimo dell’azione antitradizionale che deve condurre questo mondo alla sua fine; dopo il regno passeggero della “contro-tradizione” non può più esserci, per arrivare all’ultimo momento del ciclo attuale, che il “raddrizzamento”, il quale, riportando istantaneamente tutte le cose al loro posto normale proprio quando la sovversione sembrava completa, preparerà immediatamente l’ “età dell’oro” del futuro ciclo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; E’ incredibile fino a che punto l’espressione “nuova èra” sia stata in questi ultimi tempi diffusa e ripetuta in tutti gli ambienti, anche con significati apparentemente molto diversi tra loro, ma tutti tendenti, in definitiva, a stabilire la stessa persuasione nell’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; <em>Matteo</em>, XXIV, 24.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; Sul <em>Chakravartî</em>, o “monarca universale”, vedere <em>L’Ésotérisme de Dante</em>, cit., p. 76 e <em>Le Roi du Monde</em>, cit., pp. 17-18 (pp. 22-23 dell’ed. it.). il Chakravartî è letteralmente “colui che fa girare la ruota”, il che implica che sia posto al centro stesso di tutte le cose, mentre al contrario l’Anticristo sarà l’essere più lontano da tale centro; egli pretenderà tuttavia di “far girare la ruota” in senso inverso al movimento ciclico normale (cosa “prefigurata”, del resto inconsciamente, dall’idea moderna del “progresso”), quanro invece, in realtà, qualsiasi cambiamento nella rotazione è impossibile prima del “rovesciamento dei poli”, cioè prima di quel “raddrizzamento” che solo l’intervento del decimo Avatâra potrà operare; ma giust’appunto, se l’Anticristo viene designato così, è proprio perché, a modo suo, egli parodierà la funzione stessa di quell’Avatâra finale, il quale nella tradizione cristiana viene rappresentato come il “secondo avvento del Cristo”.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Lo si può dunque considerare come il capo degli <em>awliyâ esh-Shaytân</em>, e, poiché sarà l’ultimo a svolgere tale funzione, funzione che avrà in lui la sua più importante e manifesta espressione nel mondo, si può dire, secondo la terminologia dell’esoterismo islamico, che egli sarà come il loro “suggello” (<em>khâtem</em>); non è difficile immaginarsi fino a che punto potrà effettivamente spingersi la parodia della tradizione in tutti i suoi aspetti.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; La stessa moneta, o ciò che ne farà le veci, avrà di nuovo un carattere qualitativo di questo tipo, in quanto è detto che “nessuno potrà comprare o vendere se non avrà il carattere o il nome della Bestia, o il numero del suo nome” (<em>Apocalisse</em>, XIII, 17); è perciò implicito un uso effettivo dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> invertiti della “contro-tradizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Vedasi anche qui l’antitesi del cristo che afferma: “Io sono la Verità”, o di un <em>walî </em>come El-Hallâj che dice del pari: “Anâ el-Haqq”.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211; “Forse non si è fatto abbastanza caso all’analogia tra la vera e la falsa dottrina; sant’Ippolito, nel suo opuscolo sull’Anticristo, ne dà un esempio memorabile, benché non stupefacente per chi abbia studiato il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>: il Messia e l’Anticristo hanno entrambi il leone per emblema” (P. Vulliaud, <em>La gabbale juive</em>, 2 voll., Paris, 1923, vol. II, p. 373). Dal punto di vista cabalistico, la ragione profonda di ciò risiede nelle considerazioni inerenti alle due facce, luminosa e oscura, di Metatron; è per la stessa ragione che il numero apocalittico 666, il “numero della Bestia”, è anche un numero solare (cfr. <em>Le Roi du Monde</em>, cit., pp. 29-30, pp. 35-36 dell’edizione italiana).</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Vi è qui un doppio senso intraducibile: <em>Masîkh </em>può essere preso come una deformazione di <em>Masîh </em>per semplice aggiunta di un punto alla lettera finale; ma in pari tempo questo stesso termine vuol anche dire “difforme”, cosa che esprime appunto il carattere dell’Anticristo.</p>
<p style="text-align: justify;">[Brani dal cap. XXXIX de <em><a title="Il regno della quantità e i segni dei tempi" href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841">Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi</a> </em>- ed. Adelphi].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-grande-parodia-o-la-spiritualita-alla-rovescia.html' addthis:title='La grande parodia o la spiritualità alla rovescia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo della scala</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 12:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato iniziatico della scala a pioli nel linguaggio simbolico. Passi dall'omonimo capitolo dei Simboli della Scienza Sacra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-della-scala.html' addthis:title='Il simbolismo della scala '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5166" class="wp-caption alignright" style="width: 185px"><img class="size-medium wp-image-5166" title="melancholia-particolare" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/melancholia-particolare-175x300.jpg" alt="Albrecht Dürer, Melancolia I. Particolare." width="175" height="300" /><p class="wp-caption-text">Albrecht Dürer, Melancolia I. Particolare.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo già accennato in precedenza al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che si è conservato fra gli Indiani dell&#8217;America del Nord, e secondo il quale i diversi mondi sono rappresentati da una serie di caverne sovrapposte e gli esseri passano da un mondo all&#8217;altro salendo lungo un albero centrale. Un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> simile si trova, in vari casi, realizzato da riti nei quali il fatto di arrampicarsi su un albero rappresenta l&#8217;ascensione dell&#8217;essere lungo l’«asse»; tali riti sono sia vedici sia «sciamanici», e la loro stessa diffusione è un indizio del loro carattere veramente «primordiale».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;albero può essere sostituito qui da qualche altro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> “assiale” equivalente; l&#8217;albero di una nave ne è un esempio; conviene notare, a questo proposito, che dal punto di vista tradizionale la costruzione di una nave è, così come quella di una casa o di un carro, la realizzazione di un «modello cosmico»; ed è anche interessante notare che la «coffa», che è posta nella parte superiore dell&#8217;albero e lo circonda, occupa in questo caso esattamente il posto dell’«occhio» della cupola, il cui centro si ritiene venga attraversato dall&#8217;asse anche quando questo non è raffigurato materialmente. D&#8217;altra parte, gli studiosi di folklore potranno anche osservare che il popolare «albero della cuccagna» delle fiere non è nient&#8217;altro che il vestigio incompreso di un rito simile a quelli cui abbiamo or ora accennato; anche in questo caso, un particolare piuttosto significativo è costituito dal cerchio sospeso alla parte alta dell&#8217;albero, che si deve raggiungere arrampicandovisi (cerchio che per altro l&#8217;albero attraversa e oltrepassa come quello della nave oltrepassa la coffa e quello dello “<em>stupa</em>” la cupola); questo cerchio è inoltre palesemente la rappresentazione dell’«occhio solare» e si converrà che non può certo essere stata la presunta «anima popolare» a inventare tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>!</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> assai diffuso, che si ricollega immediatamente allo stesso ordine di idee, è quello della scala, essa pure un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> «assiale»; come dice A.K. Coomaraswamy, «l&#8217;Asse dell&#8217;Universo è come una scala sulla quale si effettua un perpetuo movimento ascendente e discendente» [<em>The Inverted Tree</em>, p. 20]. Far sì che si compia tale movimento è infatti la destinazione essenziale della scala; e poiché, come abbiamo appena visto, anche l&#8217;albero o l&#8217;albero di una nave svolgono la stessa funzione, si può ben dire che la scala sia in questo senso il suo equivalente. Da un altro lato, la particolare forma della scala richiede alcune osservazioni; i suoi due montanti verticali corrispondono alla dualità dell’«Albero della Scienza», o, nella Cabala ebraica, alle due «colonne» di destra e di sinistra dell&#8217;albero sefirotico; né l&#8217;uno né l&#8217;altro è dunque propriamente «assiale», e la «colona di mezzo», che è l&#8217;asse vero e proprio, non è raffigurata in modo sensibile (come nei casi in cui non lo è neppure il pilastro centrale di un edificio); d&#8217;altronde, l&#8217;intera scala nel suo complesso è in certo modo «unificata» dai pioli che congiungono i due montanti, e che, essendo posti orizzontalmente fra questi, hanno necessariamente i loro punti centrali proprio sull&#8217;asse. [Nell'antico ermetismo cristiano si trova l'equivalente di questo in un certo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> della lettera H, con le sue due gambe verticali unite dal tratto orizzontale]. Si vede come la scala offra così un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> completo: si potrebbe dire che essa è come un “ponte» verticale che si eleva attraverso tutti i mondi e permette di percorrerne l&#8217;intera gerarchia passando di piolo in piolo; nello stesso tempo, i pioli sono i mondi stessi, cioè i diversi livelli o gradi dell&#8217;Esistenza universale [Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del «ponte» potrebbe naturalmente dar luogo, sotto i suoi vari aspetti, a molte altre considerazioni; si potrebbe anche ricordare, per certi rapporti con tale tema, il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> islamico della «tavola custodita» (<em>el lawhul-mahfuz</em>), prototipo «atemporale» delle Scritture sacre che, partendo dal più alto dei cieli, discende verticalmente attraversando tutti i mondi].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5167" style="margin: 1px 10px;" title="regno-della-quantita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/regno-della-quantita.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Tale significato è evidente nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> biblico della scala di Giacobbe, lungo la quale gli angeli salgono e scendono; ed è noto che Giacobbe, nel luogo in cui aveva avuto la visione di questa scala, posò una pietra che «eresse come un pilastro», la quale è anche una figura dell’«Asse del Mondo», e viene così in certo modo a sostituirsi alla scala stessa [Cfr. “<em>Le Roi du Monde</em>”, cap. IX]. Gli angeli rappresentano propriamente gli stati superiori dell&#8217;essere; a essi corrispondono quindi più particolarmente i pioli, il che si spiega con il fatto che la scala dev&#8217;essere considerata con la base poggiata a terra, cioè, per noi, è necessariamente il nostro mondo il «supporto” a partire dal quale si deve effettuare l&#8217;ascensione. Se anche si supponesse che la scala si prolunghi sottoterra per comprendere la totalità dei mondi, come in realtà dev&#8217;essere, la sua parte inferiore sarebbe in ogni caso invisibile, così come è invisibile per gli esseri giunti a una «caverna» situata a un certo livello tutta la parte dell&#8217;albero centrale che si prolunga al di sotto di essa; in altri termini, i pioli inferiori sono già stati percorsi, e non è più il caso di prenderli in considerazione per quanto concerne la realizzazione ulteriore dell&#8217;essere, alla quale potrà concorrere solo il percorso dei pioli superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, soprattutto quando la scala è usata come un elemento di certi riti iniziatici, i suoi pioli sono espressamente considerati come rappresentazioni dei diversi cieli, cioè degli stati superiori dell&#8217;essere; è così che in particolare nei misteri mitriaci la scala aveva sette pioli che erano messi in rapporto con i sette pianeti ed erano formati, si dice, dai metalli a essi rispettivamente corrispondenti; e il percorso di questi pioli raffigurava quello di altrettanti gradi successivi dell&#8217;iniziazione. Questa scala a sette pioli si ritrova in certe organizzazioni iniziatiche medioevali, da cui passò probabilmente più o meno direttamente negli alti gradi della massoneria scozzese, come abbiamo detto altrove a proposito di Dante [<em>L'Esotérisme de Dante</em>, capp. II e III]; qui i pioli sono riferiti ad altrettante «scienze», ma ciò non costituisce alcuna differenza di fondo, poiché secondo Dante stesso tali «scienze» si identificano con i «cieli» [<em>Convito</em>, II, cap. XIV]. È ovvio che, per corrispondere così a stati superiori e a gradi di iniziazione, queste scienze dovevano essere delle scienze tradizionali intese nel loro senso più profondo e più propriamente esoterico, e questo anche per quelle tra esse i cui nomi, in virtù del processo degenerativo al quale abbiamo spesso accennato, designano ormai per i moderni solo scienze o arti profane, cioè qualcosa che, in rapporto a quelle scienze vere, non è in realtà niente di più che una scorza vuota e un «residuo» privo di vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811" target="_blank"><img class="alignright size-full  wp-image-5165" style="margin: 10px;" title="simbolismo-della-croce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/simbolismo-della-croce.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>In certi casi, si trova anche il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una scala doppia, il che implica l&#8217;idea che la salita dev&#8217;essere seguita da una ridiscesa; si sale allora da un lato per pioli che sono «scienze», cioè gradi di conoscenza corrispondenti alla realizzazione di altrettanti stati, e si ridiscende dall&#8217;altro lato per pioli che sono «virtù», cioè i frutti di questi stessi gradi di conoscenza applicati ai loro rispettivi livelli [Bisogna dire che questa corrispondenza della salita e della ridiscesa sembra talora rovesciata; ma ciò può dipendere semplicemente da qualche alterazione del senso primitivo, come succede spesso a causa dello stato più o meno confuso e incompleto in cui i rituali iniziatici occidentali sono giunti fino all'epoca attuale]. Si può del resto notare che anche nel caso della scala semplice uno dei montanti può essere considerato in certo modo come «ascendente» e l&#8217;altro come «discendente», a seconda del significato generale delle due correnti cosmiche di destra e di sinistra con le quali questi due montanti sono pure in corrispondenza, per via della loro posizione «laterale” in rapporto al vero asse che, per quanto invisibile, è nondimeno l&#8217;elemento principale del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, quello a cui tutte le parti devono sempre essere riferite se si vuole capirne integralmente il significato.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste diverse indicazioni aggiungeremo ancora, per concludere, quella di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> un po’ differente che s&#8217;incontra anche in certi rituali iniziatici, cioè la salita di una scala a chiocciola; in questo caso si potrebbe dire che si tratta di un&#8217;ascensione meno diretta, poiché, invece di compiersi verticalmente secondo la direzione dell&#8217;asse stesso, essa si compie secondo le curve dell&#8217;elica che si avvolge intorno all&#8217;asse, di modo che il suo processo appare «periferico» più che «centrale»; ma, in linea di principio, il risultato finale dev&#8217;essere comunque identico, giacché si tratta sempre di una salita attraverso la gerarchia degli stati dell&#8217;essere, dato che le spire successive dell&#8217;elica sono fra l&#8217;altro, come abbiamo ampiamente spiegato altrove [Si veda <em>Le Symbolisme de la Croix</em>], una esatta rappresentazione dei gradi dell&#8217;Esistenza universale.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Passi tratti da <em>Il simbolismo della scala</em>, in <a href="http://www.ibs.it/code/9788845907647/guenon-reneacute/simboli-della-scienza.html?shop=2317"><em>Simboli della Scienza Sacra</em></a> (ultima ed. Adelphi, Milano).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-della-scala.html' addthis:title='Il simbolismo della scala ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Significato del folk-lore</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 07:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo di René Guénon sulle tradizioni popolari, pubblicato nel 1934 sulla rubrica quindicinale 'Diorama Filosofico' curata da Julius Evola sul quotidiano 'Il Regime fascista' ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/significato-del-folk-lore.html' addthis:title='Significato del folk-lore '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4389" style="margin: 10px;" title="regno-della-quantità" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/regno-della-quantità1.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>La concezione di folk-lore, come la si intende abitualmente, riposa su di un’idea radicalmente falsa; sull’idea, cioè, che vi siano delle “creazioni popolari”, prodotti spontanei della massa del popolo: e si vede subito lo stretto rapporto esistente fra un simile modo di vedere e i pregiudizi democratici. Come è stato detto assai giustamente, “l’interesse profondo che tutte le tradizioni dette popolari presentano, sta soprattutto nel fatto che esse, in origine, non sono affatto popolari”. E noi aggiungeremo che se si tratta, come in quasi tutti i casi, di elementi tradizionali nel vero senso del termine, anche se talvolta deformati, diminuiti o frammentari, e di cose aventi un valore simbolico reale, tutto ciò, lungi dall’essere d’origine popolare, non è persino nemmeno di origine semplicemente umana. Ciò che può esser “popolare”, è unicamente il fatto della “sopravvivenza”, quando questi elementi appartengono a forme tradizionali scomparse; e, a tale riguardo, il termine di folk-lore prende un senso assai prossimo a quello di “paganismo”, non tenendo conto che del valore etimologico di quest’ultimo, con in meno l’intenzione polemica e ingiuriosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il popolo conserva dunque, senza comprenderli, residui di tradizioni antiche, risalenti talvolta persino a un passato così lontano, che sarebbe impossibile determinarlo e che ci si contenta di riferire, per tale ragione, al dominio oscuro della “preistoria”; esso, a tale riguardo, ha la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno “subcosciente”, il contenuto della quale le è manifestamente venuto d’altrove. E’ una funzione essenzialmente “lunare”, ed è da notarsi che, secondo la dottrina tradizionale delle corrispondenze astrali, la massa popolare corrisponde effettivamente alla Luna, ciò che indica assai bene il suo carattere puramente passivo, incapace di iniziativa o di spontaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che può sembrare più sorprendente, è che, andando in fondo alle cose, si constata che quanto in tal modo diviene conservato, contiene soprattutto, in forma più o meno velata, una somma considerevole di dati d’ordine esoterico, cioè riferentisi ad un piano di conoscenza trascendente, epperò proprio quel che vi è di meno popolare per essenza. E questo fatto suggerisce da sé una spiegazione, che noi ci limiteremo a indicare in qualche parola. Quando una forma tradizionale è sul punto di estinguersi, i suoi rappresentanti possono benissimo confidare volontariamente a quella memoria collettiva, di cui abbiamo or ora parlato, quel che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto. E’, insomma, il solo modo di salvare quel che può essere ancora salvato in una certa misura. E, in pari tempo, l’incomprensione naturale delle masse è una garanzia sufficiente che quel che possedeva un carattere esoterico con ciò non venga a perderlo ma resti soltanto come una specie di testimonianza del passato per coloro che in un’altra epoca saranno capaci di comprenderlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>, non sapremmo mai ripetere abbastanza che ogni vero <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> porta in sé molteplici sensi, e ciò fin dall’origine, poiché esso non viene costituito in virtù di una convenzione umana, ma in virtù della &#8220;legge di corrispondenza” che collega fra loro tutti i mondi. E se alcuni vedono questi significati e altri no, o solo in parte, ciò non vuol dire che essi vi son meno contenuti realmente, e tutta la differenza si riferisce all’“orizzonte intellettuale” di ciascuno. Checché se ne pensi dal punto di vista profano, il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> è una scienza esatta, non una divagazione ove le fantasie individuali possono aver libero corso.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale ordine noi non crediamo dunque nemmeno alle “invenzioni dei poeti”, alle quali tanti sono disposti a ridurre quasi ogni cosa. Tali invenzioni, lungi dal riguardare l’essenziale, non fanno che dissimularlo, volontariamente o no, avvolgendolo con le apparenze ingannatrici di una qualunque “finzione”: e talvolta esse lo dissimulano fin troppo bene poiché, quando si fanno troppo invadenti, diviene quasi impossibile scoprire il senso profondo e originario. E non è così che fra i greci il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> degenerò in “mitologia”? Questo pericolo è da temersi soprattutto quando lo stesso poeta non ha coscienza del valore reale dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> poiché è evidente che tal caso può ben presentarsi. L’apologo dell’“asino che porta le reliquie” si applica qui come a tante altre cose. E il poeta, allora, avrà una parte analoga a quella del popolo profano conservante e trasmettente a sua insaputa quei dati di carattere superiore, “esoterico”, di cui dicevamo più su.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Diorama Filosofico</em> &#8211; rubrica quindicinale del quotidiano cremonese <em>Il Regime fascista </em>-  del 16 marzo 1934.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/significato-del-folk-lore.html' addthis:title='Significato del folk-lore ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo dello zodiaco nei pitagorici</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le porte solstiziali del Cancro e del Capricorno nella tradizione greca e in quella indù in un articolo del 1938]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-dello-zodiaco-nei-pitagorici.html' addthis:title='Il simbolismo dello zodiaco nei pitagorici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3895" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tradizione-tradizioni.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>Trattando la questione delle porte solstiziali ci siamo riferiti direttamente soprattutto alla tradizione indù, perché in essa i dati che vi si riferiscono sono presentati nel modo più chiaro; ma in realtà si tratta di qualcosa che è comune a tutte le tradizioni, e si può trovare anche nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> occidentale. Nel Pitagorismo, in particolare, il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> zodiacale sembra aver avuto un’importanza altrettanto considerevole; le espressioni ‘porta degli uomini’ e ‘porta degli dèi’, da noi usate, appartengono del resto alla tradizione greca; solo che le informazioni giunte sino a noi sono in questo caso talmente frammentarie e incomplete che la loro interpretazione può dar luogo a parecchie confusioni, che non sono mancate da parte di coloro che hanno considerato tali informazioni isolatamente e senza renderle più chiare per mezzo di un raffronto con altre tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto, per evitare certi equivoci, sulla posizione reciproca delle due porte, occorre ricordarsi di quanto abbiamo detto sull’applicazione del ‘senso inverso’, a seconda che le si consideri in rapporto all’ordine terrestre o all’ordine celeste: la porta solstiziale d’inverno, o il segno del Capricorno, corrisponde al nord nel ciclo annuale, ma al sud in relazione al cammino del sole nel cielo; così, la porta solstiziale d’estate, o il segno del Cancro, corrisponde al sud nel ciclo annuale, e al nord in relazione al cammino del sole. Per questo, mentre il movimento ‘ascendente’ del sole va da sud a nord e il suo movimento ‘discendente’ da nord a sud, il periodo ‘ascendente’ dell’anno dev’essere invece considerato compiersi nella direzione nord-sud, e il suo periodo ‘discendente’ in quella sud-nord, come abbiamo già detto in precedenza. Proprio in rapporto a quest’ultimo punto di vista, secondo il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> vedico, la porta del <em>dêva-loka</em> è situata verso nord e quella del <em>pitri-loka</em> verso sud, senza che vi sia in ciò, malgrado le apparenze, alcuna contraddizione con quello che troveremo più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/studi-sullinduismo/812" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3896" style="margin: 10px;" title="studi-sull-induismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/studi-sull-induismo-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Citeremo, corredandolo delle spiegazioni e rettificazioni necessarie, il riassunto dei dati pitagorici esposto da Jérôme Carcopino (1): «I pitagorici» egli dice «avevano costruito tutta una teoria sui rapporti dello Zodiaco con la migrazione delle anime. A quale data risalirebbe? È impossibile saperlo. Fatto sta che nel secolo II della nostra era, essa fioriva negli scritti del pitagorico Numenio, che ci è permesso di conoscere attraverso un riassunto secco e tardivo di Proclo, nel suo commento alla <a title="Repubblica di Platone" href="http://www.libriefilm.com/repubblica/4133"><em>Repubblica</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, e un’analisi, al tempo stesso più ampia e più antica, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, nei capitoli XXI e XXII del <a title="L'antro delle ninfe" href="http://www.libriefilm.com/lantro-delle-ninfe/842"><em>De Antro Nympharum</em></a>». Ecco, diciamolo subito, un esempio piuttosto significativo di ‘storicismo’: la verità è che non si tratta per nulla di una teoria ‘costruita’ più o meno artificialmente, a questa o quella data, dai pitagorici o da altri, a modo di una semplice opinione filosofica o di una concezione individuale qualunque; si tratta di una conoscenza tradizionale, che concerne una realtà di ordine iniziatico, e, proprio in virtù del suo carattere tradizionale, non ha e non può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Sono, beninteso, considerazioni che possono sfuggire a un ‘erudito’; ma egli dovrebbe almeno capire questo: se la teoria in questione fosse stata ‘costruita dai pitagorici’, come spiegare il fatto che essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo? Anche questo, Carcopino, in quanto ‘specialista’ dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> greco-latina, può sfortunatamente ignorarlo; ma, da quel che riferisce egli stesso in seguito, risulta che tale dato si trova già in Omero; dunque, anche presso i Greci essa era conosciuta, non diremo solo prima di Numenio, cosa fin troppo evidente, ma prima dello stesso Pitagora; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli, e poco importa la data forse ‘tardiva’ alla quale certi autori, che non hanno inventato nulla e non ne hanno mai avuto la pretesa, l’hanno formulato per iscritto in modo più o meno preciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, torniamo a Proclo e a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>: «I nostri due autori concordano nell’attribuire a Numenio la determinazione dei punti estremi del cielo, il tropico d’inverno, sotto il segno del Capricorno, e il tropico d’estate, sotto quello del Cancro, e nel definire, evidentemente sulle sue tracce, e sulle tracce dei ‘teologi’ che egli cita e che gli sono serviti da guide, il Cancro e il Capricorno come le due porte del cielo. Sia per discendere nella generazione, sia per risalire a Dio, le anime dovevano quindi necessariamente varcare una di esse». Per «punti estremi del cielo», espressione un po’ troppo ellittica per essere perfettamente chiara da sola, bisogna naturalmente intendere qui i punti estremi raggiunti dal sole nella sua corsa annuale, dov’esso in certo modo si arresta, da cui il nome di ‘solstizi’; a tali punti solstiziali corrispondono le due ‘porte del cielo’, il che è appunto esattamente la dottrina tradizionale che già conosciamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo indicato altrove (2), questi due punti erano talora simboleggiati &#8211; per esempio sotto il tripode di Delfi e sotto gli zoccoli dei corsieri del carro solare &#8211; dal polipo e dal delfino, che rappresentano rispettivamente il Cancro e il Capricorno. Inutile dire, d’altra parte, che gli autori in questione non hanno potuto attribuire a Numenio la determinazione stessa dei punti solstiziali, che erano noti da sempre; si sono semplicemente riferiti a lui come a uno di coloro che ne avevano parlato prima di loro, e come egli stesso si era già riferito ad altri ‘ teologi’.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3897" style="margin: 10px;" title="simbolismo-della-croce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/simbolismo-della-croce.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Si tratta poi di precisare il ruolo proprio di ciascuna delle due porte, ed è qui che nasce la confusione:, «Secondo Proclo, Numenio le avrebbe rigidamente specializzate: per la porta del Cancro, la caduta delle anime sulla terra; per quella del Capricorno, l’ascensione delle anime nell’etere. In <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, invece, è detto soltanto che il Cancro è a nord e favorevole alla discesa, il Capricorno a sud e favorevole alla salita: di modo che invece di essere strettamente assoggettate al ‘senso unico’, le anime avrebbero conservato, sia all’andata che al ritorno, una certa libertà di circolazione». La fine di questa citazione esprime, a dire il vero, un’interpretazione di cui conviene lasciare tutta la responsabilità a Carcopino; non vediamo assolutamente in cosa quel che dice <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> sarebbe ‘contrario’ a quel che dice Proclo; forse è formulato in modo un po’ più vago, ma sembra di fatto voler dire in fondo la stessa cosa: ciò che è «favorevole» alla discesa o alla salita deve probabilmente intendersi come ciò che la rende possibile, poiché non é molto verosimile che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> abbia voluto lasciar sussistere in tal modo una specie di indeterminazione, il che, essendo incompatibile con il carattere rigoroso della scienza tradizionale, non sarebbe in ogni caso in lui che una pura e semplice prova d’ignoranza su questo punto. Comunque, è visibile che Numenio non ha fatto altro che ripetere, sulla funzione delle due porte, l’insegnamento tradizionale conosciuto; d’altra parte, se egli pone, come indica <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, il Cancro a nord e il Capricorno a sud, evidentemente egli considera la loro posizione nel cielo; lo indica d’altronde abbastanza chiaramente il fatto che, in quel che precede, sono in questione i ‘tropici’, che non possono avere altro significato oltre quello, e non i ‘ solstizi’, che si riferirebbero invece più direttamente al ciclo annuale; e per questo la posizione qui enunciata è inversa a quella data dal <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> vedico, senza tuttavia che ciò costituisca alcuna differenza reale, giacché si tratta di due punti di vista ugualmente legittimi, che si accordano perfettamente fra di loro se si è capito il loro rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vedremo qualcosa di ancor più straordinario: Carcopino continua dicendo che «è difficile, in mancanza dell’originale, trarre da queste allusioni divergenti», ma che in realtà, dobbiamo aggiungere noi, sono divergenti solamente nel suo pensiero, «la vera dottrina di Numenio», che, abbiamo visto, non è la sua propria dottrina, ma soltanto l’insegnamento da lui riferito, cosa d’altronde più importante e più degna d’interesse; «ma risulta dal contesto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> che, anche esposta sotto la sua forma più elastica» &#8211; come se potesse esserci «elasticità» in un problema che è unicamente una questione di conoscenza esatta &#8211; «essa resterebbe in contraddizione con quelle di certi suoi predecessori, e, in particolare, con il sistema che alcuni più antichi pitagorici avevano fondato sulla loro interpretazione dei versi dell’<em>Odissea</em> in cui Omero ha descritto la ‘grotta d’Itaca’», cioè quell’‘antro delle Ninfe’ che non è altro se non una delle raffigurazioni della ‘caverna cosmica’ di cui abbiamo parlato in precedenza. «Omero, annota <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, non si è limitato a dire che la grotta aveva due porte. Egli ha specificato che una era volta al lato nord, e l’altra, più divina, al lato sud, e che si discendeva dalla porta a nord. Ma non ha indicato se si poteva scendere per la porta a sud. Dice solo: è l’entrata degli dèi. Mai l’uomo prende il cammino degli immortali». Pensiamo che questo dev’essere il testo stesso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, e non vi vediamo la contraddizione annunciata; ma ecco ora il commento di Carcopino: «Secondo questa esegesi, si scorgono, in quel compendio, dell’universo che è l’antro delle Ninfe, le due porte che s’innalzano ai cieli e sotto le quali passano le anime, e, al contrario del linguaggio che Proclo mette in bocca a Numenio, quella a nord, il Capricorno, fu dapprima riservata all’uscita delle anime, e quella a sud, il Cancro, fu di conseguenza assegnata al loro ritorno a Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che abbiamo completato la citazione, possiamo facilmente renderci conto che la pretesa contraddizione, anche qui, esiste solo secondo Carcopino; c’è infatti nell’ultima frase un errore evidente, e persino un duplice errore, che sembra veramente inspiegabile. Anzitutto, è Carcopino che aggiunge di propria iniziativa la menzione del Capricorno e del Cancro; Omero, a quanto dice <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, designa le due porte solo per mezzo della loro posizione a nord o a sud, senza indicare i segni zodiacali corrispondenti; ma, siccome precisa che la porta «divina» è quella a sud, bisogna concludere che è questa che corrisponde per lui al Capricorno, esattamente come per Numenio, vale a dire che anch’egli situa le due porte secondo la loro posizione nel cielo, e tale sembra quindi esser stato, in genere, il punto di vista dominante in tutta la tradizione greca, anche prima del pitagorismo. Inoltre, l’uscita delle anime dal ‘cosmo’ e il loro ‘ritorno a Dio’ sono propriamente una sola e identica cosa, di modo che Carcopino attribuisce, apparentemente senza accorgersene, lo stesso ruolo a entrambe le porte; Omero dice, tutto al contrario, che per la porta a nord si effettua la ‘discesa’, cioè l’entrata nella ‘caverna cosmica’ o, in altri termini, nel mondo della generazione e della manifestazione individuale. In quanto alla porta a sud, essa è l’uscita dal ‘cosmo’, e, di conseguenza, per essa si effettua la ‘salita’ degli esseri in via di liberazione; Omero non dice espressamente se si può anche scendere per tale porta, ma ciò non è necessario, poiché, designandola come «entrata degli dèi», egli indica a sufficienza quali siano le ‘discese’ eccezionali che vi si effettuano, conformemente a quanto abbiamo spiegato nel nostro studio precedente. Insomma, che la posizione delle due porte sia considerata in rapporto al cammino del sole nel cielo, come nella tradizione greca, o in rapporto alle stagioni nel ciclo annuale terrestre, come nella tradizione indù, è sempre il Cancro a essere la ‘ porta degli uomini’ e il Capricorno la ‘porta degli dèi’; non può esserci in questo alcuna variazione e di fatto non ve n’è alcuna; è solo l’incomprensione degli ‘eruditi’ moderni che crede di scoprire, nei vari interpreti delle dottrine tradizionali, divergenze e contraddizioni che non vi si trovano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>La Basilique Pythagoricienne de la Porte Maieure</em>. Non avendo il volume a disposizione, citiamo dall’articolo pubblicato anteriormente sotto lo stesso titolo nella <em>Revue des Deux Mondes</em>, numero del 15 novembre 1926.</p>
<p style="text-align: justify;">2. <em>Quelques aspects du symbolisme du poisson</em>, in <em>Études Traditionelles</em>, febbraio 1936.</p>
<p style="text-align: justify;">(Ed. originale <em>Le symbolisme du Zodiaque chez les Pythagoriciennes</em>, in <em>Études Traditionelles</em>, giugno 1938).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-dello-zodiaco-nei-pitagorici.html' addthis:title='Il simbolismo dello zodiaco nei pitagorici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo del teatro</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sul simbolismo cosmico del teatro, tratto dalle Considerazioni sull'iniziazione di René Guénon]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelteatro.html' addthis:title='Il simbolismo del teatro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874350244"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolismodellacroce.bmp" border="0" alt="René Guénon, Il Simbolismo della Croce" align="right" /></a> Abbiamo equiparato la confusione di un essere con la sua manifestazione esteriore e profana, a quella che si commetterebbe se si volesse identificare un attore con un personaggio di cui egli interpreti la parte; per far capire a qual punto il paragone sia esatto non saranno qui fuori luogo alcune considerazioni generali sul <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> del teatro, anche se esse si applicano alle realtà della sfera propriamente iniziatica non esclusivamente per quel che riguarda il solo teatro. È ovvio infatti che un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> simile può essere attribuito al carattere originario delle arti e dei mestieri, i quali tutti possedevano un valore di tal genere per il fatto di essere ricollegati a un principio superiore dal quale procedevano quali applicazioni contingenti, e sono diventati profani &#8211; come abbiamo spiegato assai di frequente &#8211; soltanto in conseguenza del decadimento spirituale dell&#8217;umanità lungo il corso della marcia discendente del suo ciclo storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dire, in linea generale, che il teatro sia un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della manifestazione, della quale esprime nel modo più perfetto possibile il carattere illusorio (1); e questo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> può essere considerato vuoi dal punto di vista dell&#8217;attore, vuoi da quello del teatro stesso. L&#8217;attore è un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del «Sé», ovvero della personalità, che si manifesta attraverso una serie indefinita di stati e di modalità, i quali possono essere riguardati come altrettante parti diverse; ed è da rilevare l&#8217;importanza che aveva l&#8217;antico uso della maschera per la perfetta esattezza di questo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> (2). Sotto la maschera l&#8217;attore rimane infatti se stesso nel corso di tutte le sue parti, così come la personalità è «intoccata» da tutte le sue manifestazioni; l&#8217;abolizione della maschera, al contrario, obbliga l&#8217;attore a modificare la propria fisionomia e sembra così alterare in certo qual modo la sua identità essenziale. In ogni caso, tuttavia, l&#8217;attore rimane in fondo qualcosa di diverso da quanto sembra essere, così come la personalità è qualcosa di diverso dai molteplici stati manifestati, che non sono se non le apparenze esteriori e mutevoli delle quali si riveste per realizzare, secondo i modi diversi che si adattano alla sua natura, le indefinite possibilità che essa contiene in se stessa nella permanente attualità della non-manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916588"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/esoterismodante.bmp" border="0" alt="René Guénon, L'esoterismo di Dante" align="left" /></a> Passando all&#8217;altro punto di vista, possiamo dire che il teatro è un&#8217;immagine del mondo: sia l&#8217;uno che l&#8217;altro sono propriamente una «rappresentazione», poiché il mondo stesso, il quale non esiste se non come conseguenza ed espressione del Principio, da cui dipende essenzialmente per tutto quel che è, può essere inteso come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, al suo livello, dell&#8217;ordine principiale, e tale carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> gli conferisce inoltre un valore superiore a quello che esso non abbia di per se stesso, perché è in simile modo che partecipa di un grado di realtà più elevato (3). In arabo il teatro è indicato con la parola <em>tamthîl</em>, la quale, come tutte quelle che derivano dalla comune radice <em>mathl</em>, ha il significato proprio di rassomiglianza, confronto, immagine o raffigurazione; e alcuni teologi musulmani si servono dell&#8217;espressione <em>âlam tamthîl</em>, che si potrebbe tradurre con «mondo figurato» o con «mondo di rappresentazione», per indicare tutto ciò che, nelle Scritture sacre, viene descritto in termini <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolici</a> e non deve essere inteso nel senso letterale. È da notare specialmente come taluni di essi applichino in particolare tale espressione a ciò che ha qualche attinenza con gli angeli e con i demoni, i quali «rappresentano» effettivamente gli stati superiori e inferiori dell&#8217;essere, e di fatto non possono evidentemente essere descritti se non in modo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> con termini presi dal mondo sensibile; e &#8211; per una coincidenza per lo meno curiosa &#8211; è conosciuto d&#8217;altro canto il ruolo notevole che precisamente avevano angeli e demoni nel teatro <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a> occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215263"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/guenontradizionetradizioni.bmp" border="0" alt="René Guénon, La Tradizione e le tradizioni" align="right" /></a> Il teatro, in effetti, non necessariamente deve limitarsi a rappresentare il mondo umano, vale a dire un solo stato di manifestazione; esso può anche rappresentare i mondi superiori e inferiori. Nei «misteri» <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievali</a> la scena era, per questa ragione, divisa in piani diversi, che corrispondevano ai differenti mondi, generalmente ripartiti secondo una divisione ternaria: cielo, terra, inferno; e l&#8217;azione che si svolgeva simultaneamente in tali differenti divisioni rappresentava appropriatamente la simultaneità essenziale degli stati dell&#8217;essere. I moderni, che non comprendono più nulla di un simile <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, hanno finito con il ritenere una «ingenuità» &#8211; per non dire una balordaggine &#8211; quel che qui aveva invece il senso più profondo; ed è stupefacente la rapidità con cui si è prodotta tale incomprensione, che è così rimarchevole negli scrittori del secolo XVII; simile radicale frattura tra la mentalità del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a> e quella dei tempi moderni non è certo uno degli enigmi minori della storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845907643"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolidellascienzasacra.bmp" border="0" alt="René Guénon, Simboli della Scienza Sacra" align="left" /></a> E poiché abbiamo parlato dei «misteri», crediamo non inutile segnalare la peculiarità di tale denominazione dal duplice significato: [in francese la loro grafia è <em>mystères</em>] mentre a rigor di termini etimologici bisognerebbe scrivere «<em>mistères</em>», poiché la parola deriva dal latino <em>ministerium</em>, che significa «ufficio» o «funzione», il che indica chiaramente a qual punto le rappresentazioni teatrali di questo tipo fossero in origine considerate far parte integrante della celebrazione delle feste <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> (4). Ma ciò che è strano è che tale nome si sia contratto e abbreviato in modo da diventare esattamente un omonimo di <em>mystères</em>, e da essere alla fine confuso con quest&#8217;altra parola, di origine greca e dalla derivazione completamente diversa; sarà soltanto per allusione ai «misteri» della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, messi in scena nelle rappresentazioni di questo nome, che ha potuto prodursi tale assimilazione? Può darsi che questa sia una ragione abbastanza plausibile; ma secondo un&#8217;altra prospettiva, se si pensa che rappresentazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a> analoghe avevano luogo nei «misteri» dell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a>, in Grecia e probabilmente anche in Egitto (5), si può aver la tentazione di vedere in tale fatto qualcosa che risale a molto prima, e quasi il sintomo della continuità di una certa tradizione esoterica e iniziatica che si manifesta all&#8217;esterno &#8211; a intervalli più o meno distanti l&#8217;uno dall&#8217;altro &#8211; con forme e caratteristiche simili, e con l&#8217;adattamento richiesto dalla diversità delle circostanze di tempo e di luogo (6). Ci è del resto toccato abbastanza sovente segnalare, in altre occasioni, l&#8217;importanza &#8211; quale procedimento del linguaggio <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> &#8211; delle assimilazioni fonetiche tra parole filologicamente distinte; si tratta di qualcosa che in verità non presenta nessuna caratteristica di arbitrarietà, checché ne possano pensare la maggior parte dei nostri contemporanei, e si apparenta abbastanza direttamente con i modi di interpretazione che fanno capo al <em>nirukta</em> indù; senonché i segreti della costituzione intima del linguaggio sono oggi a tal punto perduti che è a malapena possibile fare allusione a essi senza che tutti pensino che si tratti di «false etimologie», o addirittura di banali «giochi di parole», e lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, il quale ha talvolta fatto ricorso a questo genere di interpretazioni &#8211; come incidentalmente abbiamo segnalato a proposito dei «miti» &#8211; non trova grazia di fronte alla «critica» pseudo-scientifica di menti limitate dai pregiudizi moderni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per terminare queste poche osservazioni, segnaleremo ancora, nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> del teatro, un altro angolo visuale, quello che si riferisce all&#8217;autore drammatico: i diversi personaggi, quali altrettante produzioni mentali di quest&#8217;ultimo, possono venir considerate rappresentare sue modificazioni secondarie e in certo qual modo suoi prolungamenti, più o meno come accade per le forme sottili prodotte nello stato di sogno (7). La stessa osservazione si attaglierebbe del resto alla produzione di qualsivoglia opera d&#8217;immaginazione, di qualunque genere si tratti; senonché, nel caso specifico del teatro, di speciale c&#8217;è questo, che tale produzione viene realizzata in modo sensibile, dando l&#8217;immagine vera e propria della vita, così come accade nel sogno. L&#8217;autore ha perciò, a tal riguardo, una funzione veramente «demiurgica», dal momento che produce un mondo che trae tutto da se stesso; e in questo egli è il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> vero e proprio dell&#8217;Essere che produce la manifestazione universale. In questo caso, come in quello del sogno, l&#8217;unità essenziale del produttore delle «forme illusorie» non è influenzata da simile molteplicità di modificazioni accidentali, alla stessa stregua dell&#8217;Essere che produce la manifestazione, l&#8217;unità del quale, neppure essa, è influenzata dalla molteplicità della manifestazione. Per cui, da qualsiasi punto di vista ci si ponga, si ritrova sempre nel teatro quel carattere che è la sua ragione profonda &#8211; per quanto ignorata essa sia da coloro che l&#8217;hanno ridotto a qualcosa di puramente profano &#8211; carattere che è quello di costituire &#8211; per sua stessa natura &#8211; uno dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> più perfetti della manifestazione universale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 Non diciamo irreale; va da sé che l&#8217;illusione deve essere considerata soltanto una minore realtà.<br />
2 È del resto il caso di segnalare che tale maschera si diceva <em>persona</em> in latino; la personalità è &#8211; letteralmente &#8211; quel che si nasconde sotto la maschera dell&#8217;individualità.<br />
3 È sempre la visione del mondo, vuoi in quanto riferito al Principio, vuoi soltanto inteso per quel che esso è di per se stesso, che costituisce la differenza fondamentale tra il punto di vista delle scienze tradizionali e quello delle scienze profane.<br />
4 Ugualmente da <em>ministerium</em>, nel senso di «funzione», deriva d&#8217;altronde la parola «mestiere», come abbiamo segnalato in un&#8217;altra occasione (<em>Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi</em>, cap. VIII).<br />
5 A simili rappresentazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a> si può inoltre ricollegare direttamente la «messa in azione» rituale delle «leggende» iniziatiche delle quali abbiamo parlato prima.<br />
6 L&#8217;«esteriorizzazione» in modo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a>, può essere stata la conseguenza di un adattamento di questo genere; essa non costituisce perciò un&#8217;obiezione valida contro il carattere esoterico di tale tradizione in sé e per sé.<br />
7 Cfr. <em>Gli Stati molteplici dell&#8217;Essere</em>, cap. VI.</p>
<p style="text-align: justify;">(Tratto da <em>Considerazioni sull&#8217;iniziazione</em>, Luni Editrice).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelteatro.html' addthis:title='Il simbolismo del teatro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>A proposito dei costruttori del Medioevo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 14:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura simbolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli elementi simbolici nell'architettura medievale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costruttoridelmedioevo.html' addthis:title='A proposito dei costruttori del Medioevo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215263"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/guenontradizionetradizioni.bmp" border="0" alt="René Guénon, La Tradizione e le tradizioni" align="right" /></a> Un articolo di Armand Bédarride, apparso nel numero di maggio 1929 de <em>Le Symbolisme</em>, e del quale abbiamo già parlato nelle nostre recensioni delle riviste, ci sembra possa dar luogo ad alcune utili riflessioni. Questo articolo, intitolato <em>Les Idées des nos Précurseurs</em>, tratta delle corporazioni del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, viste come le trasmettitrici del loro spirito e delle loro tradizioni alla Massoneria moderna.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Innanzi tutto, notiamo che la distinzione fra &#8220;Massoneria operativa&#8221; e &#8220;Massoneria speculativa&#8221; ci sembra debba essere intesa in un senso del tutto diverso da quello che ordinariamente le viene attribuito. In effetti, molto spesso ci si immagina che i Massoni &#8220;operativi&#8221; fossero solo dei semplici operai o artigiani, e niente di più, e si pensa che il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, nei suoi significati più o meno profondi, sia sopraggiunto solo tardivamente, in seguito all&#8217;ammissione nelle organizzazioni corporative di persone estranee all&#8217;arte del costruire. Questo, comunque, non è il caso di Bédarride, il quale invece cita un gran numero d&#8217;esempi, in particolare nei monumenti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a>, di figure il cui carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> è incontestabile; in particolare egli parla delle due colonne della cattedrale di Würtzbourg, &#8220;che provano &#8211; dice &#8211; che i Massoni costruttori del XIV secolo praticavano un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> filosofico&#8221;, il che è esatto, ma, è ovvio, solo a condizione che lo si intenda nel senso di &#8220;filosofia ermetica&#8221; e non secondo l&#8217;accezione corrente; poiché allora si tratterebbe semplicemente della filosofia profana, la quale, fra l&#8217;altro, non ha mai fatto uso di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> qualunque. Gli esempi si potrebbero moltiplicare indefinitamente: la stessa pianta delle cattedrali è eminentemente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a>, come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni; e occorre aggiungere che, fra i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> usati nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, oltre a quelli di cui i Massoni moderni hanno conservato il ricordo, pur non comprendendone più il significato, ce ne sono molti altri di cui essi non hanno la minima idea (1).</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=4678&amp;pn=76"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolismocattedralimedievali.bmp" border="0" alt="Marinus Gout, Il simbolismo nelle cattedrali medievali" align="right" /></a> Secondo noi, occorre andare in qualche modo contro l&#8217;opinione corrente e considerare la &#8220;Massoneria speculativa&#8221;, sotto molti aspetti, come una degenerazione della &#8220;Massoneria operativa&#8221;. In effetti, quest&#8217;ultima era veramente completa nel suo ordine, dal momento che possedeva insieme la teoria e la pratica corrispondente; e questa sua denominazione, sotto questo aspetto, può essere intesa come un&#8217;allusione alle &#8220;operazioni&#8221; dell&#8217;&#8221;arte sacra&#8221;, di cui la costruzione secondo le regole tradizionali era una delle applicazioni. Quanto alla &#8220;Massoneria speculativa&#8221;, che d&#8217;altronde è nata nel momento in cui le corporazioni di costruttori erano in piena decadenza, la sua denominazione indica molto chiaramente che essa è limitata alla &#8220;speculazione&#8221; pura e semplice, vale a dire ad una teoria senza alcuna realizzazione; e certamente sarebbe un errore dei più strani se si volesse considerare un tal fatto come un &#8220;progresso&#8221;. Se si fosse trattato solo di un impoverimento, il male non sarebbe poi così grande com&#8217;è in realtà, ma, come abbiamo detto più volte, all&#8217;inizio del XVIII secolo si è verificata in più una vera deviazione al momento della costituzione della Gran Loggia d&#8217;Inghilterra, la quale fu il punto di partenza di tutta la Massoneria moderna. Per il momento non insisteremo oltre, ma teniamo a sottolineare che, se si vuol comprendere veramente lo spirito dei costruttori del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, queste osservazioni sono del tutto essenziali; diversamente ci se ne fa un&#8217;idea falsa o, quanto meno, molto incompleta.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874350503"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/vallilinguaggiosegreto.bmp" border="0" alt="Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore" width="93" align="left" /></a> Un&#8217;altra idea che è altrettanto importante rettificare, è quella secondo la quale l&#8217;impiego di forme <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a> sarebbe stato semplicemente imposto da ragioni di prudenza. Che, talvolta, queste ragioni siano esistite non lo contestiamo, ma si tratta solo dell&#8217;aspetto più esteriore e meno interessante della questione; lo abbiamo già detto a proposito di Dante e dei &#8220;Fedeli d&#8217;Amore&#8221; (2), e lo possiamo ripetere per ciò che riguarda le corporazioni dei costruttori, tanto più che han dovuto esserci dei legami molto stretti fra tutte queste organizzazioni, molto diverse in apparenza, ma tutte partecipi delle stesse conoscenze tradizionali (3). Ora, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> è precisamente il modo d&#8217;espressione normale delle conoscenze di questo tipo, ed è questa la sua vera ragion d&#8217;essere, in tutti i tempi ed in tutti i paesi, anche lì ove non vi è proprio nulla da dissimulare; e questo, molto semplicemente, perché vi sono delle cose che, per loro stessa natura, non possono esprimersi altrimenti che sotto tale forma.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916588"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/esoterismodante.bmp" border="0" alt="René Guénon, L'esoterismo di Dante" align="right" /></a> L&#8217;errore di cui si tratta, che si commette troppo spesso e di cui ritroviamo in un certo modo l&#8217;eco nell&#8217;articolo di Bédarride, ci sembra avere due cause principali: la prima è che, generalmente, si conosce molto male in che cosa consistesse il Cattolicesimo del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>. Non bisogna dimenticare che, come vi è un esoterismo musulmano, all&#8217;epoca vi era anche un esoterismo cattolico, vale a dire un esoterismo che aveva il suo punto d&#8217;appoggio nei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> e nei riti della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cattolica e che si sovrapponeva a questa senza opporvisi in alcun modo; non c&#8217;è dubbio che certi ordini <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> furono ben lontani dall&#8217;essere estranei a tale esoterismo. Se la tendenza della maggior parte dei Cattolici attuali è di negare l&#8217;esistenza di queste cose, ciò prova solamente che essi non sono meglio informati, a proposito, del resto dei nostri contemporanei.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845907643"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolidellascienzasacra.bmp" border="0" alt="René Guénon, Simboli della Scienza Sacra" align="left" /></a> La seconda causa dell&#8217;errore in questione consiste nel fatto di immaginare che ciò che si nasconde sotto i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> siano quasi unicamente delle concezioni sociali o politiche (4), in realtà si tratta di ben altro. Le concezioni di questo genere, agli occhi di coloro che possedevano certe conoscenze, potevano avere solo un&#8217;importanza parecchio secondaria, quella di una possibile applicazione fra tante altre; e aggiungiamo anche che ovunque hanno finito con l&#8217;occupare uno spazio troppo grande e col diventare predominanti, esse sono state invariabilmente una causa di degenerazione e di deviazione (5). E non è esattamente questo che ha fatto perdere alla Massoneria moderna la comprensione di ciò che essa conserva ancora dell&#8217;antico <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> e delle tradizioni di cui sembra essere, bisogna ben dirlo, malgrado tutte le sue insufficienze, l&#8217;unica erede nel mondo occidentale? Se ci si obietta che, a riprova delle preoccupazioni sociali dei costruttori, esistono le figure satiriche e più o meno licenziose che si riscontrano talvolta nelle loro opere, è facile rispondere: queste figure sono destinate, soprattutto, a confondere i profani, i quali si fermano all&#8217;apparenza e non riescono a cogliere quello che di più profondo esse dissimulano. D&#8217;altronde, si tratta di qualcosa che è ben lungi dall&#8217;essere specifico dei costruttori; certi scrittori, come Boccaccio e Rabelais soprattutto, e molti altri ancora, hanno adottato la stessa finzione ed hanno usato lo stesso procedimento. C&#8217;è da credere che questo stratagemma sia ben riuscito, poiché ancora oggi, e senza dubbio più che mai oggi, i profani continuano a cascarci.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874350244"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolismodellacroce.bmp" border="0" alt="René Guénon, Il Simbolismo della Croce" align="right" /></a> Se si vuole andare in fondo alla questione, occorre vedere nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> dei costruttori l&#8217;espressione di alcune scienze tradizionali, che si riallacciano a quello che, in maniera generale, si può indicare col nome di &#8220;ermetismo&#8221;. Ora, dal momento che noi parliamo qui di &#8220;scienze&#8221;, attenzione a non pensare che si tratti di qualcosa di paragonabile alla scienza profana, la sola conosciuta da quasi tutti i moderni; e sembra che una tale assimilazione traspaia anche in Bédarride, il quale parla di &#8220;forma mutevole delle conoscenze positive della scienza&#8221;, il che si adatta propriamente ed esclusivamente alla scienza profana; e che, prendendo alla lettera delle immagini puramente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a>, crede di scoprirvi delle idee &#8220;evoluzioniste&#8221; ed anche &#8220;trasformiste&#8221;, idee che sono in totale contraddizione con ogni dato tradizionale. Già in molti nostri lavori abbiamo sviluppato a lungo la distinzione essenziale fra la scienza sacra o tradizionale e la scienza profana, e quindi non pensiamo di ripetere qui tutte quelle considerazioni, non di meno abbiamo ritenuto opportuno richiamare una volta di più l&#8217;attenzione su questo punto capitale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=6691&amp;pn=76"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/architetturamedievale.bmp" border="0" alt="Damien Carraz, L'architettura Medievale in Occidente" width="93" align="left" /></a> E concludiamo in breve: non è senza ragione che Giano, presso i Romani, fosse insieme il dio dell&#8217;iniziazione ai misteri e il dio delle corporazioni di artigiani; e non è parimenti senza ragione che i costruttori del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> conservassero le due feste solstiziali dello stesso Giano, feste divenute, col Cristianesimo, quelle dei due San Giovanni, d&#8217;inverno e d&#8217;estate; e quando si conosca il nesso esistente fra San Giovanni e l&#8217;aspetto esoterico del Cristianesimo, non si comprende immediatamente che in effetti si tratta sempre della stessa iniziazione ai misteri, pur celata sotto un nuovo adattamento richiesto dalle circostanze e dalle &#8220;leggi cicliche&#8221;?</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>A propos des constructeurs du Moyen Age</em>, pubblicato ne Le Voile d&#8217;Isis, gennaio 1927. Tr. italiana in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, <em>Studi sulla Massoneria ed il Compagnonnaggio</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">NOTE</p>
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<p align="justify">1. Ultimamente, abbiamo avuto modo di rilevare, nella cattedrale di Strasburgo e in altri edifici dell&#8217;Alsazia, un gran numero di marchi di tagliatori di pietra, i quali risalgono ad epoche diverse, dal XII secolo fino all&#8217;inizio del XVII secolo; fra questi marchi ve ne sono alcuni molto curiosi, in particolare abbiamo ritrovato lo <em>swastika</em>, al quale allude Bédarride, in una delle torrette del campanile di Strasburgo.<br />
2. Si veda <em>Le Voile d&#8217;Isis</em>, febbraio 1929. 3. I Compagnoni del &#8220;Rito di Salomone&#8221; hanno conservato fino ad oggi il ricordo del loro legame con l&#8217;Ordine del Tempio.<br />
4. Questo modo di vedere le cose è, in gran parte, quello di Aroux e di Rossetti per ciò che riguarda l&#8217;interpretazione di Dante, e lo si riscontra anche in molti passi della <em>Storia della Magia </em>di Eliphas Levi.<br />
5. In merito, è molto eloquente l&#8217;esempio di certe organizzazioni musulmane, in cui le preoccupazioni politiche hanno soffocato, in qualche modo, la originaria spiritualità.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costruttoridelmedioevo.html' addthis:title='A proposito dei costruttori del Medioevo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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